Giustizia al collasso a Ravenna: presidio FP CGIL il 23 aprile al Tribunale

La giustizia non può reggere su organici svuotati, precarietà e carichi di lavoro sempre più pesanti. Per questo la FP CGIL Emilia-Romagna rilancia la mobilitazione promossa a Ravenna e chiama lavoratrici, lavoratori e cittadinanza al presidio di giovedì 23 aprile 2026, dalle 11.30 alle 13.00, nel parcheggio del Tribunale di Ravenna.

Al centro della protesta c’è una situazione che viene denunciata come non più sostenibile. Il sistema giustizia sta pagando il prezzo di una crisi strutturale che ricade sia su chi lavora negli uffici giudiziari sia su chi ogni giorno ha bisogno di un servizio efficiente, accessibile e giusto.

Le ragioni della mobilitazione

La parola d’ordine scelta per il presidio è netta: “Giustizia al collasso”. Una formula che sintetizza una condizione fatta di criticità ormai evidenti. Tra i punti principali denunciati ci sono la carenza di organico oltre il 50%, la mancata stabilizzazione del personale precario legato al PNRR, il rischio di chiusura di uffici e aule e il conseguente allungamento dei tempi dei procedimenti.

Si tratta di problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione interna del lavoro, ma che hanno effetti diretti sulla qualità del servizio pubblico. Quando mancano addetti e addette, quando il precariato non viene superato e quando gli uffici non hanno risorse adeguate, a rallentare è l’intera macchina della giustizia. A farne le spese sono dunque le lavoratrici, i lavoratori e l’insieme delle cittadine e dei cittadini.

Una vertenza che riguarda tutto il territorio

La mobilitazione di Ravenna richiama una questione più ampia, che riguarda la tenuta del sistema giudiziario e il diritto delle persone ad avere risposte in tempi certi. Difendere il lavoro negli uffici della giustizia significa infatti difendere anche un presidio democratico fondamentale, che deve restare realmente fruibile e funzionante.

La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea che non è più rinviabile un intervento concreto capace di rafforzare gli organici, valorizzare il personale e dare continuità occupazionale a chi in questi anni ha contribuito al funzionamento degli uffici. Senza scelte chiare, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa.

L’appuntamento del 23 aprile

Il presidio in programma giovedì 23 aprile 2026 vuole quindi portare al centro dell’attenzione pubblica la condizione del Tribunale di Ravenna e, più in generale, la necessità di investire davvero nella giustizia pubblica. L’obiettivo dichiarato è difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e chiedere una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti.

L’appuntamento è nel parcheggio del Tribunale, dalle 11.30 alle 13.00. Un momento di mobilitazione e visibilità per ribadire che senza personale, senza stabilità e senza investimenti non può esserci un servizio all’altezza dei bisogni del territorio.


Lavoro agile caro carburanti

Lavoro agile nella PA, servono misure urgenti contro il caro carburanti

La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza la richiesta avanzata dalla FP CGIL nazionale al Ministro per la Pubblica Amministrazione, alla Conferenza delle Regioni, a UPI e Anci: servono interventi immediati per favorire il lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni e contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei carburanti sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.

L’attuale scenario internazionale sta producendo nuovi effetti sui mercati energetici, con ripercussioni dirette sui prezzi e sul costo della vita. In questo quadro, rafforzare il ricorso al lavoro da remoto rappresenta una scelta concreta e utile per ridurre gli spostamenti, alleggerire i costi sostenuti dal personale e limitare le conseguenze economiche di una crisi che rischia di colpire duramente il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario che tutte le amministrazioni pubbliche adottino rapidamente misure organizzative efficaci, aumentando le giornate di lavoro agile dove possibile e mettendo in campo ulteriori strumenti di tutela salariale. La transizione organizzativa non può gravare ancora una volta su lavoratrici e lavoratori: servono risposte tempestive, responsabilità istituzionale e scelte che mettano al centro la tutela del reddito e della qualità del lavoro pubblico.


Precari PNRR giustizia

Precari PNRR nella giustizia, FP CGIL: basta bandi, serve la stabilizzazione di tutti

La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza una richiesta chiara: basta rinvii, basta scorciatoie, basta nuove selezioni per chi ha già superato una procedura pubblica e lavora da anni dentro l’amministrazione della giustizia. Dopo la pubblicazione di nuovi bandi per il personale precario PNRR della giustizia amministrativa, che si aggiungono a quelli già usciti per la giustizia ordinaria il 16 marzo, torna centrale il tema della stabilizzazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori coinvolti.

Secondo la FP CGIL, ogni misura che punti a garantire la prosecuzione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro può rappresentare un segnale positivo, ma le modalità individuate dal Governo non risolvono il problema. Non si tratta infatti di una vera stabilizzazione, bensì di un nuovo concorso imposto a persone che hanno già superato una selezione e che da anni svolgono il proprio lavoro nella pubblica amministrazione, contribuendo concretamente al funzionamento degli uffici giudiziari.

Il punto politico e sindacale è semplice: non si può continuare a trattare come personale temporaneo chi ha già dimostrato sul campo competenze, professionalità e capacità di sostenere un settore delicato come quello della giustizia. In questa fase, scaricare ancora una volta l’incertezza sulle lavoratrici e sui lavoratori significa indebolire non solo le persone coinvolte, ma anche la qualità del servizio pubblico reso ai cittadini. Questa è la ragione per cui la FP CGIL chiede al Governo di intervenire subito, approvando gli emendamenti proposti e stanziando le risorse necessarie per una stabilizzazione piena e complessiva.

La questione ha anche un carattere di urgenza molto concreto. La stessa FP CGIL avverte che, senza un intervento rapido, centinaia di precari rischiano di restare senza lavoro dal 1° luglio 2026. Un esito che produrrebbe un doppio danno: da una parte colpirebbe direttamente la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, dall’altra metterebbe in difficoltà la pubblica amministrazione e la continuità del servizio giustizia.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la vera riforma di cui la giustizia ha bisogno passa da scelte nette e strutturali: stabilizzare tutto il personale precario PNRR, assumere nuovo personale, rafforzare in modo stabile l’ufficio per il processo e investire nelle strutture e nella digitalizzazione. Continuare a moltiplicare bandi e passaggi burocratici non certifica competenze già acquisite, ma prolunga soltanto una condizione di precarietà che il sistema pubblico non può più permettersi.

Serve quindi una decisione politica immediata, capace di riconoscere il valore del lavoro già svolto e di dare prospettiva a chi ha contribuito in questi anni al funzionamento della macchina giudiziaria. La stabilizzazione di tutti i precari PNRR non è una concessione: è una scelta di giustizia, di efficienza amministrativa e di rispetto per il lavoro pubblico.


TFS/TFR dipendenti pubblici: inaccettabili le tesi dell’Inps sul pagamento differito

Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si sostiene che chi riceve una somma consistente in un’unica soluzione potrebbe essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate, lasciandosi guidare dall’“euforia” verso spese eccessive.

Come FP CGIL Emilia-Romagna respingiamo con fermezza questa impostazione, che riteniamo grave e inaccettabile. Si tratta di una narrazione che insinua l’idea che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non siano in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. Una tesi paternalistica che lede la dignità di chi ha maturato quel diritto nel corso di una vita lavorativa.

Il TFS/TFR è salario differito, non una concessione

È necessario ribadirlo con chiarezza: il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato. È retribuzione differita, salario maturato e accantonato anno dopo anno, diritto pieno e indisponibile.

Da anni definiamo il differimento per ciò che è realmente: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato. Le somme spettanti ai dipendenti pubblici possono essere trattenute fino a sette anni dopo la cessazione del servizio. A questa compressione di un diritto si aggiunge oggi una giustificazione che richiama presunte fragilità psicologiche dei lavoratori, come se il ritardo nel pagamento fosse una forma di tutela nei loro confronti.

Una tesi che non solo non condividiamo, ma che riteniamo offensiva.

La sentenza della Corte Costituzionale sul differimento del TFS/TFR

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione del TFS/TFR, sollecitando un intervento del legislatore per superare una disciplina irragionevole e penalizzante.

Di fronte all’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si tenti di legittimare il mancato pagamento immediato evocando il rischio di “gratificazioni immediate” o “spese eccessive”. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere protetti dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto, come avviene nel settore privato.

Le perdite economiche per i dipendenti pubblici

Il differimento del TFS/TFR non è neutrale. Uno studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale dimostra che, su un TFS/TFR di circa 86.000 euro – riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi – la perdita può arrivare fino a 17.000 euro.

Si tratta di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa, con effetti concreti sul potere d’acquisto e sulla possibilità di programmare il proprio futuro.

A questo si aggiunge quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che comporta la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto come parziale compensazione del differimento. Una doppia penalizzazione che abbiamo denunciato fin dall’inizio.

L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna

Per quanto ci riguarda, non ci fermeremo alla denuncia di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante.

Il rispetto della dignità del lavoro passa anche dal riconoscimento pieno e tempestivo del salario maturato.


giustizia precari

Stabilizzati 9000 precari della giustizia. Non ci fermiamo!

Il Ministero della Giustizia ha individuato, nei propri piani assunzionali, risorse aggiuntive rispetto a quelle stanziate dalla legge di bilancio 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti con il PNRR, su un totale di 11.211 attualmente in servizio. È un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria che, come lavoratrici e lavoratori insieme alla FP CGIL, abbiamo costruito e portato avanti negli ultimi quattro anni e che ha visto un passaggio significativo proprio nella giornata di sabato 31, davanti alle Corti d’Appello.

Non ci siamo arresi quando i contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutte e tutti fino a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci veniva detto che le stabilizzazioni sarebbero state 3.000 e non una di più. Non lo abbiamo fatto nemmeno quando, nei corridoi dell’amministrazione, si parlava di un tetto massimo di 6.000. Oggi mancano poco meno di 2.000 persone all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni fino a raggiungere l’obiettivo che da sempre ci siamo posti: la stabilizzazione di tutte e tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo Convergenza per le regioni del Sud, e la strutturazione a regime del modello dell’Ufficio per il Processo, su cui da via Arenula non arrivano ancora certezze.

In questa direzione abbiamo presentato emendamenti al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera dei Deputati e sostenuti da diversi parlamentari. La mobilitazione di queste settimane non si esaurisce qui: non ci fermeremo finché non otterremo risposte concrete per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e finché non sarà affermata un’altra idea di giustizia, fondata su diritti, stabilità e valorizzazione del lavoro pubblico.


ripam concorso

Concorso pubblico RIPAM 2025: 3.997 posti per assistenti nelle Amministrazioni dello Stato

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È stato pubblicato il bando di concorso pubblico RIPAM 2025, su base territoriale e a carattere nazionale, per il reclutamento di 3.997 unità di personale non dirigenziale da assumere a tempo pieno e indeterminato presso diverse Amministrazioni centrali dello Stato.
Si tratta di una delle procedure concorsuali più rilevanti degli ultimi anni per dimensioni, varietà di profili professionali coinvolti e opportunità occupazionali offerte.

Il concorso è per titoli ed esami ed è finalizzato all’inquadramento nell’Area degli assistenti, con profili amministrativi, economici, informatici e tecnici, distribuiti su tutto il territorio nazionale.


I profili messi a concorso e i posti disponibili

Il bando prevede la seguente articolazione dei posti:

  • 2.913 assistenti amministrativi, da assegnare a diverse Amministrazioni centrali, secondo una ripartizione territoriale dettagliata nell’Allegato 1 del bando (codici AMM-01 / AMM-20).

  • 498 assistenti economici, anch’essi destinati a più Amministrazioni statali, con distribuzione territoriale indicata nell’Allegato 2 (codici ECO-01 / ECO-20).

  • 583 assistenti informatici, ripartiti su base territoriale come specificato nell’Allegato 3 (codici INF-01 / INF-20).

  • 3 assistenti tecnici, destinati all’Amministrazione indicata nell’Allegato 4 (codici TEC-01 / TEC-03).

La pluralità dei profili rende il concorso accessibile a candidate e candidati con percorsi formativi e competenze differenti, ampliando in modo significativo la platea dei potenziali partecipanti.


Amministrazioni coinvolte

Le assunzioni riguarderanno alcune tra le principali Amministrazioni dello Stato, tra cui:

  • Agenzia delle Entrate

  • Agenzia per l’Italia Digitale

  • Ispettorato Nazionale del Lavoro

  • INPS

  • Ministero dell’Economia e delle Finanze

  • Ministero dell’Interno

  • Ministero dell’Istruzione e del Merito

  • Ministero dell’Università e della Ricerca

  • Ministero della Cultura

  • Ministero della Giustizia

  • Ministero del Turismo

Si tratta di enti centrali strategici per il funzionamento della pubblica amministrazione, nei quali l’ingresso di nuovo personale rappresenta anche una risposta al cronico problema del sotto-organico.


Modalità di partecipazione e scadenze

Il concorso è attualmente aperto.
Le candidature possono essere presentate a partire dal 23 dicembre 2025 alle ore 20:00 e fino al 27 gennaio 2026 alle ore 18:00.

La procedura di iscrizione avviene esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale Formez, dove sono disponibili il bando ufficiale e tutti gli allegati con il dettaglio dei posti e delle sedi.


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Un’opportunità rilevante per l’accesso al lavoro pubblico

Questo concorso rappresenta una occasione importante di accesso stabile al lavoro pubblico, soprattutto per chi è interessato a ruoli amministrativi e tecnici nella pubblica amministrazione centrale.
La dimensione nazionale della procedura e la distribuzione territoriale dei posti consentono di concorrere per ambiti geografici specifici, favorendo una maggiore aderenza alle esigenze personali e professionali delle candidate e dei candidati.

Come FP CGIL Emilia-Romagna, riteniamo fondamentale monitorare e informare su queste procedure, perché il rafforzamento della pubblica amministrazione passa anche da concorsi trasparenti, accessibili e realmente finalizzati al ricambio generazionale.

Informazioni utili

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Procura di Reggio Emilia, tutelata la tempestiva erogazione del fondo risorse decentrate

“Rivendichiamo la legittimità dell’accordo di sede per la ripartizione del Fondo Risorse Decentrate. Un fondo nazionale da ripartire a livello decentrato destinato a riconoscere ai dipendenti della Procura della Repubblica di Reggio Emilia le risorse economiche spettanti per l’attività lavorativa svolta nel corso del 2023, tuttora in attesa di distribuzione”.
Lo scrivono in una nota i componenti della Rsu della Fp Cgil della Procura della Repubblica di Reggio Emilia dopo che la sentenza del Giudice del lavoro ha confermato la legittimità dell’atto amministrativo e dell’accordo di sede raggiunto  lo scorso 12 novembre e contro l’applicazione del quale il sindacato Unsa aveva presentato ricorso.

“L’accordo è stato sottoscritto nel rispetto della normativa vigente e delle prerogative delle Parti firmatarie, con l’obiettivo di garantire la corretta e tempestiva valorizzazione del lavoro svolto dal personale – aggiungono le Rsu – e come ribadito dal Giudice del lavoro, la scelta di alcune Organizzazioni sindacali di non partecipare al confronto è da imputarsi  ad un comportamento volontario delle stesse che non può mettere in discussione la validità dell’accordo sottoscritto”.

“Pensiamo inoltre che la condotta dell’Organizzazione Sindacale che ha promosso il ricorso, la Unsa, ha trascurato le esigenze del personale, mettendo a repentaglio la tempestiva erogazione delle risorse economiche spettanti – spiega il sindacato –  Il mancato raggiungimento dell’accordo, infatti, non avrebbe consentito di percepire il beneficio accessorio in tempi brevi e avrebbe comportato, quale conseguenza diretta, la restituzione delle somme già assegnate, con la conseguente necessità di attendere ulteriori cinque/sei mesi per il rinnovo del finanziamento. Tale iniziativa di puro ostruzionismo ha anteposto lo scontro ideologico agli interessi concreti del personale che la stessa Organizzazione dovrebbe tutelare”.

Le Rsu infine ringraziano la Parte Pubblica “per aver agito con correttezza istituzionale e senso di responsabilità, convocando tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative a livello nazionale e di sede, valorizzando il pluralismo sindacale e l’effettiva rappresentatività quale criterio di accesso delle Organizzazioni dei lavoratori alla tutela dei loro diritti nell’ambito delle trattative contrattuali”.


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Aggressione all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia: FP CGIL chiede più sicurezza per i lavoratori pubblici

Un grave episodio di violenza si è verificato nei giorni scorsi all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia, dove un utente in escandescenza ha forzato l’ingresso degli uffici, ferendo un lavoratore che ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso.
L’intervento tempestivo dei carabinieri ha evitato conseguenze peggiori, ma l’episodio riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici.

La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alla struttura provinciale di Reggio Emilia, condanna con fermezza l’accaduto e chiede interventi immediati per tutelare chi quotidianamente garantisce servizi essenziali ai cittadini.
«La crescente fragilità dell’utenza e l’aumento dei bisogni rendono il lavoro pubblico sempre più esposto – dichiara la segreteria FP CGIL –. Servono misure concrete per garantire la sicurezza di chi lavora in prima linea, spesso in condizioni di carenza di personale e risorse».

Il sindacato ha chiesto alla direzione dell’Agenzia delle Entrate di intervenire con urgenza in tutte le sedi accessibili al pubblico, prevedendo la presenza di guardie giurate e l’installazione di telecamere agli ingressi e negli atri.
Secondo la FP CGIL, questi strumenti non solo faciliterebbero l’individuazione dei responsabili di episodi di violenza, ma agirebbero anche come deterrente, prevenendo il ripetersi di simili aggressioni.

«Difendere chi lavora nei servizi pubblici – conclude la FP CGIL Emilia-Romagna – significa difendere la qualità stessa dei servizi e la dignità di chi li garantisce ogni giorno ai cittadini».


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Dogane e monopoli: una riorganizzazione finita male

Nonostante il tentativo di escludere dal confronto sulla riorganizzazione le sigle non firmatarie del contratto Funzioni Centrali, che peraltro nell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli rappresentino la maggioranza delle Lavoratrici e dei Lavoratori, durante l’incontro sindacale di ieri CGIL UIL e USB hanno consegnato al Direttore del Personale di ADM un documento di sintesi delle problematiche emerse nell’assemblea che si è svolta il 3 settembre in Emilia-Romagna e Marche, le regioni interessate dalla fase sperimentale.

CGIL – UIL e USB denunciano che i tentativi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di scegliersi gli interlocutori non funzioneranno e non aiuteranno a correggere le falle di una “disorganizzazione” che nella fase sperimentale si è rivelata un disastro e che rischia di avere ricadute professionali ed economiche negative per la maggioranza delle Lavoratrici e Lavoratori.

Nella nota sono state rappresentate le criticità che le lavoratrici e i lavoratori di Emilia Romagna e Marche hanno segnalato a seguito dell’avvio sperimentale della riorganizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Continuano a persistere problematiche organizzative, informatiche e procedurali che appesantiscono i processi lavorativi e manca un percorso fomativo adeguato che porti alla reale omogenizzazione delle attività per superare l’attuale distinzione tra Uffici Doganali e Uffici dei Monopoli.

Queste sono solo alcune delle varie incongruenze e contraddizioni della nuova riorganizzazione che, così frammentata, crea al momento solo confusione e inadempienze, con aggravio inutile di lavoro, malcontento generale e soprattutto non migliora il servizio per l’utenza.

Non da meno sarà la negativa ricaduta dovuta al declassamento di Uffici doganali provinciali in territori ad alta incidenza economica, questione già attenzionata anche dagli Enti locali interessati e da varie interrogazioni Parlamentari, a conferma che questa Riorganizzazione così come pensata e messa in atto non incontra il giudizio positivo di chi nei territori ha a che fare con l’economia locale.

Infine questa riorganizzazione la pagheranno i dipendenti di Dogane e Monopoli perché, alla luce delle proposte in campo sul nuovo assetto delle Posizioni Organizzative, sarà finanziato in maniera maggiore dal Fondo del Personale a discapito del loro salario accessorio.

CGIL – UIL e USB, a queste condizioni, se non saranno superate prima tutte le problematiche tecniche e organizzative che già la sperimentazione ha messo in evidenza, compreso il declassamento di Uffici provinciali importanti per le economie dei territori a favore di Uffici a nostro avviso inutili, e se non ci saranno ulteriori risorse economiche da destinare ai Fondi del personale e una politica del personale volta ad un aumento della dotazione organica del personale ADM (con relativo riconoscimento delle professionalità interne in termini di progressioni verticali verso la terza e quarta Area), dichiarano la propria contrarietà a questa Riorganizzazione e di conseguenza valuteranno nella fase di applicazione definitiva, ogni azione utile a tutela del personale tutto.


Attacco alle pensioni pubbliche: tagli retroattivi e penalizzazioni senza precedenti

Per la prima volta nella storia della previdenza italiana, il Governo è intervenuto sulle posizioni contributive già maturate, introducendo tagli alle pensioni dei dipendenti pubblici. Una misura senza precedenti, giudicata a forte rischio di incostituzionalità e che avrà conseguenze pesantissime per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Pensioni pubbliche nel mirino

Con la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e la successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il Governo Meloni ha colpito la quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
Il recente Messaggio INPS n. 2491 del 25 agosto 2025 ha confermato l’applicazione dei tagli, prevedendo una riduzione delle aliquote di rendimento per tutte le pensioni anticipate erogate prima dei 67 anni.

Una misura retroattiva e incostituzionale

Si tratta di un intervento retroattivo che va a incidere su diritti già maturati, in contrasto con i principi di certezza del diritto. Secondo le stime, nel 2043 saranno oltre 730.000 i lavoratori pubblici colpiti, per un totale di 33 miliardi di euro di tagli a regime.

Gli effetti economici sono gravissimi:

  • Retribuzione annua 30.000 € → da -927 € a -6.177 € annui

  • Retribuzione annua 50.000 € → da -1.545 € a -10.296 € annui

  • Retribuzione annua 70.000 € → da -2.163 € a -14.415 € annui

Contratti poveri, pensioni tagliate e uscite ritardate

Oltre ai tagli, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’allungamento delle finestre di uscita, fino a 9 mesi in più per i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata.
Altro che “quota 41 per tutti”: il rischio concreto è che chi ha iniziato a lavorare giovane debba rimanere in servizio anche con 48 o 49 anni di contributi per evitare penalizzazioni.

Il nodo irrisolto del TFR/TFS

La situazione si aggrava con il blocco del TFR/TFS: nonostante la Corte costituzionale abbia richiesto un intervento, il Governo non ha ancora risolto il problema. Anzi, si ipotizza che per il pensionamento anticipato si possa ricorrere al TFR, un paradosso se si considera che i dipendenti pubblici attendono ancora tempi lunghissimi per la liquidazione.

L’impegno della CGIL

Il messaggio INPS introduce anche interpretazioni restrittive che superano la legge, restringendo diritti già tutelati. Di fronte a questo scenario, CGIL, FP CGIL e FLC CGIL proseguono la vertenza a tutela delle pensioni, rafforzando il contenzioso legale sui tagli alle aliquote di rendimento e sul TFR/TFS, fino al possibile ricorso alla Corte Costituzionale.


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