Il 31 marzo 2026 le lavoratrici e i lavoratori dell’Ospedale Privato Accreditato Nigrisoli sciopereranno per l’intera giornata. La mobilitazione, proclamata unitariamente da FP CGIL Bologna, CILSL FP area metropolitana bolognese e UILFPL area metropolitana Bologna, arriva al termine di mesi di confronto che non hanno prodotto risposte concrete sui nodi più urgenti che riguardano il personale, l’organizzazione del lavoro e la qualità complessiva del servizio.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questa giornata di sciopero rappresenti un passaggio importante. Non si tratta soltanto di una vertenza interna, ma di una questione che riguarda il valore del lavoro di cura, le condizioni in cui operano ogni giorno professioniste e professionisti della sanità e, di conseguenza, anche la qualità dell’assistenza garantita a pazienti e cittadini.
Una trattativa senza risultati concreti
Dopo mesi di incontri, la disponibilità mostrata dalla Direzione non si è tradotta in atti reali. Anche il tentativo di conciliazione in sede prefettizia, successivo all’apertura dello stato di agitazione, non ha portato a un esito positivo.
Alla base della protesta c’è un problema chiaro: alle richieste di valorizzazione del personale continuano a non corrispondere misure adeguate. Sul piano economico e professionale, le risposte restano insufficienti. In particolare, resta aperto il tema degli incrementi, dei premi e degli incentivi, così come quello della contrattazione integrativa aziendale, che dovrebbe servire a riconoscere concretamente il lavoro svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori.
A questo si aggiunge il dato ormai non più rinviabile del contratto nazionale fermo da anni, una condizione che pesa sulle retribuzioni, sul riconoscimento professionale e sulla tenuta complessiva del settore.
Carichi di lavoro sempre più pesanti
Uno dei punti centrali della mobilitazione riguarda la grave carenza di personale. Quando gli organici non sono adeguati, il lavoro ricade su chi è già in servizio, con un aggravio costante dei carichi, ritmi sempre più difficili da sostenere e un peggioramento delle condizioni operative quotidiane.
Questa situazione non incide soltanto su chi lavora all’interno della struttura, ma rischia di avere effetti anche sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza, sia dei pazienti sia degli stessi operatori. Per questo la vertenza del Nigrisoli parla a tutto il sistema sanitario: senza investimenti sul lavoro e senza condizioni dignitose per il personale, diventa più fragile anche il servizio reso alla collettività.
Sciopero per l’intera giornata e blocco dello straordinario
Per il 31 marzo 2026 è stato proclamato lo sciopero per l’intera giornata di lavoro, insieme al blocco dello straordinario. È una scelta forte, che nasce da una lunga fase di attesa e da una pazienza ormai esaurita.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno anche rivolto delle scuse agli utenti, ai pazienti e ai familiari per i disagi che questa iniziativa potrà provocare. Ma il senso della protesta è proprio quello di difendere non solo i diritti di chi lavora, bensì anche la qualità del servizio sanitario e il diritto alla salute di tutte e tutti.
Le ragioni della mobilitazione
La protesta del Nigrisoli richiama alcuni temi fondamentali che non possono più essere lasciati sullo sfondo:
- il riconoscimento economico e professionale del personale;
- la necessità di una vera contrattazione integrativa aziendale;
- il superamento della carenza di organico;
- la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi;
- la tutela della qualità dell’assistenza e della sicurezza nei luoghi di cura.
Come FP CGIL Emilia-Romagna consideriamo queste rivendicazioni legittime e necessarie. Difendere il lavoro nella sanità significa difendere un presidio essenziale per la comunità. Per questo guardiamo con attenzione a questa mobilitazione e ribadiamo che il confronto deve produrre soluzioni concrete, non rinvii.
Una vertenza che chiede risposte immediate
Lo sciopero del 31 marzo non nasce all’improvviso, ma è il risultato di una situazione che si trascina da troppo tempo. Quando il confronto non porta a risultati, quando il personale continua a non vedere riconosciuto il proprio impegno e quando la carenza di organici diventa strutturale, la mobilitazione diventa uno strumento necessario.
Serve un cambio di passo reale. Servono risposte che valorizzino il personale, migliorino l’organizzazione del lavoro e garantiscano condizioni più giuste dentro una struttura che svolge un ruolo importante nel sistema sanitario. La vertenza aperta al Nigrisoli va letta in questa prospettiva: una richiesta di dignità, riconoscimento e qualità del servizio.
