Sciopero cultura il 12 giugno: presìdi a Ravenna, Parma e Bologna per dignità, diritti e più risorse
Il 12 giugno le lavoratrici e i lavoratori della cultura scioperano per chiedere più risorse pubbliche, meno precarietà, salari dignitosi, riconoscimento professionale e tutele adeguate. In Emilia-Romagna la mobilitazione attraverserà più territori, con presìdi a Ravenna, Parma e Bologna e con il sostegno delle strutture regionali della FP CGIL.
La cultura non è un settore accessorio. È lavoro, competenza, cura del patrimonio, produzione di conoscenza, accesso ai diritti, presidio democratico e crescita sociale. Eppure, troppo spesso, chi lavora nei musei, nelle biblioteche, negli archivi, nei siti archeologici, nei teatri, nei servizi culturali e negli spazi della conservazione e valorizzazione del patrimonio continua a vivere condizioni segnate da precarietà, salari insufficienti, appalti al ribasso, carenze di organico e tutele inadeguate.
Per questo giovedì 12 giugno sarà sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura. Una mobilitazione necessaria per chiedere un cambio di rotta vero: più investimenti pubblici, più occupazione stabile, più riconoscimento del lavoro culturale e contratti capaci di garantire diritti, dignità e futuro.
Come FP CGIL Emilia-Romagna sosteniamo con convinzione le iniziative organizzate nei territori in occasione dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura. La mobilitazione regionale sarà costruita in modo solidale: la Romagna darà sostegno al presidio di Ravenna, mentre le strutture dell’Emilia sosterranno il presidio di Parma. Anche Bologna sarà parte della giornata di sciopero con il presidio in programma venerdì 12 giugno, alle ore 10.00, in Via Indipendenza, di fronte all’Arena del Sole, lato monumento a Garibaldi.
In tutte le piazze porteremo le stesse rivendicazioni: più risorse pubbliche per la cultura, meno precarietà, salari dignitosi, contratti adeguati, stabilizzazioni, internalizzazioni, più assunzioni pubbliche e tutele reali per chi ogni giorno garantisce servizi culturali fondamentali per le comunità.
Ravenna: presidio in Piazza del Popolo
A Ravenna l’appuntamento è per giovedì 12 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, in Piazza del Popolo.
La scelta di Ravenna ha un valore particolare. Parliamo di una città simbolo del patrimonio culturale, artistico e storico del Paese, dove il lavoro di tutela, conservazione, valorizzazione e accessibilità alla cultura è parte fondamentale dell’identità del territorio. Proprio da qui deve arrivare con forza la richiesta di fermare il sottofinanziamento, superare la precarietà e valorizzare le professionalità locali.
Il presidio sarà sostenuto dalla partecipazione delle strutture della Romagna. L’obiettivo è rendere visibile il lavoro spesso nascosto che permette ai luoghi della cultura di restare aperti, vivi e accessibili.
Parma: presidio sotto i Voltoni della Pilotta
Anche a Parma si terrà un presidio per lo sciopero della cultura. L’appuntamento è per giovedì 12 giugno, dalle ore 10.30 alle ore 11.30, sotto i Voltoni della Pilotta.
Il presidio di Parma rappresenta un altro punto importante della mobilitazione regionale. La Pilotta è uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale cittadino e regionale: portare lì le ragioni dello sciopero significa collegare direttamente la difesa della cultura alla difesa delle lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno contribuiscono alla sua tutela, gestione e valorizzazione.
A sostegno del presidio di Parma parteciperanno le strutture dell’area emiliana, rafforzando una mobilitazione che vuole tenere insieme territori diversi, ma attraversati dalle stesse criticità: precarietà, carenze di personale, salari bassi, frammentazione contrattuale e insufficiente riconoscimento professionale.
Bologna: presidio in Via Indipendenza per lo sciopero della cultura
A Bologna la mobilitazione per lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura si terrà venerdì 12 giugno, alle ore 10.00, in Via Indipendenza, di fronte all’Arena del Sole, lato monumento a Garibaldi.
Porteremo in piazza le ragioni di uno sciopero necessario: la cultura produce valore economico e sociale per il Paese, ma le condizioni di chi lavora nel settore restano troppo spesso segnate da precarietà, salari inadeguati, contratti impropri, carenze di organico e assenza di tutele adeguate.
Chiediamo più risorse pubbliche per la cultura, lavoro stabile e dignitoso, superamento di appalti, false partite IVA e contratti pirata, piena applicazione delle norme su salute e sicurezza, tutele previdenziali adeguate e percorsi di stabilizzazione. Non si può continuare a chiedere qualità, continuità e innovazione nei servizi culturali senza garantire diritti e condizioni di lavoro dignitose a chi quei servizi li costruisce ogni giorno.
Perché scioperano le lavoratrici e i lavoratori della cultura
Lo sciopero del 12 giugno nasce da una condizione ormai non più sostenibile. Nel settore culturale convivono competenze elevate e riconoscimento insufficiente, responsabilità professionali e salari inadeguati, esigenze di continuità dei servizi e rapporti di lavoro fragili o intermittenti.
Le rivendicazioni sono chiare: dignità e riconoscimento del lavoro culturale, salari dignitosi, compensi equi anche per il lavoro autonomo, contratti di settore contro il dumping salariale e contrattuale, superamento di false partite IVA, contratti impropri, appalti distorti e lavoro precario.
Chiediamo inoltre piena applicazione delle norme su salute e sicurezza, stop allo straordinario non pagato, misure concrete contro discriminazioni, molestie e violenze, più assunzioni pubbliche e più risorse alla cultura. Serve un piano straordinario di investimenti nel Ministero della Cultura e nelle istituzioni pubbliche, insieme alla fine del ricorso al lavoro precario.
Un altro tema decisivo riguarda le tutele previdenziali e il reddito di discontinuità per chi lavora in modo intermittente nella cultura. Le carriere discontinue non possono tradursi in salari bassi, pensioni povere e assenza di protezioni adeguate.
Più risorse pubbliche per difendere cultura, lavoro e democrazia
I tagli al finanziamento pubblico della cultura stanno aggravando una situazione già instabile, con conseguenze dirette sull’occupazione dell’intera filiera e sul futuro di festival, rassegne, istituzioni culturali e servizi pubblici nei territori.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, investire nella cultura significa investire nel lavoro, nella qualità dei servizi, nella coesione sociale, nella partecipazione democratica e nella vita delle comunità. La cultura non può essere sostenuta attraverso precarietà, salari bassi e professionalità non riconosciute.
Per questo il 12 giugno saremo nelle piazze dell’Emilia-Romagna: a Ravenna, a Parma e a Bologna. Saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura per chiedere dignità, diritti, stabilità, tutele e più investimenti pubblici.
Senza lavoro dignitoso non c’è cultura. Senza cultura non c’è democrazia.
Gravissimo atto vandalico alla sede del Polo Sociale Montanara Vigatto Molinetto
FP e CGIL Parma denunciano le violente scritte comparse stamattina sui muri della struttura di via Carmignani
Scritte ingiuriose e deliranti sono comparse stamattina sui muri esterni della sede del polo sociale Montanara Vigatto Molinetto di via Carmignani, deturpandoli. Un gravissimo atto vandalico che FP e CGIL Parma denunciano, evidenziando come le frasi, violente e diffamatorie, chiamino in causa in modo preoccupante il lavoro quotidiano di operatrici e operatori del sociale, che si occupano delle tutela di tutte le fragilità (minori, anziani, disabili).
Questo genere di frasi si colloca all’interno di un attacco generalizzato ai sistemi di protezione e di cura alle persone, che comprende la retorica no-vax già vista in altre occasioni ed un attacco diretto e offensivo nei confronti dei servizi sociali, utilizzando strumentalmente la vicenda della famiglia nel bosco, delle cui operatrici sociali sono richiamati i cognomi.
Ancora una volta siamo di fronte alla denigrazione di un lavoro fondamentale per la comunità e di un servizio pubblico pagato con le tasse dei cittadini, un grave gesto che richiede una forte risposta delle istituzioni e della società civile.
Crollo del controsoffitto al nido Montalcini di Reggio Emilia: sicurezza e appalti pubblici non possono aspettare
Il cedimento di una porzione di controsoffitto al nido scuola Rita Levi Montalcini di Reggio Emilia, gestito dalla cooperativa sociale Accento in convenzione con il Comune, è un episodio gravissimo che solo per caso non ha coinvolto bambine, bambini o personale educativo.
Quanto accaduto non può essere considerato un fatto isolato o un semplice incidente. Quando si parla di servizi educativi, sicurezza degli ambienti di lavoro e tutela dei piccoli utenti, la prevenzione deve venire prima dell’emergenza.
Un dramma sfiorato che impone verifiche urgenti
Il crollo, ritrovato nella mattinata di lunedì, ha riguardato una parte della controsoffittatura del nido scuola. Fortunatamente nessuna persona è rimasta coinvolta, ma l’episodio conferma la necessità di un intervento immediato di verifica, controllo e coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti.
Da tempo erano state segnalate situazioni di fragilità nella struttura e un confronto era già stato avviato con l’amministrazione comunale, l’Istituzione Nidi e Scuole e la cooperativa Accento. In quella sede il Comune aveva confermato di aver recepito le istanze, delineando alcune strategie di intervento e riorganizzazione in vista del prossimo anno scolastico.
Un percorso utile, ma non sufficiente se i tempi della sicurezza non vengono messi al centro. Quando ci sono lavoratrici, lavoratori, bambine e bambini che ogni giorno vivono quegli spazi, il monitoraggio deve essere costante e continuo.
Sicurezza omogenea in tutto il sistema educativo
Quanto accaduto al nido Montalcini pone una questione più ampia: gli standard di sicurezza devono essere garantiti in modo omogeneo in tutto il sistema educativo, indipendentemente dalla forma di gestione del servizio.
Un nido o una scuola dell’infanzia devono essere luoghi sicuri sempre, sia quando il servizio è gestito direttamente dall’ente pubblico, sia quando è affidato in appalto o in convenzione. La qualità degli ambienti, la manutenzione degli edifici, la prevenzione dei rischi e la tutela del personale non possono dipendere dal modello organizzativo scelto.
Serve una sinergia più stretta tra ente pubblico e soggetto gestore. La catena della sicurezza non può avere anelli deboli. Comune, Istituzione Nidi e Scuole e cooperativa devono agire in modo coordinato, tempestivo e trasparente per garantire che le strutture siano sempre idonee, controllate e monitorate.
Il tempo della prevenzione è adesso
Il piano d’azione annunciato per il prossimo anno scolastico rappresenta un segnale importante, ma la sicurezza richiede interventi immediati. Da qui alla fine dell’anno scolastico in corso è necessario mantenere altissima l’attenzione e mettere in campo ogni strumento utile per tutelare chi lavora e chi frequenta quotidianamente gli spazi educativi.
Non basta intervenire dopo un cedimento strutturale. La sicurezza si costruisce con manutenzioni programmate, verifiche puntuali, ascolto delle segnalazioni e responsabilità condivisa. Ogni segnale di fragilità deve essere preso sul serio, perché nei servizi educativi non esistono margini di rischio accettabili.
Appalti pubblici: basta logica al ribasso
Questa vicenda riporta al centro anche il tema degli appalti pubblici. Le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali svolgono servizi essenziali per la comunità con grande professionalità. Spesso fanno lo stesso lavoro delle colleghe e dei colleghi dipendenti pubblici, ma con condizioni economiche e normative inferiori.
È una disparità che denunciamo da tempo e che diventa ancora più inaccettabile quando chi già subisce salari più bassi e minori tutele viene esposto anche a rischi strutturali nei luoghi di lavoro.
Per questo la CGIL è impegnata nella proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti, con l’obiettivo di introdurre regole chiare e vincolanti: chi lavora in un appalto pubblico deve avere gli stessi diritti e lo stesso salario di chi è assunto direttamente dall’ente pubblico.
La parità di trattamento economico e normativo deve diventare la norma. E insieme alla parità deve essere garantita la massima responsabilità sulla sicurezza, che richiede prevenzione, controlli e investimenti, non interventi tardivi dopo che il problema è già emerso.
Servizi educativi sicuri, dignità del lavoro e responsabilità pubblica
Il crollo del controsoffitto al nido Montalcini di Reggio Emilia è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Serve un cambio di passo immediato: verifiche urgenti, monitoraggio continuo, coordinamento tra ente pubblico e gestore, ascolto delle lavoratrici e dei lavoratori e superamento della logica del massimo ribasso negli appalti.
La sicurezza nei servizi educativi riguarda tutta la comunità. Riguarda le famiglie, il personale, le bambine e i bambini. Riguarda la qualità del lavoro e la responsabilità delle istituzioni pubbliche.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a chiedere che ogni luogo educativo sia sicuro, che ogni lavoratrice e ogni lavoratore sia tutelato e che gli appalti pubblici non siano mai uno strumento per comprimere diritti, salari e sicurezza.
Contratto enti locali 2025-2027: le proposte della FP CGIL
La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene con forza le proposte avanzate dalla FP CGIL nazionale nel percorso di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 per il comparto delle Funzioni Locali. Un rinnovo che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori impegnati ogni giorno nei Comuni, nelle Province, nelle Città metropolitane, nelle Unioni dei Comuni e negli enti locali, e che deve rappresentare una vera occasione per valorizzare il lavoro pubblico.
Nel corso dell’incontro convocato all’ARAN, la segretaria nazionale FP CGIL Tatiana Cazzaniga ha espresso una forte preoccupazione per l’aumento delle dimissioni volontarie nel comparto. Un dato che conferma una criticità ormai evidente: il lavoro negli enti locali deve tornare a essere attrattivo, riconosciuto e sostenibile.
Salari, organici e attrattività: il contratto deve dare risposte concrete
La questione salariale resta centrale. Il divario tra il comparto delle Funzioni Locali e gli altri comparti pubblici continua a pesare sulle lavoratrici e sui lavoratori, contribuendo a rendere meno attrattivo un settore fondamentale per la qualità dei servizi pubblici territoriali.
Pur riconoscendo che l’incremento del 5,4% proposto risulta in linea con l’inflazione programmata, la FP CGIL ritiene indispensabile introdurre una clausola di salvaguardia nel caso in cui il contratto venga sottoscritto prima della registrazione dello scostamento tra inflazione programmata e inflazione reale. Il rinnovo del contratto non può lasciare senza tutela il potere d’acquisto di chi lavora nei servizi pubblici locali.
Per noi della FP CGIL Emilia-Romagna è fondamentale che il rinnovo contrattuale non si limiti a un adeguamento formale, ma intervenga sulle condizioni reali di lavoro: salari, carichi, organici, sicurezza, professionalità e benessere organizzativo.
Più ruolo alle RSU e alla contrattazione
Tra le priorità indicate dalla FP CGIL c’è anche il rafforzamento delle relazioni sindacali. Occorre restituire centralità alla contrattazione e al ruolo delle RSU e delle organizzazioni sindacali, perché solo attraverso il confronto nei luoghi di lavoro è possibile rispondere ai bisogni concreti di lavoratrici e lavoratori.
La contrattazione deve tornare a essere uno strumento effettivo di partecipazione, tutela e miglioramento dell’organizzazione del lavoro, soprattutto in una fase in cui gli enti locali sono chiamati a garantire servizi sempre più complessi con organici spesso insufficienti.
Salute, sicurezza e benessere nei luoghi di lavoro
Il rinnovo del contratto degli enti locali deve affrontare con decisione anche il tema della salute e sicurezza sul lavoro. L’aumento dei carichi, l’intensificazione dei ritmi e le carenze di personale stanno producendo conseguenze pesanti sul benessere delle lavoratrici e dei lavoratori.
Stress lavoro-correlato, burnout e difficoltà nella conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro sono segnali che non possono essere ignorati. Servono strumenti contrattuali più forti per prevenire il disagio lavorativo e garantire condizioni organizzative sostenibili.
Valorizzare professionalità, progressioni e personale educativo
Un altro punto centrale riguarda il riconoscimento delle professionalità. La FP CGIL chiede il superamento dell’area degli operatori, l’introduzione dell’area delle elevate qualificazioni e la stabilizzazione dei criteri in deroga per le progressioni tra le aree.
Particolare attenzione è stata posta anche al personale scolastico ed educativo degli enti locali, per il quale si propone una riqualificazione complessiva accompagnata da un finanziamento dedicato. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che svolgono un ruolo essenziale nei servizi educativi e scolastici dei territori e che devono vedere riconosciute competenze, responsabilità e valore professionale.
Orario di lavoro, ferie e lavoro agile
Sul piano dell’organizzazione del lavoro, la FP CGIL ha ribadito la necessità di introdurre maggiore flessibilità dell’orario, anche attraverso il lavoro multiperiodale. È inoltre necessario eliminare la riduzione di ferie e permessi per chi adotta la settimana corta ed equiparare il trattamento delle ferie tra personale esperto e neoassunto.
Il lavoro agile e il lavoro a distanza devono essere sostenuti e ampliati, non considerati strumenti marginali. Possono infatti contribuire a migliorare l’organizzazione del lavoro, favorire la conciliazione e aumentare l’attrattività del comparto, se regolati attraverso la contrattazione e accompagnati da diritti chiari.
Formazione, intelligenza artificiale e inclusione
La formazione deve diventare un investimento reale. La FP CGIL chiede che vengano utilizzate integralmente le risorse previste dal contratto, anche per accompagnare l’introduzione e l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane.
Innovazione e digitalizzazione non possono essere calate dall’alto: devono essere governate con la contrattazione, garantendo formazione, tutela dei diritti, qualità del lavoro e piena partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Infine, la FP CGIL ha ribadito il valore del tema della disabilità, chiedendo di riportare al centro della contrattazione l’inserimento lavorativo e l’inclusione. Un contratto moderno deve essere capace di garantire pari opportunità, accessibilità e piena valorizzazione di tutte le persone nei luoghi di lavoro.
Un contratto per rafforzare i servizi pubblici locali
Come FP CGIL Emilia-Romagna siamo convinti che il rinnovo del Contratto Funzioni Locali 2025-2027 debba servire a rafforzare il lavoro pubblico e i servizi ai cittadini. Rendere più attrattivo il comparto significa investire sulle persone che ogni giorno garantiscono servizi essenziali nei territori.
Senza salari adeguati, organici sufficienti, diritti esigibili, sicurezza, formazione e riconoscimento professionale, gli enti locali rischiano di perdere competenze e capacità di risposta. Per questo continueremo a sostenere una piattaforma contrattuale che metta al centro dignità del lavoro, qualità dei servizi pubblici e partecipazione democratica nei luoghi di lavoro.
Polizia locale, serve una riforma vera: dal Governo solo slogan e nessuna risposta concreta
La Polizia locale svolge ogni giorno un ruolo fondamentale per la sicurezza, la convivenza civile e il presidio dei territori. Proprio per questo, il riordino delle sue funzioni e del suo ordinamento avrebbe dovuto rappresentare un’occasione importante per riconoscere davvero il valore delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto.
Invece, con l’approvazione alla Camera, in prima lettura, della delega al Governo per il riordino della Polizia locale, ci troviamo ancora una volta davanti a un intervento insufficiente, privo di risposte concrete e incapace di affrontare i problemi reali del settore.
Non bastino i proclami. Servono assunzioni, investimenti, nuove tutele, strumenti adeguati, tecnologie, innovazione e una riforma vera, capace di rispondere alle esigenze di una Polizia locale moderna.
Una riforma senza risorse rischia di essere una scatola vuota
Aumentare responsabilità e funzioni senza prevedere risorse aggiuntive significa scaricare ancora una volta il peso delle scelte politiche sulle lavoratrici e sui lavoratori. La Polizia locale non ha bisogno di slogan, ma di interventi strutturali.
Negli ultimi anni il comparto ha visto crescere compiti, pressioni, responsabilità e complessità operative. Le lavoratrici e i lavoratori della Polizia locale sono chiamati a intervenire in contesti sempre più delicati, spesso con organici insufficienti e strumenti non adeguati.
Per questo una vera riforma deve partire da alcuni punti essenziali: rafforzamento degli organici, valorizzazione professionale, tutela della salute e della sicurezza, investimenti tecnologici, riconoscimento delle specificità del lavoro svolto e un quadro normativo chiaro.
Le parole della FP CGIL nazionale
A commentare l’approvazione alla Camera della delega al Governo è stata anche Tatiana Cazzaniga, Segretaria nazionale FP CGIL, che ha denunciato con chiarezza i limiti del provvedimento.
“Proclami, tanti. Interventi, zero. Ancora una volta la maggioranza preferisce la propaganda alla concretezza. Niente assunzioni, nessun investimento, nessuna nuova tutela, nessuna vera riforma per la Polizia locale”, ha dichiarato Cazzaniga.
La FP CGIL ha sostenuto numerosi emendamenti per provare a migliorare il testo, ma da parte della maggioranza è arrivata soltanto chiusura. Un atteggiamento che conferma la distanza tra la propaganda politica e le reali necessità di chi lavora ogni giorno nei territori.
La Polizia locale è un comparto strategico per le comunità
La Polizia locale rappresenta un presidio essenziale per le città, i comuni, i quartieri e le comunità. Non può essere considerata solo quando serve agitare parole d’ordine sulla sicurezza, per poi essere dimenticata quando si tratta di investire davvero.
Senza personale sufficiente, senza formazione, senza mezzi adeguati e senza tutele, non è possibile garantire servizi di qualità ai cittadini né condizioni di lavoro dignitose a chi opera nel settore.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, continueremo a sostenere in ogni sede la necessità di una riforma vera della Polizia locale. Una riforma che non si limiti a piantare una bandierina politica, ma che metta al centro il lavoro, i diritti, la sicurezza e la qualità dei servizi pubblici.
Dignità, tutele e investimenti: queste sono le priorità
Il riordino della Polizia locale non può essere ridotto a un annuncio. Deve diventare un percorso serio, costruito ascoltando le organizzazioni sindacali e chi ogni giorno vive concretamente le difficoltà del lavoro nei territori.
Servono risposte immediate e scelte coerenti. La dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia locale va difesa con atti concreti, non con rinvii e dichiarazioni di principio.
La FP CGIL Emilia-Romagna continuerà a battersi per una riforma che riconosca davvero il valore della Polizia locale e rafforzi un comparto strategico per le nostre comunità.
Comune di Modena: servono assunzioni per rafforzare i servizi pubblici, a partire dalle biblioteche
La vicenda della stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle biblioteche comunali modenesi non può essere letta come un caso isolato. Per la FP CGIL Emilia-Romagna rappresenta invece il segnale evidente di un problema più ampio: la forte carenza di personale che riguarda molti settori del Comune di Modena e che rischia di indebolire la qualità dei servizi pubblici offerti alla cittadinanza.
A partire dal servizio biblioteche, e in particolare dalla biblioteca comunale Delfini, negli ultimi anni si è registrata una situazione di crescente sofferenza organizzativa. La mancata copertura dei posti vacanti ha prodotto un alto turn over del personale, difficoltà nella gestione quotidiana del servizio e il ricorso a forme di lavoro precario. Una condizione che pesa sulle lavoratrici e sui lavoratori e, allo stesso tempo, sulla continuità e sulla qualità dei servizi culturali rivolti alla città.
Biblioteche comunali: la FP CGIL chiede concorsi pubblici e copertura dei posti vacanti
Da almeno il 2024 la FP CGIL sollecita l’Amministrazione comunale a investire seriamente sul servizio biblioteche, coprendo i posti vacanti da istruttori culturali presso la biblioteca Delfini attraverso concorsi pubblici.
Per questo la scelta del Comune di Modena di cancellare la previsione di copertura tramite concorso dei quattro posti inizialmente inseriti nel PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione, è stata fortemente contestata al tavolo sindacale. La FP CGIL ha chiesto all’Amministrazione di fare marcia indietro e continua a esercitare pressione affinché vengano ripristinate le condizioni per rafforzare il servizio pubblico.
Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è chiaro: occorre incrementare le risorse destinate alle assunzioni di personale, mantenendo i servizi all’interno del perimetro pubblico e dando risposte concrete alle carenze presenti non solo nelle biblioteche, ma in tutti i settori comunali.
Comune di Modena: organici in calo e 155 posti vacanti
La FP CGIL sta conducendo una campagna di assemblee tra le lavoratrici e i lavoratori dei diversi servizi comunali della città di Modena. Da questi momenti di confronto emergono segnali diffusi di sofferenza, spesso legati proprio alla carenza di organico e all’alto turn over.
I numeri confermano la gravità della situazione. Nel 2025 i dipendenti comunali in ruolo, al netto dei dirigenti, erano 1.244, in calo rispetto ai 1.324 del 2024. La dotazione organica prevista è invece pari a 1.399 unità. Questo significa che mancano 155 lavoratrici e lavoratori, distribuiti trasversalmente in diversi settori dell’Ente.
Il piano assunzionale attualmente previsto dal Comune copre circa la metà dei posti vacanti. Una risposta insufficiente, che non permette di affrontare in modo strutturale le difficoltà dei servizi pubblici comunali.
Servizi pubblici e benessere organizzativo vanno rafforzati insieme
Per la FP CGIL Emilia-Romagna non è più rinviabile un piano straordinario di assunzioni. Rafforzare gli organici significa garantire servizi pubblici più solidi, tutelare chi lavora e rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel Comune di Modena.
Qualità dei servizi e benessere organizzativo vanno di pari passo. Non si può pensare di assicurare risposte adeguate alla cittadinanza senza politiche del personale all’altezza dei bisogni reali. Il trend di riduzione degli organici, che nell’arco di un decennio ha comportato la perdita di oltre 500 posti, deve essere invertito.
I servizi comunali sono fondamentali per la vita quotidiana delle persone: anagrafe, servizi sociali, servizi educativi, cultura e biblioteche, uffici tecnici, lavori pubblici, pianificazione e gestione del territorio. In tutti questi ambiti servono personale stabile, competenze, continuità e condizioni di lavoro adeguate.
La richiesta della FP CGIL: aprire un confronto serio sulle assunzioni
La FP CGIL chiede al Comune di Modena un cambio di passo, a partire dall’apertura di un confronto serio e costruttivo sulle politiche assunzionali e sugli spazi di spesa disponibili per il personale.
È necessario dare risposte anche alle lavoratrici e ai lavoratori a tempo determinato che, insieme al personale di ruolo, garantiscono ogni giorno servizi pubblici essenziali alla cittadinanza. Per chi possiede i requisiti, devono essere messe in campo le procedure di stabilizzazione previste dalle normative vigenti, a partire dalla Legge Madia.
Accanto al confronto con l’Amministrazione locale, la FP CGIL continuerà la vertenza nazionale per modificare le norme che vincolano la spesa del personale e per superare i tetti di spesa sulle assunzioni nel pubblico. Solo rimuovendo questi limiti sarà possibile garantire davvero servizi pubblici di qualità, stabili e accessibili.
La FP CGIL Emilia-Romagna continuerà a sostenere le lavoratrici e i lavoratori del Comune di Modena e a rivendicare investimenti concreti sul personale, perché rafforzare il lavoro pubblico significa rafforzare i diritti delle persone e la qualità della vita nelle comunità.
Previdenza pubblica, CGIL e FP CGIL: basta penalizzare il lavoro pubblico
La previdenza pubblica è sotto attacco. Le nuove norme su aliquote di rendimento, finestre mobili e adeguamento automatico alla speranza di vita rischiano di produrre effetti pesantissimi su centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo necessario denunciare con forza una situazione ormai insostenibile: chi ha lavorato per decenni nella pubblica amministrazione, nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali e nei servizi pubblici rischia oggi di dover lavorare più a lungo e, allo stesso tempo, di ricevere una pensione più bassa.
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL, presentata nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico”, la platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici.
Pensioni pubbliche: tagli fino a 33 miliardi di euro
L’analisi evidenzia che la revisione delle aliquote di rendimento potrebbe determinare un taglio complessivo di quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Si tratta di una scelta profondamente sbagliata e iniqua, perché interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite nel corso di decenni di lavoro e scarica ancora una volta sui dipendenti pubblici il peso dell’equilibrio finanziario del sistema.
Per molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici, questo significa vedere ridotto in modo permanente il proprio assegno pensionistico, dopo una vita di lavoro e contribuzione.
Quanto si rischia di perdere sulla pensione
Le simulazioni riportate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano riduzioni molto pesanti dell’importo della pensione.
Per retribuzioni da 30 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 6 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 50 mila euro annui, la perdita può superare i 10 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 70 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 14 mila euro l’anno.
Le perdite complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino ad arrivare a oltre 273 mila euro.
Numeri che confermano la gravità dell’intervento e rendono evidente il rischio concreto di una forte riduzione del valore delle pensioni future.
Finestre mobili: uscita dal lavoro sempre più lontana
Ai tagli sugli assegni pensionistici si aggiunge il progressivo allungamento delle cosiddette finestre mobili, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024.
Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate, la finestra passa dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. Questo significa che, anche dopo aver maturato i requisiti per andare in pensione, lavoratrici e lavoratori saranno costretti ad attendere ancora prima di poter lasciare il lavoro.
È un ulteriore slittamento dell’uscita dal servizio, che colpisce persone che spesso hanno già alle spalle oltre quarant’anni di attività.
Speranza di vita: una doppia penalizzazione
Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare realmente il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese. Dal 2028, però, tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi progressivi già stimati.
Questo meccanismo produce una doppia penalizzazione. Da un lato si rinvia l’accesso alla pensione, aumentando i requisiti contributivi e l’età pensionabile. Dall’altro si riduce l’importo dell’assegno, attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli.
Il risultato è chiaro: si lavora di più e si prende di meno.
Fino a 49 anni di lavoro prima della pensione
Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano situazioni particolarmente gravi per chi ha iniziato a lavorare molto giovane.
Lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare tagli sulla pensione, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.
È una prospettiva inaccettabile. Non si può chiedere a chi ha già dedicato una vita intera al lavoro pubblico di restare in servizio sempre più a lungo, subendo nello stesso tempo una riduzione dell’importo pensionistico.
Sanità pubblica: una situazione ancora più pesante
Particolarmente critica è la condizione del personale della sanità pubblica.
Anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa rischiano comunque di comportare permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività. Tutto questo in un settore già caratterizzato da turnazioni, carichi fisici e psicologici elevati, stress lavorativo e organici insufficienti.
Per chi lavora ogni giorno negli ospedali, nei servizi territoriali, nell’assistenza e nella cura delle persone, l’allungamento della vita lavorativa non è un dato astratto. È un problema concreto che incide sulla salute, sulla qualità del lavoro e sulla tenuta del servizio pubblico.
Le proposte della FP CGIL
Come FP CGIL Emilia-Romagna chiediamo di correggere subito una situazione ormai insostenibile.
È necessario rivedere il meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni alla speranza di vita, perché non è accettabile un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto.
Chiediamo inoltre l’istituzione di una vera pensione di garanzia, capace di assicurare una vita dignitosa anche a chi ha avuto carriere discontinue, periodi di precarietà e retribuzioni basse.
Serve poi riconoscere in modo adeguato i lavori gravosi e usuranti, prevedendo reali possibilità di pensionamento anticipato per chi svolge attività particolarmente pesanti.
Un altro punto fondamentale riguarda la previdenza integrativa: il contributo dell’amministrazione al fondo di previdenza complementare deve essere calcolato sull’intera retribuzione e non soltanto su una parte, come avviene oggi.
TFS e TFR: basta attese infinite
È necessario garantire il pagamento del TFS e del TFR in tempi certi e brevi. Non è accettabile che lavoratrici e lavoratori debbano aspettare anni per ricevere soldi che sono loro.
Se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi possono superare i 24 mesi. Per questo chiediamo anche il potenziamento delle strutture INPS che si occupano della liquidazione del TFR, per contrastare ritardi ormai non più tollerabili.
Assunzioni, contratti e futuro della pubblica amministrazione
La questione previdenziale si lega direttamente al futuro della pubblica amministrazione.
Nei prossimi 15 anni sono previsti circa 700 mila pensionamenti nel pubblico impiego. Senza un piano straordinario di assunzioni, il rischio è quello di indebolire ulteriormente servizi essenziali per cittadine e cittadini.
Per questo rivendichiamo un piano straordinario di nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego.
Difendere le pensioni pubbliche significa anche difendere il valore del lavoro pubblico, la qualità dei servizi e il diritto delle persone a una vecchiaia dignitosa.
Basta norme ingiuste contro il lavoro pubblico
Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future.
Chi ha lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni non può essere trattato come un costo da comprimere.
La previdenza pubblica va difesa. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici vanno rispettati. Il sistema pensionistico deve garantire equità, dignità e giustizia sociale.
PIATTAFORMA PENSIONI
ANALISI OSSERVATORIO
TFR/TFS dei dipendenti pubblici: tre mesi di anticipo non bastano, si perde lo sconto fiscale
La riduzione dei tempi di pagamento della prima rata del TFR/TFS per alcune lavoratrici e lavoratori pubblici non rappresenta un vero miglioramento. Il Governo interviene sui tempi di erogazione, ma allo stesso tempo fa venir meno un diritto economico importante: lo sconto fiscale di 750 euro previsto proprio per compensare i lunghi ritardi nel pagamento della liquidazione.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto è chiaro: non si può presentare come una conquista una misura che anticipa di soli tre mesi una parte del TFR/TFS e, contemporaneamente, sottrae risorse alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici.
Cosa cambia per la prima rata del TFR/TFS
La prima rata del TFR/TFS, quella fino a 50mila euro, per legge veniva erogata dopo 12 mesi. Con il nuovo intervento, per chi va in pensione di vecchiaia, il pagamento arriverebbe dopo 9 mesi.
A prima vista potrebbe sembrare un passo avanti. In realtà, quei tre mesi di anticipo comportano la perdita dello sconto fiscale di 750 euro, introdotto nel 2019 per risarcire parzialmente il ritardo con cui il TFR/TFS veniva pagato ai dipendenti pubblici.
Il risultato è paradossale: si accorciano leggermente i tempi, ma si riduce il beneficio economico per chi ha già lavorato una vita e attende somme che gli spettano di diritto.
Perché non è un vero miglioramento
Il problema del TFR/TFS nel pubblico impiego resta enorme. A differenza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore privato, chi lavora nel pubblico può essere costretto ad attendere anni per ricevere la propria liquidazione.
I tempi possono andare da un minimo di circa 2 anni fino a 7 anni, a seconda delle condizioni di uscita dal lavoro e delle modalità di pagamento. È una disparità inaccettabile, che penalizza chi ha prestato servizio nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali, nella scuola, nella ricerca, nella sicurezza, nel soccorso pubblico e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.
Il TFR/TFS non è un favore concesso dallo Stato. È salario differito, denaro maturato durante la vita lavorativa. Ritardarne il pagamento significa trattenere per anni risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori.
Tre mesi in meno, 750 euro in meno
La FP CGIL Emilia-Romagna denuncia con forza questa operazione: non basta ridurre di pochi mesi l’attesa se poi si elimina una compensazione economica prevista per il danno subito.
Lo sconto fiscale di 750 euro era stato introdotto proprio perché i tempi di pagamento del TFR/TFS nel pubblico impiego sono troppo lunghi. Toglierlo in cambio di un anticipo limitato significa scaricare ancora una volta il costo sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.
Non si può parlare di semplificazione o di beneficio quando il risultato concreto è ricevere poco prima una parte della liquidazione, ma perdere una tutela economica.
Il TFR/TFS va pagato in tempi giusti
Per la FP CGIL Emilia-Romagna serve un intervento vero: il TFR/TFS deve essere liquidato in tempi certi, rapidi e uguali per tutte e tutti. La disparità tra pubblico e privato deve essere superata, perché non esiste alcuna ragione accettabile per cui un dipendente pubblico debba attendere anni per ricevere ciò che ha già maturato.
La liquidazione è un diritto. Non può essere trasformata in un prestito forzoso allo Stato né in una partita contabile da usare per fare cassa sulle spalle di chi lavora.
Chiediamo quindi il pieno riconoscimento del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici a ricevere il proprio TFR/TFS senza ritardi ingiustificati e senza perdere benefici fiscali già previsti.
Crisi del lavoro nei servizi educativi e socio-sanitari: serve un cambio di rotta
La FP CGIL è da anni impegnata sul fronte del mercato del lavoro nei servizi educativi e di cura, cercando di sensibilizzare committenti e gestori dei servizi sulle criticità presenti da tempo in questi ambiti. Lo strumento degli appalti è stato storicamente utilizzato per comprimere il costo del lavoro, sottovalutando la relazione strettissima tra la qualità dei servizi erogati e la qualità del lavoro.
Una sottovalutazione che porta oggi alla messa in discussione dell’esistenza stessa dei servizi alla persona per la carenza delle figure professionali.
È già in atto da anni la penuria di figure socio-sanitarie e sanitarie. A queste si aggiunge anche la crisi del reperimento delle figure educative. Lo si evince anche dal dato del numero delle iscrizioni ai corsi universitari a fronte del fabbisogno dei prossimi anni nei servizi educativi 0-3, nelle scuole dell’infanzia e nei servizi di integrazione scolastica.
A marzo del 2025 la FP CGIL Emilia Romagna organizzò un convegno pubblico, esponendo i dati di una ricerca condotta insieme all’IRES nel 2024, sulla condizione del personale nei servizi 0-6. Il risultato fu evidente. Eccessivo ricorso al tempo parziale involontario, carichi di lavoro, mancanza di stabilità lavorativa, basse retribuzioni, carichi di lavoro, sono tutti aspetti di quanto sia stato sottostimato il riconoscimento professionale di chi si occupa di compiti educativi, didattici e di cura.
Non va meglio, infatti, nei servizi socio-sanitari, con retribuzioni non all’altezza del lavoro che viene svolto, oltre a uno scarso riconoscimento sociale delle professioni inserite in questi ambiti.
Il riconoscimento sociale passa da come vengono considerati e trattati i lavoratori, sia dal punto di vista delle condizioni contrattuali (retribuzione, orario di lavoro, etc.), sia dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro.
Per anni la Pubblica Amministrazione e i gestori dei servizi (cooperative sociali, enti no profit e del privato sociale) hanno dato per scontato l’esistenza di un interminabile esercito di riserva di oss, di infermieri, di educatori di nido, di insegnanti, di educatori di integrazione scolastica, ma oramai la sproporzione esistente tra le professionalità da mettere in campo e il riconoscimento ricevuto da parte dei gestori dei servizi sta mettendo in discussione sia la tenuta dei servizi, sia la loro qualità.
Infatti una risposta a questa crisi non potrà avvenire mediante una ridefinizione al ribasso delle professionalità che svolgono servizi alle persone, bambini, anziani, disabili.
Dovrà avvenire mediante l’applicazione di buoni Contratti Nazionali. Mediante una contrattazione integrativa di 2° livello, cosa che in questa regione stenta a decollare da anni per l’indisponibilità delle imprese a negoziare. Mediante un cambio di cultura da parte degli enti pubblici committenti.
Tutto il sistema deve farsi carico dell’emergenza a cui siamo esposti. Per farlo, bisogna decidere di investire risorse economiche e buone pratiche, lasciando fuori dall’accreditamento e dagli appalti le aziende che si muovono solo allo scopo di comprimere il costo del lavoro.
La strada esiste e bisogna decidersi a percorrerla insieme.
Reggio Emilia Approach, FP CGIL: “L’eccellenza educativa merita pieno riconoscimento contrattuale”
Il “Reggio Emilia Approach” è un modello educativo conosciuto e studiato in tutto il mondo, un patrimonio costruito ogni giorno grazie al lavoro di insegnanti, educatrici, atelieristi, pedagogiste, cuochi, personale ausiliario e di tutte le lavoratrici e i lavoratori dei servizi educativi per l’infanzia. La visita della Principessa del Galles Kate Middleton a Reggio Emilia, prevista per il 13 e 14 maggio, rappresenta un ulteriore riconoscimento internazionale al suo valore. La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea come questo prestigio internazionale debba tradursi anche in un pieno riconoscimento professionale, economico e contrattuale per chi garantisce la qualità dei servizi educativi 0-6 anni.
Il valore del personale educativo non può più attendere
“Reggio Emilia vive giorni di grande orgoglio – scrive la FP CGIL in una nota – ma crediamo sia arrivato il momento che all’eccellenza educativa corrisponda una piena dignità contrattuale e professionale, superando la stagione dei soli ringraziamenti formali”.
Mentre il mondo guarda a Reggio Emilia come modello educativo di riferimento, il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027 evidenzia ancora numerose criticità per il personale educativo degli enti locali.
La FP CGIL richiama i dati nazionali che mostrano un aumento delle dimissioni volontarie nel settore educativo pubblico locale, fenomeno che rende urgente intervenire per rendere il comparto maggiormente attrattivo attraverso salari adeguati, valorizzazione professionale e migliori condizioni di lavoro.
Rinnovo contratto Funzioni Locali: servono risorse e nuove assunzioni
Per la FP CGIL è fondamentale che il nuovo contratto nazionale affronti in maniera concreta il tema dell’inquadramento professionale del personale educativo degli enti locali, prevedendo risorse dedicate in grado di riconoscere l’elevata professionalità richiesta nei servizi educativi.
Altro nodo centrale riguarda il crescente aumento dei carichi di lavoro, che rischia di compromettere il benessere organizzativo e la qualità stessa del servizio educativo.
“È necessario stanziare risorse per un piano straordinario di assunzioni – sottolinea il sindacato – perché il costo del personale educativo non può continuare a gravare esclusivamente sui Comuni. Lo Stato deve assumersi la responsabilità di sostenere economicamente un modello educativo riconosciuto a livello internazionale”.
“Il Comune si faccia portavoce presso ANCI e Governo”
La FP CGIL chiede inoltre che il Comune di Reggio Emilia si faccia promotore, in sede ANCI, di una forte pressione nei confronti del Governo affinché il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori dello 0/6 venga posto al centro delle trattative nazionali.
“Non è più accettabile – conclude la FP CGIL – che un modello educativo definito un valore che parla al mondo continui a confrontarsi con condizioni contrattuali che non ne riconoscono la specificità e l’importanza sociale. L’eccellenza di Reggio Emilia deve riflettersi anche nella tutela di chi ogni mattina apre le porte delle scuole garantendo i diritti dell’infanzia”.











