Sciopero Hesperia Hospital e Diagnostic Center: il 15 ottobre mobilitazione a Modena e Carpi

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e dell’Hesperia Diagnostic Center di Carpi, strutture sanitarie del Gruppo Garofalo Health Care (GHC), saranno in sciopero per 24 ore giovedì 15 ottobre 2026. La mobilitazione, proclamata a seguito dell’assemblea sindacale del 30 settembre, sarà accompagnata da un presidio dalle ore 10 alle ore 12 davanti all’Hesperia Hospital di Modena, in via Arquà 80.

La decisione arriva dopo il fallimento dei tentativi di conciliazione presso la Prefettura di Modena e la mancata disponibilità dell'azienda a fornire risposte concrete alle rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori. È stato inoltre proclamato il blocco del lavoro straordinario e supplementare.

Contratto integrativo fermo da oltre vent'anni e condizioni di lavoro da migliorare

Al centro dello sciopero Hesperia del 15 ottobre ci sono problematiche che si trascinano da anni e che riguardano il riconoscimento economico e professionale del personale, l'organizzazione del lavoro e la tutela dei diritti.

Tra le principali criticità denunciate dalla FP CGIL figurano il mancato rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da oltre vent'anni, e l'assenza di risposte sul recupero del potere d'acquisto e sull'armonizzazione dei trattamenti economici.

Persistono inoltre disparità economiche e normative tra i dipendenti, problemi nella gestione della reperibilità, degli orari di lavoro e dei riposi settimanali, oltre a difficoltà nella sostituzione del personale assente per malattia, infortunio o ferie.

Una situazione che ha conseguenze anche sull'organizzazione dei servizi: all'Hesperia Diagnostic Center di Carpi, la carenza di organico comporta infatti la chiusura della struttura per due mezze giornate. Per il personale di Carpi resta inoltre irrisolta la questione del diritto alla mensa o al buono pasto.

Investimenti nella sanità privata, ma nessuna risorsa per il personale

La mobilitazione si inserisce in un contesto di espansione del Gruppo Garofalo Health Care, che beneficia anche delle risorse pubbliche destinate al recupero delle liste d'attesa e alla riduzione dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie.

A fronte di un investimento programmato di oltre 2 milioni di euro per l'adeguamento strutturale e tecnologico dei macchinari sanitari, non sono previste risorse aggiuntive per valorizzare il personale.

Una scelta che, come FP CGIL, riteniamo inaccettabile. Le lavoratrici e i lavoratori garantiscono quotidianamente prestazioni sanitarie essenziali, ma continuano a fare i conti con retribuzioni ferme da anni, progressivamente erose dall'inflazione, e condizioni di lavoro sempre più difficili.

Investire nelle strutture e nelle tecnologie senza riconoscere il valore di chi vi lavora significa trascurare una componente fondamentale della qualità dell'assistenza.

FP CGIL: la qualità dell'assistenza non può reggersi sul sacrificio dei lavoratori

«La vertenza Hesperia si colloca al centro di una riflessione più ampia sul futuro della sanità e dei servizi alla persona», sottolinea Mohcine El Arrag della FP CGIL Modena.

«Non è accettabile che nei servizi sanitari e socio-sanitari la qualità dell'assistenza erogata ai cittadini continui a reggersi sul sacrificio dei lavoratori, penalizzati da contratti bloccati, disuguaglianze retributive e condizioni di lavoro logoranti».

Come FP CGIL Emilia-Romagna, ribadiamo la necessità di riconoscere pienamente il valore del lavoro nella sanità privata. La crescita delle strutture, gli investimenti e l'utilizzo delle risorse pubbliche devono accompagnarsi a condizioni contrattuali dignitose, retribuzioni adeguate e una corretta organizzazione del lavoro.

La qualità dei servizi sanitari passa anche dalla tutela dei diritti e dalla valorizzazione delle professionalità che ogni giorno garantiscono assistenza alle persone.


Sanità modenese, la carenza di personale non può essere pagata da lavoratrici e lavoratori

La carenza di personale nella sanità modenese non può continuare a essere compensata chiedendo a lavoratrici e lavoratori di rinunciare ai riposi, accumulare straordinari e garantire continuamente rientri aggiuntivi. È una situazione che denunciamo da mesi e che oggi mostra tutte le sue conseguenze.

Nell’Azienda Usl di Modena, infermieri, Oss, tecnici, professionisti sanitari e personale amministrativo si trovano quotidianamente a fare i conti con turni scoperti, rientri nei giorni di riposo e continui spostamenti necessari a garantire la tenuta dei servizi.

Come FP CGIL abbiamo più volte ribadito un principio semplice: straordinari e sacrifici del personale non possono sostituire le assunzioni.

Straordinari e rientri non possono diventare la normalità

Già nei mesi scorsi, insieme alla UIL FPL, avevamo segnalato alla Direzione aziendale i rischi di un utilizzo sistematico dello straordinario per coprire le carenze di organico.

Lo straordinario dovrebbe infatti avere una funzione eccezionale. Quando diventa uno strumento ordinario per garantire l’apertura dei servizi, le conseguenze sono inevitabili: da una parte aumenta il carico di lavoro e si riducono ulteriormente i tempi di recupero del personale, dall’altra vengono consumate risorse economiche che appartengono al fondo contrattuale e che dovrebbero finanziare anche altri istituti.

Per questo abbiamo chiesto ripetutamente all’Azienda Usl di Modena un piano straordinario di assunzioni, capace di affrontare alla radice una carenza di personale ormai strutturale.

Oltre un milione di euro per coprire straordinari e rientri

La situazione era talmente evidente che le Rappresentanze sindacali unitarie aziendali hanno diffidato l’Azienda dal continuare a utilizzare in maniera così consistente le risorse disponibili per sostenere la mancanza di personale.

L’Ausl è stata quindi costretta a individuare ulteriori risorse di bilancio, che si sono comunque rivelate insufficienti per riconoscere economicamente tutti gli sforzi richiesti al personale.

Tra straordinari e cosiddetti “rientri da casa”, cioè turni volontari incentivati effettuati durante i giorni di riposo per coprire turni scoperti, la spesa ha superato ampiamente le disponibilità previste per il 2025-2026, arrivando a oltre un milione di euro.

Il risultato è un paradosso inaccettabile: prima si chiede a una lavoratrice o a un lavoratore di rinunciare al proprio riposo perché manca personale; successivamente, quando le risorse non sono più sufficienti, viene meno il riconoscimento economico previsto per quello stesso sacrificio.

È comprensibile, quindi, la rabbia di chi oggi si vede negare l’incentivo dopo essere rientrato al lavoro magari nell’unico giorno di riposo disponibile per garantire un servizio essenziale.

Il problema resta la carenza strutturale di personale

La questione, però, non riguarda soltanto la sospensione dell’incentivo per il “rientro da casa”.

Il problema principale è che quei turni continuano a esistere e continuano a rimanere scoperti perché il personale non è sufficiente.

Se lavoratrici e lavoratori non fossero più disponibili a rinunciare ai propri riposi, chi garantirebbe quei turni? È questa la domanda alla quale la Direzione aziendale deve dare una risposta strutturale.

Non si può costruire il funzionamento ordinario della sanità pubblica sulla disponibilità continua delle persone a lavorare oltre il proprio orario e a sacrificare i tempi di recupero.

A rischio anche salario accessorio e progressioni economiche

C’è inoltre un secondo problema che non può essere sottovalutato.

Il fondo contrattuale finanzia diverse componenti del salario accessorio delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità: indennità, progetti incentivanti, produttività, progressioni economiche e altri istituti previsti dalla contrattazione.

Quelle risorse non sono infinite.

Continuare a utilizzarne una quota così consistente per finanziare i rientri necessari a compensare una carenza strutturale di personale significa ridurre le possibilità di impiegarle per valorizzare professionalità e lavoro.

Il rischio concreto è che, continuando su questa strada, nei prossimi mesi non si debba più discutere soltanto del mancato pagamento dell’incentivo per i rientri, ma anche della possibilità di finanziare progressioni economiche e produttività, dopo che già nel 2025 le progressioni non sono state effettuate.

Le risorse delle lavoratrici e dei lavoratori devono poter tornare nelle loro tasche attraverso gli strumenti della contrattazione, senza costringerli a vivere costantemente negli ospedali, nei servizi e negli uffici per compensare gli organici insufficienti.

Servono assunzioni e un vero confronto sindacale

La soluzione non può essere chiedere ancora più disponibilità a chi da anni sostiene il funzionamento della sanità pubblica in condizioni sempre più difficili.

Servono assunzioni, programmazione degli organici e investimenti sul personale.

Resta inoltre aperto un problema importante sul piano delle relazioni sindacali. Non è accettabile che organizzazioni sindacali e rappresentanze dei lavoratori vengano a conoscenza attraverso gli organi di stampa di disposizioni o complessi progetti di integrazione aziendale interprovinciale senza aver ricevuto preventivamente un’informativa.

Informazione, trasparenza e confronto preventivo devono tornare a essere parte del metodo con cui si governa un’Azienda sanitaria pubblica.


Sanità privata, FP CGIL: serve un incontro urgente per il rinnovo dei contratti

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata attendono da anni il riconoscimento dei propri diritti contrattuali e salariali. Chiediamo alle istituzioni di convocare con urgenza un confronto e di intervenire su una situazione che non può più essere rinviata.

La situazione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata è diventata insostenibile. A distanza di mesi dalla richiesta di incontro già avanzata il 4 giugno, continuiamo a chiedere alle istituzioni l’apertura urgente di un confronto sul rinnovo dei contratti del settore.

Parliamo di professioniste e professionisti che ogni giorno garantiscono servizi sanitari essenziali alla cittadinanza, spesso in condizioni sempre più difficili, e che attendono da troppo tempo il riconoscimento dei propri diritti contrattuali e salariali.

Contratti scaduti da anni e salari da tutelare

Le lavoratrici e i lavoratori interessati attendono il rinnovo dei propri contratti, in alcuni casi, da 14 e 8 anni. Un ritardo non più sostenibile, soprattutto in una fase nella quale l’aumento del costo della vita continua a pesare sui salari e sul potere d’acquisto.

A fronte di questa situazione, preoccupa il perdurare del silenzio istituzionale. Tanto più dopo l’intervento previsto dal decreto lavoro, che ha escluso il personale della sanità privata dall’indennità di vacanza contrattuale riconosciuta agli altri dipendenti dei settori privati.

Una decisione motivata con la presunta incertezza dei ricavi delle imprese del settore, nonostante queste operino sulla base di budget triennali definiti dalle Regioni.

Il risultato è che migliaia di lavoratrici e lavoratori, già in attesa da anni del rinnovo, sono stati esclusi anche da uno strumento pensato per tutelare i salari durante i periodi di vacanza contrattuale, rinviando ancora una volta la questione alla contrattazione con controparti che da anni non aprono i tavoli.

Serve un intervento immediato delle istituzioni

Come FP CGIL continuiamo quindi a chiedere un confronto immediato sul rinnovo dei contratti della sanità privata.

Non è accettabile che un settore fondamentale del sistema sanitario continui a reggersi sul lavoro e sulla professionalità di migliaia di persone senza che venga riconosciuto loro un trattamento contrattuale ed economico adeguato.

Le istituzioni devono assumersi la responsabilità di favorire concretamente la riapertura del confronto e di garantire che alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità privata siano riconosciuti gli stessi diritti e la stessa dignità che devono valere per tutto il lavoro sanitario.

Se il silenzio dovesse proseguire, saremo pronti a rafforzare ulteriormente le iniziative di mobilitazione, dando continuità al percorso già avviato a sostegno della vertenza.

La sanità privata svolge una funzione rilevante all’interno del sistema sanitario. Non è possibile continuare a riconoscerne il ruolo senza riconoscere, allo stesso tempo, il valore del lavoro di chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento.


CCNL AIOP RSA, passi avanti sui diritti ma resta aperto il nodo economico

È proseguito martedì 15 settembre il confronto per il rinnovo del CCNL AIOP RSA, il contratto che riguarda le lavoratrici e i lavoratori delle strutture socio-sanitarie assistenziali aderenti ad AIOP. Nel corso della trattativa sono stati registrati alcuni importanti avanzamenti sul piano normativo, mentre resta ancora una distanza significativa sulla parte economica.

Un nodo che per noi non può essere rinviato. Le lavoratrici e i lavoratori del settore attendono infatti da 14 anni il rinnovo del contratto e, in tutto questo tempo, hanno continuato a garantire assistenza e cura alle persone più fragili, affrontando anche un forte aumento del costo della vita.

In questi anni il personale ha sostenuto le proprie rivendicazioni attraverso scioperi, manifestazioni, presidi e mobilitazioni, chiedendo un riconoscimento economico adeguato al valore del lavoro svolto e alle professionalità impiegate nelle strutture.

Passi avanti sulla parte normativa del contratto

Il confronto con AIOP ha permesso di raggiungere alcuni risultati significativi nell’aggiornamento degli istituti normativi.

Sul tema della genitorialità, la trattativa ha riguardato maternità e paternità, riposi per allattamento, congedo parentale, malattia del bambino, gravidanza e allattamento a rischio.

In particolare, è stata raggiunta l’intesa sull’integrazione fino al 100% della retribuzione per i cinque mesi di congedo obbligatorio di maternità. Previsto inoltre il riconoscimento del 100% della retribuzione, fino a un massimo di 15 giorni, in caso di ricovero d’urgenza dei figli fino ai quattro anni di età.

Un altro avanzamento riguarda il contrasto alla precarietà. Nel corso del negoziato sono stati infatti ridotti i limiti percentuali complessivi per il ricorso ai contratti a tempo determinato, compresi quelli attivati attraverso la somministrazione di lavoro. L’obiettivo è ridurre il ricorso al lavoro precario nelle strutture interessate e favorire rapporti di lavoro più stabili.

Legge 104: i diritti non possono essere compressi

È proseguito anche il confronto sui permessi previsti dalla Legge 104/1992.

La nostra posizione resta chiara: l’eventuale programmazione della fruizione dei permessi non può essere imposta unilateralmente alle lavoratrici e ai lavoratori e, soprattutto, non può trasformarsi in una limitazione dei diritti riconosciuti dalla legge.

L’organizzazione del lavoro deve essere conciliata con il pieno rispetto delle tutele previste per chi assiste familiari con disabilità o si trova nelle condizioni tutelate dalla normativa.

Nuove tutele per patologie oncologiche, invalidanti e croniche

Nel contratto viene inoltre recepita la disciplina introdotta dalla Legge n. 106/2025 per le lavoratrici e i lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti o croniche.

È prevista la possibilità di richiedere un periodo di congedo, continuativo o frazionato, fino a un massimo di 24 mesi, con conservazione del posto di lavoro, nei casi di malattie oncologiche o di patologie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74%.

Vengono inoltre riconosciute 10 ulteriori ore annue di permesso per visite, esami strumentali, analisi e cure mediche frequenti.

La stessa tutela viene estesa alle lavoratrici e ai lavoratori con figli minorenni che si trovino nelle medesime condizioni di salute.

Il nodo resta quello degli aumenti salariali

Gli avanzamenti ottenuti sulla parte normativa rappresentano risultati importanti, ma non sono sufficienti per chiudere positivamente il rinnovo del CCNL AIOP RSA.

Ad oggi, infatti, non si registra un analogo avanzamento sulla parte economica. La proposta formulata dalla parte datoriale resta insufficiente rispetto alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori e non consente di recuperare adeguatamente il ritardo accumulato in quattordici anni di mancato rinnovo.

Dopo un periodo così lungo, il nuovo contratto non può limitarsi ad aggiornare diritti e istituti normativi. Deve garantire anche un incremento economico concreto e significativo, capace di riconoscere professionalità, competenze e responsabilità di chi ogni giorno assicura servizi essenziali alle persone più fragili.

È necessario inoltre intervenire per ridurre il divario retributivo rispetto agli altri CCNL del settore applicati alle stesse figure professionali.

Come FP CGIL continueremo quindi il confronto con responsabilità e disponibilità, valorizzando i risultati raggiunti ma senza arretrare sulla richiesta di un rinnovo contrattuale che sia realmente giusto e dignitoso anche dal punto di vista salariale.

Il negoziato proseguirà il 1° ottobre in videoconferenza e il 9 ottobre con un nuovo incontro in presenza. Continueremo a seguire il confronto e a informare lavoratrici e lavoratori sugli sviluppi della trattativa.


CCNL Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari: riprese le trattative, restano nodi decisivi

Il 9 settembre 2026 sono riprese le trattative per il rinnovo del CCNL dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari. Un confronto che entra ora in una fase importante, con diversi avanzamenti già raggiunti ma anche con alcuni temi centrali che devono ancora trovare una soluzione soddisfacente.

Nel testo presentato da ARAN nei giorni precedenti all’incontro sono stati recepiti numerosi miglioramenti ottenuti nel corso della trattativa, in particolare su materie rilevanti come relazioni sindacali, orario di lavoro, carriere, ferie e festività, assenze, permessi e aspettative, servizio fuori sede e formazione.

All’apertura del confronto, il presidente dell’ARAN Antonio Naddeo ha ribadito l’obiettivo di arrivare rapidamente alla conclusione della trattativa e ha annunciato l’invio alle organizzazioni sindacali di un testo completo del contratto entro il 22 settembre, così da mettere a disposizione tutti gli elementi necessari per affrontare la possibile fase conclusiva del negoziato.

Come FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari abbiamo espresso apprezzamento per il lavoro svolto nei mesi di trattativa, sottolineando allo stesso tempo la necessità di trovare risposte concrete sui punti che restano ancora aperti.

Parte economica: valorizzare le componenti stabili della retribuzione

Sul piano economico, le risorse disponibili determinerebbero un aumento medio lordo pro capite di 393 euro mensili, al quale si aggiungono le risorse destinate all’incremento dell’indennità di specificità.

Resta però da definire la distribuzione di alcune voci economiche. Per noi è necessario destinare maggiori risorse alle componenti fisse e ricorrenti della retribuzione, con particolare attenzione allo stipendio tabellare e alla posizione fissa degli incarichi.

L’obiettivo è garantire una valorizzazione stabile delle professionalità e un reale dinamismo delle carriere per tutte le dirigenti e tutti i dirigenti dell’Area.

Rimane inoltre prioritario superare la disparità nel finanziamento dell’indennità di specificità sanitaria prevista dal 2026, che continua a penalizzare in modo significativo la Dirigenza Sanitaria.

Incarichi, risultato e Fondi Aziendali: i nodi ancora aperti

Anche sul versante normativo rimangono questioni importanti da affrontare.

Abbiamo nuovamente chiesto il riconoscimento dell’anzianità di servizio ai fini dell’assegnazione degli incarichi per gli Specialisti Ambulatoriali successivamente assunti nelle Aziende e negli Enti attraverso concorso pubblico.

È stata inoltre ribadita la necessità di una definizione più favorevole del limite massimo di ore che, in applicazione del decreto legislativo 502 del 1992, possono essere considerate utili ai fini del risultato. Riteniamo che il fondo utilizzato come riferimento per questo calcolo debba essere depurato dalle risorse residue relative alle condizioni di lavoro.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata anche al capitolo dei Fondi Aziendali. Su questo tema abbiamo chiesto l’apertura di uno specifico tavolo tecnico prima del 22 settembre, con l’obiettivo di affrontare e risolvere alcune criticità prodotte nel tempo dalla successione delle diverse norme.

Il confronto deve proseguire sui temi ancora irrisolti

Restano infine altri importanti aspetti del contratto sui quali sarà necessario proseguire il confronto nei prossimi incontri, a partire dal sistema delle indennità, dalla libera professione e dalla disciplina di pause e riposi.

Il lavoro svolto fino a oggi ha consentito di ottenere miglioramenti significativi, ma la fase conclusiva della trattativa dovrà fornire risposte anche sui temi ancora aperti.

Come FP CGIL continueremo a lavorare perché il rinnovo del contratto riconosca concretamente professionalità, responsabilità, condizioni di lavoro e percorsi di carriera delle Dirigenti e dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari, valorizzando chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario pubblico.


Inchiesta CPR: no a strumentalizzazioni. Massima fiducia nel personale medico

Ciò che sta accadendo a molti medici e mediche in merito all’inchiesta della Procura di Ravenna, sulla presunta falsificazione di certificati medici volti ad impedire il trattenimento di migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio, desta sicuramente inquietudine. Ancora di più desta inquietudine il modo in cui vari esponenti politici di destra si sono gettati sulla questione, arrivando a ipotizzare punizioni al personale medico che, stando a quanto riportato, non è nemmeno indagato.

Alle conclusioni dell’indagine dovranno giungere le istituzioni preposte. Alcune considerazioni, però, sono già possibili.

Basta entrare una sola volta in un CPR per rendersi conto che quanto denunciato da organismi istituzionali e ONG indipendenti sia tristemente vero. Una edilizia di tipo carcerario e il grave degrado igienico-sanitario producono un deterioramento psicofisico sistematico. A questo si aggiunge l'uso diffuso di psicofarmaci e tranquillanti per contenere l'ordine interno, a fronte di frequenti episodi di autolesionismo, sofferenza psichica e tentativi di suicidio.

L'operato dei medici, quindi, va contestualizzato alla luce di questa drammatica realtà e non può che essere, in un Paese civile, il punto di partenza di qualsiasi riflessione. Il personale sanitario e tecnico, per cui non è sicuramente facile operare in questo ambiente, gode della nostra massima fiducia e a loro va la nostra solidarietà poiché conosciamo il livello di professionalità che è in grado di esprimere.

Come sempre attendiamo con rispetto la conclusione delle indagini, ma condanniamo fermamente il clima inquisitorio di una destra strumentale e irrispettosa delle istituzioni, sempre pronta a inquinare il dibattito pubblico sulla base di prese di posizioni ideologiche ed elettoralistiche.


CCNL Sanità pubblica 2025-2027, sottoscritta la preintesa: aumenti oltre l’inflazione e nuove tutele

La FP CGIL ha sottoscritto la preintesa per il rinnovo del CCNL della Sanità pubblica 2025-2027. L’accordo introduce aumenti salariali superiori all’inflazione programmata, una clausola di salvaguardia delle retribuzioni e importanti miglioramenti normativi per le lavoratrici e i lavoratori del Servizio sanitario nazionale.

Il risultato segna una discontinuità rispetto al precedente rinnovo contrattuale, che non era riuscito a proteggere pienamente il potere d’acquisto del personale. Con la nuova preintesa, gli incrementi della retribuzione tabellare superano invece l’inflazione prevista per il triennio, consentendo di recuperare terreno sul piano salariale.

«Ci eravamo impegnati a fare bene e presto. L’intesa raggiunta risponde a entrambi questi obiettivi: il confronto con l’ARAN è iniziato il 22 aprile e ha permesso di definire in pochi mesi un accordo che interviene sia sulla parte economica sia su numerosi aspetti normativi», sottolinea la FP CGIL.

Gli aumenti previsti dal rinnovo della Sanità pubblica

Gli aumenti tabellari saranno riconosciuti progressivamente nel corso del triennio, con decorrenze dal 1° gennaio 2025, dal 1° gennaio 2026 e dal 1° gennaio 2027.

A regime, gli incrementi mensili lordi della retribuzione tabellare arriveranno a:

  • 181 euro per l’Area dell’elevata qualificazione;
  • 130,20 euro per professionisti della salute e funzionari;
  • 120 euro per gli assistenti;
  • 112,60 euro per gli operatori;
  • 106,70 euro per il personale di supporto;
  • 139,70 euro per i ricercatori sanitari;
  • 130,20 euro per i collaboratori professionali di ricerca sanitaria.

Per i profili interessati, agli aumenti tabellari si aggiungerà l’incremento delle indennità professionali. I valori mensili dell’indennità di specificità infermieristica e ostetrica e dell’indennità di tutela del malato e promozione della salute vengono sostanzialmente raddoppiati.

Considerando insieme retribuzione tabellare e indennità, l’aumento mensile lordo potrà raggiungere, a seconda dell’area e del profilo professionale, oltre 220 euro.

L’aumento contrattuale assorbirà, come previsto, l’indennità di vacanza contrattuale già presente nelle buste paga. Saranno inoltre riconosciuti gli arretrati maturati, compresi quelli relativi alle nuove indennità professionali.

Una clausola per proteggere gli stipendi dall’inflazione

Tra i risultati più significativi ottenuti dalla FP CGIL vi è l’introduzione, per la prima volta nel CCNL della Sanità pubblica, di una clausola di salvaguardia retributiva.

Tra un anno le parti saranno chiamate a verificare l’andamento effettivo dell’inflazione e gli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni utilizzate per il rinnovo. In presenza di differenze rilevanti, il confronto dovrà individuare le misure necessarie per tutelare le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Si tratta di uno strumento importante per evitare che nuovi aumenti improvvisi del costo della vita possano ridurre il valore reale degli incrementi contrattuali.

Retribuzione garantita anche durante le ferie

La preintesa interviene anche sul trattamento economico durante i periodi di ferie, stabilendo il mantenimento delle indennità e della retribuzione accessoria.

Le lavoratrici e i lavoratori non dovranno quindi subire una riduzione ingiustificata dello stipendio nei giorni di ferie. Viene così affermato il principio secondo cui il periodo di riposo deve essere effettivamente retribuito senza penalizzazioni economiche.

Orario di lavoro e superamento dei debiti orari impropri

Il rinnovo affronta anche il tema dell’orario convenzionale e della pausa, correggendo un meccanismo che poteva determinare debiti orari impropri a carico del personale.

L’intesa rappresenta un primo passo verso il superamento di una gestione dell’orario che, in numerose situazioni, aveva prodotto criticità e contenziosi nei luoghi di lavoro.

Più risorse per gli incarichi

Un’altra novità riguarda la valorizzazione degli incarichi professionali. Attraverso la contrattazione aziendale sarà possibile elevare il valore economico dell’incarico di base dagli attuali 1.000 euro fino a 3.500 euro, differenziando gli importi in relazione alle singole unità operative o ai servizi.

La contrattazione integrativa avrà quindi un ruolo fondamentale per riconoscere responsabilità, competenze ed effettiva complessità delle attività svolte.

Riconosciuto il profilo dell’autista soccorritore

La preintesa introduce in modo effettivo il profilo professionale dell’autista soccorritore nell’Area degli assistenti.

Si tratta di un risultato atteso da tempo, che riconosce contrattualmente competenze, responsabilità e specificità professionali di chi opera quotidianamente nei servizi di emergenza e soccorso.

L’accordo contiene inoltre un aggiornamento complessivo del sistema dei profili professionali, con l’obiettivo di riconoscere figure che, pur svolgendo attività specifiche e qualificate, non avevano ancora trovato un adeguato inquadramento nel contratto nazionale.

Indennità per particolari unità operative

Sono state modificate anche le platee dei destinatari e gli importi delle indennità previste per particolari unità operative.

La nuova disciplina amplia le strutture interessate e coinvolge, per la prima volta, una parte significativa del personale amministrativo. Un avanzamento importante per riconoscere il contributo di tutte le professionalità che garantiscono il funzionamento dei servizi sanitari.

Agenzie ambientali e settore della ricerca

Il contratto riconosce alcune peculiarità del personale delle Agenzie per la protezione ambientale, anche se resta ancora da istituire una specifica sezione contrattuale.

Per il settore della ricerca è stato invece ottenuto l’impegno ad avviare, a partire da settembre 2026, una sessione dedicata alla revisione e al miglioramento della relativa disciplina contrattuale.

Restano aperte questioni importanti

La preintesa rappresenta un risultato positivo, ma non esaurisce tutte le rivendicazioni della FP CGIL.

Restano da affrontare il tema del servizio mensa, i tetti imposti al salario accessorio, le forti differenze retributive presenti tra aziende e territori e la necessità di destinare maggiori risorse alla crescita professionale del personale.

Su questi temi proseguiranno la contrattazione e la mobilitazione, anche in vista dei provvedimenti annunciati sul lavoro pubblico e della prossima legge di bilancio.

Da settembre assemblee in tutti i luoghi di lavoro

La decisione definitiva spetterà ora alle lavoratrici e ai lavoratori.

A partire da settembre 2026, la FP CGIL promuoverà assemblee nei luoghi di lavoro per presentare nel dettaglio i contenuti della preintesa, raccogliere osservazioni e valutazioni e sottoporre l’accordo al voto del personale.

La consultazione sarà un passaggio fondamentale: il rinnovo del contratto deve essere discusso e valutato da chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.


Vertenza Hesperia e Diagnostic Center: nessun accordo in Prefettura, la mobilitazione continua

Si è concluso con una fumata nera l’incontro che si è svolto questa mattina in Prefettura tra i rappresentanti della proprietà del Gruppo Garofalo, la FP CGIL e la rappresentanza sindacale aziendale.

Il tentativo di conciliazione era stato convocato dopo l’apertura dello stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi, che hanno partecipato anche a un presidio davanti alla Prefettura.

Nessuna risposta concreta alle richieste dei lavoratori

Nel corso dell’incontro, i rappresentanti della proprietà non hanno fornito risposte concrete alle richieste presentate dalla FP CGIL e dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Tra le principali criticità ancora irrisolte figurano:

  • il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da 16 anni;
  • il riconoscimento del buono pasto al personale di Carpi;
  • la definizione di un piano di assunzioni per sostituire il personale assente per malattia, permessi previsti dalla Legge 104 e altre motivazioni;
  • lo stanziamento di risorse economiche per valorizzare le professionalità presenti nelle due strutture;
  • il superamento delle differenze di trattamento tra lavoratrici e lavoratori appartenenti a diversi profili professionali;
  • la tutela del personale infermieristico nei casi di demansionamento.

La mancata valorizzazione del personale risulta ancora più grave considerando che, parallelamente, sono stati effettuati circa 2 milioni di euro di investimenti per interventi di ristrutturazione e per l’ammodernamento delle strumentazioni.

La FP CGIL valuta le azioni legali

Di fronte all’assenza di risposte, come FP CGIL siamo intenzionati a proseguire in tutte le sedi competenti per tutelare i diritti del personale.

In particolare, valuteremo le necessarie iniziative legali per ottenere il riconoscimento del buono pasto alle lavoratrici e ai lavoratori di Carpi, superare le disparità di trattamento tra i diversi profili professionali e contrastare eventuali situazioni di demansionamento del personale infermieristico.

Verso l’intensificazione della mobilitazione

La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Hesperia Hospital e Diagnostic Center non si ferma.

La FP CGIL preannuncia un’intensificazione delle iniziative sindacali e, in assenza di risposte concrete da parte della proprietà, valuterà anche la proclamazione dello sciopero del personale di entrambe le strutture sanitarie.

Continueremo a sostenere le lavoratrici e i lavoratori nella richiesta di condizioni di lavoro eque, adeguati livelli occupazionali e un reale riconoscimento delle competenze professionali.

   


Opera Pia Castiglioni, no alla privatizzazione della storica residenza per anziani di Formigine

L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico si prepara a esternalizzare la gestione dell’Opera Pia Castiglioni, storica residenza per anziani di Formigine e ultima struttura del distretto ancora gestita direttamente dal pubblico.

Esprimiamo la nostra netta contrarietà a un progetto che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza, il controllo pubblico sui servizi e il futuro professionale di decine di lavoratrici e lavoratori.

La decisione dell’Unione è stata annunciata senza un vero confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, il personale, gli ospiti e le loro famiglie. Si sta così cercando di mettere tutte le persone coinvolte davanti a un fatto compiuto, senza aver prima valutato seriamente le soluzioni che permetterebbero di mantenere pubblica la struttura.

L’ultima residenza per anziani a gestione pubblica del Distretto Ceramico

L’Opera Pia Castiglioni dispone attualmente di circa 60 posti letto, organizzati in due nuclei. Oltre alla Casa Residenza Anziani, la struttura comprende un Nucleo temporaneo demenze e un Centro Diurno.

All’interno della residenza lavorano circa 50 persone, tra dipendenti diretti e personale somministrato. A queste si aggiungono le professioniste e i professionisti dell’AUSL impegnati nell’assistenza infermieristica e medica.

La privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni priverebbe il Distretto Ceramico della sua ultima residenza per anziani a gestione pubblica. Il distretto diventerebbe inoltre l’unico della provincia di Modena ad avere affidato ai soggetti privati la totalità delle strutture residenziali per anziani.

Una scelta di questa portata non può essere considerata una semplice riorganizzazione amministrativa. È una decisione politica che riguarda il modello di welfare territoriale, la qualità dei servizi, la tutela delle persone anziane e le condizioni di lavoro del personale.

La gestione pubblica è una garanzia per servizi e comunità

Mantenere una presenza pubblica diretta nel sistema delle residenze per anziani significa garantire maggiore trasparenza, controllo democratico e capacità di intervento sulla qualità dell’assistenza.

Affidare tutte le strutture del territorio a soggetti privati rischia invece di indebolire il ruolo degli enti locali e di rendere più complesso il monitoraggio degli standard professionali, organizzativi e assistenziali.

Le persone anziane, soprattutto quelle non autosufficienti o affette da demenza, hanno bisogno di servizi fondati sulla continuità dell’assistenza, sulla stabilità del personale e sulla valorizzazione delle competenze. La sostenibilità economica non può essere perseguita riducendo il presidio pubblico o trasformando la cura in una semplice voce di bilancio.

Forte preoccupazione tra lavoratrici e lavoratori

Tra il personale dell’Opera Pia Castiglioni prevalgono delusione e incertezza. L’ipotesi di privatizzazione potrebbe infatti comportare la ricollocazione di decine di lavoratrici e lavoratori tra l’AUSL e l’Unione dei Comuni.

«Le lavoratrici e i lavoratori sono stati trattati come pacchi», denuncia Enrico Abbati, funzionario FP CGIL del Distretto Ceramico. «Se il percorso proseguisse nella direzione annunciata, il personale dovrebbe affrontare percorsi di ricollocazione tra AUSL e Unione, senza essere stato coinvolto preventivamente nelle decisioni».

Non è accettabile discutere del futuro di un servizio pubblico senza ascoltare chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento. Le competenze, l’esperienza e la professionalità maturate all’interno della struttura rappresentano un patrimonio che deve essere tutelato, non disperso.

La riduzione del personale infermieristico aggrava le difficoltà

Anche le recenti scelte dell’AUSL di Modena hanno contribuito ad aumentare le criticità organizzative.

La riduzione del numero di infermieri in comando presso l’Opera Pia Castiglioni, accompagnata dall’eliminazione della presenza infermieristica notturna, ha indebolito ulteriormente la capacità operativa della struttura.

Secondo quanto appreso dal sindacato, tale riduzione sarebbe stata collegata alla necessità di destinare personale all’Ospedale di Comunità di Maranello, recentemente inaugurato.

L’apertura di nuovi servizi territoriali non può però avvenire sottraendo risorse professionali a strutture già operative e impegnate nell’assistenza di persone fragili. Occorre rafforzare complessivamente gli organici della sanità e dei servizi sociosanitari, evitando di spostare le carenze da un presidio all’altro.

Unione e AUSL fermino il progetto e aprano il confronto

Chiediamo all’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico e all’AUSL di Modena di bloccare il progetto di privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni.

È necessario avviare immediatamente un confronto serio con le organizzazioni sindacali confederali e con le rappresentanze sindacali unitarie, per valutare tutte le soluzioni organizzative, economiche e professionali utili a mantenere pubblica la gestione della struttura.

Il futuro dell’Opera Pia Castiglioni non può essere deciso senza trasparenza e senza la partecipazione di lavoratrici, lavoratori, ospiti e famiglie.

Difendere la gestione pubblica significa tutelare un servizio essenziale, salvaguardare la qualità dell’assistenza e garantire dignità e certezze al personale. Per questo continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a impedire la privatizzazione e a rafforzare il ruolo pubblico nei servizi destinati alle persone anziane.

È stata convocata una nuova assemblea sindacale con le lavoratrici e i lavoratori interessati, per condividere gli aggiornamenti e definire le prossime iniziative.


Hesperia Hospital di Modena e Diagnostic Center di Carpi: proclamato lo stato di agitazione

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi hanno conferito mandato alla FP CGIL di proclamare lo stato di agitazione. Alla base della vertenza vi sono condizioni economiche e organizzative ormai insostenibili, il mancato rinnovo della contrattazione aziendale e una gestione del personale che continua a penalizzare chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle due strutture sanitarie.

Contratti fermi e salari inadeguati per circa 250 lavoratori

La protesta coinvolge quasi 250 lavoratrici e lavoratori. Il contratto integrativo aziendale è fermo da oltre dieci anni, mentre il Contratto collettivo nazionale della sanità privata risulta scaduto da otto anni.

Una situazione che ha prodotto una profonda disparità salariale tra il personale tecnico, infermieristico, sociosanitario, ausiliario e amministrativo di Hesperia e i colleghi impiegati nel settore pubblico o in altre realtà dello stesso comparto.

«Siamo di fronte a una situazione economica e organizzativa non più tollerabile», denuncia Mohcine El Arrag della FP CGIL di Modena. «Una parte del personale è persino costretta ad aprire la partita IVA per ottenere un compenso più adeguato e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro».

È inaccettabile che professioniste e professionisti indispensabili per la qualità dell’assistenza siano costretti a cercare soluzioni individuali per compensare salari insufficienti e condizioni di lavoro sempre più gravose.

Milioni di euro per le tecnologie, nessuna valorizzazione del personale

A rendere ancora più evidente la contraddizione è la scelta dell’azienda di programmare, nel marzo 2026, un investimento superiore a 2 milioni di euro per l’adeguamento strutturale e tecnologico dei macchinari sanitari.

Un investimento importante, che tuttavia non è stato accompagnato da un analogo impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le tecnologie, anche le più moderne, non possono garantire da sole la qualità dei servizi sanitari. Senza la professionalità, le competenze e il lavoro quotidiano del personale, nessuna apparecchiatura può assicurare cure adeguate e continuità assistenziale.

L’azienda continua invece a investire sui beni materiali, lasciando fermi da anni salari e diritti. Nel frattempo, l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto delle retribuzioni, mentre i profitti delle aziende sanitarie private continuano a crescere.

Turni modificati, riposi fittizi e reperibilità domenicale

Tra le principali criticità denunciate vi è la gestione dei turni di lavoro. Gli orari vengono spesso modificati improvvisamente nel corso del mese, rendendo estremamente difficile organizzare la vita personale e familiare.

Particolarmente grave è la gestione della reperibilità domenicale. Quando il personale non viene chiamato in servizio, l’azienda considera la giornata come un riposo effettivamente goduto.

La reperibilità, però, obbliga le lavoratrici e i lavoratori a rimanere disponibili, limita la possibilità di spostarsi e impedisce di utilizzare liberamente il proprio tempo. Non può quindi essere equiparata a un vero riposo, necessario per il recupero delle energie psicofisiche.

Ferie autorizzate in ritardo e carenze nella programmazione

Anche la gestione delle ferie mostra pesanti problemi organizzativi. Il personale è obbligato a presentare le richieste entro marzo, ma spesso riceve l’autorizzazione soltanto nel mese di giugno.

Questi ritardi rendono difficile programmare vacanze, impegni familiari e periodi di riposo. Ancora una volta, le conseguenze dell’inefficienza organizzativa vengono scaricate interamente sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle loro famiglie.

Infermieri impiegati nelle pulizie e personale amministrativo in una tensostruttura

Viene denunciato, inoltre, l’utilizzo degli infermieri di sala operatoria per la pulizia delle sale durante i turni di reperibilità. In questo modo, il personale infermieristico viene chiamato a sopperire alle carenze degli ausiliari, con un impiego improprio delle professionalità e un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro.

Gravi criticità riguardano anche il personale amministrativo, costretto a lavorare all’interno di una tensostruttura priva di adeguato isolamento termico. Una condizione che espone i dipendenti a forti disagi climatici, soprattutto durante i periodi caratterizzati da temperature estreme.

A Carpi niente mensa e buoni pasto

Presso l’Hesperia Diagnostic Center di Carpi viene inoltre negato al personale il diritto al servizio mensa o al buono pasto.

A questa mancanza si aggiungono gravi difficoltà nella sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti, con un conseguente aumento dei carichi di lavoro per il personale presente e possibili ripercussioni sulla qualità del servizio.

Fallite le trattative, avviato lo stato di agitazione

Negli ultimi due anni la FP CGIL ha cercato di ottenere il rinnovo del contratto integrativo e un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro. Le trattative non hanno però prodotto risultati adeguati.

La parziale applicazione del Contratto collettivo nazionale, le riorganizzazioni unilaterali degli orari e il mancato confronto sindacale hanno reso inevitabile l’apertura dello stato di agitazione.

La FP CGIL Emilia-Romagna chiede all’azienda risposte immediate sulla valorizzazione economica e professionale del personale, sul rispetto dei riposi e delle ferie, sulla corretta gestione dei turni, sul rafforzamento degli organici e sulla piena applicazione dei diritti contrattuali.

L’incontro richiesto in Prefettura dovrà rappresentare un momento decisivo. In assenza di risposte concrete, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi sarà destinata a proseguire e a intensificarsi.


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