Sciopero al Nigrisoli il 31 marzo 2026: lavoratrici e lavoratori in mobilitazione
Il 31 marzo 2026 le lavoratrici e i lavoratori dell’Ospedale Privato Accreditato Nigrisoli sciopereranno per l’intera giornata. La mobilitazione, proclamata unitariamente da FP CGIL Bologna, CILSL FP area metropolitana bolognese e UILFPL area metropolitana Bologna, arriva al termine di mesi di confronto che non hanno prodotto risposte concrete sui nodi più urgenti che riguardano il personale, l’organizzazione del lavoro e la qualità complessiva del servizio.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questa giornata di sciopero rappresenti un passaggio importante. Non si tratta soltanto di una vertenza interna, ma di una questione che riguarda il valore del lavoro di cura, le condizioni in cui operano ogni giorno professioniste e professionisti della sanità e, di conseguenza, anche la qualità dell’assistenza garantita a pazienti e cittadini.
Una trattativa senza risultati concreti
Dopo mesi di incontri, la disponibilità mostrata dalla Direzione non si è tradotta in atti reali. Anche il tentativo di conciliazione in sede prefettizia, successivo all’apertura dello stato di agitazione, non ha portato a un esito positivo.
Alla base della protesta c’è un problema chiaro: alle richieste di valorizzazione del personale continuano a non corrispondere misure adeguate. Sul piano economico e professionale, le risposte restano insufficienti. In particolare, resta aperto il tema degli incrementi, dei premi e degli incentivi, così come quello della contrattazione integrativa aziendale, che dovrebbe servire a riconoscere concretamente il lavoro svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori.
A questo si aggiunge il dato ormai non più rinviabile del contratto nazionale fermo da anni, una condizione che pesa sulle retribuzioni, sul riconoscimento professionale e sulla tenuta complessiva del settore.
Carichi di lavoro sempre più pesanti
Uno dei punti centrali della mobilitazione riguarda la grave carenza di personale. Quando gli organici non sono adeguati, il lavoro ricade su chi è già in servizio, con un aggravio costante dei carichi, ritmi sempre più difficili da sostenere e un peggioramento delle condizioni operative quotidiane.
Questa situazione non incide soltanto su chi lavora all’interno della struttura, ma rischia di avere effetti anche sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza, sia dei pazienti sia degli stessi operatori. Per questo la vertenza del Nigrisoli parla a tutto il sistema sanitario: senza investimenti sul lavoro e senza condizioni dignitose per il personale, diventa più fragile anche il servizio reso alla collettività.
Sciopero per l’intera giornata e blocco dello straordinario
Per il 31 marzo 2026 è stato proclamato lo sciopero per l’intera giornata di lavoro, insieme al blocco dello straordinario. È una scelta forte, che nasce da una lunga fase di attesa e da una pazienza ormai esaurita.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno anche rivolto delle scuse agli utenti, ai pazienti e ai familiari per i disagi che questa iniziativa potrà provocare. Ma il senso della protesta è proprio quello di difendere non solo i diritti di chi lavora, bensì anche la qualità del servizio sanitario e il diritto alla salute di tutte e tutti.
Le ragioni della mobilitazione
La protesta del Nigrisoli richiama alcuni temi fondamentali che non possono più essere lasciati sullo sfondo:
- il riconoscimento economico e professionale del personale;
- la necessità di una vera contrattazione integrativa aziendale;
- il superamento della carenza di organico;
- la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi;
- la tutela della qualità dell’assistenza e della sicurezza nei luoghi di cura.
Come FP CGIL Emilia-Romagna consideriamo queste rivendicazioni legittime e necessarie. Difendere il lavoro nella sanità significa difendere un presidio essenziale per la comunità. Per questo guardiamo con attenzione a questa mobilitazione e ribadiamo che il confronto deve produrre soluzioni concrete, non rinvii.
Una vertenza che chiede risposte immediate
Lo sciopero del 31 marzo non nasce all’improvviso, ma è il risultato di una situazione che si trascina da troppo tempo. Quando il confronto non porta a risultati, quando il personale continua a non vedere riconosciuto il proprio impegno e quando la carenza di organici diventa strutturale, la mobilitazione diventa uno strumento necessario.
Serve un cambio di passo reale. Servono risposte che valorizzino il personale, migliorino l’organizzazione del lavoro e garantiscano condizioni più giuste dentro una struttura che svolge un ruolo importante nel sistema sanitario. La vertenza aperta al Nigrisoli va letta in questa prospettiva: una richiesta di dignità, riconoscimento e qualità del servizio.
Elezioni RSU Casa di Cura Toniolo: FP CGIL primo sindacato con la maggioranza assoluta
La FP CGIL si conferma primo sindacato alla Casa di Cura Toniolo, ottenendo un risultato netto e significativo alle elezioni RSU svoltesi il 17 e 18 marzo 2026. Con l’85,9% dei consensi, la nostra organizzazione raggiunge la maggioranza assoluta, rafforzando in modo decisivo la propria rappresentanza tra le lavoratrici e i lavoratori della struttura.
Un dato altrettanto rilevante è rappresentato dalla partecipazione al voto, che ha raggiunto il 74,7% degli aventi diritto. Un segnale chiaro di coinvolgimento e attenzione da parte del personale, che conferma quanto il tema della rappresentanza sindacale sia centrale nei luoghi di lavoro.
Un risultato che nasce dal lavoro quotidiano
Questo risultato non è casuale, ma è il frutto dell’impegno costante che la FP CGIL di Bologna, insieme alle proprie delegate e ai propri delegati, ha portato avanti negli anni all’interno della Casa di Cura Toniolo. Un lavoro fatto di presenza, ascolto e tutela concreta dei diritti.
Desideriamo ringraziare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori per l’alta partecipazione al voto e per il sostegno espresso nei confronti delle nostre candidate e dei nostri candidati, che da oggi assumono pienamente il ruolo di delegate e delegati RSU.
Continuità e impegno per il futuro
Il risultato ottenuto rappresenta un mandato chiaro: proseguire con determinazione nel percorso di miglioramento delle condizioni economiche e di lavoro all’interno della struttura. La qualità del lavoro è infatti un elemento imprescindibile anche per garantire servizi sempre più adeguati all’utenza.
La FP CGIL Emilia-Romagna continuerà a essere presente, rafforzando il proprio impegno quotidiano nei luoghi di lavoro e consolidando il rapporto di fiducia costruito con le lavoratrici e i lavoratori.
AUSL Modena allo sbando: bruciato un milione di euro per le progressioni economiche di lavoratori e lavoratrici
Un milione di euro destinato alle progressioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori (le ex “fasce”) dell’Azienda Ausl di Modena è andato letteralmente in fumo. È questa l’ultima, gravissima denuncia che investe l’Azienda Usl di Modena, rea di una gestione amministrativa che definire fallimentare è ormai un eufemismo.
L’accordo per le progressioni orizzontali 2025, faticosamente raggiunto il 10 dicembre scorso, dopo un serrato confronto tra l’Azienda e le parti sindacali, è decaduto a causa di un ritardo burocratico inspiegabile: il documento è stato trasmesso all’organo di controllo economico solo il 30 dicembre 2025, rendendo tecnicamente impossibile il via libera nei tempi previsti dal contratto.
Tempistiche contrattuali che l’azienda ha violato creando un danno economico senza precedenti.
In un periodo storico segnato da un rinnovo contrattuale nazionale che non ha permesso il recupero del potere d’acquisto, la perdita di queste risorse rappresenta un insulto ai sacrifici di tutto il personale che ogni giorno continua a mandare avanti con grande senso di responsabilità i servizi della sanità in tutta la provincia di Modena.
“Siamo di fronte a un atto di una gravità inaudita – dichiarano Domenica Avenoso e Silvia Mucci funzionarie della Fp Cgil di Modena – Inviare ai revisori un accordo vitale per il salario degli oltre 4.000 dipendenti dell’azienda USL a meno di 48 ore dalla fine dell’anno non è un errore tecnico, è la prova plastica di un’azienda allo sbando che sabota i propri impegni e non ha nessun rispetto per i propri lavoratori”.
“Che si fosse partiti col piede sbagliato era chiaro già il 5 di dicembre, quando al tavolo di trattativa per finalizzare le risorse economiche del 2025, l’azienda si era presentata con errori nei conteggi dei fondi e la bozza dell’accordo con parti palesemente sbagliate – prosegue Daniela D’eredità segretaria organizzativa della Uil Fpl di Modena e Reggio Emilia – dove in un copia e incolla scriteriato si riportava un regolamento dell’Azienda Ospedaliero Universitaria come se fosse dell’Azienda Usl.”
“In quell’occasione Cisl Fp, Fials e Nursind avevano fatto a gara per sottoscrivere la bozza di accordo palesemente errata. Quel testo, una volta sottoscritto, avrebbe dato vita ad un accordo che non avrebbe avuto nessun valore ed avrebbe arrecato enorme danno a lavoratrici e lavoratori – proseguono le tre sindacaliste – Solo l’intervento delle RSU elette nelle liste della Fp Cgil e Uil Fpl, mettendo in risalto l’errore, ha permesso di evitare quello scempio costringendo l’Azienda Usl a correggere le criticità evidenziate.”
Ma purtroppo gli errori dell’azienda, che si stanno traducendo in un vero e proprio disastro, non sono finiti il 5 dicembre.
La stessa Ausl non si limita a non dare seguito alle intese, ma quelle che applica sembra interpretarle unilateralmente con l’unico scopo di creare disuguaglianze inaccettabili tra il personale.
Bandi di mobilità scaduti senza alcuno scorrimento di graduatoria, pubblicati senza una logica e che ad oggi lasciano centinaia di professionisti bloccati in reparti dai quali attendevano da anni di potersi spostare.
Una dirigenza attraversata da lotte intestine più preoccupata degli equilibri di potere interni che della funzionalità dei servizi e della credibilità dell’ente, e che invece di valorizzare il capitale umano, lo mortifica con ritardi ingiustificabili e gestioni caotiche.
Il personale sanitario modenese, già provato da turni massacranti e carenze d’organico, non può e non deve pagare il prezzo dell’incompetenza altrui.
L’Azienda Usl di Modena deve ritrovare la bussola. Non permetteremo che il milione di euro delle lavoratrici e dei lavoratori diventi il prezzo del silenzio su una gestione fallimentare.
I lavoratori della sanità modenese non chiedono regali, chiedono ciò che è loro di diritto e che è stato faticosamente contrattato. Chiediamo per questo con forza all’Azienda di assumersi le proprie responsabilità e dare le risposte necessarie per recuperare la situazione e il danno che lei stessa ha creato.
Sanità privata, rottura al Ministero: verso lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svoltosi presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL della Sanità Privata Aiop–Aris. L’assenza di aperture da parte delle associazioni datoriali conferma una situazione di stallo che rischia di scaricarsi ancora una volta sulle lavoratrici e sui lavoratori del settore.
Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato l’incontro per affrontare il rinnovo di un contratto nazionale atteso da anni, in un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e da condizioni di lavoro sempre più gravose. Nel corso del confronto, le controparti datoriali hanno ribadito la propria indisponibilità ad avviare il tavolo negoziale, subordinando l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni.
Una posizione che riteniamo inaccettabile. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori e non può essere condizionato da dinamiche che riguardano i rapporti tra soggetti istituzionali e gestori privati. Il personale della sanità privata ha garantito continuità assistenziale, professionalità e dedizione anche nei momenti più difficili, a partire dalla fase pandemica, senza mai sottrarsi alle proprie responsabilità.
Il permanere di questa chiusura rappresenta un ulteriore segnale di scarsa attenzione verso chi ogni giorno assicura servizi sanitari essenziali. Parliamo di migliaia di professioniste e professionisti che operano in strutture accreditate e che svolgono un ruolo fondamentale all’interno del sistema sanitario, contribuendo in modo determinante alla tenuta complessiva dell’assistenza.
Alla luce dell’esito negativo del tentativo di conciliazione, nei prossimi giorni saranno definite tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale. La mobilitazione diventa uno strumento necessario per sbloccare una trattativa che non può più essere rinviata.
Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo la necessità di un immediato avvio del confronto contrattuale, senza pregiudiziali e senza scaricare sui lavoratori responsabilità che non competono loro. Il rinnovo del CCNL della Sanità Privata deve garantire il riconoscimento economico e professionale di chi opera nel settore e deve restituire dignità salariale dopo anni di stagnazione.
Il tempo delle attese è finito. Serve un cambio di passo concreto per tutelare il lavoro, rafforzare la qualità dei servizi e assicurare diritti certi a chi ogni giorno è in prima linea nella cura delle persone.
Perquisizione nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna: solidarietà ai professionisti sanitari
CGIL e FP CGIL hanno appreso, attraverso le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché dagli organi di stampa, della perquisizione avvenuta da parte delle forze dell’ordine nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna in data 12 febbraio.
L’intervento si inserisce nell’ambito di un’indagine relativa alle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento nei CPR delle persone soggette a provvedimenti di rimpatrio.
Nel massimo rispetto della magistratura e dell’autonomia della sua azione, verso cui si ripone piena fiducia, CGIL e FP CGIL esprimono solidarietà ai professionisti sanitari coinvolti, persone che ogni giorno garantiscono assistenza, tutela e diritti con competenza, responsabilità e nel rigoroso rispetto del codice deontologico.
Stupiscono le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso.
Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini, rilasciate sulla stampa locale, che ad indagine appena avviata riitiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare “licenziamento, radiazione e arresto” nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti.
Per tutte queste motivazioni, CGIL e FP CGIL aderiranno al “Flash mob di solidarietà”, organizzato per lunedì 16 febbraio alle ore 13 presso le scale di ingresso di via Missiroli dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Sanità privata, mancato accordo al Ministero del Lavoro: verso lo sciopero nazionale
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svolto presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Cisl Fp e Uil Fpl, abbiamo preso atto dell’indisponibilità delle associazioni datoriali ad avviare il tavolo negoziale. Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale.
Rinnovo CCNL Sanità Privata: lo stallo sulle responsabilità
L’incontro era stato sollecitato per affrontare il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata, fermo da troppo tempo.
Le associazioni Aiop e Aris hanno subordinato l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una posizione che respingiamo con fermezza: si tratta di un’impostazione ingiustificata, non coerente con le prerogative delle parti sociali e incompatibile con le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Il personale della sanità privata è già gravato da anni di stagnazione salariale, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto. Proseguire nel blocco negoziale significa scaricare ancora una volta sui dipendenti il peso di una situazione che richiede invece responsabilità e scelte chiare da parte datoriale.
RSA e contratto unico di settore: situazione ancora critica
Per quanto riguarda i contratti delle RSA, i tavoli risultano formalmente aperti ma il confronto appare complesso e lontano dalle necessità e dalle rivendicazioni del personale.
Abbiamo ribadito l’urgenza di arrivare a un contratto unico di settore, in grado di garantire omogeneità di diritti, tutele e trattamenti economici a chi opera nelle strutture accreditate e nei servizi socio-sanitari.
Accreditamento e applicazione contrattuale: servono regole vincolanti
Non possiamo accettare che strutture che erogano servizi pubblici, beneficiando di finanziamenti regionali, possano scegliere liberamente quale contratto applicare o addirittura non rinnovarlo.
Continueremo a sollecitare con urgenza un tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire regole di accreditamento che vincolino le strutture anche al rispetto dei contratti collettivi.
Questa prassi genera criticità non solo per il personale, ma anche per gli utenti, mettendo a rischio la qualità e la continuità dei servizi, che concorrono al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute.
Carenza di personale e richiesta di ispezioni
Da settimane, nei territori, sono state richieste ispezioni presso le strutture accreditate per verificare organici e applicazione delle delibere regionali. L’esodo massivo di personale che si sta registrando da mesi sta producendo gravi carenze negli organici, con ricadute dirette sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza.
Mobilitazione e sciopero nazionale
Sarà fondamentale garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata. La vertenza sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris deve ottenere l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare il rinnovo contrattuale, difendere il salario e riaffermare il principio che chi eroga servizi pubblici deve rispettare pienamente diritti e contratti.
Servizio veterinario Ausl Reggio Emilia: no al trasferimento a Correggio, penalizzato il Distretto di Guastalla
La decisione dell’Ausl di Reggio Emilia di trasferire il Servizio veterinario da Guastalla a Correggio è una scelta che riteniamo illogica e dannosa per il territorio. Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Fvm e Cisl Medici, esprimiamo una netta contrarietà a un progetto di riorganizzazione che rischia di compromettere l’operatività di un servizio strategico per l’economia locale e per la sicurezza alimentare.
Una riorganizzazione che penalizza il territorio più operativo
I dati parlano chiaro. Nel Distretto di Guastalla si concentra il 72% degli allevamenti bovini e il 66% di quelli suini, mentre nel Distretto di Correggio si registrano percentuali decisamente inferiori (28% bovini e 34% suini). Nonostante questo, l’Azienda sanitaria intende accentrare il servizio a Correggio, lasciando a Guastalla soltanto due unità veterinarie.
Si tratta di una riduzione del 70% dei veterinari ufficiali operanti nel Distretto di Guastalla, un territorio che, per volume di attività e ampiezza geografica, risulta ben più impegnativo rispetto a Correggio. Una scelta che appare in evidente contraddizione con criteri di efficienza, prossimità e razionalizzazione dei servizi.
Più costi, meno efficienza e tempi di lavoro compromessi
Il progetto Ausl prevede che i veterinari che oggi operano a Guastalla debbano prendere servizio e timbrare a Correggio, per poi spostarsi quotidianamente verso il territorio guastallese. Questo comporterebbe un aumento significativo dei tempi morti di trasferimento, con un inevitabile incremento dei costi e una riduzione dell’efficacia operativa.
Non è pensabile che un professionista possa mantenere l’attuale carico di lavoro a fronte di un’organizzazione che moltiplica gli spostamenti e riduce la presenza stabile sul territorio. Il rischio concreto è un calo dell’efficienza e una diminuzione dei servizi erogati, con ricadute dirette sulle aziende zootecniche e sull’intera filiera agroalimentare.
Le motivazioni dell’Ausl e la richiesta dei sindacati
Secondo quanto comunicato dall’Azienda sanitaria, la scelta sarebbe legata alla prossima scadenza del contratto di affitto dell’immobile di Guastalla che ospita attualmente il servizio. L’Ausl avrebbe quindi optato per concentrare i professionisti nella struttura di proprietà a Correggio.
Come organizzazioni sindacali abbiamo già presentato un documento di contestazione formale, chiedendo di rivedere completamente la proposta. La nostra posizione è chiara: occorre garantire una nuova sede del Servizio veterinario nel Distretto di Guastalla, dotata di timbratori per tutti i professionisti, sei postazioni di lavoro complete e sei autovetture di servizio, in linea con il reale fabbisogno operativo.
Serve confronto preventivo, non decisioni calate dall’alto
Accogliamo con favore la disponibilità dell’Ausl ad aprire un confronto nelle prossime settimane, ma riteniamo che il metodo seguito finora sia stato sbagliato. Una riorganizzazione di tale impatto avrebbe richiesto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, anziché una comunicazione a decisione già assunta.
Continueremo a sollecitare l’intervento anche dei sindaci dei Comuni afferenti alla rete veterinaria guastallese, affinché venga tutelato un servizio pubblico essenziale per il territorio, per la salute animale e per la sicurezza alimentare.
Sanità Privata “Proclamiamo lo stato di agitazione. Offesi 300mila dipendenti della sanità privata e delle RSA”
Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa
Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.
Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.
Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.
Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.
Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.
Mensa AUSL al Franchini di Montecchio: migliora il servizio ai degenti, ma peggiorano le condizioni di lavoro
La riorganizzazione del servizio mensa dell’AUSL di Reggio Emilia, in particolare presso l’ospedale Franchini di Montecchio, solleva forti criticità sul piano occupazionale e organizzativo. È quanto denunciano FP CGIL e UIL FPL, che esprimono una netta contrarietà a un progetto che, pur dichiarando l’obiettivo di migliorare la qualità dei pasti destinati ai degenti, sembra avere come unico risultato concreto il risparmio sul personale.
Secondo quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali, la nuova gestione non produce alcun risparmio economico sul costo del pasto, ma genera invece incertezza e precarietà per numerosi operatori tecnici di cucina. Le prime conseguenze sono già evidenti: un lavoratore interinale è stato escluso dal servizio e si prospetta la cessazione di diversi contratti a tempo determinato, a seguito della ricollocazione di dieci operatori.
FP CGIL e UIL FPL sottolineano l’incoerenza di un progetto che dichiara di migliorare il servizio ai pazienti, ma che contemporaneamente peggiora le condizioni di lavoro di chi garantisce quotidianamente quel servizio. A questo si aggiungono significative difformità rispetto a modelli organizzativi già attivi in altre strutture dell’AUSL di Reggio Emilia.
Al Franchini, infatti, la gestione dei pasti destinati ai degenti verrebbe affidata agli operatori socio-sanitari dell’ospedale, anziché al personale CIR, come avviene all’Arcispedale Santa Maria Nuova. Allo stesso modo, la mensa dei dipendenti verrebbe gestita da CIR e non più dagli operatori tecnici di cucina, come accade invece negli ospedali di Scandiano e del Morel. Scelte diverse da struttura a struttura che, secondo i sindacati, creano disparità di trattamento, confusione organizzativa e mancanza di uniformità nelle politiche aziendali.
Ulteriori preoccupazioni riguardano le ricadute economiche e disciplinari sul personale. FP CGIL e UIL FPL denunciano una prassi ormai consolidata da parte della Dirigenza AUSL, che prevede l’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti che, per vari motivi, non usufruiscono correttamente dell’accesso alla mensa. Un approccio sanzionatorio che contribuisce ad alimentare un clima di forte tensione, in cui i lavoratori si sentono sempre più penalizzati da scelte organizzative orientate esclusivamente al contenimento dei costi del personale.
A fronte di questa situazione, e in vista dell’incontro già programmato con i dipendenti, FP CGIL Emilia-Romagna chiede un confronto urgente con la Dirigenza dell’AUSL di Reggio Emilia. L’obiettivo è rivedere il progetto di riorganizzazione, garantendo da un lato la qualità del servizio ai degenti e dall’altro la tutela dei diritti, della dignità professionale e della stabilità lavorativa degli operatori tecnici di cucina.










