FP CGIL: "No contratto a ribasso per i medici"

“Lavoratrici e lavoratori non sono disposti a svendere competenze, dedizione e professionalità”

“Per rinnovare il contratto di professionisti che sono, con gli altri, il cuore pulsante dei servizi sanitari,  servono adeguate risorse economiche” lo dichiara Andrea Filippi Segretario Nazionale Fp Cgil Medici, Veterinari e Dirigenti SSN, che continua

“nessuna organizzazione sindacale dovrebbe accettare un contratto al ribasso che umilia le retribuzioni di professionisti che hanno già gli stipendi più bassi d’Europa”.

“Anche se siamo ancora in attesa dell’Atto d’Indirizzo che dovrebbe definire le direttive e le risorse per il rinnovo del Contratto dell’Area Sanità, siamo molto preoccupati dopo la  sottoscrizione da parte di alcune organizzazioni sindacali dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2022/2024 del comparto sanità, che di fatto definanzia gli aumenti contrattuali di ben 11 punti percentuali rispetto all’inflazione registrata nel triennio” precisa Filippi.

“Davanti a questo desolante scenario che mortifica ancora una volta il salario dei professionisti non possiamo che rivolgerci a tutte le lavoratrici ed a tutti i lavoratori dell’Area dei Dirigenti Medici, Veterinari, Sanitari e delle Professioni Sanitarie, ed a tutti i loro rappresentanti, perché non si pieghino ad accettare condizioni unilaterali così al ribasso”

“Da anni lamentiamo il definanziamento del SSN, il taglio al personale, il blocco del salario accessorio, il furto delle eccedenze orarie a favore di gettononisti o di improvvisati mercenari che rendono i servizi pubblici sempre meno attrattivi per chi al contrario crede nel valore sociale della professione; da anni chiamiamo tutti a raccolta in occasione di ogni legge di bilancio per chiedere le risorse necessarie a salvare il nostro SSN; quindi non capiamo perchè ora dovremmo accettare passivamente un contratto, quello 2022-2024,  fortemente definanziato, per catapultarci di fretta in un contratto, quello 2025-2027, anch’esso ancora definanziato” incalza la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN.

“Peraltro, allo stato attuale, l’avvio della trattativa dell’Area è fortemente minata dalle sperequazioni che insistono nelle retribuzioni dei professionisti, vedasi le differenze che stiamo cercando di colmare sulle indennità di specificità dei Dirigenti Sanitari e sull’indennità di esclusività dei Dirigenti delle Professioni Sanitarie; al contrario oggi l’aumento disposto nell’ultima legge di bilancio  per l’indennità di specificità di medici e veterinari con un finanziamento aggiuntivo di 327 milioni di euro dal 2026, non è stato ancora finanziato per i Dirigenti sanitari, così come non c’è traccia alcuna del finanziamento, comunque minimo, per l’indennità di esclusività dei Dirigenti delle Professioni Sanitarie” chiarisce il segretario.

“Non abbiamo nessuna fretta di sottoscrivere un contratto definanziato, anche perché parte degli aumenti dello stipendio tabellare sono già presenti in busta paga, in virtù dell’anticipo predisposto dal Governo nella legge di bilancio 2024: infatti con le attuali risorse, l’aumento del tabellare probabilmente sarà inferiore ai 250 euro lordi, ma oggi ne stiamo già percependo 121, per cui la differenza reale di quanto aumenteranno le buste paga sarà veramente irrisoria; così come irrisori sono gli arretrati a tutt’oggi maturati.  Insomma, non capiamo davvero perchè dovremmo accettare le condizioni unilaterali proposte dal Governo, abdicando al nostro dovere sindacale di negoziare fino alla fine, con risorse inferiori di 11 punti rispetto all’inflazione, con la metà degli aumenti tabellari già percepiti in busta paga, con pochissimi arretrati, senza indennità di specificità e di esclusività finanziate per tutti i Dirigenti, né ci convince la narrazione di anticipare il contratto 2025-2027 che, come detto è anche questo ancora definanziato”.

“L’atto di indirizzo non è ancora uscito, la trattativa non è ancora partita, margini per migliorare le condizioni economiche e normative ci sono, ora si tratta di fare sindacato per lottare per davvero per le richieste che ci arrivano dai professionisti: risorse contrattuali  adeguate, sblocco del salario accessorio, finanziamento indennità di specificità e di esclusività per tutti i Dirigenti dell’Area, migliori condizioni di lavoro, più chiarezza sull’eccedenza oraria che le Aziende continuano ad utilizzare in modo discrezionale, nonostante le innovazione introdotte del ccnl 2019/2021. Il ministro Schillaci cosa dice ai colleghi? Che si devono accontentare o ci convoca e si impegna a trovare una soluzione dignitosa per la categoria?”.


Proges, incrementata a tremila euro la quota sociale

Ruggero Maria Manzotti e Vittoria Ubaldi di FP CGIL Parma: “Duecento voti contrari e un preciso segnale da parte di lavoratrici e lavoratori”

 

Venerdì 27 giugno si è svolta l’assemblea dei soci Proges, in occasione della quale è stata discussa la proposta di aumento della quota sociale di ulteriori mille euro, passando da duemila e tremila. Tale proposta era stata anticipata durante le pre-assemblee che la cooperativa ha organizzato nei servizi e nei territori, suscitando preoccupazione e contrarietà in molte lavoratrici e lavoratori.
Insieme alle delegate e ai delegati, abbiamo richiesto un incontro urgente, affinché la cooperativa ci spiegasse quali fossero le motivazioni alla base della proposta, e quali fossero le ricadute sul personale. Proges ci ha risposto negandoci l’incontro e, a fronte di tale diniego, come FP CGIL abbiamo invitato con forza lavoratrici e lavoratori alla partecipazione democratica, per esprimere attraverso il voto la contrarietà a tale decisione.
In primis, tale ulteriore trattenuta avrebbe assorbito di fatto l’ultima tranche di aumento contrattuale, in un settore, la cooperazione sociale, caratterizzato da lavoro povero, part time involontario, elevati tassi di turnover, difficoltà nel reclutare personale e flessibilità estrema, che oscilla tra turni estenuanti, riposi saltati e costante incertezza legata alle assegnazioni orarie e ai cantieri, di anno in anno. Inoltre, a detta di Proges, la richiesta di aumento quota sociale servirebbe a garantire la possibilità di accesso al credito, come elemento urgente in grado di assicurare il salario ai propri dipendenti, e proprio da questo punto di vista, riteniamo grave la mancata volontà di discutere con noi in merito alle reali condizioni economiche della cooperativa, che chiude un bilancio in attivo e rilancia investimenti futuri, ma allo stesso tempo fa leva sulla paura e chiede ai lavoratori di attingere allo “spirito cooperativo” per garantire la propria tenuta economica.
Durante l’assemblea, partecipatissima da lavoratrici e lavoratori dei servizi, si è tenuta una discussione forte, con interventi di delegate e lavoratrici che hanno messo in evidenza chi sono, come é il lavoro nei servizi gestiti da Proges, con salari che spesso si aggirano attorno ai mille euro al mese, a cui viene chiesto di votare a favore o contro una misura che potrebbe determinare la garanzia del loro stesso lavoro, senza gli strumenti per valutare e scegliere in modo consapevole. Molti sono stati i dirigenti arrivati da altre regioni, a sostenere la proposta aziendale, che è passata a maggioranza, nonostante i quasi duecento voti contrari; una contrarietà certificata, che mai si era vista nella cooperativa Proges e che segnala in modo forte un evidente malumore di chi lavora nei servizi, rispetto alla decisione presa, sia nel metodo che nel merito.
Crediamo che tali iniziative, intraprese in modo unilaterale, senza il reale coinvolgimento dei lavoratori e senza il coinvolgimento di chi rappresenta questi lavoratori, siano gravissime.
Crediamo anche che l’intera cooperazione debba però iniziare ad interrogarsi su quale sia la propria effettiva modalità di gestione e di azione, in particolare quando si giustificano scelte aziendali o eventuali difficoltà economiche, facendole pagare ai propri soci, presenti e futuri.
Continuiamo a chiederci dove sia finito quel tanto citato spirito cooperativo, quando scelte prese a risicata maggioranza hanno ricadute sulla vita materiale di migliaia di persone. Sottolineare mirabolanti investimenti in giro per il mondo, impoverendo i propri soci sul territorio, non ci sembra la strada più adeguata e giusta per una crescita che sostenga e rispetti il lavoro.
Come FP CGIL continueremo a lavorare per migliorare le condizioni di lavoro e di salario in ogni servizio, dando voce a tutte quelle lavoratrici e lavoratori della cooperazione sociale che con il loro lavoro e con la loro passione quotidianamente sorreggono i servizi sanitari, socio sanitari ed educativi. 


Trattativa CCNL Funzioni Locali 2022-2024: denunciamo la proposta insufficiente di Aran

«Serve un contratto giusto e dignitoso, il governo non dà risposte»

Si è tenuto il 2 luglio un nuovo incontro per il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024, durante il quale FP CGIL e UIL FPL hanno illustrato proposte concrete per migliorare le condizioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto. Le due organizzazioni sindacali hanno evidenziato la necessità di soluzioni capaci di rispondere alle reali esigenze del personale, puntando su risorse aggiuntive certe e un incremento salariale dignitoso.

La proposta Aran: spostamento di risorse e pochi euro di aumento

Durante la trattativa, Aran ha avanzato una proposta che non affronta il problema salariale. L’ipotesi illustrata prevede:

  • lo spostamento delle risorse dall’indennità di comparto allo stipendio tabellare;

  • una riduzione del fondo delle risorse decentrate;

  • un lieve incremento (da 11 a 17 euro lordi) sul salario tabellare, che rischia di essere annullato dai maggiori oneri riflessi.

Consideriamo la proposta del tutto insufficiente e denunciamo l’assenza di fondi aggiuntivi necessari a garantire un contratto giusto e dignitoso per tutto il personale.

Trattativa interrotta e nessuna nuova convocazione

Il confronto si è concluso con un brusco stop da parte di Aran, che ha interrotto la trattativa senza indicare nuove date per la prosecuzione del tavolo negoziale. Ribadiamo la nostra piena disponibilità a continuare il dialogo e ad approfondire nel merito i provvedimenti.

Criticità del decreto sulla Pubblica Amministrazione

Sottolineiamo inoltre come il recente decreto sulla Pubblica Amministrazione non garantisca aumenti certi per tutti i lavoratori. Il superamento del tetto del salario accessorio rappresenta solo un’opportunità e non un obbligo, riservato agli enti virtuosi, molti dei quali dovranno comunque scegliere tra nuove assunzioni e un modesto aumento delle retribuzioni del personale in servizio.

Mobilitazione FP CGIL: il governo non dà risposte

Il governo non sta dando le risposte necessarie per garantire la dignità economica dei lavoratori pubblici e annunciamo l’avvio della mobilitazione a sostegno di un contratto equo.


Trattative CCNL Federculture: a che punto siamo?

Si è tenuto nella giornata del 13 febbraio 2025 l’incontro tra Federculture e le OO.SS. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Uil Pa.

La parte datoriale, condividendo la richiesta delle Organizzazioni di voler arrivare a breve alla conclusione delle trattative ha ribadito di avere come priorità quella di estendere il perimetro contrattuale e di operare alcune modifiche normative.

Al fine di dare risposta alle lavoratrici e lavoratori, Federculture ha proposto una rivisitazione economica ben al di sotto della richiesta riportata nella piattaforma unitaria dei sindacati.

L’incontro odierno ha consentito alle parti di confrontarsi sul testo inviato dalla Federazione che, oltre ad adeguare la parte normativa alle recenti disposizioni, ha anche proposto considerevoli modifiche volte all’arretramento dei diritti e tutele fino ad oggi garantiti.

Le parti si sono aggiornate a seguito della necessità di ulteriori valutazioni e con l’intento di riconvocarsi in tempi brevi per proseguire il confronto.

Daremo puntuali aggiornamenti dei prossimi incontri


Contratto sanità, le ragioni del no

Articolo da Collettiva.it

No, proprio non conviene ai lavoratori e alle lavoratrici firmare l’ipotesi di rinnovo contrattuale presentata dall’Aran ai sindacati. Non conviene dal punto di vista degli incrementi economici e non conviene dal punto di vista normativo. E quanto hanno affermato il presidente dell’Aran Naddeo e il ministro Zangrillo assomiglia molto al gioco delle tre carte, ma i numeri reali sono altri.

Le menzogne dalle gambe corte

Dice Naddeo lo scorso 15 gennaio su Quotidiano Sanità: “Un infermiere di pronto soccorso, a decorrere da gennaio 2024, avrebbe avuto un incremento di stipendio di 150 euro, e di indennità di 240 euro al mese, che sarebbero saliti a 305 euro dal 2025 per arrivare a circa 360 euro nel 2026. Cioè 510 euro a regime. Poi era previsto un aumento di 35 euro delle indennità per le ostetriche nel 2024 che diventano 40 nel 2025. E poi a tutti i professionisti della salute nel 2026 venivano riconosciuti ulteriori 58 euro”.

Dice il ministro Zangrillo sullo stesso giornale nello stesso giorno: “Proponevamo un incremento che corrispondeva al 6,8%, quindi 172 euro di aumento, e la possibilità di firmare questo contratto ci avrebbe poi consentito di aprire immediatamente la trattativa per il contratto successivo, quello della tornata 2025-27, che prevedeva un ulteriore 6,9% con altri 186 euro di incremento salariale”.

 

 

 

La verità sugli aumenti contenuti nella proposta di rinnovo

Partiamo dall’inizio, il rinnovo contrattuale di cui si parla è quello per il biennio 2022-24, gli aumenti dovrebbero servire a riconquistare il potere di acquisto dei salari intaccato dall’inflazione. Tra il 2022 e il 2024 il tasso di inflazione è stato del 16,5%. L’incremento contrattuale proposto dal governo per tutto il lavoro pubblico è del 5,75%. Manca oltre il 10% di incremento, e non è affatto poco.

 

 

Veniamo alle cifre. L’aumento tabellare medio per un infermiere, se l’intesa fosse stata firmata, sarebbe stato di 135 euro lordi al mese che decurtato dell’Indennità di vacatio contrattuale già erogata si sarebbe ridotto a 45,87 euro lordi al mese. Analoghe cifre sarebbero entrate nelle buste paga degli altri lavoratori e lavoratrici del comparto: circa 50 euro lordi al mese.

 

E i 510 euro di cui parla Naddeo? Sarebbero toccati solo agli infermieri dei pronto soccorso: mettendo insieme aumenti tabellari e indennità varie, stiamo parlando di meno del 4%, 23 mila in tutto degli infermieri e delle infermiere sugli oltre 580mila in servizio.

Ma l’inganno è ben peggiore

Lo spiega Michele Vannini, segretario nazionale della Fp Cgil: “Il governo non ha stanziato le risorse necessarie per aumenti contrattuali dignitosi, le ha previste da una parte per la flat tax sulle prestazioni orarie aggiuntive che altro non sono che ore di lavoro straordinario pagate di più rispetto allo straordinario ordinario, e sull’abbattimento della tassazione al 5% solo ed esclusivamente per gli infermieri. Il messaggio – aggiunge Vannini – è chiaro: se vuoi guadagnare di più devi essere disponibile a lavorare di più”. Insomma, non si assume personale, non si aumentano gli stipendi ma si paga di più solo lo straordinario oltre quello previsto. Davvero una specie di truffa, e per di più è bene ricordare che, sebbene sia sbagliato “strizzare” i dipendenti, il 70% del personale è donna e per loro è assai più difficile accedere a tanto straordinario dovendo conciliare vita professionale e vita familiare.

Privatizzazione surrettizia

La conseguenza di tutto ciò è semplice e duplice, da un lato l’invecchiamento del personale, tanto più che in manovra c’è il blocco al 75% del turn over, e dall’altro la fuga dal pubblico degli operatori e operatrici sanitari che non ce la fanno più. È ancora Vannini a spiegare: “Se non si corregge questo processo, inevitabilmente si arriverà a esternalizzare i servizi. Quando il pubblico non ce la fa, il privato è pronto a entrare”.

Il contratto, si sa, serve anche a migliorare condizioni di lavoro e di carriera e invece nella proposta dell’Aran “non ci sarebbero stati strumenti sufficienti per la valorizzazione dei professionisti, e l’introduzione dell’assistente infermiere, così come proposta, servirebbe solo ad abbassare la qualità dell’assistenza e il costo del lavoro”. Ancora, nulla per il welfare aziendale e nessun aumento dei buoni pasto e nemmeno l’eliminazione di 1/5 a carico di lavoratori e lavoratrici.

E per la parte normativa non va meglio

Le richieste sindacali non hanno ricevuto risposte positive, nulla per i profili amministrativi e tecnici, né per le progressioni di carriera. E per quanto riguarda le ferie nessuna risposta: “Nessuna modifica alla retribuzione per le ferie, nonostante le sentenze della Cassazione abbiamo affermato che durante i periodi di ferie spettino tutte le indennità percepite relativamente alle mansioni ordinariamente svolte”.

La vertenza proseguirà

Inevitabile continuare la vertenza aperta e che ha visto nello sciopero generale dello scorso novembre un momento importante. Sottolinea il dirigente sindacale: “Questo rinnovo contrattuale in realtà altro non è che spremere i lavoratori e le lavoratrici il più possibile. E serve per continuare anche per via contrattuale a svuotare la sanità pubblica. Continueremo la vertenza per questo come per gli altri contratti pubblici che ancora non sono stati sottoscritti, e lavoreremo anche con le regioni, molte di loro si sono pronunciate sulla necessità di nuove risorse per il Ssn”.


Rinnovo CCNL Federcasa 2022-2024: è arrivato il momento di una consultazione straordinaria!

La trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2022-2024 per il personale di Federcasa ha portato a un testo che presenta ancora alcune distanze tra le richieste delle Organizzazioni Sindacali (OO.SS.) e la proposta dell’Associazione datoriale. Come FP CGIL riteniamo che l’ipotesi presentata non soddisfi pienamente le richieste avanzate nella piattaforma unitaria e non risponda alle aspettative espresse dai lavoratori durante la mobilitazione, per questo promuoviamo una consultazione straordinaria tra i lavoratori e le lavoratrici, così che ognuno possa esprimere la propria opinione sul testo presentato.

Parte Economica

Da una richiesta avanzata in piattaforma di recupero dell’inflazione registrata nel triennio – pari al 16,5% – per non perdere potere d’acquisto, Federcasa è passata da una proposta iniziale di aumento del 2,5% di incremento tabellare ad una proposta del 7,5% a partire dal 1 dicembre 2024.

Per il periodo pregresso, la proposta è di riconoscere una “una tantum” corrispondente al 3% del tabellare per gli anni 2022 e 2023 ed al 7% per i primi 11 mesi del 2024. Da queste somme andrà dedotta l’ Indennità di vacanza Contrattuale già corrisposta.

Secondo Federcasa, la somma rimanente andrà poi suddivisa in 4 rate da versare nel corso del 2025.

Parte Normativa

Per quanto riguarda la parte normativa, sono state avanzate richieste di miglioramento delle relazioni sindacali, di limitazione della precarietà e di revisione della classificazione del personale. Tuttavia, il testo attuale presenta limitazioni significative:

Relazioni sindacali: Le organizzazioni sindacali sono escluse dalla determinazione dei criteri per incentivi tecnici e passaggi di area.

Precarietà: La proposta aumenta la possibilità di contratti a tempo determinato, senza vincoli per la conservazione del posto nei casi di sostituzione.

Formazione e incentivi: Non sono previste risorse aggiuntive per la formazione e lo sviluppo professionale.

Classificazione del personale: La revisione della classificazione è parziale e non risponde pienamente alle richieste di valorizzazione del personale.

Partecipa alla Consultazione Straordinaria

Grazie alla mobilitazione di lavoratrici e lavoratori, quindi, si sono registrati importanti avanzamenti. Ciononostante, il testo presentato da Federcasa è ancora lontano da quanto unitariamente richiesto nella piattaforma.

FP CGIL ha perciò sospeso il proprio giudizio: la parola torna quindi a lavoratrici e lavoratori.

Per questi motivi, FP CGIL chiede di partecipare alla consultazione straordinaria. Nelle prossime due settimane ci saranno assemblee e consultazioni nei luoghi di lavoro per esprimere la propria opinione sul rinnovo del CCNL Federcasa. La partecipazione è fondamentale per garantire che le esigenze e le richieste del personale siano rispettate e rappresentate adeguatamente.


Trattativa rinnovo CCNL Sanità: ancora non ci siamo!

Il 23 ottobre, si è svolto un nuovo incontro con ARAN riguardante il rinnovo del CCNL Sanità Pubblica 2022-2024. Nonostante alcune risposte alle nostre richieste, la questione delle risorse disponibili continua a rappresentare un ostacolo cruciale. ARAN ha presentato modifiche all’ultimo testo solo nella giornata di ieri, ma molte delle proposte restano insoddisfacenti per chi lavora nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e per il futuro delle condizioni contrattuali.

Proposte di ARAN e criticità segnalate

Durante l’incontro, ARAN ha ridimensionato alcune sue richieste, come quella di aumentare il numero massimo di turni di pronte disponibilità mensili. Tuttavia, resta aperta la nostra richiesta di mantenere il limite a sette turni, senza alcun peggioramento rispetto al contratto vigente. Inoltre, non è stata ancora introdotta alcuna proposta di aumento delle indennità di disponibilità, elemento essenziale per valorizzare il lavoro dei professionisti della sanità.

Un’altra tematica fondamentale riguarda il concetto di retribuzione per ferie che includa tutte le indennità professionali e relative alle condizioni di lavoro, una richiesta che stiamo portando avanti in maniera decisa anche alla luce delle recenti sentenze della Corte di Giustizia Europea. Questo principio è indispensabile per garantire che le lavoratrici e i lavoratori ricevano una retribuzione adeguata durante il periodo di ferie.

Altri punti discussi e il nodo delle indennità

ARAN ha inoltre avanzato proposte riguardanti la fruizione delle ferie pregresse durante il preavviso, la mobilità e la conservazione delle ferie maturate, ma restano aperte numerose preoccupazioni, in particolare riguardo alla fruizione ad ore delle ferie pregresse. Questo strumento, pur rispondendo a esigenze organizzative delle aziende sanitarie, non deve compromettere il diritto al recupero psico-fisico delle lavoratrici e dei lavoratori.

Sulle indennità di specificità infermieristica, di tutela del malato e di pronto soccorso, permane l’assenza di un incremento concreto. Al momento, il Governo ha stanziato risorse che non coprono in modo adeguato le esigenze del personale sanitario, proponendo solo un aumento del 5,78% per il triennio 2022/2024. Abbiamo richiesto con forza che l’indennità di specificità venga estesa anche alle ostetriche.

Valore del buono pasto e mensa: mancano risposte

Sul fronte normativo, abbiamo chiesto miglioramenti relativi all’orario di lavoro, al diritto alla mensa e ai buoni pasto, con particolare attenzione alla loro fruibilità e al valore economico. Finora, ARAN non ha dato risposte concrete su questo punto, né ha accolto la richiesta di eliminare la contribuzione a carico dei lavoratori.

La questione delle risorse resta centrale

Al settimo incontro di trattativa, rivendichiamo la necessità di ottenere risposte puntuali e concrete su ogni richiesta presentata. Ma soprattutto, permane il problema cruciale della mancanza di risorse. Senza uno stanziamento aggiuntivo per questo triennio, il valore reale degli stipendi resta ben al di sotto dell’inflazione, peggiorando le condizioni economiche dei lavoratori della sanità pubblica.

Proprio per queste ragioni, FP CGIL, insieme a UIL, hanno confermato la partecipazione allo sciopero generale del 29 novembre!


Rinnovo CCNL Pubblico impiego: ancora non ci siamo, mobilitiamoci!

In questi giorni si leggono articoli su testate giornalistiche nazionali, riferiti ai rinnovi dei contratti del pubblico impiego, nei quali emerge uno scenario da rush finale dato da un aumento inverosimile, verso l’alto, delle retribuzioni complessive. La realtà dei fatti, però, è un’altra.

Ai tavoli di trattativa delle Funzioni Locali e Sanità le stesse continuano lentamente mentre, per le Funzioni Centrali, da ieri, si legge della volontà del presidente di Aran, Antonio Naddeo, di chiudere entro il 2024 ma a risorse date. Andiamo per ordine. In generale, Aran sta concentrando l’approfondimento su 2 blocchi: relazioni sindacali e rapporto di lavoro non affrontando ancora i temi del salario e dell’orario che, invece per noi, sono nevralgici. Non si affrontano perché le linee guida, inviate dal Governo all’Aran, significano perdita del potere di acquisto. Capiamo il perché. Nero su bianco le risorse a disposizione sarebbero il 5,78% nel triennio 2022/2024 (comprese le risorse già erogate a titolo di vacanza contrattuale ed anticipo contrattuale e da ripartire prevalentemente sul salario accessorio)  a fronte di una inflazione che, per quegli anni, ha registrato numeri in doppia cifra. Da sottolineare che con il PSB (Piano Strutturale di Bilancio) il Governo afferma che darà solo il 2% per il prossimo triennio 2025/2027.

Inoltre, si registra un arretramento nelle relazioni sindacali in quanto sono scritte chiaramente le materie che vengono sottratt e alla contrattazione (puntando a togliere valore alla funzione del CCNL). Riassumendo, l’aumento contrattuale non sta dietro all’inflazione e limito fortemente la capacità di agire, alle Rsu e alle Organizzazioni Sindacali, in tema di diritti.

Da parte nostra, gli obiettivi della FP CGIL sono noti:

• recupero del potere di acquisto

• risorse per portare a compimento il nuovo sistema di classificazione

• sblocco dei tetti ai fondi di contrattazione

oltre alla nostra volontà di inserire nel nuovo CCNL elementi innovativi, che però non si possono fare perché non sono finanziati. Al contrario, il Governo sta guardando alle e ai dipendenti pubblici solo come una possibilità di risparmio: dopo la modifica al ribasso dei coefficienti previdenziali dello scorso anno (pensioni più leggere) ora paventa la possibilità, per il settore pubblico, di restare al lavoro fino a 70 anni di età. Forse per tamponare le mancate assunzioni? Continuando di questo passo nel 2030 saranno ben 1.200.000 le lavoratrici ed i lavoratori pubblici in meno rispetto al 2010: una vera e propria desertificazione della pubblica amministrazione.

Altro punto nevralgico. Oltre alla mancanza di risorse necessarie per i rinnovi dei CCNL, è prevista una forte contrazione dei servizi pubblici.  Cambiano quindi i connotati di cittadinanza. Lo scenario che abbiamo davanti è di impoverimento sociale. Al contrario, bisognerebbe:

  • aumentare i salari
  • avere una strategia di politica industriale
  • investire sul welfare
  • attuare una diversa politica fiscale
  • tenere in considerazione le forti disparità territoriali.

In sintesi, a giudicare dalle notizia sui media, l’impegno del Ministro pare quello di ricercare una maggioranza sindacale disposta a rinnovare i CCNL non sulla base di una trattativa ma su quanto richiesto dal Governo. Infatti, nella pubblica amministrazione un contratto nazionale è valido se sottoscritto da organizzazioni sindacali che insieme rappresentino la maggioranza di lavoratrici e lavoratori. La rappresentatività di un’organizzazione sindacale è data dalla media del dato di adesione (iscritti ed iscritte) con il risultato delle elezioni RSU. Ecco perché, fra le altre motivazioni, è così importante iscriversi alla FP CGIL e votare alle elezioni della prossima primavera. I nostri obiettivi sono chiari, la nostra azione coerente. Rafforzarci ulteriormente significa creare le condizioni per avere un  contratto nazionale di lavoro migliore e adeguato alle attuali esigenze.


Trattativa rinnovo CCNL Funzioni Centrali. A che punto siamo?

La trattativa per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali rischia di naufragare a causa della mancata volontà del governo e del Ministro per la Pubblica Amministrazione di destinare le risorse necessarie per garantire un adeguato aumento salariale, in linea con l’inflazione del triennio 2022/2024. Come FP CGIL denunciamo con forza questa situazione: i funzionari pubblici hanno subito una perdita di potere d’acquisto pari a 290 euro, ma la proposta avanzata dall’Aran copre appena 141 euro.

Un contratto dignitoso per lavoratori pubblici

Non è sufficiente vantare una rapidità nella firma dei contratti: ciò che conta è che siano contratti dignitosi, che riconoscano il giusto valore al lavoro pubblico. Non accettiamo che si parli di un contratto che non risponde alle esigenze reali dei lavoratori. Un contratto che non copre l’inflazione e che blocca la crescita salariale e professionale è inaccettabile.

Il confronto con il passato

Il precedente governo, con Brunetta e Draghi, aveva messo a disposizione fondi, attraverso la legge di bilancio del 2022, per finanziare il nuovo ordinamento e per sostenere la contrattazione anche dopo la scadenza del contratto. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a un governo che con il PSB (Piano Strutturale di Bilancio) offre solo un 2% di aumento per il prossimo triennio 2025/2027, insufficiente per affrontare la crisi inflazionistica che stiamo vivendo.

Mobilitazione e azioni future

Per questo motivo saremo in piazza il 19 ottobre a Roma: per chiedere risorse adeguate sul salario e per difendere il diritto alla contrattazione collettiva. Dopo il 19 ottobre, continueremo la nostra campagna di mobilitazione, chiedendo che la legge di bilancio venga modificata. Il governo può trovare i fondi necessari, tassando i grandi patrimoni e gli extraprofitti, e non sacrificando i salari dei lavoratori che ogni giorno fanno funzionare ciò che resta di uno Stato al collasso.

Continueremo a presidiare il tavolo delle trattative per garantire condizioni dignitose a tutte le lavoratrici e i lavoratori. Il nostro obiettivo è chiaro: ottenere un contratto che valorizzi il lavoro pubblico e dia risposte concrete su salari, carriere e attrattività della pubblica amministrazione, soprattutto per le nuove generazioni.


Trattativa rinnovo CCNL Sanità. A che punto siamo?

Si è svolto oggi, in sede Aran, un incontro nell’ambito della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale del comparto sanità pubblica.

In apertura di confronto, l’Aran ha illustrato una proiezione ipotetica relativa agli incrementi economici che deriverebbero dalla distribuzione delle risorse attualmente a disposizione del contratto.

Si tratta, com’é noto, di un incremento della massa salariale pari al 5,78% (a fronte un incremento del costo della vita che nel triennio di riferimento sarà superiore al triplo) a cui vanno aggiunte le risorse stanziate dal D.L. 34 del marzo 2023 destinate esclusivamente a coloro che operano nei pronto soccorso.

L’ipotesi che Aran ha consegnato alla discussione destinerebbe il 5,2% (su un totale, ripetiamo, di 5,78) agli incrementi tabellari, lasciando al restante 0,58% il finanziamento di tutto il resto (indennità, fondi, incarichi, dep, costo delle modifiche normative etc. etc.).

Tradotto in cifre questo porterebbe a un incremento medio a regime sul tabellare di 130€ lordi (115, 120, 127, 135, 193, partendo dall’area del personale di supporto a crescere fino all’area di elevata qualificazione) a cui si aggiungerebbero poco meno di 15€ lordi per il finanziamento degli altri istituti sopra descritti.

Va sottolineato che più della metà delle risorse che sarebbero destinate agli incrementi in busta paga (circa il 52%) vengono già percepiti in busta paga a titolo di indennità di vacanza contrattuale. Questo significa, utilizzando l’ipotesi proposta da Aran, che su 130€ lordi medi 67 vengono già percepiti in busta paga e l’incremento residuo sarebbe di circa 63 euro.

A fronte di questa ipotesi abbiamo ribadito, al pari di altre organizzazioni sindacali, come l’insufficienza delle risorse non consenta di poter concretizzare la discussione sul rinnovo e come, quindi, sia indispensabile reperire ulteriori risorse. Motivo per il quale crescono le ragioni della mobilitazione che stiamo portando avanti, che deve intensificarsi al fine di costringere il governo a farsi carico della necessità di dare risposte adeguate alle lavoratrici e ai lavoratori del comparto. Ad oggi infatti siamo di fronte a un quadro che, oltre ad essere del tutto insufficiente per la parte che riguarda gli stipendi, sostanzialmente non ha che briciole da destinare alla valorizzazione professionale, ai fondi, al necessario incremento delle indennità.

La discussione é poi proseguita su alcuni aspetti della parte normativa, su testi che Aran ha inviato implementando l’articolato con alcuni temi ulteriori inerenti il rapporto di lavoro. Su questo resta la nostra contrarietà al tentativo, che si legge in trasparenza, di stressare le materie relative all’orario di lavoro per tentare di far funzionare le strutture gravate da una cronica carenza di organico. Anche su questo, ovviamente, lavoreremo con le nostre proposte per modificare questa impostazione.

Vi terremo aggiornati sul prosieguo della trattativa e della mobilitazione.


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