Doppia vittoria della FP CGIL al Tribunale di Forlì: il diritto di assemblea non si censura
Giustizia è fatta per le lavoratrici e i lavoratori dell'Agenzia delle Entrate.
Il Tribunale del Lavoro di Forlì ha respinto integralmente il ricorso in opposizione promosso dall'Agenzia delle Entrate contro il decreto che l'aveva già condannata per condotta antisindacale.
La vicenda trae origine dal divieto, opposto dall'Amministrazione nel marzo 2026, allo svolgimento di due assemblee sindacali indette dalla FP CGIL presso le sedi di Forlì e Cesena. L'Agenzia aveva sostenuto che il dibattito sul referendum costituzionale riguardante la giustizia non rientrasse tra le "materie di interesse sindacale e del lavoro".
Dopo la prima condanna emessa l'11 giugno 2026, il Tribunale di Forlì ha confermato la decisione con la sentenza del 16 settembre 2026, respingendo le tesi dell'Agenzia e condannandola al pagamento di € 7.377,00 di spese di lite.
I giudici hanno ribadito principi cardine dell'ordinamento:
- Inviolabilità dell'autonomia sindacale: il datore di lavoro non ha alcun potere di ingerenza, valutazione o filtro preventivo sugli argomenti scelti dal sindacato per le proprie assemblee.
- Visione ampia della tutela dei lavoratori: le riforme costituzionali e dell'ordinamento giudiziario toccano direttamente la tutela dei diritti e rientrano a pieno titolo nelle prerogative di informazione della FP CGIL.
- Permanenza dell'interesse ad agire: accertare l'illegittimità del comportamento datoriale è fondamentale per prevenire future prevaricazioni e tutelare la libertà sindacale nei luoghi di lavoro.
"Questa sentenza riconosce che le lavoratrici e i lavoratori non sono meri esecutori, ma cittadine e cittadini pienamente titolari del diritto di informarsi e discutere sulle riforme che impattano sui loro diritti", dichiara la FP CGIL Emilia Romagna. "Nessun datore di lavoro, pubblico o privato, può ergersi a censore della democrazia sindacale".
Esprime grande soddisfazione anche l’Avvocato Guido Reni: “Con questa Sentenza il Tribunale di Forlì ha applicato in modo ineccepibile i principi costituzionali di libertà e autonomia sindacale sanciti dagli articoli 39 della Costituzione e 20 dello Statuto dei Lavoratori. È stato ribadito che non spetta al datore di lavoro ingerirsi nell'ordine del giorno delle assemblee o valutare la 'sindacalità' degli argomenti proposti dalle organizzazioni rappresentative. Siamo soddisfatti inoltre nel constatare che le tesi da noi sostenute fin dal primo momento abbiano trovato piena ed esplicita conferma in diverse altre pronunce giurisprudenziali intervenute successivamente nel corso dei mesi - tra cui le importanti decisioni dei Tribunali di Civitavecchia e Latina - su fattispecie del tutto analoghe. Questo dimostra l'assoluta solidità della linea interpretativa seguita e consolidatissima nel merito, a tutela di tutti i lavoratori e dell'autonomia sindacale".
21 settembre 1904 – Si conclude il primo sciopero generale italiano
Il 21 settembre 1904 termina il primo sciopero generale della storia d’Italia. Per sei giorni lavoratori e lavoratrici di molte città del Paese incrociano le braccia, dando vita a una mobilitazione senza precedenti, nata dalla solidarietà con i minatori di Buggerru e destinata a segnare profondamente la storia del movimento sindacale italiano.
Tutto comincia il 4 settembre 1904, a Buggerru, piccolo centro minerario della Sardegna sud-occidentale. I minatori protestano contro le durissime condizioni di lavoro imposte dalla società francese che gestisce le miniere. Durante lo sciopero interviene l’esercito e i soldati aprono il fuoco sui lavoratori: il bilancio è di almeno tre morti e numerosi feriti.
La notizia attraversa rapidamente il Paese e provoca una forte indignazione. Pochi giorni dopo, nuovi scontri tra lavoratori e forze dell’ordine in Sicilia contribuiscono ad alimentare ulteriormente la protesta. Il 16 settembre la Camera del Lavoro di Milano proclama lo sciopero generale, che si estende rapidamente oltre i confini della città.
La mobilitazione coinvolge inizialmente Milano e Genova, poi Parma, Torino, Bologna, Livorno e Roma. Nei giorni successivi lo sciopero arriva anche a Bari, Napoli, Palermo, Catanzaro, Brescia, Biella, Venezia, Perugia e in numerosi altri territori.
Per la prima volta una protesta nata in un luogo preciso, dalle condizioni di lavoro e dalla morte di alcuni lavoratori, riesce quindi a trasformarsi in una mobilitazione nazionale. Non si sciopera soltanto per una vertenza salariale o per ottenere migliori condizioni in una singola fabbrica o miniera: al centro c’è anche il rifiuto della repressione delle lotte del lavoro e dell’utilizzo delle armi durante le proteste.
Lo sciopero termina il 21 settembre, dopo sei giorni, con l’impegno di un gruppo di parlamentari socialisti a presentare in Parlamento una proposta di legge per impedire l’impiego delle armi da parte delle forze dell’ordine nei conflitti di lavoro.
Ma le conseguenze di quelle giornate vanno oltre i risultati immediati della mobilitazione.
Nel 1904 non esiste ancora una grande organizzazione sindacale nazionale capace di coordinare il movimento. Le Camere del Lavoro e le federazioni di categoria operano soprattutto su base territoriale o professionale e proprio l’esperienza dello sciopero mostra, insieme alla forza della mobilitazione, anche i limiti di questa frammentazione.
Da quelle giornate cresce così la consapevolezza della necessità di costruire una struttura nazionale che sappia tenere insieme lavoratori, categorie e territori diversi. Due anni dopo, nel 1906, nascerà la Confederazione Generale del Lavoro, uno dei passaggi fondamentali nella storia del sindacalismo italiano.
Il primo sciopero generale del 1904 resta per questo una data importante: il momento in cui la solidarietà verso lavoratori colpiti dalla repressione diventa una mobilitazione comune e nazionale. Una delle prime dimostrazioni concrete di un principio destinato ad accompagnare tutta la storia del sindacato confederale: difendere i propri diritti significa anche riconoscere e difendere quelli degli altri.
Siamo come sei - La storia di Marco
“Siamo come sei” è un viaggio fra i volti e le voci delle persone che ogni giorno si impegnano per rendere le nostre comunità più accessibili, sicure e giuste.
Sono le storie delle iscritte e degli iscritti di FP CGIL in Emilia-Romagna. La terza tappa del nostro viaggio è in centro a Ferrara, per conoscere Marco che fa l’impiegato presso la sede INPS di Ferrara.
Guarda tutto il video con l’intervista a Marco.
Parto da Bologna in macchina in direzione Ferrara. E’ una bella e stranamente giornata calda di inizio febbraio.
Arrivo in centro, proprio sotto la sede dell’INPS, parcheggio la macchina e mi dirigo verso il primo bar per prendere un caffè. Aspetto qualche minuto prima che Marco scenda e si presenti. Andiamo in un parco e iniziamo l’intervista.
Marco ha origini piemontesi ed ha una formazione economica e storica. Si è trasferito a Ferrara qualche anno fa proprio in seguito ad un trasferimento ottenuto grazie all’aiuto della CGIL.
“Ho vinto il concorso per l’INPS e mi hanno assegnato alla sede di Modena. Dovevo fare ogni giorno quasi tre ore di viaggio come pendolare visto che la mia compagna e poi anche le mie figlie vivevano qui. Appena c’è stata la possibilità il sindacato mi ha aiutato a chiedere il trasferimento e da qualche anno ora lavoro nella sede INPS di Ferrara“.
Quando gli chiedo le motivazioni che lo hanno spinto ad iscriversi al sindacato mi risponde che lui vede nella CGIL quell’organizzazione in grado di tenere insieme i diritti e le tutele di lavoratori e lavoratrici e la necessità di garantire alle cittadine e ai cittadini servizi efficienti.
Garantire che gli enti centrali funzioni correttamente significa vigilare sulla corretta applicazione dei diritti di cittadinanza per tutti e tutte.
“Gli impiegati pubblici non fanno niente”
Così, un po’ per provocare un po’ per sapere cosa ne pensa, chiedo a Marco cosa ne pensa del luogo comune che vede gli impiegati pubblici come dei fannulloni. Sorride e mi racconta come l’esempio dell’INPS di Ferrara sia emblematico in questo senso.
Fino a qualche anno fa c’erano circa 130 funzionari all’INPS di Ferrara. Oggi sono poco meno di 100 e le competenze che oggi quei lavoratori e lavoratrici si ritrovano a gestire si sono moltiplicate notevolmente. Inoltre mi dice che durante la Pandemia in poco tempo gli uffici sono stati costretti a riorganizzarsi per garantire l’erogazione di milioni di pratiche ai cittadini e cittadine. I dipendenti dell’INPS hanno garantito soglie e livelli di produttività molto elevati e maggiori rispetto a quelli già garantiti precedentemente.
L’impegno delle elezioni RSU 2022
Marco, come molti suoi colleghi e colleghe, è candidato alle elezioni RSU 2022 che si svolgeranno il 5, 6, 7 aprile nelle liste di FP CGIL. In questi anni ha svolto la funzione di delegato sindacale e adesso vuole impegnarsi per monitorare le condizioni di lavoro e per tutelare i diritti di tutti e di tutte.
Mi spiega che bisogna tutelare questi momenti di vera democrazia, che permettono di dibattere e mettere a fuoco i problemi del mondo del lavoro pubblico, e che bisogna fare in modo che più lavoratori e lavoratrici possibili vadano a votare.
Se vuoi altre informazioni sulle elezioni RSU 2022 visita il sito www.elezionirsu.it!
Siamo come sei - La storia di Federica
“Siamo come sei” è un viaggio fra i volti e le voci delle persone che ogni giorno si impegnano per rendere le nostre comunità più accessibili, sicure e giuste.
Sono le storie delle iscritte e degli iscritti di FP CGIL in Emilia-Romagna. La seconda tappa del nostro viaggio è il cortile al S. Orsola di Bologna, per conoscere Federica che fa l’infermiera al S. Orsola.
Guarda tutto il video con l’intervista a Federica
Federica ha 25 anni e fa l’infermiera all’ospedale Sant’Orsola di Bologna.
Si è iscritta alla CGIL per risolvere il problema della stabilizzazione del proprio contratto a tempo determinato.
Arrivo dopo pranzo di fronte al padiglione 3 dell’Ospedale S. Orsola di Bologna, quello dove si trovano tutti gli uffici amministrativi dell’enorme struttura sanitaria bolognese. Aspetto qualche minuto nel cortiletto interno fino a che non arriva Federica.
Federica è una giovane infermiera umbra trasferita a Bologna per lavorare. Ha appena staccato il turno ma nonostante la probabile stanchezza mi saluta molto cordialmente e mi guida verso la saletta sindacale della CGIL.
Ci accoglie sorridente Cesare, delegato di FP CGIL presso l’ospedale e insieme pensiamo a come organizzare l’interviste. Quanto deve durare, cosa dire, quali domande fare. Federica è un po’ emozionata e legittimamente tesa, non le avevo comunicato granché di cosa le avrei chiesto.
Decidiamo di iniziare le riprese nel cortile interno del padiglione. E’ una bella giornata e c’è una bellissima luce.
Iniziamo l’intervista e Federica mi racconta di come è venuta in contatto con la CGIL. Dell’aiuto che i delegati le hanno dato a stabilizzare il suo contratto.
Mi spiega che, anche grazie ad FP CGIL, oggi lavora stabilmente in un grande ospedale pubblico, in una città che le piace e che offre tante possibilità a tanti giovani.
Federica, i giovani e il sindacato
Mi fa pensare la vicenda di Federica. Il sindacato spesso si interroga su quali siano i bisogni dei giovani, i loro interessi, le loro aspettative. Tutte cose giuste. Spesso basterebbe invece pensarli semplicemente come lavoratori o aspiranti tali, che desiderano avere un contratto stabile, un lavoro in cui ci sia formazione continua, la possibilità di conciliare il proprio tempo libero con il proprio lavoro.
Federica voleva rimanere a Bologna e il suo contratto precario non glielo permetteva. Secondo molte stime l’Italia sarebbe entrata in una fase di espansione economica, eppure dei nuovi contratti 4 su 5 sono a termine. Anche il pubblico impiego non è esente da questo problema.
Finiamo l’intervista, lascio andare Federica e saluto Cesare che si raccomanda di fargli avere tutti i materiali video, che fra poco ci sono le elezioni RSU e bisogna correre.
E allora noi corriamo.
Siamo come sei - La storia di Leonardo
“Siamo come sei” è un viaggio fra i volti e le voci delle persone che ogni giorno si impegnano per rendere le nostre comunità più accessibili, sicure e giuste.
Sono le storie dei delegati e delle delegate di FP CGIL in Emilia-Romagna. La prima tappa del nostro viaggio è la stazione dei vigili del fuoco di Bologna, per conoscere Leonardo.
Guarda tutto il video dell’intervista con Leonardo.
Leonardo è un vigile del fuoco di Bologna, si occupa della centrale operativa, del coordinamento logistico e della gestione delle sostanze tossiche.
Da più di vent’anni è anche delegato sindacale e ora è il coordinatore provinciale della CGIL Vigili del Fuoco di Bologna.
Aspetto una decina di minuti di fronte alla Caserma dei Vigili del Fuoco di Bologna prima che Alessandro, il ragazzo con il quale mi sono messo d’accordo per l’intervista mi apra la porta. La centrale si trova sulla Ferrarese, una strada provinciale molto trafficata che parte dal quartiere della Bolognina, attraversa la “bassa” e arriva, per l’appunto, a Ferrara.
E’ una mattina di novembre e a Bologna inizia a fare freddo. Alessandro mi accoglie con occhi sorridenti e stanchi e mi dice subito che purtroppo non riuscirà a fare l’intervista che avevamo concordato perché deve gestire alcune emergenze.
“In centrale è sempre così, un’emergenza dietro l’altra, però puoi parlare con Leonardo, il coordinatore della CGIL Vigili del Fuoco di Bologna“
La centrale dei vigili del fuoco di Bologna
Mi guida nei stretti corridoi della centrale con passo veloce, senza badare troppo a me e alla mia falcata fantozziana evidentemente più lenta e affannosa. Mi sforzo di stargli dietro e raggiungiamo l’ufficio di FP CGIL. Qui Alessandro mi abbandona dicendomi che arriverà a momenti Leonardo e che posso aspettarlo lì.
Obbedisco, d’altronde non posso fare altrimenti.
Dopo qualche minuto arriva Leonardo che prima che mi possa presentare mi chiede subito se voglio un caffè. Accetto volentieri e dopo qualche chiacchera iniziamo a predisporre tutto per l’intervista dentro l’ufficio sindacale.
Leonardo e la sua CGIL
Leonardo mi racconta di come è entrato nella CGIL, del perché fa il delegato sindacale, della fatica di tenere insieme il lavoro e l’attività di rappresentanza. Sorride quando gli chiedo se è contento di essere considerato un eroe. Gli fa molto piacere essere considerato tale, ma mi ricorda che lui e i suoi colleghi sono lavoratori come gli altri, non hanno superpoteri e vorrebbero più diritti.
Leonardo mi spiega che ad esempio i vigili del fuoco non hanno la tutela dell’Inail come tutti gli altri lavoratori. Ovviamente questo è un problema perché se fai il vigile è piuttosto normale farsi male a lavoro e molti suoi colleghi sono stati costretti ad anticiparsi di tasca propria cure mediche, tutori e visite specialistiche.
Mentre parlo con Leonardo mi viene da pensare che noi cittadini diamo davvero un sacco di cose per scontate.
Diamo per scontato che ogni giorno ci sono migliaia di lavoratori e lavoratrici che si impegnano per garantire sicurezza delle nostre comunità e che lo fanno spesso in condizioni di sotto-organico, con contratti non rinnovati da anni, rischiando di doversi pagare le cure mediche per infortuni causati sul posto di lavoro.
Facciamo bene a pretendere servizi di qualità, veloci e flessibili. Ma forse dovremmo ricordarci che se i Servizi Pubblici spesso non funzionano al meglio la colpa è nel fatto che, come dice FP CGIL, mancano all’appello almeno 600 mila lavoratori e lavoratrici nella Pubblica Amministrazione.
Finiamo l’intervista e mentre arrotolo i cavi mi faccio raccontare da Leonardo come è cambiato il suo lavoro con la Pandemia.
Mi spiega che il lavoro del vigile del fuoco è un lavoro di squadra e che il covid ha complicato un po’ tutto.
“Sembra una banalità, ma anche solo dover uscire con due camionette invece che con una, perché non possiamo stare in troppi in uno spazio piccolo fa tutta la differenza del mondo. Perché il nostro è un lavoro in cui dobbiamo comunicare bene e velocemente con i nostri compagni e se dobbiamo farlo via radio fra membri della stessa squadra da due diverse macchine tutto si complica”
Usciamo dalla zona con gli automezzi e le macchine di soccorso. Non nego che il bambino che è in me vorrebbe chiedere a Leonardo di farlo salire su ogni Camion, fargli provare un estintore e fargli suonare la sirena.
Per pudore mi limito a salutare e ringraziare per l’intervista e per tutto il resto.





