Dopo Bibbiano, ricostruire fiducia e tutela per le professioni sociali
La vicenda di Bibbiano ha lasciato una ferita profonda nella percezione pubblica del lavoro sociale. Una vicenda complessa, spesso ridotta a slogan e semplificazioni, che ha contribuito a delegittimare assistenti sociali, educatori, psicologi e tutte le professionalità che ogni giorno operano a tutela delle persone più fragili, dei minori e delle famiglie. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno nazionale “Il lavoro sociale che non fa notizia tra delegittimazione e rilancio. Bibbiano e dopo”, promosso da FP CGIL Piacenza nel salone Mandela della Camera del Lavoro.
Riteniamo fondamentale riaprire una discussione pubblica seria sul ruolo dei servizi sociali, lontana dalle strumentalizzazioni e capace di riconoscere il valore di chi lavora ogni giorno in contesti complessi, spesso esposti a pressioni, aggressioni e delegittimazione.
Gli interventi di tutela dei minori sono percorsi delicati, costruiti attraverso valutazioni professionali, lavoro d’équipe, confronto tra competenze diverse e responsabilità istituzionali. Ridurre tutto a una narrazione ostile verso le professioni sociali significa indebolire il sistema di protezione, colpire lavoratrici e lavoratori e, soprattutto, lasciare più sole le famiglie e le persone fragili.
Nel corso del convegno è emersa con forza la necessità di ricostruire fiducia attorno ai servizi sociali. Una fiducia che, dopo Bibbiano, è stata profondamente compromessa. Come ha ricordato il professor Gino Mazzoli, docente dell’Università Cattolica ed esperto di welfare, l’impianto accusatorio della vicenda è stato in larga parte smontato, ma le persone coinvolte e l’intero sistema dei servizi sociali non sono stati realmente riabilitati agli occhi dell’opinione pubblica. Il danno reputazionale prodotto da anni di narrazioni distorte continua a pesare sul lavoro quotidiano degli operatori.
Questa delegittimazione non resta confinata al dibattito pubblico. Ha conseguenze concrete nei luoghi di lavoro. Le testimonianze portate durante l’iniziativa parlano di aggressioni in aumento, attacchi personali ai singoli professionisti, esposizione crescente sul piano umano e lavorativo. La testimonianza dell’assistente sociale Roberta Puddu, la cui auto è stata fatta saltare in aria dopo ripetuti atti vandalici, racconta in modo drammatico il clima in cui troppe lavoratrici e troppi lavoratori del sociale sono costretti a operare.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario dire con nettezza che la tutela delle professioni sociali è una questione democratica. Difendere assistenti sociali, educatori, psicologi e operatori dei servizi significa difendere la qualità del welfare pubblico, la capacità delle istituzioni di stare accanto alle persone e il diritto delle comunità ad avere servizi competenti, autorevoli e adeguatamente sostenuti.
IL segretario della FP CGIL Emilia-Romagna Fabio De Santis sottolinea che «c'è un tentativo massiccio di delegittimare i corpi intermedi attraverso tagli al personale e limiti di spesa che vanno a creare problemi di efficacia dei servizi erogati e questo fa crescere l’aggressività degli utenti».
Il lavoro sociale non è un lavoro individuale e solitario. È un lavoro collettivo, fondato sull’integrazione tra competenze diverse, sulla responsabilità condivisa e sulla costruzione di percorsi di tutela. Come è stato sottolineato durante il convegno, nessun professionista decide da solo. Le decisioni più delicate nascono dal confronto tra équipe, servizi, autorità competenti e soggetti istituzionali. Per questo ogni campagna di delegittimazione che isola il singolo operatore e lo trasforma in bersaglio mina alla radice il funzionamento del sistema.
Serve quindi un cambio di passo. Occorre investire nei servizi sociali, rafforzare gli organici, valorizzare le professionalità, garantire sicurezza nei luoghi di lavoro e promuovere una comunicazione pubblica corretta, capace di raccontare la complessità invece di alimentare paura e sospetto.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere le lavoratrici e i lavoratori del sociale, a denunciare ogni forma di aggressione e delegittimazione, a chiedere istituzioni più responsabili e servizi pubblici più forti. Ricostruire fiducia significa riconoscere che il lavoro sociale non è un nemico delle famiglie, ma uno strumento essenziale di tutela, protezione e coesione per tutta la comunità.
Sciopero educatrici ed educatori Domus: presidio il 29 maggio a Modena per dignità e diritti
Dopo il definitivo fallimento del tentativo di conciliazione svolto presso la Prefettura di Modena il 28 aprile, la mobilitazione delle educatrici e degli educatori del servizio di inclusione scolastica per bambini e ragazzi con disabilità della cooperativa Domus Assistenza arriva allo sciopero.
FP CGIL Modena e UIL FPL Modena e Reggio hanno proclamato l’astensione collettiva dal lavoro per l’intero turno della giornata di venerdì 29 maggio, con presidio dalle ore 9.30 alle ore 12.00 davanti alla sede di Domus Assistenza, in via Emilia Ovest 101 a Modena.
Al centro della protesta ci sono le condizioni di lavoro del personale educativo assistenziale, il cosiddetto personale PEA, che ogni giorno garantisce un servizio essenziale per l’inclusione scolastica di bambine, bambini, ragazze e ragazzi con disabilità.
Educatrici ed educatori PEA: un lavoro fondamentale, ma ancora troppo poco riconosciuto
La situazione ha ormai superato il livello di guardia. Le condizioni contrattuali del settore, troppo spesso violate o non pienamente rispettate, rendono sempre più difficile per educatrici ed educatori continuare a svolgere il proprio lavoro con dignità.
A queste lavoratrici e a questi lavoratori viene richiesto un altissimo livello di competenza, responsabilità e continuità educativa. Tuttavia, troppo spesso non vengono garantite condizioni economiche e contrattuali adeguate al valore sociale e professionale del servizio svolto.
“Siamo di fronte a lavoratori e lavoratrici a cui si chiede il massimo dell’impegno e della competenza, ma ai quali non viene garantito nemmeno il minimo per vivere dignitosamente”, dichiarano Simona Ugolotti della FP CGIL e Nicola Maria Russo della UIL FPL Modena e Reggio.
Una condizione che produce conseguenze pesanti: molte professionalità abbandonano il settore per cercare occupazioni più stabili e meglio retribuite, i percorsi formativi si svuotano e diventa sempre più difficile reperire nuovo personale qualificato.
Inclusione scolastica: una responsabilità che riguarda cooperative, Comuni e scuole
La battaglia per la dignità del personale PEA non riguarda soltanto le cooperative sociali che gestiscono i servizi. Chiama in causa direttamente anche i Comuni che appaltano e le scuole che accolgono i minori.
Il sistema dell’inclusione scolastica non può continuare a reggersi su logiche di appalto al ribasso, frammentazione delle responsabilità e compressione dei diritti di chi lavora. Per questo FP CGIL, UIL FPL e FLC CGIL hanno promosso assemblee congiunte, con l’obiettivo di unire il mondo della scuola statale e quello della cooperazione sociale.
L’inclusione scolastica funziona davvero solo se tutte le figure coinvolte vengono riconosciute, rispettate e messe nelle condizioni di lavorare bene. Il benessere dei minori con disabilità non può essere separato dalla qualità del lavoro di chi li accompagna ogni giorno nei percorsi educativi.
Pasto, ferie, part time involontario e sospensione estiva della retribuzione
Ad aggravare ulteriormente il clima è il comportamento della cooperativa, che continua a rappresentare il riconoscimento del diritto al pasto per l’educatore che mangia insieme all’utente come un costo superfluo o comprimibile.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questa impostazione è inaccettabile. Il pasto, in queste condizioni di lavoro, non è un privilegio né una concessione: è una tutela legata alla specifica funzione educativa svolta durante il servizio.
A questo si aggiunge un sistema che mette quotidianamente sotto pressione lavoratrici e lavoratori: contratti part time involontari con orari che rendono impossibile svolgere una seconda occupazione, sospensione della retribuzione nei mesi estivi, difficoltà nella fruizione delle ferie durante l’anno scolastico e continui scarichi di responsabilità sui vincoli degli appalti pubblici.
La continuità educativa non può essere utilizzata come giustificazione per comprimere diritti fondamentali. Garantire stabilità agli utenti significa anche garantire stabilità, salario e dignità a chi lavora.
Il 29 maggio sciopero e presidio davanti a Domus Assistenza
Con lo sciopero del 29 maggio, educatrici ed educatori PEA dicono basta alla logica del “lavorare per pura buona volontà”. L’inclusione scolastica non può fondarsi sul sacrificio individuale di lavoratrici e lavoratori sottopagati, precarizzati e lasciati soli.
“Venerdì 29 maggio questi lavoratori protesteranno per contratti dignitosi e per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali e della loro dignità professionale”, concludono Ugolotti e Russo.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo questa mobilitazione perché la dignità del lavoro educativo e il futuro dell’inclusione scolastica non possono più attendere.
Cooperative modenesi, i costi dei trasporti non possono ricadere su lavoratrici e lavoratori
Dal 18 maggio molte operatrici e molti operatori dipendenti delle cooperative impegnate in appalti e accreditamenti per la gestione dei servizi sociosanitari, assistenziali e socioeducativi nel territorio modenese hanno comunicato il ritiro della disponibilità all’utilizzo dell’autovettura personale per fini lavorativi.
Si tratta di una scelta maturata dopo assemblee sindacali molto partecipate, con circa 300 presenze ciascuna, nelle quali è emersa con forza una difficoltà ormai non più sostenibile: continuare a garantire servizi pubblici fondamentali utilizzando prevalentemente il proprio mezzo privato, in una fase segnata dall’aumento dei costi del carburante e da rimborsi chilometrici giudicati insufficienti.
Rimborsi chilometrici insufficienti e mezzi aziendali inadeguati
Già dalla fine di marzo le organizzazioni sindacali avevano segnalato alle rappresentanze cooperative la necessità di un adeguamento temporaneo e tempestivo del rimborso chilometrico per l’utilizzo del mezzo personale a fini aziendali.
La richiesta riguardava lavoratrici e lavoratori impegnati in servizi pubblici fondamentali: assistenza domiciliare, servizi educativi a domicilio, servizi del sistema di accoglienza e integrazione e altri interventi territoriali rivolti a persone fragili, anziani, famiglie e utenti in condizione di bisogno.
La risposta delle controparti datoriali è arrivata tardi ed è stata ritenuta insufficiente dalle assemblee. Per FP CGIL Emilia-Romagna siamo di fronte a una grave sottovalutazione del disagio economico vissuto da chi, ogni giorno, garantisce servizi essenziali alla cittadinanza.
Servizi pubblici garantiti grazie al sacrificio del personale
Il punto centrale è politico e contrattuale: non è accettabile che il funzionamento dei servizi sociosanitari ed educativi venga scaricato sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per mesi molte operatrici e molti operatori hanno continuato a utilizzare i propri mezzi con senso di responsabilità, sostenendo direttamente costi crescenti per carburante, usura dell’auto, manutenzione e assicurazione. Lo hanno fatto per garantire continuità ai servizi e non lasciare senza assistenza le persone più fragili.
Ma la responsabilità individuale non può sostituire l’organizzazione aziendale. Le cooperative che gestiscono servizi pubblici devono mettere a disposizione mezzi aziendali adeguati oppure riconoscere rimborsi coerenti con i costi reali sostenuti dal personale.
Operatrici mandate a piedi o in bicicletta: una scelta inaccettabile
Dal 18 maggio è emerso con chiarezza che il parco mezzi aziendale di diverse cooperative del territorio non è sufficiente a garantire l’ordinario funzionamento dei servizi.
In alcuni casi la reazione delle cooperative è stata particolarmente grave. Nel servizio di assistenza domiciliare di Fiorano, gestito dalla cooperativa Domus Assistenza, alcune operatrici sociosanitarie sono state mandate presso l’utenza a piedi, costrette a percorrere più di sette chilometri con uno zaino monospalla di quasi quattro chili contenente il materiale necessario per l’assistenza.
Sono state inoltre fornite biciclette, ma senza adeguati dispositivi di protezione. Una scelta che pone interrogativi seri sulla tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici, sulla valutazione del rischio infortunistico e sull’organizzazione complessiva del servizio.
Nel SAD Polo 3 di Modena, gestito dalla cooperativa Gulliver, alcune operatrici sono state mandate a piedi ad assistere anziani non autosufficienti a domicilio, mentre tre auto aziendali sarebbero rimaste ferme nel parcheggio del servizio. Una situazione che richiede risposte chiare e immediate.
La tutela del lavoro è tutela della qualità dei servizi
Per FP CGIL Emilia-Romagna questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia urgente intervenire sul sistema degli appalti e degli accreditamenti nei servizi alla persona.
Quando si comprimono i costi, quando non si investe in mezzi, personale, organizzazione e sicurezza, le conseguenze ricadono prima sulle lavoratrici e sui lavoratori e poi inevitabilmente anche sulla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza.
I servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi non possono reggersi sulla disponibilità personale di chi lavora. Non possono funzionare grazie al sacrificio economico di operatrici e operatori già sottoposti a carichi pesanti, responsabilità elevate e retribuzioni spesso non adeguate al valore sociale del lavoro svolto.
Appello ai committenti pubblici: vigilare sui contratti
FP CGIL Emilia-Romagna chiede ai committenti pubblici, a partire da Comuni e Unioni comunali, di vigilare con attenzione sul rispetto dei contratti in essere e sulle condizioni concrete in cui vengono erogati i servizi.
La fornitura di auto aziendali, l’adeguatezza dei mezzi, la sicurezza negli spostamenti e il corretto riconoscimento dei costi sostenuti non sono aspetti secondari: sono condizioni necessarie per garantire servizi pubblici dignitosi, sicuri e continuativi.
Alle cooperative chiediamo di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità: se non intendono procedere a un adeguamento temporaneo del rimborso chilometrico, devono mettere a disposizione auto aziendali sufficienti e idonee. Non è più accettabile chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori di supplire alle carenze organizzative aziendali.
FP CGIL Emilia-Romagna al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori
FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi di Modena e provincia.
La vertenza aperta non riguarda solo il rimborso chilometrico. Riguarda il rispetto del lavoro, la sicurezza, la dignità professionale e la qualità dei servizi pubblici affidati alla cooperazione sociale.
Nei prossimi giorni saranno convocate nuove assemblee per decidere insieme quali ulteriori iniziative mettere in campo. La nostra posizione è chiara: chi garantisce servizi essenziali alla comunità non può essere lasciato solo a pagarne i costi.
Asili nido, la FP CGIL: “L’educazione è un diritto universale, pubblico e gratuito”
Gli asili nido non possono essere considerati un servizio a domanda individuale, accessibile solo a chi trova posto e può sostenere i costi della retta. Per la FP CGIL l’educazione nella prima infanzia deve essere riconosciuta come un diritto universale, pubblico e gratuito, finanziato dalla fiscalità generale e garantito in modo omogeneo in tutto il Paese.
È questo il messaggio rilanciato a Reggio Emilia, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, durante l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica CGIL “Dalla parte delle bambine e dei bambini” per affermare una proposta chiara: partire dai più piccoli per costruire un Paese più giusto.
Oggi in Italia solo 3 bambini su 10 trovano posto in un asilo nido, mentre 7 su 10 restano esclusi dall’offerta educativa. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere una copertura del 45% entro il 2030, ma l’Italia resta ancora lontana da quel traguardo. Il divario è ancora più evidente se si considera la differenza tra territori: nei capoluoghi la copertura arriva al 39,8%, mentre negli altri Comuni si ferma al 28,2%.
Per la FP CGIL questo significa che il luogo in cui si nasce continua a determinare l’accesso ai diritti. Anche gli investimenti dedicati ai servizi educativi mostrano forti disuguaglianze: la media nazionale è di 1.183 euro per bambino, ma si passa dai 3.314 euro del Trentino ai 234 euro della Calabria.
Alla carenza di posti si aggiunge un altro nodo decisivo: il lavoro educativo. Secondo i dati richiamati nel dibattito, per raggiungere gli obiettivi del PNRR mancano tra 28mila e 29.300 educatrici ed educatori. Senza personale formato, riconosciuto e retribuito dignitosamente, non basta costruire nuove strutture: le aule restano vuote e il diritto all’educazione rimane sulla carta.
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede quindi un investimento strutturale nel sistema pubblico dei servizi educativi, nella qualità del lavoro, nei salari, nelle condizioni professionali e nella stabilità del personale. Difendere il pubblico significa garantire standard educativi omogenei, inclusione, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita.
L’asilo nido gratuito e universale non è una misura assistenziale: è una scelta politica, sociale ed educativa. Significa sostenere le famiglie, promuovere l’occupazione femminile, rafforzare le comunità e riconoscere che l’educazione delle bambine e dei bambini riguarda il futuro di tutto il Paese.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, continueremo a rivendicare un sistema di servizi alla prima infanzia pubblico, gratuito, accessibile e fondato sul lavoro dignitoso di educatrici, educatori, insegnanti e personale dei servizi. Investire in chi educa significa investire in chi cresce.
Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, prorogata al 31 marzo 2027 l’iscrizione
Slitta ancora il termine per l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, istituito con la Legge 55/2024. La scadenza è stata infatti nuovamente prorogata al 31 marzo 2027, concedendo più tempo alle professioniste e ai professionisti interessati per completare il percorso di iscrizione.
Si tratta di una novità importante per il settore educativo e pedagogico. La proroga rappresenta un passaggio rilevante in una fase di assestamento che continua a interessare una professione centrale per i servizi educativi, scolastici e socioassistenziali.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, riteniamo fondamentale che ogni cambiamento normativo che riguarda il riconoscimento professionale sia accompagnato da informazioni chiare, tempi certi e strumenti adeguati, così da evitare difficoltà o incertezze per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.
Comunicazione inclusiva e CAA: un corso online per ridurre le barriere nei contesti assistenziali ed educativi
La comunicazione è una parte essenziale della cura, dell’assistenza e della relazione educativa. Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, segnaliamo il corso “Comunicazione inclusiva e CAA: strumenti per ridurre le barriere comunicative nei contesti assistenziali ed educativi”, proposto da FP Formazione e Partecipazione in modalità solo online dal 23 marzo al 10 dicembre 2026. Il percorso è accreditato Agenas con numero 480000 e prevede 19 crediti ECM, mentre per il CNOAS l’accreditamento risulta indicato come in fase di definizione.
Si tratta di una proposta formativa rivolta a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie, costruita per approfondire il ruolo della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) nei percorsi di assistenza e nei contesti educativi. La responsabile scientifica e docente del corso è la Dott.ssa Monaco Miriana e la durata complessiva indicata è di 19 ore.
Il cuore del corso sta in un punto molto concreto: quando una persona vive difficoltà comunicative, che siano di natura cognitiva, neurologica, linguistica o legate allo spettro autistico, l’accesso ai servizi rischia di diventare più difficile. Nella pagina di presentazione del corso si sottolinea infatti come l’impiego di supporti visivi, simboli e strumenti strutturati possa rendere le informazioni più chiare, più prevedibili e più rassicuranti, riducendo ansia, incomprensioni e distanza tra operatori e persone assistite.
È un tema che riguarda da vicino il lavoro quotidiano di chi opera nella sanità, nel sociale e nei servizi educativi. Rendere comprensibili le fasi di un esame, di una procedura o di un intervento, così come creare le condizioni perché ogni persona possa esprimere bisogni, paure o segnali di disagio, significa migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare la dignità della relazione di cura. In questa prospettiva, la CAA non è un elemento accessorio, ma uno strumento di equità, accessibilità e qualità professionale.
Dal punto di vista sindacale e professionale, iniziative formative come questa aiutano a costruire ambienti di lavoro più competenti, più inclusivi e più capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Per FP CGIL Emilia-Romagna, investire sulla formazione significa anche sostenere un modello di servizi pubblici e sociosanitari in cui nessuno venga lasciato indietro per una barriera comunicativa. La diffusione di strumenti adeguati può fare la differenza sia nella presa in carico sia nella sicurezza percepita dalle persone assistite e dagli operatori. L’impianto del corso va esattamente in questa direzione.
Sul piano organizzativo, le iscrizioni risultano aperte per tutto il periodo del corso, dal 23 marzo 2026 al 10 dicembre 2026. La partecipazione è gratuita per tutte le persone già iscritte alla CGIL, mentre per i non iscritti è prevista una quota di 80 euro. La pagina del corso indica inoltre che il pagamento per i non iscritti può essere effettuato tramite PayPal o bonifico e che, dopo il versamento, occorre inviare la distinta all’indirizzo di supporto dedicato per essere inseriti nel corso.
Per chi lavora nei servizi sanitari, sociosanitari ed educativi, questo corso rappresenta quindi un’occasione utile per acquisire strumenti immediatamente spendibili nei contesti professionali, migliorare l’efficacia della comunicazione e contribuire a rendere l’assistenza davvero più accessibile. Un investimento formativo che parla di diritti, qualità del lavoro e centralità della persona.
È stato di agitazione all'azienda servizi della Bassa Reggiana
“Per ottenere più diritti, riacquistare quelli perduti e per un Ccnl migliorativo rispetto a quello attualmente in vigore in Azienda Servizi Bassa Reggiana è di nuovo stato di agitazione”.
Lo scrive in una nota la Fp Cgil a seguito dell’incontro che si è tenuto ieri in Prefettura dove “l’Azienda ha mantenuto il suo modus operandi, non fornendo risposte e continuando a negare diritti acquisiti”.
Si tratta di una vicenda che risale all’estate scorsa quando “l’Azienda ha unilateralmente riconosciuto un aumento stipendiale “simbolico” ai propri dipendenti, ma nel fare ciò ha negato agli stessi alcuni diritti acquisiti nel tempo, in pratica un’operazione di autofinanziamento di un aumento attraverso un taglio lineare alle conquiste delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutto ciò senza darne formale comunicazione né ai dipendenti né alle Organizzazioni sindacali”.
Successivamente, nel mese di settembre si è svolto, su iniziativa della Azienda, un incontro per procedere alla sottoscrizione di un Protocollo di intesa per la definizione di un nuovo Contratto di primo livello per il personale di ASBR.
“Non era possibile riprendere una trattativa già naufragata perché in premessa si finanziava un aumento con l’azzeramento di alcuni diritti acquisiti dai dipendenti – dice la Fp Cgil –
Per questo e per il mancato riconoscimento, in base ad interpretazioni normative quantomeno discutibili, della rappresentatività della Fp Cgil all’interno dell’Azienda, già ad ottobre abbiamo proclamato lo stato di agitazione”.
Il tentativo di conciliazione che si è tenuto in seguito in Prefettura si era concluso positivamente con l’impegno a convocare un tavolo sindacale per cercare un punto di incontro tra le richieste dei lavoratori e le esigenze aziendali.
“Ai primi di novembre si è svolto un incontro sindacale dove per l’ennesima volta abbiamo ribadito le nostre richieste e per l’ennesima volta la direzione aziendale si è presa un ulteriore lasso di tempo per l’effettuazione di verifiche interne, impegnandosi a fornirci risposte esaustive entro la metà del mese – continua la nota della Fp – Ad oggi queste risposte non sono mai arrivate e l’Azienda continua a negare i diritti acquisiti negli anni dai lavoratori”.
La mobilitazione prosegue in difesa di un modello di diritti e relazioni sindacali che ASBR vuole cancellare creando un “mostro” sia dal punto di vista delle discipline contrattuali, sia da quello del mancato rispetto degli obblighi di correttezza e trasparenza che dovrebbero improntare le relazioni industriali – conclude il sindacato che ha di nuovo aperto lo stato di agitazione – Anche per questi motivi proclameremo lo sciopero per l’intera giornata e/o turno di lavoro il 12 dicembre 2025 in concomitanza con lo sciopero nazionale contro la Finanziaria della Cgil. Vogliamo un confronto vero nel rispetto di chi lavora fornendo quotidianamente un servizio sociale essenziale per le cittadine e i cittadini della Bassa”.
Terzo Settore Socio-Sanitario Assistenziale: il 31 ottobre è sciopero per i circa 10.800 dipendenti con CCNL Anaste
Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs: “Il rinnovo siglato mortifica i lavoratori. Servono dignità e giusta retribuzione per oltre 10mila addetti”.
Incroceranno le braccia venerdì 31 ottobre 2025 le lavoratrici e i lavoratori a cui viene applicato il CCNL Anaste. Alla base della mobilitazione, indetta da Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs, l’esito negativo del tentativo obbligatorio di raffreddamento e conciliazione e la firma di un nuovo contratto peggiorativo tra Anaste e alcune sigle sindacali autonome, non rappresentative del settore.
La mobilitazione è la risposta alla chiusura di Anaste, che ha scelto di sottoscrivere un rinnovo contrattuale al ribasso, ignorando le richieste delle organizzazioni sindacali confederali e penalizzando i circa 10.800 professionisti del terzo settore socio-sanitario assistenziale, in gran parte donne e operatori impegnati quotidianamente nell’assistenza a persone fragili e non autosufficienti.
“Le motivazioni dello sciopero risiedono nella palese indisponibilità di Anaste nella ricerca di soluzioni volte a garantire ai lavoratori pari diritti, tutele, dignità già riconosciute ad altre lavoratrici e lavoratori del settore alle dipendenze di datori di lavoro che applicano altri CCNL”.
Secondo i sindacati, l’accordo firmato da Anaste “non solo non garantisce alcun miglioramento salariale in linea con l’aumento del costo della vita, ma prevede parti normative peggiorative rispetto ad altri Ccnl del settore come nel caso del comporto di malattia, che mette a rischio la tutela della salute dei lavoratori.”
“È evidente la volontà di Anaste – prosegue la nota unitaria – di sottoscrivere accordi con aumenti contrattuali irrisori, disconoscendo la dignità di coloro che quotidianamente con dedizione e responsabilità si prendono cura delle persone, soprattutto quelle più fragili, sacrificando la qualità dei servizi erogati.”
Il contrasto è ancora più evidente se raffrontato con i rinnovi sottoscritti nello stesso comparto – Uneba, Cooperative Sociali, Valdesi, Anffas, Agidae – che hanno previsto aumenti retributivi tra il 10,4% e il 12,6% e significativi miglioramenti normativi su malattia, genitorialità, welfare, quattordicesima mensilità e contrasto alle molestie e alla violenza di genere.
Nei prossimi giorni le organizzazioni sindacali attiveranno una campagna di sensibilizzazione e informazione capillare, con assemblee nei luoghi di lavoro, iniziative pubbliche sui territori e il coinvolgimento delle istituzioni locali, delle famiglie e dell’opinione pubblica.
Prorogata al 31 marzo 2026 l’iscrizione agli albi degli educatori e pedagogisti
È stata approvata in via definitiva dal Senato, all’interno del Decreto Giustizia, la proroga al 31 marzo 2026 per l’iscrizione agli albi professionali degli educatori e dei pedagogisti.
Una notizia importante per tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore educativo e socio-pedagogico, che conferma la necessità di dare continuità e stabilità a un comparto fondamentale dei servizi pubblici.
La proroga riguarda gli educatori professionali socio-pedagogici, i pedagogisti e gli educatori dei servizi educativi per l’infanzia, consentendo di proseguire l’attività professionale in attesa della definitiva formazione degli albi.
Cosa significa per le educatrici e gli educatori
Fino alla prima formazione degli albi sarà possibile continuare a esercitare la professione anche senza aver ancora presentato domanda di iscrizione.
La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea come questo passaggio sia fondamentale per tutelare la continuità lavorativa e la qualità dei servizi educativi, evitando incertezze e interruzioni.
Per chi lavora nei servizi per l’infanzia con titoli previsti dal Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65, è consigliata comunque l’iscrizione secondo le disposizioni transitorie indicate nell’articolo 11 della Legge 18 aprile 2024, n. 55.
L’impegno della FP CGIL
La FP CGIL Emilia-Romagna continua a seguire con attenzione ogni passaggio normativo per garantire il pieno riconoscimento professionale delle educatrici e degli educatori, a partire dal diritto alla formazione, alla stabilità contrattuale e alla valorizzazione del lavoro pubblico.
L’obiettivo è chiaro: rafforzare la dignità e i diritti di chi ogni giorno costruisce il futuro educativo del Paese.
Su rinnovo Anaste ennesimo tradimento a danno dei lavoratori
Apprendiamo del rinnovo contrattuale sottoscritto tra l’associazione datoriale Anaste e alcune sigle sindacali autonome. Si tratta di un rinnovo, se così vogliamo definirlo, che ancora una volta rappresenta un vero e proprio tradimento nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore”. Si legge in una nota di Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat, UilFpl e Uiltucs.
“Il trattamento economico previsto dal contratto risulta nettamente inferiore rispetto a quanto stabilito in altri recenti contratti firmati (Anffas, Agidae, Valdesi, Cooperative Sociali, Uneba)”. E proseguono: “Questo rinnovo non solo non garantisce alcun aumento salariale adeguato al costo della vita, ma si configura come un arretramento inaccettabile. Particolarmente grave è inoltre la previsione del comporto di malattia a sei mesi in tre anni, una soglia irragionevole e inaccettabile. Prevedere la possibilità di licenziamento dopo sei mesi di assenza in tre anni significa negare la tutela della salute per i lavoratori e le lavoratrici del settore. Ricordiamo che gli altri contratti collettivi nazionali prevedono comporti ben più tutelanti, fino a 12-18 mesi nel triennio”.
“Per queste ragioni, annunciamo sin da ora che nei primi giorni di settembre si terrà un attivo nazionale delle delegate e dei delegati nel quale si predisporranno tutte le azioni necessarie, incluso lo sciopero nazionale, per respingere con forza questo contratto peggiorativo e rivendicare diritti, dignità e giusta retribuzione per i dipendenti a cui viene applicato il contratto Anaste”, concludono.










