Vertenza Hesperia e Diagnostic Center: nessun accordo in Prefettura, la mobilitazione continua
Si è concluso con una fumata nera l’incontro che si è svolto questa mattina in Prefettura tra i rappresentanti della proprietà del Gruppo Garofalo, la FP CGIL e la rappresentanza sindacale aziendale.
Il tentativo di conciliazione era stato convocato dopo l’apertura dello stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi, che hanno partecipato anche a un presidio davanti alla Prefettura.
Nessuna risposta concreta alle richieste dei lavoratori
Nel corso dell’incontro, i rappresentanti della proprietà non hanno fornito risposte concrete alle richieste presentate dalla FP CGIL e dalle lavoratrici e dai lavoratori.
Tra le principali criticità ancora irrisolte figurano:
- il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da 16 anni;
- il riconoscimento del buono pasto al personale di Carpi;
- la definizione di un piano di assunzioni per sostituire il personale assente per malattia, permessi previsti dalla Legge 104 e altre motivazioni;
- lo stanziamento di risorse economiche per valorizzare le professionalità presenti nelle due strutture;
- il superamento delle differenze di trattamento tra lavoratrici e lavoratori appartenenti a diversi profili professionali;
- la tutela del personale infermieristico nei casi di demansionamento.
La mancata valorizzazione del personale risulta ancora più grave considerando che, parallelamente, sono stati effettuati circa 2 milioni di euro di investimenti per interventi di ristrutturazione e per l’ammodernamento delle strumentazioni.
La FP CGIL valuta le azioni legali
Di fronte all’assenza di risposte, come FP CGIL siamo intenzionati a proseguire in tutte le sedi competenti per tutelare i diritti del personale.
In particolare, valuteremo le necessarie iniziative legali per ottenere il riconoscimento del buono pasto alle lavoratrici e ai lavoratori di Carpi, superare le disparità di trattamento tra i diversi profili professionali e contrastare eventuali situazioni di demansionamento del personale infermieristico.
Verso l’intensificazione della mobilitazione
La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Hesperia Hospital e Diagnostic Center non si ferma.
La FP CGIL preannuncia un’intensificazione delle iniziative sindacali e, in assenza di risposte concrete da parte della proprietà, valuterà anche la proclamazione dello sciopero del personale di entrambe le strutture sanitarie.
Continueremo a sostenere le lavoratrici e i lavoratori nella richiesta di condizioni di lavoro eque, adeguati livelli occupazionali e un reale riconoscimento delle competenze professionali.

Opera Pia Castiglioni, no alla privatizzazione della storica residenza per anziani di Formigine
L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico si prepara a esternalizzare la gestione dell’Opera Pia Castiglioni, storica residenza per anziani di Formigine e ultima struttura del distretto ancora gestita direttamente dal pubblico.
Esprimiamo la nostra netta contrarietà a un progetto che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza, il controllo pubblico sui servizi e il futuro professionale di decine di lavoratrici e lavoratori.
La decisione dell’Unione è stata annunciata senza un vero confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, il personale, gli ospiti e le loro famiglie. Si sta così cercando di mettere tutte le persone coinvolte davanti a un fatto compiuto, senza aver prima valutato seriamente le soluzioni che permetterebbero di mantenere pubblica la struttura.
L’ultima residenza per anziani a gestione pubblica del Distretto Ceramico
L’Opera Pia Castiglioni dispone attualmente di circa 60 posti letto, organizzati in due nuclei. Oltre alla Casa Residenza Anziani, la struttura comprende un Nucleo temporaneo demenze e un Centro Diurno.
All’interno della residenza lavorano circa 50 persone, tra dipendenti diretti e personale somministrato. A queste si aggiungono le professioniste e i professionisti dell’AUSL impegnati nell’assistenza infermieristica e medica.
La privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni priverebbe il Distretto Ceramico della sua ultima residenza per anziani a gestione pubblica. Il distretto diventerebbe inoltre l’unico della provincia di Modena ad avere affidato ai soggetti privati la totalità delle strutture residenziali per anziani.
Una scelta di questa portata non può essere considerata una semplice riorganizzazione amministrativa. È una decisione politica che riguarda il modello di welfare territoriale, la qualità dei servizi, la tutela delle persone anziane e le condizioni di lavoro del personale.
La gestione pubblica è una garanzia per servizi e comunità
Mantenere una presenza pubblica diretta nel sistema delle residenze per anziani significa garantire maggiore trasparenza, controllo democratico e capacità di intervento sulla qualità dell’assistenza.
Affidare tutte le strutture del territorio a soggetti privati rischia invece di indebolire il ruolo degli enti locali e di rendere più complesso il monitoraggio degli standard professionali, organizzativi e assistenziali.
Le persone anziane, soprattutto quelle non autosufficienti o affette da demenza, hanno bisogno di servizi fondati sulla continuità dell’assistenza, sulla stabilità del personale e sulla valorizzazione delle competenze. La sostenibilità economica non può essere perseguita riducendo il presidio pubblico o trasformando la cura in una semplice voce di bilancio.
Forte preoccupazione tra lavoratrici e lavoratori
Tra il personale dell’Opera Pia Castiglioni prevalgono delusione e incertezza. L’ipotesi di privatizzazione potrebbe infatti comportare la ricollocazione di decine di lavoratrici e lavoratori tra l’AUSL e l’Unione dei Comuni.
«Le lavoratrici e i lavoratori sono stati trattati come pacchi», denuncia Enrico Abbati, funzionario FP CGIL del Distretto Ceramico. «Se il percorso proseguisse nella direzione annunciata, il personale dovrebbe affrontare percorsi di ricollocazione tra AUSL e Unione, senza essere stato coinvolto preventivamente nelle decisioni».
Non è accettabile discutere del futuro di un servizio pubblico senza ascoltare chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento. Le competenze, l’esperienza e la professionalità maturate all’interno della struttura rappresentano un patrimonio che deve essere tutelato, non disperso.
La riduzione del personale infermieristico aggrava le difficoltà
Anche le recenti scelte dell’AUSL di Modena hanno contribuito ad aumentare le criticità organizzative.
La riduzione del numero di infermieri in comando presso l’Opera Pia Castiglioni, accompagnata dall’eliminazione della presenza infermieristica notturna, ha indebolito ulteriormente la capacità operativa della struttura.
Secondo quanto appreso dal sindacato, tale riduzione sarebbe stata collegata alla necessità di destinare personale all’Ospedale di Comunità di Maranello, recentemente inaugurato.
L’apertura di nuovi servizi territoriali non può però avvenire sottraendo risorse professionali a strutture già operative e impegnate nell’assistenza di persone fragili. Occorre rafforzare complessivamente gli organici della sanità e dei servizi sociosanitari, evitando di spostare le carenze da un presidio all’altro.
Unione e AUSL fermino il progetto e aprano il confronto
Chiediamo all’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico e all’AUSL di Modena di bloccare il progetto di privatizzazione dell’Opera Pia Castiglioni.
È necessario avviare immediatamente un confronto serio con le organizzazioni sindacali confederali e con le rappresentanze sindacali unitarie, per valutare tutte le soluzioni organizzative, economiche e professionali utili a mantenere pubblica la gestione della struttura.
Il futuro dell’Opera Pia Castiglioni non può essere deciso senza trasparenza e senza la partecipazione di lavoratrici, lavoratori, ospiti e famiglie.
Difendere la gestione pubblica significa tutelare un servizio essenziale, salvaguardare la qualità dell’assistenza e garantire dignità e certezze al personale. Per questo continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a impedire la privatizzazione e a rafforzare il ruolo pubblico nei servizi destinati alle persone anziane.
È stata convocata una nuova assemblea sindacale con le lavoratrici e i lavoratori interessati, per condividere gli aggiornamenti e definire le prossime iniziative.
Hesperia Hospital di Modena e Diagnostic Center di Carpi: proclamato lo stato di agitazione
Le lavoratrici e i lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi hanno conferito mandato alla FP CGIL di proclamare lo stato di agitazione. Alla base della vertenza vi sono condizioni economiche e organizzative ormai insostenibili, il mancato rinnovo della contrattazione aziendale e una gestione del personale che continua a penalizzare chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle due strutture sanitarie.
Contratti fermi e salari inadeguati per circa 250 lavoratori
La protesta coinvolge quasi 250 lavoratrici e lavoratori. Il contratto integrativo aziendale è fermo da oltre dieci anni, mentre il Contratto collettivo nazionale della sanità privata risulta scaduto da otto anni.
Una situazione che ha prodotto una profonda disparità salariale tra il personale tecnico, infermieristico, sociosanitario, ausiliario e amministrativo di Hesperia e i colleghi impiegati nel settore pubblico o in altre realtà dello stesso comparto.
«Siamo di fronte a una situazione economica e organizzativa non più tollerabile», denuncia Mohcine El Arrag della FP CGIL di Modena. «Una parte del personale è persino costretta ad aprire la partita IVA per ottenere un compenso più adeguato e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro».
È inaccettabile che professioniste e professionisti indispensabili per la qualità dell’assistenza siano costretti a cercare soluzioni individuali per compensare salari insufficienti e condizioni di lavoro sempre più gravose.
Milioni di euro per le tecnologie, nessuna valorizzazione del personale
A rendere ancora più evidente la contraddizione è la scelta dell’azienda di programmare, nel marzo 2026, un investimento superiore a 2 milioni di euro per l’adeguamento strutturale e tecnologico dei macchinari sanitari.
Un investimento importante, che tuttavia non è stato accompagnato da un analogo impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le tecnologie, anche le più moderne, non possono garantire da sole la qualità dei servizi sanitari. Senza la professionalità, le competenze e il lavoro quotidiano del personale, nessuna apparecchiatura può assicurare cure adeguate e continuità assistenziale.
L’azienda continua invece a investire sui beni materiali, lasciando fermi da anni salari e diritti. Nel frattempo, l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto delle retribuzioni, mentre i profitti delle aziende sanitarie private continuano a crescere.
Turni modificati, riposi fittizi e reperibilità domenicale
Tra le principali criticità denunciate vi è la gestione dei turni di lavoro. Gli orari vengono spesso modificati improvvisamente nel corso del mese, rendendo estremamente difficile organizzare la vita personale e familiare.
Particolarmente grave è la gestione della reperibilità domenicale. Quando il personale non viene chiamato in servizio, l’azienda considera la giornata come un riposo effettivamente goduto.
La reperibilità, però, obbliga le lavoratrici e i lavoratori a rimanere disponibili, limita la possibilità di spostarsi e impedisce di utilizzare liberamente il proprio tempo. Non può quindi essere equiparata a un vero riposo, necessario per il recupero delle energie psicofisiche.
Ferie autorizzate in ritardo e carenze nella programmazione
Anche la gestione delle ferie mostra pesanti problemi organizzativi. Il personale è obbligato a presentare le richieste entro marzo, ma spesso riceve l’autorizzazione soltanto nel mese di giugno.
Questi ritardi rendono difficile programmare vacanze, impegni familiari e periodi di riposo. Ancora una volta, le conseguenze dell’inefficienza organizzativa vengono scaricate interamente sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle loro famiglie.
Infermieri impiegati nelle pulizie e personale amministrativo in una tensostruttura
Viene denunciato, inoltre, l’utilizzo degli infermieri di sala operatoria per la pulizia delle sale durante i turni di reperibilità. In questo modo, il personale infermieristico viene chiamato a sopperire alle carenze degli ausiliari, con un impiego improprio delle professionalità e un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro.
Gravi criticità riguardano anche il personale amministrativo, costretto a lavorare all’interno di una tensostruttura priva di adeguato isolamento termico. Una condizione che espone i dipendenti a forti disagi climatici, soprattutto durante i periodi caratterizzati da temperature estreme.
A Carpi niente mensa e buoni pasto
Presso l’Hesperia Diagnostic Center di Carpi viene inoltre negato al personale il diritto al servizio mensa o al buono pasto.
A questa mancanza si aggiungono gravi difficoltà nella sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti, con un conseguente aumento dei carichi di lavoro per il personale presente e possibili ripercussioni sulla qualità del servizio.
Fallite le trattative, avviato lo stato di agitazione
Negli ultimi due anni la FP CGIL ha cercato di ottenere il rinnovo del contratto integrativo e un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro. Le trattative non hanno però prodotto risultati adeguati.
La parziale applicazione del Contratto collettivo nazionale, le riorganizzazioni unilaterali degli orari e il mancato confronto sindacale hanno reso inevitabile l’apertura dello stato di agitazione.
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede all’azienda risposte immediate sulla valorizzazione economica e professionale del personale, sul rispetto dei riposi e delle ferie, sulla corretta gestione dei turni, sul rafforzamento degli organici e sulla piena applicazione dei diritti contrattuali.
L’incontro richiesto in Prefettura dovrà rappresentare un momento decisivo. In assenza di risposte concrete, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi sarà destinata a proseguire e a intensificarsi.
Rinnovo CCNL Sanità Pubblica 2025-2027: in ARAN il confronto su relazioni sindacali e rapporto di lavoro
L’8 luglio 2026 si è svolto in ARAN un nuovo incontro per il rinnovo del CCNL Sanità Pubblica 2025-2027 del comparto. Al centro del confronto il sistema delle relazioni sindacali e una prima parte degli istituti relativi al rapporto di lavoro.
Il rinnovo del contratto deve rappresentare un passaggio decisivo per dare risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità pubblica. Serve un contratto capace di rafforzare i diritti, valorizzare le professionalità, migliorare le condizioni organizzative e riconoscere il ruolo fondamentale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.
Relazioni sindacali: confronto vero, preventivo e con dati completi
Durante l’incontro è stata ribadita la necessità di rendere effettivo il confronto con le organizzazioni sindacali e con le RSU. Le relazioni sindacali non possono ridursi a semplici comunicazioni successive a decisioni già assunte dalle aziende sanitarie.
Per la FP CGIL il confronto deve essere preventivo, fondato su informazioni complete e tempestive, e deve permettere alla contrattazione integrativa di svolgere pienamente la propria funzione. Questo significa mettere le rappresentanze sindacali nelle condizioni di intervenire sulle scelte organizzative, sull’utilizzo delle risorse, sulla valorizzazione delle professionalità e sulla tutela delle condizioni di lavoro.
Un punto centrale riguarda la costituzione provvisoria dei fondi contrattuali entro il primo trimestre dell’anno. Si tratta di una condizione indispensabile per avviare in tempi certi la contrattazione integrativa aziendale e impedire ritardi che ricadono direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.
Abbiamo chiesto che le aziende forniscano annualmente dati chiari su cessazioni, differenziali economici di professionalità, indennità fisse e ricorrenti, risorse aggiuntive legate ai fabbisogni di personale e utilizzo dei fondi, prevedendo anche verifiche periodiche nel corso dell’anno.
Contrattazione integrativa e organizzazione del lavoro
La contrattazione integrativa deve tornare a essere uno strumento reale di redistribuzione delle risorse, governo dell’organizzazione del lavoro e valorizzazione delle competenze. Le scelte aziendali non possono essere scaricate unilateralmente sul personale, soprattutto in una fase in cui i servizi sanitari sono sottoposti a forti pressioni organizzative.
Come FP CGIL Emilia-Romagna abbiamo chiesto il rafforzamento del confronto aziendale su tutte le materie che incidono sulla qualità del lavoro e sulla salute del personale. Tra queste, particolare attenzione deve essere dedicata alla prevenzione dello stress lavoro-correlato, degli infortuni e dei fenomeni di burnout, anche in relazione a quanto previsto dai documenti di valutazione dei rischi.
La salute e la sicurezza di chi lavora nella sanità pubblica devono essere parte integrante del rinnovo contrattuale. Non possono essere considerate questioni accessorie, perché incidono direttamente sulla qualità dei servizi garantiti a cittadine e cittadini.
Intelligenza artificiale e nuove tecnologie in sanità
Un tema specifico posto al tavolo riguarda l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, degli algoritmi e delle nuove tecnologie nei servizi sanitari.
Per la FP CGIL ogni innovazione tecnologica deve essere governata contrattualmente. Servono trasparenza sulle finalità, sulle modalità di utilizzo e sui riflessi che questi strumenti possono avere sull’organizzazione del lavoro, sulle professionalità, sulla salute e sulla sicurezza di lavoratrici, lavoratori, utenti e pazienti.
La specificità dell’intelligenza artificiale in sanità, riconosciuta sia dalla normativa europea sia da quella italiana, richiede ulteriori approfondimenti. L’innovazione non può essere subita dal personale: deve essere regolata, discussa e orientata alla qualità del servizio pubblico e alla tutela del lavoro.
Ferie, permessi e ferie solidali
Sul versante degli istituti del rapporto di lavoro, abbiamo chiesto il superamento della riduzione delle ferie per i neoassunti. È necessario garantire piena parità di trattamento e superare una disparità che non ha più ragione di esistere.
Abbiamo inoltre posto il tema della pianificazione effettiva delle ferie, chiedendo una disciplina più attenta alla possibilità di rivedere i piani individuali in presenza di esigenze sopravvenute. È stata anche richiesta una verifica delle criticità prodotte dall’attuale formulazione dei quindici giorni lavorativi nel periodo estivo.
Un ulteriore punto riguarda l’utilizzo dell’istituto delle ferie solidali per prevedere periodi di ferie aggiuntive a favore del personale vittima di aggressioni. In un contesto in cui le aggressioni contro operatrici e operatori sanitari continuano a rappresentare un’emergenza, il contratto deve prevedere strumenti di tutela concreti.
Formazione come diritto soggettivo
La formazione deve essere riconosciuta come diritto soggettivo delle lavoratrici e dei lavoratori e come leva fondamentale per la crescita professionale, l’innovazione organizzativa e la qualità del servizio.
Per questo abbiamo chiesto di rendere obbligatoria la formazione dei neoassunti e di aumentare il monte ore annuo di formazione continua, obbligatoria ed ECM. La formazione erogata oggi con risorse a carico delle aziende e degli enti è del tutto insufficiente rispetto ai bisogni del personale e all’evoluzione dei servizi sanitari.
Investire nella formazione significa investire nella qualità della sanità pubblica, nella sicurezza dei percorsi assistenziali e nella valorizzazione delle competenze professionali.
Tempo determinato, part-time e smart working
Nel confronto è stata richiamata la necessità di garantire piena parità di trattamento al personale a tempo determinato. Allo stesso modo, serve una disciplina più equa per il personale part-time, anche rispetto alla premialità, agli obiettivi e agli istituti non direttamente collegati alla durata della prestazione lavorativa.
Abbiamo inoltre chiesto che venga normato contrattualmente il diritto di accesso a periodi di lavoro a tempo determinato in aggiunta ai contingenti previsti, su richiesta della lavoratrice o del lavoratore, con priorità per chi rientra dalla maternità, svolge funzioni di caregiver o ha raggiunto i requisiti per accedere alla pensione di anzianità ma sceglie di rimanere in servizio.
Sul lavoro agile, la FP CGIL ha chiesto che al personale amministrativo, tecnico e informatico sia garantito contrattualmente il diritto a fruire, su richiesta, di due giornate settimanali di smart working. Si tratta di una misura necessaria per rendere più moderna l’organizzazione del lavoro, favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro e valorizzare professionalità che possono svolgere parte delle proprie attività anche da remoto.
Necessaria una sezione contrattuale per le Agenzie Regionali per l’Ambiente
Nel corso dell’incontro è stata confermata la richiesta di prevedere una specifica sezione contrattuale per il personale delle Agenzie Regionali per l’Ambiente.
Si tratta di una rivendicazione importante, perché riguarda lavoratrici e lavoratori che svolgono funzioni essenziali per la tutela ambientale, la prevenzione, il controllo e la salute collettiva, e che necessitano di un riconoscimento contrattuale adeguato alla specificità delle attività svolte.
Ora servono avanzamenti concreti su salario, indennità e condizioni materiali
Il confronto dell’8 luglio ha confermato che la trattativa è ancora in una fase di impostazione e approfondimento tecnico. Per la FP CGIL Emilia-Romagna è però necessario che i prossimi incontri producano avanzamenti concreti e testi contrattuali in grado di dare risposte reali.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 luglio, insieme alla prosecuzione dei tavoli tecnici. Sarà un passaggio importante, ma va sottolineato con chiarezza che la trattativa non è ancora entrata nel merito dei punti più delicati.
Restano infatti aperte le questioni economiche, il tema delle indennità nei giorni di ferie, la mensa e la pausa collegata, l’orario di lavoro programmato e non più convenzionale, oltre a tutti gli istituti che incidono direttamente sul riconoscimento economico e sulla vita materiale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per noi è necessario intervenire anche sulle sperequazioni retributive già esistenti, per costruire un contratto più giusto, capace di riconoscere il valore del lavoro svolto da tutte le professioniste e tutti i professionisti della sanità pubblica.
Un contratto per riconoscere dignità, diritti e salario
La FP CGIL continuerà a portare al tavolo ARAN le rivendicazioni del personale della sanità pubblica. L’obiettivo è conquistare un contratto che rafforzi la contrattazione, migliori le condizioni organizzative, riconosca professionalità e competenze, restituisca dignità, diritti e salario a chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale.
Al rinnovo contrattuale devono però accompagnarsi anche provvedimenti normativi indispensabili, a partire dallo sblocco dei fondi per il salario accessorio. Senza risorse adeguate e senza strumenti contrattuali realmente esigibili, il rischio è che le lavoratrici e i lavoratori continuino a pagare il prezzo di anni di sottofinanziamento, carenze di personale e mancato riconoscimento del proprio ruolo.
La sanità pubblica si difende anche attraverso un contratto giusto. Per questo la trattativa deve ora entrare nel vivo e produrre risposte concrete.
Ddl Merito, FP CGIL Emilia-Romagna: “Grave passo indietro, a rischio l’indipendenza della Pubblica amministrazione”
L’approvazione definitiva da parte del Senato del Ddl Merito, proposto dal ministro Zangrillo, rappresenta un grave passo indietro per la Pubblica amministrazione e per il riconoscimento della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.
Questo provvedimento non risponde alle reali esigenze del personale pubblico. Al contrario, introduce meccanismi che rischiano di indebolire l’autonomia della Pubblica amministrazione, svuotare il ruolo della contrattazione collettiva e aprire la strada a un controllo sempre più diretto della politica sulla macchina amministrativa.
Il merito non si decide per legge
Uno degli aspetti più preoccupanti del Ddl riguarda l’idea che i “più meritevoli” possano essere individuati per legge, attraverso percentuali predeterminate e meccanismi rigidi di valutazione.
Si tratta di un’impostazione che riporta indietro le lancette dell’orologio a stagioni già superate, nelle quali solo una quota limitata di personale poteva accedere alle valutazioni più alte e, di conseguenza, ai relativi riconoscimenti economici.
Per noi il merito non può essere trasformato in una competizione forzata tra lavoratrici e lavoratori, né può essere ridotto a una graduatoria calata dall’alto. La professionalità del personale pubblico va riconosciuta attraverso strumenti trasparenti, condivisi e contrattati, non con pagelline o percentuali stabilite per legge.
Svuotato il ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione
Il Ddl Merito interviene anche sul ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione, riducendo il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice.
È un passaggio particolarmente grave, perché rischia di spostare il controllo della valutazione sempre più vicino alla politica. In questo modo viene indebolito un presidio di autonomia e imparzialità che dovrebbe invece essere rafforzato.
Una Pubblica amministrazione autorevole ha bisogno di regole chiare, indipendenza, trasparenza e responsabilità. Non ha bisogno di strumenti che possano trasformare la dirigenza pubblica in una semplice esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo.
Progressioni di carriera: serve trasparenza, non opacità
Un altro punto critico riguarda il superamento del concorso a favore di procedure interne che rischiano di risultare opache e farraginose.
La crescita professionale del personale pubblico deve essere garantita attraverso percorsi chiari, imparziali e verificabili. Ogni avanzamento di carriera deve premiare competenze reali, esperienza, formazione e responsabilità assunte sul campo, non la vicinanza al proprio dirigente o la fedeltà a logiche gerarchiche.
Il rischio è che, dietro il richiamo al merito, si costruisca un sistema meno trasparente, nel quale le lavoratrici e i lavoratori vedano mortificate le proprie legittime aspirazioni professionali.
Una nuova invasione della legge nella contrattazione
Con questo provvedimento assistiamo anche all’ennesima invasione di campo della legge in materie che dovrebbero essere affidate alla contrattazione collettiva.
Valutazione, salario accessorio, progressioni professionali e organizzazione del lavoro sono temi che devono essere discussi con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Intervenire unilateralmente per legge significa ridurre gli spazi democratici di confronto e indebolire il ruolo del contratto nazionale.
Come FP CGIL Emilia-Romagna siamo convinti che il futuro della Pubblica amministrazione passi dal rafforzamento della contrattazione, non dalla sua compressione.
Cosa serve davvero alla Pubblica amministrazione
Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di competizioni imposte, classifiche rigide o meccanismi di valutazione costruiti dall’alto.
Hanno bisogno di risposte concrete: il superamento dei tetti di spesa sul salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga, investimenti sulla formazione di qualità, assunzioni stabili e percorsi professionali coerenti con le competenze effettivamente maturate.
Per valorizzare davvero il personale pubblico occorre riconoscere il lavoro che ogni giorno garantisce servizi essenziali alle persone, alle comunità e ai territori.
Decreto Primo Maggio: inaccettabile l’esclusione del sociosanitario accreditato
Il Decreto Primo Maggio introduce un principio importante: in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi, le imprese devono riconoscere una somma economica alle lavoratrici e ai lavoratori, come forma di tutela salariale di fronte ai ritardi nei rinnovi contrattuali.
Un principio giusto, che però viene negato proprio a chi opera in settori fondamentali come la sanità privata accreditata e il sociosanitario. Una scelta inaccettabile, che penalizza ancora una volta lavoratrici e lavoratori già colpiti da anni di ritardi contrattuali, salari bassi e condizioni di lavoro sempre più pesanti.
Non possono esistere lavoratrici e lavoratori di serie A e di serie B. Chi garantisce ogni giorno cura, assistenza e continuità dei servizi alle persone fragili, anziane e non autosufficienti deve avere le stesse tutele economiche e gli stessi diritti riconosciuti agli altri settori.
Sanità privata e sociosanitario esclusi dalla tutela automatica
Il provvedimento in discussione prevede che, in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro scadenza naturale, le retribuzioni vengano adeguate automaticamente, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI.
Si tratta di un meccanismo pensato per evitare che il peso dei ritardi nei rinnovi contrattuali ricada interamente sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori.
Eppure, proprio per alcuni settori, tra cui quelli delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate che operano per conto e a carico del Servizio Sanitario Nazionale, questa tutela automatica non scatterebbe. L’eventuale anticipo economico verrebbe infatti rimandato alla contrattazione collettiva, sulla base di indicatori economici settoriali.
Per noi questa deroga è gravissima. Il rinvio alla contrattazione, in un settore in cui i rinnovi contrattuali sono bloccati o in forte ritardo da anni, non rappresenta una garanzia: rischia invece di diventare un ulteriore ostacolo al riconoscimento di quanto dovuto.
Lavoratrici e lavoratori penalizzati due volte
Nel settore sanitario privato accreditato e nel sociosanitario operano migliaia di professioniste e professionisti che ogni giorno assicurano servizi essenziali: infermieri, fisioterapisti, operatori sociosanitari, educatrici, personale tecnico, amministrativo e assistenziale.
Sono lavoratrici e lavoratori che spesso affrontano carichi pesanti, turni difficili, organici insufficienti e salari non adeguati alla responsabilità del lavoro svolto. In molti casi, i contratti collettivi sono stati rinnovati con ritardi insostenibili o restano ancora al centro di vertenze aperte.
Escluderli dal meccanismo automatico di adeguamento economico significa colpirli due volte: prima con il mancato rinnovo del contratto, poi con la negazione di una tutela minima prevista per altri settori.
Il messaggio che arriva è chiarissimo e profondamente sbagliato: il lavoro di cura può aspettare, i salari di chi assiste le persone fragili possono restare indietro, i diritti di chi garantisce servizi fondamentali possono essere trattati come una variabile secondaria.
Il lavoro di cura non può essere il luogo delle deroghe peggiorative
È inaccettabile che il sistema sanitario e sociosanitario accreditato continui a reggersi sulla compressione del costo del lavoro. Non si può chiedere qualità dell’assistenza, continuità dei servizi e presa in carico delle persone fragili mentre si negano tutele salariali minime a chi quei servizi li rende possibili ogni giorno.
Il lavoro di cura non può essere il luogo in cui sperimentare deroghe peggiorative. Al contrario, deve essere uno dei settori su cui investire con più forza, riconoscendo valore professionale, dignità salariale e diritti contrattuali.
Per questo chiediamo il ritiro immediato della previsione che esclude la sanità privata accreditata e il sociosanitario dal meccanismo automatico di adeguamento economico.
La tutela deve valere per tutte e tutti. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve avere gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso riconoscimento economico di ogni altra lavoratrice e ogni altro lavoratore.
Rinnovo CCNL Sanità Pubblica 2025/2027: avanti il confronto su profili, incarichi e diritti
Si è svolto il 17 giugno un nuovo incontro nell’ambito della trattativa per il rinnovo del CCNL 2025/2027 del comparto Sanità Pubblica. Il confronto si è concentrato in particolare sulle declaratorie delle aree e dei profili professionali, un tema centrale per aggiornare l’ordinamento professionale e riconoscere in modo più adeguato competenze, responsabilità e funzioni di lavoratrici e lavoratori del Servizio sanitario nazionale.
L’aggiornamento dei profili professionali era un impegno già contenuto nelle Dichiarazioni Congiunte del precedente CCNL 2019/2021 ed è parte integrante della piattaforma rivendicativa per il nuovo contratto. Dopo anni di profonde trasformazioni organizzative, tecnologiche e professionali, la sanità pubblica ha bisogno di un contratto capace di riconoscere il lavoro reale che ogni giorno tiene in piedi servizi, cura, assistenza, ricerca, prevenzione e supporto amministrativo.
Nuovi profili professionali e aggiornamento delle declaratorie
Nel corso dell’incontro è stata registrata positivamente l’introduzione, nell’area dei funzionari, del mediatore transculturale e dello specialista in cybersicurezza. Si tratta di figure che rispondono a bisogni sempre più evidenti dentro il sistema sanitario: da un lato la necessità di garantire servizi più accessibili e capaci di dialogare con una società plurale, dall’altro la crescente centralità della sicurezza informatica nella gestione di dati, sistemi e infrastrutture digitali.
Abbiamo chiesto inoltre l’inserimento della declaratoria della figura professionale dell’amministratore di sistema, già presente in altri contratti pubblici, e riteniamo necessario che anche nella sanità pubblica venga riconosciuto pienamente il ruolo di chi garantisce il funzionamento, la sicurezza e la continuità dei sistemi informativi.
Sono state inoltre aggiornate alcune denominazioni professionali: gli ex collaboratori amministrativi professionali e i collaboratori tecnici professionali diventano rispettivamente funzionari amministrativi e funzionari tecnici. È stato introdotto anche il nuovo profilo del funzionario legale nel ruolo amministrativo e quello del tecnologo alimentare nel ruolo tecnico.
ARPA, informatica, soccorso animale e OSS Senior: le richieste da completare
Durante il confronto sono state definite con maggiore precisione anche le declaratorie dell’assistente informatico e alcune specificità relative ai funzionari amministrativi e tecnici che operano presso le ARPA. Su questo punto abbiamo ribadito la richiesta di istituire una sezione contrattuale specifica, capace di valorizzare le peculiarità professionali e organizzative di queste realtà.
Abbiamo inoltre chiesto di esplicitare, tra gli operatori tecnici dell’area del personale di supporto, la figura degli operatori del soccorso animale, e di inserire tra le declaratorie dell’area degli assistenti anche l’OSS Senior, in coerenza con le progressioni verticali già realizzate attraverso le norme del CCNL 2019/2021.
Si tratta di richieste concrete, che nascono dall’evoluzione del lavoro nei servizi e dalla necessità di evitare che competenze già esercitate quotidianamente restino senza un riconoscimento adeguato nell’ordinamento professionale.
Ricerca sanitaria: servono data manager e study coordinator
Un altro punto affrontato riguarda il personale della ricerca. Come FP CGIL abbiamo chiesto di individuare ulteriori figure professionali all’interno delle declaratorie della sezione, in particolare il data manager e lo study coordinator.
Anche in questo ambito è necessario riconoscere professionalità che svolgono funzioni decisive per la qualità, l’organizzazione e la continuità delle attività di ricerca. La sanità pubblica non vive solo nei reparti e nei servizi territoriali, ma anche nei luoghi in cui si produce conoscenza, innovazione e sviluppo scientifico.
Professioni sanitarie: qualificazione e riconoscimento contrattuale devono andare insieme
L’aggiornamento delle declaratorie è un primo passo, ma il percorso non è ancora concluso. Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a seguire con attenzione anche il percorso parlamentare sul disegno di legge delega di riforma delle professioni sanitarie.
Da tempo sosteniamo che alla maggiore qualificazione universitaria delle professioni sanitarie e alle crescenti responsabilità richieste debba corrispondere un adeguato riconoscimento contrattuale nell’ordinamento professionale. Non può esserci innovazione del sistema sanitario senza valorizzazione del lavoro, delle competenze e delle responsabilità di chi garantisce ogni giorno il diritto alla salute.
Sistema degli incarichi: necessario un finanziamento adeguato
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema del sistema degli incarichi. Abbiamo sottolineato che alcune questioni devono essere strettamente legate al finanziamento dei Fondi, a partire dagli incarichi di elevata qualificazione.
Per noi è necessario che questi incarichi siano finanziati attraverso i bilanci delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale, e non scaricati sui Fondi contrattuali. Valorizzare le responsabilità non può significare ridurre le risorse disponibili per il salario accessorio complessivo del personale.
Sul lavoro straordinario prestato dai titolari di incarico abbiamo inoltre chiesto che sia prevista anche la possibilità di recupero a giornata intera e che, come per tutto il personale, venga rispettato un tetto al lavoro straordinario, in coerenza con le norme contrattuali.
Il tempo è scaduto: il 9 giugno assemblea davanti al Cardinal Ferrari per il rinnovo del contratto della Sanità Privata
Martedì 9 giugno 2026, dalle 13.30 alle 15.30, davanti ai cancelli del Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, FP CGIL Parma e CISL FP Parma Piacenza hanno convocato un’assemblea pubblica delle lavoratrici e dei lavoratori per chiedere il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Privata.
Una mobilitazione aperta alla cittadinanza, alle istituzioni e a tutte le persone interessate a sostenere una vertenza che riguarda non solo il lavoro, ma anche la qualità dei servizi sanitari e sociosanitari rivolti alle persone più fragili.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che il tempo dell’attesa sia finito. Le lavoratrici, i lavoratori e i professionisti della sanità privata non possono continuare a essere lasciati senza risposte, senza riconoscimento economico e senza un contratto nazionale rinnovato.
Sanità privata, lavoratrici e lavoratori senza contratto da 8 anni
La situazione è ormai insostenibile. Il Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Privata è fermo al triennio 2016-2018 e riguarda circa 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti in tutta Italia.
Otto anni senza rinnovo significano salari fermi, perdita di potere d’acquisto, diritti non aggiornati e una distanza sempre più ampia rispetto alle colleghe e ai colleghi della sanità pubblica, che svolgono spesso le stesse mansioni, con le stesse responsabilità e all’interno di servizi fondamentali per la salute delle persone.
Secondo quanto dichiarato da Gianluca Mezzadri e Danilo Alzapiendi delle Segreterie provinciali di FP CGIL e CISL FP, il divario salariale con la sanità pubblica è oggi di circa 400 euro lordi mensili medi, con punte che arrivano fino a 550 euro per un infermiere. Una distanza che rischia di crescere ulteriormente, mentre la sanità pubblica si appresta al rinnovo del CCNL 2025-2027.
Il 9 giugno assemblea pubblica davanti al Centro Cardinal Ferrari
L’assemblea convocata per martedì 9 giugno 2026, dalle 13.30 alle 15.30, davanti al Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, vuole essere un momento di partecipazione, informazione e denuncia.
La scelta di renderla aperta al pubblico, alla cittadinanza e alle istituzioni nasce dalla necessità di portare la vertenza fuori dai luoghi di lavoro e renderla visibile a tutti. Il mancato rinnovo del contratto non è infatti un problema che riguarda solo chi lavora nella sanità privata: riguarda direttamente anche la qualità dell’assistenza, la continuità dei servizi e la tenuta complessiva del sistema sanitario e sociosanitario.
Quando le lavoratrici e i lavoratori vengono lasciati per anni senza contratto, quando i salari non sono adeguati, quando il personale sceglie di lasciare le strutture private per cercare condizioni migliori altrove, a pagare il prezzo sono anche le persone assistite e le loro famiglie.
Una fuga di personale che colpisce anche la qualità dei servizi
Il differenziale salariale tra sanità privata e sanità pubblica sta producendo una conseguenza concreta: la fuga di personale dalle strutture private accreditate.
Questo fenomeno riguarda anche realtà importanti come il Centro Cardinal Ferrari e rischia di avere ricadute pesanti sulla qualità dei servizi destinati alle persone più fragili. Non si può pensare di garantire continuità assistenziale, professionalità e presa in carico adeguata senza valorizzare chi ogni giorno lavora nei reparti, nei servizi riabilitativi, nelle strutture sociosanitarie e nei percorsi di cura.
La sanità privata accreditata, se vuole essere davvero parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale, deve garantire condizioni di lavoro dignitose, salari adeguati e diritti esigibili. Non può esistere un sistema in cui, a parità di responsabilità e di lavoro svolto, chi opera nel privato venga considerato lavoratore di serie B.
Aziende in crescita, lavoratori senza risposte
La vertenza assume un significato ancora più forte se si osservano i dati economici del settore.
Come denunciato dalle organizzazioni sindacali, l’analisi aggregata dei bilanci dei maggiori operatori privati evidenzia un settore che nel 2023 ha raggiunto 12,02 miliardi di euro di fatturato netto, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019. Gli utili netti sono raddoppiati in un solo anno, arrivando a 449 milioni di euro, mentre la liquidità immediata sfiora 1,8 miliardi di euro.
Sono numeri che rendono ancora più ingiustificabile il blocco del rinnovo contrattuale. Non siamo davanti a un settore in crisi, ma a grandi gruppi che continuano a crescere, espandersi e generare profitti. Nel caso del Gruppo Kos, la crescita riguarda sia il mercato italiano sia quello europeo.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è inaccettabile che questa espansione venga costruita sulle spalle di lavoratrici e lavoratori che attendono da otto anni un contratto rinnovato.
Basta dumping contrattuale nella sanità privata
Il nodo centrale della vertenza è il dumping contrattuale. Il mancato rinnovo del contratto della sanità privata ha prodotto negli anni una distanza crescente tra le condizioni di chi lavora nel privato e quelle di chi lavora nel pubblico.
Nel frattempo, nel Servizio Sanitario Nazionale sono stati rinnovati più contratti collettivi, mentre nel privato accreditato il blocco contrattuale ha lasciato lavoratrici e lavoratori esposti all’inflazione e all’aumento del costo della vita.
Questo significa che una parte consistente del valore prodotto dal lavoro è stata scaricata sui salari, erodendo il potere d’acquisto e trasformando il mancato rinnovo in una vera e propria penalizzazione economica per chi garantisce ogni giorno servizi essenziali.
La sanità privata non può chiedere riconoscimento, accreditamento e risorse pubbliche senza assumersi la responsabilità di garantire contratti dignitosi. Chi lavora nella sanità privata deve avere lo stesso rispetto, la stessa dignità normativa e una retribuzione adeguata al valore del proprio lavoro.
Una vertenza che riguarda tutto il sistema sanitario
La mobilitazione del 9 giugno davanti al Cardinal Ferrari si inserisce in una vertenza nazionale che chiede alle controparti datoriali, al Ministero e alle Regioni una svolta immediata.
Il rinnovo del CCNL della Sanità Privata non può più essere rinviato. Servono risposte concrete, risorse adeguate e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Come FP CGIL Emilia-Romagna saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori. Perché difendere il contratto significa difendere il lavoro, la qualità dei servizi, la dignità professionale e il diritto delle persone a ricevere cure e assistenza in strutture dove chi lavora sia rispettato e valorizzato.
Il tempo è scaduto. Ora serve il rinnovo del contratto.
Rinnovo CCNL Sanità 2025/27: passi avanti sugli incarichi, ma restano nodi da sciogliere
Il confronto per il rinnovo del CCNL del comparto Sanità pubblica 2025/27 registra alcuni avanzamenti importanti, in particolare sul tema degli incarichi. Nel nuovo incontro del 26 maggio, dedicato alla prosecuzione della trattativa, sono state superate molte delle criticità che la FP CGIL aveva evidenziato con forza nel precedente appuntamento del 12 maggio.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna si tratta di un passaggio significativo, perché conferma l’importanza della contrattazione e della mobilitazione sindacale nel difendere il valore professionale delle lavoratrici e dei lavoratori del Servizio sanitario nazionale. Il contratto non può limitarsi a introdurre soluzioni parziali o meri riconoscimenti economici: deve intervenire sulla qualità del lavoro, sulla valorizzazione delle competenze e sul riconoscimento delle responsabilità che ogni giorno vengono assunte nei servizi sanitari pubblici.
Uno dei risultati più rilevanti riguarda il ripristino del sistema degli incarichi anche per le aree degli operatori e degli assistenti. È un punto fondamentale. Sostituire gli incarichi con una semplice indennità avrebbe significato snaturare l’istituto, riducendolo a una voce economica priva di reale valore ordinamentale.
Gli incarichi, invece, devono continuare a rappresentare uno strumento capace di riconoscere esperienza, competenze, responsabilità e ruolo effettivamente svolto all’interno dell’organizzazione sanitaria. Questo vale per tutte le professionalità che garantiscono quotidianamente il funzionamento del sistema, spesso in condizioni di forte pressione, carichi crescenti e organici insufficienti.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre recepita positivamente la richiesta di prevedere il requisito dei tre anni di anzianità per l’accesso agli incarichi di funzione organizzativa. È stata accolta anche la proposta di ridurre da dieci a cinque anni il requisito di esperienza professionale per gli incarichi dell’area degli assistenti e degli operatori.
Si tratta di modifiche importanti perché rafforzano il legame tra incarico, esperienza maturata e responsabilità concretamente esercitata. In questo modo si riduce il rischio di utilizzi discrezionali o impropri dell’istituto e si costruisce un sistema più coerente con la realtà del lavoro nei reparti, nei servizi territoriali, nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie.
Un altro elemento positivo riguarda l’innalzamento al 50% del valore dell’indennità di funzione in caso di assenza temporanea del titolare dell’incarico. È stata inoltre prevista la possibilità di mettere preventivamente a selezione un incarico vacante tra i titolari di incarico.
Anche il tema dell’eventuale remunerazione del lavoro straordinario per il personale titolare di incarico superiore a 5.000 euro è stato ricondotto alla contrattazione. Per la FP CGIL questo è un punto essenziale: il lavoro aggiuntivo, le responsabilità organizzative e il peso concreto delle funzioni svolte devono essere riconosciuti, non dati per scontati.
Resta invece aperta la discussione sulla graduazione degli incarichi di base. Su questo punto la FP CGIL ha chiesto e ottenuto che il confronto prosegua. È una questione che non può essere affrontata in modo isolato, ma deve essere collegata alla discussione più generale sulle indennità e sul riconoscimento economico e professionale delle diverse responsabilità.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario costruire un sistema più equo, capace di distinguere realmente tra contesti organizzativi, livelli di responsabilità, carichi di lavoro, intensità assistenziale e condizioni operative. Gli incarichi di base devono poter essere valorizzati e graduati tenendo conto della complessità del lavoro svolto da professionisti, operatori e assistenti del Servizio sanitario nazionale.
Il confronto del 26 maggio consente quindi di registrare passi avanti concreti rispetto alle questioni sollevate nel precedente incontro. Tuttavia, restano ancora nodi importanti da sciogliere. Il rinnovo del contratto deve affrontare in modo complessivo il tema del riconoscimento economico e professionale di chi lavora nella sanità pubblica.
Le lavoratrici e i lavoratori della sanità attendono da troppo tempo un contratto capace di dare risposte vere. Per questo, l’obiettivo resta chiaro: fare bene e fare presto. Bene, perché il nuovo CCNL deve rafforzare diritti, tutele e valorizzazione professionale. Presto, perché il personale del Servizio sanitario nazionale non può continuare ad aspettare un riconoscimento adeguato al valore del lavoro che svolge ogni giorno.
Sono già stati calendarizzati nuovi incontri per il 17 giugno, 25 giugno e 8 luglio, oltre ad ulteriori appuntamenti di approfondimento tecnico. La FP CGIL continuerà a seguire passo dopo passo l’evoluzione della trattativa, aggiornando lavoratrici e lavoratori sugli sviluppi del rinnovo contrattuale.
Il rispetto delle professioni sanitarie passa anche per le parole
La FP CGIL Emilia-Romagna ritiene necessario intervenire con chiarezza in merito alle dichiarazioni del dottor Giampaolo Lavagetto, che, riferendosi al proprio ruolo di referente politico di un osservatorio per il diritto alla salute, ha affermato: “Non faccio l’infermiere”.
Una frase che non può essere liquidata come una semplice espressione colloquiale. Le parole, soprattutto quando pronunciate da chi ricopre ruoli di responsabilità pubblica o politica, contribuiscono a costruire il modo in cui vengono percepite le professioni, il lavoro e il valore sociale delle persone che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alla cittadinanza.
Nel caso specifico, quella dichiarazione restituisce una rappresentazione riduttiva e distante dalla realtà del Sistema Sanitario. Il lavoro infermieristico non può essere evocato come elemento di distanza o, peggio, come termine di paragone svalutante. Gli infermieri e le infermiere non sono figure marginali, né semplici esecutori di mansioni. Sono professionisti centrali nei percorsi di cura, con competenze, responsabilità e funzioni strategiche all’interno dell’intero sistema salute.
Il ruolo centrale degli infermieri nel sistema sanitario
Il personale infermieristico svolge ogni giorno un ruolo decisivo nella gestione dei processi assistenziali, nella sicurezza delle cure, nella presa in carico delle persone, nella pianificazione dei bisogni di salute della comunità e nella continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Gli infermieri operano dentro équipe multidisciplinari, coordinano percorsi complessi, garantiscono prossimità, ascolto, competenza professionale e capacità organizzativa. La loro presenza è fondamentale nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali, nelle strutture sociosanitarie, nell’assistenza domiciliare, nei percorsi di prevenzione e in tutti gli ambiti in cui il diritto alla salute deve tradursi in risposte concrete.
Per questo la FP CGIL considera grave che una figura impegnata in un osservatorio dedicato al diritto alla salute non mostri piena consapevolezza del valore delle professioni sanitarie. Chi si occupa di salute pubblica, a maggior ragione in un ruolo politico o istituzionale, dovrebbe conoscere e riconoscere il contributo essenziale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che rendono possibile il funzionamento del sistema sanitario.
FP CGIL: “Serve rispetto per chi garantisce ogni giorno il diritto alla salute”
“In una fase segnata dalla crisi dei servizi pubblici, dai tagli e dalla crescente precarizzazione del lavoro sanitario – commenta Alfredo Vettone, funzionario della FP CGIL con delega alla Sanità – risulta ancora più grave che una figura istituzionale contribuisca a legittimare una narrazione che mortifica il lavoro di chi, ogni giorno, garantisce accesso alle cure, equità sanitaria e presa in carico delle persone”.
La FP CGIL sarà al fianco di ogni iniziativa volta a far emergere pubblicamente questa contraddizione, difendendo il ruolo strategico degli infermieri e di tutto il personale del sistema sanitario. Chiediamo che anche nel linguaggio dei rappresentanti politici venga riconosciuto il reale valore di tutti i professionisti della salute, infermieri compresi, che assicurano quotidianamente la continuità delle cure.
Il rispetto del lavoro pubblico e delle professioni sanitarie non passa soltanto dai contratti, dagli organici, dalle retribuzioni e dagli investimenti. Passa anche dal linguaggio. Perché le parole possono riconoscere valore oppure cancellarlo. Possono sostenere la dignità professionale oppure contribuire a indebolirla.
Parma, un territorio che investe sulla valorizzazione professionale
Le dichiarazioni risultano ancora più fuori luogo perché arrivano in un momento in cui, nelle due Aziende Sanitarie di Parma, è stato presentato un importante progetto di sviluppo e valorizzazione professionale promosso da un Dipartimento delle Professioni Sanitarie capace di guardare con lungimiranza al futuro del sistema sanitario e alla crescita delle competenze.
“Dispiace inoltre che tali dichiarazioni arrivino proprio in un momento in cui, nelle due Aziende Sanitarie di Parma, è stato presentato un importante progetto di sviluppo e valorizzazione professionale – prosegue Vettone – promosso da un Dipartimento delle Professioni Sanitarie capace di guardare con lungimiranza al futuro del sistema sanitario e alla crescita delle competenze professionali”.
Per la FP CGIL, il dottor Lavagetto dovrebbe quantomeno porgere le proprie scuse ai professionisti sanitari, in particolare a quelli che operano sul territorio parmense, realtà che egli stesso conosce e di cui fa parte. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno contribuiscono concretamente al bene comune e alla tutela di un diritto essenziale come quello alla salute.
Riconoscere il loro ruolo significa riconoscere la qualità del Servizio Sanitario, la dignità del lavoro pubblico e la centralità di chi, spesso in condizioni difficili, continua a garantire cura, assistenza e prossimità alle persone.










