Opera Pia Castiglioni, no alla privatizzazione della storica residenza per anziani di Formigine
L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico si prepara a esternalizzare la gestione dell’Opera Pia Castiglioni, storica residenza per anziani di Formigine e ultima struttura del distretto ancora gestita direttamente dal pubblico.
Esprimiamo la nostra netta contrarietà a un progetto che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza, il controllo pubblico sui servizi e il futuro professionale di decine di lavoratrici e lavoratori.
La decisione dell’Unione è stata annunciata senza un vero confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, il personale, gli ospiti e le loro famiglie. Si sta così cercando di mettere tutte le persone coinvolte davanti a un fatto compiuto, senza aver prima valutato seriamente le soluzioni che permetterebbero di mantenere pubblica la struttura.
L’ultima residenza per anziani a gestione pubblica del Distretto Ceramico
L’Opera Pia Castiglioni dispone attualmente di circa 60 posti letto, organizzati in due nuclei. Oltre alla Casa Residenza Anziani, la struttura comprende un Nucleo temporaneo demenze e un Centro Diurno.
All’interno della residenza lavorano circa 50 persone, tra dipendenti diretti e personale somministrato. A queste si aggiungono le professioniste e i professionisti dell’AUSL impegnati nell’assistenza infermieristica e medica.
La privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni priverebbe il Distretto Ceramico della sua ultima residenza per anziani a gestione pubblica. Il distretto diventerebbe inoltre l’unico della provincia di Modena ad avere affidato ai soggetti privati la totalità delle strutture residenziali per anziani.
Una scelta di questa portata non può essere considerata una semplice riorganizzazione amministrativa. È una decisione politica che riguarda il modello di welfare territoriale, la qualità dei servizi, la tutela delle persone anziane e le condizioni di lavoro del personale.
La gestione pubblica è una garanzia per servizi e comunità
Mantenere una presenza pubblica diretta nel sistema delle residenze per anziani significa garantire maggiore trasparenza, controllo democratico e capacità di intervento sulla qualità dell’assistenza.
Affidare tutte le strutture del territorio a soggetti privati rischia invece di indebolire il ruolo degli enti locali e di rendere più complesso il monitoraggio degli standard professionali, organizzativi e assistenziali.
Le persone anziane, soprattutto quelle non autosufficienti o affette da demenza, hanno bisogno di servizi fondati sulla continuità dell’assistenza, sulla stabilità del personale e sulla valorizzazione delle competenze. La sostenibilità economica non può essere perseguita riducendo il presidio pubblico o trasformando la cura in una semplice voce di bilancio.
Forte preoccupazione tra lavoratrici e lavoratori
Tra il personale dell’Opera Pia Castiglioni prevalgono delusione e incertezza. L’ipotesi di privatizzazione potrebbe infatti comportare la ricollocazione di decine di lavoratrici e lavoratori tra l’AUSL e l’Unione dei Comuni.
«Le lavoratrici e i lavoratori sono stati trattati come pacchi», denuncia Enrico Abbati, funzionario FP CGIL del Distretto Ceramico. «Se il percorso proseguisse nella direzione annunciata, il personale dovrebbe affrontare percorsi di ricollocazione tra AUSL e Unione, senza essere stato coinvolto preventivamente nelle decisioni».
Non è accettabile discutere del futuro di un servizio pubblico senza ascoltare chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento. Le competenze, l’esperienza e la professionalità maturate all’interno della struttura rappresentano un patrimonio che deve essere tutelato, non disperso.
La riduzione del personale infermieristico aggrava le difficoltà
Anche le recenti scelte dell’AUSL di Modena hanno contribuito ad aumentare le criticità organizzative.
La riduzione del numero di infermieri in comando presso l’Opera Pia Castiglioni, accompagnata dall’eliminazione della presenza infermieristica notturna, ha indebolito ulteriormente la capacità operativa della struttura.
Secondo quanto appreso dal sindacato, tale riduzione sarebbe stata collegata alla necessità di destinare personale all’Ospedale di Comunità di Maranello, recentemente inaugurato.
L’apertura di nuovi servizi territoriali non può però avvenire sottraendo risorse professionali a strutture già operative e impegnate nell’assistenza di persone fragili. Occorre rafforzare complessivamente gli organici della sanità e dei servizi sociosanitari, evitando di spostare le carenze da un presidio all’altro.
Unione e AUSL fermino il progetto e aprano il confronto
Chiediamo all’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico e all’AUSL di Modena di bloccare il progetto di privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni.
È necessario avviare immediatamente un confronto serio con le organizzazioni sindacali confederali e con le rappresentanze sindacali unitarie, per valutare tutte le soluzioni organizzative, economiche e professionali utili a mantenere pubblica la gestione della struttura.
Il futuro dell’Opera Pia Castiglioni non può essere deciso senza trasparenza e senza la partecipazione di lavoratrici, lavoratori, ospiti e famiglie.
Difendere la gestione pubblica significa tutelare un servizio essenziale, salvaguardare la qualità dell’assistenza e garantire dignità e certezze al personale. Per questo continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a impedire la privatizzazione e a rafforzare il ruolo pubblico nei servizi destinati alle persone anziane.
È stata convocata una nuova assemblea sindacale con le lavoratrici e i lavoratori interessati, per condividere gli aggiornamenti e definire le prossime iniziative.
Sanità e appalti, la raccolta firme CGIL arriva nelle strutture sanitarie di Reggio Emilia
La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la campagna di raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla CGIL su sanità pubblica e appalti. Nel mese di giugno la mobilitazione prosegue nelle strutture sanitarie della provincia di Reggio Emilia, per incontrare lavoratrici, lavoratori, utenti e cittadini.
La raccolta firme su sanità e appalti a Reggio Emilia entra nel vivo. La FP CGIL sarà presente nelle prossime settimane nelle strutture sanitarie della provincia per sostenere le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla CGIL: “Diritto alla Salute” e “I diritti non si appaltano”.
Riteniamo questa mobilitazione un passaggio fondamentale per dare forza a due obiettivi centrali: difendere e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale e garantire diritti, salari, tutele e sicurezza a chi lavora nel sistema degli appalti e dei subappalti.
Si tratta di una campagna nazionale che punta a raccogliere il sostegno di lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati, utenti e cittadini per intervenire concretamente su due questioni decisive per il futuro del Paese: il diritto universale alla salute e la qualità del lavoro.
Una legge per difendere il diritto alla salute
La prima proposta di legge, “Diritto alla Salute”, nasce dall’esigenza di rafforzare la sanità pubblica, oggi messa a dura prova da anni di sottofinanziamento, dalla carenza di personale e dalla crescita della sanità privata.
L’obiettivo è garantire cure accessibili a tutte e tutti, ridurre le liste d’attesa, valorizzare il lavoro delle professioniste e dei professionisti della sanità e assicurare servizi pubblici di qualità in ogni territorio.
Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere un diritto costituzionale. Significa affermare che la salute non può dipendere dal reddito, dal luogo in cui si vive o dalla possibilità di rivolgersi al privato. Significa anche riconoscere il valore del lavoro di chi ogni giorno tiene in piedi ospedali, servizi territoriali, strutture sanitarie e sociosanitarie.
I diritti non si appaltano
La seconda proposta di legge, “I diritti non si appaltano”, affronta il tema degli appalti e dei subappalti, un sistema che negli ultimi anni ha prodotto frammentazione del lavoro, differenze salariali, peggioramento delle condizioni contrattuali e minori tutele per molte lavoratrici e molti lavoratori.
La proposta punta a rafforzare la responsabilità delle aziende committenti, garantire la piena applicazione dei contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi e affermare un principio semplice ma decisivo: a parità di lavoro devono corrispondere parità di diritti, salari e condizioni di sicurezza.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questo tema riguarda direttamente la qualità dei servizi pubblici. Dove il lavoro è povero, frammentato e meno tutelato, anche i servizi diventano più fragili. Per questo la battaglia contro il ribasso negli appalti è una battaglia per la dignità del lavoro e per la qualità dei servizi rivolti alle persone.
Una raccolta firme che diventa proposta di legge
La raccolta firme promossa dalla CGIL ha una caratteristica precisa: non si limita alla denuncia dei problemi, ma propone modifiche legislative concrete per affrontarli.
Attraverso lo strumento della legge di iniziativa popolare, le firme raccolte diventano infatti una proposta normativa che il Parlamento è chiamato a discutere. È una differenza sostanziale che rivendichiamo con forza.
Negli ultimi anni, anche nei territori, non sono mancate raccolte firme promosse per contrastare decisioni amministrative o organizzative. Mobilitazioni che hanno espresso un disagio reale e condiviso, ma che non sempre hanno prodotto i risultati sperati. La CGIL sceglie invece di utilizzare la raccolta firme come strumento di proposta e cambiamento, mettendo al centro obiettivi concreti e percorsi legislativi capaci di incidere realmente sulla vita delle persone, sul lavoro e sul funzionamento dei servizi pubblici.
Il calendario della raccolta firme nelle strutture sanitarie reggiane
Nel corso del mese di giugno la FP CGIL sarà presente nelle strutture sanitarie della provincia di Reggio Emilia per incontrare lavoratrici, lavoratori, utenti, cittadine e cittadini e raccogliere le firme a sostegno delle due proposte di legge.
Le prime iniziative in programma sono:
- 15 giugno 2026 presso l’Ospedale di Castelnovo ne’ Monti;
- 18 giugno 2026 presso l’Ospedale di Guastalla;
- 22 giugno 2026 presso l’Ospedale di Montecchio;
- 23 giugno 2026 presso la mensa dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia;
- 24 giugno 2026 presso il complesso del San Lazzaro di Reggio Emilia.
La raccolta firme proseguirà successivamente in altre strutture sanitarie e nei principali luoghi di lavoro del territorio provinciale, con un calendario che verrà progressivamente ampliato e comunicato nelle prossime settimane.
Firmare per una sanità pubblica più forte e un lavoro più tutelato
Invitiamo lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati, utenti, cittadine e cittadini a partecipare e a sostenere questa importante iniziativa.
Difendere la sanità pubblica, garantire diritti e tutele negli appalti, contrastare precarietà e disuguaglianze significa investire nel futuro del lavoro e nella qualità dei servizi pubblici.
Firmare queste proposte di legge significa contribuire concretamente a costruire una sanità pubblica più forte, un lavoro più tutelato e una società più giusta.
Il rispetto delle professioni sanitarie passa anche per le parole
La FP CGIL Emilia-Romagna ritiene necessario intervenire con chiarezza in merito alle dichiarazioni del dottor Giampaolo Lavagetto, che, riferendosi al proprio ruolo di referente politico di un osservatorio per il diritto alla salute, ha affermato: “Non faccio l’infermiere”.
Una frase che non può essere liquidata come una semplice espressione colloquiale. Le parole, soprattutto quando pronunciate da chi ricopre ruoli di responsabilità pubblica o politica, contribuiscono a costruire il modo in cui vengono percepite le professioni, il lavoro e il valore sociale delle persone che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alla cittadinanza.
Nel caso specifico, quella dichiarazione restituisce una rappresentazione riduttiva e distante dalla realtà del Sistema Sanitario. Il lavoro infermieristico non può essere evocato come elemento di distanza o, peggio, come termine di paragone svalutante. Gli infermieri e le infermiere non sono figure marginali, né semplici esecutori di mansioni. Sono professionisti centrali nei percorsi di cura, con competenze, responsabilità e funzioni strategiche all’interno dell’intero sistema salute.
Il ruolo centrale degli infermieri nel sistema sanitario
Il personale infermieristico svolge ogni giorno un ruolo decisivo nella gestione dei processi assistenziali, nella sicurezza delle cure, nella presa in carico delle persone, nella pianificazione dei bisogni di salute della comunità e nella continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Gli infermieri operano dentro équipe multidisciplinari, coordinano percorsi complessi, garantiscono prossimità, ascolto, competenza professionale e capacità organizzativa. La loro presenza è fondamentale nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali, nelle strutture sociosanitarie, nell’assistenza domiciliare, nei percorsi di prevenzione e in tutti gli ambiti in cui il diritto alla salute deve tradursi in risposte concrete.
Per questo la FP CGIL considera grave che una figura impegnata in un osservatorio dedicato al diritto alla salute non mostri piena consapevolezza del valore delle professioni sanitarie. Chi si occupa di salute pubblica, a maggior ragione in un ruolo politico o istituzionale, dovrebbe conoscere e riconoscere il contributo essenziale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che rendono possibile il funzionamento del sistema sanitario.
FP CGIL: “Serve rispetto per chi garantisce ogni giorno il diritto alla salute”
“In una fase segnata dalla crisi dei servizi pubblici, dai tagli e dalla crescente precarizzazione del lavoro sanitario – commenta Alfredo Vettone, funzionario della FP CGIL con delega alla Sanità – risulta ancora più grave che una figura istituzionale contribuisca a legittimare una narrazione che mortifica il lavoro di chi, ogni giorno, garantisce accesso alle cure, equità sanitaria e presa in carico delle persone”.
La FP CGIL sarà al fianco di ogni iniziativa volta a far emergere pubblicamente questa contraddizione, difendendo il ruolo strategico degli infermieri e di tutto il personale del sistema sanitario. Chiediamo che anche nel linguaggio dei rappresentanti politici venga riconosciuto il reale valore di tutti i professionisti della salute, infermieri compresi, che assicurano quotidianamente la continuità delle cure.
Il rispetto del lavoro pubblico e delle professioni sanitarie non passa soltanto dai contratti, dagli organici, dalle retribuzioni e dagli investimenti. Passa anche dal linguaggio. Perché le parole possono riconoscere valore oppure cancellarlo. Possono sostenere la dignità professionale oppure contribuire a indebolirla.
Parma, un territorio che investe sulla valorizzazione professionale
Le dichiarazioni risultano ancora più fuori luogo perché arrivano in un momento in cui, nelle due Aziende Sanitarie di Parma, è stato presentato un importante progetto di sviluppo e valorizzazione professionale promosso da un Dipartimento delle Professioni Sanitarie capace di guardare con lungimiranza al futuro del sistema sanitario e alla crescita delle competenze.
“Dispiace inoltre che tali dichiarazioni arrivino proprio in un momento in cui, nelle due Aziende Sanitarie di Parma, è stato presentato un importante progetto di sviluppo e valorizzazione professionale – prosegue Vettone – promosso da un Dipartimento delle Professioni Sanitarie capace di guardare con lungimiranza al futuro del sistema sanitario e alla crescita delle competenze professionali”.
Per la FP CGIL, il dottor Lavagetto dovrebbe quantomeno porgere le proprie scuse ai professionisti sanitari, in particolare a quelli che operano sul territorio parmense, realtà che egli stesso conosce e di cui fa parte. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno contribuiscono concretamente al bene comune e alla tutela di un diritto essenziale come quello alla salute.
Riconoscere il loro ruolo significa riconoscere la qualità del Servizio Sanitario, la dignità del lavoro pubblico e la centralità di chi, spesso in condizioni difficili, continua a garantire cura, assistenza e prossimità alle persone.
Sanità territoriale a Reggio Emilia: personale sotto pressione, servono assunzioni e tutele per il diritto al riposo
Il sistema sanitario territoriale dell’Ausl di Reggio Emilia rischia di affrontare un’estate particolarmente difficile. Alla pressione già ordinaria sui servizi si aggiunge infatti una carenza di personale che, a partire dal primo giugno, potrebbe trasformarsi in una vera emergenza organizzativa, con conseguenze dirette sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dell’assistenza garantita ai cittadini.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo con forza l’allarme lanciato dalla FP CGIL di Reggio Emilia: infermieri, OSS, professionisti della riabilitazione e personale sanitario non possono continuare a essere considerati la soluzione permanente a un problema strutturale di organici. La sanità pubblica si regge ogni giorno sull’impegno di chi lavora nei servizi, ma questo impegno non può essere spinto oltre ogni limite.
Secondo quanto emerso dagli ultimi dati aziendali, nonostante i bandi e le procedure di somministrazione attivate, il numero di nuove unità disponibili non sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno previsto. Il termine ultimo per gli ingressi era stato fissato al 15 maggio, ma il risultato non appare adeguato rispetto alle necessità dei servizi. Di fronte a questo scenario, l’Azienda avrebbe già annunciato ulteriori misure per garantire la continuità assistenziale, tra cui la revisione degli assetti organizzativi, la rimodulazione dei turni e l’utilizzo di strumenti di compensazione e integrazione della turnistica ordinaria.
Tradotto concretamente, il rischio è che la carenza di personale venga affrontata chiedendo ancora una volta turni aggiuntivi, maggiore flessibilità e carichi di lavoro più pesanti a chi è già in servizio. Una prospettiva che riteniamo profondamente sbagliata.
“La gestione di questa carenza non può e non deve ricadere esclusivamente sulle spalle dei lavoratori”, ha dichiarato Gaetano Merlino della FP CGIL. “Se da un lato l’Azienda dichiara di voler garantire le tre settimane di ferie estive, dall’altro le misure prospettate sembrano scaricare il problema del reclutamento sul personale interno. Le ferie non sono un premio o una concessione, ma un diritto contrattuale e costituzionale del lavoratore. Il personale che per tutto l’anno copre le assenze a vario titolo non può essere considerato il tampone infinito di un sistema che non riesce ad attrarre nuovi professionisti. Non si può chiedere l’ennesimo sacrificio a chi è già allo stremo”.
Il punto è politico e organizzativo insieme: il diritto al riposo non è un elemento accessorio, ma una condizione fondamentale per garantire sicurezza, qualità del lavoro e qualità della cura. Esiste infatti un legame diretto tra il benessere di chi cura e la salute di chi viene curato. Un sistema sanitario che costringe il personale a lavorare in condizioni di affaticamento costante rischia di indebolire la stessa continuità assistenziale che dichiara di voler difendere.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, ribadiamo che la salute dei cittadini non si garantisce spremendo chi resta. La risposta alla carenza di organico non può essere la compressione dei diritti contrattuali, né la normalizzazione dei turni massacranti. La risposta deve essere un investimento serio e continuativo sul personale, sulla capacità di reclutamento, sulla qualità del lavoro e sull’attrattività del servizio sanitario pubblico.
Il piano aziendale, che prevede la possibilità di modificare la sequenza dei turni e di inserire coperture sistematiche per limitare l’impatto della carenza, non può tradursi in un arretramento delle condizioni di lavoro. Anche laddove si faccia appello alla disponibilità volontaria e al senso di responsabilità del personale, occorre evitare che la pressione organizzativa diventi insostenibile e che le équipe siano costrette a reggere da sole le conseguenze delle mancate assunzioni.
Chiediamo quindi che l’impegno dell’Azienda nella ricerca di nuovo personale sia realmente continuo, concreto e verificabile. Le revisioni organizzative non devono diventare un modo per depotenziare i servizi o per ridurre, nei fatti, i diritti di lavoratrici e lavoratori.
La sanità territoriale ha bisogno di personale stabile, sufficiente e valorizzato. La sfida della continuità assistenziale non può essere vinta giocando al risparmio sulla pelle di chi, ogni giorno, garantisce la salute pubblica.
Reggio Emilia Approach, FP CGIL: “L’eccellenza educativa merita pieno riconoscimento contrattuale”
Il “Reggio Emilia Approach” è un modello educativo conosciuto e studiato in tutto il mondo, un patrimonio costruito ogni giorno grazie al lavoro di insegnanti, educatrici, atelieristi, pedagogiste, cuochi, personale ausiliario e di tutte le lavoratrici e i lavoratori dei servizi educativi per l’infanzia. La visita della Principessa del Galles Kate Middleton a Reggio Emilia, prevista per il 13 e 14 maggio, rappresenta un ulteriore riconoscimento internazionale al suo valore. La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea come questo prestigio internazionale debba tradursi anche in un pieno riconoscimento professionale, economico e contrattuale per chi garantisce la qualità dei servizi educativi 0-6 anni.
Il valore del personale educativo non può più attendere
“Reggio Emilia vive giorni di grande orgoglio – scrive la FP CGIL in una nota – ma crediamo sia arrivato il momento che all’eccellenza educativa corrisponda una piena dignità contrattuale e professionale, superando la stagione dei soli ringraziamenti formali”.
Mentre il mondo guarda a Reggio Emilia come modello educativo di riferimento, il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027 evidenzia ancora numerose criticità per il personale educativo degli enti locali.
La FP CGIL richiama i dati nazionali che mostrano un aumento delle dimissioni volontarie nel settore educativo pubblico locale, fenomeno che rende urgente intervenire per rendere il comparto maggiormente attrattivo attraverso salari adeguati, valorizzazione professionale e migliori condizioni di lavoro.
Rinnovo contratto Funzioni Locali: servono risorse e nuove assunzioni
Per la FP CGIL è fondamentale che il nuovo contratto nazionale affronti in maniera concreta il tema dell’inquadramento professionale del personale educativo degli enti locali, prevedendo risorse dedicate in grado di riconoscere l’elevata professionalità richiesta nei servizi educativi.
Altro nodo centrale riguarda il crescente aumento dei carichi di lavoro, che rischia di compromettere il benessere organizzativo e la qualità stessa del servizio educativo.
“È necessario stanziare risorse per un piano straordinario di assunzioni – sottolinea il sindacato – perché il costo del personale educativo non può continuare a gravare esclusivamente sui Comuni. Lo Stato deve assumersi la responsabilità di sostenere economicamente un modello educativo riconosciuto a livello internazionale”.
“Il Comune si faccia portavoce presso ANCI e Governo”
La FP CGIL chiede inoltre che il Comune di Reggio Emilia si faccia promotore, in sede ANCI, di una forte pressione nei confronti del Governo affinché il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori dello 0/6 venga posto al centro delle trattative nazionali.
“Non è più accettabile – conclude la FP CGIL – che un modello educativo definito un valore che parla al mondo continui a confrontarsi con condizioni contrattuali che non ne riconoscono la specificità e l’importanza sociale. L’eccellenza di Reggio Emilia deve riflettersi anche nella tutela di chi ogni mattina apre le porte delle scuole garantendo i diritti dell’infanzia”.
Asili nido, la FP CGIL: “L’educazione è un diritto universale, pubblico e gratuito”
Gli asili nido non possono essere considerati un servizio a domanda individuale, accessibile solo a chi trova posto e può sostenere i costi della retta. Per la FP CGIL l’educazione nella prima infanzia deve essere riconosciuta come un diritto universale, pubblico e gratuito, finanziato dalla fiscalità generale e garantito in modo omogeneo in tutto il Paese.
È questo il messaggio rilanciato a Reggio Emilia, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, durante l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica CGIL “Dalla parte delle bambine e dei bambini” per affermare una proposta chiara: partire dai più piccoli per costruire un Paese più giusto.
Oggi in Italia solo 3 bambini su 10 trovano posto in un asilo nido, mentre 7 su 10 restano esclusi dall’offerta educativa. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere una copertura del 45% entro il 2030, ma l’Italia resta ancora lontana da quel traguardo. Il divario è ancora più evidente se si considera la differenza tra territori: nei capoluoghi la copertura arriva al 39,8%, mentre negli altri Comuni si ferma al 28,2%.
Per la FP CGIL questo significa che il luogo in cui si nasce continua a determinare l’accesso ai diritti. Anche gli investimenti dedicati ai servizi educativi mostrano forti disuguaglianze: la media nazionale è di 1.183 euro per bambino, ma si passa dai 3.314 euro del Trentino ai 234 euro della Calabria.
Alla carenza di posti si aggiunge un altro nodo decisivo: il lavoro educativo. Secondo i dati richiamati nel dibattito, per raggiungere gli obiettivi del PNRR mancano tra 28mila e 29.300 educatrici ed educatori. Senza personale formato, riconosciuto e retribuito dignitosamente, non basta costruire nuove strutture: le aule restano vuote e il diritto all’educazione rimane sulla carta.
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede quindi un investimento strutturale nel sistema pubblico dei servizi educativi, nella qualità del lavoro, nei salari, nelle condizioni professionali e nella stabilità del personale. Difendere il pubblico significa garantire standard educativi omogenei, inclusione, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita.
L’asilo nido gratuito e universale non è una misura assistenziale: è una scelta politica, sociale ed educativa. Significa sostenere le famiglie, promuovere l’occupazione femminile, rafforzare le comunità e riconoscere che l’educazione delle bambine e dei bambini riguarda il futuro di tutto il Paese.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, continueremo a rivendicare un sistema di servizi alla prima infanzia pubblico, gratuito, accessibile e fondato sul lavoro dignitoso di educatrici, educatori, insegnanti e personale dei servizi. Investire in chi educa significa investire in chi cresce.
Primo Maggio 2026 in Emilia-Romagna: tutte le iniziative per il lavoro dignitoso
Il Primo Maggio 2026 torna a essere, in tutta l’Emilia-Romagna, una giornata di mobilitazione diffusa e partecipata, promossa da CGIL, CISL e UIL, per rimettere al centro il valore del lavoro dignitoso. In tutte le province della regione sono previste iniziative, cortei, momenti di riflessione pubblica e appuntamenti culturali, con un filo conduttore chiaro: contrastare precarietà, bassi salari e condizioni di lavoro sempre più fragili.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, sosteniamo con convinzione questa giornata, che unisce lavoratrici, lavoratori, pensionati e cittadini nella richiesta di diritti, sicurezza e qualità del lavoro.
Un Primo Maggio diffuso nei territori
Di seguito il programma dettagliato con orari e luoghi delle principali iniziative.
Parma: corteo, talk e iniziative sul territorio
- Ore 9.30: concentramento in Barriera d’Azeglio.
- Ore 10.00: Partenza del corteo accompagnato dal corpo bandistico "G. Verdi". A seguire, deposizione delle corone al Monumento al Partigiano e alla lapide ai Caduti.
- Ore 11.00: arrivo in piazza Garibaldi con saluti istituzionali e talk pubblico sul lavoro.
Piacenza: dalla commemorazione al dibattito in piazza Cavalli
Il programma piacentino si sviluppa lungo tutta la mattinata:
- Ore 8.30: omaggio al monumento dei caduti sul lavoro (via Caduti sul Lavoro 27).
- Ore 9.30: ritrovo in piazzale Genova e partenza del corteo.
- Ore 10.30: iniziativa in piazza Cavalli con interventi, musica e dibattito.
Reggio Emilia: corteo e iniziativa cittadina
- Ore 15.00: corteo da Via Emilia San Pietro a Piazza Prampolini. Iniziativa pubblica.
- Ore 17.00: concerto di Alberto Bertoli.
Modena: corteo e iniziativa pubblica
- Ore 10.00: Piazza Grande. Al termine dei comizi si esibiranno i RATS.
Bologna: manifestazione in piazza Maggiore
- Ore 9.45: iniziativa in piazza Maggiore con interventi pubblici.
- Dalle ore 16.00 alle 24.00: Musica e concertone in Piazza Maggiore.
Imola: iniziativa territoriale
- Ore 9.30: Appuntamento principale in Piazza Matteotti con l'accompagnamento della "Banda Città di Imola". Prevista la consueta distribuzione dei garofani rossi.
Ferrara: iniziative in tutta la provincia
- Ore 10.00: distribuzione dei garofani in piazza Cattedrale.
Ravenna: cortei e iniziative tra lavoro e sicurezza
- Ore 9.30: distribuzione del garofano e il mercatino dell’usato in viale Santi Baldini.
- Ore 12.00 e 16.30: concerto.
- Ore 15.30: saluti dell'amministrazione e sindacali.
Forlì-Cesena: tutte le piazze del territorio
Forlì:
- Ore 15.00: Apertura del pomeriggio di festa in piazza con l'accompagnamento della Banda Città di Forlì. A seguire, grande Spettacolo Musicale.
- Ore 16.15: interventi sindacali.
Cesena:
- Dalle ore 14:30: Evento di piazza pomeridiano animato sul palco dalla musica dell'Orchestra Spettacolo Vincenzi.
Rimini: lavoro, turismo e diritti
- Ore 10.00: dibattito pubblico al Parco XXV aprile - Ponte di Tiberio.
Una mobilitazione regionale per rimettere il lavoro al centro
In tutta la regione il Primo Maggio 2026 assume un significato preciso: contrastare precarietà, bassi salari e condizioni di lavoro insicure, rilanciando il ruolo della contrattazione e dei diritti.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, sosteniamo queste iniziative perché rappresentano un momento fondamentale di partecipazione e di costruzione collettiva, capace di unire lavoratrici, lavoratori e cittadini attorno a un obiettivo comune: rimettere il lavoro al centro delle politiche e della società.
Lavoro pubblico a Ferrara: dalla FP CGIL una petizione per difendere servizi e diritti
Lunedì 27 aprile, nel corso di una conferenza stampa, la FP CGIL di Ferrara ha presentato gli esiti del questionario somministrato nei primi giorni di febbraio a oltre 3.300 lavoratrici e lavoratori del settore pubblico impiegati nella provincia.
Le risposte raccolte nei diversi comparti — sanità pubblica e privata, Stato, enti locali, ambiente e settore educativo — restituiscono un quadro chiaro e trasversale: il lavoro pubblico è sotto pressione. Al centro emergono la carenza di personale, conseguenza di anni di tagli alla spesa pubblica, il mancato adeguamento dei salari all’inflazione e le crescenti difficoltà nel conciliare tempi di vita e tempi di lavoro.
I dati del questionario, elaborati da una società di comunicazione, saranno ora la base per il lancio di una petizione rivolta alla cittadinanza. L’obiettivo della FP CGIL è costruire un’alleanza tra chi lavora nei servizi pubblici e chi ogni giorno quei servizi li utilizza, perché la qualità del lavoro pubblico riguarda direttamente la qualità della vita delle persone e delle comunità.
“Vogliamo fare un’operazione di controcultura rispetto alla sottocultura fatta dal Governo, ma anche da quelli precedenti, caratterizzata dai tagli e dall’indicazione dei dipendenti pubblici come ‘fannulloni’”, ha dichiarato Marco Blanzieri, segretario generale FP CGIL Ferrara. “Con questa petizione vogliamo mirare ai diritti costituzionali. La nostra Costituzione è l’elemento centrale di tutti i nostri ragionamenti e dei percorsi di costruzione di un’alternativa per il mondo del lavoro pubblico”.
Alla conferenza stampa era presente anche Veronica Tagliati, segretaria generale CGIL Ferrara, che ha sottolineato l’importanza di aumentare la consapevolezza tra cittadini e utenti, superando gli stereotipi che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori pubblici come privilegiati.
“C’è necessità di valorizzare il lavoro pubblico nel nostro Paese”, ha ribadito Tagliati. “Come organizzazione ci assumeremo la responsabilità di allargare al massimo la partecipazione nella tutela dei beni e dei servizi pubblici tra lavoratori e cittadini”.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo questo percorso, perché difendere il lavoro pubblico significa difendere sanità, scuola, servizi educativi, enti locali, ambiente, amministrazioni e presidi fondamentali di cittadinanza. Senza investimenti, senza assunzioni e senza salari adeguati, a pagare il prezzo non sono solo le lavoratrici e i lavoratori, ma l’intera collettività.
La petizione promossa dalla FP CGIL Ferrara vuole quindi aprire una fase nuova: mettere insieme lavoratori, utenti e cittadini per chiedere servizi pubblici più forti, più accessibili e più vicini ai bisogni delle persone.
Giustizia al collasso, presidio FP CGIL davanti al Tribunale di Ravenna
La FP CGIL Ravenna si è mobilitata davanti al Tribunale per denunciare una situazione ormai insostenibile: carenza di personale, mancata stabilizzazione dei precari PNRR, rischio chiusura di uffici e aule e tempi sempre più lunghi per i procedimenti.
“Giustizia al collasso, a pagarne il prezzo sono le lavoratrici, i lavoratori e i cittadini”: è questo il messaggio al centro del presidio organizzato dalla FP CGIL Ravenna davanti al Palazzo di Giustizia.
La mobilitazione ha voluto portare all’attenzione pubblica le gravi criticità che attraversano il Tribunale di Ravenna e, più in generale, il sistema della giustizia: organici insufficienti, carichi di lavoro crescenti, precarietà del personale assunto con fondi PNRR e difficoltà sempre maggiori nel garantire servizi efficienti, accessibili e giusti per tutte e tutti.
Secondo la FP CGIL, la carenza di organico supera il 50% e rischia di compromettere il funzionamento quotidiano degli uffici. A questo si aggiungono la mancata stabilizzazione dei precari PNRR, il possibile ridimensionamento di uffici e aule e l’allungamento dei tempi dei procedimenti, con conseguenze dirette sia sulle condizioni di lavoro del personale sia sui diritti delle cittadine e dei cittadini.
“Abbiamo organizzato questo presidio – sottolinea la FP CGIL Ravenna – per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e per una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti”.
Al presidio erano presenti anche rappresentanti istituzionali e professionisti del Tribunale, tra cui il procuratore Daniele Barberini e il presidente Giovanni Trerè. La segretaria Lisa Dradi ha evidenziato le difficoltà quotidiane vissute negli uffici giudiziari e la necessità di interventi urgenti.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, investire nella giustizia significa investire nei servizi pubblici, nella qualità del lavoro e nella tenuta democratica del Paese. Senza personale stabile, formato e in numero adeguato, non può esserci una giustizia realmente vicina alle persone.
Aggressioni al personale sanitario del Sert di Riccione: servono sicurezza, organici e tutele
La grave aggressione avvenuta al Sert di Riccione riporta al centro un tema che come FP CGIL Emilia-Romagna denunciamo da tempo: chi lavora nei servizi sanitari territoriali, e in particolare nei servizi per le dipendenze, non può essere lasciato solo di fronte a situazioni di rischio sempre più frequenti. Secondo quanto riportato, il 7 aprile un operatore è stato minacciato da un utente armato di coltello, con l’intervento dei Carabinieri necessario a fermare l’episodio.
Non siamo di fronte a un fatto isolato. Nei Sert e nei contesti collegati agli istituti di pena, il personale opera ogni giorno in condizioni di forte pressione, a contatto con fragilità sociali e sanitarie molto complesse. In questi luoghi di lavoro, minacce e aggressioni verbali vengono spesso considerate quasi una componente ordinaria dell’attività, e troppo spesso non vengono nemmeno registrate formalmente. È proprio questa normalizzazione del rischio a renderla ancora più inaccettabile.
Il lavoro nei Sert non può essere considerato un “rischio del mestiere”
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo inaccettabile l’idea che la violenza subita da operatrici e operatori sanitari possa essere liquidata come un semplice “rischio del mestiere”. Chi lavora nei Servizi per le Dipendenze svolge una funzione essenziale per la presa in carico di persone fragili, di utenti con dipendenze patologiche e, in diversi casi, anche di persone detenute o inserite in percorsi complessi di tutela sanitaria e sociale.
Si tratta di professionalità che affrontano quotidianamente un carico elevatissimo di responsabilità, esposizione personale e pressione relazionale. Per questo non bastano dichiarazioni di solidarietà dopo l’ennesimo episodio: servono interventi concreti, immediati e strutturali.
Le richieste della FP CGIL: più sicurezza e più personale
La denuncia avanzata dalla FP CGIL Rimini indica con chiarezza la direzione da seguire: occorrono misure urgenti di prevenzione, un rafforzamento degli organici e protocolli chiari per la segnalazione e la gestione degli episodi di violenza. Sono richieste che condividiamo pienamente, perché la tutela di chi cura deve diventare una priorità reale nelle scelte organizzative delle aziende sanitarie.
Garantire sicurezza significa predisporre procedure efficaci, assicurare supporto immediato ai lavoratori coinvolti, migliorare l’organizzazione dei servizi e riconoscere finalmente la specificità di chi opera nei Sert e nelle strutture collegate al circuito penitenziario. Non è più rinviabile nemmeno un confronto serio sulle dotazioni di personale, perché lavorare in sottorganico rende ancora più fragili i presidi e ancora più esposti i professionisti.
Riconoscere il rischio con tutele adeguate
Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di prevedere per il personale dei Sert e delle case circondariali una indennità specifica, sul modello di quella già riconosciuta agli operatori del pronto soccorso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che esistono contesti lavorativi caratterizzati da criticità particolari, esposizione continua e livelli di rischio che meritano un riconoscimento concreto, non solo simbolico.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questo passaggio sia necessario. Il riconoscimento economico, però, da solo non basta: deve accompagnarsi a investimenti, formazione, protocolli condivisi e a una presa in carico vera del benessere lavorativo di chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali alla collettività.
Solidarietà al lavoratore coinvolto
Esprimiamo piena vicinanza al lavoratore coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale sanitario che ogni giorno affronta situazioni difficili nei servizi territoriali. La tutela del rientro in servizio, il supporto psicologico e organizzativo e la protezione delle condizioni di lavoro devono essere parte integrante della risposta delle aziende sanitarie. La solidarietà è doverosa, ma oggi non basta più: servono atti concreti.
Una risposta non più rinviabile
L’episodio di Riccione deve aprire una riflessione seria sullo stato dei servizi e sulle condizioni di chi vi lavora. Difendere il personale sanitario significa difendere anche la qualità dell’assistenza, la continuità della presa in carico e la funzione pubblica del sistema sanitario territoriale. Per questo chiediamo che su sicurezza, organici e riconoscimento professionale si apra subito un confronto vero, con misure operative e tempi certi.










