Polizia locale, FP CGIL Reggio Emilia: «Rafforzare gli organici, ma servono pari tutele e diritti»

Il potenziamento degli organici è necessario per garantire una maggiore presenza sul territorio, ma non può tradursi in un aumento delle responsabilità e dei rischi senza un adeguato riconoscimento dei diritti, delle tutele e delle condizioni di lavoro degli operatori.

Nel dibattito sulla sicurezza e sul ruolo della Polizia locale, la FP CGIL Emilia-Romagna interviene rilanciando la posizione espressa dalla struttura territoriale di Reggio Emilia.

Rafforzare la Polizia locale senza aumentare i rischi per gli operatori

Le proposte avanzate nel dibattito politico locale partono da un’esigenza concreta: rafforzare il controllo del territorio e aumentare la capacità di intervento a tutela delle comunità. La FP CGIL condivide la necessità di programmare nuove assunzioni e di garantire una presenza adeguata della Polizia locale nelle città e nei comuni.

Tuttavia, non è accettabile chiedere agli agenti di svolgere compiti sempre più complessi, spesso a supporto o in affiancamento alle forze di polizia dello Stato, senza riconoscere loro garanzie equivalenti dal punto di vista contrattuale, assicurativo, previdenziale e operativo.

La sicurezza dei cittadini non può essere costruita aumentando l’esposizione al rischio delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia locale.

Un divario contrattuale che deve essere superato

A differenza del personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, inquadrato nel Comparto Sicurezza e Difesa, gli operatori della Polizia locale sono dipendenti degli enti comunali e rientrano nel Contratto collettivo nazionale delle Funzioni Locali.

Questa differenza di inquadramento determina una significativa disparità di trattamento, nonostante gli agenti della Polizia locale siano chiamati quotidianamente a svolgere attività delicate e potenzialmente rischiose.

Tra le principali criticità vi sono la mancanza di piene tutele in caso di infortunio o malattia riconducibile al servizio, l’assenza di garanzie equivalenti in materia di causa di servizio e pensione privilegiata e una disciplina previdenziale non adeguata alle responsabilità e ai rischi professionali sostenuti.

A queste disparità si aggiunge una formazione ancora troppo disomogenea, che varia in base alle risorse e alle decisioni dei singoli enti locali, senza standard nazionali uniformi e continuativi.

Formazione e strumenti operativi adeguati

Gli operatori della Polizia locale devono poter lavorare in condizioni di maggiore sicurezza, contando su percorsi formativi strutturati e aggiornati. La formazione deve comprendere non soltanto gli aspetti normativi e amministrativi, ma anche le tecniche di intervento, la gestione delle situazioni critiche e gli strumenti di prevenzione e de-escalation dei conflitti.

È inoltre necessario intervenire sulle limitazioni operative che caratterizzano l’attività della Polizia locale, a partire dall’accesso ridotto alle banche dati d’indagine interforze.

Gli agenti che operano quotidianamente sulle strade non possono essere lasciati senza strumenti informativi adeguati, soprattutto quando sono chiamati a intervenire in situazioni complesse o a collaborare con gli altri corpi di polizia.

Servono assunzioni stabili e una riforma della legge quadro

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, qualsiasi progetto di rafforzamento del controllo del territorio deve partire da un piano di assunzioni stabili, necessario per ridurre i carichi di lavoro, migliorare l’organizzazione dei servizi e garantire una maggiore presenza nelle comunità.

Il potenziamento degli organici deve però essere accompagnato dal superamento del divario contrattuale, previdenziale e assicurativo che continua a penalizzare la Polizia locale.

È inoltre urgente una riforma della Legge quadro n. 65 del 1986, una normativa ormai risalente a quarant’anni fa e non più adeguata alla trasformazione delle funzioni e delle responsabilità affidate agli operatori.

La riforma deve definire con chiarezza le competenze, i limiti operativi e gli standard formativi nazionali, riconoscendo pienamente il valore professionale e il ruolo svolto dalla Polizia locale.


CCNL Funzioni Locali 2025-2027, raggiunta la preintesa: un primo passo per ridurre il divario salariale

È stata sottoscritta la preintesa per il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027. La FP CGIL ha espresso una valutazione positiva sul risultato raggiunto, frutto della mobilitazione e del confronto sindacale portato avanti per ridurre le distanze retributive tra il personale degli enti locali e quello delle altre amministrazioni pubbliche.

Tra le principali novità figura l’introduzione, per la prima volta, di un finanziamento extracontrattuale a carico dello Stato e non dei singoli enti locali. Le risorse serviranno a contribuire alla riduzione del divario salariale che da anni penalizza lavoratrici e lavoratori delle amministrazioni territoriali.

Si tratta di un primo risultato importante, anche se le somme previste restano insufficienti. Per questo la FP CGIL continuerà a chiedere un aumento consistente del Fondo statale, a partire dalla prossima legge di Bilancio.

Un Fondo statale per rendere il comparto più attrattivo

L’introduzione della nuova indennità di comparto rappresenta il risultato di una lunga battaglia sindacale per riconoscere il valore e le responsabilità del personale degli enti locali.

Negli ultimi anni il comparto ha infatti registrato una crescente difficoltà nel trattenere e reperire personale. Sempre più dipendenti lasciano Comuni, Province, Città metropolitane e altri enti territoriali per trasferirsi verso amministrazioni pubbliche che offrono condizioni economiche più favorevoli.

Un fenomeno che rischia di aggravare la carenza di organico e di compromettere la qualità e la continuità dei servizi pubblici rivolti alle cittadine e ai cittadini.

«Investire sul personale delle amministrazioni locali significa valorizzare le professionalità, rendere il comparto più attrattivo e garantire più diritti alle comunità», ha sottolineato il segretario generale della Funzione Pubblica CGIL, Federico Bozzanca.

Aumenti salariali e tutela dal costo della vita

La preintesa prevede aumenti contrattuali superiori all’inflazione programmata e introduce una clausola di salvaguardia per proteggere il potere d’acquisto delle retribuzioni nel caso di aumenti improvvisi del costo della vita.

L’incremento salariale previsto si avvicina inoltre in modo significativo a quello riconosciuto al personale delle Funzioni Centrali, riducendo almeno in parte una distanza economica che per anni ha penalizzato il comparto.

Per la FP CGIL, tuttavia, il percorso dovrà proseguire con ulteriori risorse e interventi strutturali capaci di recuperare pienamente il divario retributivo accumulato.

Stesse ferie per tutto il personale

Un’altra importante novità riguarda il diritto alle ferie. La preintesa elimina la differenza tra il personale neoassunto e quello con maggiore anzianità di servizio, equiparando il numero delle giornate di ferie annuali.

Viene così superata una disparità che non trovava giustificazione nella natura del lavoro svolto e che penalizzava le lavoratrici e i lavoratori assunti più recentemente.

Disabilità, parità salariale e intelligenza artificiale

Il nuovo contratto interviene anche sul tema della disabilità, sul rafforzamento delle relazioni sindacali e sulla definizione più chiara delle materie oggetto di confronto e contrattazione.

Particolare attenzione è stata dedicata all’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. L’obiettivo è favorire un impiego delle nuove tecnologie che migliori l’organizzazione del lavoro, evitando utilizzi impropri che possano danneggiare il personale, ridurre le tutele o peggiorare la qualità dei servizi.

La preintesa recepisce inoltre le previsioni europee sulla trasparenza salariale e sulla parità di retribuzione tra uomini e donne, rafforzando gli strumenti per contrastare le discriminazioni economiche e professionali.

Personale educativo e scolastico: prosegue il confronto

Un impegno specifico riguarda il personale educativo, scolastico e i profili professionali a esaurimento.

Le parti hanno condiviso la necessità di individuare una soluzione normativa che consenta il rinquadramento delle lavoratrici e dei lavoratori interessati dai percorsi di riqualificazione.

Il confronto dovrà ora definire tempi, modalità e risorse economiche necessarie, a partire dal primo provvedimento normativo utile.

La mobilitazione continua

La sottoscrizione della preintesa rappresenta un risultato significativo, ma non conclude la vertenza per la piena valorizzazione del lavoro negli enti locali.

La FP CGIL continuerà a mobilitarsi per ottenere maggiori risorse statali, salari adeguati alle responsabilità professionali, nuove assunzioni e condizioni di lavoro capaci di rendere il comparto realmente attrattivo.

Rafforzare le amministrazioni locali significa infatti sostenere i servizi pubblici, migliorare le condizioni di lavoro del personale e garantire risposte più efficaci ai bisogni delle comunità.


Sanità modenese sotto pressione: servono assunzioni, risorse e il contratto aziendale

La sanità modenese vive una fase di forte pressione. Da un lato ci sono progetti di ammodernamento, nuove strutture territoriali e investimenti legati al PNRR; dall’altro c’è la realtà quotidiana di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno servizi essenziali in condizioni sempre più difficili.

È indispensabile che ogni percorso di innovazione della sanità pubblica sia accompagnato da un rafforzamento reale degli organici, da investimenti sul personale e da risposte concrete sul piano economico e contrattuale. Senza professioniste e professionisti in numero adeguato, infatti, nessuna riorganizzazione può reggere davvero.

Organici in sofferenza e carichi di lavoro sempre più pesanti

Le segnalazioni di FP CGIL e UIL FP di Modena descrivono una situazione di forte criticità nella gestione del personale e delle risorse dell’Azienda USL di Modena. Pur nella consapevolezza delle profonde riorganizzazioni in corso, è necessario concentrare l’attenzione sulle dotazioni organiche, sulle condizioni di lavoro e sulla valorizzazione economica e professionale dei dipendenti.

Turni scoperti, rientri continui nei giorni di riposo, doppi turni e spostamenti tra servizi sono ormai segnali evidenti di un sistema sotto pressione. Il personale in servizio è costretto a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti, con ricadute sulla qualità dell’assistenza, sulla tenuta dei servizi e sulla salute stessa delle lavoratrici e dei lavoratori.

Straordinari in aumento: oltre 70.000 ore nel 2025

I numeri confermano la gravità della situazione. Nel 2025 si sono registrate oltre 70.000 ore di straordinario, in forte aumento rispetto al 2024, con una spesa superiore a 1,3 milioni di euro. Si tratta di risorse utilizzate per tenere aperti i servizi, non per potenziare realmente le prestazioni offerte alla cittadinanza.

Anche i primi dati del 2026 confermano questa tendenza. Il ricorso sistematico allo straordinario non può diventare la risposta strutturale alla carenza di personale. Al contrario, rappresenta il segnale di una programmazione insufficiente e di un fabbisogno di personale che deve essere affrontato con urgenza.

A questo si aggiunge il problema delle ferie arretrate. Secondo le rilevazioni effettuate da FP CGIL e UIL FP tra le lavoratrici e i lavoratori, esistono posizioni individuali con centinaia di giorni di ferie maturate e non fruite. Una condizione che rischia di peggiorare ulteriormente durante il periodo estivo.

Nuovi servizi senza personale dedicato: una scelta insostenibile

L’apertura di nuovi servizi e il potenziamento della rete territoriale sono obiettivi condivisibili, ma devono essere accompagnati da una programmazione coerente degli organici. Non è accettabile che nuovi servizi vengano attivati senza personale dedicato, ricorrendo al trasferimento temporaneo di infermiere e infermieri da reparti già in difficoltà o da un distretto all’altro.

A fronte dell’apertura del nuovo Ospedale di Comunità di Maranello e di nuovi servizi come i CAU, Centri di Assistenza e Urgenza, e le AFT, Aggregazioni Funzionali Territoriali, nel distretto di Sassuolo, l’AUSL di Modena ha disposto il ritiro degli infermieri dalla CRA “Opera Pia Castiglioni” di Formigine. Una scelta che rischia di mettere in seria difficoltà la struttura.

Criticità vengono segnalate anche negli Ospedali di Comunità, dove l’assistenza a pazienti complessi si confronta talvolta con organici inferiori agli standard previsti. Una situazione analoga riguarda la Salute Mentale: l’aumento delle richieste assistenziali e la carenza di medici nei servizi territoriali hanno concentrato molte urgenze sul Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Modena, che con 15 posti letto per adulti e 2 per minori, a fronte di un bacino di circa 700 mila abitanti, non riesce a tenere il passo.

Servono assunzioni, risorse regionali e rispetto degli accordi

Di fronte allo straordinario impegno del personale, non è accettabile che la Direzione aziendale non concentri il massimo sforzo sul reperimento delle risorse necessarie per dare risposte a lavoratrici e lavoratori.

Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo le richieste avanzate da FP CGIL Modena e UIL FP Modena e Reggio Emilia: serve un piano straordinario di assunzioni coerente con l’attivazione dei nuovi servizi; occorre velocizzare le riorganizzazioni interne, sbloccando le mobilità ferme da mesi; è necessario ottenere maggiori stanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna per finanziare nuovo personale, prestazioni straordinarie e attività aggiuntive indispensabili a tenere in piedi il sistema.

Queste risorse non possono essere considerate un costo accessorio. Sono la condizione minima per garantire continuità assistenziale, qualità dei servizi e tutela della sanità pubblica.

Contratto aziendale ancora fermo: sbloccare subito le progressioni

Resta aperto anche il tema del contratto aziendale e della valorizzazione economica del personale. È necessario che l’Azienda trovi rapidamente le risorse per riconoscere l’esperienza, la professionalità e l’impegno dei propri dipendenti, a partire dalle progressioni stipendiali.

Ci sono 3 milioni di euro bloccati a causa di un accordo sottoscritto e mai attuato per problemi tecnici non meglio specificati. Una situazione inaccettabile, soprattutto in un contesto in cui il personale continua a garantire il funzionamento dei servizi con sacrifici enormi.

Non bastano parole di riconoscimento. Servono atti concreti, risorse certe e il rispetto degli accordi sottoscritti. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità modenese hanno già dato prova di responsabilità, competenza e dedizione. Ora è il momento che anche l’Azienda e la Regione facciano la propria parte.


CCNL Funzioni Locali 2025-2027: il resoconto dell’incontro ARAN del 24 giugno

Si è svolto il 24 giugno 2026, presso la sede dell’ARAN, un nuovo incontro tra l’Agenzia e le organizzazioni sindacali sul rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027. Al centro del confronto, la bozza di articolato trasmessa dall’ARAN alle parti sindacali, un testo che introduce alcune modifiche rispetto alle proposte precedenti, ma che per la FP CGIL resta ancora insufficiente su diversi punti centrali per la tutela e la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori degli enti locali.

Le proposte contenute nella bozza ARAN

La bozza presentata dall’ARAN interviene su diversi aspetti del contratto. Tra questi, la possibilità di integrare ulteriori risorse per il finanziamento degli incarichi di elevata qualificazione negli enti privi di dirigenza, con l’adeguamento in aumento del limite minimo nel rispetto dell’articolo 23, comma 2, del D. Lgs. 75/2017.

È stata inoltre proposta una semplificazione delle voci di costituzione del fondo per gli enti senza dirigenza. Su questo punto sono state parzialmente accolte alcune richieste sindacali, con l’obiettivo di ricomprendere, pur attraverso un raggruppamento delle fattispecie, quasi tutte le voci storiche di alimentazione del fondo. Nel corso dell’incontro è stata avanzata anche la possibilità di estendere questa formulazione non solo agli enti senza dirigenza, ma all’intero comparto.

La bozza interviene poi sul tema delle indennità nel periodo di ferie, prevedendo l’inserimento nel calcolo di alcune voci accessorie erogate nell’anno precedente. Viene inoltre superata la differenziazione del numero di ferie per i neoassunti, una misura positiva che va nella direzione di una maggiore equità tra lavoratrici e lavoratori.

Un altro punto riguarda ferie e riposi solidali: la possibilità di utilizzo dell’istituto viene ampliata anche per prestare assistenza al coniuge e ai parenti o affini entro il secondo grado.

Sul fronte della formazione, il testo rafforza il ruolo delle attività formative per l’accrescimento e lo sviluppo professionale, la riqualificazione e la progressione del personale. Vengono richiamate anche le esigenze legate alle innovazioni tecnologiche, compresa l’introduzione dell’intelligenza artificiale, ai cambiamenti organizzativi e normativi, ai processi di mobilità, al reclutamento di nuovo personale e allo sviluppo della qualità dei servizi.

Accolta anche una richiesta sindacale relativa all’incremento del fondo per il lavoro straordinario, con la possibilità di finanziarlo in seguito all’approvazione dell’articolo 6, comma 3, del D.L. 23/2026, il cosiddetto decreto “Sicurezza”.

Infine, la bozza prevede un momento di monitoraggio delle dinamiche retributive, attraverso un incontro di verifica congiunta sugli andamenti delle retribuzioni contrattuali e di fatto, sulla base dei dati Istat e della Ragioneria Generale dello Stato. Come chiarito nel corso dell’incontro, il mese di luglio sarà inserito come riferimento per il confronto. Viene inoltre richiamata l’attuazione del D. Lgs. 96/2026 in materia di parità retributiva tra donne e uomini.

Le priorità della FP CGIL sul rinnovo del contratto

Nel corso della discussione, la Segretaria nazionale FP CGIL Tatiana Cazzaniga ha espresso le valutazioni dell’organizzazione sindacale sul testo proposto, chiedendo l’applicazione anche al comparto Funzioni Locali di alcune parti già presenti nell’ipotesi di CCNL Funzioni Centrali.

Il punto centrale resta il rafforzamento delle relazioni sindacali. L’osservatorio paritetico deve essere istituito a livello di comparto, come già previsto nelle Funzioni Centrali. È inoltre necessario ampliare l’informativa, seguita da un incontro di approfondimento, alle linee generali di riorganizzazione, alla rilevazione della condizione occupazionale delle persone con disabilità e ai piani del fabbisogno del personale.

Altrettanto importante è integrare le materie oggetto di confronto, includendo almeno i criteri di funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale quando incidono sul rapporto di lavoro. Le innovazioni tecnologiche non possono essere introdotte senza trasparenza, partecipazione e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

Progressioni, fondi e incarichi di elevata qualificazione

Sul tema delle progressioni economiche all’interno delle aree, la FP CGIL ha proposto una formulazione finalizzata a ridurre il rischio di discrezionalità e incertezza interpretativa. Occorre chiarire meglio il peso dell’esperienza professionale maturata nell’ente o nell’unità organizzativa e il rapporto con i periodi già valutati nelle precedenti progressioni. In assenza di una formulazione realmente migliorativa, per la FP CGIL è preferibile non introdurre norme ambigue.

Rispetto alla semplificazione del fondo della contrattazione per gli enti senza dirigenza, pur apprezzando il tentativo di razionalizzazione, il testo risulta ancora carente. In particolare, manca una previsione adeguata sulla possibilità di integrare la parte stabile del fondo a fronte di una riduzione permanente del fondo per lo straordinario.

Sul finanziamento degli incarichi di elevata qualificazione, la FP CGIL ha ribadito la propria contrarietà all’utilizzo delle risorse delle capacità assunzionali. Negli enti senza dirigenza non può accadere che l’integrazione delle risorse per le elevate qualificazioni produca una riduzione del fondo della contrattazione decentrata senza il preventivo assenso delle parti negoziali.

Indennità, formazione e congedi: servono maggiori tutele

Un altro tema rilevante riguarda le indennità nel periodo di ferie. Per la FP CGIL è necessario ricomprendere nel calcolo anche le indennità legate alle condizioni di lavoro e adeguare il limite minimo alla durata e alla percentuale oraria del rapporto di lavoro.

Sul fronte della formazione, riteniamo che la valorizzazione del personale interno impegnato nelle attività di docenza, tutoraggio e mentoring debba essere finanziata con le risorse destinate alla formazione, riconoscendo il valore professionale di chi contribuisce direttamente alla crescita delle competenze all’interno degli enti.

È stata inoltre ribadita la forte contrarietà all’equiparazione del congedo per malattia del figlio alla durata del certificato medico. Si tratterebbe di una misura fortemente penalizzante per madri e padri lavoratori, in contrasto con l’esigenza di rafforzare la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.

Verso i prossimi incontri del 7 e 21 luglio

Il confronto proseguirà con due tavoli plenari già fissati per il 7 e il 21 luglio. Per la FP CGIL Emilia-Romagna il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027 deve rappresentare un’occasione reale per rafforzare salari, diritti, partecipazione sindacale e qualità del lavoro pubblico.

Le lavoratrici e i lavoratori delle Funzioni Locali garantiscono servizi essenziali per le comunità, spesso in condizioni difficili, con organici insufficienti e responsabilità crescenti. Il contratto deve dare risposte concrete: più salario, più tutele, più valorizzazione professionale e più democrazia nei luoghi di lavoro.


Asili nido, serve una svolta: il diritto all’educazione 0-3 non può restare a carico delle famiglie

I dati sullo stato di avanzamento della spesa PNRR per gli asili nido in Italia confermano una situazione che da tempo denunciamo: il Paese sta procedendo troppo lentamente su una priorità strategica per bambine, bambini, famiglie e lavoratrici del settore educativo.

Secondo i numeri diffusi dalla Fondazione Agnelli, risulta speso il 45,6% dei fondi PNRR destinati agli asili nido. Un dato che provoca amarezza e rabbia. Amarezza, perché l’Italia avrebbe potuto compiere un passo decisivo per rafforzare i servizi educativi per la prima infanzia. Rabbia, perché da anni segnaliamo ritardi, carenze e scelte politiche insufficienti rispetto a un tema che dovrebbe essere al centro dell’agenda pubblica.

Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza una proposta chiara: il nido deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale, non come un servizio a domanda individuale che pesa sulle famiglie. L’accesso ai servizi educativi 0-3 deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, superando le disuguaglianze territoriali e sociali che ancora oggi limitano l’accesso di troppe bambine e troppi bambini.

Non bastano le strutture: servono educatrici ed educatori

Investire sugli asili nido significa costruire nuovi spazi, ma anche garantire il personale necessario per farli funzionare. Le strutture, da sole, non bastano. Senza educatrici, educatori e personale adeguato non è possibile assicurare qualità educativa, continuità dei servizi e condizioni di lavoro dignitose.

In Italia manca personale: la carenza è stimata in circa 29mila educatrici ed educatori. È un dato che deve preoccupare tutte le istituzioni, perché senza un piano serio di assunzioni, senza investimenti sulla qualità del lavoro e senza il riconoscimento pieno del valore professionale di chi opera nei servizi educativi, il potenziamento degli asili nido rischia di restare incompleto.

La prima infanzia non può essere considerata un capitolo secondario delle politiche pubbliche. È il punto da cui partire per costruire una società più giusta, più inclusiva e più capace di sostenere le famiglie, il lavoro delle donne e il futuro delle comunità.

Rendere attrattiva la professione educativa

Per rispondere davvero alla carenza di personale occorre aumentare l’attrattività della professione educativa. Questo significa salari adeguati, contratti rispettati, stabilità occupazionale, percorsi di formazione, riconoscimento delle competenze e condizioni organizzative sostenibili.

Le educatrici e gli educatori svolgono una funzione essenziale per la crescita delle bambine e dei bambini. La qualità dei servizi educativi passa dalla qualità del lavoro di chi ogni giorno garantisce cura, relazione, progettazione educativa e inclusione. Per questo servono scelte politiche e contrattuali coerenti, capaci di valorizzare davvero queste professionalità.

Asili nido come diritto universale

Riconoscere il nido come diritto fondamentale significa cambiare prospettiva. Non si tratta soltanto di offrire un servizio alle famiglie, ma di affermare un diritto educativo delle bambine e dei bambini fin dai primi anni di vita.

Per troppo tempo i governi non hanno guardato all’investimento sull’infanzia come a una priorità strutturale. Oggi serve una svolta: bisogna fare presto e bene, utilizzare pienamente le risorse disponibili, rafforzare il sistema pubblico dei servizi educativi e garantire standard omogenei in tutto il Paese.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a rivendicare investimenti, assunzioni e diritti. Il futuro della società passa anche da qui: dagli asili nido, dal lavoro educativo, dalla capacità delle istituzioni di mettere al centro bambine, bambini, famiglie e personale.


Ddl Merito, FP CGIL Emilia-Romagna: “Grave passo indietro, a rischio l’indipendenza della Pubblica amministrazione”

L’approvazione definitiva da parte del Senato del Ddl Merito, proposto dal ministro Zangrillo, rappresenta un grave passo indietro per la Pubblica amministrazione e per il riconoscimento della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.

Questo provvedimento non risponde alle reali esigenze del personale pubblico. Al contrario, introduce meccanismi che rischiano di indebolire l’autonomia della Pubblica amministrazione, svuotare il ruolo della contrattazione collettiva e aprire la strada a un controllo sempre più diretto della politica sulla macchina amministrativa.

Il merito non si decide per legge

Uno degli aspetti più preoccupanti del Ddl riguarda l’idea che i “più meritevoli” possano essere individuati per legge, attraverso percentuali predeterminate e meccanismi rigidi di valutazione.

Si tratta di un’impostazione che riporta indietro le lancette dell’orologio a stagioni già superate, nelle quali solo una quota limitata di personale poteva accedere alle valutazioni più alte e, di conseguenza, ai relativi riconoscimenti economici.

Per noi il merito non può essere trasformato in una competizione forzata tra lavoratrici e lavoratori, né può essere ridotto a una graduatoria calata dall’alto. La professionalità del personale pubblico va riconosciuta attraverso strumenti trasparenti, condivisi e contrattati, non con pagelline o percentuali stabilite per legge.

Svuotato il ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione

Il Ddl Merito interviene anche sul ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione, riducendo il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice.

È un passaggio particolarmente grave, perché rischia di spostare il controllo della valutazione sempre più vicino alla politica. In questo modo viene indebolito un presidio di autonomia e imparzialità che dovrebbe invece essere rafforzato.

Una Pubblica amministrazione autorevole ha bisogno di regole chiare, indipendenza, trasparenza e responsabilità. Non ha bisogno di strumenti che possano trasformare la dirigenza pubblica in una semplice esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo.

Progressioni di carriera: serve trasparenza, non opacità

Un altro punto critico riguarda il superamento del concorso a favore di procedure interne che rischiano di risultare opache e farraginose.

La crescita professionale del personale pubblico deve essere garantita attraverso percorsi chiari, imparziali e verificabili. Ogni avanzamento di carriera deve premiare competenze reali, esperienza, formazione e responsabilità assunte sul campo, non la vicinanza al proprio dirigente o la fedeltà a logiche gerarchiche.

Il rischio è che, dietro il richiamo al merito, si costruisca un sistema meno trasparente, nel quale le lavoratrici e i lavoratori vedano mortificate le proprie legittime aspirazioni professionali.

Una nuova invasione della legge nella contrattazione

Con questo provvedimento assistiamo anche all’ennesima invasione di campo della legge in materie che dovrebbero essere affidate alla contrattazione collettiva.

Valutazione, salario accessorio, progressioni professionali e organizzazione del lavoro sono temi che devono essere discussi con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Intervenire unilateralmente per legge significa ridurre gli spazi democratici di confronto e indebolire il ruolo del contratto nazionale.

Come FP CGIL Emilia-Romagna siamo convinti che il futuro della Pubblica amministrazione passi dal rafforzamento della contrattazione, non dalla sua compressione.

Cosa serve davvero alla Pubblica amministrazione

Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di competizioni imposte, classifiche rigide o meccanismi di valutazione costruiti dall’alto.

Hanno bisogno di risposte concrete: il superamento dei tetti di spesa sul salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga, investimenti sulla formazione di qualità, assunzioni stabili e percorsi professionali coerenti con le competenze effettivamente maturate.

Per valorizzare davvero il personale pubblico occorre riconoscere il lavoro che ogni giorno garantisce servizi essenziali alle persone, alle comunità e ai territori.


Caldo nelle scuole reggiane: temperature fino a 36°C, servono climatizzazione e interventi urgenti

Nei nidi e nelle scuole d’infanzia di Reggio Emilia e provincia la situazione ha superato il livello di guardia. Le segnalazioni che stanno arrivando in queste ore dalle strutture del territorio sono molto preoccupanti: in diverse sezioni le temperature interne oscillano stabilmente tra i 34°C e i 36°C, con tassi di umidità che rendono l’aria difficilmente respirabile.

Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo l’allarme lanciato dalla FP CGIL di Reggio Emilia: non siamo di fronte a un disagio temporaneo né a un episodio isolato, ma a una condizione strutturale che mette a rischio il benessere delle bambine, dei bambini e di tutto il personale scolastico, educativo, ausiliario e di cucina che ogni giorno lavora all’interno di queste strutture.

Il caldo nelle scuole non è più un’emergenza occasionale

Le temperature registrate nei nidi e nelle scuole d’infanzia reggiane confermano una realtà ormai evidente: il cambiamento climatico sta modificando in modo profondo le condizioni di vita e di lavoro anche negli edifici scolastici.

Continuare a gestire i mesi di giugno, luglio e settembre con strutture obsolete, spesso prive di sistemi adeguati di raffrescamento e con condizioni termiche non più compatibili con la permanenza quotidiana di bambini piccoli e lavoratori, significa ignorare un problema che non può più essere rimandato.

Non si può parlare ogni anno di “ondata anomala” quando il caldo estremo è diventato una condizione ricorrente. Le scuole devono cambiare, perché è cambiato il clima.

Nidi e scuole d’infanzia da climatizzare: serve un piano straordinario

Chiediamo ai Sindaci della provincia di Reggio Emilia, all’Amministrazione comunale del capoluogo e alle cooperative che gestiscono servizi educativi di assumersi fino in fondo la responsabilità di questa situazione.

È necessario un piano straordinario di investimenti per la climatizzazione, la ristrutturazione termica e l’adeguamento degli edifici che ospitano nidi e scuole d’infanzia. Non si tratta di un lusso, ma di una misura indispensabile per garantire il diritto alla salute, la qualità dei servizi educativi e condizioni di lavoro dignitose.

Siamo consapevoli delle difficoltà di bilancio degli enti locali, ma proprio per questo serve un’azione politica forte e coordinata. I Comuni reggiani devono fare fronte comune attraverso ANCI e chiedere al Governo risorse straordinarie e strutturali per la transizione ecologica dell’edilizia scolastica e per il benessere termico degli ambienti educativi.

La risposta non può essere “non ci sono i soldi” mentre bambine e bambini, anche di pochi mesi, e lavoratrici e lavoratori sono costretti a passare intere giornate in ambienti con temperature da piena emergenza climatica. La politica deve scegliere le proprie priorità, e la scuola deve tornare al centro dell’agenda pubblica.

Segnalazioni a SPSAL e Ispettorato del Lavoro

Nel frattempo, la FP CGIL di Reggio Emilia non lascerà cadere nel vuoto le segnalazioni ricevute dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Per questo sono state attivate le segnalazioni allo SPSAL e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, indicando le criticità più gravi raccolte finora. Saranno gli organismi competenti a valutare, con le strumentazioni adeguate, le temperature effettive all’interno delle strutture e i correttivi necessari da mettere in campo.


ASP Parma, FP CGIL: i tempi di vestizione sono lavoro. Basta rinvii, servono risposte concrete

Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo la vertenza aperta dalla FP CGIL Parma nei confronti di ASP Parma sul riconoscimento dei tempi di vestizione e svestizione del personale. Una questione concreta, che riguarda centinaia di lavoratrici e lavoratori impegnati ogni giorno nei servizi assistenziali e socio-sanitari dell’Ente.

Il tema è semplice: il tempo necessario per indossare e togliere la divisa di servizio, quando richiesto dall’organizzazione del lavoro e svolto secondo modalità stabilite dal datore di lavoro, deve essere considerato tempo di lavoro a tutti gli effetti.

Non si tratta di una rivendicazione astratta, ma di minuti che ogni giorno vengono dedicati all’attività lavorativa. Minuti che, sommati nel corso dei mesi e degli anni, assumono un valore significativo per chi lavora nei servizi alla persona, spesso in condizioni organizzative complesse e con carichi sempre più pesanti.

Una vertenza che nasce dalle assemblee del personale

La richiesta avanzata dalla FP CGIL Parma nasce direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori. Durante le assemblee sindacali svolte nelle scorse settimane, il personale ha espresso con forza la necessità di affrontare una questione presente da anni e mai risolta in modo definitivo.

Nonostante le richieste formali già presentate dall’organizzazione sindacale e il forte interesse manifestato dal personale, ASP Parma non ha ancora fornito risposte concrete. Per questo riteniamo necessario che l’Ente apra finalmente un confronto vero, capace di produrre soluzioni chiare e verificabili.

I tempi di vestizione sono parte dell’organizzazione del lavoro

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte affermato che il tempo impiegato per indossare e togliere la divisa può costituire tempo di lavoro quando l’obbligo deriva dall’organizzazione datoriale e non da una scelta libera della lavoratrice o del lavoratore.

Nel caso dei servizi assistenziali e socio-sanitari, la vestizione non è un gesto accessorio o marginale. È parte integrante delle condizioni necessarie per svolgere correttamente il proprio lavoro, garantire sicurezza, igiene, continuità assistenziale e qualità del servizio.

Per questo la FP CGIL Parma chiede che ASP Parma riconosca il tempo effettivamente messo a disposizione dell’Ente.

FP CGIL: “Non chiediamo privilegi, ma rispetto del lavoro”

“Parliamo di minuti che ogni giorno vengono dedicati all’attività lavorativa e che, sommati nel corso degli anni, assumono un valore significativo per le lavoratrici e i lavoratori”, afferma Alessandro Dell’Aria, funzionario FP CGIL Parma che sta seguendo la vertenza. “Non chiediamo privilegi né trattamenti di favore. Chiediamo semplicemente il rispetto di un principio di equità e il riconoscimento del tempo effettivamente messo a disposizione dell’Ente”.

La questione dei tempi di vestizione assume anche un valore più ampio. Riconoscere questo tempo significa valorizzare concretamente il lavoro di chi ogni giorno garantisce assistenza ad anziani e persone fragili. Significa riconoscere che la qualità dei servizi pubblici e socio-sanitari passa anche dal rispetto dei diritti di chi quei servizi li rende possibili.

Servono risposte chiare da ASP Parma

“La qualità dei servizi passa inevitabilmente anche dal rispetto dei diritti di chi quei servizi li garantisce ogni giorno”, prosegue Dell’Aria. “Ci aspettiamo che ASP Parma apra finalmente un confronto concreto e produca risposte chiare. Continuare a rinviare non farebbe altro che alimentare il malcontento e aumentare la distanza tra l’Amministrazione e il personale”.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questa vertenza debba trovare una soluzione positiva. Il riconoscimento dei tempi di vestizione non è solo una questione economica o organizzativa: è un tema di giustizia, correttezza e dignità del lavoro.

La FP CGIL Parma continuerà a sostenere le lavoratrici e i lavoratori in ogni sede opportuna, mantenendo alta l’attenzione su una vertenza che riguarda diritti concreti e il rispetto dovuto a chi ogni giorno lavora nei servizi alla persona.


Comune di Parma, FP CGIL: “La nuova riorganizzazione non risolve i problemi e aumenta il disagio del personale”

Il Comune di Parma ha presentato nei giorni scorsi la nuova macrostruttura alle organizzazioni sindacali, una riorganizzazione costruita senza un reale percorso di confronto con chi ogni giorno garantisce il funzionamento della macchina comunale e l’erogazione dei servizi pubblici alla cittadinanza. Riteniamo questa riorganizzazione profondamente preoccupante: non affronta i nodi strutturali dell’Ente, non valorizza il personale e rischia di peggiorare il clima interno e la qualità dei servizi.

“Rispetto alle scelte fatte – dichiara Ruggero Maria Manzotti, segretario generale FP CGIL Parma – esprimiamo preoccupazione e forti perplessità. Le modifiche introdotte non risolvono i problemi strutturali che abbiamo più volte evidenziato, ma rischiano al contrario di aumentare le criticità e il malcontento tra lavoratrici e lavoratori”.

Una riorganizzazione calata dall’alto

La FP CGIL denuncia una modalità di intervento che appare ancora una volta calata dall’alto. Il tema non riguarda soltanto la distribuzione formale delle funzioni dentro l’organigramma, ma il modo in cui l’Amministrazione sceglie di governare i servizi pubblici, il personale e le risposte ai cittadini.

Tra le scelte più critiche viene segnalato l’accorpamento di Risorse Umane e Servizi educativi sotto un’unica dirigenza. Si tratta di ambiti complessi, strategici e delicati, che richiederebbero invece investimenti mirati, attenzione specifica e una gestione dedicata.

Analoghe perplessità riguardano il nuovo settore “Giovani e Politiche del Lavoro”, rispetto al quale non risultano chiari gli obiettivi, le risorse e gli investimenti previsti. Anche l’accorpamento dei settori Sport, Servizio Elettorale e Servizi al cittadino appare, secondo la FP CGIL, più legato a logiche formali che a una reale funzionalità organizzativa.

Preoccupazione per le politiche abitative

Una delle criticità più rilevanti riguarda lo smantellamento del settore Politiche abitative, accorpato all’interno dell’ambito Manutenzioni e Verde Pubblico e ridotto a due strutture operative.

“La questione abitativa – prosegue Manzotti – ha rappresentato per questa Amministrazione una priorità e ha raggiunto traguardi positivi grazie a un lavoro significativo, sia in termini quantitativi sia qualitativi, svolto fino ad ora da una dirigenza competente e da personale qualificato. Il timore è che la riorganizzazione possa non mantenere gli standard ottenuti”.

Per la FP CGIL, il tema della casa non può essere trattato come una funzione residuale o meramente amministrativa. Le politiche abitative rappresentano un presidio sociale fondamentale, soprattutto in una fase in cui il diritto all’abitare è sempre più centrale per molte famiglie, lavoratrici, lavoratori e persone fragili.

Dietro ogni organigramma ci sono persone e servizi

La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene le preoccupazioni espresse dalla FP CGIL Parma e ribadisce la necessità di aprire un confronto vero sul futuro dell’Ente. Ogni riorganizzazione della macchina comunale dovrebbe avere un obiettivo chiaro: migliorare la qualità dei servizi pubblici, rafforzare il lavoro pubblico, valorizzare le competenze e garantire risposte adeguate alla cittadinanza.

“Si continua a privilegiare decisioni assunte senza il necessario coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori e senza un reale confronto sul futuro dell’Ente – conclude Manzotti –. La FP CGIL continuerà a evidenziare pubblicamente scelte che non valorizzano il personale comunale e che rischiano di compromettere la qualità dei servizi pubblici. Perché dietro ogni organigramma ci sono persone che lavorano e cittadini che attendono risposte. Ed è da qui che dovrebbe partire qualsiasi vera riforma della macchina comunale”.

La riorganizzazione del Comune di Parma deve essere ripensata attraverso un confronto serio, trasparente e partecipato. Senza il coinvolgimento del personale, ogni modifica rischia di restare un intervento formale, incapace di affrontare le vere criticità dell’Ente.


Caldo insostenibile nei nidi e nelle scuole: servono interventi urgenti

Le ondate di calore sono ormai una condizione sempre più frequente e prolungata. Da maggio a settembre, in molti luoghi di lavoro le temperature raggiungono livelli difficili da sostenere. Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia il problema assume una gravità particolare, perché coinvolge bambini e bambine da 0 a 6 anni, personale educativo, personale ausiliario e personale di cucina, costretti a trascorrere intere giornate in ambienti spesso non adeguati ad affrontare il caldo estremo.

Molte strutture educative sono state costruite negli anni Settanta e Ottanta e non dispongono di impianti di climatizzazione o di sistemi di raffrescamento sufficienti. In diversi plessi la qualità degli infissi, l’esposizione solare, l’assenza di ombreggiature, la ventilazione insufficiente e la mancanza di interventi strutturali rendono sempre più pesanti le condizioni di lavoro e di permanenza all’interno degli edifici.

Riteniamo che il caldo nelle scuole e nei nidi non possa più essere trattato come un’emergenza temporanea da gestire anno per anno. L’aumento delle temperature è un fenomeno strutturale e come tale deve essere affrontato con programmazione, risorse e responsabilità pubblica.

Una mappatura delle condizioni ambientali nei servizi 0-6

Abbiamo chiesto alle amministrazioni comunali e alle istituzioni scolastiche competenti una valutazione complessiva e strutturata delle condizioni ambientali nei plessi educativi durante i mesi più caldi dell’anno.

Lavorare, crescere e trascorrere intere giornate in ambienti dove le temperature interne superano soglie accettabili non è soltanto una condizione di disagio: è un rischio per la salute. Per questo è necessaria una mappatura puntuale, struttura per struttura, che rilevi le temperature effettive negli spazi interni, la qualità della ventilazione, l’esposizione al sole, lo stato degli infissi, la presenza o assenza di sistemi di ombreggiatura e l’eventuale disponibilità di impianti di condizionamento o raffrescamento.

Questa ricognizione deve essere il primo passo verso un piano di interventi concreto. Non bastano misure tampone o soluzioni improvvisate nei giorni più caldi: serve un programma pluriennale capace di affrontare il problema alla radice.

Raffrescamento, riqualificazione energetica e più verde

Per rendere nidi e scuole dell’infanzia luoghi sicuri e vivibili anche durante l’estate, è necessario prevedere l’installazione di sistemi di raffrescamento dove necessario, la riqualificazione energetica degli edifici, il miglioramento degli infissi, il potenziamento del verde negli spazi esterni e l’adozione di misure organizzative utili a ridurre l’esposizione al caldo nelle ore più critiche della giornata.

La salute di bambine, bambini, lavoratrici e lavoratori non può dipendere dalla capacità del singolo Comune di trovare soluzioni isolate. Servono scelte pubbliche coordinate, investimenti adeguati e una visione capace di tenere insieme qualità dei servizi educativi, sicurezza sul lavoro, benessere delle persone e adattamento climatico degli edifici pubblici.

La resilienza del personale non può sostituire le politiche pubbliche

Il personale che lavora nei servizi educativi 0-6 sopporta da anni condizioni sempre più difficili nei mesi estivi. Educatrici, educatori, collaboratrici, collaboratori e personale di cucina garantiscono ogni giorno continuità, cura, attenzione e qualità del servizio, anche quando gli ambienti diventano pesanti e inadeguati.

Ma la resilienza individuale non può essere il sostituto delle politiche pubbliche. È compito delle istituzioni, dei Comuni, dei gestori dei servizi educativi e degli organi preposti alla sicurezza sul lavoro intervenire con risorse adeguate e soluzioni strutturali.

A rendere più grave la situazione è l’assenza di una risposta nazionale all’altezza del problema. Mentre le temperature aumentano e gli amministratori locali si trovano a fare i conti con edifici datati e risorse insufficienti, manca ancora una strategia organica per l’adattamento climatico degli edifici scolastici pubblici e per la tutela della salute di bambini e lavoratori nei periodi di caldo estremo.

Servono risorse nazionali straordinarie

Il problema del caldo nei nidi e nelle scuole si inserisce in un quadro più ampio, segnato dai tagli ai trasferimenti agli enti locali e dalla crescente difficoltà dei Comuni nel garantire servizi pubblici di qualità.

Ai Comuni viene chiesto di fare sempre di più con sempre meno: mantenere edifici spesso datati, garantire servizi educativi fondamentali, rispondere alle emergenze climatiche, tutelare la salute e la sicurezza di chi lavora e di chi frequenta le strutture. Tutto questo avviene con bilanci compressi e margini di intervento sempre più ridotti.

È una contraddizione insostenibile. Non è accettabile che la salute dei bambini e delle lavoratrici e dei lavoratori dipenda dalla capacità del singolo ente locale di arrangiarsi. Servono risorse nazionali straordinarie, subito, per sostenere gli interventi necessari e garantire ambienti educativi sicuri, salubri e adeguati alla nuova realtà climatica.

Continueremo a monitorare la situazione e a seguire con attenzione i riscontri delle istituzioni. Siamo disponibili a partecipare ai tavoli di confronto tecnico e a contribuire alla definizione di soluzioni concrete che mettano al centro il benessere di chi vive e lavora nei nidi e nelle scuole.


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