Previdenza pubblica, CGIL e FP CGIL: basta penalizzare il lavoro pubblico
La previdenza pubblica è sotto attacco. Le nuove norme su aliquote di rendimento, finestre mobili e adeguamento automatico alla speranza di vita rischiano di produrre effetti pesantissimi su centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo necessario denunciare con forza una situazione ormai insostenibile: chi ha lavorato per decenni nella pubblica amministrazione, nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali e nei servizi pubblici rischia oggi di dover lavorare più a lungo e, allo stesso tempo, di ricevere una pensione più bassa.
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL, presentata nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico”, la platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici.
Pensioni pubbliche: tagli fino a 33 miliardi di euro
L’analisi evidenzia che la revisione delle aliquote di rendimento potrebbe determinare un taglio complessivo di quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Si tratta di una scelta profondamente sbagliata e iniqua, perché interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite nel corso di decenni di lavoro e scarica ancora una volta sui dipendenti pubblici il peso dell’equilibrio finanziario del sistema.
Per molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici, questo significa vedere ridotto in modo permanente il proprio assegno pensionistico, dopo una vita di lavoro e contribuzione.
Quanto si rischia di perdere sulla pensione
Le simulazioni riportate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano riduzioni molto pesanti dell’importo della pensione.
Per retribuzioni da 30 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 6 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 50 mila euro annui, la perdita può superare i 10 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 70 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 14 mila euro l’anno.
Le perdite complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino ad arrivare a oltre 273 mila euro.
Numeri che confermano la gravità dell’intervento e rendono evidente il rischio concreto di una forte riduzione del valore delle pensioni future.
Finestre mobili: uscita dal lavoro sempre più lontana
Ai tagli sugli assegni pensionistici si aggiunge il progressivo allungamento delle cosiddette finestre mobili, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024.
Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate, la finestra passa dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. Questo significa che, anche dopo aver maturato i requisiti per andare in pensione, lavoratrici e lavoratori saranno costretti ad attendere ancora prima di poter lasciare il lavoro.
È un ulteriore slittamento dell’uscita dal servizio, che colpisce persone che spesso hanno già alle spalle oltre quarant’anni di attività.
Speranza di vita: una doppia penalizzazione
Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare realmente il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese. Dal 2028, però, tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi progressivi già stimati.
Questo meccanismo produce una doppia penalizzazione. Da un lato si rinvia l’accesso alla pensione, aumentando i requisiti contributivi e l’età pensionabile. Dall’altro si riduce l’importo dell’assegno, attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli.
Il risultato è chiaro: si lavora di più e si prende di meno.
Fino a 49 anni di lavoro prima della pensione
Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano situazioni particolarmente gravi per chi ha iniziato a lavorare molto giovane.
Lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare tagli sulla pensione, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.
È una prospettiva inaccettabile. Non si può chiedere a chi ha già dedicato una vita intera al lavoro pubblico di restare in servizio sempre più a lungo, subendo nello stesso tempo una riduzione dell’importo pensionistico.
Sanità pubblica: una situazione ancora più pesante
Particolarmente critica è la condizione del personale della sanità pubblica.
Anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa rischiano comunque di comportare permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività. Tutto questo in un settore già caratterizzato da turnazioni, carichi fisici e psicologici elevati, stress lavorativo e organici insufficienti.
Per chi lavora ogni giorno negli ospedali, nei servizi territoriali, nell’assistenza e nella cura delle persone, l’allungamento della vita lavorativa non è un dato astratto. È un problema concreto che incide sulla salute, sulla qualità del lavoro e sulla tenuta del servizio pubblico.
Le proposte della FP CGIL
Come FP CGIL Emilia-Romagna chiediamo di correggere subito una situazione ormai insostenibile.
È necessario rivedere il meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni alla speranza di vita, perché non è accettabile un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto.
Chiediamo inoltre l’istituzione di una vera pensione di garanzia, capace di assicurare una vita dignitosa anche a chi ha avuto carriere discontinue, periodi di precarietà e retribuzioni basse.
Serve poi riconoscere in modo adeguato i lavori gravosi e usuranti, prevedendo reali possibilità di pensionamento anticipato per chi svolge attività particolarmente pesanti.
Un altro punto fondamentale riguarda la previdenza integrativa: il contributo dell’amministrazione al fondo di previdenza complementare deve essere calcolato sull’intera retribuzione e non soltanto su una parte, come avviene oggi.
TFS e TFR: basta attese infinite
È necessario garantire il pagamento del TFS e del TFR in tempi certi e brevi. Non è accettabile che lavoratrici e lavoratori debbano aspettare anni per ricevere soldi che sono loro.
Se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi possono superare i 24 mesi. Per questo chiediamo anche il potenziamento delle strutture INPS che si occupano della liquidazione del TFR, per contrastare ritardi ormai non più tollerabili.
Assunzioni, contratti e futuro della pubblica amministrazione
La questione previdenziale si lega direttamente al futuro della pubblica amministrazione.
Nei prossimi 15 anni sono previsti circa 700 mila pensionamenti nel pubblico impiego. Senza un piano straordinario di assunzioni, il rischio è quello di indebolire ulteriormente servizi essenziali per cittadine e cittadini.
Per questo rivendichiamo un piano straordinario di nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego.
Difendere le pensioni pubbliche significa anche difendere il valore del lavoro pubblico, la qualità dei servizi e il diritto delle persone a una vecchiaia dignitosa.
Basta norme ingiuste contro il lavoro pubblico
Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future.
Chi ha lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni non può essere trattato come un costo da comprimere.
La previdenza pubblica va difesa. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici vanno rispettati. Il sistema pensionistico deve garantire equità, dignità e giustizia sociale.
PIATTAFORMA PENSIONI
ANALISI OSSERVATORIO
TFR/TFS dei dipendenti pubblici: tre mesi di anticipo non bastano, si perde lo sconto fiscale
La riduzione dei tempi di pagamento della prima rata del TFR/TFS per alcune lavoratrici e lavoratori pubblici non rappresenta un vero miglioramento. Il Governo interviene sui tempi di erogazione, ma allo stesso tempo fa venir meno un diritto economico importante: lo sconto fiscale di 750 euro previsto proprio per compensare i lunghi ritardi nel pagamento della liquidazione.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto è chiaro: non si può presentare come una conquista una misura che anticipa di soli tre mesi una parte del TFR/TFS e, contemporaneamente, sottrae risorse alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici.
Cosa cambia per la prima rata del TFR/TFS
La prima rata del TFR/TFS, quella fino a 50mila euro, per legge veniva erogata dopo 12 mesi. Con il nuovo intervento, per chi va in pensione di vecchiaia, il pagamento arriverebbe dopo 9 mesi.
A prima vista potrebbe sembrare un passo avanti. In realtà, quei tre mesi di anticipo comportano la perdita dello sconto fiscale di 750 euro, introdotto nel 2019 per risarcire parzialmente il ritardo con cui il TFR/TFS veniva pagato ai dipendenti pubblici.
Il risultato è paradossale: si accorciano leggermente i tempi, ma si riduce il beneficio economico per chi ha già lavorato una vita e attende somme che gli spettano di diritto.
Perché non è un vero miglioramento
Il problema del TFR/TFS nel pubblico impiego resta enorme. A differenza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore privato, chi lavora nel pubblico può essere costretto ad attendere anni per ricevere la propria liquidazione.
I tempi possono andare da un minimo di circa 2 anni fino a 7 anni, a seconda delle condizioni di uscita dal lavoro e delle modalità di pagamento. È una disparità inaccettabile, che penalizza chi ha prestato servizio nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali, nella scuola, nella ricerca, nella sicurezza, nel soccorso pubblico e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.
Il TFR/TFS non è un favore concesso dallo Stato. È salario differito, denaro maturato durante la vita lavorativa. Ritardarne il pagamento significa trattenere per anni risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori.
Tre mesi in meno, 750 euro in meno
La FP CGIL Emilia-Romagna denuncia con forza questa operazione: non basta ridurre di pochi mesi l’attesa se poi si elimina una compensazione economica prevista per il danno subito.
Lo sconto fiscale di 750 euro era stato introdotto proprio perché i tempi di pagamento del TFR/TFS nel pubblico impiego sono troppo lunghi. Toglierlo in cambio di un anticipo limitato significa scaricare ancora una volta il costo sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.
Non si può parlare di semplificazione o di beneficio quando il risultato concreto è ricevere poco prima una parte della liquidazione, ma perdere una tutela economica.
Il TFR/TFS va pagato in tempi giusti
Per la FP CGIL Emilia-Romagna serve un intervento vero: il TFR/TFS deve essere liquidato in tempi certi, rapidi e uguali per tutte e tutti. La disparità tra pubblico e privato deve essere superata, perché non esiste alcuna ragione accettabile per cui un dipendente pubblico debba attendere anni per ricevere ciò che ha già maturato.
La liquidazione è un diritto. Non può essere trasformata in un prestito forzoso allo Stato né in una partita contabile da usare per fare cassa sulle spalle di chi lavora.
Chiediamo quindi il pieno riconoscimento del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici a ricevere il proprio TFR/TFS senza ritardi ingiustificati e senza perdere benefici fiscali già previsti.
Elezioni RLS Vigili del Fuoco: cresce la rappresentanza della FP CGIL
In occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, sono stati resi noti i risultati delle elezioni dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, svoltesi dal 23 al 29 marzo.
Si tratta di un passaggio importante per tutto il Corpo nazionale: per la prima volta, infatti, lavoratrici e lavoratori dei Vigili del Fuoco hanno potuto eleggere i propri RLS, figure fondamentali per rafforzare la tutela della salute, della sicurezza e della qualità del lavoro nei luoghi di servizio.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, accogliamo questo risultato con grande soddisfazione. L’elezione degli RLS rappresenta un presidio indispensabile di partecipazione democratica, controllo e tutela collettiva. Attraverso la rappresentanza eletta, le lavoratrici e i lavoratori possono essere protagonisti delle scelte che riguardano direttamente la loro sicurezza, la loro salute e la loro dignità professionale.
Alta partecipazione alle elezioni RLS nei Vigili del Fuoco
Il primo dato significativo riguarda la partecipazione. Su una platea di circa 35 mila elettrici ed elettori, sono state espresse oltre 40 mila preferenze per 730 candidature presentate complessivamente in tutte le sedi.
Un risultato che conferma la forte attenzione del personale dei Vigili del Fuoco verso il tema della sicurezza sul lavoro. Per chi opera ogni giorno in condizioni complesse, spesso esposto a rischi elevati, la sicurezza non è un principio astratto, ma una condizione concreta che riguarda la vita quotidiana, l’integrità fisica e la qualità della prestazione professionale.
La FP CGIL si conferma punto di riferimento tra lavoratrici e lavoratori
In questo quadro di ampia partecipazione, la FP CGIL ha confermato un consenso diffuso tra le lavoratrici e i lavoratori del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
L’organizzazione si afferma come seconda forza per numero di lavoratori rappresentati e come terza per radicamento territoriale, grazie a una presenza estesa tra comandi e direzioni.
È un risultato che riconosce il lavoro costante, capillare e coerente svolto in questi anni dalle delegate e dai delegati della FP CGIL. Un impegno fatto di ascolto, competenza, presenza nei luoghi di lavoro e capacità di mettere al centro i bisogni reali del personale.
Il numero delle candidature presentate, il più alto su scala nazionale, conferma inoltre la volontà della nostra organizzazione di assumersi fino in fondo la responsabilità della rappresentanza, anche su un tema delicato e centrale come quello della salute e sicurezza.
Sicurezza sul lavoro: una priorità quotidiana
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori dei Vigili del Fuoco deve essere al centro dell’agenda sindacale ogni giorno dell’anno.
Gli RLS eletti avranno ora un compito importante: contribuire a rafforzare la prevenzione, segnalare criticità, promuovere migliori condizioni operative e partecipare attivamente alla costruzione di ambienti di lavoro più sicuri.
La rappresentanza per la sicurezza non può essere considerata un adempimento formale. Deve diventare uno strumento concreto di tutela, partecipazione e contrattazione, capace di incidere sulle condizioni di lavoro e sulla vita professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Un punto di partenza per nuove sfide
Essere la terza forza per numero complessivo di RLS eletti rappresenta per la FP CGIL un riconoscimento importante, ma soprattutto un punto di partenza.
La sfida ora è dare forza e continuità all’azione degli RLS, sostenendo il loro ruolo nei territori, nei comandi e nelle direzioni. La salute e la sicurezza del personale dei Vigili del Fuoco devono restare una priorità permanente, non solo in occasione del 28 aprile, ma in ogni giornata di lavoro.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a mettere al centro della nostra iniziativa sindacale la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, la prevenzione dei rischi, il rafforzamento della rappresentanza e il riconoscimento pieno della dignità professionale di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale alla collettività.
Pensioni dipendenti pubblici, nuovi tagli: fino a 6.100 euro l’anno per centinaia di migliaia di lavoratori
La nuova stretta sulle pensioni dei dipendenti pubblici rischia di colpire in modo pesantissimo lavoratrici e lavoratori della pubblica amministrazione. Secondo uno studio dell’Osservatorio previdenza della CGIL, gli effetti della revisione delle aliquote di rendimento introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 potrebbero determinare riduzioni dell’assegno pensionistico fino a oltre 6.100 euro l’anno nei casi più penalizzati, con una platea coinvolta stimata in circa 700mila dipendenti pubblici.
Una misura che la FP CGIL Emilia-Romagna considera profondamente ingiusta, perché interviene retroattivamente sulle aspettative previdenziali di chi lavora da decenni nei servizi pubblici, negli enti locali e nella sanità.
Chi viene colpito dai tagli alle pensioni pubbliche
Le modifiche riguardano i dipendenti pubblici iscritti a quattro casse previdenziali:
- Cassa pensioni dipendenti enti locali (CPDEL)
- Cassa pensioni sanitari (CPS)
- Cassa pensioni insegnanti (CPI)
- Cassa pensioni ufficiali giudiziari (CPUG)
La revisione delle aliquote interessa le pensioni liquidate dal 1° gennaio 2024 e colpisce soprattutto le cosiddette “carriere miste”, cioè quelle lavoratrici e quei lavoratori che hanno maturato contributi sia con il sistema retributivo sia con quello contributivo.
Secondo le stime tecniche, l’impatto economico complessivo dei tagli arriverà a quasi 33 miliardi di euro entro il 2043.
Quanto si perde con le nuove regole
Lo studio CGIL evidenzia effetti molto pesanti sull’importo della pensione.
Per una retribuzione annua di 30mila euro, il taglio annuo può andare da circa 927 euro fino a oltre 6.100 euro nei casi più penalizzati.
Con stipendi da 50mila euro annui, la perdita stimata sale da circa 1.545 euro fino a oltre 10mila euro all’anno.
Ancora più grave la situazione per chi ha retribuzioni intorno ai 70mila euro: in questi casi la riduzione può superare i 14mila euro annui, con perdite cumulative lungo l’intera vita pensionistica che possono arrivare oltre i 270mila euro.
Pensione sempre più lontana
Oltre ai tagli economici, si allungano anche i tempi di uscita dal lavoro.
La finestra mobile per la pensione anticipata passerà progressivamente dagli attuali 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. A questo si aggiunge l’aumento dei requisiti pensionistici previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che comporterà ulteriori slittamenti.
La conseguenza è che molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici saranno costretti a rimanere in servizio per periodi sempre più lunghi pur di evitare penalizzazioni sull’assegno pensionistico.
Secondo le simulazioni della CGIL, chi ha iniziato a lavorare tra i 19 e i 21 anni rischia di arrivare a quasi 49 anni complessivi di attività lavorativa prima di poter accedere alla pensione di vecchiaia senza subire tagli.
Sanità pubblica tra i settori più penalizzati
Particolarmente critica appare la situazione del personale sanitario. Infermieri, tecnici, operatori e professionisti della sanità pubblica rischiano infatti di dover lavorare oltre 46 anni e mezzo in contesti già caratterizzati da turni pesanti, stress elevato e forte pressione organizzativa.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è inaccettabile continuare a colpire chi garantisce quotidianamente il funzionamento dei servizi pubblici essenziali.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede il ritiro delle norme che introducono penalizzazioni previdenziali per i dipendenti pubblici e rivendica un sistema pensionistico equo, sostenibile e rispettoso dei diritti maturati.
Non si può continuare a fare cassa sulle pensioni di lavoratrici e lavoratori che hanno costruito per decenni il welfare pubblico del Paese.
Carcere di Ravenna, personale allo stremo: servono interventi urgenti
Il sistema penitenziario italiano è sempre più in difficoltà e la situazione del carcere di Ravenna rappresenta uno dei segnali più evidenti di una crisi ormai strutturale. Come FP CGIL Emilia-Romagna esprimiamo pieno supporto alla FP CGIL Ravenna nel denunciare una condizione insostenibile, segnata da carenze croniche di personale, sovraffollamento e condizioni di lavoro sempre più pesanti per le lavoratrici e i lavoratori della Polizia penitenziaria.
A Ravenna, a fronte di una dotazione prevista di 93 unità di Polizia penitenziaria, risultano assegnate 80 persone, ma quelle effettivamente in servizio sono appena 59. Una situazione aggravata dalle assenze di lunga durata e da un organico insufficiente a garantire il normale funzionamento dell’istituto.
Le conseguenze ricadono direttamente sul personale: turni che superano le 8-10 ore, riposi soppressi, accorpamenti di più posti di servizio su un solo operatore e impiego di personale amministrativo e tecnico nei reparti detentivi. Una condizione che aumenta lo stress psicofisico e mette a rischio la sicurezza interna, oltre alla dignità del lavoro.
“Il personale è allo stremo. Viviamo in uno stato emergenziale permanente, con un equilibrio sempre più fragile che può crollare da un momento all’altro”. Una fotografia che descrive con chiarezza il livello di criticità raggiunto.
La FP CGIL Ravenna aveva già segnalato la situazione il 27 marzo scorso al provveditore Silvio Di Gregorio e al direttore del carcere Stefano Di Lena. Il riscontro ricevuto conferma una carenza del 20% nel ruolo agenti e assistenti, superiore alla media regionale, che si attesta al 13%.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo non più rinviabili interventi urgenti e concreti: un piano straordinario di assunzioni, maggiore attenzione al carcere di Ravenna, il miglioramento delle condizioni di lavoro e della sicurezza, oltre ad azioni immediate per affrontare il sovraffollamento.
Il carcere non può continuare a reggersi sul sacrificio quotidiano del personale. La sicurezza degli istituti, la tutela dei lavoratori e la dignità delle persone detenute devono tornare al centro delle politiche pubbliche.
L’inasprimento delle pene e la mancanza di investimenti adeguati non risolvono i problemi del sistema penitenziario. Al contrario, aumentano la pressione su strutture già al limite. Servono risposte immediate, prima che l’emergenza diventi definitivamente ingestibile.
Giustizia al collasso a Ravenna: presidio FP CGIL il 23 aprile al Tribunale
La giustizia non può reggere su organici svuotati, precarietà e carichi di lavoro sempre più pesanti. Per questo la FP CGIL Emilia-Romagna rilancia la mobilitazione promossa a Ravenna e chiama lavoratrici, lavoratori e cittadinanza al presidio di giovedì 23 aprile 2026, dalle 11.30 alle 13.00, nel parcheggio del Tribunale di Ravenna.
Al centro della protesta c’è una situazione che viene denunciata come non più sostenibile. Il sistema giustizia sta pagando il prezzo di una crisi strutturale che ricade sia su chi lavora negli uffici giudiziari sia su chi ogni giorno ha bisogno di un servizio efficiente, accessibile e giusto.
Le ragioni della mobilitazione
La parola d’ordine scelta per il presidio è netta: “Giustizia al collasso”. Una formula che sintetizza una condizione fatta di criticità ormai evidenti. Tra i punti principali denunciati ci sono la carenza di organico oltre il 50%, la mancata stabilizzazione del personale precario legato al PNRR, il rischio di chiusura di uffici e aule e il conseguente allungamento dei tempi dei procedimenti.
Si tratta di problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione interna del lavoro, ma che hanno effetti diretti sulla qualità del servizio pubblico. Quando mancano addetti e addette, quando il precariato non viene superato e quando gli uffici non hanno risorse adeguate, a rallentare è l’intera macchina della giustizia. A farne le spese sono dunque le lavoratrici, i lavoratori e l’insieme delle cittadine e dei cittadini.
Una vertenza che riguarda tutto il territorio
La mobilitazione di Ravenna richiama una questione più ampia, che riguarda la tenuta del sistema giudiziario e il diritto delle persone ad avere risposte in tempi certi. Difendere il lavoro negli uffici della giustizia significa infatti difendere anche un presidio democratico fondamentale, che deve restare realmente fruibile e funzionante.
La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea che non è più rinviabile un intervento concreto capace di rafforzare gli organici, valorizzare il personale e dare continuità occupazionale a chi in questi anni ha contribuito al funzionamento degli uffici. Senza scelte chiare, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa.
L’appuntamento del 23 aprile
Il presidio in programma giovedì 23 aprile 2026 vuole quindi portare al centro dell’attenzione pubblica la condizione del Tribunale di Ravenna e, più in generale, la necessità di investire davvero nella giustizia pubblica. L’obiettivo dichiarato è difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e chiedere una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti.
L’appuntamento è nel parcheggio del Tribunale, dalle 11.30 alle 13.00. Un momento di mobilitazione e visibilità per ribadire che senza personale, senza stabilità e senza investimenti non può esserci un servizio all’altezza dei bisogni del territorio.
Lavoro agile nella PA, servono misure urgenti contro il caro carburanti
La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza la richiesta avanzata dalla FP CGIL nazionale al Ministro per la Pubblica Amministrazione, alla Conferenza delle Regioni, a UPI e Anci: servono interventi immediati per favorire il lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni e contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei carburanti sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.
L’attuale scenario internazionale sta producendo nuovi effetti sui mercati energetici, con ripercussioni dirette sui prezzi e sul costo della vita. In questo quadro, rafforzare il ricorso al lavoro da remoto rappresenta una scelta concreta e utile per ridurre gli spostamenti, alleggerire i costi sostenuti dal personale e limitare le conseguenze economiche di una crisi che rischia di colpire duramente il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario che tutte le amministrazioni pubbliche adottino rapidamente misure organizzative efficaci, aumentando le giornate di lavoro agile dove possibile e mettendo in campo ulteriori strumenti di tutela salariale. La transizione organizzativa non può gravare ancora una volta su lavoratrici e lavoratori: servono risposte tempestive, responsabilità istituzionale e scelte che mettano al centro la tutela del reddito e della qualità del lavoro pubblico.
Precari PNRR nella giustizia, FP CGIL: basta bandi, serve la stabilizzazione di tutti
La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza una richiesta chiara: basta rinvii, basta scorciatoie, basta nuove selezioni per chi ha già superato una procedura pubblica e lavora da anni dentro l’amministrazione della giustizia. Dopo la pubblicazione di nuovi bandi per il personale precario PNRR della giustizia amministrativa, che si aggiungono a quelli già usciti per la giustizia ordinaria il 16 marzo, torna centrale il tema della stabilizzazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori coinvolti.
Secondo la FP CGIL, ogni misura che punti a garantire la prosecuzione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro può rappresentare un segnale positivo, ma le modalità individuate dal Governo non risolvono il problema. Non si tratta infatti di una vera stabilizzazione, bensì di un nuovo concorso imposto a persone che hanno già superato una selezione e che da anni svolgono il proprio lavoro nella pubblica amministrazione, contribuendo concretamente al funzionamento degli uffici giudiziari.
Il punto politico e sindacale è semplice: non si può continuare a trattare come personale temporaneo chi ha già dimostrato sul campo competenze, professionalità e capacità di sostenere un settore delicato come quello della giustizia. In questa fase, scaricare ancora una volta l’incertezza sulle lavoratrici e sui lavoratori significa indebolire non solo le persone coinvolte, ma anche la qualità del servizio pubblico reso ai cittadini. Questa è la ragione per cui la FP CGIL chiede al Governo di intervenire subito, approvando gli emendamenti proposti e stanziando le risorse necessarie per una stabilizzazione piena e complessiva.
La questione ha anche un carattere di urgenza molto concreto. La stessa FP CGIL avverte che, senza un intervento rapido, centinaia di precari rischiano di restare senza lavoro dal 1° luglio 2026. Un esito che produrrebbe un doppio danno: da una parte colpirebbe direttamente la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, dall’altra metterebbe in difficoltà la pubblica amministrazione e la continuità del servizio giustizia.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la vera riforma di cui la giustizia ha bisogno passa da scelte nette e strutturali: stabilizzare tutto il personale precario PNRR, assumere nuovo personale, rafforzare in modo stabile l’ufficio per il processo e investire nelle strutture e nella digitalizzazione. Continuare a moltiplicare bandi e passaggi burocratici non certifica competenze già acquisite, ma prolunga soltanto una condizione di precarietà che il sistema pubblico non può più permettersi.
Serve quindi una decisione politica immediata, capace di riconoscere il valore del lavoro già svolto e di dare prospettiva a chi ha contribuito in questi anni al funzionamento della macchina giudiziaria. La stabilizzazione di tutti i precari PNRR non è una concessione: è una scelta di giustizia, di efficienza amministrativa e di rispetto per il lavoro pubblico.
TFS/TFR dipendenti pubblici: inaccettabili le tesi dell’Inps sul pagamento differito
Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si sostiene che chi riceve una somma consistente in un’unica soluzione potrebbe essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate, lasciandosi guidare dall’“euforia” verso spese eccessive.
Come FP CGIL Emilia-Romagna respingiamo con fermezza questa impostazione, che riteniamo grave e inaccettabile. Si tratta di una narrazione che insinua l’idea che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non siano in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. Una tesi paternalistica che lede la dignità di chi ha maturato quel diritto nel corso di una vita lavorativa.
Il TFS/TFR è salario differito, non una concessione
È necessario ribadirlo con chiarezza: il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato. È retribuzione differita, salario maturato e accantonato anno dopo anno, diritto pieno e indisponibile.
Da anni definiamo il differimento per ciò che è realmente: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato. Le somme spettanti ai dipendenti pubblici possono essere trattenute fino a sette anni dopo la cessazione del servizio. A questa compressione di un diritto si aggiunge oggi una giustificazione che richiama presunte fragilità psicologiche dei lavoratori, come se il ritardo nel pagamento fosse una forma di tutela nei loro confronti.
Una tesi che non solo non condividiamo, ma che riteniamo offensiva.
La sentenza della Corte Costituzionale sul differimento del TFS/TFR
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione del TFS/TFR, sollecitando un intervento del legislatore per superare una disciplina irragionevole e penalizzante.
Di fronte all’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si tenti di legittimare il mancato pagamento immediato evocando il rischio di “gratificazioni immediate” o “spese eccessive”. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere protetti dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto, come avviene nel settore privato.
Le perdite economiche per i dipendenti pubblici
Il differimento del TFS/TFR non è neutrale. Uno studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale dimostra che, su un TFS/TFR di circa 86.000 euro – riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi – la perdita può arrivare fino a 17.000 euro.
Si tratta di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa, con effetti concreti sul potere d’acquisto e sulla possibilità di programmare il proprio futuro.
A questo si aggiunge quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che comporta la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto come parziale compensazione del differimento. Una doppia penalizzazione che abbiamo denunciato fin dall’inizio.
L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna
Per quanto ci riguarda, non ci fermeremo alla denuncia di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante.
Il rispetto della dignità del lavoro passa anche dal riconoscimento pieno e tempestivo del salario maturato.
Stabilizzati 9000 precari della giustizia. Non ci fermiamo!
Il Ministero della Giustizia ha individuato, nei propri piani assunzionali, risorse aggiuntive rispetto a quelle stanziate dalla legge di bilancio 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti con il PNRR, su un totale di 11.211 attualmente in servizio. È un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria che, come lavoratrici e lavoratori insieme alla FP CGIL, abbiamo costruito e portato avanti negli ultimi quattro anni e che ha visto un passaggio significativo proprio nella giornata di sabato 31, davanti alle Corti d’Appello.
Non ci siamo arresi quando i contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutte e tutti fino a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci veniva detto che le stabilizzazioni sarebbero state 3.000 e non una di più. Non lo abbiamo fatto nemmeno quando, nei corridoi dell’amministrazione, si parlava di un tetto massimo di 6.000. Oggi mancano poco meno di 2.000 persone all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni fino a raggiungere l’obiettivo che da sempre ci siamo posti: la stabilizzazione di tutte e tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo Convergenza per le regioni del Sud, e la strutturazione a regime del modello dell’Ufficio per il Processo, su cui da via Arenula non arrivano ancora certezze.
In questa direzione abbiamo presentato emendamenti al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera dei Deputati e sostenuti da diversi parlamentari. La mobilitazione di queste settimane non si esaurisce qui: non ci fermeremo finché non otterremo risposte concrete per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e finché non sarà affermata un’altra idea di giustizia, fondata su diritti, stabilità e valorizzazione del lavoro pubblico.










