La CGIL aveva ragione: sulle pensioni di vecchiaia l’INPS riconosce l’errore e fa marcia indietro. L’interpretazione errata riguardava la revisione delle aliquote di rendimento applicate al calcolo delle pensioni dei dipendenti pubblici iscritti alle gestioni Cpdel, Cps, Cpi e Cpug. La lettura sbagliata aveva portato a liquidare in modo improprio numerose pensioni di vecchiaia, che ora verranno riliquidate.

CGIL e categorie (FP, FLC e SPI) avevano denunciato, già nell’estate 2025, l’errata interpretazione dell’Istituto, evidenziando gli effetti penalizzanti per lavoratrici e lavoratori pubblici. Il messaggio INPS (n. 2491) del 25 agosto 2025, infatti, affermava che, a seguito dell’innalzamento del limite ordinamentale a 67 anni stabilito dalla legge di Bilancio 2025, tutte le pensioni anticipate erogate prima di tale età avrebbero subìto i tagli alle aliquote di rendimento.

L’INPS corre ora quindi ai ripari, riconoscendo di aver erroneamente esteso l’applicazione delle nuove aliquote, prevista per le pensioni anticipate, anche a tipologie di pensione di vecchiaia che non rientravano nel perimetro normativo.

In particolare, erano state coinvolte le pensioni di vecchiaia differita (ossia quelle liquidate al compimento dei 67 anni a ex dipendenti pubblici cessati dal servizio in un momento precedente alla maturazione del diritto) e le pensioni in cumulo nei casi in cui la gestione pubblica non risultava essere l’ultima gestione assicurativa.

Una scelta che ha determinato una riduzione ingiustificata degli assegni pensionistici e che è stata immediatamente contestata dal sindacato, sul piano sia politico sia tecnico, anche grazie al lavoro dei patronati del raggruppamento Cepa, chiamati a gestire i singoli casi di lavoratrici e lavoratori che si sono trovati con pensioni decurtate in assenza di un fondamento legittimo.

L’intervento positivo del ministero del Lavoro ha portato l’INPS a un chiarimento definitivo con il messaggio n. 787 del 5 marzo 2026: le nuove aliquote di rendimento si applicano esclusivamente alle pensioni anticipate e non alle pensioni di vecchiaia. Un passaggio che ristabilisce la corretta applicazione della normativa, confermando la fondatezza delle denunce avanzate dalla CGIL e dalle categorie del lavoro pubblico.

L’INPS dovrà ora procedere al riesame d’ufficio delle pensioni già liquidate con criteri errati, riconoscendo ai pensionati interessati tutte le differenze economiche maturate, comprensive degli interessi legali e della rivalutazione monetaria. Dovranno inoltre essere annullati gli eventuali indebiti e accolti in autotutela i ricorsi pendenti.

Resta aperto, tuttavia, un tema più generale. Le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2024 sulle aliquote di rendimento continuano a presentare rilevanti criticità, anche sotto il profilo della possibile incostituzionalità, oggetto di specifiche iniziative legali già avviate.

In un contesto in cui, nei prossimi anni, saranno circa 700 mila le lavoratrici e i lavoratori pubblici coinvolti nei processi di uscita dal lavoro, diventa ancora più urgente garantire certezza delle regole, correttezza delle applicazioni e piena tutela dei diritti previdenziali.

CGIL, FP, FLC e SPI continueranno a monitorare l’attuazione delle riliquidazioni e a sostenere tutte le azioni necessarie per difendere le pensioni del lavoro pubblico. Prosegue inoltre la vertenza sul TFS/TFR, anche alla luce dell’ordinanza n. 25 della Corte, che richiama il governo a intervenire entro gennaio 2027 per superare un meccanismo che continua a penalizzare lavoratrici e lavoratori pubblici al momento dell’uscita dal lavoro.

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