Sanità territoriale a Reggio Emilia: personale sotto pressione, servono assunzioni e tutele per il diritto al riposo
Il sistema sanitario territoriale dell’Ausl di Reggio Emilia rischia di affrontare un’estate particolarmente difficile. Alla pressione già ordinaria sui servizi si aggiunge infatti una carenza di personale che, a partire dal primo giugno, potrebbe trasformarsi in una vera emergenza organizzativa, con conseguenze dirette sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dell’assistenza garantita ai cittadini.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo con forza l’allarme lanciato dalla FP CGIL di Reggio Emilia: infermieri, OSS, professionisti della riabilitazione e personale sanitario non possono continuare a essere considerati la soluzione permanente a un problema strutturale di organici. La sanità pubblica si regge ogni giorno sull’impegno di chi lavora nei servizi, ma questo impegno non può essere spinto oltre ogni limite.
Secondo quanto emerso dagli ultimi dati aziendali, nonostante i bandi e le procedure di somministrazione attivate, il numero di nuove unità disponibili non sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno previsto. Il termine ultimo per gli ingressi era stato fissato al 15 maggio, ma il risultato non appare adeguato rispetto alle necessità dei servizi. Di fronte a questo scenario, l’Azienda avrebbe già annunciato ulteriori misure per garantire la continuità assistenziale, tra cui la revisione degli assetti organizzativi, la rimodulazione dei turni e l’utilizzo di strumenti di compensazione e integrazione della turnistica ordinaria.
Tradotto concretamente, il rischio è che la carenza di personale venga affrontata chiedendo ancora una volta turni aggiuntivi, maggiore flessibilità e carichi di lavoro più pesanti a chi è già in servizio. Una prospettiva che riteniamo profondamente sbagliata.
“La gestione di questa carenza non può e non deve ricadere esclusivamente sulle spalle dei lavoratori”, ha dichiarato Gaetano Merlino della FP CGIL. “Se da un lato l’Azienda dichiara di voler garantire le tre settimane di ferie estive, dall’altro le misure prospettate sembrano scaricare il problema del reclutamento sul personale interno. Le ferie non sono un premio o una concessione, ma un diritto contrattuale e costituzionale del lavoratore. Il personale che per tutto l’anno copre le assenze a vario titolo non può essere considerato il tampone infinito di un sistema che non riesce ad attrarre nuovi professionisti. Non si può chiedere l’ennesimo sacrificio a chi è già allo stremo”.
Il punto è politico e organizzativo insieme: il diritto al riposo non è un elemento accessorio, ma una condizione fondamentale per garantire sicurezza, qualità del lavoro e qualità della cura. Esiste infatti un legame diretto tra il benessere di chi cura e la salute di chi viene curato. Un sistema sanitario che costringe il personale a lavorare in condizioni di affaticamento costante rischia di indebolire la stessa continuità assistenziale che dichiara di voler difendere.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, ribadiamo che la salute dei cittadini non si garantisce spremendo chi resta. La risposta alla carenza di organico non può essere la compressione dei diritti contrattuali, né la normalizzazione dei turni massacranti. La risposta deve essere un investimento serio e continuativo sul personale, sulla capacità di reclutamento, sulla qualità del lavoro e sull’attrattività del servizio sanitario pubblico.
Il piano aziendale, che prevede la possibilità di modificare la sequenza dei turni e di inserire coperture sistematiche per limitare l’impatto della carenza, non può tradursi in un arretramento delle condizioni di lavoro. Anche laddove si faccia appello alla disponibilità volontaria e al senso di responsabilità del personale, occorre evitare che la pressione organizzativa diventi insostenibile e che le équipe siano costrette a reggere da sole le conseguenze delle mancate assunzioni.
Chiediamo quindi che l’impegno dell’Azienda nella ricerca di nuovo personale sia realmente continuo, concreto e verificabile. Le revisioni organizzative non devono diventare un modo per depotenziare i servizi o per ridurre, nei fatti, i diritti di lavoratrici e lavoratori.
La sanità territoriale ha bisogno di personale stabile, sufficiente e valorizzato. La sfida della continuità assistenziale non può essere vinta giocando al risparmio sulla pelle di chi, ogni giorno, garantisce la salute pubblica.
Referendum, la vittoria del No parla al Paese: difesa della Costituzione e domanda di cambiamento
La vittoria del No al referendum sulla giustizia non è soltanto un risultato elettorale. È un passaggio politico e civile che consegna un messaggio netto: nel Paese c’è una domanda forte di democrazia, partecipazione e rispetto dell’equilibrio costituzionale. Come FP CGIL Emilia-Romagna leggiamo questo voto come un segnale chiaro: la Costituzione non si piega agli interessi di parte, si applica e si difende. Maurizio Landini ha parlato dell’inizio di “una nuova primavera”, sottolineando che dal voto emerge una richiesta di cambiamento e di nuove politiche economiche e sociali capaci di rimettere al centro lavoro, diritti e pace.
Il dato politico è ancora più evidente se si guarda alla geografia del voto. Il No ha vinto in 17 regioni e ha prevalso con forza nelle grandi città, da Roma a Napoli, da Milano a Palermo, da Torino a Bari, da Firenze a Bologna. In Emilia-Romagna, inoltre, l’affluenza ha sfiorato il 67% e il No ha superato il dato nazionale, confermando una partecipazione ampia e consapevole. È un risultato che parla di radicamento democratico, di senso civico e di una diffusa volontà di respingere riforme percepite come sbagliate e divisive.
Dentro questa affermazione del No ci sono poi alcuni elementi sociali e politici che meritano attenzione. Il voto del Mezzogiorno ha rappresentato una bocciatura netta delle politiche del governo, fino a essere letto dai dirigenti sindacali della Cgil del Sud come una risposta all’impostazione “antimeridionalista” dell’attuale esecutivo. In Campania, per esempio, la riforma è stata respinta da oltre il 66% dei votanti, mentre a Napoli il No ha toccato punte altissime, fino al 75,5%.
Determinante è stato anche il protagonismo delle nuove generazioni. Secondo le analisi richiamate da Collettiva, l’80% degli under 25 e il 61% degli under 35 si sono espressi per il No. Non solo: tra i 18 e i 28 anni la partecipazione avrebbe raggiunto il 67%, segnalando un ritorno al voto di una parte importante di giovani che nelle ultime consultazioni si era tenuta ai margini. È un dato che smentisce molti luoghi comuni e mostra come, quando in gioco ci sono la qualità della democrazia e l’assetto dei poteri, ragazze e ragazzi sappiano rispondere con lucidità e responsabilità.
Un altro elemento decisivo è stato il voto delle donne. Secondo il report YouTrend richiamato nell’analisi di Collettiva, il 55% delle elettrici che si sono recate alle urne ha scelto il No. Un risultato che si lega a una convinzione profonda: difendere la Costituzione significa difendere anche l’equilibrio tra i poteri e quindi la tenuta concreta dei diritti, comprese le libertà e i percorsi di emancipazione delle donne. Non è un dato laterale, ma uno dei punti che spiegano meglio la portata politica di questa vittoria.
Il quadro cambia invece tra gli italiani all’estero, dove ha prevalso il Sì con il 56,34%, contro il 43,66% del No, su un’affluenza del 28,53% di oltre 5,4 milioni di aventi diritto. Anche questo conferma che il voto referendario va letto in profondità, tenendo insieme territori, composizione sociale e condizioni materiali differenti. Ma il dato generale che arriva dall’Italia resta inequivocabile: la maggioranza di chi ha partecipato ha respinto la riforma.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, questa vittoria non è un punto di arrivo. È piuttosto un’indicazione di marcia. Il voto ci dice che c’è un Paese che non accetta scorciatoie istituzionali, che chiede ascolto, confronto e giustizia sociale. Dice che la democrazia vive quando le persone tornano a partecipare. Dice che il lavoro, i diritti, il welfare e l’uguaglianza devono tornare al centro dell’agenda pubblica. La vittoria del No, allora, è soprattutto questo: la conferma che esiste un’Italia che vuole difendere la Costituzione e aprire una stagione nuova di partecipazione e cambiamento.
Referendum sulla giustizia: cosa cambia davvero e perché votare NO
Il 22 e 23 marzo cittadine e cittadini saranno chiamati a votare su una riforma costituzionale che interviene sull’ordinamento della magistratura italiana. Si tratta di un passaggio importante perché riguarda il funzionamento della giustizia e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo utile entrare nel merito della riforma per spiegare cosa prevede realmente e quali potrebbero essere le sue conseguenze.
Come funziona oggi il controllo sulla magistratura
Oggi l’operato dei magistrati è garantito dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), un organo previsto dalla Costituzione che ha il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Il CSM è composto da:
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magistrati eletti dalla magistratura
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avvocati e giuristi eletti dal Parlamento
Si tratta quindi di un organismo che tiene insieme competenze diverse ma che resta autonomo dalle influenze politiche.
Un elemento fondamentale è che il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica, proprio per assicurare un equilibrio istituzionale e una garanzia di indipendenza.
Cosa cambierebbe con la riforma
Se il referendum approvasse la riforma, una parte delle funzioni di controllo sulla magistratura verrebbe trasferita a un nuovo organismo: l’Alta Corte disciplinare.
Questo nuovo organo avrebbe il compito di vigilare sull’operato dei magistrati e di valutare eventuali responsabilità disciplinari.
Il punto centrale riguarda però come verrebbero scelti i suoi membri.
Secondo il meccanismo previsto:
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alcuni membri verrebbero nominati dal Presidente della Repubblica
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altri verrebbero estratti a sorte
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una parte sarebbe sorteggiata da una lista indicata dal Parlamento
Questo significa che una quota significativa dei membri verrebbe scelta indirettamente dalla politica attraverso le liste decise dal Parlamento.
Inoltre l’Alta Corte non sarebbe presieduta dal Presidente della Repubblica, a differenza del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il rischio di maggiore influenza politica
Uno dei temi centrali riguarda proprio il rapporto tra magistratura e politica.
Il nuovo sistema di selezione tramite sorteggio da elenchi indicati dal Parlamento potrebbe comportare una maggiore incidenza della maggioranza politica del momento nella scelta dei componenti dell’organo disciplinare.
Questo rischierebbe di indebolire quel principio di autonomia della magistratura che la Costituzione ha voluto garantire fin dalla nascita della Repubblica.
Il tema della separazione delle carriere
Tra le motivazioni più utilizzate dai sostenitori della riforma c’è l’idea che sia necessario separare nettamente le carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Secondo questa tesi, il giudice potrebbe essere portato a favorire il pubblico ministero perché appartiene allo stesso ordine professionale.
Tuttavia la realtà del sistema giudiziario è diversa.
Oggi giudici e pubblici ministeri possono cambiare funzione una sola volta nella vita e si tratta di una possibilità utilizzata da una percentuale minima di magistrati: meno di uno su cento.
Il sistema attuale prevede già quindi una forte distinzione tra i ruoli.
Inoltre nei processi il giudice non è parte del confronto tra accusa e difesa. Il suo compito è ascoltare le parti e decidere in modo imparziale, sulla base delle prove e delle norme.
I dati dei processi
Un altro elemento spesso ignorato nel dibattito riguarda i risultati dei procedimenti giudiziari.
Una quota significativa dei processi si conclude con assoluzioni o archiviazioni, segno che il giudice svolge un ruolo di controllo effettivo rispetto alle richieste dell’accusa.
Questo dato mostra come il sistema processuale italiano sia strutturato per garantire l’equilibrio tra accusa, difesa e giudice.
I problemi reali della giustizia
Nel dibattito pubblico spesso si parla di riforme della magistratura, ma i problemi concreti della giustizia italiana sono altri.
Tra i principali:
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tempi troppo lunghi dei processi
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carenze di personale negli uffici giudiziari
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mancanza di risorse e strumenti adeguati
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necessità di innovazione tecnologica e digitalizzazione delle procedure
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condizioni strutturali spesso insufficienti per uffici e aule di tribunale
Sono questi gli interventi che potrebbero realmente migliorare il funzionamento della giustizia.
Per esempio sarebbe fondamentale:
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assumere nuovo personale
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stabilizzare migliaia di lavoratrici e lavoratori precari assunti con il PNRR
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rafforzare l’Ufficio per il processo
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investire in innovazione tecnologica e sicurezza degli ambienti di lavoro
La riforma al voto non interviene su questi aspetti.
Perché votare NO
Il referendum non riguarda solo una modifica tecnica dell’organizzazione della magistratura. Tocca invece l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il modo in cui vengono garantiti i diritti dei cittadini.
Per queste ragioni riteniamo che la riforma:
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non affronti i problemi reali della giustizia
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rischi di aumentare l’influenza della politica sugli organi di controllo della magistratura
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possa mettere in discussione un equilibrio istituzionale costruito dalla Costituzione.
Per questo invitiamo cittadine e cittadini a partecipare al voto del 22 e 23 marzo ed esprimere NO al referendum.
AUSL Modena allo sbando: bruciato un milione di euro per le progressioni economiche di lavoratori e lavoratrici
Un milione di euro destinato alle progressioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori (le ex “fasce”) dell’Azienda Ausl di Modena è andato letteralmente in fumo. È questa l’ultima, gravissima denuncia che investe l’Azienda Usl di Modena, rea di una gestione amministrativa che definire fallimentare è ormai un eufemismo.
L’accordo per le progressioni orizzontali 2025, faticosamente raggiunto il 10 dicembre scorso, dopo un serrato confronto tra l’Azienda e le parti sindacali, è decaduto a causa di un ritardo burocratico inspiegabile: il documento è stato trasmesso all’organo di controllo economico solo il 30 dicembre 2025, rendendo tecnicamente impossibile il via libera nei tempi previsti dal contratto.
Tempistiche contrattuali che l’azienda ha violato creando un danno economico senza precedenti.
In un periodo storico segnato da un rinnovo contrattuale nazionale che non ha permesso il recupero del potere d’acquisto, la perdita di queste risorse rappresenta un insulto ai sacrifici di tutto il personale che ogni giorno continua a mandare avanti con grande senso di responsabilità i servizi della sanità in tutta la provincia di Modena.
“Siamo di fronte a un atto di una gravità inaudita – dichiarano Domenica Avenoso e Silvia Mucci funzionarie della Fp Cgil di Modena – Inviare ai revisori un accordo vitale per il salario degli oltre 4.000 dipendenti dell’azienda USL a meno di 48 ore dalla fine dell’anno non è un errore tecnico, è la prova plastica di un’azienda allo sbando che sabota i propri impegni e non ha nessun rispetto per i propri lavoratori”.
“Che si fosse partiti col piede sbagliato era chiaro già il 5 di dicembre, quando al tavolo di trattativa per finalizzare le risorse economiche del 2025, l’azienda si era presentata con errori nei conteggi dei fondi e la bozza dell’accordo con parti palesemente sbagliate – prosegue Daniela D’eredità segretaria organizzativa della Uil Fpl di Modena e Reggio Emilia – dove in un copia e incolla scriteriato si riportava un regolamento dell’Azienda Ospedaliero Universitaria come se fosse dell’Azienda Usl.”
“In quell’occasione Cisl Fp, Fials e Nursind avevano fatto a gara per sottoscrivere la bozza di accordo palesemente errata. Quel testo, una volta sottoscritto, avrebbe dato vita ad un accordo che non avrebbe avuto nessun valore ed avrebbe arrecato enorme danno a lavoratrici e lavoratori – proseguono le tre sindacaliste – Solo l’intervento delle RSU elette nelle liste della Fp Cgil e Uil Fpl, mettendo in risalto l’errore, ha permesso di evitare quello scempio costringendo l’Azienda Usl a correggere le criticità evidenziate.”
Ma purtroppo gli errori dell’azienda, che si stanno traducendo in un vero e proprio disastro, non sono finiti il 5 dicembre.
La stessa Ausl non si limita a non dare seguito alle intese, ma quelle che applica sembra interpretarle unilateralmente con l’unico scopo di creare disuguaglianze inaccettabili tra il personale.
Bandi di mobilità scaduti senza alcuno scorrimento di graduatoria, pubblicati senza una logica e che ad oggi lasciano centinaia di professionisti bloccati in reparti dai quali attendevano da anni di potersi spostare.
Una dirigenza attraversata da lotte intestine più preoccupata degli equilibri di potere interni che della funzionalità dei servizi e della credibilità dell’ente, e che invece di valorizzare il capitale umano, lo mortifica con ritardi ingiustificabili e gestioni caotiche.
Il personale sanitario modenese, già provato da turni massacranti e carenze d’organico, non può e non deve pagare il prezzo dell’incompetenza altrui.
L’Azienda Usl di Modena deve ritrovare la bussola. Non permetteremo che il milione di euro delle lavoratrici e dei lavoratori diventi il prezzo del silenzio su una gestione fallimentare.
I lavoratori della sanità modenese non chiedono regali, chiedono ciò che è loro di diritto e che è stato faticosamente contrattato. Chiediamo per questo con forza all’Azienda di assumersi le proprie responsabilità e dare le risposte necessarie per recuperare la situazione e il danno che lei stessa ha creato.
Appalto integrazione scolastica Fidenza: siglato accordo tra Comune e FP CGIL territoriale
Con lavoratrici e lavoratori create le condizioni per un cambio di passo
Un accordo che garantisce le esigenze degli alunni più fragili e tutela il lavoro degli educatori di sostegno: è questo l’esito del tavolo avviato dal Comune di Fidenza a fronte del crescente bisogno di interventi socio-educativi assistenziali a favore di alunni e alunne certificati e delle istanze di lavoratori e lavoratrici pervenute dalla FP CGIL Parma.
Un lungo confronto fra le parti che ha portato a un sostanziale aggiornamento dell’appalto per l’affidamento dei servizi educativi, scolastici ed extrascolastici, per minori sottoscritto nel 2023. Dalla firma scaturisce, in sintesi, una rimodulazione dell’organizzazione in modo da incrementare il grado di continuità nell’erogazione dei servizi educativi e scolastici che si concretizza nella continuità lavorativa sul secondo giorno di assenza dell’alunno – dopo che finora era coperto unicamente il primo giorno di assenza – e il riconoscimento del pasto al personale educativo.
“É stato importante – commenta Vittoria Ubaldi funzionaria FP CGIL Parma con delega al terzo Settore – aprire su questi temi un confronto con l’Amministrazione comunale di Fidenza, riuscendo a superare annose criticità e migliorando così le condizioni di educatori ed educatrici impiegati sull’appalto”.
“Si tratta di un accordo rilevante – osserva il sindaco Davide Malvisi – che permette di incrementare il grado di continuità nell’erogazione dei servizi educativi e scolastici, offrendo modelli organizzativi necessari a rispondere alla sempre maggiore complessità dei percorsi di inclusione a scuola. Allo stesso tempo, l’intesa raggiunta con FP CGIL accoglie le esigenze di maggior tutela lavorativa espresse dagli educatori. Vengono così affrontati e risolti problemi che erano sul tavolo da tempo e a tal fine l’Amministrazione compie un ulteriore sforzo di bilancio”.
“Nel merito – dettaglia Tommaso Celletti, funzionario FP territoriale – l’accordo prevede il riconoscimento al pasto per tutte le educatrici e gli educatori che svolgono il proprio lavoro durante il momento del pasto delle alunne e alunni, oltre al riconoscimento a educatrici ed educatori del pagamento del secondo giorno di assenza di alunni e alunne seguiti a scuola. Da sempre chiediamo coerenza: se l’orario è retribuito perché è lavoro educativo, è imprescindibile che il pasto sia fornito e garantito a tutto il personale educativo. Stesso discorso vale per le giornate di assenza dei minori seguiti a scuola: non possiamo pensare che educatrici e educatori, professionisti con titoli di studio riconosciuti, possano non avere garantita la continuità lavorativa in caso di assenza dell’alunna o dell’alunno seguito e trasformarsi in “jolly” per sostituzioni, laddove possibili, per poter aver retribuita la giornata. Ancora una volta, la mobilitazione e la vicinanza di lavoratrici e lavoratori, supportate dalla nostra azione sindacale e dal lavoro delle delegate hanno portato risultati tangibili. Siamo riusciti a sbloccare una situazione di stallo che durava da anni e a migliorare condizioni di lavoro. Riconosciamo all’Amministrazione comunale, e in particolare al sindaco Davide Malvisi, l’attenzione rivolta al tema e la volontà di arrivare a una soluzione condivisa”, concludono i sindacalisti.
“Vigileremo affinché gli impegni presi si concretizzino – aggiunge Vittoria Ubaldi – e lavoreremo affinché il nuovo appalto sia un esempio virtuoso di tutela e qualità dei servizi educativi. Anche in questa occasione la FP CGIL Parma, grazie alle sue rivendicazioni e alla vicinanza di lavoratrici e lavoratori, è riuscita a migliorare le condizioni di lavoro rendendole più tutelanti, sicure, dignitose e stabili”.
Il Comune di Fidenza, per l’attuazione dell’accordo, si impegna a finanziare 700 ore aggiuntive da febbraio 2026 al 30 giugno 2026 per un esborso intorno ai 16mila euro mentre la spesa per garantire i pasti del personale educativo è stimata in oltre 4mila euro. Risorse che si sommano allo stanziamento di oltre 700mila euro già a bilancio. L’accordo produce in concreto un potenziamento del servizio a beneficio degli utenti: dal mese di febbraio, in caso di assenza dei minori beneficiari del servizio, l’educatore di riferimento sarà comunque operativo non per uno, ma per due giorni, a servizio di altri alunni con disabilità. La nuova modalità mira anche a rendere più efficiente il sistema delle sostituzioni tra educatori, in modo da ridurre ulteriormente la probabilità che un minore rimanga “scoperto” a causa di un’assenza improvvisa dell’educatore di riferimento. Si è inoltre ritenuto di garantire la fruizione del pasto per l’educatore in tutti i casi in cui l’affiancamento del bambino durante il pranzo nei refettori scolastici sia utile al raggiungimento degli obiettivi educativi programmati.
Soddisfazione è espressa anche dall’assessora all’Istruzione e Servizi educativi Elisa Illica Magrini: “La sottoscrizione è frutto di un percorso di collaborazione e confronto tra le parti che ha portato ad una soluzione attesa e maturata da tutti. L’intesa rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento di un sistema educativo sempre più inclusivo, capace di rispondere in modo adeguato e tempestivo ai bisogni educativi, relazionali e di benessere degli studenti in situazione di maggiore vulnerabilità”.
Il tavolo di confronto è destinato a proseguire. È già stato calendarizzato un nuovo incontro per aprile 2026 al fine di monitorare l’andamento dell’accordo e valutare eventuali integrazioni o modifiche per l’anno scolastico 2026-2027.
Polizia locale, turni notturni: c'è l'accordo solo con la FP CGIL Parma
Il segretario generale Ruggero Maria Manzotti: “Questo avvio non è un punto di arrivo ma un punto di partenza”
Comune di Ferrara: prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori
Sindacati e RSU chiedono la convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione un dialogo costruttivo non solo è possibile ma necessario
Prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara.
Le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, SULPL e la RSU Aziendale ribadiscono con forza la necessità di una convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione, per affrontare una serie di temi che, nonostante gli impegni assunti, risultano ancora oggi privi di risposte operative e soluzioni concrete.
Il tavolo di conciliazione svoltosi in Prefettura dello scorso dicembre 2025 si è svolto in un clima di apertura e disponibilità, ma non ha prodotto esiti risolutivi sulle questioni centrali che da tempo incidono negativamente sulle condizioni di lavoro del personale comunale.
A distanza di settimane, permane infatti l’assenza di atti, decisioni e misure organizzative da parte dell’Amministrazione ed a fronte della quale le OO. SS. e la RSU Aziendale ha chiesto ufficialmente una convocazione urgente per sbloccare la situazione.
Tra le priorità non più rinviabili vi è l’istituzione del tavolo tecnico per l’aggiornamento del Regolamento dei buoni pasto, come dichiarato dalla parte pubblica in sede prefettizia, oltre alla necessità di acquisire dati certi e trasparenti sull’organizzazione dell’orario di lavoro e sui rientri pomeridiani.
Accanto a questo, rimangono aperti numerosi nodi fondamentali che richiedono un confronto strutturato con tempi certi e responsabile, tra cui:
- Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) per valorizzare la qualità del lavoro;
- definizione e applicazione del Regolamento sul lavoro agile per modernizzare la macchina amministrativa come più volte celebrato dalla stessa Amministrazione comunale;
- percorso certo e condiviso per la stabilizzazione del personale educativo precario;
- piena applicazione dell’art. 13 del CCNL Funzioni Locali 2019–2021 per riconoscere pienamente le competenze acquisite;
- costruzione di un accordo stralcio sul welfare aziendale.
Le Organizzazioni Sindacali e la RSU sottolineano che la richiesta di convocazione dei tavoli non risponde a logiche pretestuose o conflittuali, ma alla volontà di riprendere e consolidare relazioni sindacali efficaci, trasparenti e rispettose, fondate sulla responsabilità istituzionale.
L’obiettivo è uno solo: superare l’attuale stato di agitazione attraverso soluzioni condivise, nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara e, conseguentemente, della qualità dei servizi resi alla cittadinanza.
In assenza di riscontri concreti e tempestivi, lo stato di agitazione continuerà, con tutte le iniziative sindacali che si renderanno necessarie.
Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa
Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.
Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.
Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.
Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.
Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.
Stato di agitazione dei Vigili del Fuoco di Bologna: la FP CGIL denuncia carenze di personale e mezzi
La FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha proclamato lo stato di agitazione provinciale a fronte di una situazione che, da tempo, presenta criticità gravi e strutturali all’interno del Comando provinciale. La decisione arriva dopo numerosi solleciti rimasti senza risposta e nasce dall’urgenza di tutelare la sicurezza degli operatori e la qualità del servizio di soccorso garantito alla cittadinanza.
Il nodo principale riguarda una carenza di personale ormai insostenibile. I dati segnalati dal sindacato parlano di una scopertura che raggiunge il 39% nel Ruolo Qualificati e il 17% nel ruolo Vigile. Percentuali che incidono direttamente sull’organizzazione dei turni, sull’aumento dei carichi di lavoro e sull’esposizione a rischi sempre maggiori per chi opera quotidianamente in prima linea nelle emergenze.
A questo si aggiunge una condizione critica del parco mezzi. Automezzi obsoleti, spesso non adeguati alle esigenze operative attuali, e una dotazione insufficiente rendono sempre più complesso assicurare interventi rapidi ed efficaci. Una situazione che, secondo la FP CGIL, non può più essere considerata ordinaria amministrazione, ma rappresenta un problema strutturale che richiede interventi immediati e programmati.
L’organizzazione sindacale evidenzia inoltre una serie di questioni organizzative rimaste irrisolte. Tra queste, la necessità di garantire un corretto passaggio di consegne ai referenti dell’autorimessa, l’attivazione di un serio progetto di decontaminazione a tutela della salute del personale e l’informatizzazione dei processi amministrativi e contabili, strumenti ormai indispensabili per una gestione moderna ed efficiente del Comando. Richieste che, ad oggi, non hanno trovato risposte concrete.
Particolarmente critica anche la recente perdita dello status di “sede disagiata” per il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Vergato, avvenuta senza che siano state individuate soluzioni compensative o misure alternative in grado di tenere conto delle reali condizioni operative del territorio.
A peggiorare il quadro, secondo la FP CGIL, contribuiscono alcune decisioni assunte unilateralmente dall’amministrazione, come il possibile trasferimento della sede Dante Zini di Zola Predosa e la gestione delle ferie in periodo di maternità. Scelte adottate senza un adeguato confronto con le organizzazioni sindacali, in violazione delle prerogative sindacali e delle corrette relazioni industriali.
Per tutte queste ragioni, la FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha formalmente richiesto l’attivazione della procedura di raffreddamento prevista dalla legge 146/90. L’obiettivo è aprire uno spazio di confronto serio e costruttivo con le istituzioni competenti, finalizzato a individuare soluzioni concrete alle criticità denunciate e a ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure.
Il sindacato attende ora un riscontro tempestivo, ribadendo che la tutela della sicurezza dei lavoratori e la qualità del servizio pubblico di soccorso non possono più essere rinviate.
Sciopero generale del 12 dicembre 2025: la mobilitazione della Cgil contro una Legge di Bilancio ingiusta
La Cgil proclama per venerdì 12 dicembre 2025 uno sciopero generale di un’intera giornata di lavoro. Una scelta netta, motivata dall’urgenza di contrastare una Legge di Bilancio che, anziché sostenere salari, pensioni, welfare e investimenti produttivi, scarica ancora una volta i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui pensionati.
Una mobilitazione per difendere salari e pensioni
Negli ultimi tre anni salariati e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale, prodotto dalla mancata indicizzazione dell’Irpef. Significa perdite nette che vanno dai 700 euro per redditi da 20.000 euro fino ai 2.000 euro per redditi da 35.000 euro: un’ingiustizia fiscale che colpisce solo chi ha redditi fissi. Nessuna penalizzazione, invece, per flat tax, rendite e profitti.
Lo sciopero rivendica:
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aumento dei salari attraverso il rinnovo dei contratti nazionali;
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difesa del potere d’acquisto e risorse adeguate per il pubblico impiego;
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rafforzamento della quattordicesima per pensionate e pensionati.
Un welfare allo stremo: sanità, istruzione, casa, sicurezza
Mentre milioni di persone rinunciano a curarsi e le famiglie sostengono oltre 43 miliardi di spesa sanitaria privata, la manovra prevede che il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale scenda sotto il 6% del PIL entro il 2028: il livello più basso degli ultimi decenni.
Le risorse mancano ovunque:
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sanità pubblica e assistenza agli anziani;
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scuola e diritto allo studio;
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politiche per la casa;
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trasporto pubblico;
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salute e sicurezza sul lavoro, mentre i morti continuano ad aumentare.
Per le armi, però, i fondi si trovano immediatamente, anche ricorrendo al debito.
Pensioni: il Governo peggiora la Legge Fornero
La manovra aumenta ulteriormente l’età pensionabile, cancellando ogni residua forma di flessibilità in uscita, comprese opzione donna e le diverse quote. Un irrigidimento che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori. Meloni e Salvini, su questo fronte, riescono addirittura a fare peggio di Monti e Fornero.
Giovani senza futuro e Paese sempre più debole
L’Italia cresce allo “zero virgola”, la deindustrializzazione prosegue da tre anni e l’occupazione aumenta solo tra gli over 50. I giovani, invece, vivono lavori sempre più precari o scelgono di emigrare in massa per cercare dignità e futuro altrove.
Gli obiettivi dello sciopero
La mobilitazione mira a:
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sostenere le vertenze aperte nelle categorie per i rinnovi contrattuali;
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aprire una vertenza generale con il Governo, chiedendo una radicale correzione della Manovra di Bilancio.
Le proposte includono:
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neutralizzazione del fiscal drag e restituzione delle somme perse;
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rinnovo dei contratti, risorse per il pubblico impiego e detassazione reale degli incrementi;
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quattordicesima rafforzata per pensionati e pensionate;
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blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile;
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pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
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vere politiche industriali e del terziario per governare la transizione ecologica e digitale;
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più sicurezza sul lavoro e riforma del sistema degli appalti;
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contrasto al lavoro povero, nero e sommerso;
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potenziamento dei servizi pubblici: sanità, istruzione, non autosufficienza, assistenza territoriale, casa, trasporti;
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piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni nel settore pubblico;
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misure strutturali per ridurre i divari di genere;
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una strategia reale per il rilancio del Mezzogiorno.
Le risorse ci sono: basta volerle prendere
Due condizioni rendono possibile finanziare queste scelte.
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Andare a prendere i soldi dove sono: profitti, extraprofitti, grandi ricchezze ed evasione fiscale. La proposta della Cgil, che include un contributo di solidarietà dell’1% più ricco della popolazione, garantirebbe 26 miliardi l’anno.
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Dire no alla corsa al riarmo: una scelta che rischia di trascinare l’Italia e l’Europa in un’economia di guerra, sottraendo fino a 1.000 miliardi entro il 2035.
Settori coinvolti e orari dello sciopero
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Tutti i settori pubblici e privati, inclusi appalti e servizi strumentali, per l’intera giornata.
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Trasporto ferroviario: dalle 00.01 alle 21.00 del 12 dicembre.
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Vigili del Fuoco: 4 ore per il personale turnista (09.00–13.00), intera giornata per il personale giornaliero e amministrativo.
Sono esentati: igiene ambientale, personale del Ministero della Giustizia, personale ATAC S.p.A. e tutto il trasporto aereo.
Lo sciopero generale del 12 dicembre è quindi una risposta necessaria a una manovra che taglia diritti, impoverisce il Paese e investe sulle armi invece che sul lavoro, sui servizi pubblici, sulla dignità sociale.










