Lavoro agile caro carburanti

Lavoro agile nella PA, servono misure urgenti contro il caro carburanti

La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza la richiesta avanzata dalla FP CGIL nazionale al Ministro per la Pubblica Amministrazione, alla Conferenza delle Regioni, a UPI e Anci: servono interventi immediati per favorire il lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni e contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei carburanti sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.

L’attuale scenario internazionale sta producendo nuovi effetti sui mercati energetici, con ripercussioni dirette sui prezzi e sul costo della vita. In questo quadro, rafforzare il ricorso al lavoro da remoto rappresenta una scelta concreta e utile per ridurre gli spostamenti, alleggerire i costi sostenuti dal personale e limitare le conseguenze economiche di una crisi che rischia di colpire duramente il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario che tutte le amministrazioni pubbliche adottino rapidamente misure organizzative efficaci, aumentando le giornate di lavoro agile dove possibile e mettendo in campo ulteriori strumenti di tutela salariale. La transizione organizzativa non può gravare ancora una volta su lavoratrici e lavoratori: servono risposte tempestive, responsabilità istituzionale e scelte che mettano al centro la tutela del reddito e della qualità del lavoro pubblico.


Precari PNRR giustizia

Precari PNRR nella giustizia, FP CGIL: basta bandi, serve la stabilizzazione di tutti

La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza una richiesta chiara: basta rinvii, basta scorciatoie, basta nuove selezioni per chi ha già superato una procedura pubblica e lavora da anni dentro l’amministrazione della giustizia. Dopo la pubblicazione di nuovi bandi per il personale precario PNRR della giustizia amministrativa, che si aggiungono a quelli già usciti per la giustizia ordinaria il 16 marzo, torna centrale il tema della stabilizzazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori coinvolti.

Secondo la FP CGIL, ogni misura che punti a garantire la prosecuzione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro può rappresentare un segnale positivo, ma le modalità individuate dal Governo non risolvono il problema. Non si tratta infatti di una vera stabilizzazione, bensì di un nuovo concorso imposto a persone che hanno già superato una selezione e che da anni svolgono il proprio lavoro nella pubblica amministrazione, contribuendo concretamente al funzionamento degli uffici giudiziari.

Il punto politico e sindacale è semplice: non si può continuare a trattare come personale temporaneo chi ha già dimostrato sul campo competenze, professionalità e capacità di sostenere un settore delicato come quello della giustizia. In questa fase, scaricare ancora una volta l’incertezza sulle lavoratrici e sui lavoratori significa indebolire non solo le persone coinvolte, ma anche la qualità del servizio pubblico reso ai cittadini. Questa è la ragione per cui la FP CGIL chiede al Governo di intervenire subito, approvando gli emendamenti proposti e stanziando le risorse necessarie per una stabilizzazione piena e complessiva.

La questione ha anche un carattere di urgenza molto concreto. La stessa FP CGIL avverte che, senza un intervento rapido, centinaia di precari rischiano di restare senza lavoro dal 1° luglio 2026. Un esito che produrrebbe un doppio danno: da una parte colpirebbe direttamente la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, dall’altra metterebbe in difficoltà la pubblica amministrazione e la continuità del servizio giustizia.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la vera riforma di cui la giustizia ha bisogno passa da scelte nette e strutturali: stabilizzare tutto il personale precario PNRR, assumere nuovo personale, rafforzare in modo stabile l’ufficio per il processo e investire nelle strutture e nella digitalizzazione. Continuare a moltiplicare bandi e passaggi burocratici non certifica competenze già acquisite, ma prolunga soltanto una condizione di precarietà che il sistema pubblico non può più permettersi.

Serve quindi una decisione politica immediata, capace di riconoscere il valore del lavoro già svolto e di dare prospettiva a chi ha contribuito in questi anni al funzionamento della macchina giudiziaria. La stabilizzazione di tutti i precari PNRR non è una concessione: è una scelta di giustizia, di efficienza amministrativa e di rispetto per il lavoro pubblico.


Agenzia delle Dogane e Monopoli: la sperimentazione in Emilia-Romagna e Marche viene fatta sulla Pelle dei Lavoratori

La Funzione Pubblica CGIL esprime forte preoccupazione e totale contrarietà in merito alla riorganizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) che sta interessando i territori dell’Emilia Romagna e delle Marche. Denunciamo con fermezza la totale assenza di una chiara finalità strategica in questa riorganizzazione, che è stata imposta dai vertici nazionali dell’Agenzia senza nessun confronto con le rappresentanze del personale ad alcun livello né tanto meno con le istituzioni territoriali e le associazioni degli operatori doganali e commerciali del territorio. Un’altra azione di governo motivata unicamente da logiche di risparmio economico scaricate, ancora una volta, sulle spalle dei lavoratori e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese.

Alla vigilia della riorganizzazione che avrà decorrenza primo Maggio constatiamo che l’assenza di indicazioni e disposizioni operative chiare rischia di generare una pericolosa paralisi organizzativa con effetti sulla erogazione dei servizi Doganali con gravi ripercussioni sul tessuto economico e sociale dei nostri territori.

In questo contesto la Direzione interregionale Emilia Romagna/Marche ha chiesto ai propri dipendenti di presentarsi al lavoro domani 1° Maggio , festa dei lavoratori, presso le proprie sedi di servizio per svolgere regolarmente l’attività lavorativa.

Tale richiesta sarebbe scaturita a valle delle evidenti difficoltà operative di mettere a terra una riorganizzazione delle sedi e dei servizi dell’amministrazione, senza alcun confronto preventivo né di livello nazionale con le organizzazioni sindacali, né con con i livelli territoriali interessati attraverso le medesime organizzazioni sindacali o le RSU appena rinnovate nella tornata elettorale dello scorso 14, 15 e 16 aprile.

È inaccettabile che un processo di riorganizzazione di tale portata sia stato avviato senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati, la Funzione Pubblica CGIL ribadisce con forza che le lavoratrici e i lavoratori sono la vera risorsa di qualsiasi amministrazione pubblica e che ogni cambiamento organizzativo deve necessariamente passare attraverso un confronto costruttivo e trasparente con chi quotidianamente garantisce il funzionamento della macchina amministrativa.

La Funzione Pubblica CGIL si mobiliterà con tutte le proprie forze per tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dell’ADM e per garantire la continuità e la qualità dei servizi doganali in Emilia Romagna e nelle Marche chiedendo con urgenza un incontro con i vertici dell’ADM per fare chiarezza sulle reali intenzioni dell’amministrazione e per avviare un confronto serio e costruttivo che tenga conto delle esigenze dei lavoratori e del territorio.


Referendum CCNL Funzioni Centrali - La carica dei 40mila spaventa chi sa che ha firmato un contratto a perdere

Al contrario delle arbitrarie interpretazioni di chi ha firmato, le 40mila espressioni di voto, a cui si aggiungono una pluralità di strumenti e iniziative sindacali, dagli scioperi che hanno caratterizzato questo autunno alle migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno affollato le assemblee di CGIL, UIL e USB, costituiscono un NO chiaro e inequivocabile sul merito di un contratto che, per la prima volta, non recupera neanche l’inflazione determinando quindi una diminuzione del salario reale. In questo scenario, nel quale la contrattazione decide sempre meno, vedi l’erogazione di larga parte degli aumenti per decreto, c’è il serio pericolo che anche nei successivi rinnovi contrattuali, per i quali il Governo ha già predeterminato l’entità degli aumenti salariali, si arrivi a realizzare ulteriori diminuzioni dei salari reali.

Per questo la partita che si sta giocando non è limitata al triennio 2022-2024 e alle sole Funzioni centrali, ma più in generale riguarda l’agibilità del sindacato a svolgere la propria funzione di difesa dei diritti dei lavoratori, a partire dal diritto ad un salario adeguato, in un contesto in cui il Governo, con l’appoggio palese di alcune Organizzazioni Sindacali, sta sterilizzando la contra<azione, sottraendo totalmente ai tavoli il tema salariale, in funzione di una politica di riduzione del costo del lavoro pubblico. Proprio in virtù di tutto questo, non intendiamo alimentare sterili polemiche, ricordando che andrebbero rispetta tutti coloro che hanno deciso di partecipare ai vari momenti di condivisione esprimendo la loro opinione. Riteniamo doveroso, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici continuare a lottare per difendere diritti e salari da un attacco senza precedenti.

C’è chi ha accettato di rinunciare al 10% di recupero dell’inflazione sacrificando i dipendenti delle funzioni centrali per assecondare la volontà del datore di lavoro e chi legittimamente sceglie di dire che i dipendenti pubblici meritano di più su salario, carriera e diritti.


Referendum CCNL Funzioni Centrali - Dal 16 al 21 dicembre vota NO per un contratto più giusto!

Il 6 novembre 2024 si è sancita un’intesa separata relativa al CCNL Funzioni Centrali.

Fp Cgil, Uil Pa e Usb PI non condividono il testo del contratto che solo il 53% delle sigle rappresentative ha sottoscritto. L’intesa separata della preintesa ha interrotto la trattativa sancendo il mancato recupero dell’inflazione record registrata nel 2022/24 che ha raggiunto il 16.5% e con la firma separata Cisl Fp, Flp, Confsal Unsa e Confintesa hanno valutato accettabile fermarsi al 6%.

Nei settori privati gli aumenti sono ben al di sopra di questa soglia, non capiamo perché, se non perché lo impone la controparte, non si è scelto di tenere aperta la trattativa rinunciando ad un doveroso adeguamento dei salari, a risorse adeguate per lo sblocco della contrattazione decentrata, per la valorizzazione professionale.

L’argomento usato è che il Governo ha deciso che quello era il massimo riconoscibile ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ma come dimostrano le modifiche in corso alla legge di bilancio, questa scelta politica può essere modificata se arriva forte un messaggio di dissenso.

Di fronte a questa divisione inedita, riteniamo giusto far esprimere le lavoratrici e i lavoratori a cui il Contratto si applica. Non è solo una scelta di esercizio di democrazia diretta, ma uno strumento di prosecuzione della vertenza, di difesa della dignità di chi lavora nelle amministrazioni centrali. Avevamo proposto a tutte le sigle di condividere questo percorso di partecipazione proprio perché di fronte ad una maggioranza così risicata è doveroso coinvolgere le persone su cui operano le ricadute del Contratto per conoscere la loro opinione.

Non abbiamo paura del voto delle lavoratrici e dei lavoratori, bisogna difendere la libertà di espressione e salvaguardare la partecipazione nei luoghi di lavoro come elementi fondamentali di democrazia.

PER QUESTO TI CHIEDIAMO DI ANDARE A VOTARE E VOTARE NO, DI ESPRIMERE LA TUA OPINIONE, DI DICHIARARE CON FORZA CHE NON VUOI RINUNCIARE AD UN GIUSTO CONTRATTO.

ACCEDI ALLA PIATTAFORMA E VOTA 'NO'

Sul rinnovo del CCNL Funzioni Centrali Aran e Governo scelgono la rottura con maggioranza 54.46%!

“Oggi il Governo e Aran si prendono la responsabilità di scegliere la via della rottura di una trattativa ancora in corso, quella del rinnovo del contratto Funzioni Centrali, che lasciava ancora margini per migliorare un testo che non dà risposte adeguate alle lavoratrici e ai lavoratori del comparto. Alla luce anche della convocazione del Presidente del Consiglio dei Ministri con i segretari generali confederali, tra i cui temi c’è anche la vertenza dei settori pubblici, questa forzatura è indice che la parte datoriale, il Presidente Naddeo, giudica inutile il confronto ed è un inedito assoluto, compreso il fatto che la convocazione di oggi non era sulla chiusura del confronto ma sulla “ prosecuzione della trattativa”. Queste le dichiarazioni di Serena Sorrentino e Sandro Colombi, segretari generali di Fp Cgil e Uil Pa a margine della trattativa che si è conclusa con la sottoscrizione della pre-intesa del nuovo contratto Funzioni Centrali, nonostante il mancato accordo con Cgil e Uil.

Un’accelerazione incomprensibile

“Non comprendiamo perché, nonostante la discussione sulla Legge di Bilancio e sulle risorse da destinare al lavoro pubblico sia ancora in corso, si sia sentita la necessità di accelerare i tempi della trattativa, fino allo strappo con due delle organizzazioni sindacali più rappresentative. Nelle prossime continueremo le assemblee per spiegare le ragioni della nostra valutazione alle lavoratrici e ai lavoratori del comparto in tutto il Paese e sarà l’occasione per ribadire le motivazioni che ci portano allo sciopero del prossimo 29 novembre. Lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici, che svolgono funzioni essenziali, meritano risposte su salari adeguati e non di subire la pesante ingiustizia di vedere riconosciuto solo un terzo dell’inflazione record registrata nel 22/24. Servono risposte sul diritto alla carriera, che data l’assenza di risorse rimarrà al palo, e alla valorizzazione professionale con la soppressione dei tetti di spesa al salario accessorio per la contrattazione integrativa”.

“Al Governo e al Parlamento diciamo che ci sono le condizioni per trovare aggiustamenti economici e normativi che consentano di dare giuste risposte. Chiederemo alle amministrazioni e alle altre sigle sindacali di procedere all’indizione di un referendum perché la parola per noi deve essere restituita alle lavoratrici e lavoratori e di certo non siamo noi ad aver paura della democrazia”, concludono Sorrentino e Colombi.


Trattativa rinnovo CCNL Funzioni Centrali. A che punto siamo?

La trattativa per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali rischia di naufragare a causa della mancata volontà del governo e del Ministro per la Pubblica Amministrazione di destinare le risorse necessarie per garantire un adeguato aumento salariale, in linea con l’inflazione del triennio 2022/2024. Come FP CGIL denunciamo con forza questa situazione: i funzionari pubblici hanno subito una perdita di potere d’acquisto pari a 290 euro, ma la proposta avanzata dall’Aran copre appena 141 euro.

Un contratto dignitoso per lavoratori pubblici

Non è sufficiente vantare una rapidità nella firma dei contratti: ciò che conta è che siano contratti dignitosi, che riconoscano il giusto valore al lavoro pubblico. Non accettiamo che si parli di un contratto che non risponde alle esigenze reali dei lavoratori. Un contratto che non copre l’inflazione e che blocca la crescita salariale e professionale è inaccettabile.

Il confronto con il passato

Il precedente governo, con Brunetta e Draghi, aveva messo a disposizione fondi, attraverso la legge di bilancio del 2022, per finanziare il nuovo ordinamento e per sostenere la contrattazione anche dopo la scadenza del contratto. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a un governo che con il PSB (Piano Strutturale di Bilancio) offre solo un 2% di aumento per il prossimo triennio 2025/2027, insufficiente per affrontare la crisi inflazionistica che stiamo vivendo.

Mobilitazione e azioni future

Per questo motivo saremo in piazza il 19 ottobre a Roma: per chiedere risorse adeguate sul salario e per difendere il diritto alla contrattazione collettiva. Dopo il 19 ottobre, continueremo la nostra campagna di mobilitazione, chiedendo che la legge di bilancio venga modificata. Il governo può trovare i fondi necessari, tassando i grandi patrimoni e gli extraprofitti, e non sacrificando i salari dei lavoratori che ogni giorno fanno funzionare ciò che resta di uno Stato al collasso.

Continueremo a presidiare il tavolo delle trattative per garantire condizioni dignitose a tutte le lavoratrici e i lavoratori. Il nostro obiettivo è chiaro: ottenere un contratto che valorizzi il lavoro pubblico e dia risposte concrete su salari, carriere e attrattività della pubblica amministrazione, soprattutto per le nuove generazioni.


Trattativa per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali. A che punto siamo?

Nell’incontro del 23 luglio sulle trattative per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 22-24, ARAN ha presentato nuove proposte riguardanti il lavoro a distanza e il sistema di relazioni sindacali. Ecco i punti salienti e la posizione di Fp Cgil:

Modifiche sul Lavoro a Distanza

ARAN ha accettato alcune proposte avanzate in precedenza, aggiungendo alla contrattazione integrativa l’individuazione delle casistiche di lavoratori che possono accedere al lavoro agile per più giorni rispetto al resto del personale. Tuttavia, è importante notare che il CCNL 2019/2021 non include alcun concetto di prevalenza delle prestazioni in presenza rispetto a quelle erogate a distanza.

Proroga dell’Articolo 18 del CCNL 2019/2021

ARAN ha proposto di prorogare la vigenza dell’articolo 18 del CCNL 2019/2021 fino al 30 giugno 2025. Questo articolo riguarda le progressioni tra le aree in deroga per effetto del passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento professionale. Fp Cgil ritiene che questa proroga sia inadeguata, poiché non tiene conto degli effetti di riorganizzazione derivanti dai progetti del PNRR. Pertanto, Fp Cgil ha proposto una proroga fino al 31 dicembre 2026.

Incrementi Contrattuali

ARAN ha presentato una tabella sugli incrementi contrattuali che prevede:

  • 141 euro lordi per i Funzionari
  • 116 euro lordi per gli Assistenti
  • 110 euro lordi per gli Operatori

Questi importi includono le indennità di vacanza contrattuale e gli anticipi erogati a dicembre. Tuttavia, l’incremento netto sarà di circa 70 euro lordi per i Funzionari, 60 per gli Assistenti e 57 per gli Operatori.

La Posizione di Fp Cgil

Evidenziamo che gli incrementi proposti non compensano la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione. Pertanto, ribadisce la necessità di ulteriori risorse per:

  • Allineare le retribuzioni medie tra ex ministeri e altri settori del comparto.
  • Proseguire il percorso avviato con la contrattazione sulle famiglie professionali e le progressioni tra le aree in deroga.
  • Alimentare i fondi risorse decentrate e avviare il nuovo sistema degli incarichi per le aree Assistenti e Funzionari.

Sottolineiamo l’importanza di abrogare la norma che impone i tetti ai fondi della contrattazione integrativa per liberare risorse disponibili in diverse amministrazioni.

Conclusioni

Chiede al governo di mettere ulteriori risorse nella prossima legge di bilancio per garantire un giusto rinnovo contrattuale ai 193mila addetti del comparto delle Funzioni Centrali. La mobilitazione continuerà fino a ottenere le condizioni necessarie.


Risorse insufficienti per gli statali, siamo pronti alla mobilitazione

“La sensibilità del governo nei confronti del lavoro pubblico ce la indica chiaramente l’Istat: a fronte di una crescita del costo della vita registrata nel triennio 22/24 di oltre il 17% (l’Ipca al 15%), il governo si ferma al 5,78. Qui sta la risposta al presidente che ha voluto precisare che l’atto di indirizzo del Ministro non impedisce di ricercare margini di condivisione su alcuni temi importanti”.

E’ il commento della Funzione Pubblica CGIL al termine del primo incontro per il rinnovo contrattuale del comparto Funzioni Centrali 2022/2024 che si è tenuto questa mattina all’Aran.

“Si è voluto utilizzare il comparto dello Stato come spot elettorale – prosegue la nota -, con la funzione dannosa di erogare in unica soluzione, unilateralmente e a ridosso delle tredicesime, l’intera rivalutazione dell’Ivc per il 2024, realizzando così oltre il danno la beffa. Ed oggi, per parte dei lavoratori si potrebbe determinare la condizione per la quale il rinnovo contrattuale non porti nemmeno un euro in più nelle loro tasche, se di quel 5,78 per cento la gran parte dovesse andare, come richiesto, in salario accessorio”.

Le risorse sono insufficienti

Per Fp Cgil, “le risorse sono assolutamente insufficienti. Poco più di 500 milioni che al netto degli oneri riflessi si traducono in circa 300 milioni. Significa che parliamo di circa 120 euro lordi medi per i 193mila addetti del comparto. Contrariamente agli annunci di questi mesi del Ministro, infatti, il calo dei dipendenti del comparto nel triennio è pesantissimo e continuerà anche più pesantemente nel prossimo triennio per effetto dei pensionamenti”.

Il Ministro – conclude Fp Cgil – dovrebbe dare conto di questa contrazione di forze anziché continuare a sparare sempre le stesse 173mila assunzioni. Il governo dovrebbe dare risposte a una questione salariale che sta alla base del nuovo fenomeno delle rinunce da parte dei vincitori di concorso ad entrare nelle amministrazioni pubbliche. Se il contratto nazionale non garantisce la difesa delle retribuzioni di fronte all’inflazione, anche l’innovazione introdotta dall’ultimo contratto sarà vanificata e la responsabilità sarà solo del governo. Per questo abbiamo chiarito ad Aran che il governo deve mettere a disposizione del rinnovo contrattuale le risorse per adeguare gli stipendi almeno all’Ipca e per rifinanziare le progressioni in deroga nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento. Così come vanno trovate le risorse da destinare alla contrattazione decentrata per mantenere e migliorare quantità e qualità dei servizi su tutto il territorio nazionale. In mancanza di risposte chiare la mobilitazione potrà solo intensificarsi da qui alla prossima legge di bilancio”.


Sul contratto degli statali siamo pronti alla mobilitazione

La FP CGIL, attraverso il suo segretario delle Funzioni Centrali Florindo Oliverio, ha annunciato che siamo pronti alla mobilitazione dei lavoratori pubblici in risposta all’atto di indirizzo inviato dal Ministero della Pubblica Amministrazione all’Aran. Questo atto riguarda l’avvio delle trattative per il rinnovo del CCNL 2022-2024, che coinvolge 193mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e altre amministrazioni centrali dello Stato.

Le Critiche della FP CGIL agli Aumenti Salariali

Il sindacato FP CGIL denuncia le proposte del Ministero come del tutto inadeguate: “Non solo si chiede di fare le nozze coi fichi secchi, ma con un’inflazione del 16% nel triennio, gli incrementi proposti non superano il 5,78% a regime.” La FP CGIL sottolinea come i pochi fondi disponibili, dopo l’anticipo dell’indennità di vacanza contrattuale nel dicembre scorso, saranno distribuiti solo a una parte del personale, basandosi su valutazioni che la Corte dei Conti ha certificato essere inadeguate.

La Situazione dei Dipendenti Pubblici

La FP CGIL evidenzia le gravi difficoltà che i lavoratori pubblici stanno affrontando: “Con l’anticipo di dicembre, molti hanno subito esborsi fiscali imprevisti e ora rischiano di dover restituire quanto ricevuto.” La diminuzione del personale, passato da oltre 240mila a 190mila in tre anni, e gli stipendi troppo bassi stanno scoraggiando nuove assunzioni e provocando dimissioni.

Denunce di Situazioni Critiche

La FP CGIL riporta situazioni estreme, come quella di un ufficio in Lombardia dove i funzionari sono solo due, costretti ad alternarsi anche per le ferie. “Questi casi evidenziano i problemi derivanti dal blocco delle assunzioni e dalla denigrazione del lavoro pubblico, mentre il Ministero sembra focalizzarsi su questioni secondarie come la misurazione dell’esperienza professionale senza considerare l’anzianità”, afferma Oliverio.

Richieste della FP CGIL

Il sindacato chiede al ministro di mettere a disposizione le risorse necessarie per far proseguire il passaggio al nuovo sistema di classificazione del personale, riconoscendo il lavoro di chi è rimasto nonostante le difficoltà. La FP CGIL è pronta a mobilitarsi per garantire un trattamento equo e dignitoso ai lavoratori pubblici.


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