Il percorso dell’autonomia differenziata torna al centro del confronto istituzionale. Gli schemi di intesa tra il Governo e le Regioni Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte riguardano alcune funzioni relative a protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute. Veneto, Liguria e Lombardia hanno già approvato gli schemi nei rispettivi Consigli regionali, mentre in Piemonte l’iter è ancora in corso.

Un percorso che la FP CGIL Emilia-Romagna guarda con forte preoccupazione, soprattutto per le conseguenze che ulteriori forme di autonomia potrebbero avere sulla sanità pubblica, sulle condizioni di lavoro e sull’uniformità dei diritti garantiti alle cittadine e ai cittadini.

Autonomia differenziata e sanità pubblica

Il nodo principale riguarda proprio la tutela della salute. Le intese prevedono ulteriori margini di autonomia regionale su alcune funzioni legate all’organizzazione e al finanziamento dei sistemi sanitari. In Liguria, ad esempio, lo schema approvato comprende la possibilità di intervenire sulle tariffe di rimborso, sulle risorse destinate al personale sanitario, sugli investimenti e sulla gestione di alcune risorse del servizio sanitario regionale.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna il rischio è quello di accentuare una differenziazione già molto forte tra i sistemi sanitari regionali. Regioni con maggiori disponibilità economiche potrebbero avere più possibilità di investire sul personale e sui servizi, aumentando la competizione per medici, infermieri e professionisti sanitari.

Una dinamica che potrebbe incidere non soltanto sui territori con minori risorse, ma sull’intero Servizio sanitario nazionale, aumentando la mobilità sanitaria e rendendo ancora più difficile garantire ovunque gli stessi livelli di assistenza.

La Corte costituzionale e i limiti all’autonomia

Sul percorso dell’autonomia differenziata è già intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza 192 del 2024, dichiarando illegittime diverse disposizioni della legge 86/2024.

In particolare, la Consulta ha stabilito che l’autonomia non possa tradursi nel trasferimento generalizzato di intere materie: devono essere individuate specifiche funzioni, sulla base di una motivazione adeguata e di un’istruttoria coerente con il principio di sussidiarietà.

Proprio per questo, secondo la FP CGIL Emilia-Romagna, ogni ulteriore passaggio deve essere valutato a partire dalle sue conseguenze concrete sui servizi pubblici e sui diritti.

Diritti e lavoro pubblico devono restare universali

La questione non riguarda soltanto l’organizzazione amministrativa delle Regioni. Riguarda il modello di servizio pubblico che si vuole costruire.

Sanità, welfare e servizi territoriali devono continuare a garantire diritti universali, indipendentemente dal luogo in cui una persona nasce, vive o lavora. Allo stesso modo, occorre evitare che la crescente differenziazione tra territori produca nuove disparità anche per le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è quindi necessario rafforzare il Servizio sanitario nazionale, investire sul personale, garantire adeguate risorse ai servizi pubblici e ridurre le differenze territoriali già esistenti.

L’obiettivo deve essere quello di tenere insieme qualità del lavoro, universalità dei servizi e uguaglianza dei diritti, evitando che il luogo di residenza diventi sempre più determinante per l’accesso alla salute e alle prestazioni pubbliche.

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