Sanità privata, rottura al Ministero: verso lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svoltosi presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL della Sanità Privata Aiop–Aris. L’assenza di aperture da parte delle associazioni datoriali conferma una situazione di stallo che rischia di scaricarsi ancora una volta sulle lavoratrici e sui lavoratori del settore.
Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato l’incontro per affrontare il rinnovo di un contratto nazionale atteso da anni, in un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e da condizioni di lavoro sempre più gravose. Nel corso del confronto, le controparti datoriali hanno ribadito la propria indisponibilità ad avviare il tavolo negoziale, subordinando l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni.
Una posizione che riteniamo inaccettabile. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori e non può essere condizionato da dinamiche che riguardano i rapporti tra soggetti istituzionali e gestori privati. Il personale della sanità privata ha garantito continuità assistenziale, professionalità e dedizione anche nei momenti più difficili, a partire dalla fase pandemica, senza mai sottrarsi alle proprie responsabilità.
Il permanere di questa chiusura rappresenta un ulteriore segnale di scarsa attenzione verso chi ogni giorno assicura servizi sanitari essenziali. Parliamo di migliaia di professioniste e professionisti che operano in strutture accreditate e che svolgono un ruolo fondamentale all’interno del sistema sanitario, contribuendo in modo determinante alla tenuta complessiva dell’assistenza.
Alla luce dell’esito negativo del tentativo di conciliazione, nei prossimi giorni saranno definite tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale. La mobilitazione diventa uno strumento necessario per sbloccare una trattativa che non può più essere rinviata.
Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo la necessità di un immediato avvio del confronto contrattuale, senza pregiudiziali e senza scaricare sui lavoratori responsabilità che non competono loro. Il rinnovo del CCNL della Sanità Privata deve garantire il riconoscimento economico e professionale di chi opera nel settore e deve restituire dignità salariale dopo anni di stagnazione.
Il tempo delle attese è finito. Serve un cambio di passo concreto per tutelare il lavoro, rafforzare la qualità dei servizi e assicurare diritti certi a chi ogni giorno è in prima linea nella cura delle persone.
Sanità privata, mancato accordo al Ministero del Lavoro: verso lo sciopero nazionale
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svolto presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Cisl Fp e Uil Fpl, abbiamo preso atto dell’indisponibilità delle associazioni datoriali ad avviare il tavolo negoziale. Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale.
Rinnovo CCNL Sanità Privata: lo stallo sulle responsabilità
L’incontro era stato sollecitato per affrontare il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata, fermo da troppo tempo.
Le associazioni Aiop e Aris hanno subordinato l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una posizione che respingiamo con fermezza: si tratta di un’impostazione ingiustificata, non coerente con le prerogative delle parti sociali e incompatibile con le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Il personale della sanità privata è già gravato da anni di stagnazione salariale, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto. Proseguire nel blocco negoziale significa scaricare ancora una volta sui dipendenti il peso di una situazione che richiede invece responsabilità e scelte chiare da parte datoriale.
RSA e contratto unico di settore: situazione ancora critica
Per quanto riguarda i contratti delle RSA, i tavoli risultano formalmente aperti ma il confronto appare complesso e lontano dalle necessità e dalle rivendicazioni del personale.
Abbiamo ribadito l’urgenza di arrivare a un contratto unico di settore, in grado di garantire omogeneità di diritti, tutele e trattamenti economici a chi opera nelle strutture accreditate e nei servizi socio-sanitari.
Accreditamento e applicazione contrattuale: servono regole vincolanti
Non possiamo accettare che strutture che erogano servizi pubblici, beneficiando di finanziamenti regionali, possano scegliere liberamente quale contratto applicare o addirittura non rinnovarlo.
Continueremo a sollecitare con urgenza un tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire regole di accreditamento che vincolino le strutture anche al rispetto dei contratti collettivi.
Questa prassi genera criticità non solo per il personale, ma anche per gli utenti, mettendo a rischio la qualità e la continuità dei servizi, che concorrono al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute.
Carenza di personale e richiesta di ispezioni
Da settimane, nei territori, sono state richieste ispezioni presso le strutture accreditate per verificare organici e applicazione delle delibere regionali. L’esodo massivo di personale che si sta registrando da mesi sta producendo gravi carenze negli organici, con ricadute dirette sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza.
Mobilitazione e sciopero nazionale
Sarà fondamentale garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata. La vertenza sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris deve ottenere l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare il rinnovo contrattuale, difendere il salario e riaffermare il principio che chi eroga servizi pubblici deve rispettare pienamente diritti e contratti.
Sanità Privata “Proclamiamo lo stato di agitazione. Offesi 300mila dipendenti della sanità privata e delle RSA”
CCNL ARIS RSA, prosegue il confronto: primo passo sui testi normativi, ora servono tutele e aumenti veri
Il 20 novembre 2025 si è riunito il tavolo tecnico di trattativa per il rinnovo del CCNL ARIS RSA. Si tratta di un passaggio importante in un negoziato che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Residenze sanitarie assistenziali in tutta Italia, impegnati ogni giorno nell’assistenza alle persone non autosufficienti e fragili.
Al tavolo sono presenti FP CGIL, CISL FP e UIL FPL insieme ad ARIS, l’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, che rappresenta strutture sanitarie e socio-sanitarie private accreditate sul territorio nazionale.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questa trattativa è decisiva: dopo oltre tredici anni di blocco contrattuale nelle RSA ARIS, l’obiettivo è arrivare a un vero contratto di settore che riconosca il valore del lavoro svolto e ponga fine al dumping contrattuale che colpisce il personale sociosanitario.
Cosa è successo al tavolo del 20 novembre
Nel confronto del 20 novembre il lavoro si è concentrato sulla prima parte del contratto, quella di natura giuridico-normativa. Le parti hanno registrato posizioni non distanti su alcuni articoli, tanto da avviare la stesura formale dei testi da sottoporre al prossimo appuntamento in plenaria, fissato per l’11 dicembre 2025.
È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:
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necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;
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stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;
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valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.
È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:
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necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;
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stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;
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valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.
ARIS RSA: un contratto fermo da oltre 13 anni
Il contratto ARIS RSA è scaduto da più di tredici anni: significa che le lavoratrici e i lavoratori delle RSA a marchio ARIS non hanno avuto un vero rinnovo contrattuale mentre il costo della vita cresceva, le responsabilità aumentavano e la domanda di assistenza diventava sempre più complessa.
Nel frattempo, nel settore sono stati sottoscritti accordi “ponte” e contratti non pienamente rappresentativi, che hanno contribuito a creare una situazione di forte disomogeneità: a parità di lavoro, trattamenti economici e diritti più bassi. Anche per questo FP CGIL, insieme a CISL FP e UIL FPL, chiede da tempo:
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il pieno coinvolgimento di tutte le controparti datoriali (a partire da AIOP) nel percorso verso un contratto unico per RSA e centri di riabilitazione;
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il riconoscimento del CCNL più rappresentativo come riferimento obbligatorio per le strutture accreditate;
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un adeguato finanziamento pubblico che consenta di sostenere gli aumenti salariali senza scaricare i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle famiglie.
Il ruolo della mobilitazione e delle iniziative sindacali
Se oggi la trattativa è aperta e il tavolo tecnico procede, è grazie a una mobilitazione lunga e determinata. Negli ultimi mesi, la sanità privata e le RSA hanno conosciuto scioperi e iniziative di lotta senza precedenti, con presidi in tutta Italia per chiedere il rinnovo dei contratti fermi da 6 e 13 anni e il riconoscimento del ruolo strategico di questi servizi nel sistema socio-sanitario.
La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alle strutture territoriali e aziendali, è stata protagonista di queste mobilitazioni, portando al centro le condizioni di lavoro nelle RSA del territorio: turni gravosi, carichi di lavoro in crescita, difficoltà nel garantire una qualità dell’assistenza all’altezza dei bisogni delle persone ospiti.
Per questo, ogni avanzamento al tavolo nazionale deve tradursi in risultati concreti nelle strutture della nostra regione: aumenti in busta paga, più diritti, più tutele su salute e sicurezza, contrasto alla precarietà e alle esternalizzazioni peggiorative.
Verso la plenaria dell’11 dicembre: cosa chiediamo
In vista della seduta plenaria di contrattazione dell’11 dicembre 2025, la FP CGIL Emilia-Romagna considera prioritari alcuni punti:
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Testi normativi chiari e avanzati
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Aumenti salariali adeguati all’inflazione reale
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Contrasto al dumping e contratto unico di settore
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Valorizzazione delle professionalità
L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a seguire con attenzione ogni passo della trattativa ARIS RSA, portando la voce delle lavoratrici e dei lavoratori delle RSA del nostro territorio dentro il confronto nazionale.
L’appuntamento dell’11 dicembre sarà un banco di prova importante: ci aspettiamo che il lavoro svolto al tavolo tecnico si traduca in un testo contrattuale che vada oltre le mere correzioni formali e apra la strada a:
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un rinnovo con aumenti salariali veri;
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più diritti e tutele per chi lavora;
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il superamento del dumping contrattuale;
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il riconoscimento pieno del ruolo delle RSA nel sistema socio-sanitario regionale e nazionale.
La trattativa prosegue e non faremo mancare il nostro sostegno alle iniziative di mobilitazione che si renderanno necessarie per arrivare a un contratto giusto, dignitoso e all’altezza del lavoro svolto nelle RSA ARIS.
Sanità privata. Dal Ministro primo segnale positivo, ora servono responsabilità e tavolo quadrangolare
“L’incontro del 3 ottobre con il Ministro della Salute Orazio Schillaci e con il Capo di Gabinetto Marco Mattei rappresenta un primo passo importante. Abbiamo chiesto e ottenuto l’apertura di un confronto istituzionale su una vertenza che riguarda oltre 250mila lavoratrici e lavoratori della sanità privata, delle Rsa e dei Centri di riabilitazione. La convocazione odierna è la dimostrazione che le nostre mobilitazioni non sono state vane e che la voce delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti non può più essere ignorata”.
Sanità Privata: Dopo 13 anni si apre tavolo per contratto Aris Rsa
Serve un impegno vero, concreto e responsabile da parte di tutte le controparti
“Nella mattinata di ieri si è aperto ufficialmente il tavolo di trattativa per il rinnovo del Ccnl Rsa, scaduto da oltre tredici anni. Un’apertura che rappresenta un passaggio importante e atteso ma non dimentichiamo che proprio Aris, insieme ad Aiop, aveva assunto l’impegno, attraverso gli accordi ponte del 24 gennaio e del 3 ottobre 2023, di superare definitivamente i contratti sottoscritti da organizzazioni non rappresentative, con l’obiettivo di arrivare ad un contratto unico di settore.
Quegli impegni, ad oggi, non sono ancora stati mantenuti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl a margine dell’incontro di ieri a Roma presso la sede nazionale di Aris, Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari.
“Siamo consapevoli che l’apertura del tavolo – precisano i sindacati – sia un primo passo utile ma non sufficiente. Restano ancora troppi nodi aperti. In primo luogo, il pieno coinvolgimento di Aiop nel rinnovo del Ccnl Rsa, per arrivare finalmente a un contratto unico di settore che ponga fine al dumping contrattuale. In secondo luogo, l’apertura immediata della trattativa per il rinnovo del Ccnl della Sanità Privata, anch’esso fermo alla tornata 2016-2018. Abbiamo posto con chiarezza queste richieste ad Aris, prendendo atto, con rammarico, dell’assenza ingiustificata di Aiop”.
“Non vogliamo condurre due negoziati separati ma, se AIOP non dovesse rispettare gli impegni presi e continuasse a sottrarsi alle proprie responsabilità ignorando le nostre istanze, proseguiremo nel percorso di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Il prossimo incontro con Aris è fissato per il 30 settembre. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il salario, i diritti e le tutele ed arrivare ad un contratto giusto e soddisfacente per le lavoratrici e i lavoratori del settore. Diciamo sin da subito, però, che non accetteremo tempi lunghi: questa trattativa deve concludersi nel più breve tempo possibile, nel rispetto della dignità di chi da anni attende un contratto.
Infine, ribadiamo ancora una volta che è urgente e non più procrastinabile avviare anche la trattativa per il rinnovo del Ccnl Aiop/Aris Ospedalità Sanità Privata fermo al triennio 2016-2018. C’è bisogno – concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – che anche le istituzioni facciano la loro parte per fermare il dumping contrattuale che avviene sulle spalle delle lavoratrici, dei lavoratori e dei finanziamenti pubblici. Abbiamo bisogno di regole certe che vengano applicate; c’è bisogno di responsabilità e di azioni concrete”.
Sanità privata e RSA: il resoconto dell'incontro in Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome
L’11 dicembre si è tenuto l’incontro con l’Avv. Alessia Grillo, Segretaria Generale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, di cui vi avevamo informato della convocazione nella precedente nota del 4 dicembre u.s.
Abbiamo ampiamente rappresentato tutte le ragioni dei circa 200mila dipendenti della Sanità Privata e delle Rsa a cui si applicano i contratti Aiop ed Aris che continuano a non vedere riconosciuti, dopo 12 anni per le Rsa e oltre 6 anni per la Sanità Privata, i miglioramenti economici negati da un lungo ed ingiustificato blocco contrattuale.
Nel corso della riunione abbiamo evidenziato l’importante ruolo che devono avere le “Regioni” nella regolamentazione degli accreditamenti alle strutture.
Per questo motivo, abbiamo chiesto che i budget riconosciuti alle imprese che erogano prestazioni di ricovero e cura per conto del servizio pubblico, siano assegnati esclusivamente alle strutture che adottino i contratti di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, il cui costo del lavoro sia in linea con il costo del lavoro della Sanità Pubblica.
Da parte della Conferenza abbiamo ricevuto segnali di attenzione che saranno confermati a breve con una successiva convocazione.
Inoltre la Segretaria Generale della Conferenza delle Regioni si è impegnata ad interloquire immediatamente con il Ministero della Salute per informarlo su quanto emerso durante la nostra riunione e per confermare la loro disponibilità a partecipare ad un tavolo con rappresentanti del Ministero, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali, che noi stiamo chiedendo da tempo.
Qualora l’incontro non venisse programmato a breve, ci vedremo costretti nelle more dello stato di agitazione ancora in essere di convocare, una manifestazione nei pressi del Ministero della Salute.
A seguito di quanto ci è stato comunicato sospendiamo per il giorno 8 gennaio il presidio di protesta programmato presso la sede della Conferenza delle Regioni.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda .
Sciopero della sanità privata: presidio a Bologna davanti a Confindustria
La mattina del 23 settembre, circa 400 persone si sono radunate in via San Domenico a Bologna, di fronte alla sede di Confindustria, per partecipare al presidio organizzato in occasione della giornata di sciopero indetta da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. Lo sciopero ha coinvolto numerose aziende sanitarie della regione, registrando un’elevata partecipazione, con tassi di adesione fino al 95% in alcune strutture, come Villa Bellombra, che ha dovuto chiudere i servizi di fisioterapia.
Alta adesione in tutta la regione
In diverse strutture sanitarie, le adesioni allo sciopero sono state particolarmente significative. Villa Erbosa e il Toniolo hanno registrato un’adesione complessiva dell’80%, con la chiusura degli ambulatori. Anche il Poliambulatorio Hesperia di Carpi è rimasto chiuso, mentre nella sede di Modena quattro sale operatorie su sei sono state inattive, e il reparto di radiologia ha interrotto le attività. I servizi essenziali sono stati comunque garantiti nei reparti residenziali, come alla Lega Filo d’Oro e nelle case di cura Fogliani e Villa Rosa.
Rabbia per il mancato incontro
Al presidio, i lavoratori hanno manifestato con determinazione contro il rifiuto, da parte dei rappresentanti delle associazioni datoriali, di incontrare una delegazione di lavoratori e sindacati. Marco Bonaccini, Sonia Uccellatori e Paolo Palmarini, segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, hanno dichiarato: “Non solo Aiop e Aris non intendono rinnovare il CCNL, ma ora rifuggono anche il confronto. Queste aziende operano per conto della pubblica amministrazione e ricevono ingenti risorse pubbliche, ma non riconoscono il giusto compenso ai lavoratori, nemmeno di fronte all’inflazione. È una vergogna!”
Sciopero e protesta continueranno
Il presidio si è concluso con il grido “Vergogna”, ma i sindacati hanno promesso di non fermarsi qui. “Faremo tutto il necessario per garantire a tutte e a tutti il rinnovo contrattuale che meritano”, hanno assicurato i tre sindacalisti.
L’incontro a margine del presidio
A margine del presidio di Roma, una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Capo Segreteria del Ministro della Salute: “Abbiamo ricevuto rassicurazioni sul fatto che a breve verranno convocate tutte le parti per un tavolo tecnico di confronto tra Sindacati, Conferenza delle Regioni, le parti datoriali e il Ministero della Salute. Questo è un primo segnale di apertura, ma non basta”, sottolineano.
La mobilitazione, infatti, non si ferma: “Continueremo a lottare fino a quando non sarà riconosciuto il giusto trattamento contrattuale e salariale a tutti i professionisti che, come quelli del pubblico, garantiscono quotidianamente il diritto costituzionale alla salute. Il valore del lavoro deve tornare al centro della discussione. Non ci fermeremo fino a quando non vedremo riconosciuta la professionalità di chi lavora nelle strutture accreditate e convenzionate, garantendo pari diritti e retribuzioni”
Sciopero nazionale della Sanità Privata il 23 settembre: oltre 200.000 lavoratori coinvolti
Il 23 settembre 2024 è stato indetto uno sciopero nazionale che coinvolge più di 200.000 lavoratori delle strutture sanitarie private e delle RSA, dove si applicano i contratti Aiop e Aris. Questi lavoratori svolgono un ruolo cruciale nel garantire un diritto costituzionale fondamentale: la salute. Tuttavia, come Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl denunciamo che gli impegni presi per la loro tutela non sono stati rispettati.
Le motivazioni dello sciopero
Nonostante siano stati firmati due accordi ponte per unificare i contratti nel settore RSA (Aiop e Aris), i professionisti del comparto non vedono un adeguato riconoscimento da oltre 12 anni. La situazione per i lavoratori della sanità privata è altrettanto complessa: dopo 14 anni di blocco, il contratto è stato rinnovato nel 2020, ma con un riferimento temporale fermo al triennio 2016-2018.
Come Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl abbiamo richiesto l’apertura di tavoli di trattativa per garantire nuove risorse e migliorare la condizione di questi lavoratori. Tuttavia, la risposta ricevuta è stata negativa, con l’imposizione di condizioni inaccettabili.
Un settore strategico per il Paese
Il comparto della sanità privata e delle RSA rappresenta un settore strategico per l’Italia, con lavoratori che garantiscono ogni giorno un servizio pubblico essenziale. Per questo motivo chiediamo rispetto e dignità per chi opera in queste strutture. Lo sciopero del 23 settembre è un segnale forte: difendere la professionalità e il futuro di questi lavoratori è fondamentale per il benessere del Paese.
Sciopero nazionale UNEBA: grande partecipazione ai presidi regionali di Ravenna e Fiorenzuola
Oggi 16 settembre, durante lo sciopero nazionale indetto da FP CGIL, CISL FP, FISASCAT CISL, UIL FPL e UILTUCS, si sono svolti due presidi regionali molto partecipati: a Fiorenzuola, davanti alla Casa Protetta della Fondazione Verani Lucca, e a Ravenna presso Villa Serena, nella frazione di San Romualdo. Centinaia di lavoratrici e lavoratori hanno espresso la loro forte opposizione alle proposte di Uneba, giudicate inadeguate e irrisorie, con una partecipazione significativa e determinata.
La protesta contro la proposta Uneba
Le organizzazioni sindacali regionali e i partecipanti ai presidi hanno denunciato con fermezza la mancanza di volontà di Uneba di rinnovare il Contratto Nazionale di Lavoro. La proposta avanzata dall’associazione prevede un aumento minimo, ritenuto del tutto insufficiente per riconoscere e valorizzare i professionisti del settore socio-sanitario, che ogni giorno si prendono cura della collettività con dedizione e responsabilità.
L’urgenza di un rinnovo contrattuale dignitoso
I segretari regionali e i funzionari sindacali presenti hanno ribadito che la proposta attuale di Uneba non è accettabile, sia dal punto di vista economico che per quanto riguarda i diritti lavorativi. Hanno evidenziato come, in altri comparti del settore socio-sanitario, siano stati raggiunti accordi contrattuali molto più significativi, sia sotto il profilo economico che normativo. In particolare, si sottolinea l’urgenza di ottenere un rinnovo che riconosca il valore professionale e umano dei lavoratori, garantendo loro condizioni lavorative dignitose e giuste.
La critica alle strutture Uneba accreditate
Una delle principali critiche mosse dalle organizzazioni sindacali riguarda il fatto che molte strutture Uneba operano in regime di accreditamento socio-sanitario, beneficiando quindi di fondi pubblici. Nonostante ciò, secondo i sindacati, queste strutture sfruttano tali risorse per fare business sulla salute e sul lavoro di professionisti che, al contrario, dovrebbero essere valorizzati con un rinnovo contrattuale rispettoso e dignitoso. Questo comportamento è stato definito “vergognoso” dalle segreterie regionali.
Lo sciopero e i presidi di oggi rappresentano un importante passo avanti nella battaglia per ottenere pari diritti e condizioni di lavoro adeguate, con la richiesta chiara e forte di “pari diritti per pari lavoro”.
Primi risultati dello sciopero
nella giornata di ieri, presso la sede di Uneba, si è tenuto il primo degli incontri che segue lo sciopero nazionale dello scorso 16 settembre. In apertura di confronto abbiamo ovviamente evidenziato come l’alta percentuale di adesione alla mobilitazione registrata in tutto il territorio, sia il chiaro sintomo di come le operatrici e gli operatori cui viene applicato il CCNL Uneba, non siano più disposti a lavorare per retribuzioni che se paragonate a quelle di molti altri colleghi del settore socio-sanitario- assistenziale-educativo, risultano essere nettamente inferiori. Le OO.SS. hanno quindi evidenziato, anche e soprattutto alla luce di quanto riportato nel comunicato diffuso dall’Associazione datoriale in data 13 settembre, all’indomani cioè dell’incontro avuto con i capi delegazione e a pochi giorni di distanza dallo sciopero del 16, che la cifra di 100 euro di aumento tabellare non può certamente essere ritenuta soddisfacente.
A fronte della posizione espressa in modo netto da FP CGIL, CISL FP,UIL Fpl, FISASCAT Cisl e UILTuCS, la controparte si è dunque detta disponibile ad un ulteriore sforzo, anche in termini economici, arrivando alla cifra di 120 euro, ponendo però sul tavolo la necessità di inserire all’interno del nuovo CCNL dei meccanismi di gradualità che possano in parte riprendere quanto già previsto nel CCNL Cooperative Sociali. Termine di paragone quest’ultimo, che per le OO.SS. rappresenta un punto di riferimento anche e soprattutto per le quantità economiche ottenute con il rinnovo dello scorso marzo. La delegazione di Uneba ha poi dichiarato la disponibilità alla revisione dei seguenti articoli: definizione delle causali contratti del tempo determinato, rivisitazione del TEP (Trattamento Economico Progressivo), istituto della maternità. Per parte nostra, nel prendere atto della condivisione di alcune proposte sindacali, abbiamo tuttavia ritenuto necessario avanzare una serie di precisazioni, in primis relativamente al TEP, di cui queste OO.SS. hanno chiesto l’eliminazione e non la rivisitazione. Abbiamo inoltre aggiunto la necessità di discutere ed approfondire ulteriori punti riportati in piattaforma. In relazione, poi, alla proposta di “gradualità” avanzata dalla controparte, ci siamo riservati di definire una posizione a valle di quella che sarà la discussione sulle quantità economiche da noi ritenute ancora insufficienti.
Al fine, tuttavia, di stringere il più possibile i tempi e giungere ad una convergenza di posizioni che porti al rinnovo di un contratto che lavoratrici e lavoratori attendono ormai da anni, è stato fissato il seguente calendario di appuntamenti: 21 ottobre; 7 novembre; 13 novembre; 25 novembre; 4 dicembre.









