La FP CGIL Ravenna si è mobilitata davanti al Tribunale per denunciare una situazione ormai insostenibile: carenza di personale, mancata stabilizzazione dei precari PNRR, rischio chiusura di uffici e aule e tempi sempre più lunghi per i procedimenti.
“Giustizia al collasso, a pagarne il prezzo sono le lavoratrici, i lavoratori e i cittadini”: è questo il messaggio al centro del presidio organizzato dalla FP CGIL Ravenna davanti al Palazzo di Giustizia.
La mobilitazione ha voluto portare all’attenzione pubblica le gravi criticità che attraversano il Tribunale di Ravenna e, più in generale, il sistema della giustizia: organici insufficienti, carichi di lavoro crescenti, precarietà del personale assunto con fondi PNRR e difficoltà sempre maggiori nel garantire servizi efficienti, accessibili e giusti per tutte e tutti.
Secondo la FP CGIL, la carenza di organico supera il 50% e rischia di compromettere il funzionamento quotidiano degli uffici. A questo si aggiungono la mancata stabilizzazione dei precari PNRR, il possibile ridimensionamento di uffici e aule e l’allungamento dei tempi dei procedimenti, con conseguenze dirette sia sulle condizioni di lavoro del personale sia sui diritti delle cittadine e dei cittadini.
“Abbiamo organizzato questo presidio – sottolinea la FP CGIL Ravenna – per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e per una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti”.
Al presidio erano presenti anche rappresentanti istituzionali e professionisti del Tribunale, tra cui il procuratore Daniele Barberini e il presidente Giovanni Trerè. La segretaria Lisa Dradi ha evidenziato le difficoltà quotidiane vissute negli uffici giudiziari e la necessità di interventi urgenti.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, investire nella giustizia significa investire nei servizi pubblici, nella qualità del lavoro e nella tenuta democratica del Paese. Senza personale stabile, formato e in numero adeguato, non può esserci una giustizia realmente vicina alle persone.
