Il rispetto delle professioni sanitarie passa anche per le parole
La FP CGIL Emilia-Romagna ritiene necessario intervenire con chiarezza in merito alle dichiarazioni del dottor Giampaolo Lavagetto, che, riferendosi al proprio ruolo di referente politico di un osservatorio per il diritto alla salute, ha affermato: “Non faccio l’infermiere”.
Una frase che non può essere liquidata come una semplice espressione colloquiale. Le parole, soprattutto quando pronunciate da chi ricopre ruoli di responsabilità pubblica o politica, contribuiscono a costruire il modo in cui vengono percepite le professioni, il lavoro e il valore sociale delle persone che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alla cittadinanza.
Nel caso specifico, quella dichiarazione restituisce una rappresentazione riduttiva e distante dalla realtà del Sistema Sanitario. Il lavoro infermieristico non può essere evocato come elemento di distanza o, peggio, come termine di paragone svalutante. Gli infermieri e le infermiere non sono figure marginali, né semplici esecutori di mansioni. Sono professionisti centrali nei percorsi di cura, con competenze, responsabilità e funzioni strategiche all’interno dell’intero sistema salute.
Il ruolo centrale degli infermieri nel sistema sanitario
Il personale infermieristico svolge ogni giorno un ruolo decisivo nella gestione dei processi assistenziali, nella sicurezza delle cure, nella presa in carico delle persone, nella pianificazione dei bisogni di salute della comunità e nella continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Gli infermieri operano dentro équipe multidisciplinari, coordinano percorsi complessi, garantiscono prossimità, ascolto, competenza professionale e capacità organizzativa. La loro presenza è fondamentale nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali, nelle strutture sociosanitarie, nell’assistenza domiciliare, nei percorsi di prevenzione e in tutti gli ambiti in cui il diritto alla salute deve tradursi in risposte concrete.
Per questo la FP CGIL considera grave che una figura impegnata in un osservatorio dedicato al diritto alla salute non mostri piena consapevolezza del valore delle professioni sanitarie. Chi si occupa di salute pubblica, a maggior ragione in un ruolo politico o istituzionale, dovrebbe conoscere e riconoscere il contributo essenziale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che rendono possibile il funzionamento del sistema sanitario.
FP CGIL: “Serve rispetto per chi garantisce ogni giorno il diritto alla salute”
“In una fase segnata dalla crisi dei servizi pubblici, dai tagli e dalla crescente precarizzazione del lavoro sanitario – commenta Alfredo Vettone, funzionario della FP CGIL con delega alla Sanità – risulta ancora più grave che una figura istituzionale contribuisca a legittimare una narrazione che mortifica il lavoro di chi, ogni giorno, garantisce accesso alle cure, equità sanitaria e presa in carico delle persone”.
La FP CGIL sarà al fianco di ogni iniziativa volta a far emergere pubblicamente questa contraddizione, difendendo il ruolo strategico degli infermieri e di tutto il personale del sistema sanitario. Chiediamo che anche nel linguaggio dei rappresentanti politici venga riconosciuto il reale valore di tutti i professionisti della salute, infermieri compresi, che assicurano quotidianamente la continuità delle cure.
Il rispetto del lavoro pubblico e delle professioni sanitarie non passa soltanto dai contratti, dagli organici, dalle retribuzioni e dagli investimenti. Passa anche dal linguaggio. Perché le parole possono riconoscere valore oppure cancellarlo. Possono sostenere la dignità professionale oppure contribuire a indebolirla.
Parma, un territorio che investe sulla valorizzazione professionale
Le dichiarazioni risultano ancora più fuori luogo perché arrivano in un momento in cui, nelle due Aziende Sanitarie di Parma, è stato presentato un importante progetto di sviluppo e valorizzazione professionale promosso da un Dipartimento delle Professioni Sanitarie capace di guardare con lungimiranza al futuro del sistema sanitario e alla crescita delle competenze.
“Dispiace inoltre che tali dichiarazioni arrivino proprio in un momento in cui, nelle due Aziende Sanitarie di Parma, è stato presentato un importante progetto di sviluppo e valorizzazione professionale – prosegue Vettone – promosso da un Dipartimento delle Professioni Sanitarie capace di guardare con lungimiranza al futuro del sistema sanitario e alla crescita delle competenze professionali”.
Per la FP CGIL, il dottor Lavagetto dovrebbe quantomeno porgere le proprie scuse ai professionisti sanitari, in particolare a quelli che operano sul territorio parmense, realtà che egli stesso conosce e di cui fa parte. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno contribuiscono concretamente al bene comune e alla tutela di un diritto essenziale come quello alla salute.
Riconoscere il loro ruolo significa riconoscere la qualità del Servizio Sanitario, la dignità del lavoro pubblico e la centralità di chi, spesso in condizioni difficili, continua a garantire cura, assistenza e prossimità alle persone.
Sanità territoriale a Reggio Emilia: personale sotto pressione, servono assunzioni e tutele per il diritto al riposo
Il sistema sanitario territoriale dell’Ausl di Reggio Emilia rischia di affrontare un’estate particolarmente difficile. Alla pressione già ordinaria sui servizi si aggiunge infatti una carenza di personale che, a partire dal primo giugno, potrebbe trasformarsi in una vera emergenza organizzativa, con conseguenze dirette sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dell’assistenza garantita ai cittadini.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo con forza l’allarme lanciato dalla FP CGIL di Reggio Emilia: infermieri, OSS, professionisti della riabilitazione e personale sanitario non possono continuare a essere considerati la soluzione permanente a un problema strutturale di organici. La sanità pubblica si regge ogni giorno sull’impegno di chi lavora nei servizi, ma questo impegno non può essere spinto oltre ogni limite.
Secondo quanto emerso dagli ultimi dati aziendali, nonostante i bandi e le procedure di somministrazione attivate, il numero di nuove unità disponibili non sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno previsto. Il termine ultimo per gli ingressi era stato fissato al 15 maggio, ma il risultato non appare adeguato rispetto alle necessità dei servizi. Di fronte a questo scenario, l’Azienda avrebbe già annunciato ulteriori misure per garantire la continuità assistenziale, tra cui la revisione degli assetti organizzativi, la rimodulazione dei turni e l’utilizzo di strumenti di compensazione e integrazione della turnistica ordinaria.
Tradotto concretamente, il rischio è che la carenza di personale venga affrontata chiedendo ancora una volta turni aggiuntivi, maggiore flessibilità e carichi di lavoro più pesanti a chi è già in servizio. Una prospettiva che riteniamo profondamente sbagliata.
“La gestione di questa carenza non può e non deve ricadere esclusivamente sulle spalle dei lavoratori”, ha dichiarato Gaetano Merlino della FP CGIL. “Se da un lato l’Azienda dichiara di voler garantire le tre settimane di ferie estive, dall’altro le misure prospettate sembrano scaricare il problema del reclutamento sul personale interno. Le ferie non sono un premio o una concessione, ma un diritto contrattuale e costituzionale del lavoratore. Il personale che per tutto l’anno copre le assenze a vario titolo non può essere considerato il tampone infinito di un sistema che non riesce ad attrarre nuovi professionisti. Non si può chiedere l’ennesimo sacrificio a chi è già allo stremo”.
Il punto è politico e organizzativo insieme: il diritto al riposo non è un elemento accessorio, ma una condizione fondamentale per garantire sicurezza, qualità del lavoro e qualità della cura. Esiste infatti un legame diretto tra il benessere di chi cura e la salute di chi viene curato. Un sistema sanitario che costringe il personale a lavorare in condizioni di affaticamento costante rischia di indebolire la stessa continuità assistenziale che dichiara di voler difendere.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, ribadiamo che la salute dei cittadini non si garantisce spremendo chi resta. La risposta alla carenza di organico non può essere la compressione dei diritti contrattuali, né la normalizzazione dei turni massacranti. La risposta deve essere un investimento serio e continuativo sul personale, sulla capacità di reclutamento, sulla qualità del lavoro e sull’attrattività del servizio sanitario pubblico.
Il piano aziendale, che prevede la possibilità di modificare la sequenza dei turni e di inserire coperture sistematiche per limitare l’impatto della carenza, non può tradursi in un arretramento delle condizioni di lavoro. Anche laddove si faccia appello alla disponibilità volontaria e al senso di responsabilità del personale, occorre evitare che la pressione organizzativa diventi insostenibile e che le équipe siano costrette a reggere da sole le conseguenze delle mancate assunzioni.
Chiediamo quindi che l’impegno dell’Azienda nella ricerca di nuovo personale sia realmente continuo, concreto e verificabile. Le revisioni organizzative non devono diventare un modo per depotenziare i servizi o per ridurre, nei fatti, i diritti di lavoratrici e lavoratori.
La sanità territoriale ha bisogno di personale stabile, sufficiente e valorizzato. La sfida della continuità assistenziale non può essere vinta giocando al risparmio sulla pelle di chi, ogni giorno, garantisce la salute pubblica.
Reggio Emilia Approach, FP CGIL: “L’eccellenza educativa merita pieno riconoscimento contrattuale”
Il “Reggio Emilia Approach” è un modello educativo conosciuto e studiato in tutto il mondo, un patrimonio costruito ogni giorno grazie al lavoro di insegnanti, educatrici, atelieristi, pedagogiste, cuochi, personale ausiliario e di tutte le lavoratrici e i lavoratori dei servizi educativi per l’infanzia. La visita della Principessa del Galles Kate Middleton a Reggio Emilia, prevista per il 13 e 14 maggio, rappresenta un ulteriore riconoscimento internazionale al suo valore. La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea come questo prestigio internazionale debba tradursi anche in un pieno riconoscimento professionale, economico e contrattuale per chi garantisce la qualità dei servizi educativi 0-6 anni.
Il valore del personale educativo non può più attendere
“Reggio Emilia vive giorni di grande orgoglio – scrive la FP CGIL in una nota – ma crediamo sia arrivato il momento che all’eccellenza educativa corrisponda una piena dignità contrattuale e professionale, superando la stagione dei soli ringraziamenti formali”.
Mentre il mondo guarda a Reggio Emilia come modello educativo di riferimento, il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027 evidenzia ancora numerose criticità per il personale educativo degli enti locali.
La FP CGIL richiama i dati nazionali che mostrano un aumento delle dimissioni volontarie nel settore educativo pubblico locale, fenomeno che rende urgente intervenire per rendere il comparto maggiormente attrattivo attraverso salari adeguati, valorizzazione professionale e migliori condizioni di lavoro.
Rinnovo contratto Funzioni Locali: servono risorse e nuove assunzioni
Per la FP CGIL è fondamentale che il nuovo contratto nazionale affronti in maniera concreta il tema dell’inquadramento professionale del personale educativo degli enti locali, prevedendo risorse dedicate in grado di riconoscere l’elevata professionalità richiesta nei servizi educativi.
Altro nodo centrale riguarda il crescente aumento dei carichi di lavoro, che rischia di compromettere il benessere organizzativo e la qualità stessa del servizio educativo.
“È necessario stanziare risorse per un piano straordinario di assunzioni – sottolinea il sindacato – perché il costo del personale educativo non può continuare a gravare esclusivamente sui Comuni. Lo Stato deve assumersi la responsabilità di sostenere economicamente un modello educativo riconosciuto a livello internazionale”.
“Il Comune si faccia portavoce presso ANCI e Governo”
La FP CGIL chiede inoltre che il Comune di Reggio Emilia si faccia promotore, in sede ANCI, di una forte pressione nei confronti del Governo affinché il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori dello 0/6 venga posto al centro delle trattative nazionali.
“Non è più accettabile – conclude la FP CGIL – che un modello educativo definito un valore che parla al mondo continui a confrontarsi con condizioni contrattuali che non ne riconoscono la specificità e l’importanza sociale. L’eccellenza di Reggio Emilia deve riflettersi anche nella tutela di chi ogni mattina apre le porte delle scuole garantendo i diritti dell’infanzia”.
Asili nido, la FP CGIL: “L’educazione è un diritto universale, pubblico e gratuito”
Gli asili nido non possono essere considerati un servizio a domanda individuale, accessibile solo a chi trova posto e può sostenere i costi della retta. Per la FP CGIL l’educazione nella prima infanzia deve essere riconosciuta come un diritto universale, pubblico e gratuito, finanziato dalla fiscalità generale e garantito in modo omogeneo in tutto il Paese.
È questo il messaggio rilanciato a Reggio Emilia, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, durante l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica CGIL “Dalla parte delle bambine e dei bambini” per affermare una proposta chiara: partire dai più piccoli per costruire un Paese più giusto.
Oggi in Italia solo 3 bambini su 10 trovano posto in un asilo nido, mentre 7 su 10 restano esclusi dall’offerta educativa. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere una copertura del 45% entro il 2030, ma l’Italia resta ancora lontana da quel traguardo. Il divario è ancora più evidente se si considera la differenza tra territori: nei capoluoghi la copertura arriva al 39,8%, mentre negli altri Comuni si ferma al 28,2%.
Per la FP CGIL questo significa che il luogo in cui si nasce continua a determinare l’accesso ai diritti. Anche gli investimenti dedicati ai servizi educativi mostrano forti disuguaglianze: la media nazionale è di 1.183 euro per bambino, ma si passa dai 3.314 euro del Trentino ai 234 euro della Calabria.
Alla carenza di posti si aggiunge un altro nodo decisivo: il lavoro educativo. Secondo i dati richiamati nel dibattito, per raggiungere gli obiettivi del PNRR mancano tra 28mila e 29.300 educatrici ed educatori. Senza personale formato, riconosciuto e retribuito dignitosamente, non basta costruire nuove strutture: le aule restano vuote e il diritto all’educazione rimane sulla carta.
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede quindi un investimento strutturale nel sistema pubblico dei servizi educativi, nella qualità del lavoro, nei salari, nelle condizioni professionali e nella stabilità del personale. Difendere il pubblico significa garantire standard educativi omogenei, inclusione, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita.
L’asilo nido gratuito e universale non è una misura assistenziale: è una scelta politica, sociale ed educativa. Significa sostenere le famiglie, promuovere l’occupazione femminile, rafforzare le comunità e riconoscere che l’educazione delle bambine e dei bambini riguarda il futuro di tutto il Paese.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, continueremo a rivendicare un sistema di servizi alla prima infanzia pubblico, gratuito, accessibile e fondato sul lavoro dignitoso di educatrici, educatori, insegnanti e personale dei servizi. Investire in chi educa significa investire in chi cresce.
Primo Maggio 2026 in Emilia-Romagna: tutte le iniziative per il lavoro dignitoso
Il Primo Maggio 2026 torna a essere, in tutta l’Emilia-Romagna, una giornata di mobilitazione diffusa e partecipata, promossa da CGIL, CISL e UIL, per rimettere al centro il valore del lavoro dignitoso. In tutte le province della regione sono previste iniziative, cortei, momenti di riflessione pubblica e appuntamenti culturali, con un filo conduttore chiaro: contrastare precarietà, bassi salari e condizioni di lavoro sempre più fragili.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, sosteniamo con convinzione questa giornata, che unisce lavoratrici, lavoratori, pensionati e cittadini nella richiesta di diritti, sicurezza e qualità del lavoro.
Un Primo Maggio diffuso nei territori
Di seguito il programma dettagliato con orari e luoghi delle principali iniziative.
Parma: corteo, talk e iniziative sul territorio
- Ore 9.30: concentramento in Barriera d’Azeglio.
- Ore 10.00: Partenza del corteo accompagnato dal corpo bandistico "G. Verdi". A seguire, deposizione delle corone al Monumento al Partigiano e alla lapide ai Caduti.
- Ore 11.00: arrivo in piazza Garibaldi con saluti istituzionali e talk pubblico sul lavoro.
Piacenza: dalla commemorazione al dibattito in piazza Cavalli
Il programma piacentino si sviluppa lungo tutta la mattinata:
- Ore 8.30: omaggio al monumento dei caduti sul lavoro (via Caduti sul Lavoro 27).
- Ore 9.30: ritrovo in piazzale Genova e partenza del corteo.
- Ore 10.30: iniziativa in piazza Cavalli con interventi, musica e dibattito.
Reggio Emilia: corteo e iniziativa cittadina
- Ore 15.00: corteo da Via Emilia San Pietro a Piazza Prampolini. Iniziativa pubblica.
- Ore 17.00: concerto di Alberto Bertoli.
Modena: corteo e iniziativa pubblica
- Ore 10.00: Piazza Grande. Al termine dei comizi si esibiranno i RATS.
Bologna: manifestazione in piazza Maggiore
- Ore 9.45: iniziativa in piazza Maggiore con interventi pubblici.
- Dalle ore 16.00 alle 24.00: Musica e concertone in Piazza Maggiore.
Imola: iniziativa territoriale
- Ore 9.30: Appuntamento principale in Piazza Matteotti con l'accompagnamento della "Banda Città di Imola". Prevista la consueta distribuzione dei garofani rossi.
Ferrara: iniziative in tutta la provincia
- Ore 10.00: distribuzione dei garofani in piazza Cattedrale.
Ravenna: cortei e iniziative tra lavoro e sicurezza
- Ore 9.30: distribuzione del garofano e il mercatino dell’usato in viale Santi Baldini.
- Ore 12.00 e 16.30: concerto.
- Ore 15.30: saluti dell'amministrazione e sindacali.
Forlì-Cesena: tutte le piazze del territorio
Forlì:
- Ore 15.00: Apertura del pomeriggio di festa in piazza con l'accompagnamento della Banda Città di Forlì. A seguire, grande Spettacolo Musicale.
- Ore 16.15: interventi sindacali.
Cesena:
- Dalle ore 14:30: Evento di piazza pomeridiano animato sul palco dalla musica dell'Orchestra Spettacolo Vincenzi.
Rimini: lavoro, turismo e diritti
- Ore 10.00: dibattito pubblico al Parco XXV aprile - Ponte di Tiberio.
Una mobilitazione regionale per rimettere il lavoro al centro
In tutta la regione il Primo Maggio 2026 assume un significato preciso: contrastare precarietà, bassi salari e condizioni di lavoro insicure, rilanciando il ruolo della contrattazione e dei diritti.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, sosteniamo queste iniziative perché rappresentano un momento fondamentale di partecipazione e di costruzione collettiva, capace di unire lavoratrici, lavoratori e cittadini attorno a un obiettivo comune: rimettere il lavoro al centro delle politiche e della società.
Lavoro pubblico a Ferrara: dalla FP CGIL una petizione per difendere servizi e diritti
Lunedì 27 aprile, nel corso di una conferenza stampa, la FP CGIL di Ferrara ha presentato gli esiti del questionario somministrato nei primi giorni di febbraio a oltre 3.300 lavoratrici e lavoratori del settore pubblico impiegati nella provincia.
Le risposte raccolte nei diversi comparti — sanità pubblica e privata, Stato, enti locali, ambiente e settore educativo — restituiscono un quadro chiaro e trasversale: il lavoro pubblico è sotto pressione. Al centro emergono la carenza di personale, conseguenza di anni di tagli alla spesa pubblica, il mancato adeguamento dei salari all’inflazione e le crescenti difficoltà nel conciliare tempi di vita e tempi di lavoro.
I dati del questionario, elaborati da una società di comunicazione, saranno ora la base per il lancio di una petizione rivolta alla cittadinanza. L’obiettivo della FP CGIL è costruire un’alleanza tra chi lavora nei servizi pubblici e chi ogni giorno quei servizi li utilizza, perché la qualità del lavoro pubblico riguarda direttamente la qualità della vita delle persone e delle comunità.
“Vogliamo fare un’operazione di controcultura rispetto alla sottocultura fatta dal Governo, ma anche da quelli precedenti, caratterizzata dai tagli e dall’indicazione dei dipendenti pubblici come ‘fannulloni’”, ha dichiarato Marco Blanzieri, segretario generale FP CGIL Ferrara. “Con questa petizione vogliamo mirare ai diritti costituzionali. La nostra Costituzione è l’elemento centrale di tutti i nostri ragionamenti e dei percorsi di costruzione di un’alternativa per il mondo del lavoro pubblico”.
Alla conferenza stampa era presente anche Veronica Tagliati, segretaria generale CGIL Ferrara, che ha sottolineato l’importanza di aumentare la consapevolezza tra cittadini e utenti, superando gli stereotipi che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori pubblici come privilegiati.
“C’è necessità di valorizzare il lavoro pubblico nel nostro Paese”, ha ribadito Tagliati. “Come organizzazione ci assumeremo la responsabilità di allargare al massimo la partecipazione nella tutela dei beni e dei servizi pubblici tra lavoratori e cittadini”.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo questo percorso, perché difendere il lavoro pubblico significa difendere sanità, scuola, servizi educativi, enti locali, ambiente, amministrazioni e presidi fondamentali di cittadinanza. Senza investimenti, senza assunzioni e senza salari adeguati, a pagare il prezzo non sono solo le lavoratrici e i lavoratori, ma l’intera collettività.
La petizione promossa dalla FP CGIL Ferrara vuole quindi aprire una fase nuova: mettere insieme lavoratori, utenti e cittadini per chiedere servizi pubblici più forti, più accessibili e più vicini ai bisogni delle persone.
Giustizia al collasso, presidio FP CGIL davanti al Tribunale di Ravenna
La FP CGIL Ravenna si è mobilitata davanti al Tribunale per denunciare una situazione ormai insostenibile: carenza di personale, mancata stabilizzazione dei precari PNRR, rischio chiusura di uffici e aule e tempi sempre più lunghi per i procedimenti.
“Giustizia al collasso, a pagarne il prezzo sono le lavoratrici, i lavoratori e i cittadini”: è questo il messaggio al centro del presidio organizzato dalla FP CGIL Ravenna davanti al Palazzo di Giustizia.
La mobilitazione ha voluto portare all’attenzione pubblica le gravi criticità che attraversano il Tribunale di Ravenna e, più in generale, il sistema della giustizia: organici insufficienti, carichi di lavoro crescenti, precarietà del personale assunto con fondi PNRR e difficoltà sempre maggiori nel garantire servizi efficienti, accessibili e giusti per tutte e tutti.
Secondo la FP CGIL, la carenza di organico supera il 50% e rischia di compromettere il funzionamento quotidiano degli uffici. A questo si aggiungono la mancata stabilizzazione dei precari PNRR, il possibile ridimensionamento di uffici e aule e l’allungamento dei tempi dei procedimenti, con conseguenze dirette sia sulle condizioni di lavoro del personale sia sui diritti delle cittadine e dei cittadini.
“Abbiamo organizzato questo presidio – sottolinea la FP CGIL Ravenna – per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e per una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti”.
Al presidio erano presenti anche rappresentanti istituzionali e professionisti del Tribunale, tra cui il procuratore Daniele Barberini e il presidente Giovanni Trerè. La segretaria Lisa Dradi ha evidenziato le difficoltà quotidiane vissute negli uffici giudiziari e la necessità di interventi urgenti.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, investire nella giustizia significa investire nei servizi pubblici, nella qualità del lavoro e nella tenuta democratica del Paese. Senza personale stabile, formato e in numero adeguato, non può esserci una giustizia realmente vicina alle persone.
Aggressioni al personale sanitario del Sert di Riccione: servono sicurezza, organici e tutele
La grave aggressione avvenuta al Sert di Riccione riporta al centro un tema che come FP CGIL Emilia-Romagna denunciamo da tempo: chi lavora nei servizi sanitari territoriali, e in particolare nei servizi per le dipendenze, non può essere lasciato solo di fronte a situazioni di rischio sempre più frequenti. Secondo quanto riportato, il 7 aprile un operatore è stato minacciato da un utente armato di coltello, con l’intervento dei Carabinieri necessario a fermare l’episodio.
Non siamo di fronte a un fatto isolato. Nei Sert e nei contesti collegati agli istituti di pena, il personale opera ogni giorno in condizioni di forte pressione, a contatto con fragilità sociali e sanitarie molto complesse. In questi luoghi di lavoro, minacce e aggressioni verbali vengono spesso considerate quasi una componente ordinaria dell’attività, e troppo spesso non vengono nemmeno registrate formalmente. È proprio questa normalizzazione del rischio a renderla ancora più inaccettabile.
Il lavoro nei Sert non può essere considerato un “rischio del mestiere”
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo inaccettabile l’idea che la violenza subita da operatrici e operatori sanitari possa essere liquidata come un semplice “rischio del mestiere”. Chi lavora nei Servizi per le Dipendenze svolge una funzione essenziale per la presa in carico di persone fragili, di utenti con dipendenze patologiche e, in diversi casi, anche di persone detenute o inserite in percorsi complessi di tutela sanitaria e sociale.
Si tratta di professionalità che affrontano quotidianamente un carico elevatissimo di responsabilità, esposizione personale e pressione relazionale. Per questo non bastano dichiarazioni di solidarietà dopo l’ennesimo episodio: servono interventi concreti, immediati e strutturali.
Le richieste della FP CGIL: più sicurezza e più personale
La denuncia avanzata dalla FP CGIL Rimini indica con chiarezza la direzione da seguire: occorrono misure urgenti di prevenzione, un rafforzamento degli organici e protocolli chiari per la segnalazione e la gestione degli episodi di violenza. Sono richieste che condividiamo pienamente, perché la tutela di chi cura deve diventare una priorità reale nelle scelte organizzative delle aziende sanitarie.
Garantire sicurezza significa predisporre procedure efficaci, assicurare supporto immediato ai lavoratori coinvolti, migliorare l’organizzazione dei servizi e riconoscere finalmente la specificità di chi opera nei Sert e nelle strutture collegate al circuito penitenziario. Non è più rinviabile nemmeno un confronto serio sulle dotazioni di personale, perché lavorare in sottorganico rende ancora più fragili i presidi e ancora più esposti i professionisti.
Riconoscere il rischio con tutele adeguate
Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di prevedere per il personale dei Sert e delle case circondariali una indennità specifica, sul modello di quella già riconosciuta agli operatori del pronto soccorso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che esistono contesti lavorativi caratterizzati da criticità particolari, esposizione continua e livelli di rischio che meritano un riconoscimento concreto, non solo simbolico.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questo passaggio sia necessario. Il riconoscimento economico, però, da solo non basta: deve accompagnarsi a investimenti, formazione, protocolli condivisi e a una presa in carico vera del benessere lavorativo di chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali alla collettività.
Solidarietà al lavoratore coinvolto
Esprimiamo piena vicinanza al lavoratore coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale sanitario che ogni giorno affronta situazioni difficili nei servizi territoriali. La tutela del rientro in servizio, il supporto psicologico e organizzativo e la protezione delle condizioni di lavoro devono essere parte integrante della risposta delle aziende sanitarie. La solidarietà è doverosa, ma oggi non basta più: servono atti concreti.
Una risposta non più rinviabile
L’episodio di Riccione deve aprire una riflessione seria sullo stato dei servizi e sulle condizioni di chi vi lavora. Difendere il personale sanitario significa difendere anche la qualità dell’assistenza, la continuità della presa in carico e la funzione pubblica del sistema sanitario territoriale. Per questo chiediamo che su sicurezza, organici e riconoscimento professionale si apra subito un confronto vero, con misure operative e tempi certi.
Ospedale di Bobbio, mensa assente la domenica: servono garanzie immediate per i dipendenti
All’ospedale di Bobbio resta aperta una criticità che da tempo pesa sulle condizioni di lavoro del personale in servizio nei giorni festivi. Medici, infermieri, operatori tecnici e sanitari impegnati la domenica, infatti, si sono trovati per mesi senza un accesso regolare alla mensa, senza la possibilità di ordinare il pasto e, secondo quanto denunciato dalla FP CGIL, senza un sistema sostitutivo realmente adeguato. Una situazione che ha portato il sindacato a chiedere un intervento urgente per superare una disparità ritenuta non più accettabile.
La questione riguarda un presidio sanitario particolarmente importante per il territorio montano. Proprio per questo, secondo la FP CGIL Emilia-Romagna, non è pensabile che chi garantisce continuità assistenziale debba lavorare in condizioni peggiori rispetto ai colleghi degli altri ospedali della provincia. Il diritto al pasto durante il servizio non può diventare un elemento secondario, né può dipendere dalla sede in cui si lavora o dal giorno in cui si presta attività.
Secondo quanto segnalato dal sindacato, negli altri presidi provinciali il personale in turno nei giorni festivi può ordinare regolarmente il pasto anche in presenza di turni inferiori alle 12 ore. A Bobbio, invece, questa possibilità non sarebbe stata garantita. A ciò si aggiungerebbero ulteriori criticità relative ai criteri per l’accesso ai buoni pasto sostitutivi, con regole considerate penalizzanti per il personale che, per motivi organizzativi, non riesce a usufruire del servizio mensa. Si tratta di un problema concreto, che incide sulla qualità delle condizioni di lavoro e sul riconoscimento dovuto a chi ogni giorno assicura un servizio pubblico essenziale.
Nelle ultime ore, però, sulla vicenda è arrivata anche una replica da parte dell’Ausl. L’azienda sanitaria ha fatto sapere di aver già attivato le verifiche necessarie e di essere al lavoro per individuare una soluzione organizzativa che consenta di garantire ai dipendenti del presidio di Bobbio condizioni analoghe a quelle previste negli altri ospedali della provincia. Per quanto riguarda i criteri di accesso ai buoni pasto, l’Ausl ha inoltre annunciato un riscontro puntuale entro i tempi indicati, spiegando che gli approfondimenti sono già stati avviati.
Si tratta di un passaggio importante, perché riconosce l’esistenza del problema e apre finalmente alla possibilità di un intervento correttivo. Ora, però, alle verifiche e agli impegni dovranno seguire risposte concrete, rapide e misurabili. Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto resta chiaro: occorre assicurare uniformità di trattamento, coerenza con la normativa vigente e rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, anche nei presidi più periferici e nei turni festivi.
La vicenda di Bobbio riporta al centro una questione più ampia, che riguarda la qualità del lavoro nella sanità pubblica e l’attenzione che deve essere garantita a chi opera nei territori montani e nei servizi di prossimità. Non può esserci piena valorizzazione del personale senza il riconoscimento di diritti essenziali e senza condizioni organizzative adeguate. Per questo sarà fondamentale che l’impegno annunciato dall’Ausl si traduca in tempi rapidi in una soluzione stabile e definitiva.
La FP CGIL continuerà a seguire la situazione, chiedendo che alle parole corrispondano fatti concreti. Perché chi lavora all’ospedale di Bobbio non può più essere lasciato in una condizione di disparità rispetto al resto della rete sanitaria provinciale.
Sciopero al Nigrisoli il 31 marzo 2026: lavoratrici e lavoratori in mobilitazione
Il 31 marzo 2026 le lavoratrici e i lavoratori dell’Ospedale Privato Accreditato Nigrisoli sciopereranno per l’intera giornata. La mobilitazione, proclamata unitariamente da FP CGIL Bologna, CILSL FP area metropolitana bolognese e UILFPL area metropolitana Bologna, arriva al termine di mesi di confronto che non hanno prodotto risposte concrete sui nodi più urgenti che riguardano il personale, l’organizzazione del lavoro e la qualità complessiva del servizio.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questa giornata di sciopero rappresenti un passaggio importante. Non si tratta soltanto di una vertenza interna, ma di una questione che riguarda il valore del lavoro di cura, le condizioni in cui operano ogni giorno professioniste e professionisti della sanità e, di conseguenza, anche la qualità dell’assistenza garantita a pazienti e cittadini.
Una trattativa senza risultati concreti
Dopo mesi di incontri, la disponibilità mostrata dalla Direzione non si è tradotta in atti reali. Anche il tentativo di conciliazione in sede prefettizia, successivo all’apertura dello stato di agitazione, non ha portato a un esito positivo.
Alla base della protesta c’è un problema chiaro: alle richieste di valorizzazione del personale continuano a non corrispondere misure adeguate. Sul piano economico e professionale, le risposte restano insufficienti. In particolare, resta aperto il tema degli incrementi, dei premi e degli incentivi, così come quello della contrattazione integrativa aziendale, che dovrebbe servire a riconoscere concretamente il lavoro svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori.
A questo si aggiunge il dato ormai non più rinviabile del contratto nazionale fermo da anni, una condizione che pesa sulle retribuzioni, sul riconoscimento professionale e sulla tenuta complessiva del settore.
Carichi di lavoro sempre più pesanti
Uno dei punti centrali della mobilitazione riguarda la grave carenza di personale. Quando gli organici non sono adeguati, il lavoro ricade su chi è già in servizio, con un aggravio costante dei carichi, ritmi sempre più difficili da sostenere e un peggioramento delle condizioni operative quotidiane.
Questa situazione non incide soltanto su chi lavora all’interno della struttura, ma rischia di avere effetti anche sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza, sia dei pazienti sia degli stessi operatori. Per questo la vertenza del Nigrisoli parla a tutto il sistema sanitario: senza investimenti sul lavoro e senza condizioni dignitose per il personale, diventa più fragile anche il servizio reso alla collettività.
Sciopero per l’intera giornata e blocco dello straordinario
Per il 31 marzo 2026 è stato proclamato lo sciopero per l’intera giornata di lavoro, insieme al blocco dello straordinario. È una scelta forte, che nasce da una lunga fase di attesa e da una pazienza ormai esaurita.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno anche rivolto delle scuse agli utenti, ai pazienti e ai familiari per i disagi che questa iniziativa potrà provocare. Ma il senso della protesta è proprio quello di difendere non solo i diritti di chi lavora, bensì anche la qualità del servizio sanitario e il diritto alla salute di tutte e tutti.
Le ragioni della mobilitazione
La protesta del Nigrisoli richiama alcuni temi fondamentali che non possono più essere lasciati sullo sfondo:
- il riconoscimento economico e professionale del personale;
- la necessità di una vera contrattazione integrativa aziendale;
- il superamento della carenza di organico;
- la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi;
- la tutela della qualità dell’assistenza e della sicurezza nei luoghi di cura.
Come FP CGIL Emilia-Romagna consideriamo queste rivendicazioni legittime e necessarie. Difendere il lavoro nella sanità significa difendere un presidio essenziale per la comunità. Per questo guardiamo con attenzione a questa mobilitazione e ribadiamo che il confronto deve produrre soluzioni concrete, non rinvii.
Una vertenza che chiede risposte immediate
Lo sciopero del 31 marzo non nasce all’improvviso, ma è il risultato di una situazione che si trascina da troppo tempo. Quando il confronto non porta a risultati, quando il personale continua a non vedere riconosciuto il proprio impegno e quando la carenza di organici diventa strutturale, la mobilitazione diventa uno strumento necessario.
Serve un cambio di passo reale. Servono risposte che valorizzino il personale, migliorino l’organizzazione del lavoro e garantiscano condizioni più giuste dentro una struttura che svolge un ruolo importante nel sistema sanitario. La vertenza aperta al Nigrisoli va letta in questa prospettiva: una richiesta di dignità, riconoscimento e qualità del servizio.










