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Perché votare NO al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura

Una scelta che riguarda diritti, democrazia e Stato di diritto

Nelle prossime settimane il Paese sarà chiamato a esprimersi su una legge costituzionale che interviene sull’ordinamento della magistratura e introduce l’istituzione di una nuova Corte disciplinare. Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo necessario aprire un confronto pubblico ampio e informato: non siamo davanti a una questione “tecnica”, ma a un passaggio che tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato e, quindi, le garanzie democratiche di tutte e tutti.

Per questo sosteniamo le ragioni del NO e invitiamo lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini a non sottovalutare l’impatto della riforma.


Cosa cambia con la riforma e perché diciamo NO

1) Indebolire l’autonomia della magistratura significa indebolire la democrazia

L’indipendenza della magistratura non è un privilegio “di categoria”: è una garanzia per i cittadini, soprattutto per chi è più esposto a disuguaglianze, abusi, soprusi, poteri economici forti o decisioni arbitrarie. Se chi deve controllare il rispetto della legge diventa più vulnerabile a condizionamenti esterni, si indebolisce l’intero sistema di tutela dei diritti.


2) Il cuore della riforma è il CSM: più frammentato, più fragile

Uno dei punti centrali è la trasformazione del Consiglio Superiore della Magistratura: la riforma lo spezza e ridisegna i meccanismi di composizione. Viene introdotto il sorteggio per la scelta dei membri togati, presentato come risposta al correntismo. Ma un organo di autogoverno “in mano al caso” rischia di diventare più debole, meno competente, meno capace di svolgere la funzione di garanzia che la Costituzione gli attribuisce.

Accanto a questo, la selezione dei membri laici attraverso liste determinate dalla maggioranza parlamentare espone il sistema a un rischio evidente: aumentare il peso dell’interferenza politica su un organo che dovrebbe essere presidio di autonomia.


3) Separazione delle carriere: non accelera la giustizia, cambia il rapporto tra poteri

La riforma ripropone la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come se fosse la soluzione ai problemi della giustizia. Ma i problemi urgenti sono altri: carenza di personale, arretrati, investimenti tecnologici insufficienti, organizzazione degli uffici.

Separare le carriere non rende automaticamente i processi più rapidi. Al contrario, può produrre un effetto sistemico: un pubblico ministero più isolato, con un autogoverno indebolito alle spalle. Nei sistemi in cui le carriere sono separate, il rischio segnalato da molti osservatori è che il PM tenda a dipendere più direttamente dall’esecutivo, con conseguenze potenzialmente gravi sul principio di imparzialità e sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.


4) Alta Corte disciplinare: più permeabile alle pressioni, meno garanzie finali

La riforma introduce una nuova Alta Corte disciplinare con una composizione che include anche membri non magistrati e senza il controllo finale della Cassazione. Il rischio è che il procedimento disciplinare possa diventare uno strumento più esposto a pressioni esterne. In un quadro simile, la minaccia di sanzioni può trasformarsi in un condizionamento, soprattutto nei procedimenti più sensibili.


Cosa non c’è nella riforma: le risposte ai problemi veri della giustizia

Un punto decisivo, spesso rimosso dal dibattito: questa riforma non interviene sulle cause concrete che rendono la giustizia lenta e faticosa per cittadini e lavoratori. Non c’è un piano strutturale su organici, personale amministrativo, sedi, strumenti digitali, organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari.

Come FP CGIL Emilia-Romagna lo diciamo con chiarezza: se davvero si vuole una giustizia più efficiente e più vicina alle persone, servono risorse, assunzioni, formazione, innovazione tecnologica, e una programmazione stabile. Non uno stravolgimento costituzionale che rischia di spostare gli equilibri tra poteri e ridurre le garanzie.


Informarsi e partecipare: una scelta che riguarda tutte e tutti

Il Comitato “Società civile per il NO”, promosso da realtà associative e sindacali (tra cui la CGIL), ha avviato una campagna di informazione e mobilitazione con lo slogan: “Vota NO per difendere giustizia, Costituzione, democrazia”. Come FP CGIL Emilia-Romagna condividiamo l’urgenza di un confronto pubblico vero: non è una battaglia corporativa, è una scelta che incide sullo Stato di diritto e sulla tutela dei diritti.


Referendum 8 e 9 giugno 2025: cosa cambia se vince il SÌ

L’8 e 9 giugno 2025 si vota su cinque quesiti referendari che riguardano il mondo del lavoro e la cittadinanza. In molti si chiedono:
“Cosa cambia se vince il SÌ?”
“Cosa succede se vince il NO?”
“Cosa accade se non si raggiunge il quorum?”

In questo articolo rispondiamo in modo semplice e chiaro a queste domande. E se ti interessa una società più giusta, saprai anche perché è importante votare cinque SÌ.


✅ Cosa cambia se vince il SÌ

Votare significa abrogare le norme attuali per migliorare le tutele nel lavoro e rendere più equo l’accesso alla cittadinanza. Ecco i cambiamenti previsti:

1. Più diritti in caso di licenziamento

  • Si reintroduce l’articolo 18: chi viene licenziato ingiustamente potrà essere reintegrato nel proprio posto di lavoro, non solo risarcito.

2. Risarcimenti più giusti per i lavoratori

  • Si elimina il tetto alle indennità per licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese. Il giudice potrà valutare caso per caso.

3. Stop all’uso indiscriminato dei contratti a termine

  • Torna l’obbligo di indicare una causale già dal primo contratto a tempo determinato. Basta precarietà senza motivo.

4. Più sicurezza nei contratti in appalto

  • Anche il committente sarà responsabile in caso di infortuni sul lavoro, non solo l’appaltatore. Una tutela in più per chi lavora.

5. Cittadinanza più giusta

  • Gli stranieri residenti in Italia da almeno 5 anni potranno chiedere la cittadinanza (oggi ne servono 10). Un passo verso l’inclusione.


❌ Cosa succede se vince il NO

Votare NO significa lasciare tutto com’è. In concreto:

  • I licenziamenti ingiusti non daranno diritto al reintegro.

  • Le indennità saranno limitate (massimo sei mensilità).

  • I contratti a termine potranno essere usati senza giustificazione.

  • Il committente resterà irresponsabile in caso di incidenti negli appalti.

  • Per ottenere la cittadinanza serviranno ancora 10 anni di residenza.


⚠️ Cosa cambia se non si raggiunge il quorum

Il quorum è il numero minimo di elettori necessario perché il referendum sia valido:
👉 Deve votare almeno il 50% + 1 degli aventi diritto.

Se il quorum non viene raggiunto:

  • Il referendum non ha effetti legali, anche se vince il SÌ.

  • Le leggi attuali rimangono in vigore.

  • È come se il voto non fosse mai avvenuto.

💡 Per questo è importante andare a votare! Chi resta a casa, lascia che siano altri a decidere.


🗳 Perché votare 5 SÌ

Votare 5 SÌ significa scegliere:

  • Più giustizia per chi lavora.

  • Meno precarietà e abusi.

  • Più sicurezza nei luoghi di lavoro.

  • Più dignità e inclusione.

✅ L’8 e 9 giugno fai sentire la tua voce:
vai a votare e vota cinque SÌ per i diritti, la giustizia sociale e una società più equa per tutte e tutti.


Referendum CCNL Funzioni Centrali - La carica dei 40mila spaventa chi sa che ha firmato un contratto a perdere

Al contrario delle arbitrarie interpretazioni di chi ha firmato, le 40mila espressioni di voto, a cui si aggiungono una pluralità di strumenti e iniziative sindacali, dagli scioperi che hanno caratterizzato questo autunno alle migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno affollato le assemblee di CGIL, UIL e USB, costituiscono un NO chiaro e inequivocabile sul merito di un contratto che, per la prima volta, non recupera neanche l’inflazione determinando quindi una diminuzione del salario reale. In questo scenario, nel quale la contrattazione decide sempre meno, vedi l’erogazione di larga parte degli aumenti per decreto, c’è il serio pericolo che anche nei successivi rinnovi contrattuali, per i quali il Governo ha già predeterminato l’entità degli aumenti salariali, si arrivi a realizzare ulteriori diminuzioni dei salari reali.

Per questo la partita che si sta giocando non è limitata al triennio 2022-2024 e alle sole Funzioni centrali, ma più in generale riguarda l’agibilità del sindacato a svolgere la propria funzione di difesa dei diritti dei lavoratori, a partire dal diritto ad un salario adeguato, in un contesto in cui il Governo, con l’appoggio palese di alcune Organizzazioni Sindacali, sta sterilizzando la contra<azione, sottraendo totalmente ai tavoli il tema salariale, in funzione di una politica di riduzione del costo del lavoro pubblico. Proprio in virtù di tutto questo, non intendiamo alimentare sterili polemiche, ricordando che andrebbero rispetta tutti coloro che hanno deciso di partecipare ai vari momenti di condivisione esprimendo la loro opinione. Riteniamo doveroso, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici continuare a lottare per difendere diritti e salari da un attacco senza precedenti.

C’è chi ha accettato di rinunciare al 10% di recupero dell’inflazione sacrificando i dipendenti delle funzioni centrali per assecondare la volontà del datore di lavoro e chi legittimamente sceglie di dire che i dipendenti pubblici meritano di più su salario, carriera e diritti.


Referendum 8 e 9 giugno: vota 5 Sì per il lavoro e la cittadinanza

L’8 e 9 giugno 2025, i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi su cinque quesiti referendari che riguardano temi fondamentali come il lavoro e la cittadinanza. Questi referendum rappresentano un’opportunità per rafforzare i diritti dei lavoratori e promuovere una società più inclusiva.

1. Reintegro in caso di licenziamento illegittimo

Il primo quesito propone l’abrogazione delle norme introdotte dal Jobs Act che hanno limitato il diritto al reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Votando Sì, si mira a ripristinare la tutela reale, garantendo ai lavoratori la possibilità di essere reintegrati nel proprio posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo.

2. Indennità equa per i licenziamenti nelle piccole imprese

Il secondo quesito riguarda l’eliminazione dei limiti massimi all’indennità per i lavoratori licenziati nelle imprese con meno di 15 dipendenti. Attualmente, questi lavoratori possono ricevere un risarcimento massimo di sei mensilità. Votando Sì, si intende permettere al giudice di determinare l’indennità in base al danno effettivamente subito, senza tetti predefiniti.

3. Limitare l’abuso dei contratti a termine

Il terzo quesito propone l’abrogazione delle disposizioni che facilitano l’uso dei contratti a tempo determinato, spesso utilizzati in modo abusivo per evitare l’assunzione a tempo indeterminato. Votando Sì, si vuole promuovere la stabilità lavorativa e contrastare la precarizzazione del lavoro.

4. Responsabilità solidale negli appalti

Il quarto quesito mira a ripristinare la responsabilità solidale del committente in caso di infortuni sul lavoro nelle aziende appaltatrici o subappaltatrici. Attualmente, il committente è esonerato da responsabilità per i rischi specifici dell’attività delle imprese appaltatrici. Votando Sì, si intende garantire una maggiore tutela per la sicurezza dei lavoratori coinvolti negli appalti.Wikipedia, l’enciclopedia libera

5. Riduzione del periodo di residenza per la cittadinanza

Il quinto quesito propone di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale richiesto agli stranieri extracomunitari per ottenere la cittadinanza italiana. Votando Sì, si favorisce l’inclusione sociale e si riconosce il contributo di chi vive e lavora in Italia da anni.

Informazioni sul voto

  • Date e orari: Domenica 8 giugno dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 9 giugno dalle 7:00 alle 15:00.

  • Documenti necessari: Tessera elettorale e documento d’identità valido.

  • Voto fuori sede: Puoi votare nel comune di domicilio temporaneo per motivi di studio, lavoro o cure, se hai presentato domanda entro il 4 maggio.

Votare 5 Sì ai referendum dell’8 e 9 giugno significa scegliere un’Italia che valorizza il lavoro dignitoso, la sicurezza e l’inclusione. È un passo fondamentale per costruire una società più equa e solidale.


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