Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si sostiene che chi riceve una somma consistente in un’unica soluzione potrebbe essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate, lasciandosi guidare dall’“euforia” verso spese eccessive.

Come FP CGIL Emilia-Romagna respingiamo con fermezza questa impostazione, che riteniamo grave e inaccettabile. Si tratta di una narrazione che insinua l’idea che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non siano in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. Una tesi paternalistica che lede la dignità di chi ha maturato quel diritto nel corso di una vita lavorativa.

Il TFS/TFR è salario differito, non una concessione

È necessario ribadirlo con chiarezza: il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato. È retribuzione differita, salario maturato e accantonato anno dopo anno, diritto pieno e indisponibile.

Da anni definiamo il differimento per ciò che è realmente: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato. Le somme spettanti ai dipendenti pubblici possono essere trattenute fino a sette anni dopo la cessazione del servizio. A questa compressione di un diritto si aggiunge oggi una giustificazione che richiama presunte fragilità psicologiche dei lavoratori, come se il ritardo nel pagamento fosse una forma di tutela nei loro confronti.

Una tesi che non solo non condividiamo, ma che riteniamo offensiva.

La sentenza della Corte Costituzionale sul differimento del TFS/TFR

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione del TFS/TFR, sollecitando un intervento del legislatore per superare una disciplina irragionevole e penalizzante.

Di fronte all’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si tenti di legittimare il mancato pagamento immediato evocando il rischio di “gratificazioni immediate” o “spese eccessive”. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere protetti dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto, come avviene nel settore privato.

Le perdite economiche per i dipendenti pubblici

Il differimento del TFS/TFR non è neutrale. Uno studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale dimostra che, su un TFS/TFR di circa 86.000 euro – riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi – la perdita può arrivare fino a 17.000 euro.

Si tratta di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa, con effetti concreti sul potere d’acquisto e sulla possibilità di programmare il proprio futuro.

A questo si aggiunge quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che comporta la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto come parziale compensazione del differimento. Una doppia penalizzazione che abbiamo denunciato fin dall’inizio.

L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna

Per quanto ci riguarda, non ci fermeremo alla denuncia di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante.

Il rispetto della dignità del lavoro passa anche dal riconoscimento pieno e tempestivo del salario maturato.

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