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16 gennaio sciopero dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia: carenze di personale, mezzi obsoleti e il caso Castelnovo ne’ Monti

La FP CGIL Emilia-Romagna ha proclamato uno sciopero dei Vigili del Fuoco della provincia di Reggio Emilia per venerdì 16 gennaio, dalle ore 16 alle ore 20. Una mobilitazione che coinvolge tutto il personale e che nasce da criticità strutturali ormai non più sostenibili: una grave carenza di personale, mezzi di soccorso sempre più vecchi e inadeguati e la revoca dello status di “sede disagiata” al distaccamento di Castelnovo ne’ Monti, con il conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio di soccorso in montagna.

Secondo la FP CGIL, queste problematiche non incidono solo sull’organizzazione del lavoro dei Vigili del Fuoco, ma mettono direttamente a rischio la sicurezza dei cittadini e l’incolumità degli operatori impegnati quotidianamente negli interventi di emergenza.

Castelnovo ne’ Monti: la revoca dello status di sede disagiata peggiora il soccorso in montagna

Uno dei nodi centrali della mobilitazione riguarda il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti. La recente revoca dello status di “sede disagiata”, accompagnata dal cambio dell’orario di lavoro, ha determinato un forte peggioramento delle condizioni operative.

In particolare, la decisione ha spinto molti Vigili del Fuoco non residenti in montagna a chiedere il trasferimento verso altre sedi, causando la perdita di un patrimonio di esperienza fondamentale. Il soccorso in territori montani e impervi richiede infatti competenze che si costruiscono nel tempo: guidare mezzi pesanti su strade innevate, intervenire nei boschi, operare in condizioni di neve o ghiaccio non è qualcosa che si può apprendere con corsi di formazione di poche settimane.

I dati parlano chiaro. Con lo status di sede disagiata, nel distaccamento di Castelnovo ne’ Monti il 72% del personale era stabile, quindi con maggiore esperienza, mentre solo il 28% era soggetto a mobilità. Dopo la revoca, la situazione si è ribaltata: oggi solo il 41% dei Vigili del Fuoco è stabile, mentre il 59% è soggetto a mobilità.

Ancora più allarmante è il dato relativo ai Capi Squadra, figure chiave perché dirigono gli interventi e hanno la responsabilità del soccorso: solo il 13% è stabile, mentre l’87% è soggetto a mobilità. Una condizione che, secondo il sindacato, mette seriamente a rischio l’efficacia e la tempestività degli interventi in un territorio già complesso come quello montano.

Carenza di personale al Comando di Reggio Emilia

Alla questione organizzativa si aggiunge una grave carenza di organico. L’organico teorico del Comando dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia prevede 71 Vigili del Fuoco qualificati, cioè responsabili delle squadre di soccorso, e 148 Vigili del Fuoco operativi.

Ad oggi, però, risultano assegnati solo 54 qualificati e 127 operativi. A questi numeri vanno sottratti ulteriori lavoratori che, pur risultando formalmente in carico al Comando, prestano servizio altrove o usufruiscono di istituti previsti dalla legge, come la legge 104, i ricongiungimenti familiari o l’assistenza ai figli minori.

La presenza reale è quindi di 47 Vigili del Fuoco qualificati e 123 operativi. Questo si traduce in una carenza effettiva del 34% tra il personale qualificato e del 17% tra quello operativo. Una situazione che rende sempre più difficile garantire turni adeguati, squadre complete e un servizio di soccorso all’altezza delle necessità del territorio.

Mezzi di soccorso vecchi e spesso fuori servizio

A completare il quadro critico c’è lo stato dei mezzi di soccorso. L’età media delle Auto Pompe Serbatoio, mezzi fondamentali per gli interventi, è di 14 anni. Le APS più performanti in dotazione – un Iveco Stralis e due Mercedes Actros – nel 2026 raggiungeranno rispettivamente i 20, 19 e 18 anni di servizio.

Ancora più preoccupante è la situazione dell’autoscala della sede centrale di Reggio Emilia. Si tratta dell’unico mezzo disponibile e, quando non è fermo per riparazioni sempre più frequenti, garantisce interventi fondamentali per il soccorso in altezza, in particolare durante gli incendi di tetto tipici del periodo invernale. Nel 2026 l’autoscala compirà 30 anni.

Anche l’unica autogru in dotazione al Comando diventerà maggiorenne nel 2026 ed è spesso fuori servizio per guasti e manutenzioni. Per la FP CGIL si tratta di una situazione non più tollerabile, che limita gravemente la capacità di intervento dei Vigili del Fuoco.

Le richieste della FP CGIL Emilia-Romagna

Pur riconoscendo al Comandante provinciale, ingegner Antonio Annecchini, di aver sempre segnalato puntualmente queste criticità ai livelli superiori, la FP CGIL Emilia-Romagna ritiene indispensabile dare massima visibilità a problemi che mettono in difficoltà il soccorso e aumentano i rischi per chi opera ogni giorno in emergenza.

Per questo il sindacato chiede:

  • il ripristino, nel più breve tempo possibile, dell’orario di lavoro differenziato nella sede dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti;

  • l’inserimento definitivo del distaccamento di Castelnovo ne’ Monti nell’elenco dei “distaccamenti disagiati” attualmente in discussione a livello ministeriale;

  • un aumento concreto del numero di Vigili del Fuoco qualificati effettivamente in servizio al Comando di Reggio Emilia;

  • l’assegnazione urgente di una nuova autoscala, una nuova autogru e di Auto Pompe Serbatoio più moderne ed efficienti.

Lo sciopero del 16 gennaio rappresenta quindi una richiesta forte e chiara di attenzione e interventi strutturali, per garantire sicurezza ai cittadini e condizioni di lavoro dignitose ai Vigili del Fuoco.


referendum no

Perché votare NO al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura

Una scelta che riguarda diritti, democrazia e Stato di diritto

Nelle prossime settimane il Paese sarà chiamato a esprimersi su una legge costituzionale che interviene sull’ordinamento della magistratura e introduce l’istituzione di una nuova Corte disciplinare. Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo necessario aprire un confronto pubblico ampio e informato: non siamo davanti a una questione “tecnica”, ma a un passaggio che tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato e, quindi, le garanzie democratiche di tutte e tutti.

Per questo sosteniamo le ragioni del NO e invitiamo lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini a non sottovalutare l’impatto della riforma.


Cosa cambia con la riforma e perché diciamo NO

1) Indebolire l’autonomia della magistratura significa indebolire la democrazia

L’indipendenza della magistratura non è un privilegio “di categoria”: è una garanzia per i cittadini, soprattutto per chi è più esposto a disuguaglianze, abusi, soprusi, poteri economici forti o decisioni arbitrarie. Se chi deve controllare il rispetto della legge diventa più vulnerabile a condizionamenti esterni, si indebolisce l’intero sistema di tutela dei diritti.


2) Il cuore della riforma è il CSM: più frammentato, più fragile

Uno dei punti centrali è la trasformazione del Consiglio Superiore della Magistratura: la riforma lo spezza e ridisegna i meccanismi di composizione. Viene introdotto il sorteggio per la scelta dei membri togati, presentato come risposta al correntismo. Ma un organo di autogoverno “in mano al caso” rischia di diventare più debole, meno competente, meno capace di svolgere la funzione di garanzia che la Costituzione gli attribuisce.

Accanto a questo, la selezione dei membri laici attraverso liste determinate dalla maggioranza parlamentare espone il sistema a un rischio evidente: aumentare il peso dell’interferenza politica su un organo che dovrebbe essere presidio di autonomia.


3) Separazione delle carriere: non accelera la giustizia, cambia il rapporto tra poteri

La riforma ripropone la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come se fosse la soluzione ai problemi della giustizia. Ma i problemi urgenti sono altri: carenza di personale, arretrati, investimenti tecnologici insufficienti, organizzazione degli uffici.

Separare le carriere non rende automaticamente i processi più rapidi. Al contrario, può produrre un effetto sistemico: un pubblico ministero più isolato, con un autogoverno indebolito alle spalle. Nei sistemi in cui le carriere sono separate, il rischio segnalato da molti osservatori è che il PM tenda a dipendere più direttamente dall’esecutivo, con conseguenze potenzialmente gravi sul principio di imparzialità e sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.


4) Alta Corte disciplinare: più permeabile alle pressioni, meno garanzie finali

La riforma introduce una nuova Alta Corte disciplinare con una composizione che include anche membri non magistrati e senza il controllo finale della Cassazione. Il rischio è che il procedimento disciplinare possa diventare uno strumento più esposto a pressioni esterne. In un quadro simile, la minaccia di sanzioni può trasformarsi in un condizionamento, soprattutto nei procedimenti più sensibili.


Cosa non c’è nella riforma: le risposte ai problemi veri della giustizia

Un punto decisivo, spesso rimosso dal dibattito: questa riforma non interviene sulle cause concrete che rendono la giustizia lenta e faticosa per cittadini e lavoratori. Non c’è un piano strutturale su organici, personale amministrativo, sedi, strumenti digitali, organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari.

Come FP CGIL Emilia-Romagna lo diciamo con chiarezza: se davvero si vuole una giustizia più efficiente e più vicina alle persone, servono risorse, assunzioni, formazione, innovazione tecnologica, e una programmazione stabile. Non uno stravolgimento costituzionale che rischia di spostare gli equilibri tra poteri e ridurre le garanzie.


Informarsi e partecipare: una scelta che riguarda tutte e tutti

Il Comitato “Società civile per il NO”, promosso da realtà associative e sindacali (tra cui la CGIL), ha avviato una campagna di informazione e mobilitazione con lo slogan: “Vota NO per difendere giustizia, Costituzione, democrazia”. Come FP CGIL Emilia-Romagna condividiamo l’urgenza di un confronto pubblico vero: non è una battaglia corporativa, è una scelta che incide sullo Stato di diritto e sulla tutela dei diritti.


agenzia entrate reggio emilia

Aggressione all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia: FP CGIL chiede più sicurezza per i lavoratori pubblici

Un grave episodio di violenza si è verificato nei giorni scorsi all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia, dove un utente in escandescenza ha forzato l’ingresso degli uffici, ferendo un lavoratore che ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso.
L’intervento tempestivo dei carabinieri ha evitato conseguenze peggiori, ma l’episodio riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici.

La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alla struttura provinciale di Reggio Emilia, condanna con fermezza l’accaduto e chiede interventi immediati per tutelare chi quotidianamente garantisce servizi essenziali ai cittadini.
«La crescente fragilità dell’utenza e l’aumento dei bisogni rendono il lavoro pubblico sempre più esposto – dichiara la segreteria FP CGIL –. Servono misure concrete per garantire la sicurezza di chi lavora in prima linea, spesso in condizioni di carenza di personale e risorse».

Il sindacato ha chiesto alla direzione dell’Agenzia delle Entrate di intervenire con urgenza in tutte le sedi accessibili al pubblico, prevedendo la presenza di guardie giurate e l’installazione di telecamere agli ingressi e negli atri.
Secondo la FP CGIL, questi strumenti non solo faciliterebbero l’individuazione dei responsabili di episodi di violenza, ma agirebbero anche come deterrente, prevenendo il ripetersi di simili aggressioni.

«Difendere chi lavora nei servizi pubblici – conclude la FP CGIL Emilia-Romagna – significa difendere la qualità stessa dei servizi e la dignità di chi li garantisce ogni giorno ai cittadini».


104

Legge 104, il DAP discrimina le coppie dello stesso sesso: la denuncia della FP CGIL

La FP CGIL Emilia-Romagna denuncia con forza la scelta del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) di cancellare i diritti riconosciuti dalla Legge 104/1992 alle lavoratrici e ai lavoratori che fanno parte di unioni civili.
Una decisione grave e discriminatoria, che nega diritti consolidati e introduce una distinzione inaccettabile tra coppie eterosessuali e coppie dello stesso sesso.

Dopo anni di battaglie e di riconoscimenti, la normativa e la giurisprudenza avevano finalmente esteso i benefici della Legge 104 anche ai partner delle unioni civili, equiparandoli ai coniugi. La decisione del DAP, formalizzata con una circolare interna del 7 ottobre 2025, cancella con un colpo di spugna questi diritti per chi lavora negli istituti penitenziari.
Secondo quanto scritto nella circolare, la norma “non si applica alle unioni civili”, richiamando impropriamente il Codice Civile e ignorando la Legge 76/2016, che riconosce le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

La FP CGIL sottolinea come questa posizione sia in contrasto con la Legge 104, con la Costituzione e con il contratto collettivo nazionale di lavoro del pubblico impiego, dove è chiaramente previsto che i permessi per assistenza familiare spettino “senza distinzione di sesso o di orientamento”.
“È inaccettabile – dichiara la FP CGIL – che un’amministrazione pubblica discrimini lavoratrici e lavoratori sulla base del tipo di unione affettiva. I diritti non si cancellano con una circolare.”

La FP CGIL ha chiesto spiegazioni formali al Ministero della Giustizia e al DAP, avviando un’azione legale e sindacale per ripristinare immediatamente il rispetto dei diritti previsti dalla Legge 104.
Il sindacato continuerà a sostenere tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti e a battersi contro ogni forma di discriminazione dentro e fuori le carceri.


bonus mamme 2025

Bonus Mamme 2025: cosa prevede e come fare domanda

Il Bonus Mamme 2025 sostituisce per quest’anno l’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio 2025 per le lavoratrici madri. Dopo mesi di incertezza dovuti alla mancata emanazione del decreto attuativo, il Decreto Legge 95/2025 introduce una nuova misura di sostegno economico, destinata alle madri lavoratrici dipendenti e autonome.


A chi spetta il Bonus Mamme 2025

Il bonus è rivolto a:

  • Lavoratrici dipendenti (escluse le lavoratrici domestiche)

  • Lavoratrici autonome

  • Con reddito annuo da lavoro fino a 40.000 euro

  • Madri di almeno due figli, con il più piccolo fino a 10 anni

  • Oppure madri di almeno tre figli, con il più piccolo fino a 18 anni, purché con contratto autonomo o a tempo determinato

Restano escluse le lavoratrici domestiche e le madri con contratto a tempo indeterminato e almeno tre figli, che continuano a beneficiare dell’esonero contributivo fino a 3.000 euro annui introdotto nel 2024.


Come funziona

Il bonus prevede:

  • Importo: 40 euro per ogni mese lavorato nel 2025

  • Erogazione: in un’unica soluzione a fine anno, previa domanda all’INPS

Questa modalità, secondo la CGIL, limita l’efficacia della misura, poiché non garantisce un sostegno mensile costante e immediato alle famiglie.


Come presentare la domanda

La domanda può essere inoltrata tramite i patronati.
Il Patronato INCA CGIL offre assistenza gratuita nella compilazione e nell’invio della richiesta.

  • Le domande vanno presentate entro 40 giorni dalla pubblicazione della circolare INPS del 28 ottobre 2025

  • Le lavoratrici che maturano i requisiti successivamente possono fare domanda fino al 31 gennaio 2026

Per le lavoratrici madri minorenni o incapaci di agire, la domanda deve essere inoltrata dal genitore o dal tutore/curatore, previa verifica dei requisiti.


Le criticità secondo la FP CGIL Emilia-Romagna

La FP CGIL Emilia-Romagna evidenzia le principali debolezze del Bonus Mamme 2025:

  • Assenza di progressività: la misura non tiene conto delle reali condizioni economiche delle famiglie

  • Mancanza di certezze: restano dubbi su modalità di richiesta e tempi di erogazione, poiché il decreto attuativo non è ancora stato pubblicato

  • Effetto annuncio: l’erogazione in un’unica soluzione appare più simbolica che concreta nel migliorare il benessere delle madri lavoratrici

Per la CGIL servono misure strutturali e permanenti, non bonus temporanei che rischiano di creare disuguaglianze e incertezza.


Hai diritto al Bonus Mamme 2025? Rivolgiti all’INCA CGIL

La normativa prevede casi differenti e spesso complessi.
Per sapere se hai diritto al bonus e come presentare domanda, puoi rivolgerti al Patronato INCA CGIL, presente con 117 sedi provinciali e oltre 700 sedi zonali in tutta Italia.


19 settembre: scioperi e mobilitazioni della CGIL in Emilia-Romagna per Gaza

La CGIL ha proclamato per venerdì 19 settembre 2025 una giornata di sciopero e mobilitazione nazionale per chiedere la fine del massacro a Gaza, il riconoscimento dello Stato di Palestina e corridoi umanitari immediati.

In Emilia-Romagna lo sciopero coinvolgerà le ultime 4 ore del turno di lavoro in tutti i settori, ad eccezione dei servizi essenziali regolati dalla legge 146/90. Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi essenziali, impossibilitati a scioperare, parteciperanno comunque con assemblee e momenti di mobilitazione nei luoghi di lavoro.

Gli appuntamenti città per città

  • Bologna – Ritrovo ore 17.00 in Piazza Roosevelt, corteo alle ore 17.30.

  • Ferrara – Ore 15.00 concentramento alla Camera del Lavoro (Piazza Verdi), corteo verso la Prefettura.

  • Modena – Manifestazione alle ore 15.00 davanti alla Prefettura.

  • Reggio Emilia – Presidio alle ore 17.00 davanti alla Prefettura (Corso Garibaldi 55).

  • Ravenna – Ore 15.30 concentramento al parcheggio Pala De André, partenza corteo alle ore 16 con arrivo alla Darsena di Città.

  • Forlì-Cesena – Ore 17.00 mobilitazione in Piazza Ordelaffi a Forlì.

  • Imola – Presidio ore 17.00 in Piazza Conciliazione (piazzetta dell’Ulivo), corteo fino a Piazza Caduti per la Libertà.

  • Piacenza – Presidio ore 16.30 in Piazza del Tempio davanti alla Prefettura.

  • Parma – Presidio dalle 16 alle 18 in Piazzale della Pace

  • Rimini – Presidio ore 17.30 davanti alla Prefettura.

Fermare la barbarie e costruire la pace

La CGIL denuncia l’assedio e l’invasione della Striscia di Gaza, che hanno causato decine di migliaia di vittime civili. La mobilitazione del 19 settembre è un atto di solidarietà concreta con il popolo palestinese e un appello alle istituzioni italiane ed europee per sospendere ogni collaborazione militare e commerciale con Israele, avviare un percorso diplomatico e riconoscere lo Stato di Palestina.

Le lavoratrici, i lavoratori, le associazioni e la società civile sono chiamati a partecipare numerosi, nelle piazze e nei luoghi di lavoro, per chiedere pace, democrazia e diritti per tutte e tutti.


Cgil e sindacati europei sostengono la Global Sumud Flotilla per Gaza

La CGIL insieme a importanti organizzazioni sindacali europee – CGT Francia, FGTB Belgio, CCOO e UGT Spagna – ha espresso pieno sostegno alla Global Sumud Flotilla, la missione internazionale diretta a Gaza per rompere l’assedio, aprire un corridoio umanitario e denunciare carestia e genocidio in corso.

La Flotilla rappresenta una delle più significative forme di mobilitazione non violenta e di solidarietà della storia recente. Numerosi sindacalisti sono presenti a bordo delle navi, sostenuti dalle proprie organizzazioni, e i sindacati europei chiedono che i Governi garantiscano loro sicurezza e protezione diplomatica.

Condanna dell’attacco a Sidi Bou Saïd

Le organizzazioni condannano con forza l’attacco con drone avvenuto l’8 settembre contro una nave della Flotilla nel porto di Sidi Bou Saïd, in Tunisia, ribadendo il carattere pacifico e pienamente legale della missione secondo il diritto internazionale.

Le richieste dei sindacati

I sindacati chiedono ai Governi europei azioni concrete e immediate:

  • cessate il fuoco immediato;

  • accesso umanitario senza ostacoli;

  • liberazione di ostaggi e prigionieri palestinesi detenuti illegalmente;

  • sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele;

  • sanzioni contro il governo israeliano;

  • stop alle forniture di armi;

  • sostegno al lavoro della Corte Penale Internazionale (CPI).

Solidarietà con i lavoratori e la popolazione palestinese

Dal 7 ottobre migliaia di civili, lavoratrici e lavoratori palestinesi sono stati uccisi, mentre giornalisti, operatori sanitari e insegnanti non possono svolgere le loro missioni. Centinaia di migliaia di lavoratori palestinesi hanno perso il lavoro in Israele e continua la colonizzazione della Cisgiordania.

I sindacati europei sottolineano la necessità del riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina come passo fondamentale verso un processo di pace giusto e duraturo. Intanto, molte organizzazioni hanno avviato raccolte fondi per sostenere l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai rifugiati palestinesi.


Accordo FP CGIL – UIL FPL con Coop Cidas sul Premio di Risultato 2023: vittoria per tutti i lavoratori

Nessun escluso, premio pieno e rivalutato: tuteliamo chi lavora, senza sconti né imposizioni

Un risultato importante per le lavoratrici e i lavoratori della cooperazione sociale a Piacenza: FP CGIL e UIL FPL hanno siglato un accordo con Coop Cidas che garantisce il pagamento integrale del Premio Territoriale di Risultato (PTR) 2023, con una maggiorazione del 3,5% per interessi e rivalutazione Istat.

Dopo mesi di trattative e dopo che altri avevano firmato accordi al ribasso, imponendo limiti e buoni spesa non negoziati, arriva finalmente una vera intesa che riconosce il valore del lavoro.

Cosa prevede l’accordo

  • Pagamento completo del premio PTR 2023 a tutti i lavoratori e lavoratrici, senza esclusioni;

  • Maggiorazione del 3,5% per il ritardo e per l’adeguamento all’indice ISTAT;

  • Libertà di scelta tra erogazione in busta paga (comprensiva di contributi previdenziali e assistenziali) o in buoni spesa rivalutati, da usare in esercizi convenzionati;

  • Inclusione anche di chi aveva aderito all’accordo CISL, senza penalizzazioni.

Una firma per la dignità del lavoro

“Abbiamo tenuto la barra dritta – dichiarano Antonio De Leo (FP CGIL) e Agostino Zanotti (UIL FPL) – mentre altri firmavano intese che garantivano solo il 50% del premio e solo in buoni spesa imposti. Il nostro accordo è serio, trasparente e rispettoso degli impegni assunti”.

Questa intesa si inserisce nel solco tracciato dall’Integrativo Provinciale Piacenza Coop Sociali 2022, che FP CGIL continua a difendere come strumento di equità, coesione e giustizia per chi lavora.

Una controparte responsabile

Il confronto con Coop Cidas, supportata da Legacoop, ha mostrato che si può trovare un’intesa vera e responsabile, che non divide i lavoratori ma li tutela tutti. Il premio sarà corrisposto nella prossima busta paga, oppure tramite buoni rivalutati a scelta del lavoratore. Nessuna imposizione, solo trasparenza e rispetto.

FP CGIL: “Noi non facciamo favoritismi, facciamo sindacato”

“Questo risultato è per tutti. Anche chi aveva, forse con troppa fretta, accettato condizioni peggiori, oggi potrà beneficiare del miglior accordo possibile. È così che intendiamo fare sindacato: con determinazione, dignità e responsabilità”.


acer ferrara fp cgil

Il futuro di ACER Ferrara: la FP CGIL chiede trasparenza, responsabilità e tutela dei lavoratori

Preoccupazioni sul dibattito politico in merito al rinnovo delle convenzioni

Con crescente preoccupazione, la FP CGIL osserva la direzione assunta dal dibattito pubblico e politico attorno ad ACER Ferrara, in occasione del rinnovo delle convenzioni con i Comuni proprietari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP).

Negli ultimi interventi istituzionali si invoca un “cambio di passo”, si annunciano controlli più stringenti e si prospettano nuovi vincoli operativi, quasi si trattasse di rimettere in riga un soggetto esterno e opaco. Ma ACER Ferrara è un ente pubblico strumentale, partecipato e guidato dagli stessi Comuni del territorio.

I Comuni sono parte della governance: cosa è cambiato?

L’attività e l’organizzazione di ACER Ferrara negli ultimi dieci anni sono frutto di scelte condivise con gli enti locali. La Conferenza degli Enti, organo di indirizzo e vigilanza, è infatti composta dai Comuni proprietari degli immobili ERP.

La FP CGIL si chiede dunque: cosa è cambiato nei giudizi di questi stessi enti, tanto da ritenere improvvisamente necessario un controllo speciale su un ente da loro stessi governato?

In questo clima, a pagare il prezzo del sospetto e della delegittimazione rischiano di essere prima di tutto:

  • i lavoratori e le lavoratrici di ACER Ferrara, che ogni giorno operano con competenza e serietà;

  • le famiglie fragili, che si affidano ai servizi ERP per un diritto fondamentale come quello alla casa.

Serve confronto istituzionale, non scelte estemporanee

La FP CGIL ribadisce: una verifica sull’assetto organizzativo, sulla governance e sulle attività in corso può essere utile, ma solo se condotta con responsabilità istituzionale e nel pieno riconoscimento del ruolo pubblico di ACER Ferrara.

Non si può ridurre tutto a prese di posizione influenzate da logiche politiche contingenti. Per questo chiediamo ai Comuni di avviare un confronto trasparente, che metta al centro:

  • la qualità e la continuità dei servizi pubblici offerti,

  • la valorizzazione e la tutela del personale,

  • il rilancio della funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica.

La FP CGIL continuerà a difendere con forza il ruolo di ACER Ferrara come strumento al servizio del diritto alla casa e dei bisogni della comunità locale.


Carcere Sant'anna: sospeso lo stato di agitazione del personale infermieristico, raggiunti i primi risultati

Si è appena concluso l’incontro di stamattina in Prefettura tra Fp Cgil, lavoratori e Azienda Usl sullo stato di agitazione degli infermieri in servizio presso il Carcere Sant’Anna.

In primo piano, la richiesta di sicurezza per gli infermieri interessati che spesso subiscono infortuni e vivono un ambiente spesso fatiscente, umido e insalubre.
Drammatica la situazione degli organici: su 400 detenuti fino ai primi mesi del 2024 erano presenti 19 infermieri, oggi a fronte di più di 600 detenuti sono presenti 14 infermieri, con una richiesta di cure e assistenza crescenti.

L’atteggiamento dei rappresentanti dell’Azienda Usl di Modena è stato altamente comprensivo dimostrando di capire le urgenze illustrate.

A fronte dei primi riconoscimenti ottenuti, i lavoratori hanno sospeso lo stato di agitazione.

I rappresentanti dell’Ausl hanno presentato un progetto di valorizzazione economica rivolto agli infermieri della medicina penitenziaria, che permetterà, dopo la sua approvazione, di dare un riconoscimento reale dai 2.000 euro all’anno in su, tenuto conto delle condizioni particolari del servizio e dell’utenza.

Vi è inoltre, un concreto impegno per il reperimento di nuovo personale, mettendo a disposizione 5 nuovi infermieri sul servizio, 3 da concorso e 2 da mobilità interna.

E’ stata avvita l’interlocuzione con il direttore della struttura carceraria per provare a sanare gli ambienti insalubri.

A settembre è previsto un nuovo incontro con Fp Cgil e la rappresentanza dei lavoratori per monitorare come sta andando avanti il reperimento del personale e sulla condizione in generale del carcere.

“Siamo soddisfatti di avere ottenuto i primi risultati su questa vertenza – afferma Giulia Casamassima della Fp Cgil Modena – segno che la lotta di questi lavoratori ha pagato, e che si è compreso che le condizioni delle carceri, e di chi ci lavora, devono esser trattate con l’attenzione giusta. Monitoreremo costantemente gli avanzamenti, sia in termini di organici che di progettualità incentivante, affinchè l’attenzione su questo servizio rimanga alta”.

La presenza al tavolo di conciliazione del capo di Gabinetto del Prefetto, è garanzia che la stessa Prefettura si impegna a tenere monitorata la situazione complessiva di chi lavora all’interno del carcere, con particolare riferimento alla situazione di sovraffollamento.


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