La nuova analisi dell’Osservatorio previdenza della CGIL evidenzia gli effetti della revisione dei coefficienti di trasformazione: a parità di contributi versati, le pensioni saranno più basse. La CGIL chiede al Governo un cambio di rotta e annuncia lo sciopero del 20 novembre.

Andare in pensione sempre più tardi, ricevendo assegni progressivamente più bassi. È questa la prospettiva che emerge dalla nuova analisi dell’Osservatorio previdenza della CGIL, che mette a confronto i coefficienti di trasformazione del sistema contributivo del 2024, del biennio 2025-2026 e quelli previsti per il 2027.

I risultati mostrano una progressiva riduzione degli importi pensionistici, anche a parità di contributi accumulati e di età di pensionamento. Un meccanismo che rischia di impoverire ulteriormente le future pensionate e i futuri pensionati, mentre il Governo continua ad annunciare il superamento della legge Fornero senza introdurre interventi strutturali sul sistema previdenziale.

Pensioni 2027: quanto si perderà con i nuovi coefficienti

Il problema riguarda i coefficienti di trasformazione, cioè i parametri utilizzati per convertire il montante contributivo accumulato durante la vita lavorativa nell’importo della pensione.

Secondo le simulazioni della CGIL, prendendo come riferimento una quota di pensione contributiva di 1.500 euro lordi mensili a 64 anni, calcolata con i coefficienti del 2024, nel 2027 lo stesso importo scenderebbe a 1.449,36 euro.

Una riduzione di oltre 50 euro mensili, pari a circa 658 euro lordi all’anno, che si traduce in una perdita cumulata stimata di 14.207 euro per le donne e 11.574 euro per gli uomini, nelle durate convenzionali considerate dallo studio.

Le conseguenze diventano ancora più rilevanti per gli assegni di importo maggiore. Per una quota contributiva iniziale di 2.000 euro lordi mensili, la perdita complessiva può raggiungere 18.943 euro per le donne e 15.432 euro per gli uomini.

Questi effetti riguardano l’intero assegno per chi rientra nel sistema contributivo puro, mentre per chi ha una pensione calcolata con il sistema misto interessano soltanto la componente contributiva.

Pensioni più povere anche per chi lavora fino a 67 anni

L’analisi prende in considerazione anche il caso di una lavoratrice o di un lavoratore con una retribuzione annua di circa 30.000 euro e un montante contributivo di 284.000 euro.

In questo scenario, andando in pensione a 67 anni, l’assegno mensile lordo passerebbe da 1.250,13 euro con i coefficienti del 2024 a 1.204,48 euro nel 2027.

La perdita annua sarebbe di circa 593 euro lordi, con una riduzione cumulata che, secondo le simulazioni, raggiungerebbe 11.098 euro per le donne e 8.724 euro per gli uomini.

Numeri che dimostrano come la continua revisione dei coefficienti incida concretamente sul reddito delle persone e sulla possibilità di affrontare con serenità gli anni della pensione.

FP CGIL Emilia-Romagna: servono pensioni dignitose e maggiore flessibilità

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, il tema previdenziale è strettamente legato alla qualità del lavoro, ai salari e alla tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Chi opera nei servizi pubblici, nella sanità, negli enti locali e nei settori dell’assistenza conosce bene le difficoltà di professioni caratterizzate da responsabilità crescenti, turni impegnativi e condizioni di lavoro spesso gravose.

Non è accettabile che, dopo decenni di lavoro, la prospettiva sia quella di dover rimanere in servizio sempre più a lungo per ricevere una pensione progressivamente meno adeguata.

La CGIL chiede una riforma previdenziale che garantisca maggiore flessibilità in uscita, riconosca i lavori gravosi e di cura, tuteli le donne e introduca una pensione di garanzia per le nuove generazioni.

La maggiore aspettativa di vita rappresenta una conquista sociale, ma non può diventare una giustificazione per chiedere ulteriori sacrifici a lavoratrici e lavoratori, senza considerare le differenze nelle condizioni di salute, nelle mansioni svolte e nei percorsi professionali.

Il 20 novembre sciopero anche per cambiare le pensioni

La previdenza sarà uno dei temi al centro dello sciopero generale del 20 novembre 2026, annunciato dalla CGIL per rivendicare un cambiamento delle politiche economiche e sociali del Governo.

Difendere le pensioni significa anche difendere oggi il lavoro stabile, i salari e la continuità contributiva. Retribuzioni insufficienti, precarietà e carriere discontinue si traducono inevitabilmente in pensioni più povere domani.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere la necessità di una riforma che metta al centro le persone, riconosca il valore del lavoro e garantisca a tutte e tutti il diritto a una pensione dignitosa, senza costringere le lavoratrici e i lavoratori a scegliere tra lavorare sempre più a lungo e vivere con assegni sempre più bassi.

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