sanità privata

CCNL ARIS RSA, prosegue il confronto: primo passo sui testi normativi, ora servono tutele e aumenti veri

Il 20 novembre 2025 si è riunito il tavolo tecnico di trattativa per il rinnovo del CCNL ARIS RSA. Si tratta di un passaggio importante in un negoziato che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Residenze sanitarie assistenziali in tutta Italia, impegnati ogni giorno nell’assistenza alle persone non autosufficienti e fragili.

Al tavolo sono presenti FP CGIL, CISL FP e UIL FPL insieme ad ARIS, l’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, che rappresenta strutture sanitarie e socio-sanitarie private accreditate sul territorio nazionale.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna questa trattativa è decisiva: dopo oltre tredici anni di blocco contrattuale nelle RSA ARIS, l’obiettivo è arrivare a un vero contratto di settore che riconosca il valore del lavoro svolto e ponga fine al dumping contrattuale che colpisce il personale sociosanitario.

Cosa è successo al tavolo del 20 novembre

Nel confronto del 20 novembre il lavoro si è concentrato sulla prima parte del contratto, quella di natura giuridico-normativa. Le parti hanno registrato posizioni non distanti su alcuni articoli, tanto da avviare la stesura formale dei testi da sottoporre al prossimo appuntamento in plenaria, fissato per l’11 dicembre 2025.

È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:

  • necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;

  • stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;

  • valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.

È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:

  • necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;

  • stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;

  • valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.


ARIS RSA: un contratto fermo da oltre 13 anni

Il contratto ARIS RSA è scaduto da più di tredici anni: significa che le lavoratrici e i lavoratori delle RSA a marchio ARIS non hanno avuto un vero rinnovo contrattuale mentre il costo della vita cresceva, le responsabilità aumentavano e la domanda di assistenza diventava sempre più complessa.

Nel frattempo, nel settore sono stati sottoscritti accordi “ponte” e contratti non pienamente rappresentativi, che hanno contribuito a creare una situazione di forte disomogeneità: a parità di lavoro, trattamenti economici e diritti più bassi. Anche per questo FP CGIL, insieme a CISL FP e UIL FPL, chiede da tempo:

  • il pieno coinvolgimento di tutte le controparti datoriali (a partire da AIOP) nel percorso verso un contratto unico per RSA e centri di riabilitazione;

  • il riconoscimento del CCNL più rappresentativo come riferimento obbligatorio per le strutture accreditate;

  • un adeguato finanziamento pubblico che consenta di sostenere gli aumenti salariali senza scaricare i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle famiglie.


Il ruolo della mobilitazione e delle iniziative sindacali

Se oggi la trattativa è aperta e il tavolo tecnico procede, è grazie a una mobilitazione lunga e determinata. Negli ultimi mesi, la sanità privata e le RSA hanno conosciuto scioperi e iniziative di lotta senza precedenti, con presidi in tutta Italia per chiedere il rinnovo dei contratti fermi da 6 e 13 anni e il riconoscimento del ruolo strategico di questi servizi nel sistema socio-sanitario.

La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alle strutture territoriali e aziendali, è stata protagonista di queste mobilitazioni, portando al centro le condizioni di lavoro nelle RSA del territorio: turni gravosi, carichi di lavoro in crescita, difficoltà nel garantire una qualità dell’assistenza all’altezza dei bisogni delle persone ospiti.

Per questo, ogni avanzamento al tavolo nazionale deve tradursi in risultati concreti nelle strutture della nostra regione: aumenti in busta paga, più diritti, più tutele su salute e sicurezza, contrasto alla precarietà e alle esternalizzazioni peggiorative.


Verso la plenaria dell’11 dicembre: cosa chiediamo

In vista della seduta plenaria di contrattazione dell’11 dicembre 2025, la FP CGIL Emilia-Romagna considera prioritari alcuni punti:

  1. Testi normativi chiari e avanzati

  2. Aumenti salariali adeguati all’inflazione reale

  3. Contrasto al dumping e contratto unico di settore

  4. Valorizzazione delle professionalità


L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a seguire con attenzione ogni passo della trattativa ARIS RSA, portando la voce delle lavoratrici e dei lavoratori delle RSA del nostro territorio dentro il confronto nazionale.

L’appuntamento dell’11 dicembre sarà un banco di prova importante: ci aspettiamo che il lavoro svolto al tavolo tecnico si traduca in un testo contrattuale che vada oltre le mere correzioni formali e apra la strada a:

  • un rinnovo con aumenti salariali veri;

  • più diritti e tutele per chi lavora;

  • il superamento del dumping contrattuale;

  • il riconoscimento pieno del ruolo delle RSA nel sistema socio-sanitario regionale e nazionale.

La trattativa prosegue e non faremo mancare il nostro sostegno alle iniziative di mobilitazione che si renderanno necessarie per arrivare a un contratto giusto, dignitoso e all’altezza del lavoro svolto nelle RSA ARIS.


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Calcolatore CCNL Sanità: il tuo aumento batte il 14,8% di carovita?

Controlla quanto aumenterà il tuo stipendio con il nuovo CCNL... Spoiler: non recupera nemmeno il carovita!

Gli aumenti non recuperano il carovita. Verifica l’effetto sul tuo profilo.
La FP CGIL non ha firmato il rinnovo del CCNL Sanità 2022–2024. La ragione è semplice: gli aumenti tra il 5% e il 7% non recuperano il carovita (IPCA 14,8%), riducendo il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori. Abbiamo scelto di non avallare un accordo che peggiora le condizioni reali: non ci arrendiamo e continuiamo a chiedere un contratto che tuteli davvero salari e diritti.

Seleziona Area e Ex categoria per vedere i numeri del contratto e il confronto con il carovita (IPCA). L’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) misura le variazioni dei prezzi al consumo. Nell’analisi consideriamo un carovita di 14,8%.

I “tabellari annui” sono calcolati x12 dai mensili per evitare incongruenze.

Valori informativi. Fonti: CCNL Sanità 2019–21 e 2022–24. Il “tabellare annuo” è calcolato x12 dai mensili. Carovita (IPCA): 14,8%.


ccnl sanità

Sanità pubblica, contratto al ribasso: perdita media di 172 euro al mese

“Oggi è stato firmato dalle altre sigle sindacali un contratto che mortifica le lavoratrici e i lavoratori della sanità pubblica e, per la prima volta, li impoverisce”. Così la Funzione Pubblica CGIL commenta il rinnovo del CCNL Sanità 2022-2024, un contratto che — secondo le analisi del sindacato — determina una perdita media mensile di 172 euro rispetto al costo della vita.

Il nuovo accordo, infatti, prevede un aumento salariale del 5,7% a fronte di un’inflazione cumulata del +16%. “È un taglio del 10% al potere d’acquisto – denuncia la FP CGIL – e un arretramento inaccettabile, anche sul piano normativo. Il Governo mantiene i tetti su salario accessorio e assunzioni, mentre il contratto peggiora i carichi di lavoro, concede più flessibilità alle aziende sulla pronta disponibilità, blocca differenziali economici e incarichi per mancanza di risorse e non risolve problemi come mensa e ferie retribuite”.

Per la FP CGIL, “il ruolo del sindacato è ottenere condizioni di lavoro e retribuzioni adeguate al costo della vita. Questo contratto, invece, rappresenta un peggioramento annunciato per chi ogni giorno si dedica con professionalità alla cura e all’assistenza delle cittadine e dei cittadini”.


Tabelle economiche CCNL Sanità 2022-2024

Nuovo stipendio tabellare – alcuni esempi


Reggio Emilia. La FP CGIL chiede l'intervento del prefetto all'AUSL ma non c'è l'accordo

A seguito della proclamazione dello stato di agitazione da parte delle sigle sindacali FP CGIL e UIL FPL nei confronti dell’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Reggio Emilia, per il mancato raggiungimento di un accordo sull’erogazione dei DEP (Differenziali Economici di Professionalità) — strumenti fondamentali per la valorizzazione economica del personale sanitario — i sindacati hanno incontrato ieri il vice Prefetto nel tentativo di giungere ad una conciliazione.

All’appuntamento di ieri si era giunti dopo numerosi incontri e gli impegni assunti dall’AUSL nelle scorse settimane, quando i sindacati avevano denunciato una totale immobilità da parte dell’Azienda, che non aveva ancora finalizzato l’accordo, lasciando nel limbo oltre un migliaio di dipendenti.

“Riteniamo questa situazione inaccettabile – dichiarano FP CGIL e UIL FPL – perché, viste le disponibilità dei fondi, abbiamo chiesto di investire oltre 1.500.000 euro per incrementare il salario fisso del personale ma senza ottenere alcun impegno”.

Secondo le Organizzazioni sindacali il blocco dei DEP rappresenta un ostacolo significativo in un percorso di riconoscimento e valorizzazione che i lavoratori attendono da tempo.

“L’Azienda in Prefettura ha rigettato le richieste delle Organizzazioni sindacali, aprendo ad un ulteriore confronto, ma, respingendo completamente un’intesa sulle risorse da destinare alla contrattazione, evidenziando che altre organizzazioni sindacali al momento hanno chiesto di temporeggiare sulla sottoscrizione dello stesso. – scrivono in una nota i sindacati a seguito dell’incontro –  Pertanto non abbiamo sottoscritto l’ atto di conciliazione, perché riteniamo che la sola riapertura del tavolo di contrattazione non sia sufficiente a chiudere lo stato di agitazione.

Il personale sanitario non può più aspettare – continuano – serve un atto di responsabilità e una reale volontà di investire sul personale che ogni giorno garantisce i servizi essenziali alla cittadinanza”.

L’accordo sui DEP potrebbe portare un incremento salariale fino a 1.200 euro annui e a regime, un risultato superiore a quanto previsto dal prossimo contratto collettivo.

“Per questo motivo come FP CGIL e UIL FPL invitiamo tutte le Organizzazioni sindacali a mantenere un approccio responsabile e concreto, basato su una lettura attenta dei fondi disponibili, evitando di generare confusione tra i dipendenti.


Sanità privata. Dal Ministro primo segnale positivo, ora servono responsabilità e tavolo quadrangolare

“L’incontro del 3 ottobre con il Ministro della Salute Orazio Schillaci e con il Capo di Gabinetto Marco Mattei rappresenta un primo passo importante. Abbiamo chiesto e ottenuto l’apertura di un confronto istituzionale su una vertenza che riguarda oltre 250mila lavoratrici e lavoratori della sanità privata, delle Rsa e dei Centri di riabilitazione. La convocazione odierna è la dimostrazione che le nostre mobilitazioni non sono state vane e che la voce delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti non può più essere ignorata”.

Lo dichiarano, in una nota stampa congiunta, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, a margine dell’incontro presso il Ministero della Salute.
“Abbiamo spiegato con chiarezza al Ministro che lo stallo delle trattative non è più sostenibile. Da troppi anni gli operatori dei servizi sanitari e sociosanitari subiscono una svalutazione professionale e salariale che pesa sulla qualità delle cure e sulla vita delle famiglie. Gli impegni mancati di Aiop e Aris hanno conseguenze dirette sulle lavoratrici e i lavoratori, sui cittadini e sulla parte più fragile della popolazione. Abbiamo ribadito che il rinnovo del Ccnl non possa essere realizzato solo a fronte della piena copertura dei costi da parte dello Stato”, specificano.
“Il confronto con il Ministero – proseguono – apre uno scenario nuovo. Abbiamo chiesto che i finanziamenti previsti per la revisione dei DRG contengano clausole che li leghino al costo del lavoro. Inoltre, abbiamo chiesto di rivedere i requisiti per l’accreditamento, introducendo regole che impediscano il dumping contrattuale e che rendano inderogabile l’applicazione e il rinnovo triennale dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. È questa la strada per ridare dignità al settore e tutelare insieme lavoratori e cittadini”.
“Il Ministro – concludono – ha accolto la nostra richiesta di convocare entro ottobre un tavolo quadrangolare con Conferenza Stato-Regioni, Aiop e Aris. Sarà il banco di prova per misurare la responsabilità di tutti gli attori coinvolti e arrivare a soluzioni concrete. Anche per la vertenza delle Rsa, il Ministro si è detto disponibile ad aprire un tavolo con il Ministero del Lavoro. Vigileremo perché gli impegni presi oggi si traducano in fatti. Le lavoratrici, i lavoratori e i professionisti attendono risposte da otto anni per quanto riguarda la sanità privata e da oltre tredici anni nelle Rsa e Case di Riposo. Non c’è più tempo da perdere”.


CCNL Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari: “le soluzioni ci sono, noi disponibili a trovarle in tempi rapidi”

“Abbiamo oggi portato al tavolo Aran le nostre proposte economiche e normative”: lo dichiara Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN al termine del primo incontro tenutosi presso ARAN per il rinnovo del contratto nazionale di categoria 2022-2024.

“È un contratto che soffre di un finanziamento al di sotto dell’inflazione del triennio, ma le soluzioni per mettere da subito più risorse in busta paga ci sono. Abbiamo proposto di contrattare in questa tornata l’aumento dell’indennità di specificità già finanziato con la precedente legge di bilancio a regime dal 2026, stiamo parlando di circa 180 euro lordi al mese in più che rimarrebbero congelati fino al prossimo contratto. È una possibilità che è prevista dalla legge e che deve solo trovare l’approvazione del MEF”, sottolinea Filippi.
“Siamo poi in fase di discussione della legge di bilancio con la quale chiediamo al Governo di risolvere il problema della sperequazione ancora esistente per i Dirigenti Sanitari e per i Dirigenti delle Professioni Sanitarie su indennità di specificità e di esclusività”, continua.
“Abbiamo poi portato al tavolo proposte normative realizzabili in tempi rapidissimi. Per fare un contratto veloce non è necessario rinunciare alla negoziazione ed alle proposte, noi abbiamo dimostrato apertura a trovare soluzioni, ci aspettiamo la medesima disponibilità dalla controparte”, conclude Filippi.


Sulla sanità serve un aumento massiccio di risorse

“Due, tre miliardi in più per la Sanità? Intanto speriamo che le promesse del ministro Giorgetti al ministro Schillaci non facciano la fine di quelle dell’anno scorso: non possiamo dimenticare gli annunci roboanti del ministro della Salute relative a un Piano straordinario di assunzioni che appena pochi giorni dopo, alla luce del testo della bozza della legge di Bilancio presentata in Parlamento, erano tragicamente sparite. Inoltre, sarebbe fondamentale trovare molte più risorse rispetto a quelle annunciate visto che la sanità italiana è tra le più sottofinanziate d’Europa. E nei prossimi anni andrà ancora peggio: il governo del quale lo stesso Schillaci fa parte ha infatti inserito nel Piano pluriennale di bilancio che nel 2030 la spesa sanitaria sul Pil continuerà a calare al 5,6%, ben due punti percentuali sotto la media europea. Tanto per fare un esempio, la Germania nel 2024 ha speso per la sanità il 10,6% del Pil”.
Lo scrive in una nota il segretario nazionale Fp Cgil Michele Vannini, commentando le dichiarazioni del ministro della Salute.
“Ad ogni modo, ogni singola risorsa aggiuntiva deve essere dedicata al potenziamento della sanità pubblica, senza erogazioni a fondo perduto per il privato”, ha osservato.


Attacco alle pensioni pubbliche: tagli retroattivi e penalizzazioni senza precedenti

Per la prima volta nella storia della previdenza italiana, il Governo è intervenuto sulle posizioni contributive già maturate, introducendo tagli alle pensioni dei dipendenti pubblici. Una misura senza precedenti, giudicata a forte rischio di incostituzionalità e che avrà conseguenze pesantissime per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Pensioni pubbliche nel mirino

Con la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e la successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il Governo Meloni ha colpito la quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
Il recente Messaggio INPS n. 2491 del 25 agosto 2025 ha confermato l’applicazione dei tagli, prevedendo una riduzione delle aliquote di rendimento per tutte le pensioni anticipate erogate prima dei 67 anni.

Una misura retroattiva e incostituzionale

Si tratta di un intervento retroattivo che va a incidere su diritti già maturati, in contrasto con i principi di certezza del diritto. Secondo le stime, nel 2043 saranno oltre 730.000 i lavoratori pubblici colpiti, per un totale di 33 miliardi di euro di tagli a regime.

Gli effetti economici sono gravissimi:

  • Retribuzione annua 30.000 € → da -927 € a -6.177 € annui

  • Retribuzione annua 50.000 € → da -1.545 € a -10.296 € annui

  • Retribuzione annua 70.000 € → da -2.163 € a -14.415 € annui

Contratti poveri, pensioni tagliate e uscite ritardate

Oltre ai tagli, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’allungamento delle finestre di uscita, fino a 9 mesi in più per i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata.
Altro che “quota 41 per tutti”: il rischio concreto è che chi ha iniziato a lavorare giovane debba rimanere in servizio anche con 48 o 49 anni di contributi per evitare penalizzazioni.

Il nodo irrisolto del TFR/TFS

La situazione si aggrava con il blocco del TFR/TFS: nonostante la Corte costituzionale abbia richiesto un intervento, il Governo non ha ancora risolto il problema. Anzi, si ipotizza che per il pensionamento anticipato si possa ricorrere al TFR, un paradosso se si considera che i dipendenti pubblici attendono ancora tempi lunghissimi per la liquidazione.

L’impegno della CGIL

Il messaggio INPS introduce anche interpretazioni restrittive che superano la legge, restringendo diritti già tutelati. Di fronte a questo scenario, CGIL, FP CGIL e FLC CGIL proseguono la vertenza a tutela delle pensioni, rafforzando il contenzioso legale sui tagli alle aliquote di rendimento e sul TFR/TFS, fino al possibile ricorso alla Corte Costituzionale.


Sanità Privata: Dopo 13 anni si apre tavolo per contratto Aris Rsa

Serve un impegno vero, concreto e responsabile da parte di tutte le controparti

“Nella mattinata di ieri si è aperto ufficialmente il tavolo di trattativa per il rinnovo del Ccnl Rsa, scaduto da oltre tredici anni. Un’apertura che rappresenta un passaggio importante e atteso ma non dimentichiamo che proprio Aris, insieme ad Aiop, aveva assunto l’impegno, attraverso gli accordi ponte del 24 gennaio e del 3 ottobre 2023, di superare definitivamente i contratti sottoscritti da organizzazioni non rappresentative, con l’obiettivo di arrivare ad un contratto unico di settore.

Quegli impegni, ad oggi, non sono ancora stati mantenuti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl a margine dell’incontro di ieri a Roma presso la sede nazionale di Aris, Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari.

“Siamo consapevoli che l’apertura del tavolo – precisano i sindacati – sia un primo passo utile ma non sufficiente. Restano ancora troppi nodi aperti. In primo luogo, il pieno coinvolgimento di Aiop nel rinnovo del Ccnl Rsa, per arrivare finalmente a un contratto unico di settore che ponga fine al dumping contrattuale. In secondo luogo, l’apertura immediata della trattativa per il rinnovo del Ccnl della Sanità Privata, anch’esso fermo alla tornata 2016-2018. Abbiamo posto con chiarezza queste richieste ad Aris, prendendo atto, con rammarico, dell’assenza ingiustificata di Aiop”.

“Non vogliamo condurre due negoziati separati ma, se AIOP non dovesse rispettare gli impegni presi e continuasse a sottrarsi alle proprie responsabilità ignorando le nostre istanze, proseguiremo nel percorso di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Il prossimo incontro con Aris è fissato per il 30 settembre. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il salario, i diritti e le tutele ed arrivare ad un contratto giusto e soddisfacente per le lavoratrici e i lavoratori del settore. Diciamo sin da subito, però, che non accetteremo tempi lunghi: questa trattativa deve concludersi nel più breve tempo possibile, nel rispetto della dignità di chi da anni attende un contratto.

Infine, ribadiamo ancora una volta che è urgente e non più procrastinabile avviare anche la trattativa per il rinnovo del Ccnl Aiop/Aris Ospedalità Sanità Privata fermo al triennio 2016-2018. C’è bisogno – concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – che anche le istituzioni facciano la loro parte per fermare il dumping contrattuale che avviene sulle spalle delle lavoratrici, dei lavoratori e dei finanziamenti pubblici. Abbiamo bisogno di regole certe che vengano applicate; c’è bisogno di responsabilità e di azioni concrete”.


Sanità privata: non si può solo pretendere. Aiop si sieda al tavolo del rinnovo del CCNL

Che il Sistema Sanitario Nazionale sia in gravissima difficoltà è un fatto noto.

Chi lo sta affossando è altrettanto noto: le scelte di de-finanziamento da parte del Governo Meloni sono drammaticamente evidenti, come dimostrano impietosamente le cifre dello stanziamento in rapporto al Pil.

Come è noto a tutti che la Regione Emilia-Romagna, per non acuire le difficoltà ben note del sistema, ha varato una pesante manovra economica, che – oltre che sulle tasse automobilistiche e sui ticket – incide prevalentemente sull’Irpef, quindi su coloro che le imposte le pagano con certezza, ossia lavoratori dipendenti e pensionati compresi le lavoratrici e i lavoratori del sistema sanitario che vivono quotidianamente difficoltà sempre più dure da affrontare.

In verità tutto ciò è noto quasi a tutti, gli unici a non essersene accorti paiono essere gli imprenditori della sanità privata.

Stando alle dichiarazioni degli ultimi giorni, sono gli unici a pensare che la crisi del sistema non li tocchi. Incuranti del calo delle risorse pubbliche, non perdono occasione per esigere sempre più denaro.

Sempre pronti a ricevere ma non a dare, nemmeno quando è dovuto. Basti pensare che – con il Contratto nazionale scaduto da 7 anni – Aiop si rifiuta di iniziare qualsiasi trattativa, avanzando però nel contempo la pretesa di ulteriore denaro pubblico.

Nelle dichiarazioni si legge “la sanità privata è efficiente, costa meno e produce di più”. Effettivamente essere soggetti privati, esigere denaro pubblico e sottopagare – per non dire sfruttare – i propri dipendenti porta indiscutibilmente a costi minori e a maggiori profitti, su questo non c’è dubbio…

Come ad avviso di FP CGIL non c’è dubbio che l’accreditamento dei soggetti privati col sistema pubblico debba basarsi su un giusto equilibrio tra diritti e doveri, tra “dare” e “avere”, a partire dal rinnovo puntuale e dal rispetto del CCNL, unica garanzia per lavoratrici e lavoratori del sistema della sanità privata. Invitiamo quindi Aiop a smettere di sottrarsi al confronto e a riconoscere finalmente alle lavoratrici e lavoratori che tengono in piedi un sistema sull’orlo del disfacimento completo quanto è loro dovuto.


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