Ddl Merito, FP CGIL Emilia-Romagna: “Grave passo indietro, a rischio l’indipendenza della Pubblica amministrazione”

L’approvazione definitiva da parte del Senato del Ddl Merito, proposto dal ministro Zangrillo, rappresenta un grave passo indietro per la Pubblica amministrazione e per il riconoscimento della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.

Questo provvedimento non risponde alle reali esigenze del personale pubblico. Al contrario, introduce meccanismi che rischiano di indebolire l’autonomia della Pubblica amministrazione, svuotare il ruolo della contrattazione collettiva e aprire la strada a un controllo sempre più diretto della politica sulla macchina amministrativa.

Il merito non si decide per legge

Uno degli aspetti più preoccupanti del Ddl riguarda l’idea che i “più meritevoli” possano essere individuati per legge, attraverso percentuali predeterminate e meccanismi rigidi di valutazione.

Si tratta di un’impostazione che riporta indietro le lancette dell’orologio a stagioni già superate, nelle quali solo una quota limitata di personale poteva accedere alle valutazioni più alte e, di conseguenza, ai relativi riconoscimenti economici.

Per noi il merito non può essere trasformato in una competizione forzata tra lavoratrici e lavoratori, né può essere ridotto a una graduatoria calata dall’alto. La professionalità del personale pubblico va riconosciuta attraverso strumenti trasparenti, condivisi e contrattati, non con pagelline o percentuali stabilite per legge.

Svuotato il ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione

Il Ddl Merito interviene anche sul ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione, riducendo il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice.

È un passaggio particolarmente grave, perché rischia di spostare il controllo della valutazione sempre più vicino alla politica. In questo modo viene indebolito un presidio di autonomia e imparzialità che dovrebbe invece essere rafforzato.

Una Pubblica amministrazione autorevole ha bisogno di regole chiare, indipendenza, trasparenza e responsabilità. Non ha bisogno di strumenti che possano trasformare la dirigenza pubblica in una semplice esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo.

Progressioni di carriera: serve trasparenza, non opacità

Un altro punto critico riguarda il superamento del concorso a favore di procedure interne che rischiano di risultare opache e farraginose.

La crescita professionale del personale pubblico deve essere garantita attraverso percorsi chiari, imparziali e verificabili. Ogni avanzamento di carriera deve premiare competenze reali, esperienza, formazione e responsabilità assunte sul campo, non la vicinanza al proprio dirigente o la fedeltà a logiche gerarchiche.

Il rischio è che, dietro il richiamo al merito, si costruisca un sistema meno trasparente, nel quale le lavoratrici e i lavoratori vedano mortificate le proprie legittime aspirazioni professionali.

Una nuova invasione della legge nella contrattazione

Con questo provvedimento assistiamo anche all’ennesima invasione di campo della legge in materie che dovrebbero essere affidate alla contrattazione collettiva.

Valutazione, salario accessorio, progressioni professionali e organizzazione del lavoro sono temi che devono essere discussi con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Intervenire unilateralmente per legge significa ridurre gli spazi democratici di confronto e indebolire il ruolo del contratto nazionale.

Come FP CGIL Emilia-Romagna siamo convinti che il futuro della Pubblica amministrazione passi dal rafforzamento della contrattazione, non dalla sua compressione.

Cosa serve davvero alla Pubblica amministrazione

Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di competizioni imposte, classifiche rigide o meccanismi di valutazione costruiti dall’alto.

Hanno bisogno di risposte concrete: il superamento dei tetti di spesa sul salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga, investimenti sulla formazione di qualità, assunzioni stabili e percorsi professionali coerenti con le competenze effettivamente maturate.

Per valorizzare davvero il personale pubblico occorre riconoscere il lavoro che ogni giorno garantisce servizi essenziali alle persone, alle comunità e ai territori.


Funzioni Centrali, sottoscritta l’ipotesi di contratto 2025-2027: aumenti salariali, clausola anti-inflazione e ferie uguali per tutti

È stata sottoscritta l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027. Un rinnovo importante, che interviene su salari, diritti, ferie, relazioni sindacali, formazione, lavoro agile e regolamentazione dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo particolarmente significativo che, per la prima volta, il contratto venga sottoscritto in piena vigenza e con un aumento delle retribuzioni superiore all’inflazione oggi prevista per il triennio di riferimento. È un elemento centrale, perché torna a mettere al centro la tutela del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.

Un contratto che tutela i salari

Tra i punti principali dell’ipotesi di rinnovo c’è l’aumento della retribuzione tabellare, con incrementi mensili a regime che vanno da 126,60 euro per l’area degli operatori fino a 221 euro per l’area delle elevate professionalità.

Si tratta di aumenti pensati per rispondere alla necessità di difendere il salario reale, dopo anni in cui l’inflazione ha inciso pesantemente sul potere d’acquisto di chi lavora nella pubblica amministrazione.

Accanto agli incrementi economici, viene introdotto anche un meccanismo di verifica successivo: una clausola di salvaguardia che consentirà di valutare l’eventuale scostamento tra gli aumenti contrattuali e l’inflazione effettiva che si registrerà nel triennio. L’obiettivo è individuare ulteriori risorse a tutela dei salari, qualora l’andamento dei prezzi dovesse risultare più alto del previsto.

Dopo trent’anni, ferie uguali per neoassunti e lavoratori con maggiore anzianità

Un altro risultato importante riguarda il diritto alle ferie. Dopo trent’anni di disparità, viene finalmente riconosciuta l’equiparazione del numero di giornate annue di ferie tra il personale neoassunto e i colleghi con maggiore anzianità.

È una misura di giustizia e di parità di trattamento, che supera una differenza non più sostenibile tra lavoratrici e lavoratori dello stesso comparto. Il contratto prevede inoltre la reintroduzione della possibilità di modificare le giornate di ferie già programmate e il riconoscimento dell’indennità di turno anche durante i periodi di ferie.

Più diritti, più conciliazione, più tutele

L’ipotesi di contratto interviene anche sul miglioramento degli istituti di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Vengono rafforzati congedi, flessibilità oraria, permessi e ferie solidali. A questi strumenti si aggiungono specifiche ore di permesso per gli screening oncologici, un elemento importante per la prevenzione e la tutela della salute.

Viene inoltre prevista una maggiore attenzione al lavoro agile e al lavoro da remoto, con l’estensione del numero di giornate per particolari esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori.

Buono pasto, trasferte e relazioni sindacali

Tra le novità dell’ipotesi di rinnovo c’è anche lo sblocco del tetto al buono pasto, primo passo necessario per poterne aumentare l’importo. Sono inoltre previsti incrementi dei trattamenti di trasferta.

Sul piano delle relazioni sindacali, il contratto rafforza gli spazi di confronto, con una migliore definizione delle materie, l’introduzione del livello regionale e il potenziamento degli organismi paritetici. Viene inoltre recepita la direttiva sulla trasparenza salariale, uno strumento utile per contrastare discriminazioni e disuguaglianze.

Intelligenza artificiale, formazione e contrasto alle discriminazioni

L’ipotesi di contratto affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale, prevedendo una regolamentazione del suo utilizzo nei luoghi di lavoro. L’obiettivo è fare in modo che gli strumenti di IA siano utilizzati per migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi, evitando usi impropri a scapito del personale.

Grande attenzione viene posta anche alla formazione, che dovrà essere pianificata in modo strategico e accessibile a tutte e tutti, compreso il personale con DSA e il personale con disabilità. Il contratto prevede inoltre il monitoraggio degli sviluppi di carriera, con particolare attenzione alla condizione occupazionale delle persone con disabilità e al contrasto di ogni forma di discriminazione.

Ora la parola passa a lavoratrici e lavoratori

L’ipotesi di contratto per le Funzioni Centrali 2025-2027 rappresenta un passaggio importante per salario, diritti e condizioni di lavoro. Dopo la sottoscrizione della preintesa, la parola passa ora alle lavoratrici e ai lavoratori, chiamati a esprimere il proprio giudizio definitivo.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a seguire ogni fase del percorso, con l’obiettivo di garantire informazione, confronto e partecipazione nei luoghi di lavoro.


Precari PNRR Giustizia: ora servono chiarezza, assunzioni e futuro per l’Ufficio per il processo

A pochi giorni dalla scadenza dei contratti dei precari PNRR della Giustizia, continua a mancare una risposta chiara da parte dell’amministrazione. È inaccettabile che migliaia di lavoratrici e lavoratori, dopo aver garantito il funzionamento degli uffici giudiziari e contribuito all’attuazione degli obiettivi del PNRR, siano ancora lasciati nell’incertezza sul proprio futuro occupazionale.

La situazione che si è determinata è indegna di un’amministrazione pubblica. Prima viene sottoscritto un accordo insufficiente a tutelare davvero le professionalità del personale; poi alcune organizzazioni sindacali arrivano a minacciarne il ritiro, rischiando di complicare ulteriormente il percorso di assunzione a tempo indeterminato. A questo si aggiungono le dichiarazioni del Ministro, che annuncia possibili modifiche al decreto-legge appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Nel frattempo, però, la domanda centrale resta senza risposta: il Ministero della Giustizia intende strutturare stabilmente l’Ufficio per il processo oppure no?

Precari PNRR Giustizia: il problema non può essere rinviato

L’amministrazione continua a non fornire certezze sul numero di posti disponibili per ciascun distretto giudiziario. È un silenzio grave, che scarica l’incertezza su lavoratrici e lavoratori che non sanno se potranno continuare a lavorare nelle attuali sedi di servizio o se resteranno esclusi dal percorso di stabilizzazione.

Non è accettabile che, a ridosso della scadenza dei contratti, chi ogni giorno garantisce il funzionamento degli uffici giudiziari non sappia ancora quale sarà il proprio destino. La Giustizia ha bisogno di personale stabile, competenze riconosciute e organizzazione chiara, non di proroghe brevi e soluzioni provvisorie.

Servono risposte su posti, distretti e assunzioni

Chiediamo parole di chiarezza, una volta per tutte. È necessario sapere:

  • quanti saranno i posti disponibili per ciascun distretto giudiziario;
  • quale sarà il futuro dell’Ufficio per il processo;
  • che fine faranno le lavoratrici e i lavoratori precari che resteranno fuori dal percorso di assunzione a tempo indeterminato;
  • come si intende garantire la piena funzionalità degli uffici dal 1° luglio;
  • quali strumenti saranno messi in campo per valorizzare le competenze professionali del personale.

La proroga di soli tre mesi per chi dovesse restare escluso dalle assunzioni non rappresenta una risposta adeguata. Serve un piano vero, capace di dare prospettiva alle persone e continuità agli uffici.

L’Ufficio per il processo deve funzionare a pieno regime

L’Ufficio per il processo non può essere trattato come una sperimentazione precaria permanente. Se si vuole davvero rafforzare il sistema giudiziario, ridurre i carichi di lavoro e garantire tempi più rapidi per cittadini e imprese, è indispensabile investire in modo strutturale sul personale.

Il decreto-legge, pur introducendo alcune precisazioni sulle competenze dei funzionari, non risolve il nodo principale: il destino dell’Ufficio per il processo e la necessità di coprire le enormi carenze di organico che pesano ormai in modo critico su tutti gli uffici giudiziari.

Senza assunzioni stabili e senza una chiara definizione delle professionalità, il rischio è quello di continuare a utilizzare impropriamente il personale, aggravando le condizioni di lavoro e indebolendo la qualità del servizio pubblico.

Un vero contratto integrativo per valorizzare il personale della Giustizia

Per noi la priorità è la sostanza. Le lavoratrici e i lavoratori della Giustizia hanno bisogno di un vero contratto integrativo, capace di riconoscere competenze, responsabilità e professionalità. Non bastano annunci, formule parziali o interventi tampone.

La stabilizzazione dei precari PNRR, il futuro dell’Ufficio per il processo e il rafforzamento degli organici devono essere affrontati insieme, dentro una visione complessiva della Giustizia pubblica.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a batterci perché vengano introdotte le modifiche necessarie a rispondere alle esigenze del personale e degli uffici. Ora basta incertezza: servono assunzioni, chiarezza e riconoscimento del lavoro svolto.


Tribunale di Ravenna in crisi: carenze di personale e futuro incerto per i lavoratori della giustizia

Esprimiamo forte preoccupazione per la situazione degli uffici giudiziari di Ravenna, dove la carenza di personale, l’incertezza sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori precari e l’assenza di risposte chiare da parte dell’Amministrazione stanno rendendo sempre più difficile garantire il corretto funzionamento del Tribunale e della Procura.

Dopo la conferenza stampa del Presidente del Tribunale e del Procuratore della Repubblica dello scorso 17 aprile e dopo il presidio organizzato dalla FP CGIL davanti al palazzo di giustizia il 23 aprile, la situazione resta gravissima. A pochi giorni dalla scadenza prevista per la stabilizzazione del personale precario assunto con i fondi europei, le lavoratrici e i lavoratori coinvolti non hanno ancora ricevuto comunicazioni certe sul proprio futuro occupazionale.

Personale precario senza risposte: cresce l’incertezza negli uffici giudiziari

La condizione del personale assunto grazie alle risorse europee rappresenta oggi uno dei nodi più urgenti. Si tratta di lavoratrici e lavoratori chiamati a contribuire al raggiungimento di obiettivi fondamentali per il sistema giustizia, anche nell’ambito degli impegni assunti con la Commissione europea.

Nonostante questo ruolo, manca ancora una prospettiva chiara. In assenza di comunicazioni ufficiali da parte dell’Amministrazione, continuano a circolare notizie diverse, spesso contraddittorie, che alimentano preoccupazione e sfiducia.

«Le lavoratrici e i lavoratori coinvolti non hanno ricevuto alcuna informazione sul proprio futuro occupazionale – dichiara Lisa Dradi, segretaria della FP CGIL Ravenna –. Da settimane circolano molte notizie, ufficiali e ufficiose, che, in assenza di comunicazioni certe da parte dell’Amministrazione, alimentano dubbi e preoccupazioni. Come sindacato denunciamo la grave carenza di informazioni e l’incertezza per le lavoratrici e i lavoratori sul proprio futuro professionale e personale».

Tribunale e Procura di Ravenna: una situazione ormai insostenibile

La FP CGIL Emilia-Romagna ritiene che la crisi del Tribunale di Ravenna e della Procura non possa più essere affrontata con rinvii, silenzi o interventi parziali. La carenza di organico pesa sul lavoro quotidiano degli uffici giudiziari, rallenta l’attività amministrativa e rischia di indebolire la qualità del servizio reso alla cittadinanza.

Il problema non riguarda soltanto il numero insufficiente di lavoratrici e lavoratori, ma anche l’assenza di una vera riorganizzazione del sistema. La mancata piena applicazione dell’Ufficio per il processo e l’assenza di percorsi strutturati di valorizzazione professionale dimostrano una gestione inadeguata di una fase che avrebbe potuto rappresentare un’occasione importante per innovare gli uffici giudiziari.

Secondo la FP CGIL, l’Amministrazione non ha saputo utilizzare fino in fondo le risorse disponibili per costruire un modello organizzativo più efficiente, capace di rafforzare gli uffici e riconoscere il ruolo del personale. L’immobilismo non è più accettabile, soprattutto in un settore essenziale per la tutela dei diritti e per il funzionamento democratico del Paese.

Le richieste della FP CGIL per il personale della giustizia

La FP CGIL continuerà a utilizzare tutti gli strumenti previsti dal contratto e dalle norme per chiedere un cambio di rotta. Le soluzioni esistono e devono essere messe in campo con urgenza.

Tra le richieste avanzate dal sindacato ci sono la stabilizzazione di una quota significativa del personale precario, il passaggio di almeno il 70% di cancellieri esperti e assistenti nell’Area Funzionari, la strutturazione stabile dell’Ufficio per il processo, un sistema indennitario organico, il riconoscimento delle posizioni organizzative e delle responsabilità, oltre a progressioni economiche regolari in grado di sostenere la crescita professionale e aumentare le retribuzioni.

«Non accettiamo questa disfatta – conclude Lisa Dradi – e continueremo a batterci per spingere la dirigenza a cambiare rotta. Chiediamo risposte concrete, perché le lavoratrici e i lavoratori della giustizia non possono continuare a essere lasciati nell’incertezza».

Serve un cambio di passo per garantire giustizia, diritti e servizi ai cittadini

La crisi degli uffici giudiziari di Ravenna è il segnale di un problema più ampio che riguarda l’intero sistema della giustizia. Senza investimenti sul personale, senza stabilizzazioni, senza valorizzazione professionale e senza una vera riorganizzazione, il rischio è quello di scaricare sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui cittadini il peso di scelte politiche e amministrative insufficienti.

Il Tribunale e la Procura di Ravenna hanno bisogno di risposte immediate. Rafforzare gli uffici giudiziari significa garantire condizioni di lavoro dignitose, tempi più adeguati per i procedimenti e un servizio pubblico all’altezza dei bisogni della comunità.

La FP CGIL Emilia-Romagna continuerà a sostenere la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della giustizia, chiedendo all’Amministrazione di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.


Agenzia delle Entrate, FP CGIL di Forlì-Cesena vince il ricorso per comportamento antisindacale

Il Tribunale di Forlì, con decreto dell’11 giugno 2026, ha condannato l’Agenzia delle Entrate a rimuovere il comportamento antisindacale tenuto nei confronti della FP CGIL di Forlì-Cesena.

La vicenda nasce nelle settimane precedenti il voto referendario del 22 e 23 marzo scorso, relativo alle modifiche costituzionali in materia di giustizia. In quella fase, alla FP CGIL era stato impedito di svolgere un’assemblea sindacale nei locali dell’Agenzia delle Entrate. L’assemblea era stata convocata con due punti all’ordine del giorno: l’informazione sul rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali e il confronto sul referendum sulla giustizia.

Secondo l’Agenzia, la presenza del tema referendario nell’ordine del giorno avrebbe impedito lo svolgimento dell’assemblea. Una decisione che, come FP CGIL, abbiamo ritenuto fin da subito grave e lesiva delle prerogative sindacali, perché negava alle lavoratrici e ai lavoratori la possibilità di discutere collettivamente di una questione di grande rilievo democratico, sociale e costituzionale.

Di fronte al diniego, la FP CGIL ha chiesto la rimozione del comportamento antisindacale per poter svolgere legittimamente l’assemblea. Il rifiuto della richiesta sindacale e la reiterazione del comportamento da parte dell’Agenzia hanno quindi portato la vicenda davanti al Tribunale.

Il diritto del sindacato a discutere temi di interesse generale

Con il decreto dell’11 giugno, il Tribunale ha riconosciuto pienamente le ragioni della FP CGIL, confermando quanto sostenuto dal sindacato fin dall’inizio.

Il provvedimento ribadisce infatti che il sindacato ha il diritto di informare le lavoratrici e i lavoratori anche su materie di interesse generale, in quanto cittadine e cittadini, a maggior ragione quando gli argomenti trattati hanno natura costituzionale e incidono sulla vita democratica del Paese.

Il Tribunale ha quindi imposto all’Agenzia delle Entrate di rimuovere il comportamento antisindacale e ha disposto la pubblicazione del decreto in tutte le sedi nazionali dell’Agenzia.

FP CGIL: “Fare sindacato significa occuparsi della condizione complessiva delle persone”

“Il risultato ci soddisfa molto”, ha dichiarato Fabio De Santis, Segretario Generale della FP CGIL di Forlì-Cesena. “Con la sentenza si è riaffermato che la CGIL è un sindacato che persegue gli interessi generali delle lavoratrici e dei lavoratori. Il funzionamento della giustizia, il welfare, il fisco, sono tutti argomenti che incidono sulla condizione complessiva delle lavoratrici e dei lavoratori”.

“Per noi fare sindacato non significa occuparsi soltanto dei contratti”, prosegue De Santis, “ma di tutto ciò che influisce sulla condizione delle persone che vogliamo rappresentare, nei luoghi di lavoro e nella società nel suo complesso. È quello che facciamo da sempre e che intendiamo ancora fare. Per questo motivo ci opporremo sempre a chi vorrà impedircelo, che sia un ente pubblico, un’azienda privata o un governo”.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo questo pronunciamento particolarmente importante, perché riafferma un principio fondamentale: nei luoghi di lavoro la democrazia non può essere compressa. Le assemblee sindacali sono uno spazio essenziale di partecipazione, confronto e informazione, non solo sui temi contrattuali, ma su tutte le questioni che riguardano la vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Difendere il diritto di assemblea significa difendere il diritto delle persone a essere informate, a discutere e a partecipare consapevolmente alla vita democratica del Paese.


Rinnovo Funzioni Centrali 2025-2027: sottoscritta l’ipotesi di contratto

È stata sottoscritta l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale per il personale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027. Un risultato importante perché, per la prima volta, il rinnovo arriva in piena vigenza contrattuale e introduce avanzamenti significativi su salario, diritti, ferie, relazioni sindacali, formazione e regolazione dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questa preintesa rappresenti un passaggio concreto per tornare a tutelare il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori delle Funzioni Centrali, valorizzando al tempo stesso il ruolo del personale pubblico e la qualità dei servizi garantiti alla cittadinanza.

Aumenti salariali e clausola di salvaguardia

Il nuovo contratto prevede incrementi salariali superiori all’inflazione programmata per il triennio di riferimento. Si tratta di un elemento centrale, perché il tema delle retribuzioni resta una priorità per tutto il lavoro pubblico.

Accanto agli aumenti viene introdotta anche una clausola di salvaguardia, con un momento di verifica successivo per valutare l’eventuale scostamento tra gli incrementi contrattuali e l’inflazione effettivamente registrata. L’obiettivo è individuare ulteriori risorse a tutela dei salari, evitando che lavoratrici e lavoratori paghino ancora una volta il prezzo della perdita di potere d’acquisto.

Gli incrementi mensili della retribuzione tabellare, da corrispondere per 13 mensilità, arrivano dal 1° gennaio 2027 a 221 euro per l’area delle Elevate Professionalità, 161,80 euro per i Funzionari, 133,20 euro per gli Assistenti e 126,60 euro per gli Operatori.

Ferie: superata una disparità storica

Un altro punto qualificante riguarda le ferie. Dopo trent’anni viene superata una disparità tra personale neoassunto e personale con maggiore anzianità, con l’equiparazione del numero di giornate annue.

Il contratto reintroduce inoltre la possibilità di modificare le giornate di ferie programmate e riconosce l’indennità di turno anche durante il periodo di ferie. È un avanzamento importante sul piano dell’equità e del riconoscimento del lavoro svolto.

Più diritti, congedi e permessi

L’ipotesi di contratto interviene anche sul terreno dei diritti, migliorando congedi, flessibilità oraria, permessi e ferie solidali. Tra le novità sono previste anche specifiche ore di permesso per gli screening oncologici, un segnale importante di attenzione alla prevenzione e alla salute delle persone.

Per FP CGIL Emilia-Romagna, rafforzare i diritti significa rendere il lavoro pubblico più giusto, più sostenibile e più capace di rispondere alle diverse condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Relazioni sindacali più forti

La preintesa rafforza anche il sistema delle relazioni sindacali, con una migliore definizione delle materie oggetto di confronto, l’introduzione del livello regionale e il potenziamento degli organismi paritetici.

È un punto essenziale: la qualità dei servizi pubblici passa anche dalla partecipazione, dalla contrattazione e dalla possibilità di discutere scelte organizzative che incidono concretamente sul lavoro quotidiano.

Intelligenza artificiale: regole, formazione e tutela del personale

Il contratto introduce una regolamentazione sull’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo è favorire tecnologie utili a migliorare l’organizzazione del lavoro, evitando però usi impropri a scapito del personale, dei diritti e della qualità dei servizi.

È prevista anche una formazione mirata per tutto il personale. Per noi è fondamentale che l’innovazione tecnologica sia governata attraverso regole trasparenti, confronto sindacale e piena tutela delle professionalità.

Formazione, disabilità, buoni pasto e lavoro agile

L’ipotesi dedica attenzione alla formazione, alla sua pianificazione strategica e all’accessibilità dei percorsi per il personale con DSA e per il personale con disabilità. Viene inoltre previsto un monitoraggio sulla condizione occupazionale delle persone con disabilità e sugli sviluppi di carriera, contro ogni discriminazione.

Sul piano economico e organizzativo, il contratto interviene anche su buono pasto e trasferte, con lo sblocco del tetto al buono pasto come primo passo per aumentarne l’importo e con l’incremento dei trattamenti di trasferta.

Viene inoltre prevista l’estensione delle giornate di lavoro agile e da remoto per particolari esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ora la parola passa a lavoratrici e lavoratori

La sottoscrizione dell’ipotesi di contratto non chiude il percorso: ora la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori, chiamati a esprimere il proprio giudizio definitivo.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere un rinnovo che mette al centro salario, diritti, qualità del lavoro pubblico e partecipazione sindacale. Il contratto delle Funzioni Centrali 2025-2027 rappresenta un avanzamento concreto, ma anche una base da cui continuare a rafforzare il valore del lavoro pubblico e dei servizi garantiti ogni giorno alle persone e alle comunità.


Vigili del Fuoco di Ferrara, FP CGIL: risposte immediate su sede, acqua e mezzi

La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene con forza la mobilitazione dei Vigili del Fuoco di Ferrara e denuncia il persistere di condizioni non più accettabili nella sede centrale provinciale. Le criticità segnalate non riguardano aspetti marginali dell’organizzazione del lavoro, ma incidono direttamente sulla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e sulla capacità del Corpo di garantire interventi tempestivi ed efficaci alla cittadinanza.

Per queste ragioni oggi, 9 giugno 2026, i Vigili del Fuoco di Ferrara saranno in sciopero. Una scelta necessaria per richiamare l’attenzione del Dipartimento e del Ministero su problemi noti da tempo, che richiedono interventi strutturali, tempi certi e risposte immediate.

L’adesione allo sciopero è stata pressoché totale, confermando la forza e la compattezza della mobilitazione dei Vigili del Fuoco di Ferrara. Un segnale chiaro, che dimostra quanto le criticità denunciate siano sentite da chi ogni giorno lavora nella sede provinciale e garantisce il soccorso alla cittadinanza. La partecipazione massiccia rende ancora più urgente una risposta concreta: servono interventi immediati, tempi certi e soluzioni strutturali.

Riscaldamento insufficiente: centrale termica al 33%

Una delle criticità più gravi riguarda il sistema di riscaldamento della sede centrale di Ferrara. La centrale termica funziona oggi soltanto al 33%: un solo bruciatore su tre è operativo.

Si tratta di una condizione insostenibile per chi lavora ogni giorno in una struttura pubblica essenziale, chiamata a garantire la sicurezza della collettività in ogni momento. La tutela della salute e della dignità del personale passa anche da ambienti di lavoro adeguati, sicuri e pienamente funzionanti.

Acqua non potabile nella sede provinciale

Alla questione del riscaldamento si aggiunge quella dell’acqua. Le analisi hanno confermato concentrazioni di ferro oltre i limiti di legge, rendendo l’acqua non potabile. Per mesi, dai rubinetti della sede, è uscita acqua calda di colore scuro.

Una situazione del genere non può essere considerata normale né tollerabile. In una sede dei Vigili del Fuoco, dove il personale svolge turni impegnativi e opera spesso in condizioni di emergenza, la disponibilità di acqua sicura e potabile è un requisito minimo di tutela.

Parco mezzi tra i più vecchi dell’Emilia-Romagna

La FP CGIL Emilia-Romagna segnala inoltre le gravi condizioni del parco automezzi. Quello di Ferrara risulta tra i più vecchi dell’Emilia-Romagna. Le continue manutenzioni riducono drasticamente il numero di veicoli disponibili, con conseguenze dirette sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità di risposta alle emergenze.

Quando i mezzi sono vetusti e frequentemente fermi per riparazioni, il problema non riguarda soltanto il personale, ma l’intera comunità. Il soccorso pubblico deve poter contare su dotazioni adeguate, moderne e pienamente operative.

Servono interventi strutturali da Dipartimento e Ministero

La FP CGIL Emilia-Romagna riconosce al Comando l’impegno nel cercare soluzioni, ma le risposte arrivate finora sono tardive e insufficienti. Ad oggi mancano tempi certi e interventi strutturali capaci di superare davvero le criticità denunciate.

Per questo chiediamo al Dipartimento dei Vigili del Fuoco e al Ministero di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Non è più tempo di rinvii: servono risorse, programmazione e decisioni concrete.

Non si può garantire la sicurezza dei cittadini se non si tutela chi li soccorre. La sicurezza del territorio passa dalla sicurezza, dalla dignità e dalle condizioni di lavoro dei Vigili del Fuoco.


Previdenza pubblica, CGIL e FP CGIL: basta penalizzare il lavoro pubblico

La previdenza pubblica è sotto attacco. Le nuove norme su aliquote di rendimento, finestre mobili e adeguamento automatico alla speranza di vita rischiano di produrre effetti pesantissimi su centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo necessario denunciare con forza una situazione ormai insostenibile: chi ha lavorato per decenni nella pubblica amministrazione, nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali e nei servizi pubblici rischia oggi di dover lavorare più a lungo e, allo stesso tempo, di ricevere una pensione più bassa.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL, presentata nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico”, la platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici.

Pensioni pubbliche: tagli fino a 33 miliardi di euro

L’analisi evidenzia che la revisione delle aliquote di rendimento potrebbe determinare un taglio complessivo di quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.

Si tratta di una scelta profondamente sbagliata e iniqua, perché interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite nel corso di decenni di lavoro e scarica ancora una volta sui dipendenti pubblici il peso dell’equilibrio finanziario del sistema.

Per molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici, questo significa vedere ridotto in modo permanente il proprio assegno pensionistico, dopo una vita di lavoro e contribuzione.

Quanto si rischia di perdere sulla pensione

Le simulazioni riportate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano riduzioni molto pesanti dell’importo della pensione.

Per retribuzioni da 30 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 6 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 50 mila euro annui, la perdita può superare i 10 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 70 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 14 mila euro l’anno.

Le perdite complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino ad arrivare a oltre 273 mila euro.

Numeri che confermano la gravità dell’intervento e rendono evidente il rischio concreto di una forte riduzione del valore delle pensioni future.

Finestre mobili: uscita dal lavoro sempre più lontana

Ai tagli sugli assegni pensionistici si aggiunge il progressivo allungamento delle cosiddette finestre mobili, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024.

Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate, la finestra passa dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. Questo significa che, anche dopo aver maturato i requisiti per andare in pensione, lavoratrici e lavoratori saranno costretti ad attendere ancora prima di poter lasciare il lavoro.

È un ulteriore slittamento dell’uscita dal servizio, che colpisce persone che spesso hanno già alle spalle oltre quarant’anni di attività.

Speranza di vita: una doppia penalizzazione

Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare realmente il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.

La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese. Dal 2028, però, tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi progressivi già stimati.

Questo meccanismo produce una doppia penalizzazione. Da un lato si rinvia l’accesso alla pensione, aumentando i requisiti contributivi e l’età pensionabile. Dall’altro si riduce l’importo dell’assegno, attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli.

Il risultato è chiaro: si lavora di più e si prende di meno.

Fino a 49 anni di lavoro prima della pensione

Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano situazioni particolarmente gravi per chi ha iniziato a lavorare molto giovane.

Lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare tagli sulla pensione, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.

È una prospettiva inaccettabile. Non si può chiedere a chi ha già dedicato una vita intera al lavoro pubblico di restare in servizio sempre più a lungo, subendo nello stesso tempo una riduzione dell’importo pensionistico.

Sanità pubblica: una situazione ancora più pesante

Particolarmente critica è la condizione del personale della sanità pubblica.

Anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa rischiano comunque di comportare permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività. Tutto questo in un settore già caratterizzato da turnazioni, carichi fisici e psicologici elevati, stress lavorativo e organici insufficienti.

Per chi lavora ogni giorno negli ospedali, nei servizi territoriali, nell’assistenza e nella cura delle persone, l’allungamento della vita lavorativa non è un dato astratto. È un problema concreto che incide sulla salute, sulla qualità del lavoro e sulla tenuta del servizio pubblico.

Le proposte della FP CGIL

Come FP CGIL Emilia-Romagna chiediamo di correggere subito una situazione ormai insostenibile.

È necessario rivedere il meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni alla speranza di vita, perché non è accettabile un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto.

Chiediamo inoltre l’istituzione di una vera pensione di garanzia, capace di assicurare una vita dignitosa anche a chi ha avuto carriere discontinue, periodi di precarietà e retribuzioni basse.

Serve poi riconoscere in modo adeguato i lavori gravosi e usuranti, prevedendo reali possibilità di pensionamento anticipato per chi svolge attività particolarmente pesanti.

Un altro punto fondamentale riguarda la previdenza integrativa: il contributo dell’amministrazione al fondo di previdenza complementare deve essere calcolato sull’intera retribuzione e non soltanto su una parte, come avviene oggi.

TFS e TFR: basta attese infinite

È necessario garantire il pagamento del TFS e del TFR in tempi certi e brevi. Non è accettabile che lavoratrici e lavoratori debbano aspettare anni per ricevere soldi che sono loro.

Se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi possono superare i 24 mesi. Per questo chiediamo anche il potenziamento delle strutture INPS che si occupano della liquidazione del TFR, per contrastare ritardi ormai non più tollerabili.

Assunzioni, contratti e futuro della pubblica amministrazione

La questione previdenziale si lega direttamente al futuro della pubblica amministrazione.

Nei prossimi 15 anni sono previsti circa 700 mila pensionamenti nel pubblico impiego. Senza un piano straordinario di assunzioni, il rischio è quello di indebolire ulteriormente servizi essenziali per cittadine e cittadini.

Per questo rivendichiamo un piano straordinario di nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego.

Difendere le pensioni pubbliche significa anche difendere il valore del lavoro pubblico, la qualità dei servizi e il diritto delle persone a una vecchiaia dignitosa.

Basta norme ingiuste contro il lavoro pubblico

Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future.

Chi ha lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni non può essere trattato come un costo da comprimere.

La previdenza pubblica va difesa. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici vanno rispettati. Il sistema pensionistico deve garantire equità, dignità e giustizia sociale.

PIATTAFORMA PENSIONI
ANALISI OSSERVATORIO

TFR/TFS dei dipendenti pubblici: tre mesi di anticipo non bastano, si perde lo sconto fiscale

La riduzione dei tempi di pagamento della prima rata del TFR/TFS per alcune lavoratrici e lavoratori pubblici non rappresenta un vero miglioramento. Il Governo interviene sui tempi di erogazione, ma allo stesso tempo fa venir meno un diritto economico importante: lo sconto fiscale di 750 euro previsto proprio per compensare i lunghi ritardi nel pagamento della liquidazione.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto è chiaro: non si può presentare come una conquista una misura che anticipa di soli tre mesi una parte del TFR/TFS e, contemporaneamente, sottrae risorse alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici.

Cosa cambia per la prima rata del TFR/TFS

La prima rata del TFR/TFS, quella fino a 50mila euro, per legge veniva erogata dopo 12 mesi. Con il nuovo intervento, per chi va in pensione di vecchiaia, il pagamento arriverebbe dopo 9 mesi.

A prima vista potrebbe sembrare un passo avanti. In realtà, quei tre mesi di anticipo comportano la perdita dello sconto fiscale di 750 euro, introdotto nel 2019 per risarcire parzialmente il ritardo con cui il TFR/TFS veniva pagato ai dipendenti pubblici.

Il risultato è paradossale: si accorciano leggermente i tempi, ma si riduce il beneficio economico per chi ha già lavorato una vita e attende somme che gli spettano di diritto.

Perché non è un vero miglioramento

Il problema del TFR/TFS nel pubblico impiego resta enorme. A differenza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore privato, chi lavora nel pubblico può essere costretto ad attendere anni per ricevere la propria liquidazione.

I tempi possono andare da un minimo di circa 2 anni fino a 7 anni, a seconda delle condizioni di uscita dal lavoro e delle modalità di pagamento. È una disparità inaccettabile, che penalizza chi ha prestato servizio nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali, nella scuola, nella ricerca, nella sicurezza, nel soccorso pubblico e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Il TFR/TFS non è un favore concesso dallo Stato. È salario differito, denaro maturato durante la vita lavorativa. Ritardarne il pagamento significa trattenere per anni risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori.

Tre mesi in meno, 750 euro in meno

La FP CGIL Emilia-Romagna denuncia con forza questa operazione: non basta ridurre di pochi mesi l’attesa se poi si elimina una compensazione economica prevista per il danno subito.

Lo sconto fiscale di 750 euro era stato introdotto proprio perché i tempi di pagamento del TFR/TFS nel pubblico impiego sono troppo lunghi. Toglierlo in cambio di un anticipo limitato significa scaricare ancora una volta il costo sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.

Non si può parlare di semplificazione o di beneficio quando il risultato concreto è ricevere poco prima una parte della liquidazione, ma perdere una tutela economica.

Il TFR/TFS va pagato in tempi giusti

Per la FP CGIL Emilia-Romagna serve un intervento vero: il TFR/TFS deve essere liquidato in tempi certi, rapidi e uguali per tutte e tutti. La disparità tra pubblico e privato deve essere superata, perché non esiste alcuna ragione accettabile per cui un dipendente pubblico debba attendere anni per ricevere ciò che ha già maturato.

La liquidazione è un diritto. Non può essere trasformata in un prestito forzoso allo Stato né in una partita contabile da usare per fare cassa sulle spalle di chi lavora.

Chiediamo quindi il pieno riconoscimento del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici a ricevere il proprio TFR/TFS senza ritardi ingiustificati e senza perdere benefici fiscali già previsti.


RLS vigili fuoco

Elezioni RLS Vigili del Fuoco: cresce la rappresentanza della FP CGIL

In occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, sono stati resi noti i risultati delle elezioni dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, svoltesi dal 23 al 29 marzo.

Si tratta di un passaggio importante per tutto il Corpo nazionale: per la prima volta, infatti, lavoratrici e lavoratori dei Vigili del Fuoco hanno potuto eleggere i propri RLS, figure fondamentali per rafforzare la tutela della salute, della sicurezza e della qualità del lavoro nei luoghi di servizio.

Come FP CGIL Emilia-Romagna, accogliamo questo risultato con grande soddisfazione. L’elezione degli RLS rappresenta un presidio indispensabile di partecipazione democratica, controllo e tutela collettiva. Attraverso la rappresentanza eletta, le lavoratrici e i lavoratori possono essere protagonisti delle scelte che riguardano direttamente la loro sicurezza, la loro salute e la loro dignità professionale.

Alta partecipazione alle elezioni RLS nei Vigili del Fuoco

Il primo dato significativo riguarda la partecipazione. Su una platea di circa 35 mila elettrici ed elettori, sono state espresse oltre 40 mila preferenze per 730 candidature presentate complessivamente in tutte le sedi.

Un risultato che conferma la forte attenzione del personale dei Vigili del Fuoco verso il tema della sicurezza sul lavoro. Per chi opera ogni giorno in condizioni complesse, spesso esposto a rischi elevati, la sicurezza non è un principio astratto, ma una condizione concreta che riguarda la vita quotidiana, l’integrità fisica e la qualità della prestazione professionale.

La FP CGIL si conferma punto di riferimento tra lavoratrici e lavoratori

In questo quadro di ampia partecipazione, la FP CGIL ha confermato un consenso diffuso tra le lavoratrici e i lavoratori del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.

L’organizzazione si afferma come seconda forza per numero di lavoratori rappresentati e come terza per radicamento territoriale, grazie a una presenza estesa tra comandi e direzioni.

È un risultato che riconosce il lavoro costante, capillare e coerente svolto in questi anni dalle delegate e dai delegati della FP CGIL. Un impegno fatto di ascolto, competenza, presenza nei luoghi di lavoro e capacità di mettere al centro i bisogni reali del personale.

Il numero delle candidature presentate, il più alto su scala nazionale, conferma inoltre la volontà della nostra organizzazione di assumersi fino in fondo la responsabilità della rappresentanza, anche su un tema delicato e centrale come quello della salute e sicurezza.

Sicurezza sul lavoro: una priorità quotidiana

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori dei Vigili del Fuoco deve essere al centro dell’agenda sindacale ogni giorno dell’anno.

Gli RLS eletti avranno ora un compito importante: contribuire a rafforzare la prevenzione, segnalare criticità, promuovere migliori condizioni operative e partecipare attivamente alla costruzione di ambienti di lavoro più sicuri.

La rappresentanza per la sicurezza non può essere considerata un adempimento formale. Deve diventare uno strumento concreto di tutela, partecipazione e contrattazione, capace di incidere sulle condizioni di lavoro e sulla vita professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Un punto di partenza per nuove sfide

Essere la terza forza per numero complessivo di RLS eletti rappresenta per la FP CGIL un riconoscimento importante, ma soprattutto un punto di partenza.

La sfida ora è dare forza e continuità all’azione degli RLS, sostenendo il loro ruolo nei territori, nei comandi e nelle direzioni. La salute e la sicurezza del personale dei Vigili del Fuoco devono restare una priorità permanente, non solo in occasione del 28 aprile, ma in ogni giornata di lavoro.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a mettere al centro della nostra iniziativa sindacale la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, la prevenzione dei rischi, il rafforzamento della rappresentanza e il riconoscimento pieno della dignità professionale di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale alla collettività.


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