La grave aggressione avvenuta al Sert di Riccione riporta al centro un tema che come FP CGIL Emilia-Romagna denunciamo da tempo: chi lavora nei servizi sanitari territoriali, e in particolare nei servizi per le dipendenze, non può essere lasciato solo di fronte a situazioni di rischio sempre più frequenti. Secondo quanto riportato, il 7 aprile un operatore è stato minacciato da un utente armato di coltello, con l’intervento dei Carabinieri necessario a fermare l’episodio.
Non siamo di fronte a un fatto isolato. Nei Sert e nei contesti collegati agli istituti di pena, il personale opera ogni giorno in condizioni di forte pressione, a contatto con fragilità sociali e sanitarie molto complesse. In questi luoghi di lavoro, minacce e aggressioni verbali vengono spesso considerate quasi una componente ordinaria dell’attività, e troppo spesso non vengono nemmeno registrate formalmente. È proprio questa normalizzazione del rischio a renderla ancora più inaccettabile.
Il lavoro nei Sert non può essere considerato un “rischio del mestiere”
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo inaccettabile l’idea che la violenza subita da operatrici e operatori sanitari possa essere liquidata come un semplice “rischio del mestiere”. Chi lavora nei Servizi per le Dipendenze svolge una funzione essenziale per la presa in carico di persone fragili, di utenti con dipendenze patologiche e, in diversi casi, anche di persone detenute o inserite in percorsi complessi di tutela sanitaria e sociale.
Si tratta di professionalità che affrontano quotidianamente un carico elevatissimo di responsabilità, esposizione personale e pressione relazionale. Per questo non bastano dichiarazioni di solidarietà dopo l’ennesimo episodio: servono interventi concreti, immediati e strutturali.
Le richieste della FP CGIL: più sicurezza e più personale
La denuncia avanzata dalla FP CGIL Rimini indica con chiarezza la direzione da seguire: occorrono misure urgenti di prevenzione, un rafforzamento degli organici e protocolli chiari per la segnalazione e la gestione degli episodi di violenza. Sono richieste che condividiamo pienamente, perché la tutela di chi cura deve diventare una priorità reale nelle scelte organizzative delle aziende sanitarie.
Garantire sicurezza significa predisporre procedure efficaci, assicurare supporto immediato ai lavoratori coinvolti, migliorare l’organizzazione dei servizi e riconoscere finalmente la specificità di chi opera nei Sert e nelle strutture collegate al circuito penitenziario. Non è più rinviabile nemmeno un confronto serio sulle dotazioni di personale, perché lavorare in sottorganico rende ancora più fragili i presidi e ancora più esposti i professionisti.
Riconoscere il rischio con tutele adeguate
Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di prevedere per il personale dei Sert e delle case circondariali una indennità specifica, sul modello di quella già riconosciuta agli operatori del pronto soccorso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che esistono contesti lavorativi caratterizzati da criticità particolari, esposizione continua e livelli di rischio che meritano un riconoscimento concreto, non solo simbolico.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questo passaggio sia necessario. Il riconoscimento economico, però, da solo non basta: deve accompagnarsi a investimenti, formazione, protocolli condivisi e a una presa in carico vera del benessere lavorativo di chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali alla collettività.
Solidarietà al lavoratore coinvolto
Esprimiamo piena vicinanza al lavoratore coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale sanitario che ogni giorno affronta situazioni difficili nei servizi territoriali. La tutela del rientro in servizio, il supporto psicologico e organizzativo e la protezione delle condizioni di lavoro devono essere parte integrante della risposta delle aziende sanitarie. La solidarietà è doverosa, ma oggi non basta più: servono atti concreti.
Una risposta non più rinviabile
L’episodio di Riccione deve aprire una riflessione seria sullo stato dei servizi e sulle condizioni di chi vi lavora. Difendere il personale sanitario significa difendere anche la qualità dell’assistenza, la continuità della presa in carico e la funzione pubblica del sistema sanitario territoriale. Per questo chiediamo che su sicurezza, organici e riconoscimento professionale si apra subito un confronto vero, con misure operative e tempi certi.
