Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA. Di fronte a bilanci che continuano a crescere e a un sistema che ha consolidato margini e patrimonio, non è più accettabile che i contratti restino bloccati e che i salari rimangano indietro rispetto a quelli della sanità pubblica. Per questo il 17 aprile è stato proclamato uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle 9 alle 13.

Una sanità privata che cresce, mentre il lavoro resta fermo

Il punto politico e sindacale è chiaro: mentre alcune associazioni datoriali descrivono il comparto come in sofferenza, i numeri raccontano un’altra storia. Nel 2023 il fatturato netto complessivo dei principali gruppi della sanità privata ha raggiunto 12,02 miliardi di euro, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019. Nello stesso quadro, i margini operativi lordi hanno superato 1,1 miliardi di euro, crescendo del 28,7% in un solo anno, mentre il patrimonio netto è arrivato a 5,5 miliardi.

Di fronte a questi risultati, lasciare senza rinnovo contrattuale chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e continuità dei servizi è una scelta ingiusta e miope. Non si può continuare a scaricare il peso dell’equilibrio del sistema sulle professioniste e sui professionisti del settore, soprattutto quando le risorse pubbliche continuano a sostenere un mercato sostanzialmente protetto.

Il divario con il pubblico pesa su salari e servizi

Il blocco contrattuale non è una questione solo economica, ma di qualità del lavoro e della tenuta stessa dei servizi. Secondo quanto denunciato da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, il limbo dura da 8 anni nella sanità privata e addirittura da 14 anni nelle RSA. In questo contesto, il differenziale salariale mensile tra un infermiere del privato e un collega del Servizio sanitario nazionale si aggira intorno ai 500 euro.

Questo squilibrio produce effetti concreti: impoverisce il lavoro, rende meno attrattivo il settore e alimenta la fuga di personale verso il pubblico. Il risultato è un progressivo svuotamento delle strutture private e sociosanitarie, con ricadute dirette anche sulla qualità dell’assistenza rivolta alle persone più fragili.

Servono contratti rinnovati e regole nuove sugli accreditamenti

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo indispensabile un cambio di passo immediato. Il rinnovo dei contratti deve diventare una priorità, così come l’allineamento di diritti, tutele e retribuzioni rispetto al settore pubblico. Ma non basta: è necessario intervenire anche sul sistema di accreditamento, vincolando le risorse pubbliche al rispetto dei contratti sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Il principio è semplice: non può esserci continuità nell’accesso ai fondi pubblici per chi continua a comprimere il costo del lavoro e a rinviare il riconoscimento economico e professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Il lavoro di cura non può essere trattato come una variabile da sacrificare per difendere margini e profitti.

Il 17 aprile una giornata di verità

La mobilitazione del 17 aprile rappresenta quindi una giornata di verità. Sarà il momento per riportare al centro il valore del lavoro nella sanità privata e nelle RSA, contro ogni narrazione vittimistica delle controparti datoriali. A Roma, in Piazza Santi Apostoli, si farà sentire la voce di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale e chiede solo dignità, giusto salario e rispetto.

Come FP CGIL Emilia-Romagna saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in questa battaglia, perché non c’è qualità dell’assistenza senza qualità del lavoro, e non c’è futuro per il sistema sociosanitario se i diritti di chi lo tiene in piedi continuano a restare al palo.

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