IREN, appalti raccolta rifiuti e spazzamento: lavoratori e lavoratrici in stato di agitazione. Presidio il 10 luglio alle 10 in piazza Garibaldi

FP CGIL, FIT CISL, FISASCAT CISL, UILTrasporti, FIADEL Ambiente chiedono la corretta applicazione contrattuale. Sciopero in programma per il 12 settembre

 

È stato proclamato da FP CGIL, FIT CISL, FISASCAT CISL, UILTrasporti e FIADEL Ambiente lo stato di agitazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici che svolgono per Iren i servizi in appalto su raccolta rifiuti, spazzamento e centri di raccolta che non si vedono ancora applicato il contratto di settore.

I temi posti dalle organizzazioni sindacali sono di estrema importanza per i lavoratori che da anni assicurano servizi pubblici nonostante non vengano loro riconosciute le giuste retribuzioni e le minime attenzioni sui temi della salute e sicurezza da parte della committente Iren.

Tuttavia, agli incontri convocati nei giorni scorsi in Prefettura e in Comune Iren non si é presentata. Questa é la considerazione che la concessionaria di un servizio pubblico mostra verso i lavoratori, le lavoratrici e le istituzioni a fronte dell’apertura di uno stato di agitazione.

Il gruppo Iren ogni anno aumenta gli utili, i dividendi agli azionisti e i premi ai dirigenti, ma non ha nessuna intenzione di rispettare i contratti e le norme di legge sugli appalti.

Gli appalti di quasi tutti i servizi operativi sono stati assegnati nel 2016 e vengono ancora prorogati di anno in anno con risorse non adeguate al costo del lavoro del settore e con una modalità che solleva non pochi dubbi sulla loro regolarità e non permette alle imprese appaltatrici di fare gli investimenti necessari in termini di personale e mezzi.

La raccolta rifiuti con il sistema porta a porta sempre più spinto non ha visto il necessario investimento in termini di squadre di lavoro adeguate e mezzi. Questo significa mettere a rischio la vita e la salute di chi lavora sulle strade e tornare indietro nel tempo ad un lavoro sempre più manuale e inadeguato che non soddisfa nemmeno i cittadini.

Iren ha inoltre avviato nelle scorse settimane le prime parziali procedure di reinternalizzazione attraverso la controllata San Germano dopo più di due anni di ritardo dalla partenza della nuova concessione, con una modalità caotica e senza nessun confronto e condivisione con le organizzazioni sindacali e senza rispettare il piano presentato negli anni scorsi.

Nessuna risposta da parte di Iren e delle imprese appaltatrici sulla richiesta di anticipare l’inizio dei turni di lavoro per prevenire l’eccessiva esposizione al calore dei lavoratori che con le temperature di questi giorni dovevano già vedersi applicate misure concrete di prevenzione.

Il settore evidenzia sempre più problemi di precoce incidenza di malattie professionali che mettono a rischio la salute dei lavoratori e la tenuta occupazionale, con ricadute sociali non trascurabili.

I lavoratori del settore sono anni che aspettano di vedersi riconosciute le giuste tutele ma finora nessuna risposta é arrivata e anzi Iren si appresta a rinnovare gli appalti per i prossimi 13 anni a condizioni inaccettabili.

È indispensabile che la proprietà pubblica riprenda un maggiore controllo sulle modalità attraverso le quali Iren eroga i servizi pubblici pagati dai cittadini e che vi sia maggiore attenzione alla qualità del lavoro e alle condizioni di sicurezza.

In questo quadro di assoluta indifferenza rispetto alle richieste su temi fondamentali di dignità del lavoro e di tutela della sicurezza i lavoratori di tutto il settore raccolta rifiuti e spazzamento saranno in sciopero il prossimo 12 settembre per l’intera giornata e sono pronti a proseguire la mobilitazione per la difesa dei loro diritti.

Nel frattempo, è in programma un presidio per il prossimo giovedì 10 lugliodalle ore 10 alle 12, davanti al Municipio di Parma in piazza Garibaldi.


Trattativa CCNL Funzioni Locali 2022-2024: denunciamo la proposta insufficiente di Aran

«Serve un contratto giusto e dignitoso, il governo non dà risposte»

Si è tenuto il 2 luglio un nuovo incontro per il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024, durante il quale FP CGIL e UIL FPL hanno illustrato proposte concrete per migliorare le condizioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto. Le due organizzazioni sindacali hanno evidenziato la necessità di soluzioni capaci di rispondere alle reali esigenze del personale, puntando su risorse aggiuntive certe e un incremento salariale dignitoso.

La proposta Aran: spostamento di risorse e pochi euro di aumento

Durante la trattativa, Aran ha avanzato una proposta che non affronta il problema salariale. L’ipotesi illustrata prevede:

  • lo spostamento delle risorse dall’indennità di comparto allo stipendio tabellare;

  • una riduzione del fondo delle risorse decentrate;

  • un lieve incremento (da 11 a 17 euro lordi) sul salario tabellare, che rischia di essere annullato dai maggiori oneri riflessi.

Consideriamo la proposta del tutto insufficiente e denunciamo l’assenza di fondi aggiuntivi necessari a garantire un contratto giusto e dignitoso per tutto il personale.

Trattativa interrotta e nessuna nuova convocazione

Il confronto si è concluso con un brusco stop da parte di Aran, che ha interrotto la trattativa senza indicare nuove date per la prosecuzione del tavolo negoziale. Ribadiamo la nostra piena disponibilità a continuare il dialogo e ad approfondire nel merito i provvedimenti.

Criticità del decreto sulla Pubblica Amministrazione

Sottolineiamo inoltre come il recente decreto sulla Pubblica Amministrazione non garantisca aumenti certi per tutti i lavoratori. Il superamento del tetto del salario accessorio rappresenta solo un’opportunità e non un obbligo, riservato agli enti virtuosi, molti dei quali dovranno comunque scegliere tra nuove assunzioni e un modesto aumento delle retribuzioni del personale in servizio.

Mobilitazione FP CGIL: il governo non dà risposte

Il governo non sta dando le risposte necessarie per garantire la dignità economica dei lavoratori pubblici e annunciamo l’avvio della mobilitazione a sostegno di un contratto equo.


Opacità e contraddizioni caratterizzano la riorganizzazione del Servizio di Emergenza Territoriale in Ausl Romagna

In seguito all’incontro tenutosi il 04 giugno con la Direzione Aziendale in merito alla riorganizzazione del Servizio di Emergenza Territoriale dell’Ausl Romagna, la FP CGIL esprime la propria netta contrarietà alla decisione di sostituire la leadership infermieristica con equipaggi composti esclusivamente da due autisti soccorritori.

La nostra posizione è motivata  dalla scarsa trasparenza del progetto e dalla manifesta inconsistenza degli elementi che l’Ausl pone a base del percorso: i documenti forniti dall’Azienda alle Organizzazioni Sindacali risultano non sufficienti  per una corretta analisi – si giustifica questa decisione come una misura temporanea, necessaria a fronte delle difficoltà nel reclutamento di personale infermieristico mentre la FP CGIL ricorda che attualmente, in Ausl Romagna ci sono oltre 170 infermieri in graduatoria per assunzioni a tempo indeterminato.

Pur riconoscendo una generale difficoltà nel reclutamento  perché le professioni sanitarie soffrono di scarsa attrattività, frutto di precise scelte politiche che non garantiscono condizioni di lavoro dignitose né un contratto  che recuperi almeno la perdita del potere di acquisto  generato dall’inflazione, non ci sembra questa motivazione possa essere invocata per il caso in oggetto.  Quindi gli Infermieri ci sarebbero,  a meno che la proposta di assunzione della Ausl non sia per un  tempo determinato valido solo per il periodo estivo  che nessun Infermiere oggi accetterebbe .

Sorge quindi una domanda legittima: si tratta davvero di una criticità oggettiva o di una precisa volontà aziendale di ridurre progressivamente la presenza infermieristica a bordo delle ambulanze?

La FP CGIL, ribadendo con forza la necessità di preservare il carattere pubblico del servizio e garantire la sicurezza degli utenti, ha chiesto chiarimenti su un punto fondamentale: perché se si sceglie di dare in gestione al privato 4 mezzi su questi non si prevedono equipaggi con leadership infermieristica? Anche su questo, non è stata fornita alcuna risposta adeguata.

Alla scarsa trasparenza, si aggiungono elementi fra loro contraddittori Secondo la FP CGIL, emerge chiaramente la volontà di destrutturare progressivamente un servizio fondamentale come l’emergenza territoriale.

Per questo, sollecitiamo nuovamente la Direzione Aziendale ad avviare un percorso di confronto reale, fondato sul coinvolgimento delle parti sociali e su scelte organizzative condivise.

Allo stesso tempo, sollecitiamo tutti vari livelli istituzionali, affinché si giunga in tempi celeri al riconoscimento giuridico della figura dell’autista soccorritore, condizione che aiuterebbe ad affrontare alcune criticità garantendo competenza e responsabilità nel sistema di emergenza, a tutela della salute pubblica e della dignità professionale degli operatori.


Referendum 8 e 9 giugno 2025: cosa cambia se vince il SÌ

L’8 e 9 giugno 2025 si vota su cinque quesiti referendari che riguardano il mondo del lavoro e la cittadinanza. In molti si chiedono:
“Cosa cambia se vince il SÌ?”
“Cosa succede se vince il NO?”
“Cosa accade se non si raggiunge il quorum?”

In questo articolo rispondiamo in modo semplice e chiaro a queste domande. E se ti interessa una società più giusta, saprai anche perché è importante votare cinque SÌ.


✅ Cosa cambia se vince il SÌ

Votare significa abrogare le norme attuali per migliorare le tutele nel lavoro e rendere più equo l’accesso alla cittadinanza. Ecco i cambiamenti previsti:

1. Più diritti in caso di licenziamento

  • Si reintroduce l’articolo 18: chi viene licenziato ingiustamente potrà essere reintegrato nel proprio posto di lavoro, non solo risarcito.

2. Risarcimenti più giusti per i lavoratori

  • Si elimina il tetto alle indennità per licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese. Il giudice potrà valutare caso per caso.

3. Stop all’uso indiscriminato dei contratti a termine

  • Torna l’obbligo di indicare una causale già dal primo contratto a tempo determinato. Basta precarietà senza motivo.

4. Più sicurezza nei contratti in appalto

  • Anche il committente sarà responsabile in caso di infortuni sul lavoro, non solo l’appaltatore. Una tutela in più per chi lavora.

5. Cittadinanza più giusta

  • Gli stranieri residenti in Italia da almeno 5 anni potranno chiedere la cittadinanza (oggi ne servono 10). Un passo verso l’inclusione.


❌ Cosa succede se vince il NO

Votare NO significa lasciare tutto com’è. In concreto:

  • I licenziamenti ingiusti non daranno diritto al reintegro.

  • Le indennità saranno limitate (massimo sei mensilità).

  • I contratti a termine potranno essere usati senza giustificazione.

  • Il committente resterà irresponsabile in caso di incidenti negli appalti.

  • Per ottenere la cittadinanza serviranno ancora 10 anni di residenza.


⚠️ Cosa cambia se non si raggiunge il quorum

Il quorum è il numero minimo di elettori necessario perché il referendum sia valido:
👉 Deve votare almeno il 50% + 1 degli aventi diritto.

Se il quorum non viene raggiunto:

  • Il referendum non ha effetti legali, anche se vince il SÌ.

  • Le leggi attuali rimangono in vigore.

  • È come se il voto non fosse mai avvenuto.

💡 Per questo è importante andare a votare! Chi resta a casa, lascia che siano altri a decidere.


🗳 Perché votare 5 SÌ

Votare 5 SÌ significa scegliere:

  • Più giustizia per chi lavora.

  • Meno precarietà e abusi.

  • Più sicurezza nei luoghi di lavoro.

  • Più dignità e inclusione.

✅ L’8 e 9 giugno fai sentire la tua voce:
vai a votare e vota cinque SÌ per i diritti, la giustizia sociale e una società più equa per tutte e tutti.


stato di agitazione

Proclamato lo stato di agitazione al Centro Cardinal Ferrari - Kos Group: la proprietà torni al tavolo delle trattative

Turni e carichi di lavoro insostenibili, assenza di valorizzazione della produttività e di percorsi di carriera rivolti a tutto il personale, sono alla base della protesta indetta dal Sindacato.

FP CGIL Parma, su mandato delle assemblee di lavoratrici e lavoratori del Centro Cardinal Ferrari – Kos Group, ha proclamato lo stato di agitazione e sta per iniziare un articolato percorso di mobilitazione contro le inaccettabili condizioni di lavoro ed il mancato rispetto dei diritti del personale dipendente che si ripercuote anche sui servizi resi all’utenza.

Da tempo le tematiche inerenti la gestione del personale, quelle relative ai sistemi di incentivazione e di progressione di carriera, e, più in generale, tutte le materie di contrattazione decentrata previste dai Contratti Nazionali ed Integrativi, non vengono affrontate al tavolo di trattativa aziendale, se non in maniera sporadica, e questo sta avvelenando decisamente il clima organizzativo e lavorativo.

I rappresentanti sindacali aziendali (RSA), Federico Bertozzi, Laurentiu Ferent e Vita Salerno, unitamente al Segretario FP CGIL Gianluca Mezzadri, per stare nel merito delle questioni, mettono l’accento sul fatto che: “L’azienda ha adottato cambiamenti organizzativi e di turnistica, l’ultimo a partire dal corrente mese di maggio 2025 (ritirato appena dopo la proclamazione dello stato di agitazione, segno evidente che abbiamo colpito nel segno), senza coinvolgere le Organizzazioni Sindacali”.

“Ma soprattutto la mancanza di vere risposte alle richiesta che abbiamo avanzato da tempo” continuano i sindacalisti “sta a testimoniare la grave indifferenza da parte dell’azienda nei confronti delle lavoratrici e lavoratori ed è un comportamento che riteniamo veramente inaccettabile. Se si tiene conto del contesto socio-economico che negli ultimi anni sta attraversando il Paese, dove si è registrata una pesante perdita del potere d’acquisto dei salari per tutte le lavoratrici e i lavoratori, il non aver certezze, anche temporali, sull’individuazione e sulla retribuzione degli emolumenti di competenza della contrattazione decentrata aggrava la situazione all’inverosimile”.

Le difficoltà che si stanno vivendo attualmente all’interno di questa struttura che è definita “d’eccellenza” in ambito assistenziale/riabilitativo (e dire “attualmente” è anche sbagliato, visto che le si stanno vivendo da alcuni anni, senza reali risposte da parte di chi ha il governo del Centro) stanno anche causando una fuga di professionisti ed operatori, verso altre esperienze più gratificanti e questo sta diventando oltremodo insostenibile da parte di chi rimane (dipendenti e utenti).

Per entrare nel concreto, i riferimento è a questi problemi:

1. il Contratto Nazionale di Lavoro applicato nella struttura non è rinnovato da oltre 6 anni e questo ha causato una differenza di oltre 200 euro al mese rispetto ai colleghi che lavorano nei servizi sanitari pubblici (che fanno lo stesso lavoro); e teniamo conto che KOS è uno dei più grandi gruppi italiani ed è parte attiva nell’attuale fase di stallo delle trattative;

2. da anni, nonostante le richieste sindacali, la struttura non si è mai dimostrata veramente disponibile a valorizzare in alcun modo, anche economicamente, la qualità del lavoro che i professionisti e gli operatori svolgono con passione e impegno tutti i giorni;

3. il rapporto operatori/utenti nella struttura spesso non è rispettato, cioè ci si trova a dover assistere più utenti/pazienti di quelli che si potrebbero, secondo le norme in vigore, e questo si ripercuote sulle attenzioni e sulla qualità del servizio all’utenza;

4. non c’è la garanzia, nonostante il Sindacato lo chieda da anni e nonostante sia prevista dalla Legge e dai Contratti Nazionali di Lavoro, di facilitazioni all’accesso a percorsi di formazione e di aggiornamento professionale, indispensabili per garantire il mantenimento della qualità dei servizi.

“Per tutti questi motivi – concludono Bertozzi, Ferent, Salerno e Mezzadri – abbiamo avviato il percorso di mobilitazione che, avrà momenti di sensibilizzazione dell’utenza, delle famiglie e della cittadinanza, per culminare anche in iniziative di sciopero e informazione sulla stampa e sui social.”

FP CGIL chiede con forza che la dignità del lavoro e la valorizzazione della qualità delle prestazioni nel Centro Cardinal Ferrari tornino davvero ad essere i punti cardine tutti i giorni. Non è più il tempo dell’attesa e delle false promesse.


Rilanciare la Psicologia nel SSR: la Proposta della FPCGIL all’Emilia-Romagna

La FPCGIL Medici e Dirigenti SSN, grazie al lavoro del proprio Coordinamento Regionale degli Psicologi, ha prodotto e presentato in data 5 maggio 2025 alla Direzione Generale Sanità dell’Emilia-Romagna un documento ampiamente condiviso di analisi e proposta per il rilancio e la riorganizzazione delle attività di psicologia nelle aziende sanitarie regionali.
L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere una governance più efficace dei servizi psicologici, valorizzandone il ruolo strategico nella sanità pubblica; dall’altro, garantire piena tutela alla professionalità e alle condizioni di lavoro delle colleghe e dei colleghi psicologi, oggi troppo spesso frammentati e privi di riferimenti strutturali stabili. È stata formalmente richiesta l’apertura di un tavolo di confronto regionale allargato ai professionisti e alle organizzazioni sindacali, per avviare un percorso condiviso, partecipato ed orientato alla maggiore autonomia ed al miglioramento concreto dei servizi di psicologia e della qualità stessa del lavoro. La psicologia è una componente essenziale del sistema sanitario.
La FPCGIL Medici e Dirigenti SSN ha ribadito con forza la necessità di un’integrazione strutturale e definitiva delle attività psicologiche nei servizi del Servizio Sanitario Regionale, affinché sia possibile rispondere in modo adeguato, continuo e qualificato ai bisogni emergenti della cittadinanza, sempre più complessi e interconnessi con la salute mentale, emotiva e sociale delle persone.

Scarica il documento programmatico

Sul rinnovo del CCNL Sanità 2022/2024 servono risorse vere e risposte concrete

“Nell’incontro del 29 aprile presso l’ARAN per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2022/2024 del comparto sanità pubblica non è emersa alcuna novità sostanziale, né sul piano economico né su quello normativo. Ancora una volta il confronto si è rivelato privo di contenuti in grado di rispondere concretamente alle attese dei lavoratori e delle lavoratrici del settore. Fp Cgil e Uil Fpl ribadiscono con fermezza la loro indisponibilità a sottoscrivere una pre-intesa che non riconosca il valore del personale sanitario attraverso tutele reali, diritti esigibili e un adeguato incremento salariale”.

Lo scrivono in una nota Fp Cgil e Uil Fpl.“Nonostante il tempo trascorso, il Governo continua a sottrarsi a un’assunzione di responsabilità concreta nei confronti di chi, ogni giorno, con competenza e dedizione, garantisce il diritto alla salute per l’intera collettività. La nostra posizione – proseguono – è trasparente e coerente: non si tratta di un confronto ideologico ma di una valutazione basata esclusivamente sui contenuti. Restiamo disponibili al dialogo, ma servono risorse adeguate e risposte normative precise, che chiediamo sin dall’apertura del tavolo e che, ad oggi, restano del tutto disattese”.

“A sostegno di questa posizione anche il recente ‘Documento di analisi e proposte in tema di personale del Servizio Sanitario Nazionale’, approvato dalla Conferenza delle Regioni, evidenzia con chiarezza la necessità di superare anni di sottofinanziamento e compressione della spesa per il personale. Il testo richiama l’urgenza di un’inversione di tendenza fondata su un rafforzamento delle risorse e su politiche di valorizzazione del lavoro nel SSN che ne rilancino l’attrattività e la sostenibilità. Viene inoltre indicata come non più rinviabile l’attivazione di un investimento straordinario sulle retribuzioni, indispensabile per riconoscere in modo adeguato il valore professionale, economico e sociale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica. Fp Cgil e Uil Fpl chiedono che queste indicazioni condivisibili non restino sulla carta ma si traducano in proposte reali e risorse aggiuntive già disponibili nei prossimi incontri. In assenza di un cambio di rotta non esistono le condizioni per la chiusura positiva della trattativa”, concludono.


Violenza di Genere nella PMA dell'Ospedale del Delta: La FP CGIL Ferrara Esprime Forte Preoccupazione

La Funzione Pubblica CGIL Ferrara manifesta profonda preoccupazione per la grave situazione che si sta verificando presso il servizio di procreazione medicalmente assistita (PMA) dell’Ospedale del Delta.

Una Situazione Allarmante

Recentemente, anche la stampa ha dato notizia della sospensione disciplinare di due dirigenti dell’Unità Operativa. Il primo dirigente è stato sanzionato per minacce, violenza verbale e danneggiamenti, mentre il secondo per omessa vigilanza su tali comportamenti, aggravati da offese sessiste. Si tratta di un gravissimo episodio di violenza di genere che getta un’ombra inquietante sul nostro sistema sanitario.

Conseguenze Gravi sul Personale

La violenza e il clima di intimidazione hanno provocato un’escalation di dimissioni tra il personale sanitario, con numerose lavoratrici e lavoratori che, esasperati, hanno chiesto di essere trasferiti ad altri reparti. Nonostante le ripetute segnalazioni, l’Azienda Sanitaria sembra non aver dato risposte chiare e concrete per sanare questa situazione.

Rientro Controverso e Pressioni Inaccettabili

In un contesto già compromesso, uno dei due dirigenti sospesi è rientrato in servizio. Contestualmente, la dottoressa che aveva avuto il coraggio di denunciare la violenza subita è stata convocata dall’azienda. Durante l’incontro le è stato riferito che esisterebbe un’incompatibilità dichiarata dal dirigente rientrato e le è stato chiesto di valutare un trasferimento. A peggiorare la situazione, l’azienda ha inviato una comunicazione poco chiara, prospettando l’apertura di un “verosimile” ambulatorio nella sede di via Boschetto, nella Città Metropolitana di Ferrara.

La Denuncia della FP CGIL Ferrara

La FP CGIL Ferrara ribadisce il proprio impegno nel tutelare la dipendente in tutte le sedi opportune. Non è tollerabile che chi ha denunciato episodi di violenza di genere sia ora sottoposto a nuove pressioni e rischi l’allontanamento dal proprio posto di lavoro.

Chiediamo con forza al Presidente De Pascale, all’Assessore regionale alla sanità Fabi e alla Direttrice Generale Natalini di intervenire con decisione a difesa della legalità, della trasparenza e della dignità di tutte le lavoratrici e lavoratori del Servizio Sanitario Regionale.


Abbiamo vinto: siamo il primo sindacato del pubblico impiego in Emilia-Romagna. E continuiamo a crescere.

Le lavoratrici e i lavoratori ci hanno dato fiducia, riconoscendo nella FP CGIL coerenza, serietà e impegno reale. Le elezioni RSU del 14, 15 e 16 aprile ci consegnano un risultato politico netto: le nostre liste si affermano ancora una volta come la prima forza sindacale in regione nella Pubblica Amministrazione.
Una vittoria costruita giorno dopo giorno, nei luoghi di lavoro, con la forza della nostra presenza e della nostra azione concreta.
“Siamo il sindacato per davvero” non è solo uno slogan: è un impegno che si è tradotto in fiducia. Una fiducia che cresce mentre altri crollano.
Nelle Funzioni Locali superiamo quota 17.000 voti e ci attestiamo al 53%, confermandoci maggioranza assoluta.
In Sanità cresciamo di un ulteriore +1%, con 1.200 voti assoluti in più, confermandoci ancora una volta come il primo sindacato del comparto con il 37,25%.
Nelle Funzioni Centrali aumentiamo +3% e per la prima volta raggiungiamo il 35% confermandoci ancora una volta primo sindacato. Un risultato forte e chiaro, che sconfessa le scelte di chi ha firmato un contratto peggiorativo, respinto nei luoghi di lavoro. Da segnalare come invece lavoratrici e lavoratori abbiamo espresso un forte dissenso nei confronti di chi ha firmato un CCNL lontanissimo dai bisogni reali: i 2 principali sindacati firmatari perdono rispettivamente il 4% ed il 2,15% rispetto al 2022.
Siamo il primo sindacato in 382 enti e siamo maggioranza assoluta in 302.
Questa affermazione si inserisce in un quadro di partecipazione straordinaria: la percentuale di affluenza sale del 5%, raggiungendo il 75%, pari a oltre 81.000 votanti totali.
I nostri delegati eletti in Emilia-Romagna risultano 1832. Un grazie a loro e a tutti e tutte coloro che non sono stati eletti. Questo risultato non sarebbe stato possibile senza l’impegno di tutti e tutte.
Un ringraziamento molto sentito alle oltre 4.000 persone che hanno permesso il corretto svolgimento di questa grande prova di democrazia (commissioni elettorali, scrutatrici e scrutatori, presidenti).
La FP CGIL Emilia-Romagna esce vincitrice da questa tornata elettorale. Mentre alcuni sindacati pagano oggi le conseguenze delle loro scelte sbagliate – come la firma del contratto delle Funzioni Centrali che ha svenduto diritti e dignità – noi raccogliamo la fiducia di chi non vuole svendere il proprio lavoro.
Questo successo ci dà ancora più forza per affrontare le trattative aperte dei contratti di Sanità e Funzioni Locali, e per mettere in discussione un contratto delle Funzioni Centrali che svaluta il lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici. La voce di chi lavora sarà più forte, grazie al sostegno che ci avete dato.
Avanti così, insieme.
Perché siamo il Sindacato per davvero.


IRPEF 2025: CGIL ottiene l'intervento del Governo sugli acconti non dovuti

Un’importante vittoria sindacale che tutela lavoratori e pensionati dal rischio di versamenti maggiorati

La CGIL ha ottenuto un primo, importante risultato nella battaglia contro gli acconti IRPEF calcolati con le vecchie aliquote, che avrebbero potuto colpire in modo ingiusto milioni di lavoratori e pensionati. Il rischio era concreto: a causa del comma 4 dell’articolo 1 del D.Lgs. 216/2023, anche nel 2024 si sarebbero dovute applicare le quattro aliquote IRPEF vigenti fino al 2023, anziché le tre previste dalla riforma in vigore dal 1° gennaio 2024.

Il problema: acconti IRPEF calcolati con il vecchio sistema

Secondo quanto previsto dal decreto, l’acconto IRPEF dovuto nel 2024, calcolato in sede di dichiarazione dei redditi, sarebbe stato basato sulle aliquote e detrazioni obsolete, generando così versamenti non dovuti e penalizzando i contribuenti.

Il rischio? Un aggravio ingiustificato sui bilanci familiari, già provati dall’aumento del costo della vita e dall’inflazione cumulata negli ultimi anni.

La richiesta della CGIL e la risposta del Governo

Per evitare questo scenario, la CGIL ha tempestivamente chiesto l’abrogazione del comma 4 del decreto e l’applicazione immediata delle nuove aliquote e detrazioni anche per il calcolo degli acconti.

A seguito della segnalazione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui riconosce la fondatezza della richiesta e annuncia che:

“Il Governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto.”

Una tutela concreta per milioni di persone

L’intervento annunciato rappresenta una risposta concreta alle preoccupazioni di milioni di lavoratori e pensionati e dimostra l’efficacia dell’azione sindacale nel monitorare e correggere storture che, se non rilevate, rischierebbero di tradursi in ulteriori sacrifici economici per le famiglie italiane.

La CGIL continuerà a vigilare affinché il provvedimento normativo venga adottato nei tempi e nei modi necessari per garantire equità e giustizia fiscale.


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