Pensioni dipendenti pubblici, nuovi tagli: fino a 6.100 euro l’anno per centinaia di migliaia di lavoratori
La nuova stretta sulle pensioni dei dipendenti pubblici rischia di colpire in modo pesantissimo lavoratrici e lavoratori della pubblica amministrazione. Secondo uno studio dell’Osservatorio previdenza della CGIL, gli effetti della revisione delle aliquote di rendimento introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 potrebbero determinare riduzioni dell’assegno pensionistico fino a oltre 6.100 euro l’anno nei casi più penalizzati, con una platea coinvolta stimata in circa 700mila dipendenti pubblici.
Una misura che la FP CGIL Emilia-Romagna considera profondamente ingiusta, perché interviene retroattivamente sulle aspettative previdenziali di chi lavora da decenni nei servizi pubblici, negli enti locali e nella sanità.
Chi viene colpito dai tagli alle pensioni pubbliche
Le modifiche riguardano i dipendenti pubblici iscritti a quattro casse previdenziali:
- Cassa pensioni dipendenti enti locali (CPDEL)
- Cassa pensioni sanitari (CPS)
- Cassa pensioni insegnanti (CPI)
- Cassa pensioni ufficiali giudiziari (CPUG)
La revisione delle aliquote interessa le pensioni liquidate dal 1° gennaio 2024 e colpisce soprattutto le cosiddette “carriere miste”, cioè quelle lavoratrici e quei lavoratori che hanno maturato contributi sia con il sistema retributivo sia con quello contributivo.
Secondo le stime tecniche, l’impatto economico complessivo dei tagli arriverà a quasi 33 miliardi di euro entro il 2043.
Quanto si perde con le nuove regole
Lo studio CGIL evidenzia effetti molto pesanti sull’importo della pensione.
Per una retribuzione annua di 30mila euro, il taglio annuo può andare da circa 927 euro fino a oltre 6.100 euro nei casi più penalizzati.
Con stipendi da 50mila euro annui, la perdita stimata sale da circa 1.545 euro fino a oltre 10mila euro all’anno.
Ancora più grave la situazione per chi ha retribuzioni intorno ai 70mila euro: in questi casi la riduzione può superare i 14mila euro annui, con perdite cumulative lungo l’intera vita pensionistica che possono arrivare oltre i 270mila euro.
Pensione sempre più lontana
Oltre ai tagli economici, si allungano anche i tempi di uscita dal lavoro.
La finestra mobile per la pensione anticipata passerà progressivamente dagli attuali 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. A questo si aggiunge l’aumento dei requisiti pensionistici previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che comporterà ulteriori slittamenti.
La conseguenza è che molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici saranno costretti a rimanere in servizio per periodi sempre più lunghi pur di evitare penalizzazioni sull’assegno pensionistico.
Secondo le simulazioni della CGIL, chi ha iniziato a lavorare tra i 19 e i 21 anni rischia di arrivare a quasi 49 anni complessivi di attività lavorativa prima di poter accedere alla pensione di vecchiaia senza subire tagli.
Sanità pubblica tra i settori più penalizzati
Particolarmente critica appare la situazione del personale sanitario. Infermieri, tecnici, operatori e professionisti della sanità pubblica rischiano infatti di dover lavorare oltre 46 anni e mezzo in contesti già caratterizzati da turni pesanti, stress elevato e forte pressione organizzativa.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è inaccettabile continuare a colpire chi garantisce quotidianamente il funzionamento dei servizi pubblici essenziali.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede il ritiro delle norme che introducono penalizzazioni previdenziali per i dipendenti pubblici e rivendica un sistema pensionistico equo, sostenibile e rispettoso dei diritti maturati.
Non si può continuare a fare cassa sulle pensioni di lavoratrici e lavoratori che hanno costruito per decenni il welfare pubblico del Paese.
Asili nido, la FP CGIL: “L’educazione è un diritto universale, pubblico e gratuito”
Gli asili nido non possono essere considerati un servizio a domanda individuale, accessibile solo a chi trova posto e può sostenere i costi della retta. Per la FP CGIL l’educazione nella prima infanzia deve essere riconosciuta come un diritto universale, pubblico e gratuito, finanziato dalla fiscalità generale e garantito in modo omogeneo in tutto il Paese.
È questo il messaggio rilanciato a Reggio Emilia, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, durante l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica CGIL “Dalla parte delle bambine e dei bambini” per affermare una proposta chiara: partire dai più piccoli per costruire un Paese più giusto.
Oggi in Italia solo 3 bambini su 10 trovano posto in un asilo nido, mentre 7 su 10 restano esclusi dall’offerta educativa. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raggiungere una copertura del 45% entro il 2030, ma l’Italia resta ancora lontana da quel traguardo. Il divario è ancora più evidente se si considera la differenza tra territori: nei capoluoghi la copertura arriva al 39,8%, mentre negli altri Comuni si ferma al 28,2%.
Per la FP CGIL questo significa che il luogo in cui si nasce continua a determinare l’accesso ai diritti. Anche gli investimenti dedicati ai servizi educativi mostrano forti disuguaglianze: la media nazionale è di 1.183 euro per bambino, ma si passa dai 3.314 euro del Trentino ai 234 euro della Calabria.
Alla carenza di posti si aggiunge un altro nodo decisivo: il lavoro educativo. Secondo i dati richiamati nel dibattito, per raggiungere gli obiettivi del PNRR mancano tra 28mila e 29.300 educatrici ed educatori. Senza personale formato, riconosciuto e retribuito dignitosamente, non basta costruire nuove strutture: le aule restano vuote e il diritto all’educazione rimane sulla carta.
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede quindi un investimento strutturale nel sistema pubblico dei servizi educativi, nella qualità del lavoro, nei salari, nelle condizioni professionali e nella stabilità del personale. Difendere il pubblico significa garantire standard educativi omogenei, inclusione, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita.
L’asilo nido gratuito e universale non è una misura assistenziale: è una scelta politica, sociale ed educativa. Significa sostenere le famiglie, promuovere l’occupazione femminile, rafforzare le comunità e riconoscere che l’educazione delle bambine e dei bambini riguarda il futuro di tutto il Paese.
Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, continueremo a rivendicare un sistema di servizi alla prima infanzia pubblico, gratuito, accessibile e fondato sul lavoro dignitoso di educatrici, educatori, insegnanti e personale dei servizi. Investire in chi educa significa investire in chi cresce.
Smart working al Comune di Ravenna: il lavoro agile è organizzazione, non concessione
La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ravenna che chiedono un’estensione reale del lavoro agile e una revisione dell’attuale organizzazione del lavoro.
La richiesta, portata avanti dalla RSU insieme a FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, è chiara: lo smart working deve essere riconosciuto come una modalità ordinaria e moderna di svolgimento della prestazione lavorativa, non come una concessione straordinaria né, tantomeno, come una forma di assenza.
Per questo, il 28 aprile, le lavoratrici e i lavoratori hanno dato vita a una protesta composta ma determinata, con un presidio silenzioso durante il Consiglio comunale e un’azione di mail bombing indirizzata alla Giunta e al direttore generale.
Al centro della mobilitazione c’è una proposta concreta: passare da 4 a 8 giornate mensili di lavoro agile, pari a due giornate a settimana, ampliando la platea del personale coinvolto e rivedendo le mansioni considerate compatibili con il lavoro da remoto.
In una fase segnata dall’aumento del costo della vita, dei carburanti e dalle difficoltà quotidiane negli spostamenti, il lavoro agile rappresenta anche uno strumento utile per migliorare la qualità della vita, ridurre il traffico urbano e diminuire l’impatto ambientale.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che le amministrazioni pubbliche debbano investire su modelli organizzativi più avanzati, capaci di coniugare diritti, efficienza dei servizi e benessere lavorativo. Lo smart working non indebolisce il lavoro pubblico: se regolato, contrattato e organizzato correttamente, lo rende più sostenibile e più vicino ai bisogni delle persone.
Serve quindi un cambio di passo. Il Comune di Ravenna apra un confronto vero con le rappresentanze sindacali e dia risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori.
Escluse dal concorso, il Tar dà ragione alle maestre senza laurea: va rifatta la selezione
La vicenda delle undici insegnanti della provincia di Ravenna escluse dal concorso bandito dal Comune di Russi per posti nei nidi d’infanzia riporta al centro un tema che per noi è decisivo: il riconoscimento corretto dei titoli, la tutela delle professionalità educative e il rispetto dei diritti delle lavoratrici. Le candidate erano state escluse perché non in possesso della laurea, ma il Tar ha accolto il ricorso e ora la procedura dovrà essere ripetuta.
Il bando riguardava posti a tempo pieno e indeterminato nell’area dei servizi alla cittadinanza del Comune di Russi, nell’ambito educativo 0-3 anni. La selezione prevedeva, oltre alla laurea, anche la possibilità di accesso con titoli equipollenti, equiparati o comunque riconosciuti dalle norme vigenti e dalle disposizioni regionali dell’Emilia-Romagna. Proprio su questo punto si è aperto il contenzioso: le candidate escluse erano in possesso di diploma conseguito entro i termini temporali che, secondo la normativa regionale richiamata nell’articolo, ne salvaguardano la validità per l’accesso al settore educativo.
La decisione del Tar chiarisce un principio importante: non si possono ignorare titoli che l’ordinamento considera ancora validi. È un passaggio che parla non solo del caso specifico di Russi, ma di una questione più ampia che riguarda l’organizzazione dei servizi educativi pubblici, la certezza delle regole e la necessità di evitare interpretazioni restrittive che finiscono per penalizzare lavoratrici con esperienza, competenze e percorsi formativi riconosciuti.
Centrale il ruolo della Fp Cgil di Ravenna, che ha affiancato le lavoratrici nel ricorso. Lisa Dradi, segretaria generale della categoria, ha definito illegittima l’esclusione e ha sottolineato che questa vittoria non contrappone diplomate e laureate, ma difende dignità, equità e buon senso in un settore delicato come quello educativo, dove servono tutte le professionalità. La sentenza, sempre secondo quanto riportato, impone ora di ripetere la selezione ammettendo anche le educatrici inizialmente escluse.
Dal nostro punto di vista, questa vicenda conferma quanto sia necessario costruire procedure concorsuali corrette, inclusive e rispettose delle norme, capaci di tenere insieme i diritti delle lavoratrici e la qualità dei servizi rivolti a bambine e bambini. Quando questo equilibrio salta, a pagare non sono solo le persone escluse, ma anche la credibilità delle amministrazioni e la tenuta del sistema pubblico. Per questo riteniamo essenziale che su titoli, accesso alle professioni educative e valorizzazione del lavoro ci sia chiarezza, senza zone d’ombra e senza disparità.
Hellwatt Festival a Reggio Emilia, FP CGIL: “Servono risposte immediate per tutelare lavoratori e servizi pubblici”
La FP CGIL Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per l’organizzazione dell’Hellwatt Festival in programma il prossimo luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la scelta di ospitare un personaggio fortemente controverso come Ye, rispetto alla quale condividiamo quanto già espresso dall’ANPI provinciale, ma soprattutto l’impatto concreto che un evento di queste dimensioni rischia di scaricare su lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali.
Secondo le stime, l’arrivo di circa centomila persone da fuori città potrebbe mettere sotto pressione in modo straordinario la sanità pubblica e la polizia locale, proprio in un periodo particolarmente delicato come quello estivo, segnato da ferie, organici ridotti e temperature elevate.
Sanità pubblica sotto pressione
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è motivo di forte allarme la situazione del pronto soccorso, già oggi in sofferenza nelle condizioni ordinarie. L’eventuale gestione di un afflusso così imponente di persone, in un mese che si preannuncia molto caldo, rischia di aggravare una situazione già critica.
La tenuta del sistema sanitario territoriale non può essere affidata all’improvvisazione. Servono misure preventive, un’organizzazione chiara e risorse adeguate per evitare che l’evento produca ricadute pesanti sia sui professionisti della sanità sia sull’intera cittadinanza.
Polizia locale e viabilità, il rischio di un carico insostenibile
Le stesse preoccupazioni riguardano la polizia locale, che sarà chiamata a gestire un impegno eccezionale sul piano della sicurezza urbana, della viabilità e dell’assistenza alla mobilità. In una città inevitabilmente esposta a disagi, congestione e criticità organizzative, gli attuali organici non sembrano sufficienti ad assorbire un carico di lavoro di tale portata.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna si prospettano giornate e notti estremamente pesanti per il personale coinvolto, con il rischio che lo sforzo richiesto ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori già sottoposti a forti pressioni quotidiane.
Servono chiarezza, accordi trasparenti e risposte subito
Per questo chiediamo di conoscere in tempi rapidi quali accordi siano stati definiti tra Ausl, Comune e società che gestisce gli eventi della RCF Arena. È necessario fare piena chiarezza anche sugli aspetti economici e organizzativi: quali risorse saranno messe in campo, con quali strumenti e con quale rafforzamento del personale si intende affrontare questo vero e proprio stress test per la comunità reggiana.
Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è semplice: non si può arrivare a ridosso dell’evento rincorrendo l’emergenza. La discussione va aperta adesso, con trasparenza e responsabilità, per tutelare i lavoratori dei servizi pubblici e garantire sicurezza, assistenza e vivibilità alla città.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
Ribadiamo la necessità di risposte immediate. Quando eventi di questa portata insistono su un territorio, non possono essere i servizi pubblici e chi ci lavora a pagare il prezzo più alto. La prevenzione organizzativa, il potenziamento degli organici e la chiarezza sugli impegni assunti dagli enti coinvolti sono condizioni indispensabili.
Su questo continueremo a chiedere un confronto serio e tempestivo, perché la tutela del lavoro pubblico e della comunità viene prima di qualsiasi operazione di immagine.
Lavoro agile nella PA, servono misure urgenti contro il caro carburanti
La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza la richiesta avanzata dalla FP CGIL nazionale al Ministro per la Pubblica Amministrazione, alla Conferenza delle Regioni, a UPI e Anci: servono interventi immediati per favorire il lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni e contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei carburanti sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.
L’attuale scenario internazionale sta producendo nuovi effetti sui mercati energetici, con ripercussioni dirette sui prezzi e sul costo della vita. In questo quadro, rafforzare il ricorso al lavoro da remoto rappresenta una scelta concreta e utile per ridurre gli spostamenti, alleggerire i costi sostenuti dal personale e limitare le conseguenze economiche di una crisi che rischia di colpire duramente il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario che tutte le amministrazioni pubbliche adottino rapidamente misure organizzative efficaci, aumentando le giornate di lavoro agile dove possibile e mettendo in campo ulteriori strumenti di tutela salariale. La transizione organizzativa non può gravare ancora una volta su lavoratrici e lavoratori: servono risposte tempestive, responsabilità istituzionale e scelte che mettano al centro la tutela del reddito e della qualità del lavoro pubblico.
CCNL Federculture 2022-2024, sottoscritto l’accordo preliminare per il rinnovo
Abbiamo sottoscritto un accordo preliminare per il rinnovo del CCNL Federculture per il triennio 2022-2024. Il partecipato percorso assembleare delle scorse settimane ci ha consentito di ottenere un incremento rispetto a quanto prospettato a dicembre dalla parte datoriale.
Pur senza assicurare il pieno recupero del potere d’acquisto, riteniamo che il risultato raggiunto rappresenti il miglior esito possibile nel contesto dato. Si tratta di un passaggio importante, costruito attraverso il confronto con le lavoratrici e i lavoratori e attraverso un percorso sindacale che ha permesso di rafforzare la proposta iniziale.
Un risultato ottenuto con determinazione
Rivendichiamo con chiarezza il valore di questo risultato. È stato solo grazie alla nostra determinazione e alla nostra alta rappresentatività che siamo riusciti a evitare una sottoscrizione arrendevole una settimana fa e a incrementare ulteriormente sia il riconoscimento economico tabellare sia gli arretrati.
Per noi questo accordo non rappresenta un punto di arrivo definitivo, ma un risultato concreto dentro una fase complessa, in cui abbiamo scelto di non arretrare e di continuare a difendere fino in fondo gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Abbiamo rinnovato per riaprire subito il confronto
Abbiamo rinnovato questo contratto anche con un obiettivo preciso: riaprire subito il confronto per il triennio 2025-2027 e dare nuove risposte alle lavoratrici e ai lavoratori del settore.
Ribadiamo il nostro significativo presidio su tutto il territorio nel settore culturale. Proprio per questo continuiamo a considerare il CCNL Federculture come un contratto che deve avere l’ambizione di diventare il riferimento per il mondo della cultura.
Innovare il contratto e valorizzare il lavoro culturale
Perché questo obiettivo si realizzi davvero, riteniamo necessario innovare la parte normativa del contratto e produrre nuovi avanzamenti nella valorizzazione economica del personale che svolge attività culturali.
Il rinnovo preliminare del CCNL Federculture 2022-2024 rappresenta quindi un passaggio importante, ma anche l’inizio di un lavoro che dovrà proseguire. Continueremo a impegnarci per rafforzare il contratto, migliorare le condizioni di lavoro e dare pieno riconoscimento al valore delle professionalità che operano nel settore della cultura.
Appalto integrazione scolastica Fidenza: siglato accordo tra Comune e FP CGIL territoriale
Con lavoratrici e lavoratori create le condizioni per un cambio di passo
Un accordo che garantisce le esigenze degli alunni più fragili e tutela il lavoro degli educatori di sostegno: è questo l’esito del tavolo avviato dal Comune di Fidenza a fronte del crescente bisogno di interventi socio-educativi assistenziali a favore di alunni e alunne certificati e delle istanze di lavoratori e lavoratrici pervenute dalla FP CGIL Parma.
Un lungo confronto fra le parti che ha portato a un sostanziale aggiornamento dell’appalto per l’affidamento dei servizi educativi, scolastici ed extrascolastici, per minori sottoscritto nel 2023. Dalla firma scaturisce, in sintesi, una rimodulazione dell’organizzazione in modo da incrementare il grado di continuità nell’erogazione dei servizi educativi e scolastici che si concretizza nella continuità lavorativa sul secondo giorno di assenza dell’alunno – dopo che finora era coperto unicamente il primo giorno di assenza – e il riconoscimento del pasto al personale educativo.
“É stato importante – commenta Vittoria Ubaldi funzionaria FP CGIL Parma con delega al terzo Settore – aprire su questi temi un confronto con l’Amministrazione comunale di Fidenza, riuscendo a superare annose criticità e migliorando così le condizioni di educatori ed educatrici impiegati sull’appalto”.
“Si tratta di un accordo rilevante – osserva il sindaco Davide Malvisi – che permette di incrementare il grado di continuità nell’erogazione dei servizi educativi e scolastici, offrendo modelli organizzativi necessari a rispondere alla sempre maggiore complessità dei percorsi di inclusione a scuola. Allo stesso tempo, l’intesa raggiunta con FP CGIL accoglie le esigenze di maggior tutela lavorativa espresse dagli educatori. Vengono così affrontati e risolti problemi che erano sul tavolo da tempo e a tal fine l’Amministrazione compie un ulteriore sforzo di bilancio”.
“Nel merito – dettaglia Tommaso Celletti, funzionario FP territoriale – l’accordo prevede il riconoscimento al pasto per tutte le educatrici e gli educatori che svolgono il proprio lavoro durante il momento del pasto delle alunne e alunni, oltre al riconoscimento a educatrici ed educatori del pagamento del secondo giorno di assenza di alunni e alunne seguiti a scuola. Da sempre chiediamo coerenza: se l’orario è retribuito perché è lavoro educativo, è imprescindibile che il pasto sia fornito e garantito a tutto il personale educativo. Stesso discorso vale per le giornate di assenza dei minori seguiti a scuola: non possiamo pensare che educatrici e educatori, professionisti con titoli di studio riconosciuti, possano non avere garantita la continuità lavorativa in caso di assenza dell’alunna o dell’alunno seguito e trasformarsi in “jolly” per sostituzioni, laddove possibili, per poter aver retribuita la giornata. Ancora una volta, la mobilitazione e la vicinanza di lavoratrici e lavoratori, supportate dalla nostra azione sindacale e dal lavoro delle delegate hanno portato risultati tangibili. Siamo riusciti a sbloccare una situazione di stallo che durava da anni e a migliorare condizioni di lavoro. Riconosciamo all’Amministrazione comunale, e in particolare al sindaco Davide Malvisi, l’attenzione rivolta al tema e la volontà di arrivare a una soluzione condivisa”, concludono i sindacalisti.
“Vigileremo affinché gli impegni presi si concretizzino – aggiunge Vittoria Ubaldi – e lavoreremo affinché il nuovo appalto sia un esempio virtuoso di tutela e qualità dei servizi educativi. Anche in questa occasione la FP CGIL Parma, grazie alle sue rivendicazioni e alla vicinanza di lavoratrici e lavoratori, è riuscita a migliorare le condizioni di lavoro rendendole più tutelanti, sicure, dignitose e stabili”.
Il Comune di Fidenza, per l’attuazione dell’accordo, si impegna a finanziare 700 ore aggiuntive da febbraio 2026 al 30 giugno 2026 per un esborso intorno ai 16mila euro mentre la spesa per garantire i pasti del personale educativo è stimata in oltre 4mila euro. Risorse che si sommano allo stanziamento di oltre 700mila euro già a bilancio. L’accordo produce in concreto un potenziamento del servizio a beneficio degli utenti: dal mese di febbraio, in caso di assenza dei minori beneficiari del servizio, l’educatore di riferimento sarà comunque operativo non per uno, ma per due giorni, a servizio di altri alunni con disabilità. La nuova modalità mira anche a rendere più efficiente il sistema delle sostituzioni tra educatori, in modo da ridurre ulteriormente la probabilità che un minore rimanga “scoperto” a causa di un’assenza improvvisa dell’educatore di riferimento. Si è inoltre ritenuto di garantire la fruizione del pasto per l’educatore in tutti i casi in cui l’affiancamento del bambino durante il pranzo nei refettori scolastici sia utile al raggiungimento degli obiettivi educativi programmati.
Soddisfazione è espressa anche dall’assessora all’Istruzione e Servizi educativi Elisa Illica Magrini: “La sottoscrizione è frutto di un percorso di collaborazione e confronto tra le parti che ha portato ad una soluzione attesa e maturata da tutti. L’intesa rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento di un sistema educativo sempre più inclusivo, capace di rispondere in modo adeguato e tempestivo ai bisogni educativi, relazionali e di benessere degli studenti in situazione di maggiore vulnerabilità”.
Il tavolo di confronto è destinato a proseguire. È già stato calendarizzato un nuovo incontro per aprile 2026 al fine di monitorare l’andamento dell’accordo e valutare eventuali integrazioni o modifiche per l’anno scolastico 2026-2027.
Polizia locale, turni notturni: c'è l'accordo solo con la FP CGIL Parma
Il segretario generale Ruggero Maria Manzotti: “Questo avvio non è un punto di arrivo ma un punto di partenza”
Comune di Ferrara: prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori
Sindacati e RSU chiedono la convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione un dialogo costruttivo non solo è possibile ma necessario
Prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara.
Le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, SULPL e la RSU Aziendale ribadiscono con forza la necessità di una convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione, per affrontare una serie di temi che, nonostante gli impegni assunti, risultano ancora oggi privi di risposte operative e soluzioni concrete.
Il tavolo di conciliazione svoltosi in Prefettura dello scorso dicembre 2025 si è svolto in un clima di apertura e disponibilità, ma non ha prodotto esiti risolutivi sulle questioni centrali che da tempo incidono negativamente sulle condizioni di lavoro del personale comunale.
A distanza di settimane, permane infatti l’assenza di atti, decisioni e misure organizzative da parte dell’Amministrazione ed a fronte della quale le OO. SS. e la RSU Aziendale ha chiesto ufficialmente una convocazione urgente per sbloccare la situazione.
Tra le priorità non più rinviabili vi è l’istituzione del tavolo tecnico per l’aggiornamento del Regolamento dei buoni pasto, come dichiarato dalla parte pubblica in sede prefettizia, oltre alla necessità di acquisire dati certi e trasparenti sull’organizzazione dell’orario di lavoro e sui rientri pomeridiani.
Accanto a questo, rimangono aperti numerosi nodi fondamentali che richiedono un confronto strutturato con tempi certi e responsabile, tra cui:
- Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) per valorizzare la qualità del lavoro;
- definizione e applicazione del Regolamento sul lavoro agile per modernizzare la macchina amministrativa come più volte celebrato dalla stessa Amministrazione comunale;
- percorso certo e condiviso per la stabilizzazione del personale educativo precario;
- piena applicazione dell’art. 13 del CCNL Funzioni Locali 2019–2021 per riconoscere pienamente le competenze acquisite;
- costruzione di un accordo stralcio sul welfare aziendale.
Le Organizzazioni Sindacali e la RSU sottolineano che la richiesta di convocazione dei tavoli non risponde a logiche pretestuose o conflittuali, ma alla volontà di riprendere e consolidare relazioni sindacali efficaci, trasparenti e rispettose, fondate sulla responsabilità istituzionale.
L’obiettivo è uno solo: superare l’attuale stato di agitazione attraverso soluzioni condivise, nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara e, conseguentemente, della qualità dei servizi resi alla cittadinanza.
In assenza di riscontri concreti e tempestivi, lo stato di agitazione continuerà, con tutte le iniziative sindacali che si renderanno necessarie.










