Perquisizione nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna: solidarietà ai professionisti sanitari
CGIL e FP CGIL hanno appreso, attraverso le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché dagli organi di stampa, della perquisizione avvenuta da parte delle forze dell’ordine nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna in data 12 febbraio.
L’intervento si inserisce nell’ambito di un’indagine relativa alle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento nei CPR delle persone soggette a provvedimenti di rimpatrio.
Nel massimo rispetto della magistratura e dell’autonomia della sua azione, verso cui si ripone piena fiducia, CGIL e FP CGIL esprimono solidarietà ai professionisti sanitari coinvolti, persone che ogni giorno garantiscono assistenza, tutela e diritti con competenza, responsabilità e nel rigoroso rispetto del codice deontologico.
Stupiscono le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso.
Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini, rilasciate sulla stampa locale, che ad indagine appena avviata riitiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare “licenziamento, radiazione e arresto” nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti.
Per tutte queste motivazioni, CGIL e FP CGIL aderiranno al “Flash mob di solidarietà”, organizzato per lunedì 16 febbraio alle ore 13 presso le scale di ingresso di via Missiroli dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Sanità privata, mancato accordo al Ministero del Lavoro: verso lo sciopero nazionale
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svolto presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Cisl Fp e Uil Fpl, abbiamo preso atto dell’indisponibilità delle associazioni datoriali ad avviare il tavolo negoziale. Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale.
Rinnovo CCNL Sanità Privata: lo stallo sulle responsabilità
L’incontro era stato sollecitato per affrontare il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata, fermo da troppo tempo.
Le associazioni Aiop e Aris hanno subordinato l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una posizione che respingiamo con fermezza: si tratta di un’impostazione ingiustificata, non coerente con le prerogative delle parti sociali e incompatibile con le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Il personale della sanità privata è già gravato da anni di stagnazione salariale, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto. Proseguire nel blocco negoziale significa scaricare ancora una volta sui dipendenti il peso di una situazione che richiede invece responsabilità e scelte chiare da parte datoriale.
RSA e contratto unico di settore: situazione ancora critica
Per quanto riguarda i contratti delle RSA, i tavoli risultano formalmente aperti ma il confronto appare complesso e lontano dalle necessità e dalle rivendicazioni del personale.
Abbiamo ribadito l’urgenza di arrivare a un contratto unico di settore, in grado di garantire omogeneità di diritti, tutele e trattamenti economici a chi opera nelle strutture accreditate e nei servizi socio-sanitari.
Accreditamento e applicazione contrattuale: servono regole vincolanti
Non possiamo accettare che strutture che erogano servizi pubblici, beneficiando di finanziamenti regionali, possano scegliere liberamente quale contratto applicare o addirittura non rinnovarlo.
Continueremo a sollecitare con urgenza un tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire regole di accreditamento che vincolino le strutture anche al rispetto dei contratti collettivi.
Questa prassi genera criticità non solo per il personale, ma anche per gli utenti, mettendo a rischio la qualità e la continuità dei servizi, che concorrono al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute.
Carenza di personale e richiesta di ispezioni
Da settimane, nei territori, sono state richieste ispezioni presso le strutture accreditate per verificare organici e applicazione delle delibere regionali. L’esodo massivo di personale che si sta registrando da mesi sta producendo gravi carenze negli organici, con ricadute dirette sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza.
Mobilitazione e sciopero nazionale
Sarà fondamentale garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata. La vertenza sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris deve ottenere l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare il rinnovo contrattuale, difendere il salario e riaffermare il principio che chi eroga servizi pubblici deve rispettare pienamente diritti e contratti.
Servizio veterinario Ausl Reggio Emilia: no al trasferimento a Correggio, penalizzato il Distretto di Guastalla
La decisione dell’Ausl di Reggio Emilia di trasferire il Servizio veterinario da Guastalla a Correggio è una scelta che riteniamo illogica e dannosa per il territorio. Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Fvm e Cisl Medici, esprimiamo una netta contrarietà a un progetto di riorganizzazione che rischia di compromettere l’operatività di un servizio strategico per l’economia locale e per la sicurezza alimentare.
Una riorganizzazione che penalizza il territorio più operativo
I dati parlano chiaro. Nel Distretto di Guastalla si concentra il 72% degli allevamenti bovini e il 66% di quelli suini, mentre nel Distretto di Correggio si registrano percentuali decisamente inferiori (28% bovini e 34% suini). Nonostante questo, l’Azienda sanitaria intende accentrare il servizio a Correggio, lasciando a Guastalla soltanto due unità veterinarie.
Si tratta di una riduzione del 70% dei veterinari ufficiali operanti nel Distretto di Guastalla, un territorio che, per volume di attività e ampiezza geografica, risulta ben più impegnativo rispetto a Correggio. Una scelta che appare in evidente contraddizione con criteri di efficienza, prossimità e razionalizzazione dei servizi.
Più costi, meno efficienza e tempi di lavoro compromessi
Il progetto Ausl prevede che i veterinari che oggi operano a Guastalla debbano prendere servizio e timbrare a Correggio, per poi spostarsi quotidianamente verso il territorio guastallese. Questo comporterebbe un aumento significativo dei tempi morti di trasferimento, con un inevitabile incremento dei costi e una riduzione dell’efficacia operativa.
Non è pensabile che un professionista possa mantenere l’attuale carico di lavoro a fronte di un’organizzazione che moltiplica gli spostamenti e riduce la presenza stabile sul territorio. Il rischio concreto è un calo dell’efficienza e una diminuzione dei servizi erogati, con ricadute dirette sulle aziende zootecniche e sull’intera filiera agroalimentare.
Le motivazioni dell’Ausl e la richiesta dei sindacati
Secondo quanto comunicato dall’Azienda sanitaria, la scelta sarebbe legata alla prossima scadenza del contratto di affitto dell’immobile di Guastalla che ospita attualmente il servizio. L’Ausl avrebbe quindi optato per concentrare i professionisti nella struttura di proprietà a Correggio.
Come organizzazioni sindacali abbiamo già presentato un documento di contestazione formale, chiedendo di rivedere completamente la proposta. La nostra posizione è chiara: occorre garantire una nuova sede del Servizio veterinario nel Distretto di Guastalla, dotata di timbratori per tutti i professionisti, sei postazioni di lavoro complete e sei autovetture di servizio, in linea con il reale fabbisogno operativo.
Serve confronto preventivo, non decisioni calate dall’alto
Accogliamo con favore la disponibilità dell’Ausl ad aprire un confronto nelle prossime settimane, ma riteniamo che il metodo seguito finora sia stato sbagliato. Una riorganizzazione di tale impatto avrebbe richiesto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, anziché una comunicazione a decisione già assunta.
Continueremo a sollecitare l’intervento anche dei sindaci dei Comuni afferenti alla rete veterinaria guastallese, affinché venga tutelato un servizio pubblico essenziale per il territorio, per la salute animale e per la sicurezza alimentare.
Sanità Privata “Proclamiamo lo stato di agitazione. Offesi 300mila dipendenti della sanità privata e delle RSA”
Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa
Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.
Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.
Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.
Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.
Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.
Mensa AUSL al Franchini di Montecchio: migliora il servizio ai degenti, ma peggiorano le condizioni di lavoro
La riorganizzazione del servizio mensa dell’AUSL di Reggio Emilia, in particolare presso l’ospedale Franchini di Montecchio, solleva forti criticità sul piano occupazionale e organizzativo. È quanto denunciano FP CGIL e UIL FPL, che esprimono una netta contrarietà a un progetto che, pur dichiarando l’obiettivo di migliorare la qualità dei pasti destinati ai degenti, sembra avere come unico risultato concreto il risparmio sul personale.
Secondo quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali, la nuova gestione non produce alcun risparmio economico sul costo del pasto, ma genera invece incertezza e precarietà per numerosi operatori tecnici di cucina. Le prime conseguenze sono già evidenti: un lavoratore interinale è stato escluso dal servizio e si prospetta la cessazione di diversi contratti a tempo determinato, a seguito della ricollocazione di dieci operatori.
FP CGIL e UIL FPL sottolineano l’incoerenza di un progetto che dichiara di migliorare il servizio ai pazienti, ma che contemporaneamente peggiora le condizioni di lavoro di chi garantisce quotidianamente quel servizio. A questo si aggiungono significative difformità rispetto a modelli organizzativi già attivi in altre strutture dell’AUSL di Reggio Emilia.
Al Franchini, infatti, la gestione dei pasti destinati ai degenti verrebbe affidata agli operatori socio-sanitari dell’ospedale, anziché al personale CIR, come avviene all’Arcispedale Santa Maria Nuova. Allo stesso modo, la mensa dei dipendenti verrebbe gestita da CIR e non più dagli operatori tecnici di cucina, come accade invece negli ospedali di Scandiano e del Morel. Scelte diverse da struttura a struttura che, secondo i sindacati, creano disparità di trattamento, confusione organizzativa e mancanza di uniformità nelle politiche aziendali.
Ulteriori preoccupazioni riguardano le ricadute economiche e disciplinari sul personale. FP CGIL e UIL FPL denunciano una prassi ormai consolidata da parte della Dirigenza AUSL, che prevede l’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti che, per vari motivi, non usufruiscono correttamente dell’accesso alla mensa. Un approccio sanzionatorio che contribuisce ad alimentare un clima di forte tensione, in cui i lavoratori si sentono sempre più penalizzati da scelte organizzative orientate esclusivamente al contenimento dei costi del personale.
A fronte di questa situazione, e in vista dell’incontro già programmato con i dipendenti, FP CGIL Emilia-Romagna chiede un confronto urgente con la Dirigenza dell’AUSL di Reggio Emilia. L’obiettivo è rivedere il progetto di riorganizzazione, garantendo da un lato la qualità del servizio ai degenti e dall’altro la tutela dei diritti, della dignità professionale e della stabilità lavorativa degli operatori tecnici di cucina.
CCNL ARIS RSA, prosegue il confronto: primo passo sui testi normativi, ora servono tutele e aumenti veri
Il 20 novembre 2025 si è riunito il tavolo tecnico di trattativa per il rinnovo del CCNL ARIS RSA. Si tratta di un passaggio importante in un negoziato che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Residenze sanitarie assistenziali in tutta Italia, impegnati ogni giorno nell’assistenza alle persone non autosufficienti e fragili.
Al tavolo sono presenti FP CGIL, CISL FP e UIL FPL insieme ad ARIS, l’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, che rappresenta strutture sanitarie e socio-sanitarie private accreditate sul territorio nazionale.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questa trattativa è decisiva: dopo oltre tredici anni di blocco contrattuale nelle RSA ARIS, l’obiettivo è arrivare a un vero contratto di settore che riconosca il valore del lavoro svolto e ponga fine al dumping contrattuale che colpisce il personale sociosanitario.
Cosa è successo al tavolo del 20 novembre
Nel confronto del 20 novembre il lavoro si è concentrato sulla prima parte del contratto, quella di natura giuridico-normativa. Le parti hanno registrato posizioni non distanti su alcuni articoli, tanto da avviare la stesura formale dei testi da sottoporre al prossimo appuntamento in plenaria, fissato per l’11 dicembre 2025.
È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:
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necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;
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stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;
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valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.
È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:
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necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;
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stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;
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valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.
ARIS RSA: un contratto fermo da oltre 13 anni
Il contratto ARIS RSA è scaduto da più di tredici anni: significa che le lavoratrici e i lavoratori delle RSA a marchio ARIS non hanno avuto un vero rinnovo contrattuale mentre il costo della vita cresceva, le responsabilità aumentavano e la domanda di assistenza diventava sempre più complessa.
Nel frattempo, nel settore sono stati sottoscritti accordi “ponte” e contratti non pienamente rappresentativi, che hanno contribuito a creare una situazione di forte disomogeneità: a parità di lavoro, trattamenti economici e diritti più bassi. Anche per questo FP CGIL, insieme a CISL FP e UIL FPL, chiede da tempo:
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il pieno coinvolgimento di tutte le controparti datoriali (a partire da AIOP) nel percorso verso un contratto unico per RSA e centri di riabilitazione;
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il riconoscimento del CCNL più rappresentativo come riferimento obbligatorio per le strutture accreditate;
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un adeguato finanziamento pubblico che consenta di sostenere gli aumenti salariali senza scaricare i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle famiglie.
Il ruolo della mobilitazione e delle iniziative sindacali
Se oggi la trattativa è aperta e il tavolo tecnico procede, è grazie a una mobilitazione lunga e determinata. Negli ultimi mesi, la sanità privata e le RSA hanno conosciuto scioperi e iniziative di lotta senza precedenti, con presidi in tutta Italia per chiedere il rinnovo dei contratti fermi da 6 e 13 anni e il riconoscimento del ruolo strategico di questi servizi nel sistema socio-sanitario.
La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alle strutture territoriali e aziendali, è stata protagonista di queste mobilitazioni, portando al centro le condizioni di lavoro nelle RSA del territorio: turni gravosi, carichi di lavoro in crescita, difficoltà nel garantire una qualità dell’assistenza all’altezza dei bisogni delle persone ospiti.
Per questo, ogni avanzamento al tavolo nazionale deve tradursi in risultati concreti nelle strutture della nostra regione: aumenti in busta paga, più diritti, più tutele su salute e sicurezza, contrasto alla precarietà e alle esternalizzazioni peggiorative.
Verso la plenaria dell’11 dicembre: cosa chiediamo
In vista della seduta plenaria di contrattazione dell’11 dicembre 2025, la FP CGIL Emilia-Romagna considera prioritari alcuni punti:
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Testi normativi chiari e avanzati
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Aumenti salariali adeguati all’inflazione reale
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Contrasto al dumping e contratto unico di settore
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Valorizzazione delle professionalità
L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a seguire con attenzione ogni passo della trattativa ARIS RSA, portando la voce delle lavoratrici e dei lavoratori delle RSA del nostro territorio dentro il confronto nazionale.
L’appuntamento dell’11 dicembre sarà un banco di prova importante: ci aspettiamo che il lavoro svolto al tavolo tecnico si traduca in un testo contrattuale che vada oltre le mere correzioni formali e apra la strada a:
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un rinnovo con aumenti salariali veri;
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più diritti e tutele per chi lavora;
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il superamento del dumping contrattuale;
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il riconoscimento pieno del ruolo delle RSA nel sistema socio-sanitario regionale e nazionale.
La trattativa prosegue e non faremo mancare il nostro sostegno alle iniziative di mobilitazione che si renderanno necessarie per arrivare a un contratto giusto, dignitoso e all’altezza del lavoro svolto nelle RSA ARIS.
Calcolatore CCNL Sanità: il tuo aumento batte il 14,8% di carovita?
Controlla quanto aumenterà il tuo stipendio con il nuovo CCNL... Spoiler: non recupera nemmeno il carovita!
Seleziona Area e Ex categoria per vedere i numeri del contratto e il confronto con il carovita (IPCA). L’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) misura le variazioni dei prezzi al consumo. Nell’analisi consideriamo un carovita di 14,8%.
I “tabellari annui” sono calcolati x12 dai mensili per evitare incongruenze.
Analisi dell’aumento
Aumenti nominali, potere d’acquisto in calo
Il carovita (IPCA) è 14,8%. Gli incrementi contrattuali si fermano tra il 5% e il 7%: uno scostamento che oscilla circa tra 10 e 8 punti a seconda dell’inquadramento.
Tradotto: in termini reali, si perde terreno. Sotto trovi il dettaglio del tuo profilo.
Valori informativi. Fonti: CCNL Sanità 2019–21 e 2022–24. Il “tabellare annuo” è calcolato x12 dai mensili. Carovita (IPCA): 14,8%.
Sanità pubblica, contratto al ribasso: perdita media di 172 euro al mese
“Oggi è stato firmato dalle altre sigle sindacali un contratto che mortifica le lavoratrici e i lavoratori della sanità pubblica e, per la prima volta, li impoverisce”. Così la Funzione Pubblica CGIL commenta il rinnovo del CCNL Sanità 2022-2024, un contratto che — secondo le analisi del sindacato — determina una perdita media mensile di 172 euro rispetto al costo della vita.
Il nuovo accordo, infatti, prevede un aumento salariale del 5,7% a fronte di un’inflazione cumulata del +16%. “È un taglio del 10% al potere d’acquisto – denuncia la FP CGIL – e un arretramento inaccettabile, anche sul piano normativo. Il Governo mantiene i tetti su salario accessorio e assunzioni, mentre il contratto peggiora i carichi di lavoro, concede più flessibilità alle aziende sulla pronta disponibilità, blocca differenziali economici e incarichi per mancanza di risorse e non risolve problemi come mensa e ferie retribuite”.
Per la FP CGIL, “il ruolo del sindacato è ottenere condizioni di lavoro e retribuzioni adeguate al costo della vita. Questo contratto, invece, rappresenta un peggioramento annunciato per chi ogni giorno si dedica con professionalità alla cura e all’assistenza delle cittadine e dei cittadini”.
Tabelle economiche CCNL Sanità 2022-2024
Nuovo stipendio tabellare – alcuni esempi
Reggio Emilia. La FP CGIL chiede l'intervento del prefetto all'AUSL ma non c'è l'accordo
A seguito della proclamazione dello stato di agitazione da parte delle sigle sindacali FP CGIL e UIL FPL nei confronti dell’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Reggio Emilia, per il mancato raggiungimento di un accordo sull’erogazione dei DEP (Differenziali Economici di Professionalità) — strumenti fondamentali per la valorizzazione economica del personale sanitario — i sindacati hanno incontrato ieri il vice Prefetto nel tentativo di giungere ad una conciliazione.
All’appuntamento di ieri si era giunti dopo numerosi incontri e gli impegni assunti dall’AUSL nelle scorse settimane, quando i sindacati avevano denunciato una totale immobilità da parte dell’Azienda, che non aveva ancora finalizzato l’accordo, lasciando nel limbo oltre un migliaio di dipendenti.
“Riteniamo questa situazione inaccettabile – dichiarano FP CGIL e UIL FPL – perché, viste le disponibilità dei fondi, abbiamo chiesto di investire oltre 1.500.000 euro per incrementare il salario fisso del personale ma senza ottenere alcun impegno”.
Secondo le Organizzazioni sindacali il blocco dei DEP rappresenta un ostacolo significativo in un percorso di riconoscimento e valorizzazione che i lavoratori attendono da tempo.
“L’Azienda in Prefettura ha rigettato le richieste delle Organizzazioni sindacali, aprendo ad un ulteriore confronto, ma, respingendo completamente un’intesa sulle risorse da destinare alla contrattazione, evidenziando che altre organizzazioni sindacali al momento hanno chiesto di temporeggiare sulla sottoscrizione dello stesso. – scrivono in una nota i sindacati a seguito dell’incontro – Pertanto non abbiamo sottoscritto l’ atto di conciliazione, perché riteniamo che la sola riapertura del tavolo di contrattazione non sia sufficiente a chiudere lo stato di agitazione.
Il personale sanitario non può più aspettare – continuano – serve un atto di responsabilità e una reale volontà di investire sul personale che ogni giorno garantisce i servizi essenziali alla cittadinanza”.
L’accordo sui DEP potrebbe portare un incremento salariale fino a 1.200 euro annui e a regime, un risultato superiore a quanto previsto dal prossimo contratto collettivo.
“Per questo motivo come FP CGIL e UIL FPL invitiamo tutte le Organizzazioni sindacali a mantenere un approccio responsabile e concreto, basato su una lettura attenta dei fondi disponibili, evitando di generare confusione tra i dipendenti.











