La vicenda delle undici insegnanti della provincia di Ravenna escluse dal concorso bandito dal Comune di Russi per posti nei nidi d’infanzia riporta al centro un tema che per noi è decisivo: il riconoscimento corretto dei titoli, la tutela delle professionalità educative e il rispetto dei diritti delle lavoratrici. Le candidate erano state escluse perché non in possesso della laurea, ma il Tar ha accolto il ricorso e ora la procedura dovrà essere ripetuta.

Il bando riguardava posti a tempo pieno e indeterminato nell’area dei servizi alla cittadinanza del Comune di Russi, nell’ambito educativo 0-3 anni. La selezione prevedeva, oltre alla laurea, anche la possibilità di accesso con titoli equipollenti, equiparati o comunque riconosciuti dalle norme vigenti e dalle disposizioni regionali dell’Emilia-Romagna. Proprio su questo punto si è aperto il contenzioso: le candidate escluse erano in possesso di diploma conseguito entro i termini temporali che, secondo la normativa regionale richiamata nell’articolo, ne salvaguardano la validità per l’accesso al settore educativo.

La decisione del Tar chiarisce un principio importante: non si possono ignorare titoli che l’ordinamento considera ancora validi. È un passaggio che parla non solo del caso specifico di Russi, ma di una questione più ampia che riguarda l’organizzazione dei servizi educativi pubblici, la certezza delle regole e la necessità di evitare interpretazioni restrittive che finiscono per penalizzare lavoratrici con esperienza, competenze e percorsi formativi riconosciuti.

Centrale il ruolo della Fp Cgil di Ravenna, che ha affiancato le lavoratrici nel ricorso. Lisa Dradi, segretaria generale della categoria, ha definito illegittima l’esclusione e ha sottolineato che questa vittoria non contrappone diplomate e laureate, ma difende dignità, equità e buon senso in un settore delicato come quello educativo, dove servono tutte le professionalità. La sentenza, sempre secondo quanto riportato, impone ora di ripetere la selezione ammettendo anche le educatrici inizialmente escluse.

Dal nostro punto di vista, questa vicenda conferma quanto sia necessario costruire procedure concorsuali corrette, inclusive e rispettose delle norme, capaci di tenere insieme i diritti delle lavoratrici e la qualità dei servizi rivolti a bambine e bambini. Quando questo equilibrio salta, a pagare non sono solo le persone escluse, ma anche la credibilità delle amministrazioni e la tenuta del sistema pubblico. Per questo riteniamo essenziale che su titoli, accesso alle professioni educative e valorizzazione del lavoro ci sia chiarezza, senza zone d’ombra e senza disparità.

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