CCNL AIOP RSA, passi avanti sui diritti ma resta aperto il nodo economico

È proseguito martedì 15 settembre il confronto per il rinnovo del CCNL AIOP RSA, il contratto che riguarda le lavoratrici e i lavoratori delle strutture socio-sanitarie assistenziali aderenti ad AIOP. Nel corso della trattativa sono stati registrati alcuni importanti avanzamenti sul piano normativo, mentre resta ancora una distanza significativa sulla parte economica.

Un nodo che per noi non può essere rinviato. Le lavoratrici e i lavoratori del settore attendono infatti da 14 anni il rinnovo del contratto e, in tutto questo tempo, hanno continuato a garantire assistenza e cura alle persone più fragili, affrontando anche un forte aumento del costo della vita.

In questi anni il personale ha sostenuto le proprie rivendicazioni attraverso scioperi, manifestazioni, presidi e mobilitazioni, chiedendo un riconoscimento economico adeguato al valore del lavoro svolto e alle professionalità impiegate nelle strutture.

Passi avanti sulla parte normativa del contratto

Il confronto con AIOP ha permesso di raggiungere alcuni risultati significativi nell’aggiornamento degli istituti normativi.

Sul tema della genitorialità, la trattativa ha riguardato maternità e paternità, riposi per allattamento, congedo parentale, malattia del bambino, gravidanza e allattamento a rischio.

In particolare, è stata raggiunta l’intesa sull’integrazione fino al 100% della retribuzione per i cinque mesi di congedo obbligatorio di maternità. Previsto inoltre il riconoscimento del 100% della retribuzione, fino a un massimo di 15 giorni, in caso di ricovero d’urgenza dei figli fino ai quattro anni di età.

Un altro avanzamento riguarda il contrasto alla precarietà. Nel corso del negoziato sono stati infatti ridotti i limiti percentuali complessivi per il ricorso ai contratti a tempo determinato, compresi quelli attivati attraverso la somministrazione di lavoro. L’obiettivo è ridurre il ricorso al lavoro precario nelle strutture interessate e favorire rapporti di lavoro più stabili.

Legge 104: i diritti non possono essere compressi

È proseguito anche il confronto sui permessi previsti dalla Legge 104/1992.

La nostra posizione resta chiara: l’eventuale programmazione della fruizione dei permessi non può essere imposta unilateralmente alle lavoratrici e ai lavoratori e, soprattutto, non può trasformarsi in una limitazione dei diritti riconosciuti dalla legge.

L’organizzazione del lavoro deve essere conciliata con il pieno rispetto delle tutele previste per chi assiste familiari con disabilità o si trova nelle condizioni tutelate dalla normativa.

Nuove tutele per patologie oncologiche, invalidanti e croniche

Nel contratto viene inoltre recepita la disciplina introdotta dalla Legge n. 106/2025 per le lavoratrici e i lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti o croniche.

È prevista la possibilità di richiedere un periodo di congedo, continuativo o frazionato, fino a un massimo di 24 mesi, con conservazione del posto di lavoro, nei casi di malattie oncologiche o di patologie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74%.

Vengono inoltre riconosciute 10 ulteriori ore annue di permesso per visite, esami strumentali, analisi e cure mediche frequenti.

La stessa tutela viene estesa alle lavoratrici e ai lavoratori con figli minorenni che si trovino nelle medesime condizioni di salute.

Il nodo resta quello degli aumenti salariali

Gli avanzamenti ottenuti sulla parte normativa rappresentano risultati importanti, ma non sono sufficienti per chiudere positivamente il rinnovo del CCNL AIOP RSA.

Ad oggi, infatti, non si registra un analogo avanzamento sulla parte economica. La proposta formulata dalla parte datoriale resta insufficiente rispetto alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori e non consente di recuperare adeguatamente il ritardo accumulato in quattordici anni di mancato rinnovo.

Dopo un periodo così lungo, il nuovo contratto non può limitarsi ad aggiornare diritti e istituti normativi. Deve garantire anche un incremento economico concreto e significativo, capace di riconoscere professionalità, competenze e responsabilità di chi ogni giorno assicura servizi essenziali alle persone più fragili.

È necessario inoltre intervenire per ridurre il divario retributivo rispetto agli altri CCNL del settore applicati alle stesse figure professionali.

Come FP CGIL continueremo quindi il confronto con responsabilità e disponibilità, valorizzando i risultati raggiunti ma senza arretrare sulla richiesta di un rinnovo contrattuale che sia realmente giusto e dignitoso anche dal punto di vista salariale.

Il negoziato proseguirà il 1° ottobre in videoconferenza e il 9 ottobre con un nuovo incontro in presenza. Continueremo a seguire il confronto e a informare lavoratrici e lavoratori sugli sviluppi della trattativa.


CCNL Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari: riprese le trattative, restano nodi decisivi

Il 9 settembre 2026 sono riprese le trattative per il rinnovo del CCNL dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari. Un confronto che entra ora in una fase importante, con diversi avanzamenti già raggiunti ma anche con alcuni temi centrali che devono ancora trovare una soluzione soddisfacente.

Nel testo presentato da ARAN nei giorni precedenti all’incontro sono stati recepiti numerosi miglioramenti ottenuti nel corso della trattativa, in particolare su materie rilevanti come relazioni sindacali, orario di lavoro, carriere, ferie e festività, assenze, permessi e aspettative, servizio fuori sede e formazione.

All’apertura del confronto, il presidente dell’ARAN Antonio Naddeo ha ribadito l’obiettivo di arrivare rapidamente alla conclusione della trattativa e ha annunciato l’invio alle organizzazioni sindacali di un testo completo del contratto entro il 22 settembre, così da mettere a disposizione tutti gli elementi necessari per affrontare la possibile fase conclusiva del negoziato.

Come FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari abbiamo espresso apprezzamento per il lavoro svolto nei mesi di trattativa, sottolineando allo stesso tempo la necessità di trovare risposte concrete sui punti che restano ancora aperti.

Parte economica: valorizzare le componenti stabili della retribuzione

Sul piano economico, le risorse disponibili determinerebbero un aumento medio lordo pro capite di 393 euro mensili, al quale si aggiungono le risorse destinate all’incremento dell’indennità di specificità.

Resta però da definire la distribuzione di alcune voci economiche. Per noi è necessario destinare maggiori risorse alle componenti fisse e ricorrenti della retribuzione, con particolare attenzione allo stipendio tabellare e alla posizione fissa degli incarichi.

L’obiettivo è garantire una valorizzazione stabile delle professionalità e un reale dinamismo delle carriere per tutte le dirigenti e tutti i dirigenti dell’Area.

Rimane inoltre prioritario superare la disparità nel finanziamento dell’indennità di specificità sanitaria prevista dal 2026, che continua a penalizzare in modo significativo la Dirigenza Sanitaria.

Incarichi, risultato e Fondi Aziendali: i nodi ancora aperti

Anche sul versante normativo rimangono questioni importanti da affrontare.

Abbiamo nuovamente chiesto il riconoscimento dell’anzianità di servizio ai fini dell’assegnazione degli incarichi per gli Specialisti Ambulatoriali successivamente assunti nelle Aziende e negli Enti attraverso concorso pubblico.

È stata inoltre ribadita la necessità di una definizione più favorevole del limite massimo di ore che, in applicazione del decreto legislativo 502 del 1992, possono essere considerate utili ai fini del risultato. Riteniamo che il fondo utilizzato come riferimento per questo calcolo debba essere depurato dalle risorse residue relative alle condizioni di lavoro.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata anche al capitolo dei Fondi Aziendali. Su questo tema abbiamo chiesto l’apertura di uno specifico tavolo tecnico prima del 22 settembre, con l’obiettivo di affrontare e risolvere alcune criticità prodotte nel tempo dalla successione delle diverse norme.

Il confronto deve proseguire sui temi ancora irrisolti

Restano infine altri importanti aspetti del contratto sui quali sarà necessario proseguire il confronto nei prossimi incontri, a partire dal sistema delle indennità, dalla libera professione e dalla disciplina di pause e riposi.

Il lavoro svolto fino a oggi ha consentito di ottenere miglioramenti significativi, ma la fase conclusiva della trattativa dovrà fornire risposte anche sui temi ancora aperti.

Come FP CGIL continueremo a lavorare perché il rinnovo del contratto riconosca concretamente professionalità, responsabilità, condizioni di lavoro e percorsi di carriera delle Dirigenti e dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari, valorizzando chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario pubblico.


Inchiesta CPR: no a strumentalizzazioni. Massima fiducia nel personale medico

Ciò che sta accadendo a molti medici e mediche in merito all’inchiesta della Procura di Ravenna, sulla presunta falsificazione di certificati medici volti ad impedire il trattenimento di migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio, desta sicuramente inquietudine. Ancora di più desta inquietudine il modo in cui vari esponenti politici di destra si sono gettati sulla questione, arrivando a ipotizzare punizioni al personale medico che, stando a quanto riportato, non è nemmeno indagato.

Alle conclusioni dell’indagine dovranno giungere le istituzioni preposte. Alcune considerazioni, però, sono già possibili.

Basta entrare una sola volta in un CPR per rendersi conto che quanto denunciato da organismi istituzionali e ONG indipendenti sia tristemente vero. Una edilizia di tipo carcerario e il grave degrado igienico-sanitario producono un deterioramento psicofisico sistematico. A questo si aggiunge l'uso diffuso di psicofarmaci e tranquillanti per contenere l'ordine interno, a fronte di frequenti episodi di autolesionismo, sofferenza psichica e tentativi di suicidio.

L'operato dei medici, quindi, va contestualizzato alla luce di questa drammatica realtà e non può che essere, in un Paese civile, il punto di partenza di qualsiasi riflessione. Il personale sanitario e tecnico, per cui non è sicuramente facile operare in questo ambiente, gode della nostra massima fiducia e a loro va la nostra solidarietà poiché conosciamo il livello di professionalità che è in grado di esprimere.

Come sempre attendiamo con rispetto la conclusione delle indagini, ma condanniamo fermamente il clima inquisitorio di una destra strumentale e irrispettosa delle istituzioni, sempre pronta a inquinare il dibattito pubblico sulla base di prese di posizioni ideologiche ed elettoralistiche.


CCNL Sanità pubblica 2025-2027, sottoscritta la preintesa: aumenti oltre l’inflazione e nuove tutele

La FP CGIL ha sottoscritto la preintesa per il rinnovo del CCNL della Sanità pubblica 2025-2027. L’accordo introduce aumenti salariali superiori all’inflazione programmata, una clausola di salvaguardia delle retribuzioni e importanti miglioramenti normativi per le lavoratrici e i lavoratori del Servizio sanitario nazionale.

Il risultato segna una discontinuità rispetto al precedente rinnovo contrattuale, che non era riuscito a proteggere pienamente il potere d’acquisto del personale. Con la nuova preintesa, gli incrementi della retribuzione tabellare superano invece l’inflazione prevista per il triennio, consentendo di recuperare terreno sul piano salariale.

«Ci eravamo impegnati a fare bene e presto. L’intesa raggiunta risponde a entrambi questi obiettivi: il confronto con l’ARAN è iniziato il 22 aprile e ha permesso di definire in pochi mesi un accordo che interviene sia sulla parte economica sia su numerosi aspetti normativi», sottolinea la FP CGIL.

Gli aumenti previsti dal rinnovo della Sanità pubblica

Gli aumenti tabellari saranno riconosciuti progressivamente nel corso del triennio, con decorrenze dal 1° gennaio 2025, dal 1° gennaio 2026 e dal 1° gennaio 2027.

A regime, gli incrementi mensili lordi della retribuzione tabellare arriveranno a:

  • 181 euro per l’Area dell’elevata qualificazione;
  • 130,20 euro per professionisti della salute e funzionari;
  • 120 euro per gli assistenti;
  • 112,60 euro per gli operatori;
  • 106,70 euro per il personale di supporto;
  • 139,70 euro per i ricercatori sanitari;
  • 130,20 euro per i collaboratori professionali di ricerca sanitaria.

Per i profili interessati, agli aumenti tabellari si aggiungerà l’incremento delle indennità professionali. I valori mensili dell’indennità di specificità infermieristica e ostetrica e dell’indennità di tutela del malato e promozione della salute vengono sostanzialmente raddoppiati.

Considerando insieme retribuzione tabellare e indennità, l’aumento mensile lordo potrà raggiungere, a seconda dell’area e del profilo professionale, oltre 220 euro.

L’aumento contrattuale assorbirà, come previsto, l’indennità di vacanza contrattuale già presente nelle buste paga. Saranno inoltre riconosciuti gli arretrati maturati, compresi quelli relativi alle nuove indennità professionali.

Una clausola per proteggere gli stipendi dall’inflazione

Tra i risultati più significativi ottenuti dalla FP CGIL vi è l’introduzione, per la prima volta nel CCNL della Sanità pubblica, di una clausola di salvaguardia retributiva.

Tra un anno le parti saranno chiamate a verificare l’andamento effettivo dell’inflazione e gli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni utilizzate per il rinnovo. In presenza di differenze rilevanti, il confronto dovrà individuare le misure necessarie per tutelare le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Si tratta di uno strumento importante per evitare che nuovi aumenti improvvisi del costo della vita possano ridurre il valore reale degli incrementi contrattuali.

Retribuzione garantita anche durante le ferie

La preintesa interviene anche sul trattamento economico durante i periodi di ferie, stabilendo il mantenimento delle indennità e della retribuzione accessoria.

Le lavoratrici e i lavoratori non dovranno quindi subire una riduzione ingiustificata dello stipendio nei giorni di ferie. Viene così affermato il principio secondo cui il periodo di riposo deve essere effettivamente retribuito senza penalizzazioni economiche.

Orario di lavoro e superamento dei debiti orari impropri

Il rinnovo affronta anche il tema dell’orario convenzionale e della pausa, correggendo un meccanismo che poteva determinare debiti orari impropri a carico del personale.

L’intesa rappresenta un primo passo verso il superamento di una gestione dell’orario che, in numerose situazioni, aveva prodotto criticità e contenziosi nei luoghi di lavoro.

Più risorse per gli incarichi

Un’altra novità riguarda la valorizzazione degli incarichi professionali. Attraverso la contrattazione aziendale sarà possibile elevare il valore economico dell’incarico di base dagli attuali 1.000 euro fino a 3.500 euro, differenziando gli importi in relazione alle singole unità operative o ai servizi.

La contrattazione integrativa avrà quindi un ruolo fondamentale per riconoscere responsabilità, competenze ed effettiva complessità delle attività svolte.

Riconosciuto il profilo dell’autista soccorritore

La preintesa introduce in modo effettivo il profilo professionale dell’autista soccorritore nell’Area degli assistenti.

Si tratta di un risultato atteso da tempo, che riconosce contrattualmente competenze, responsabilità e specificità professionali di chi opera quotidianamente nei servizi di emergenza e soccorso.

L’accordo contiene inoltre un aggiornamento complessivo del sistema dei profili professionali, con l’obiettivo di riconoscere figure che, pur svolgendo attività specifiche e qualificate, non avevano ancora trovato un adeguato inquadramento nel contratto nazionale.

Indennità per particolari unità operative

Sono state modificate anche le platee dei destinatari e gli importi delle indennità previste per particolari unità operative.

La nuova disciplina amplia le strutture interessate e coinvolge, per la prima volta, una parte significativa del personale amministrativo. Un avanzamento importante per riconoscere il contributo di tutte le professionalità che garantiscono il funzionamento dei servizi sanitari.

Agenzie ambientali e settore della ricerca

Il contratto riconosce alcune peculiarità del personale delle Agenzie per la protezione ambientale, anche se resta ancora da istituire una specifica sezione contrattuale.

Per il settore della ricerca è stato invece ottenuto l’impegno ad avviare, a partire da settembre 2026, una sessione dedicata alla revisione e al miglioramento della relativa disciplina contrattuale.

Restano aperte questioni importanti

La preintesa rappresenta un risultato positivo, ma non esaurisce tutte le rivendicazioni della FP CGIL.

Restano da affrontare il tema del servizio mensa, i tetti imposti al salario accessorio, le forti differenze retributive presenti tra aziende e territori e la necessità di destinare maggiori risorse alla crescita professionale del personale.

Su questi temi proseguiranno la contrattazione e la mobilitazione, anche in vista dei provvedimenti annunciati sul lavoro pubblico e della prossima legge di bilancio.

Da settembre assemblee in tutti i luoghi di lavoro

La decisione definitiva spetterà ora alle lavoratrici e ai lavoratori.

A partire da settembre 2026, la FP CGIL promuoverà assemblee nei luoghi di lavoro per presentare nel dettaglio i contenuti della preintesa, raccogliere osservazioni e valutazioni e sottoporre l’accordo al voto del personale.

La consultazione sarà un passaggio fondamentale: il rinnovo del contratto deve essere discusso e valutato da chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.


Vertenza Hesperia e Diagnostic Center: nessun accordo in Prefettura, la mobilitazione continua

Si è concluso con una fumata nera l’incontro che si è svolto questa mattina in Prefettura tra i rappresentanti della proprietà del Gruppo Garofalo, la FP CGIL e la rappresentanza sindacale aziendale.

Il tentativo di conciliazione era stato convocato dopo l’apertura dello stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi, che hanno partecipato anche a un presidio davanti alla Prefettura.

Nessuna risposta concreta alle richieste dei lavoratori

Nel corso dell’incontro, i rappresentanti della proprietà non hanno fornito risposte concrete alle richieste presentate dalla FP CGIL e dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Tra le principali criticità ancora irrisolte figurano:

  • il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da 16 anni;
  • il riconoscimento del buono pasto al personale di Carpi;
  • la definizione di un piano di assunzioni per sostituire il personale assente per malattia, permessi previsti dalla Legge 104 e altre motivazioni;
  • lo stanziamento di risorse economiche per valorizzare le professionalità presenti nelle due strutture;
  • il superamento delle differenze di trattamento tra lavoratrici e lavoratori appartenenti a diversi profili professionali;
  • la tutela del personale infermieristico nei casi di demansionamento.

La mancata valorizzazione del personale risulta ancora più grave considerando che, parallelamente, sono stati effettuati circa 2 milioni di euro di investimenti per interventi di ristrutturazione e per l’ammodernamento delle strumentazioni.

La FP CGIL valuta le azioni legali

Di fronte all’assenza di risposte, come FP CGIL siamo intenzionati a proseguire in tutte le sedi competenti per tutelare i diritti del personale.

In particolare, valuteremo le necessarie iniziative legali per ottenere il riconoscimento del buono pasto alle lavoratrici e ai lavoratori di Carpi, superare le disparità di trattamento tra i diversi profili professionali e contrastare eventuali situazioni di demansionamento del personale infermieristico.

Verso l’intensificazione della mobilitazione

La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Hesperia Hospital e Diagnostic Center non si ferma.

La FP CGIL preannuncia un’intensificazione delle iniziative sindacali e, in assenza di risposte concrete da parte della proprietà, valuterà anche la proclamazione dello sciopero del personale di entrambe le strutture sanitarie.

Continueremo a sostenere le lavoratrici e i lavoratori nella richiesta di condizioni di lavoro eque, adeguati livelli occupazionali e un reale riconoscimento delle competenze professionali.

   


Opera Pia Castiglioni, no alla privatizzazione della storica residenza per anziani di Formigine

L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico si prepara a esternalizzare la gestione dell’Opera Pia Castiglioni, storica residenza per anziani di Formigine e ultima struttura del distretto ancora gestita direttamente dal pubblico.

Esprimiamo la nostra netta contrarietà a un progetto che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza, il controllo pubblico sui servizi e il futuro professionale di decine di lavoratrici e lavoratori.

La decisione dell’Unione è stata annunciata senza un vero confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, il personale, gli ospiti e le loro famiglie. Si sta così cercando di mettere tutte le persone coinvolte davanti a un fatto compiuto, senza aver prima valutato seriamente le soluzioni che permetterebbero di mantenere pubblica la struttura.

L’ultima residenza per anziani a gestione pubblica del Distretto Ceramico

L’Opera Pia Castiglioni dispone attualmente di circa 60 posti letto, organizzati in due nuclei. Oltre alla Casa Residenza Anziani, la struttura comprende un Nucleo temporaneo demenze e un Centro Diurno.

All’interno della residenza lavorano circa 50 persone, tra dipendenti diretti e personale somministrato. A queste si aggiungono le professioniste e i professionisti dell’AUSL impegnati nell’assistenza infermieristica e medica.

La privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni priverebbe il Distretto Ceramico della sua ultima residenza per anziani a gestione pubblica. Il distretto diventerebbe inoltre l’unico della provincia di Modena ad avere affidato ai soggetti privati la totalità delle strutture residenziali per anziani.

Una scelta di questa portata non può essere considerata una semplice riorganizzazione amministrativa. È una decisione politica che riguarda il modello di welfare territoriale, la qualità dei servizi, la tutela delle persone anziane e le condizioni di lavoro del personale.

La gestione pubblica è una garanzia per servizi e comunità

Mantenere una presenza pubblica diretta nel sistema delle residenze per anziani significa garantire maggiore trasparenza, controllo democratico e capacità di intervento sulla qualità dell’assistenza.

Affidare tutte le strutture del territorio a soggetti privati rischia invece di indebolire il ruolo degli enti locali e di rendere più complesso il monitoraggio degli standard professionali, organizzativi e assistenziali.

Le persone anziane, soprattutto quelle non autosufficienti o affette da demenza, hanno bisogno di servizi fondati sulla continuità dell’assistenza, sulla stabilità del personale e sulla valorizzazione delle competenze. La sostenibilità economica non può essere perseguita riducendo il presidio pubblico o trasformando la cura in una semplice voce di bilancio.

Forte preoccupazione tra lavoratrici e lavoratori

Tra il personale dell’Opera Pia Castiglioni prevalgono delusione e incertezza. L’ipotesi di privatizzazione potrebbe infatti comportare la ricollocazione di decine di lavoratrici e lavoratori tra l’AUSL e l’Unione dei Comuni.

«Le lavoratrici e i lavoratori sono stati trattati come pacchi», denuncia Enrico Abbati, funzionario FP CGIL del Distretto Ceramico. «Se il percorso proseguisse nella direzione annunciata, il personale dovrebbe affrontare percorsi di ricollocazione tra AUSL e Unione, senza essere stato coinvolto preventivamente nelle decisioni».

Non è accettabile discutere del futuro di un servizio pubblico senza ascoltare chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento. Le competenze, l’esperienza e la professionalità maturate all’interno della struttura rappresentano un patrimonio che deve essere tutelato, non disperso.

La riduzione del personale infermieristico aggrava le difficoltà

Anche le recenti scelte dell’AUSL di Modena hanno contribuito ad aumentare le criticità organizzative.

La riduzione del numero di infermieri in comando presso l’Opera Pia Castiglioni, accompagnata dall’eliminazione della presenza infermieristica notturna, ha indebolito ulteriormente la capacità operativa della struttura.

Secondo quanto appreso dal sindacato, tale riduzione sarebbe stata collegata alla necessità di destinare personale all’Ospedale di Comunità di Maranello, recentemente inaugurato.

L’apertura di nuovi servizi territoriali non può però avvenire sottraendo risorse professionali a strutture già operative e impegnate nell’assistenza di persone fragili. Occorre rafforzare complessivamente gli organici della sanità e dei servizi sociosanitari, evitando di spostare le carenze da un presidio all’altro.

Unione e AUSL fermino il progetto e aprano il confronto

Chiediamo all’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico e all’AUSL di Modena di bloccare il progetto di privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni.

È necessario avviare immediatamente un confronto serio con le organizzazioni sindacali confederali e con le rappresentanze sindacali unitarie, per valutare tutte le soluzioni organizzative, economiche e professionali utili a mantenere pubblica la gestione della struttura.

Il futuro dell’Opera Pia Castiglioni non può essere deciso senza trasparenza e senza la partecipazione di lavoratrici, lavoratori, ospiti e famiglie.

Difendere la gestione pubblica significa tutelare un servizio essenziale, salvaguardare la qualità dell’assistenza e garantire dignità e certezze al personale. Per questo continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a impedire la privatizzazione e a rafforzare il ruolo pubblico nei servizi destinati alle persone anziane.

È stata convocata una nuova assemblea sindacale con le lavoratrici e i lavoratori interessati, per condividere gli aggiornamenti e definire le prossime iniziative.


Hesperia Hospital di Modena e Diagnostic Center di Carpi: proclamato lo stato di agitazione

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi hanno conferito mandato alla FP CGIL di proclamare lo stato di agitazione. Alla base della vertenza vi sono condizioni economiche e organizzative ormai insostenibili, il mancato rinnovo della contrattazione aziendale e una gestione del personale che continua a penalizzare chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle due strutture sanitarie.

Contratti fermi e salari inadeguati per circa 250 lavoratori

La protesta coinvolge quasi 250 lavoratrici e lavoratori. Il contratto integrativo aziendale è fermo da oltre dieci anni, mentre il Contratto collettivo nazionale della sanità privata risulta scaduto da otto anni.

Una situazione che ha prodotto una profonda disparità salariale tra il personale tecnico, infermieristico, sociosanitario, ausiliario e amministrativo di Hesperia e i colleghi impiegati nel settore pubblico o in altre realtà dello stesso comparto.

«Siamo di fronte a una situazione economica e organizzativa non più tollerabile», denuncia Mohcine El Arrag della FP CGIL di Modena. «Una parte del personale è persino costretta ad aprire la partita IVA per ottenere un compenso più adeguato e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro».

È inaccettabile che professioniste e professionisti indispensabili per la qualità dell’assistenza siano costretti a cercare soluzioni individuali per compensare salari insufficienti e condizioni di lavoro sempre più gravose.

Milioni di euro per le tecnologie, nessuna valorizzazione del personale

A rendere ancora più evidente la contraddizione è la scelta dell’azienda di programmare, nel marzo 2026, un investimento superiore a 2 milioni di euro per l’adeguamento strutturale e tecnologico dei macchinari sanitari.

Un investimento importante, che tuttavia non è stato accompagnato da un analogo impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le tecnologie, anche le più moderne, non possono garantire da sole la qualità dei servizi sanitari. Senza la professionalità, le competenze e il lavoro quotidiano del personale, nessuna apparecchiatura può assicurare cure adeguate e continuità assistenziale.

L’azienda continua invece a investire sui beni materiali, lasciando fermi da anni salari e diritti. Nel frattempo, l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto delle retribuzioni, mentre i profitti delle aziende sanitarie private continuano a crescere.

Turni modificati, riposi fittizi e reperibilità domenicale

Tra le principali criticità denunciate vi è la gestione dei turni di lavoro. Gli orari vengono spesso modificati improvvisamente nel corso del mese, rendendo estremamente difficile organizzare la vita personale e familiare.

Particolarmente grave è la gestione della reperibilità domenicale. Quando il personale non viene chiamato in servizio, l’azienda considera la giornata come un riposo effettivamente goduto.

La reperibilità, però, obbliga le lavoratrici e i lavoratori a rimanere disponibili, limita la possibilità di spostarsi e impedisce di utilizzare liberamente il proprio tempo. Non può quindi essere equiparata a un vero riposo, necessario per il recupero delle energie psicofisiche.

Ferie autorizzate in ritardo e carenze nella programmazione

Anche la gestione delle ferie mostra pesanti problemi organizzativi. Il personale è obbligato a presentare le richieste entro marzo, ma spesso riceve l’autorizzazione soltanto nel mese di giugno.

Questi ritardi rendono difficile programmare vacanze, impegni familiari e periodi di riposo. Ancora una volta, le conseguenze dell’inefficienza organizzativa vengono scaricate interamente sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle loro famiglie.

Infermieri impiegati nelle pulizie e personale amministrativo in una tensostruttura

Viene denunciato, inoltre, l’utilizzo degli infermieri di sala operatoria per la pulizia delle sale durante i turni di reperibilità. In questo modo, il personale infermieristico viene chiamato a sopperire alle carenze degli ausiliari, con un impiego improprio delle professionalità e un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro.

Gravi criticità riguardano anche il personale amministrativo, costretto a lavorare all’interno di una tensostruttura priva di adeguato isolamento termico. Una condizione che espone i dipendenti a forti disagi climatici, soprattutto durante i periodi caratterizzati da temperature estreme.

A Carpi niente mensa e buoni pasto

Presso l’Hesperia Diagnostic Center di Carpi viene inoltre negato al personale il diritto al servizio mensa o al buono pasto.

A questa mancanza si aggiungono gravi difficoltà nella sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti, con un conseguente aumento dei carichi di lavoro per il personale presente e possibili ripercussioni sulla qualità del servizio.

Fallite le trattative, avviato lo stato di agitazione

Negli ultimi due anni la FP CGIL ha cercato di ottenere il rinnovo del contratto integrativo e un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro. Le trattative non hanno però prodotto risultati adeguati.

La parziale applicazione del Contratto collettivo nazionale, le riorganizzazioni unilaterali degli orari e il mancato confronto sindacale hanno reso inevitabile l’apertura dello stato di agitazione.

La FP CGIL Emilia-Romagna chiede all’azienda risposte immediate sulla valorizzazione economica e professionale del personale, sul rispetto dei riposi e delle ferie, sulla corretta gestione dei turni, sul rafforzamento degli organici e sulla piena applicazione dei diritti contrattuali.

L’incontro richiesto in Prefettura dovrà rappresentare un momento decisivo. In assenza di risposte concrete, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi sarà destinata a proseguire e a intensificarsi.


Rinnovo CCNL Sanità Pubblica 2025-2027: in ARAN il confronto su relazioni sindacali e rapporto di lavoro

L’8 luglio 2026 si è svolto in ARAN un nuovo incontro per il rinnovo del CCNL Sanità Pubblica 2025-2027 del comparto. Al centro del confronto il sistema delle relazioni sindacali e una prima parte degli istituti relativi al rapporto di lavoro.

Il rinnovo del contratto deve rappresentare un passaggio decisivo per dare risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità pubblica. Serve un contratto capace di rafforzare i diritti, valorizzare le professionalità, migliorare le condizioni organizzative e riconoscere il ruolo fondamentale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.

Relazioni sindacali: confronto vero, preventivo e con dati completi

Durante l’incontro è stata ribadita la necessità di rendere effettivo il confronto con le organizzazioni sindacali e con le RSU. Le relazioni sindacali non possono ridursi a semplici comunicazioni successive a decisioni già assunte dalle aziende sanitarie.

Per la FP CGIL il confronto deve essere preventivo, fondato su informazioni complete e tempestive, e deve permettere alla contrattazione integrativa di svolgere pienamente la propria funzione. Questo significa mettere le rappresentanze sindacali nelle condizioni di intervenire sulle scelte organizzative, sull’utilizzo delle risorse, sulla valorizzazione delle professionalità e sulla tutela delle condizioni di lavoro.

Un punto centrale riguarda la costituzione provvisoria dei fondi contrattuali entro il primo trimestre dell’anno. Si tratta di una condizione indispensabile per avviare in tempi certi la contrattazione integrativa aziendale e impedire ritardi che ricadono direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Abbiamo chiesto che le aziende forniscano annualmente dati chiari su cessazioni, differenziali economici di professionalità, indennità fisse e ricorrenti, risorse aggiuntive legate ai fabbisogni di personale e utilizzo dei fondi, prevedendo anche verifiche periodiche nel corso dell’anno.

Contrattazione integrativa e organizzazione del lavoro

La contrattazione integrativa deve tornare a essere uno strumento reale di redistribuzione delle risorse, governo dell’organizzazione del lavoro e valorizzazione delle competenze. Le scelte aziendali non possono essere scaricate unilateralmente sul personale, soprattutto in una fase in cui i servizi sanitari sono sottoposti a forti pressioni organizzative.

Come FP CGIL Emilia-Romagna abbiamo chiesto il rafforzamento del confronto aziendale su tutte le materie che incidono sulla qualità del lavoro e sulla salute del personale. Tra queste, particolare attenzione deve essere dedicata alla prevenzione dello stress lavoro-correlato, degli infortuni e dei fenomeni di burnout, anche in relazione a quanto previsto dai documenti di valutazione dei rischi.

La salute e la sicurezza di chi lavora nella sanità pubblica devono essere parte integrante del rinnovo contrattuale. Non possono essere considerate questioni accessorie, perché incidono direttamente sulla qualità dei servizi garantiti a cittadine e cittadini.

Intelligenza artificiale e nuove tecnologie in sanità

Un tema specifico posto al tavolo riguarda l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, degli algoritmi e delle nuove tecnologie nei servizi sanitari.

Per la FP CGIL ogni innovazione tecnologica deve essere governata contrattualmente. Servono trasparenza sulle finalità, sulle modalità di utilizzo e sui riflessi che questi strumenti possono avere sull’organizzazione del lavoro, sulle professionalità, sulla salute e sulla sicurezza di lavoratrici, lavoratori, utenti e pazienti.

La specificità dell’intelligenza artificiale in sanità, riconosciuta sia dalla normativa europea sia da quella italiana, richiede ulteriori approfondimenti. L’innovazione non può essere subita dal personale: deve essere regolata, discussa e orientata alla qualità del servizio pubblico e alla tutela del lavoro.

Ferie, permessi e ferie solidali

Sul versante degli istituti del rapporto di lavoro, abbiamo chiesto il superamento della riduzione delle ferie per i neoassunti. È necessario garantire piena parità di trattamento e superare una disparità che non ha più ragione di esistere.

Abbiamo inoltre posto il tema della pianificazione effettiva delle ferie, chiedendo una disciplina più attenta alla possibilità di rivedere i piani individuali in presenza di esigenze sopravvenute. È stata anche richiesta una verifica delle criticità prodotte dall’attuale formulazione dei quindici giorni lavorativi nel periodo estivo.

Un ulteriore punto riguarda l’utilizzo dell’istituto delle ferie solidali per prevedere periodi di ferie aggiuntive a favore del personale vittima di aggressioni. In un contesto in cui le aggressioni contro operatrici e operatori sanitari continuano a rappresentare un’emergenza, il contratto deve prevedere strumenti di tutela concreti.

Formazione come diritto soggettivo

La formazione deve essere riconosciuta come diritto soggettivo delle lavoratrici e dei lavoratori e come leva fondamentale per la crescita professionale, l’innovazione organizzativa e la qualità del servizio.

Per questo abbiamo chiesto di rendere obbligatoria la formazione dei neoassunti e di aumentare il monte ore annuo di formazione continua, obbligatoria ed ECM. La formazione erogata oggi con risorse a carico delle aziende e degli enti è del tutto insufficiente rispetto ai bisogni del personale e all’evoluzione dei servizi sanitari.

Investire nella formazione significa investire nella qualità della sanità pubblica, nella sicurezza dei percorsi assistenziali e nella valorizzazione delle competenze professionali.

Tempo determinato, part-time e smart working

Nel confronto è stata richiamata la necessità di garantire piena parità di trattamento al personale a tempo determinato. Allo stesso modo, serve una disciplina più equa per il personale part-time, anche rispetto alla premialità, agli obiettivi e agli istituti non direttamente collegati alla durata della prestazione lavorativa.

Abbiamo inoltre chiesto che venga normato contrattualmente il diritto di accesso a periodi di lavoro a tempo determinato in aggiunta ai contingenti previsti, su richiesta della lavoratrice o del lavoratore, con priorità per chi rientra dalla maternità, svolge funzioni di caregiver o ha raggiunto i requisiti per accedere alla pensione di anzianità ma sceglie di rimanere in servizio.

Sul lavoro agile, la FP CGIL ha chiesto che al personale amministrativo, tecnico e informatico sia garantito contrattualmente il diritto a fruire, su richiesta, di due giornate settimanali di smart working. Si tratta di una misura necessaria per rendere più moderna l’organizzazione del lavoro, favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro e valorizzare professionalità che possono svolgere parte delle proprie attività anche da remoto.

Necessaria una sezione contrattuale per le Agenzie Regionali per l’Ambiente

Nel corso dell’incontro è stata confermata la richiesta di prevedere una specifica sezione contrattuale per il personale delle Agenzie Regionali per l’Ambiente.

Si tratta di una rivendicazione importante, perché riguarda lavoratrici e lavoratori che svolgono funzioni essenziali per la tutela ambientale, la prevenzione, il controllo e la salute collettiva, e che necessitano di un riconoscimento contrattuale adeguato alla specificità delle attività svolte.

Ora servono avanzamenti concreti su salario, indennità e condizioni materiali

Il confronto dell’8 luglio ha confermato che la trattativa è ancora in una fase di impostazione e approfondimento tecnico. Per la FP CGIL Emilia-Romagna è però necessario che i prossimi incontri producano avanzamenti concreti e testi contrattuali in grado di dare risposte reali.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 luglio, insieme alla prosecuzione dei tavoli tecnici. Sarà un passaggio importante, ma va sottolineato con chiarezza che la trattativa non è ancora entrata nel merito dei punti più delicati.

Restano infatti aperte le questioni economiche, il tema delle indennità nei giorni di ferie, la mensa e la pausa collegata, l’orario di lavoro programmato e non più convenzionale, oltre a tutti gli istituti che incidono direttamente sul riconoscimento economico e sulla vita materiale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per noi è necessario intervenire anche sulle sperequazioni retributive già esistenti, per costruire un contratto più giusto, capace di riconoscere il valore del lavoro svolto da tutte le professioniste e tutti i professionisti della sanità pubblica.

Un contratto per riconoscere dignità, diritti e salario

La FP CGIL continuerà a portare al tavolo ARAN le rivendicazioni del personale della sanità pubblica. L’obiettivo è conquistare un contratto che rafforzi la contrattazione, migliori le condizioni organizzative, riconosca professionalità e competenze, restituisca dignità, diritti e salario a chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale.

Al rinnovo contrattuale devono però accompagnarsi anche provvedimenti normativi indispensabili, a partire dallo sblocco dei fondi per il salario accessorio. Senza risorse adeguate e senza strumenti contrattuali realmente esigibili, il rischio è che le lavoratrici e i lavoratori continuino a pagare il prezzo di anni di sottofinanziamento, carenze di personale e mancato riconoscimento del proprio ruolo.

La sanità pubblica si difende anche attraverso un contratto giusto. Per questo la trattativa deve ora entrare nel vivo e produrre risposte concrete.


Ddl Merito, FP CGIL Emilia-Romagna: “Grave passo indietro, a rischio l’indipendenza della Pubblica amministrazione”

L’approvazione definitiva da parte del Senato del Ddl Merito, proposto dal ministro Zangrillo, rappresenta un grave passo indietro per la Pubblica amministrazione e per il riconoscimento della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.

Questo provvedimento non risponde alle reali esigenze del personale pubblico. Al contrario, introduce meccanismi che rischiano di indebolire l’autonomia della Pubblica amministrazione, svuotare il ruolo della contrattazione collettiva e aprire la strada a un controllo sempre più diretto della politica sulla macchina amministrativa.

Il merito non si decide per legge

Uno degli aspetti più preoccupanti del Ddl riguarda l’idea che i “più meritevoli” possano essere individuati per legge, attraverso percentuali predeterminate e meccanismi rigidi di valutazione.

Si tratta di un’impostazione che riporta indietro le lancette dell’orologio a stagioni già superate, nelle quali solo una quota limitata di personale poteva accedere alle valutazioni più alte e, di conseguenza, ai relativi riconoscimenti economici.

Per noi il merito non può essere trasformato in una competizione forzata tra lavoratrici e lavoratori, né può essere ridotto a una graduatoria calata dall’alto. La professionalità del personale pubblico va riconosciuta attraverso strumenti trasparenti, condivisi e contrattati, non con pagelline o percentuali stabilite per legge.

Svuotato il ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione

Il Ddl Merito interviene anche sul ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione, riducendo il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice.

È un passaggio particolarmente grave, perché rischia di spostare il controllo della valutazione sempre più vicino alla politica. In questo modo viene indebolito un presidio di autonomia e imparzialità che dovrebbe invece essere rafforzato.

Una Pubblica amministrazione autorevole ha bisogno di regole chiare, indipendenza, trasparenza e responsabilità. Non ha bisogno di strumenti che possano trasformare la dirigenza pubblica in una semplice esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo.

Progressioni di carriera: serve trasparenza, non opacità

Un altro punto critico riguarda il superamento del concorso a favore di procedure interne che rischiano di risultare opache e farraginose.

La crescita professionale del personale pubblico deve essere garantita attraverso percorsi chiari, imparziali e verificabili. Ogni avanzamento di carriera deve premiare competenze reali, esperienza, formazione e responsabilità assunte sul campo, non la vicinanza al proprio dirigente o la fedeltà a logiche gerarchiche.

Il rischio è che, dietro il richiamo al merito, si costruisca un sistema meno trasparente, nel quale le lavoratrici e i lavoratori vedano mortificate le proprie legittime aspirazioni professionali.

Una nuova invasione della legge nella contrattazione

Con questo provvedimento assistiamo anche all’ennesima invasione di campo della legge in materie che dovrebbero essere affidate alla contrattazione collettiva.

Valutazione, salario accessorio, progressioni professionali e organizzazione del lavoro sono temi che devono essere discussi con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Intervenire unilateralmente per legge significa ridurre gli spazi democratici di confronto e indebolire il ruolo del contratto nazionale.

Come FP CGIL Emilia-Romagna siamo convinti che il futuro della Pubblica amministrazione passi dal rafforzamento della contrattazione, non dalla sua compressione.

Cosa serve davvero alla Pubblica amministrazione

Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di competizioni imposte, classifiche rigide o meccanismi di valutazione costruiti dall’alto.

Hanno bisogno di risposte concrete: il superamento dei tetti di spesa sul salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga, investimenti sulla formazione di qualità, assunzioni stabili e percorsi professionali coerenti con le competenze effettivamente maturate.

Per valorizzare davvero il personale pubblico occorre riconoscere il lavoro che ogni giorno garantisce servizi essenziali alle persone, alle comunità e ai territori.


Decreto Primo Maggio: inaccettabile l’esclusione del sociosanitario accreditato

Il Decreto Primo Maggio introduce un principio importante: in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi, le imprese devono riconoscere una somma economica alle lavoratrici e ai lavoratori, come forma di tutela salariale di fronte ai ritardi nei rinnovi contrattuali.

Un principio giusto, che però viene negato proprio a chi opera in settori fondamentali come la sanità privata accreditata e il sociosanitario. Una scelta inaccettabile, che penalizza ancora una volta lavoratrici e lavoratori già colpiti da anni di ritardi contrattuali, salari bassi e condizioni di lavoro sempre più pesanti.

Non possono esistere lavoratrici e lavoratori di serie A e di serie B. Chi garantisce ogni giorno cura, assistenza e continuità dei servizi alle persone fragili, anziane e non autosufficienti deve avere le stesse tutele economiche e gli stessi diritti riconosciuti agli altri settori.

Sanità privata e sociosanitario esclusi dalla tutela automatica

Il provvedimento in discussione prevede che, in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro scadenza naturale, le retribuzioni vengano adeguate automaticamente, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI.

Si tratta di un meccanismo pensato per evitare che il peso dei ritardi nei rinnovi contrattuali ricada interamente sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori.

Eppure, proprio per alcuni settori, tra cui quelli delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate che operano per conto e a carico del Servizio Sanitario Nazionale, questa tutela automatica non scatterebbe. L’eventuale anticipo economico verrebbe infatti rimandato alla contrattazione collettiva, sulla base di indicatori economici settoriali.

Per noi questa deroga è gravissima. Il rinvio alla contrattazione, in un settore in cui i rinnovi contrattuali sono bloccati o in forte ritardo da anni, non rappresenta una garanzia: rischia invece di diventare un ulteriore ostacolo al riconoscimento di quanto dovuto.

Lavoratrici e lavoratori penalizzati due volte

Nel settore sanitario privato accreditato e nel sociosanitario operano migliaia di professioniste e professionisti che ogni giorno assicurano servizi essenziali: infermieri, fisioterapisti, operatori sociosanitari, educatrici, personale tecnico, amministrativo e assistenziale.

Sono lavoratrici e lavoratori che spesso affrontano carichi pesanti, turni difficili, organici insufficienti e salari non adeguati alla responsabilità del lavoro svolto. In molti casi, i contratti collettivi sono stati rinnovati con ritardi insostenibili o restano ancora al centro di vertenze aperte.

Escluderli dal meccanismo automatico di adeguamento economico significa colpirli due volte: prima con il mancato rinnovo del contratto, poi con la negazione di una tutela minima prevista per altri settori.

Il messaggio che arriva è chiarissimo e profondamente sbagliato: il lavoro di cura può aspettare, i salari di chi assiste le persone fragili possono restare indietro, i diritti di chi garantisce servizi fondamentali possono essere trattati come una variabile secondaria.

Il lavoro di cura non può essere il luogo delle deroghe peggiorative

È inaccettabile che il sistema sanitario e sociosanitario accreditato continui a reggersi sulla compressione del costo del lavoro. Non si può chiedere qualità dell’assistenza, continuità dei servizi e presa in carico delle persone fragili mentre si negano tutele salariali minime a chi quei servizi li rende possibili ogni giorno.

Il lavoro di cura non può essere il luogo in cui sperimentare deroghe peggiorative. Al contrario, deve essere uno dei settori su cui investire con più forza, riconoscendo valore professionale, dignità salariale e diritti contrattuali.

Per questo chiediamo il ritiro immediato della previsione che esclude la sanità privata accreditata e il sociosanitario dal meccanismo automatico di adeguamento economico.

La tutela deve valere per tutte e tutti. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve avere gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso riconoscimento economico di ogni altra lavoratrice e ogni altro lavoratore.


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