Educatrici ed educatori: servono salari più alti e migliori condizioni di lavoro
La carenza di personale nei servizi educativi per l’infanzia e nell’integrazione scolastica è ormai un problema strutturale che coinvolge anche il territorio ravennate. Le difficoltà nel reperire educatrici e educatori sono il risultato di condizioni economiche e contrattuali che rendono sempre meno attrattive professioni essenziali per la tenuta dei servizi pubblici e per la qualità della vita delle comunità.
Da anni denunciamo come stipendi inadeguati, rapporti di lavoro spesso part time e tutele insufficienti allontanino lavoratrici e lavoratori dai settori della cura e dell’educazione. Per questo continuiamo a rivendicare un principio semplice e fondamentale: stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti.
Stipendi bassi e part time rendono il lavoro educativo poco attrattivo
Nei servizi educativi 0-6 anni e nell’integrazione scolastica molte lavoratrici e molti lavoratori sono impiegati con contratti part time che non garantiscono una reale autonomia economica. A fronte di responsabilità elevate, competenze professionali specifiche e un forte carico emotivo e relazionale, le retribuzioni continuano a essere insufficienti.
Il lavoro educativo richiede preparazione, continuità, capacità di relazione e attenzione quotidiana ai bisogni delle bambine, dei bambini e delle famiglie. Nonostante questo, il valore sociale e professionale di queste attività non trova ancora un adeguato riconoscimento nelle condizioni salariali e contrattuali.
La conseguenza è una crescente difficoltà nel trovare personale qualificato, con ripercussioni dirette sulla continuità e sulla qualità dei servizi.
Le criticità nei servizi gestiti dalle cooperative sociali
Particolare attenzione deve essere rivolta alle educatrici e alle ausiliarie impiegate nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali gestiti attraverso cooperative sociali.
In molti casi, le lavoratrici non hanno diritto al pasto durante il servizio e, al termine dell’anno scolastico, possono usufruire soltanto di alcune settimane di ferie tra luglio e agosto. Si tratta di un periodo spesso insufficiente per recuperare le energie richieste da un lavoro complesso, impegnativo e caratterizzato da una forte responsabilità educativa.
Queste condizioni evidenziano la necessità di intervenire sugli appalti, sulla qualità del lavoro e sulle clausole sociali, affinché la gestione dei servizi non produca disparità di trattamento tra lavoratrici e lavoratori che svolgono le stesse mansioni.
La carenza di personale riguarda tutta la comunità
La difficoltà nel reperire educatrici, educatori, operatori socio-sanitari e infermieri non riguarda soltanto gli enti gestori o le cooperative. È una questione che coinvolge direttamente famiglie, scuole, istituzioni e comunità locali.
Senza personale sufficiente e adeguatamente formato diventa sempre più difficile garantire servizi educativi, assistenziali e sanitari di qualità. Nei territori, le organizzazioni che gestiscono questi servizi segnalano un numero insufficiente di candidature e la crescente difficoltà nel coprire i posti disponibili.
Il problema non è soltanto quantitativo. Riguarda l’attrattività stessa delle professioni di cura, che richiedono competenze elevate, responsabilità, capacità relazionali e un forte impegno umano, ma che troppo spesso non offrono retribuzioni e prospettive professionali adeguate.
Investire nelle professioni di cura
Educare, assistere e prendersi cura delle persone sono funzioni fondamentali per la coesione sociale e per il futuro delle nostre comunità. Per rendere nuovamente attrattive queste professioni servono investimenti strutturali, salari più alti, maggiore stabilità occupazionale e migliori condizioni di lavoro.
È inoltre necessario rafforzare la formazione e ampliare l’offerta dei percorsi universitari specifici per gli educatori dei servizi per l’infanzia. In Italia mancano circa 29 mila educatrici ed educatori nei servizi 0-6 anni e il numero degli atenei che hanno attivato percorsi dedicati è ancora insufficiente.
Questa carenza rischia di compromettere anche gli investimenti destinati alla costruzione di nuovi asili nido: realizzare nuove strutture non basta, se poi non vengono garantite le professionalità necessarie per farle funzionare.
Le richieste della FP CGIL
Come FP CGIL Emilia-Romagna chiediamo alle istituzioni, agli enti locali e ai soggetti gestori di intervenire con misure concrete per valorizzare il lavoro educativo e di cura.
Servono aumenti salariali, contratti stabili, un maggiore riconoscimento delle professionalità, condizioni di lavoro sostenibili e una piena equiparazione dei diritti per chi svolge le stesse mansioni, indipendentemente dal datore di lavoro o dalla forma di gestione del servizio.
Investire nelle professioni della cura significa investire nella qualità dei servizi, nei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e nel benessere dell’intera comunità.
Finale Emilia, tagli all’assistenza educativa scolastica: a rischio inclusione e posti di lavoro
Il drastico taglio delle risorse previsto dal Comune di Finale Emilia per il servizio di assistenza educativa scolastica destinato agli alunni con disabilità suscita grande preoccupazione.
Il nuovo bando di gara per il servizio PEA prevede infatti una riduzione delle risorse di circa il 50%. Una decisione assunta dall’Amministrazione comunale senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e che rischia di produrre conseguenze molto gravi sul diritto allo studio, sulla qualità dell’inclusione scolastica e sulle condizioni occupazionali delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.
Famiglie, insegnanti ed educatori contrari ai tagli
La forte apprensione della comunità scolastica è emersa durante l’assemblea pubblica convocata il 14 luglio dal sindaco Claudio Poletti per illustrare la situazione.
All’incontro hanno partecipato numerosi genitori, insegnanti ed educatori, che hanno espresso un netto dissenso rispetto alla riduzione delle risorse e alle ipotesi organizzative prospettate dall’Amministrazione comunale.
«Le famiglie vedono minacciato il diritto a un sostegno dignitoso, poiché la riduzione delle ore non garantisce più la piena attuazione dei Piani Educativi Individualizzati per gli alunni con disabilità medio-gravi e gravi», spiega Davide Coda Zabetta della FP CGIL.
Il servizio riguarda bambine e bambini che frequentano i nidi d’infanzia, le scuole dell’infanzia, le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado.
Ore dei PEI già oggi non completamente garantite
La situazione appare ancora più tesa considerando che già oggi non tutte le ore previste dai Piani Educativi Individualizzati vengono effettivamente coperte.
Questa carenza costringe spesso le scuole a ridurre l’orario scolastico degli alunni con disabilità o a programmare uscite anticipate. Una condizione che rischia di isolare i bambini dal gruppo classe e che obbliga le famiglie a riorganizzare continuamente la propria vita lavorativa e familiare.
Un ulteriore taglio delle risorse aggraverebbe quindi una situazione già critica, rendendo ancora più difficile garantire un percorso educativo realmente inclusivo.
Un solo educatore per cinque bambini: una proposta inaccettabile
A preoccupare è anche la proposta avanzata dall’Amministrazione comunale di gestire la riduzione delle ore attraverso l’accorpamento degli interventi educativi.
Secondo quanto prospettato, un solo operatore potrebbe essere chiamato a seguire contemporaneamente fino a cinque bambini.
«Si tratta di un’operazione puramente economica che compromette la sicurezza e trasforma l’inclusione scolastica in una semplice attività di vigilanza», sottolinea Davide Coda Zabetta.
L’assistenza educativa scolastica non può essere ridotta a una gestione collettiva e indifferenziata degli alunni. Ogni bambino ha esigenze specifiche indicate nel proprio Piano Educativo Individualizzato, che devono essere rispettate attraverso interventi adeguati, qualificati e costruiti sui bisogni della persona.
A rischio salario e occupazione per oltre venti lavoratori
Il taglio delle risorse mette a rischio anche la continuità occupazionale delle oltre venti lavoratrici e lavoratori impiegati nel servizio.
La riduzione delle ore potrebbe determinare una pesante perdita di salario e, in assenza di garanzie chiare, anche la diminuzione dei posti di lavoro.
Educatrici ed educatori svolgono ogni giorno una funzione fondamentale per garantire il diritto allo studio, l’autonomia e la piena partecipazione scolastica degli alunni con disabilità. Il loro lavoro non può essere considerato un costo da comprimere per riequilibrare il bilancio comunale.
Investire nell’assistenza educativa significa investire nella qualità della scuola pubblica, nella tutela dei diritti e nella coesione della comunità.
Servono garanzie scritte prima dell’inizio dell’anno scolastico
Durante l’assemblea, il Sindaco ha ipotizzato la possibilità di reperire in futuro ulteriori risorse per integrare le ore previste dal bando nel corso dell’anno scolastico.
Ad oggi, tuttavia, non è stata fornita alcuna garanzia scritta, né è stata indicata con precisione l’entità delle risorse aggiuntive eventualmente disponibili.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna non è possibile avviare l’anno scolastico affidandosi a promesse o ipotesi non formalizzate. Famiglie, scuole, lavoratrici e lavoratori hanno bisogno di certezze immediate.
La FP CGIL chiede un tavolo urgente
La FP CGIL chiede l’immediata convocazione di un tavolo di confronto con il Comune di Finale Emilia, le organizzazioni sindacali e tutti i soggetti coinvolti nel servizio.
Le richieste sono chiare:
- garantire prima dell’avvio dell’anno scolastico le risorse economiche necessarie;
- assicurare la copertura completa delle ore certificate nei Piani Educativi Individualizzati;
- tutelare i livelli occupazionali e salariali delle lavoratrici e dei lavoratori;
- escludere qualsiasi accorpamento che riduca la qualità e la sicurezza del servizio;
- garantire a ogni alunno con disabilità un’assistenza educativa adeguata ai propri bisogni.
Asili nido, serve una svolta: il diritto all’educazione 0-3 non può restare a carico delle famiglie
I dati sullo stato di avanzamento della spesa PNRR per gli asili nido in Italia confermano una situazione che da tempo denunciamo: il Paese sta procedendo troppo lentamente su una priorità strategica per bambine, bambini, famiglie e lavoratrici del settore educativo.
Secondo i numeri diffusi dalla Fondazione Agnelli, risulta speso il 45,6% dei fondi PNRR destinati agli asili nido. Un dato che provoca amarezza e rabbia. Amarezza, perché l’Italia avrebbe potuto compiere un passo decisivo per rafforzare i servizi educativi per la prima infanzia. Rabbia, perché da anni segnaliamo ritardi, carenze e scelte politiche insufficienti rispetto a un tema che dovrebbe essere al centro dell’agenda pubblica.
Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza una proposta chiara: il nido deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale, non come un servizio a domanda individuale che pesa sulle famiglie. L’accesso ai servizi educativi 0-3 deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, superando le disuguaglianze territoriali e sociali che ancora oggi limitano l’accesso di troppe bambine e troppi bambini.
Non bastano le strutture: servono educatrici ed educatori
Investire sugli asili nido significa costruire nuovi spazi, ma anche garantire il personale necessario per farli funzionare. Le strutture, da sole, non bastano. Senza educatrici, educatori e personale adeguato non è possibile assicurare qualità educativa, continuità dei servizi e condizioni di lavoro dignitose.
In Italia manca personale: la carenza è stimata in circa 29mila educatrici ed educatori. È un dato che deve preoccupare tutte le istituzioni, perché senza un piano serio di assunzioni, senza investimenti sulla qualità del lavoro e senza il riconoscimento pieno del valore professionale di chi opera nei servizi educativi, il potenziamento degli asili nido rischia di restare incompleto.
La prima infanzia non può essere considerata un capitolo secondario delle politiche pubbliche. È il punto da cui partire per costruire una società più giusta, più inclusiva e più capace di sostenere le famiglie, il lavoro delle donne e il futuro delle comunità.
Rendere attrattiva la professione educativa
Per rispondere davvero alla carenza di personale occorre aumentare l’attrattività della professione educativa. Questo significa salari adeguati, contratti rispettati, stabilità occupazionale, percorsi di formazione, riconoscimento delle competenze e condizioni organizzative sostenibili.
Le educatrici e gli educatori svolgono una funzione essenziale per la crescita delle bambine e dei bambini. La qualità dei servizi educativi passa dalla qualità del lavoro di chi ogni giorno garantisce cura, relazione, progettazione educativa e inclusione. Per questo servono scelte politiche e contrattuali coerenti, capaci di valorizzare davvero queste professionalità.
Asili nido come diritto universale
Riconoscere il nido come diritto fondamentale significa cambiare prospettiva. Non si tratta soltanto di offrire un servizio alle famiglie, ma di affermare un diritto educativo delle bambine e dei bambini fin dai primi anni di vita.
Per troppo tempo i governi non hanno guardato all’investimento sull’infanzia come a una priorità strutturale. Oggi serve una svolta: bisogna fare presto e bene, utilizzare pienamente le risorse disponibili, rafforzare il sistema pubblico dei servizi educativi e garantire standard omogenei in tutto il Paese.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a rivendicare investimenti, assunzioni e diritti. Il futuro della società passa anche da qui: dagli asili nido, dal lavoro educativo, dalla capacità delle istituzioni di mettere al centro bambine, bambini, famiglie e personale.
Appalto inclusione scolastica ASP “Cav. Marco Rossi Sidoli”: più tutele per educatrici ed educatori
Una svolta importante per i diritti, la stabilità lavorativa e la qualità del Servizio di inclusione scolastica per alunni con disabilità nell’appalto dell’ASP “Cav. Marco Rossi Sidoli”. Il nuovo capitolato di gara recepisce infatti alcune richieste avanzate dalla rappresentanza sindacale, introducendo tutele concrete per educatrici ed educatori impegnati quotidianamente nei servizi scolastici.
Il risultato arriva al termine di un percorso costruito attraverso assemblee sindacali, ascolto delle lavoratrici e dei lavoratori, raccolta delle criticità e confronto con l’Amministrazione. Un percorso che dimostra quanto la contrattazione d’anticipo sia uno strumento decisivo per intervenire prima della pubblicazione dei bandi, evitando che le condizioni di lavoro vengano definite senza tenere conto di chi garantisce ogni giorno la qualità dei servizi.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo particolarmente significativo il lavoro svolto dalla FP CGIL Parma, che ha portato al tavolo dell’ASP le difficoltà emerse sul campo e ha ottenuto risposte importanti dentro le regole del nuovo appalto.
Più ore per progettazione educativa e attività non frontali
Uno dei punti più rilevanti riguarda il riconoscimento delle attività non frontali, fondamentali per garantire qualità pedagogica, progettazione, confronto con le équipe e partecipazione ai percorsi educativi individualizzati.
Nel precedente capitolato erano previste complessivamente solo 2 ore, calcolate nella misura di 1 ora per quadrimestre per i Piani Educativi Individualizzati. Con il nuovo impianto si ottiene invece un incremento di 4 ore aggiuntive per ogni singolo alunno, riconoscendo finalmente il tempo necessario per un lavoro educativo serio, programmato e di qualità.
Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un passaggio sostanziale: l’inclusione scolastica non può essere ridotta alla sola presenza in classe. Ha bisogno di progettazione, continuità, coordinamento e riconoscimento professionale.
Assenze degli alunni: più tutela economica per il personale
Un’altra criticità storica riguardava le assenze non programmate degli alunni. In precedenza, in caso di assenza improvvisa, veniva garantita e pagata solo 1 ora di lavoro, con una conseguente perdita salariale per educatrici ed educatori.
Il nuovo capitolato introduce invece una tutela molto più avanzata: la copertura economica viene garantita fino a 5 giorni di assenza dell’alunno. È un risultato importante, perché evita che il rischio organizzativo del servizio ricada direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.
Chi opera nei servizi educativi in appalto non può continuare a subire instabilità salariale a causa di eventi non dipendenti dalla propria volontà. La continuità del reddito è una condizione essenziale di dignità del lavoro.
Riconosciuto il tempo di viaggio tra più plessi
Il nuovo capitolato interviene anche sul tema del tempo di viaggio tra diversi plessi dello stesso istituto comprensivo. In passato questo tempo non veniva riconosciuto nei casi di assegnazioni multiple e in assenza di una piena organizzazione dell’Équipe Educativa di Plesso.
Ora viene previsto il riconoscimento del tempo viaggio per chi opera su più plessi dello stesso istituto. È una misura concreta, che dà valore al tempo effettivamente impiegato dal personale nello svolgimento del servizio e che evita forme di lavoro invisibile non retribuito.
Accanto a questo, viene introdotta in via sperimentale l’Équipe Educativa di Plesso, uno strumento utile a contrastare il turn-over, rafforzare la continuità educativa e migliorare l’organizzazione complessiva del servizio.
Mensa e affiancamento pasti: confronto con l’aggiudicatario
Il nuovo capitolato apre inoltre un confronto sul tema del servizio mensa e dell’affiancamento durante la fascia del pasto.
In precedenza, il pasto veniva riconosciuto a educatrici ed educatori solo in presenza di un turno di 8 ore continuative nello stesso plesso scolastico. Una previsione troppo rigida, che non teneva conto della reale organizzazione dei servizi educativi e delle diverse modalità con cui il personale è chiamato a garantire la presenza accanto agli alunni.
Con il nuovo appalto viene previsto un confronto stringente con l’aggiudicatario di gara, con l’obiettivo di assicurare al personale impegnato nella fascia oraria del pasto le dovute tutele e forme di ristoro.
La qualità del lavoro è qualità del servizio
Questo risultato conferma un principio fondamentale: la qualità dei servizi pubblici e dei servizi in appalto passa dalla qualità del lavoro. Non può esserci una buona inclusione scolastica senza stabilità, riconoscimento professionale, tempi adeguati, diritti e salari tutelati.
La contrattazione preventiva permette di intervenire prima che le condizioni siano fissate nei bandi, evitando il rischio di dumping contrattuale e inserendo la tutela del lavoro tra i requisiti essenziali dell’appalto.
Dopo Bibbiano, ricostruire fiducia e tutela per le professioni sociali
La vicenda di Bibbiano ha lasciato una ferita profonda nella percezione pubblica del lavoro sociale. Una vicenda complessa, spesso ridotta a slogan e semplificazioni, che ha contribuito a delegittimare assistenti sociali, educatori, psicologi e tutte le professionalità che ogni giorno operano a tutela delle persone più fragili, dei minori e delle famiglie. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno nazionale “Il lavoro sociale che non fa notizia tra delegittimazione e rilancio. Bibbiano e dopo”, promosso da FP CGIL Piacenza nel salone Mandela della Camera del Lavoro.
Riteniamo fondamentale riaprire una discussione pubblica seria sul ruolo dei servizi sociali, lontana dalle strumentalizzazioni e capace di riconoscere il valore di chi lavora ogni giorno in contesti complessi, spesso esposti a pressioni, aggressioni e delegittimazione.
Gli interventi di tutela dei minori sono percorsi delicati, costruiti attraverso valutazioni professionali, lavoro d’équipe, confronto tra competenze diverse e responsabilità istituzionali. Ridurre tutto a una narrazione ostile verso le professioni sociali significa indebolire il sistema di protezione, colpire lavoratrici e lavoratori e, soprattutto, lasciare più sole le famiglie e le persone fragili.
Nel corso del convegno è emersa con forza la necessità di ricostruire fiducia attorno ai servizi sociali. Una fiducia che, dopo Bibbiano, è stata profondamente compromessa. Come ha ricordato il professor Gino Mazzoli, docente dell’Università Cattolica ed esperto di welfare, l’impianto accusatorio della vicenda è stato in larga parte smontato, ma le persone coinvolte e l’intero sistema dei servizi sociali non sono stati realmente riabilitati agli occhi dell’opinione pubblica. Il danno reputazionale prodotto da anni di narrazioni distorte continua a pesare sul lavoro quotidiano degli operatori.
Questa delegittimazione non resta confinata al dibattito pubblico. Ha conseguenze concrete nei luoghi di lavoro. Le testimonianze portate durante l’iniziativa parlano di aggressioni in aumento, attacchi personali ai singoli professionisti, esposizione crescente sul piano umano e lavorativo. La testimonianza dell’assistente sociale Roberta Puddu, la cui auto è stata fatta saltare in aria dopo ripetuti atti vandalici, racconta in modo drammatico il clima in cui troppe lavoratrici e troppi lavoratori del sociale sono costretti a operare.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario dire con nettezza che la tutela delle professioni sociali è una questione democratica. Difendere assistenti sociali, educatori, psicologi e operatori dei servizi significa difendere la qualità del welfare pubblico, la capacità delle istituzioni di stare accanto alle persone e il diritto delle comunità ad avere servizi competenti, autorevoli e adeguatamente sostenuti.
IL segretario della FP CGIL Emilia-Romagna Fabio De Santis sottolinea che «c'è un tentativo massiccio di delegittimare i corpi intermedi attraverso tagli al personale e limiti di spesa che vanno a creare problemi di efficacia dei servizi erogati e questo fa crescere l’aggressività degli utenti».
Il lavoro sociale non è un lavoro individuale e solitario. È un lavoro collettivo, fondato sull’integrazione tra competenze diverse, sulla responsabilità condivisa e sulla costruzione di percorsi di tutela. Come è stato sottolineato durante il convegno, nessun professionista decide da solo. Le decisioni più delicate nascono dal confronto tra équipe, servizi, autorità competenti e soggetti istituzionali. Per questo ogni campagna di delegittimazione che isola il singolo operatore e lo trasforma in bersaglio mina alla radice il funzionamento del sistema.
Serve quindi un cambio di passo. Occorre investire nei servizi sociali, rafforzare gli organici, valorizzare le professionalità, garantire sicurezza nei luoghi di lavoro e promuovere una comunicazione pubblica corretta, capace di raccontare la complessità invece di alimentare paura e sospetto.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere le lavoratrici e i lavoratori del sociale, a denunciare ogni forma di aggressione e delegittimazione, a chiedere istituzioni più responsabili e servizi pubblici più forti. Ricostruire fiducia significa riconoscere che il lavoro sociale non è un nemico delle famiglie, ma uno strumento essenziale di tutela, protezione e coesione per tutta la comunità.
Sciopero educatrici ed educatori Domus: presidio il 29 maggio a Modena per dignità e diritti
Dopo il definitivo fallimento del tentativo di conciliazione svolto presso la Prefettura di Modena il 28 aprile, la mobilitazione delle educatrici e degli educatori del servizio di inclusione scolastica per bambini e ragazzi con disabilità della cooperativa Domus Assistenza arriva allo sciopero.
FP CGIL Modena e UIL FPL Modena e Reggio hanno proclamato l’astensione collettiva dal lavoro per l’intero turno della giornata di venerdì 29 maggio, con presidio dalle ore 9.30 alle ore 12.00 davanti alla sede di Domus Assistenza, in via Emilia Ovest 101 a Modena.
Al centro della protesta ci sono le condizioni di lavoro del personale educativo assistenziale, il cosiddetto personale PEA, che ogni giorno garantisce un servizio essenziale per l’inclusione scolastica di bambine, bambini, ragazze e ragazzi con disabilità.
Educatrici ed educatori PEA: un lavoro fondamentale, ma ancora troppo poco riconosciuto
La situazione ha ormai superato il livello di guardia. Le condizioni contrattuali del settore, troppo spesso violate o non pienamente rispettate, rendono sempre più difficile per educatrici ed educatori continuare a svolgere il proprio lavoro con dignità.
A queste lavoratrici e a questi lavoratori viene richiesto un altissimo livello di competenza, responsabilità e continuità educativa. Tuttavia, troppo spesso non vengono garantite condizioni economiche e contrattuali adeguate al valore sociale e professionale del servizio svolto.
“Siamo di fronte a lavoratori e lavoratrici a cui si chiede il massimo dell’impegno e della competenza, ma ai quali non viene garantito nemmeno il minimo per vivere dignitosamente”, dichiarano Simona Ugolotti della FP CGIL e Nicola Maria Russo della UIL FPL Modena e Reggio.
Una condizione che produce conseguenze pesanti: molte professionalità abbandonano il settore per cercare occupazioni più stabili e meglio retribuite, i percorsi formativi si svuotano e diventa sempre più difficile reperire nuovo personale qualificato.
Inclusione scolastica: una responsabilità che riguarda cooperative, Comuni e scuole
La battaglia per la dignità del personale PEA non riguarda soltanto le cooperative sociali che gestiscono i servizi. Chiama in causa direttamente anche i Comuni che appaltano e le scuole che accolgono i minori.
Il sistema dell’inclusione scolastica non può continuare a reggersi su logiche di appalto al ribasso, frammentazione delle responsabilità e compressione dei diritti di chi lavora. Per questo FP CGIL, UIL FPL e FLC CGIL hanno promosso assemblee congiunte, con l’obiettivo di unire il mondo della scuola statale e quello della cooperazione sociale.
L’inclusione scolastica funziona davvero solo se tutte le figure coinvolte vengono riconosciute, rispettate e messe nelle condizioni di lavorare bene. Il benessere dei minori con disabilità non può essere separato dalla qualità del lavoro di chi li accompagna ogni giorno nei percorsi educativi.
Pasto, ferie, part time involontario e sospensione estiva della retribuzione
Ad aggravare ulteriormente il clima è il comportamento della cooperativa, che continua a rappresentare il riconoscimento del diritto al pasto per l’educatore che mangia insieme all’utente come un costo superfluo o comprimibile.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questa impostazione è inaccettabile. Il pasto, in queste condizioni di lavoro, non è un privilegio né una concessione: è una tutela legata alla specifica funzione educativa svolta durante il servizio.
A questo si aggiunge un sistema che mette quotidianamente sotto pressione lavoratrici e lavoratori: contratti part time involontari con orari che rendono impossibile svolgere una seconda occupazione, sospensione della retribuzione nei mesi estivi, difficoltà nella fruizione delle ferie durante l’anno scolastico e continui scarichi di responsabilità sui vincoli degli appalti pubblici.
La continuità educativa non può essere utilizzata come giustificazione per comprimere diritti fondamentali. Garantire stabilità agli utenti significa anche garantire stabilità, salario e dignità a chi lavora.
Il 29 maggio sciopero e presidio davanti a Domus Assistenza
Con lo sciopero del 29 maggio, educatrici ed educatori PEA dicono basta alla logica del “lavorare per pura buona volontà”. L’inclusione scolastica non può fondarsi sul sacrificio individuale di lavoratrici e lavoratori sottopagati, precarizzati e lasciati soli.
“Venerdì 29 maggio questi lavoratori protesteranno per contratti dignitosi e per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali e della loro dignità professionale”, concludono Ugolotti e Russo.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo questa mobilitazione perché la dignità del lavoro educativo e il futuro dell’inclusione scolastica non possono più attendere.
Cooperative modenesi, i costi dei trasporti non possono ricadere su lavoratrici e lavoratori
Dal 18 maggio molte operatrici e molti operatori dipendenti delle cooperative impegnate in appalti e accreditamenti per la gestione dei servizi sociosanitari, assistenziali e socioeducativi nel territorio modenese hanno comunicato il ritiro della disponibilità all’utilizzo dell’autovettura personale per fini lavorativi.
Si tratta di una scelta maturata dopo assemblee sindacali molto partecipate, con circa 300 presenze ciascuna, nelle quali è emersa con forza una difficoltà ormai non più sostenibile: continuare a garantire servizi pubblici fondamentali utilizzando prevalentemente il proprio mezzo privato, in una fase segnata dall’aumento dei costi del carburante e da rimborsi chilometrici giudicati insufficienti.
Rimborsi chilometrici insufficienti e mezzi aziendali inadeguati
Già dalla fine di marzo le organizzazioni sindacali avevano segnalato alle rappresentanze cooperative la necessità di un adeguamento temporaneo e tempestivo del rimborso chilometrico per l’utilizzo del mezzo personale a fini aziendali.
La richiesta riguardava lavoratrici e lavoratori impegnati in servizi pubblici fondamentali: assistenza domiciliare, servizi educativi a domicilio, servizi del sistema di accoglienza e integrazione e altri interventi territoriali rivolti a persone fragili, anziani, famiglie e utenti in condizione di bisogno.
La risposta delle controparti datoriali è arrivata tardi ed è stata ritenuta insufficiente dalle assemblee. Per FP CGIL Emilia-Romagna siamo di fronte a una grave sottovalutazione del disagio economico vissuto da chi, ogni giorno, garantisce servizi essenziali alla cittadinanza.
Servizi pubblici garantiti grazie al sacrificio del personale
Il punto centrale è politico e contrattuale: non è accettabile che il funzionamento dei servizi sociosanitari ed educativi venga scaricato sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per mesi molte operatrici e molti operatori hanno continuato a utilizzare i propri mezzi con senso di responsabilità, sostenendo direttamente costi crescenti per carburante, usura dell’auto, manutenzione e assicurazione. Lo hanno fatto per garantire continuità ai servizi e non lasciare senza assistenza le persone più fragili.
Ma la responsabilità individuale non può sostituire l’organizzazione aziendale. Le cooperative che gestiscono servizi pubblici devono mettere a disposizione mezzi aziendali adeguati oppure riconoscere rimborsi coerenti con i costi reali sostenuti dal personale.
Operatrici mandate a piedi o in bicicletta: una scelta inaccettabile
Dal 18 maggio è emerso con chiarezza che il parco mezzi aziendale di diverse cooperative del territorio non è sufficiente a garantire l’ordinario funzionamento dei servizi.
In alcuni casi la reazione delle cooperative è stata particolarmente grave. Nel servizio di assistenza domiciliare di Fiorano, gestito dalla cooperativa Domus Assistenza, alcune operatrici sociosanitarie sono state mandate presso l’utenza a piedi, costrette a percorrere più di sette chilometri con uno zaino monospalla di quasi quattro chili contenente il materiale necessario per l’assistenza.
Sono state inoltre fornite biciclette, ma senza adeguati dispositivi di protezione. Una scelta che pone interrogativi seri sulla tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici, sulla valutazione del rischio infortunistico e sull’organizzazione complessiva del servizio.
Nel SAD Polo 3 di Modena, gestito dalla cooperativa Gulliver, alcune operatrici sono state mandate a piedi ad assistere anziani non autosufficienti a domicilio, mentre tre auto aziendali sarebbero rimaste ferme nel parcheggio del servizio. Una situazione che richiede risposte chiare e immediate.
La tutela del lavoro è tutela della qualità dei servizi
Per FP CGIL Emilia-Romagna questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia urgente intervenire sul sistema degli appalti e degli accreditamenti nei servizi alla persona.
Quando si comprimono i costi, quando non si investe in mezzi, personale, organizzazione e sicurezza, le conseguenze ricadono prima sulle lavoratrici e sui lavoratori e poi inevitabilmente anche sulla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza.
I servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi non possono reggersi sulla disponibilità personale di chi lavora. Non possono funzionare grazie al sacrificio economico di operatrici e operatori già sottoposti a carichi pesanti, responsabilità elevate e retribuzioni spesso non adeguate al valore sociale del lavoro svolto.
Appello ai committenti pubblici: vigilare sui contratti
FP CGIL Emilia-Romagna chiede ai committenti pubblici, a partire da Comuni e Unioni comunali, di vigilare con attenzione sul rispetto dei contratti in essere e sulle condizioni concrete in cui vengono erogati i servizi.
La fornitura di auto aziendali, l’adeguatezza dei mezzi, la sicurezza negli spostamenti e il corretto riconoscimento dei costi sostenuti non sono aspetti secondari: sono condizioni necessarie per garantire servizi pubblici dignitosi, sicuri e continuativi.
Alle cooperative chiediamo di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità: se non intendono procedere a un adeguamento temporaneo del rimborso chilometrico, devono mettere a disposizione auto aziendali sufficienti e idonee. Non è più accettabile chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori di supplire alle carenze organizzative aziendali.
FP CGIL Emilia-Romagna al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori
FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi di Modena e provincia.
La vertenza aperta non riguarda solo il rimborso chilometrico. Riguarda il rispetto del lavoro, la sicurezza, la dignità professionale e la qualità dei servizi pubblici affidati alla cooperazione sociale.
Nei prossimi giorni saranno convocate nuove assemblee per decidere insieme quali ulteriori iniziative mettere in campo. La nostra posizione è chiara: chi garantisce servizi essenziali alla comunità non può essere lasciato solo a pagarne i costi.
Asili nido, la FP CGIL: “L’educazione è un diritto universale, pubblico e gratuito”
Gli asili nido non possono essere considerati un servizio a domanda individuale, accessibile solo a chi trova posto e può sostenere i costi della retta. Per la FP CGIL l’educazione nella prima infanzia deve essere riconosciuta come un diritto universale, pubblico e gratuito, finanziato dalla fiscalità generale e garantito in modo omogeneo in tutto il Paese.
È questo il messaggio rilanciato a Reggio Emilia, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, durante l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica CGIL “Dalla parte delle bambine e dei bambini” per affermare una proposta chiara: partire dai più piccoli per costruire un Paese più giusto.
Oggi in Italia solo 3 bambini su 10 trovano posto in un asilo nido, mentre 7 su 10 restano esclusi dall’offerta educativa. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere una copertura del 45% entro il 2030, ma l’Italia resta ancora lontana da quel traguardo. Il divario è ancora più evidente se si considera la differenza tra territori: nei capoluoghi la copertura arriva al 39,8%, mentre negli altri Comuni si ferma al 28,2%.
Per la FP CGIL questo significa che il luogo in cui si nasce continua a determinare l’accesso ai diritti. Anche gli investimenti dedicati ai servizi educativi mostrano forti disuguaglianze: la media nazionale è di 1.183 euro per bambino, ma si passa dai 3.314 euro del Trentino ai 234 euro della Calabria.
Alla carenza di posti si aggiunge un altro nodo decisivo: il lavoro educativo. Secondo i dati richiamati nel dibattito, per raggiungere gli obiettivi del PNRR mancano tra 28mila e 29.300 educatrici ed educatori. Senza personale formato, riconosciuto e retribuito dignitosamente, non basta costruire nuove strutture: le aule restano vuote e il diritto all’educazione rimane sulla carta.
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede quindi un investimento strutturale nel sistema pubblico dei servizi educativi, nella qualità del lavoro, nei salari, nelle condizioni professionali e nella stabilità del personale. Difendere il pubblico significa garantire standard educativi omogenei, inclusione, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita.
L’asilo nido gratuito e universale non è una misura assistenziale: è una scelta politica, sociale ed educativa. Significa sostenere le famiglie, promuovere l’occupazione femminile, rafforzare le comunità e riconoscere che l’educazione delle bambine e dei bambini riguarda il futuro di tutto il Paese.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, continueremo a rivendicare un sistema di servizi alla prima infanzia pubblico, gratuito, accessibile e fondato sul lavoro dignitoso di educatrici, educatori, insegnanti e personale dei servizi. Investire in chi educa significa investire in chi cresce.
Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, prorogata al 31 marzo 2027 l’iscrizione
Slitta ancora il termine per l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, istituito con la Legge 55/2024. La scadenza è stata infatti nuovamente prorogata al 31 marzo 2027, concedendo più tempo alle professioniste e ai professionisti interessati per completare il percorso di iscrizione.
Si tratta di una novità importante per il settore educativo e pedagogico. La proroga rappresenta un passaggio rilevante in una fase di assestamento che continua a interessare una professione centrale per i servizi educativi, scolastici e socioassistenziali.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, riteniamo fondamentale che ogni cambiamento normativo che riguarda il riconoscimento professionale sia accompagnato da informazioni chiare, tempi certi e strumenti adeguati, così da evitare difficoltà o incertezze per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.
Comunicazione inclusiva e CAA: un corso online per ridurre le barriere nei contesti assistenziali ed educativi
La comunicazione è una parte essenziale della cura, dell’assistenza e della relazione educativa. Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, segnaliamo il corso “Comunicazione inclusiva e CAA: strumenti per ridurre le barriere comunicative nei contesti assistenziali ed educativi”, proposto da FP Formazione e Partecipazione in modalità solo online dal 23 marzo al 10 dicembre 2026. Il percorso è accreditato Agenas con numero 480000 e prevede 19 crediti ECM, mentre per il CNOAS l’accreditamento risulta indicato come in fase di definizione.
Si tratta di una proposta formativa rivolta a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie, costruita per approfondire il ruolo della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) nei percorsi di assistenza e nei contesti educativi. La responsabile scientifica e docente del corso è la Dott.ssa Monaco Miriana e la durata complessiva indicata è di 19 ore.
Il cuore del corso sta in un punto molto concreto: quando una persona vive difficoltà comunicative, che siano di natura cognitiva, neurologica, linguistica o legate allo spettro autistico, l’accesso ai servizi rischia di diventare più difficile. Nella pagina di presentazione del corso si sottolinea infatti come l’impiego di supporti visivi, simboli e strumenti strutturati possa rendere le informazioni più chiare, più prevedibili e più rassicuranti, riducendo ansia, incomprensioni e distanza tra operatori e persone assistite.
È un tema che riguarda da vicino il lavoro quotidiano di chi opera nella sanità, nel sociale e nei servizi educativi. Rendere comprensibili le fasi di un esame, di una procedura o di un intervento, così come creare le condizioni perché ogni persona possa esprimere bisogni, paure o segnali di disagio, significa migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare la dignità della relazione di cura. In questa prospettiva, la CAA non è un elemento accessorio, ma uno strumento di equità, accessibilità e qualità professionale.
Dal punto di vista sindacale e professionale, iniziative formative come questa aiutano a costruire ambienti di lavoro più competenti, più inclusivi e più capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Per FP CGIL Emilia-Romagna, investire sulla formazione significa anche sostenere un modello di servizi pubblici e sociosanitari in cui nessuno venga lasciato indietro per una barriera comunicativa. La diffusione di strumenti adeguati può fare la differenza sia nella presa in carico sia nella sicurezza percepita dalle persone assistite e dagli operatori. L’impianto del corso va esattamente in questa direzione.
Sul piano organizzativo, le iscrizioni risultano aperte per tutto il periodo del corso, dal 23 marzo 2026 al 10 dicembre 2026. La partecipazione è gratuita per tutte le persone già iscritte alla CGIL, mentre per i non iscritti è prevista una quota di 80 euro. La pagina del corso indica inoltre che il pagamento per i non iscritti può essere effettuato tramite PayPal o bonifico e che, dopo il versamento, occorre inviare la distinta all’indirizzo di supporto dedicato per essere inseriti nel corso.
Per chi lavora nei servizi sanitari, sociosanitari ed educativi, questo corso rappresenta quindi un’occasione utile per acquisire strumenti immediatamente spendibili nei contesti professionali, migliorare l’efficacia della comunicazione e contribuire a rendere l’assistenza davvero più accessibile. Un investimento formativo che parla di diritti, qualità del lavoro e centralità della persona.










