Sciopero del personale della giustizia il 5 dicembre

La vertenza dei lavoratori della giustizia entra in una fase cruciale. Fp Cgil ha proclamato uno sciopero nazionale per il 5 dicembre a Roma, con un presidio nei pressi del Senato. A fermarsi non saranno soltanto le migliaia di lavoratori dell’Ufficio per il Processo: la mobilitazione riguarda tutto il personale del Ministero della Giustizia, dalle cancellerie ai servizi amministrativi, dal personale precario a quello di ruolo, dai lavoratori assunti con il Pnrr fino ai profili professionali storicamente sottodimensionati.


Stabilizzare tutti i precari

Uno dei punti centrali è la richiesta di stabilizzare il personale precario, a partire dalle migliaia di lavoratori dell’Ufficio per il Processo entrati in servizio nel 2022 grazie alle risorse del Pnrr. Le grafiche insistono su un nodo fondamentale: la legge di bilancio 2026 non stanzia un euro aggiuntivo per le stabilizzazioni.

Senza continuità lavorativa e senza un investimento stabile nella giustizia si rischia di compromettere il funzionamento degli uffici. La modernizzazione del settore passa anche da un modello organizzativo nuovo, capace di valorizzare le competenze acquisite e di non disperdere il lavoro svolto per abbattere l’arretrato.


Valorizzare il personale

Un’altra richiesta riguarda il riconoscimento professionale di chi garantisce quotidianamente il funzionamento della macchina giudiziaria. La grafica dedicata sintetizza così il problema: “Basta con accordi separati che non danno risposte al personale”. Chiediamo di riaprire il confronto sulle famiglie professionali, per dare finalmente a tutte e tutti un nuovo ordinamento professionale coerente con il lavoro svolto e con le crescenti responsabilità richieste.


Garantire il diritto alla carriera

La piattaforma insiste sul tema delle progressioni economiche e giuridiche, troppo spesso bloccate o disomogenee. Il messaggio è chiaro: rifinanziare le progressioni verticali, riconoscere i differenziali stipendiali, definire percorsi specifici per le aree professionali e consentire a chi lavora negli uffici giudiziari di avere una prospettiva credibile di crescita.


Una protesta inevitabile

A Firenze, nel corso di un incontro pubblico, Florindo Oliverio, segretario nazionale Fp Cgil, ha sottolineato come la protesta sia diventata inevitabile a causa della totale assenza di risposte politiche sulla continuità lavorativa del personale.

Sono circa 12 mila le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, tra precari e dipendenti di ruolo. Tutti attendono da mesi un segnale chiaro sul proprio futuro professionale. Le attività svolte dagli addetti dell’Ufficio per il Processo – dalla preparazione degli atti all’organizzazione dei fascicoli, dal supporto ai magistrati alla gestione del flusso documentale – sono considerate essenziali per ridurre i tempi dei procedimenti e sostenere un sistema giudiziario già fragile.


Riportare la giustizia al centro dell’agenda politica

Con lo sciopero del 5 dicembre, la categoria vuole evitare che la questione finisca ai margini della discussione sulla manovra. L’obiettivo è ottenere una risposta prima che la finestra utile si chiuda, evitando l’ennesimo passaggio in cui a pagare siano proprio coloro che hanno sostenuto un sistema in affanno.

La protesta vuole anche riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su una realtà troppo spesso ignorata. Dietro ogni obiettivo di efficienza proclamato nei comunicati istituzionali ci sono persone che ogni giorno garantiscono la tenuta dei servizi. Senza un piano credibile di investimenti e stabilizzazioni, il rischio è quello di rallentare nuovamente un settore già sotto pressione.


Sciopero 10 dicembre

Igiene Ambientale: verso lo sciopero del 10 dicembre!

Verso lo sciopero del 10 dicembre, i primi approcci delle parti datoriali confermano che senza mobilitazione non c’è trattativa. A quasi undici mesi dalla scadenza del CCNL, nella riunione del 18 novembre, le associazioni datoriali e le imprese hanno proposto un percorso di rinnovo contrattuale con contenuti economici e normativi assolutamente inadeguati.

Le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori portate al tavolo del confronto sono elementi imprescindibili per chiudere la trattativa: classificazione del personale, salute e sicurezza, politiche di inclusione e di contrasto alle discriminazioni e alla violenza di genere, parte economica sono temi assolutamente centrali.

NOI CHIEDIAMO RECUPERO DEL POTERE D’ACQUISTO

Sulla parte economica le associazioni datoriali hanno sviluppato un ragionamento parziale che non tiene conto di indispensabili e onerose modifiche della parte normativa, attestandosi su posizioni molto distanti dalle sacrosante rivendicazioni di recupero del potere d’acquisto dei salari sia sulla retribuzione mensile, sia sul trattamento economico complessivo.

Sembra piuttosto evidente che le associazioni datoriali puntano soprattutto a depotenziare la preparazione dello sciopero del 10 dicembre ma, contestualmente, loro malgrado, hanno certificato le distanze che confermano la necessità di una forte mobilitazione.

LA MOBILITAZIONE È LA NOSTRA FORZA

Dopo lo sciopero del 17 ottobre, le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori sono più forti e decise. La pressione che può arrivare dalle assemblee e dalle iniziative, verso lo sciopero del 10 dicembre, è l’unico elemento in grado di spostare gli equilibri di una trattativa a cui il Sindacato non ha intenzione di sottrarsi, con l’unico obiettivo di dare dignità e salario agli oltre 110.000 addetti.

Con un forte senso di responsabilità continueremo, in un tempo molto ristretto e comunque solo entro la fine del mese di novembre, a confrontarci con le Associazioni datoriali per provare a rinnovare il CCNL.

C’è un solo modo per sostenere la rivendicazione di un rinnovo rapido e adeguato: intensificare la mobilitazione verso lo sciopero del 10 dicembre 2025. Le assemblee su tutti i luoghi di lavoro e i presidi del 10 dicembre, in ogni capoluogo di regione, dovranno registrare il forte successo della giornata di sciopero dal lavoro per il nostro CCNL.

Il 10 dicembre tutti in sciopero!

Esiste un solo obiettivo: rinnovare il Contratto Nazionale di Lavoro!


Sciopero generale 12 dicembre

Sciopero generale del 12 dicembre 2025: la mobilitazione della Cgil contro una Legge di Bilancio ingiusta

La Cgil proclama per venerdì 12 dicembre 2025 uno sciopero generale di un’intera giornata di lavoro. Una scelta netta, motivata dall’urgenza di contrastare una Legge di Bilancio che, anziché sostenere salari, pensioni, welfare e investimenti produttivi, scarica ancora una volta i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui pensionati.

Una mobilitazione per difendere salari e pensioni

Negli ultimi tre anni salariati e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale, prodotto dalla mancata indicizzazione dell’Irpef. Significa perdite nette che vanno dai 700 euro per redditi da 20.000 euro fino ai 2.000 euro per redditi da 35.000 euro: un’ingiustizia fiscale che colpisce solo chi ha redditi fissi. Nessuna penalizzazione, invece, per flat tax, rendite e profitti.

Lo sciopero rivendica:

  • aumento dei salari attraverso il rinnovo dei contratti nazionali;

  • difesa del potere d’acquisto e risorse adeguate per il pubblico impiego;

  • rafforzamento della quattordicesima per pensionate e pensionati.

Un welfare allo stremo: sanità, istruzione, casa, sicurezza

Mentre milioni di persone rinunciano a curarsi e le famiglie sostengono oltre 43 miliardi di spesa sanitaria privata, la manovra prevede che il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale scenda sotto il 6% del PIL entro il 2028: il livello più basso degli ultimi decenni.

Le risorse mancano ovunque:

  • sanità pubblica e assistenza agli anziani;

  • scuola e diritto allo studio;

  • politiche per la casa;

  • trasporto pubblico;

  • salute e sicurezza sul lavoro, mentre i morti continuano ad aumentare.

Per le armi, però, i fondi si trovano immediatamente, anche ricorrendo al debito.

Pensioni: il Governo peggiora la Legge Fornero

La manovra aumenta ulteriormente l’età pensionabile, cancellando ogni residua forma di flessibilità in uscita, comprese opzione donna e le diverse quote. Un irrigidimento che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori. Meloni e Salvini, su questo fronte, riescono addirittura a fare peggio di Monti e Fornero.

Giovani senza futuro e Paese sempre più debole

L’Italia cresce allo “zero virgola”, la deindustrializzazione prosegue da tre anni e l’occupazione aumenta solo tra gli over 50. I giovani, invece, vivono lavori sempre più precari o scelgono di emigrare in massa per cercare dignità e futuro altrove.

Gli obiettivi dello sciopero

La mobilitazione mira a:

  • sostenere le vertenze aperte nelle categorie per i rinnovi contrattuali;

  • aprire una vertenza generale con il Governo, chiedendo una radicale correzione della Manovra di Bilancio.

Le proposte includono:

  • neutralizzazione del fiscal drag e restituzione delle somme perse;

  • rinnovo dei contratti, risorse per il pubblico impiego e detassazione reale degli incrementi;

  • quattordicesima rafforzata per pensionati e pensionate;

  • blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile;

  • pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;

  • vere politiche industriali e del terziario per governare la transizione ecologica e digitale;

  • più sicurezza sul lavoro e riforma del sistema degli appalti;

  • contrasto al lavoro povero, nero e sommerso;

  • potenziamento dei servizi pubblici: sanità, istruzione, non autosufficienza, assistenza territoriale, casa, trasporti;

  • piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni nel settore pubblico;

  • misure strutturali per ridurre i divari di genere;

  • una strategia reale per il rilancio del Mezzogiorno.

Le risorse ci sono: basta volerle prendere

Due condizioni rendono possibile finanziare queste scelte.

  1. Andare a prendere i soldi dove sono: profitti, extraprofitti, grandi ricchezze ed evasione fiscale. La proposta della Cgil, che include un contributo di solidarietà dell’1% più ricco della popolazione, garantirebbe 26 miliardi l’anno.

  2. Dire no alla corsa al riarmo: una scelta che rischia di trascinare l’Italia e l’Europa in un’economia di guerra, sottraendo fino a 1.000 miliardi entro il 2035.

Settori coinvolti e orari dello sciopero

  • Tutti i settori pubblici e privati, inclusi appalti e servizi strumentali, per l’intera giornata.

  • Trasporto ferroviario: dalle 00.01 alle 21.00 del 12 dicembre.

  • Vigili del Fuoco: 4 ore per il personale turnista (09.00–13.00), intera giornata per il personale giornaliero e amministrativo.

Sono esentati: igiene ambientale, personale del Ministero della Giustizia, personale ATAC S.p.A. e tutto il trasporto aereo.

Lo sciopero generale del 12 dicembre è quindi una risposta necessaria a una manovra che taglia diritti, impoverisce il Paese e investe sulle armi invece che sul lavoro, sui servizi pubblici, sulla dignità sociale.


Rinnovo CCNL Servizi Ambientali: il 10 dicembre sciopero nazionale

La FP CGIL Emilia-Romagna conferma l’astensione dal lavoro per l’intera giornata di mercoledì 10 dicembre 2025 in tutte le aziende pubbliche e private dell’igiene ambientale che applicano il CCNL unificato dei Servizi Ambientali del 18 maggio 2022.
Lo sciopero, proclamato unitariamente dalle organizzazioni sindacali di categoria, arriva dopo mesi di confronto infruttuoso e dopo lo stop della trattativa seguito all’incontro del 1° agosto 2025 nell’ambito della procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla legge 146/90 e dall’Accordo nazionale del 1° marzo 2001.

Le ragioni dello sciopero

Per la FP CGIL il tempo delle attese è finito. Il contratto è scaduto dal 31 dicembre 2024 e le lavoratrici e i lavoratori non possono più essere lasciati senza tutele adeguate mentre aumentano inflazione, carichi di lavoro e rischi per la salute.
Le controparti datoriali continuano a negare un rinnovo che garantisca:

  • un aumento salariale dignitoso in grado di recuperare il potere d’acquisto eroso;

  • il rafforzamento delle tutele sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro;

  • una nuova classificazione professionale che valorizzi le competenze reali;

  • un welfare contrattuale esteso e inclusivo.

“Non accetteremo un contratto al ribasso né l’idea che la sostenibilità economica delle imprese si scarichi sui lavoratori”, afferma la FP CGIL Emilia-Romagna. “Il settore dell’igiene ambientale tiene in piedi ogni giorno città, comunità e salute collettiva: chi garantisce un servizio pubblico essenziale deve avere diritti e salari all’altezza del proprio ruolo.”

Contesto

Il CCNL unificato del 18 maggio 2022 ha segnato un passaggio importante di armonizzazione tra il comparto pubblico e quello privato. Ma oggi, a distanza di oltre un anno dalla scadenza, la trattativa è ferma. Le richieste delle organizzazioni sindacali – tra cui l’adeguamento delle retribuzioni e il rafforzamento delle relazioni industriali – non hanno trovato risposta.

Servizi minimi e partecipazione

L’astensione riguarderà tutti i turni con inizio il 10 dicembre, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge 146/90 e dall’Accordo nazionale del 1° marzo 2001 sui servizi pubblici essenziali.
La FP CGIL Emilia-Romagna invita tutte le lavoratrici e i lavoratori a partecipare massicciamente alla mobilitazione: “Solo con una risposta collettiva e unitaria possiamo ottenere un rinnovo vero, non un contratto svuotato. Il lavoro ambientale è un pilastro del servizio pubblico: chi lo svolge merita rispetto e riconoscimento.”


Terzo Settore Socio-Sanitario Assistenziale: il 31 ottobre è sciopero per i circa 10.800 dipendenti con CCNL Anaste

Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs: “Il rinnovo siglato mortifica i lavoratori. Servono dignità e giusta retribuzione per oltre 10mila addetti”.

Incroceranno le braccia venerdì 31 ottobre 2025 le lavoratrici e i lavoratori a cui viene applicato il CCNL Anaste. Alla base della mobilitazione, indetta da Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs, l’esito negativo del tentativo obbligatorio di raffreddamento e conciliazione e la firma di un nuovo contratto peggiorativo tra Anaste e alcune sigle sindacali autonome, non rappresentative del settore.
La mobilitazione è la risposta alla chiusura di Anaste, che ha scelto di sottoscrivere un rinnovo contrattuale al ribasso, ignorando le richieste delle organizzazioni sindacali confederali e penalizzando i circa 10.800 professionisti del terzo settore socio-sanitario assistenziale, in gran parte donne e operatori impegnati quotidianamente nell’assistenza a persone fragili e non autosufficienti.


“Le motivazioni dello sciopero risiedono nella palese indisponibilità di Anaste nella ricerca di soluzioni volte a garantire ai lavoratori pari diritti, tutele, dignità già riconosciute ad altre lavoratrici e lavoratori del settore alle dipendenze di datori di lavoro che applicano altri CCNL”.

Secondo i sindacati, l’accordo firmato da Anaste “non solo non garantisce alcun miglioramento salariale in linea con l’aumento del costo della vita, ma prevede parti normative peggiorative rispetto ad altri Ccnl del settore come nel caso del comporto di malattia, che mette a rischio la tutela della salute dei lavoratori.”

“È evidente la volontà di Anaste – prosegue la nota unitaria – di sottoscrivere accordi con aumenti contrattuali irrisori, disconoscendo la dignità di coloro che quotidianamente con dedizione e responsabilità si prendono cura delle persone, soprattutto quelle più fragili, sacrificando la qualità dei servizi erogati.”
Il contrasto è ancora più evidente se raffrontato con i rinnovi sottoscritti nello stesso comparto – Uneba, Cooperative Sociali, Valdesi, Anffas, Agidae – che hanno previsto aumenti retributivi tra il 10,4% e il 12,6% e significativi miglioramenti normativi su malattia, genitorialità, welfare, quattordicesima mensilità e contrasto alle molestie e alla violenza di genere.


Nei prossimi giorni le organizzazioni sindacali attiveranno una campagna di sensibilizzazione e informazione capillare, con assemblee nei luoghi di lavoro, iniziative pubbliche sui territori e il coinvolgimento delle istituzioni locali, delle famiglie e dell’opinione pubblica.


Sciopero generale, oltre due milioni in piazza per la pace e i diritti. Landini: “Tre milioni di voci per un futuro di giustizia sociale”

Una partecipazione straordinaria ha segnato lo sciopero generale nazionale in difesa di Flotilla, dei valori costituzionali e della popolazione di Gaza. Più di due milioni di persone hanno preso parte ai cortei in oltre 100 città italiane, con 300 mila manifestanti solo a Roma. L’adesione media nazionale allo sciopero è stimata intorno al 60%.

L’intera giornata si è svolta in un clima pacifico e partecipato, con una presenza massiccia di giovani, studenti, lavoratrici e lavoratori, cittadini e cittadine che hanno chiesto un futuro di pace, giustizia sociale e lavoro stabile. “Una partecipazione straordinaria e senza precedenti dei giovani – ha dichiarato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil – che chiedono un futuro di pace e giustizia sociale, con lavoro stabile e contrasto alla precarietà”.

Le piazze e i numeri della mobilitazione

Dati e testimonianze confermano la portata nazionale dell’evento. A Roma hanno sfilato 300 mila persone, a Milano, Bologna, Firenze e Torino oltre 100 mila ciascuna. Napoli ha registrato 50 mila presenze, mentre Genova, Palermo e Venezia hanno superato le 40 mila. Anche Cagliari e Bari hanno visto oltre 30 mila manifestanti.

La Cgil sottolinea come la mobilitazione sia stata “una risposta corale e democratica per la pace, i diritti e il lavoro”, e ribadisce la solidarietà alla popolazione di Gaza e agli attivisti arrestati della Global Sumud Flotilla.

Landini: “Una mobilitazione straordinaria per la pace e il lavoro”

In un’intervista al Corriere della Sera, Landini ha ribadito che “un sindacato senza la solidarietà tra le persone e senza il perseguimento della pace non esiste”. Ha ricordato come milioni di persone abbiano scelto di “non girarsi dall’altra parte”, sacrificando una giornata di stipendio per difendere il diritto alla pace, al lavoro e alla democrazia.

“La democrazia senza partecipazione si svuota, aprendo la strada a logiche autoritarie”, ha dichiarato Landini, evidenziando come il compito del sindacato sia quello di unire le lotte sociali alla domanda di pace, giustizia e diritti: “Le persone che sono scese in piazza hanno difeso l’onore del Paese”.

Le prossime sfide: “Democrazia al lavoro”

La mobilitazione non si ferma. Il prossimo appuntamento è fissato per il 25 ottobre a Roma, con la manifestazione nazionale “Democrazia al lavoro”, aperta a tutti. Al centro della piattaforma: pace, lavoro, salari, sanità e scuola pubblica, oltre alla richiesta di giustizia fiscale e di stop ai subappalti e alla precarietà.

Landini ha ribadito la contrarietà della Cgil alle politiche di austerità e al riarmo: “Servono investimenti nei servizi pubblici, non nelle armi. La pace e il lavoro sono inseparabili”.


Sciopero nazionale igiene ambientale: il 17 ottobre si fermano le lavoratrici e i lavoratori

Dopo mesi di trattative senza esito, le lavoratrici e i lavoratori dell’igiene ambientale incroceranno le braccia il 17 ottobre 2025 con uno sciopero nazionale.
La mobilitazione, proclamata dalle organizzazioni sindacali, nasce dalla necessità di ottenere più tutele, più diritti e maggiore sicurezza in un settore fondamentale per la salute collettiva e la tutela dell’ambiente.

Perché si sciopera

Il mancato avanzamento delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale spinge le lavoratrici e i lavoratori a manifestare apertamente le proprie rivendicazioni. Al centro ci sono temi cruciali:

  • Salute e sicurezza sul lavoro, troppo spesso messe a rischio da carenze strutturali e organizzative.

  • Classificazione e inquadramento professionale, per un riconoscimento adeguato delle competenze e delle mansioni svolte.

  • Difesa del potere d’acquisto, eroso da inflazione e mancati adeguamenti salariali.

  • Tutela negli appalti, per garantire continuità occupazionale e diritti in ogni passaggio gestionale.

  • Indennità di settore, da aggiornare e rendere realmente coerenti con le condizioni di lavoro.

  • Difesa del diritto di sciopero, messo sotto pressione da normative sempre più restrittive.

Una vertenza per tutti

L’igiene ambientale è un servizio essenziale che riguarda l’intera collettività. Garantire condizioni di lavoro dignitose significa anche assicurare un servizio efficiente, sicuro e sostenibile. Lo sciopero del 17 ottobre vuole quindi essere un segnale forte: senza giustizia e dignità per chi lavora, non può esserci qualità nei servizi.

La FP CGIL Emilia-Romagna invita tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore a partecipare alla mobilitazione per costruire insieme una vertenza che metta al centro diritti, sicurezza e futuro.


Oggi 12 settembre lo sciopero dell'igiene ambientale IREN a Parma

FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FIADEL: “Gli appalti restano un tema centrale”

Oggi sono in sciopero per l’intera giornata i lavoratori addetti ai servizi in appalto da Iren di raccolta rifiuti, spazzamento stradale e gestione centri di raccolta per protestare contro un sistema di raccolta rifiuti e gestione della concessione pubblica che non rispetta il diritto ad un’equa retribuzione e la salute e sicurezza degli operatori.

Le trasformazioni del sistema di raccolta messe in atto in questi mesi in molti Comuni hanno peggiorato notevolmente i carichi di lavoro, il sistema del porta a porta spinto all’estremo con bidoni individuali o sacchi da movimentare manualmente mette a rischio la tutela della salute dei lavoratori e in mancanza di adeguati investimenti in termini di mezzi e numero di lavoratori sta provocando notevoli disservizi. Il progresso e l’innovazione tecnologica in questo settore sono i grandi assenti e si regredisce sempre pìù verso un ritorno al lavoro manuale di altri tempi.

Le organizzazioni sindacali hanno portato più volte questi temi ai tavoli di confronto con i Comuni interessati e con Iren, finora senza risultati. Non è accettabile oggi la raccolta manuale del vetro in bidoni singoli o pensare di estendere la raccolta porta a porta alle zone di montagna dove un operatore deve scendere da un camion sul lato strada, con notevoli rischi per la sicurezza dei lavoratori e degli altri automobilisti.

Le internalizzazioni dei servizi previste dalla gara Atersir dopo due anni e mezzo non sono ancora state effettuate, si è aperto solo di recente un primo passaggio di soli 22 lavoratori, ben lontano da quanto Iren aveva annunciato nelle trattative degli anni scorsi e senza un piano per il 2026.

Gli appalti, inoltre, restano un problema centrale, poiché Iren continua ad ignorare le norme del contratto nazionale e del codice appalti prevedendo appalti al ribasso che stanno per essere assegnati con l’applicazione del contratto delle coop sociali anziché quello corretto dell’igiene ambientale.

I lavoratori chiedono con forza ad Iren e a tutti gli enti pubblici coinvolti la giusta attenzione ai temi del lavoro, della sicurezza e della qualità dei servizi.


Rinnovo CCNL Servizi Ambientali: trattative ferme, verso lo sciopero nazionale

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dei Servizi Ambientali è di nuovo in stallo. Dopo mesi di trattativa, il 24 luglio le principali associazioni datoriali hanno dimostrato scarsa volontà di chiudere un accordo equo, alimentando l’insoddisfazione sindacale e aprendo la strada a una possibile mobilitazione nazionale.

Trattative interrotte: cosa è successo

Le sigle sindacali FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI e FIADEL hanno denunciato l’atteggiamento attendista delle controparti – Utilitalia, Cisambiente-Confindustria, Assoambiente e le centrali cooperative – che hanno preferito guadagnare tempo piuttosto che affrontare le urgenze del settore: salute e sicurezza sul lavoro, evoluzione delle classificazioni e adeguamento economico.

La mancata volontà di confronto concreto ha reso inevitabile l’apertura della procedura di raffreddamento e conciliazione, primo passo verso uno sciopero nazionale di categoria.

Le richieste dei sindacati

I sindacati chiedono un rinnovo contrattuale che non sia solo formale, ma che porti miglioramenti tangibili per le lavoratrici e i lavoratori del settore. In particolare:

Obiettivi prioritari:

  • Tutela del diritto di sciopero

  • Prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali

  • Salvaguardia della classificazione professionale

  • Difesa del potere d’acquisto, messo a rischio dall’inflazione

Proposte concrete:

  • Maggiore sicurezza e salute nei luoghi di lavoro

  • Riforma della classificazione del personale

  • Miglioramento degli articoli contrattuali per chi lavora negli impianti

  • Accordo economico solido, con sviluppo del welfare contrattuale e delle indennità

Una visione industriale per il futuro del settore

I sindacati ribadiscono la necessità di un modello industriale sostenibile, fondato su sviluppo, investimenti e centralità del lavoro. Viene respinta ogni logica di deregolamentazione selvaggia e concorrenza senza regole, che mette a rischio diritti e qualità del servizio.

Il rinnovo del CCNL non è solo una rivendicazione salariale: è un atto necessario per la crescita e la coesione del settore, per rafforzare il legame tra lavoratori e aziende pubbliche e private dei servizi ambientali.

“Il CCNL deve essere uno strumento di sviluppo, non un freno” – Segreterie nazionali FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FIADEL


Crediti Unimore insufficienti per accedere ai servizi educativi per l'infanzia. Istituzioni e datori di lavoro facciano la loro parte!

Nei giorni scorsi molti lavoratrici e lavoratori ci hanno informato di come recentemente il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia abbia inviato agli ex studenti di Scienze dell’Educazione una mail per avvisarli che il loro corso di Laurea L-19 non sarebbe stato più sufficiente per essere assunti come educatori dei servizi educativi per l’infanzia sia nel settore privato che in quello pubblico.

Sempre nella mail sopra indicata l’Università, per ovviare a questa criticità ha proposto alle/agli ex studenti di immatricolarsi in sovrannumero per poter ottenere i 55 CFU in più rispetto a quelli previsti dal corso di laurea conseguito a suo tempo.
A chi chiedeva ulteriori informazioni, il Dipartimento ha inviato un’ulteriore comunicazione nella quale veniva spiegato che, nonostante il parere tecnico del Ministero rispetto ai requisiti richiesti dalla normativa, quest’ultimo non sarebbe stato ritenuto sufficiente per poter essere ammessi ad alcuni concorsi pubblici.
Tale posizione è francamente inaccettabile.

Il D.Lgs. 65/2017 contiene un’incongruenza nota da oramai 8 anni. In merito nel 2018 è intervenuto il Miur, con una nota interpretativa.
Come detto la posizione di Unimore è inaccettabile, a maggior ragione su una situazione nota da molti anni.
La FP CGIL è già intervenuta a tutela delle persone coinvolte, chiedendo anche a Regione e Comuni di intervenire a propria volta per evitare che questa incresciosa situazione venga scaricata esclusivamente sulle/sugli ex studenti/studentesse, che non hanno nessuna responsabilità se non quella, paradossalmente, di essersi laureati in UniMoRe e non in un’altra università.

Continueremo a monitorare la situazione, facendo tutto il possibile fino al raggiungimento di una soluzione positiva.


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