Aggressioni al personale sanitario del Sert di Riccione: servono sicurezza, organici e tutele
La grave aggressione avvenuta al Sert di Riccione riporta al centro un tema che come FP CGIL Emilia-Romagna denunciamo da tempo: chi lavora nei servizi sanitari territoriali, e in particolare nei servizi per le dipendenze, non può essere lasciato solo di fronte a situazioni di rischio sempre più frequenti. Secondo quanto riportato, il 7 aprile un operatore è stato minacciato da un utente armato di coltello, con l’intervento dei Carabinieri necessario a fermare l’episodio.
Non siamo di fronte a un fatto isolato. Nei Sert e nei contesti collegati agli istituti di pena, il personale opera ogni giorno in condizioni di forte pressione, a contatto con fragilità sociali e sanitarie molto complesse. In questi luoghi di lavoro, minacce e aggressioni verbali vengono spesso considerate quasi una componente ordinaria dell’attività, e troppo spesso non vengono nemmeno registrate formalmente. È proprio questa normalizzazione del rischio a renderla ancora più inaccettabile.
Il lavoro nei Sert non può essere considerato un “rischio del mestiere”
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo inaccettabile l’idea che la violenza subita da operatrici e operatori sanitari possa essere liquidata come un semplice “rischio del mestiere”. Chi lavora nei Servizi per le Dipendenze svolge una funzione essenziale per la presa in carico di persone fragili, di utenti con dipendenze patologiche e, in diversi casi, anche di persone detenute o inserite in percorsi complessi di tutela sanitaria e sociale.
Si tratta di professionalità che affrontano quotidianamente un carico elevatissimo di responsabilità, esposizione personale e pressione relazionale. Per questo non bastano dichiarazioni di solidarietà dopo l’ennesimo episodio: servono interventi concreti, immediati e strutturali.
Le richieste della FP CGIL: più sicurezza e più personale
La denuncia avanzata dalla FP CGIL Rimini indica con chiarezza la direzione da seguire: occorrono misure urgenti di prevenzione, un rafforzamento degli organici e protocolli chiari per la segnalazione e la gestione degli episodi di violenza. Sono richieste che condividiamo pienamente, perché la tutela di chi cura deve diventare una priorità reale nelle scelte organizzative delle aziende sanitarie.
Garantire sicurezza significa predisporre procedure efficaci, assicurare supporto immediato ai lavoratori coinvolti, migliorare l’organizzazione dei servizi e riconoscere finalmente la specificità di chi opera nei Sert e nelle strutture collegate al circuito penitenziario. Non è più rinviabile nemmeno un confronto serio sulle dotazioni di personale, perché lavorare in sottorganico rende ancora più fragili i presidi e ancora più esposti i professionisti.
Riconoscere il rischio con tutele adeguate
Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di prevedere per il personale dei Sert e delle case circondariali una indennità specifica, sul modello di quella già riconosciuta agli operatori del pronto soccorso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che esistono contesti lavorativi caratterizzati da criticità particolari, esposizione continua e livelli di rischio che meritano un riconoscimento concreto, non solo simbolico.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questo passaggio sia necessario. Il riconoscimento economico, però, da solo non basta: deve accompagnarsi a investimenti, formazione, protocolli condivisi e a una presa in carico vera del benessere lavorativo di chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali alla collettività.
Solidarietà al lavoratore coinvolto
Esprimiamo piena vicinanza al lavoratore coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale sanitario che ogni giorno affronta situazioni difficili nei servizi territoriali. La tutela del rientro in servizio, il supporto psicologico e organizzativo e la protezione delle condizioni di lavoro devono essere parte integrante della risposta delle aziende sanitarie. La solidarietà è doverosa, ma oggi non basta più: servono atti concreti.
Una risposta non più rinviabile
L’episodio di Riccione deve aprire una riflessione seria sullo stato dei servizi e sulle condizioni di chi vi lavora. Difendere il personale sanitario significa difendere anche la qualità dell’assistenza, la continuità della presa in carico e la funzione pubblica del sistema sanitario territoriale. Per questo chiediamo che su sicurezza, organici e riconoscimento professionale si apra subito un confronto vero, con misure operative e tempi certi.
Hellwatt Festival a Reggio Emilia, FP CGIL: “Servono risposte immediate per tutelare lavoratori e servizi pubblici”
La FP CGIL Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per l’organizzazione dell’Hellwatt Festival in programma il prossimo luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la scelta di ospitare un personaggio fortemente controverso come Ye, rispetto alla quale condividiamo quanto già espresso dall’ANPI provinciale, ma soprattutto l’impatto concreto che un evento di queste dimensioni rischia di scaricare su lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali.
Secondo le stime, l’arrivo di circa centomila persone da fuori città potrebbe mettere sotto pressione in modo straordinario la sanità pubblica e la polizia locale, proprio in un periodo particolarmente delicato come quello estivo, segnato da ferie, organici ridotti e temperature elevate.
Sanità pubblica sotto pressione
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è motivo di forte allarme la situazione del pronto soccorso, già oggi in sofferenza nelle condizioni ordinarie. L’eventuale gestione di un afflusso così imponente di persone, in un mese che si preannuncia molto caldo, rischia di aggravare una situazione già critica.
La tenuta del sistema sanitario territoriale non può essere affidata all’improvvisazione. Servono misure preventive, un’organizzazione chiara e risorse adeguate per evitare che l’evento produca ricadute pesanti sia sui professionisti della sanità sia sull’intera cittadinanza.
Polizia locale e viabilità, il rischio di un carico insostenibile
Le stesse preoccupazioni riguardano la polizia locale, che sarà chiamata a gestire un impegno eccezionale sul piano della sicurezza urbana, della viabilità e dell’assistenza alla mobilità. In una città inevitabilmente esposta a disagi, congestione e criticità organizzative, gli attuali organici non sembrano sufficienti ad assorbire un carico di lavoro di tale portata.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna si prospettano giornate e notti estremamente pesanti per il personale coinvolto, con il rischio che lo sforzo richiesto ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori già sottoposti a forti pressioni quotidiane.
Servono chiarezza, accordi trasparenti e risposte subito
Per questo chiediamo di conoscere in tempi rapidi quali accordi siano stati definiti tra Ausl, Comune e società che gestisce gli eventi della RCF Arena. È necessario fare piena chiarezza anche sugli aspetti economici e organizzativi: quali risorse saranno messe in campo, con quali strumenti e con quale rafforzamento del personale si intende affrontare questo vero e proprio stress test per la comunità reggiana.
Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è semplice: non si può arrivare a ridosso dell’evento rincorrendo l’emergenza. La discussione va aperta adesso, con trasparenza e responsabilità, per tutelare i lavoratori dei servizi pubblici e garantire sicurezza, assistenza e vivibilità alla città.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
Ribadiamo la necessità di risposte immediate. Quando eventi di questa portata insistono su un territorio, non possono essere i servizi pubblici e chi ci lavora a pagare il prezzo più alto. La prevenzione organizzativa, il potenziamento degli organici e la chiarezza sugli impegni assunti dagli enti coinvolti sono condizioni indispensabili.
Su questo continueremo a chiedere un confronto serio e tempestivo, perché la tutela del lavoro pubblico e della comunità viene prima di qualsiasi operazione di immagine.
Sanità pubblica, si apre il tavolo per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027
Il 22 aprile si apre ufficialmente il confronto per il rinnovo del CCNL del personale del comparto Sanità per il triennio 2025-2027. Per la FP CGIL Emilia-Romagna si tratta di un passaggio importante, atteso dalle lavoratrici e dai lavoratori della sanità pubblica. L’apertura del tavolo segna infatti l’inizio di una fase che dovrà affrontare in modo concreto salari, condizioni di lavoro, valorizzazione professionale e qualità dei servizi, dentro un settore che continua a reggere una pressione altissima.
L’apertura del tavolo del 22 aprile sul comparto e il successivo appuntamento indicato per il 29 aprile sull’area dirigenza sanità rappresentano due passaggi politici e contrattuali da seguire con grande attenzione. Il rinnovo nazionale non può essere una formalità: servono risposte vere sul potere d’acquisto eroso dall’inflazione, sul riconoscimento delle professionalità, sull’organizzazione del lavoro e sulla tenuta complessiva del servizio sanitario pubblico.
Dal punto di vista della FP CGIL Emilia-Romagna, la trattativa dovrà misurarsi con bisogni reali e non più rinviabili. Dopo anni segnati da carichi crescenti, carenze di organico e difficoltà diffuse nei servizi, il contratto nazionale deve tornare a essere uno strumento capace di dare tutele, dignità e prospettive a chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute.
L’apertura del tavolo è dunque una notizia rilevante, ma sarà il merito del confronto a fare la differenza. Ora si apre una fase in cui sarà fondamentale tenere al centro il lavoro pubblico in sanità, la qualità dell’assistenza e il valore delle persone che lo rendono possibile.
Sanità privata, bilanci in crescita ma contratti fermi: il 17 aprile sciopero nazionale
Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA. Di fronte a bilanci che continuano a crescere e a un sistema che ha consolidato margini e patrimonio, non è più accettabile che i contratti restino bloccati e che i salari rimangano indietro rispetto a quelli della sanità pubblica. Per questo il 17 aprile è stato proclamato uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle 9 alle 13.
Una sanità privata che cresce, mentre il lavoro resta fermo
Il punto politico e sindacale è chiaro: mentre alcune associazioni datoriali descrivono il comparto come in sofferenza, i numeri raccontano un’altra storia. Nel 2023 il fatturato netto complessivo dei principali gruppi della sanità privata ha raggiunto 12,02 miliardi di euro, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019. Nello stesso quadro, i margini operativi lordi hanno superato 1,1 miliardi di euro, crescendo del 28,7% in un solo anno, mentre il patrimonio netto è arrivato a 5,5 miliardi.
Di fronte a questi risultati, lasciare senza rinnovo contrattuale chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e continuità dei servizi è una scelta ingiusta e miope. Non si può continuare a scaricare il peso dell’equilibrio del sistema sulle professioniste e sui professionisti del settore, soprattutto quando le risorse pubbliche continuano a sostenere un mercato sostanzialmente protetto.
Il divario con il pubblico pesa su salari e servizi
Il blocco contrattuale non è una questione solo economica, ma di qualità del lavoro e della tenuta stessa dei servizi. Secondo quanto denunciato da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, il limbo dura da 8 anni nella sanità privata e addirittura da 14 anni nelle RSA. In questo contesto, il differenziale salariale mensile tra un infermiere del privato e un collega del Servizio sanitario nazionale si aggira intorno ai 500 euro.
Questo squilibrio produce effetti concreti: impoverisce il lavoro, rende meno attrattivo il settore e alimenta la fuga di personale verso il pubblico. Il risultato è un progressivo svuotamento delle strutture private e sociosanitarie, con ricadute dirette anche sulla qualità dell’assistenza rivolta alle persone più fragili.
Servono contratti rinnovati e regole nuove sugli accreditamenti
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo indispensabile un cambio di passo immediato. Il rinnovo dei contratti deve diventare una priorità, così come l’allineamento di diritti, tutele e retribuzioni rispetto al settore pubblico. Ma non basta: è necessario intervenire anche sul sistema di accreditamento, vincolando le risorse pubbliche al rispetto dei contratti sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Il principio è semplice: non può esserci continuità nell’accesso ai fondi pubblici per chi continua a comprimere il costo del lavoro e a rinviare il riconoscimento economico e professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Il lavoro di cura non può essere trattato come una variabile da sacrificare per difendere margini e profitti.
Il 17 aprile una giornata di verità
La mobilitazione del 17 aprile rappresenta quindi una giornata di verità. Sarà il momento per riportare al centro il valore del lavoro nella sanità privata e nelle RSA, contro ogni narrazione vittimistica delle controparti datoriali. A Roma, in Piazza Santi Apostoli, si farà sentire la voce di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale e chiede solo dignità, giusto salario e rispetto.
Come FP CGIL Emilia-Romagna saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in questa battaglia, perché non c’è qualità dell’assistenza senza qualità del lavoro, e non c’è futuro per il sistema sociosanitario se i diritti di chi lo tiene in piedi continuano a restare al palo.
Comunicazione inclusiva e CAA: un corso online per ridurre le barriere nei contesti assistenziali ed educativi
La comunicazione è una parte essenziale della cura, dell’assistenza e della relazione educativa. Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, segnaliamo il corso “Comunicazione inclusiva e CAA: strumenti per ridurre le barriere comunicative nei contesti assistenziali ed educativi”, proposto da FP Formazione e Partecipazione in modalità solo online dal 23 marzo al 10 dicembre 2026. Il percorso è accreditato Agenas con numero 480000 e prevede 19 crediti ECM, mentre per il CNOAS l’accreditamento risulta indicato come in fase di definizione.
Si tratta di una proposta formativa rivolta a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie, costruita per approfondire il ruolo della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) nei percorsi di assistenza e nei contesti educativi. La responsabile scientifica e docente del corso è la Dott.ssa Monaco Miriana e la durata complessiva indicata è di 19 ore.
Il cuore del corso sta in un punto molto concreto: quando una persona vive difficoltà comunicative, che siano di natura cognitiva, neurologica, linguistica o legate allo spettro autistico, l’accesso ai servizi rischia di diventare più difficile. Nella pagina di presentazione del corso si sottolinea infatti come l’impiego di supporti visivi, simboli e strumenti strutturati possa rendere le informazioni più chiare, più prevedibili e più rassicuranti, riducendo ansia, incomprensioni e distanza tra operatori e persone assistite.
È un tema che riguarda da vicino il lavoro quotidiano di chi opera nella sanità, nel sociale e nei servizi educativi. Rendere comprensibili le fasi di un esame, di una procedura o di un intervento, così come creare le condizioni perché ogni persona possa esprimere bisogni, paure o segnali di disagio, significa migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare la dignità della relazione di cura. In questa prospettiva, la CAA non è un elemento accessorio, ma uno strumento di equità, accessibilità e qualità professionale.
Dal punto di vista sindacale e professionale, iniziative formative come questa aiutano a costruire ambienti di lavoro più competenti, più inclusivi e più capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Per FP CGIL Emilia-Romagna, investire sulla formazione significa anche sostenere un modello di servizi pubblici e sociosanitari in cui nessuno venga lasciato indietro per una barriera comunicativa. La diffusione di strumenti adeguati può fare la differenza sia nella presa in carico sia nella sicurezza percepita dalle persone assistite e dagli operatori. L’impianto del corso va esattamente in questa direzione.
Sul piano organizzativo, le iscrizioni risultano aperte per tutto il periodo del corso, dal 23 marzo 2026 al 10 dicembre 2026. La partecipazione è gratuita per tutte le persone già iscritte alla CGIL, mentre per i non iscritti è prevista una quota di 80 euro. La pagina del corso indica inoltre che il pagamento per i non iscritti può essere effettuato tramite PayPal o bonifico e che, dopo il versamento, occorre inviare la distinta all’indirizzo di supporto dedicato per essere inseriti nel corso.
Per chi lavora nei servizi sanitari, sociosanitari ed educativi, questo corso rappresenta quindi un’occasione utile per acquisire strumenti immediatamente spendibili nei contesti professionali, migliorare l’efficacia della comunicazione e contribuire a rendere l’assistenza davvero più accessibile. Un investimento formativo che parla di diritti, qualità del lavoro e centralità della persona.
Ospedale di Bobbio, mensa assente la domenica: servono garanzie immediate per i dipendenti
All’ospedale di Bobbio resta aperta una criticità che da tempo pesa sulle condizioni di lavoro del personale in servizio nei giorni festivi. Medici, infermieri, operatori tecnici e sanitari impegnati la domenica, infatti, si sono trovati per mesi senza un accesso regolare alla mensa, senza la possibilità di ordinare il pasto e, secondo quanto denunciato dalla FP CGIL, senza un sistema sostitutivo realmente adeguato. Una situazione che ha portato il sindacato a chiedere un intervento urgente per superare una disparità ritenuta non più accettabile.
La questione riguarda un presidio sanitario particolarmente importante per il territorio montano. Proprio per questo, secondo la FP CGIL Emilia-Romagna, non è pensabile che chi garantisce continuità assistenziale debba lavorare in condizioni peggiori rispetto ai colleghi degli altri ospedali della provincia. Il diritto al pasto durante il servizio non può diventare un elemento secondario, né può dipendere dalla sede in cui si lavora o dal giorno in cui si presta attività.
Secondo quanto segnalato dal sindacato, negli altri presidi provinciali il personale in turno nei giorni festivi può ordinare regolarmente il pasto anche in presenza di turni inferiori alle 12 ore. A Bobbio, invece, questa possibilità non sarebbe stata garantita. A ciò si aggiungerebbero ulteriori criticità relative ai criteri per l’accesso ai buoni pasto sostitutivi, con regole considerate penalizzanti per il personale che, per motivi organizzativi, non riesce a usufruire del servizio mensa. Si tratta di un problema concreto, che incide sulla qualità delle condizioni di lavoro e sul riconoscimento dovuto a chi ogni giorno assicura un servizio pubblico essenziale.
Nelle ultime ore, però, sulla vicenda è arrivata anche una replica da parte dell’Ausl. L’azienda sanitaria ha fatto sapere di aver già attivato le verifiche necessarie e di essere al lavoro per individuare una soluzione organizzativa che consenta di garantire ai dipendenti del presidio di Bobbio condizioni analoghe a quelle previste negli altri ospedali della provincia. Per quanto riguarda i criteri di accesso ai buoni pasto, l’Ausl ha inoltre annunciato un riscontro puntuale entro i tempi indicati, spiegando che gli approfondimenti sono già stati avviati.
Si tratta di un passaggio importante, perché riconosce l’esistenza del problema e apre finalmente alla possibilità di un intervento correttivo. Ora, però, alle verifiche e agli impegni dovranno seguire risposte concrete, rapide e misurabili. Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto resta chiaro: occorre assicurare uniformità di trattamento, coerenza con la normativa vigente e rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, anche nei presidi più periferici e nei turni festivi.
La vicenda di Bobbio riporta al centro una questione più ampia, che riguarda la qualità del lavoro nella sanità pubblica e l’attenzione che deve essere garantita a chi opera nei territori montani e nei servizi di prossimità. Non può esserci piena valorizzazione del personale senza il riconoscimento di diritti essenziali e senza condizioni organizzative adeguate. Per questo sarà fondamentale che l’impegno annunciato dall’Ausl si traduca in tempi rapidi in una soluzione stabile e definitiva.
La FP CGIL continuerà a seguire la situazione, chiedendo che alle parole corrispondano fatti concreti. Perché chi lavora all’ospedale di Bobbio non può più essere lasciato in una condizione di disparità rispetto al resto della rete sanitaria provinciale.
Sciopero al Nigrisoli il 31 marzo 2026: lavoratrici e lavoratori in mobilitazione
Il 31 marzo 2026 le lavoratrici e i lavoratori dell’Ospedale Privato Accreditato Nigrisoli sciopereranno per l’intera giornata. La mobilitazione, proclamata unitariamente da FP CGIL Bologna, CILSL FP area metropolitana bolognese e UILFPL area metropolitana Bologna, arriva al termine di mesi di confronto che non hanno prodotto risposte concrete sui nodi più urgenti che riguardano il personale, l’organizzazione del lavoro e la qualità complessiva del servizio.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questa giornata di sciopero rappresenti un passaggio importante. Non si tratta soltanto di una vertenza interna, ma di una questione che riguarda il valore del lavoro di cura, le condizioni in cui operano ogni giorno professioniste e professionisti della sanità e, di conseguenza, anche la qualità dell’assistenza garantita a pazienti e cittadini.
Una trattativa senza risultati concreti
Dopo mesi di incontri, la disponibilità mostrata dalla Direzione non si è tradotta in atti reali. Anche il tentativo di conciliazione in sede prefettizia, successivo all’apertura dello stato di agitazione, non ha portato a un esito positivo.
Alla base della protesta c’è un problema chiaro: alle richieste di valorizzazione del personale continuano a non corrispondere misure adeguate. Sul piano economico e professionale, le risposte restano insufficienti. In particolare, resta aperto il tema degli incrementi, dei premi e degli incentivi, così come quello della contrattazione integrativa aziendale, che dovrebbe servire a riconoscere concretamente il lavoro svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori.
A questo si aggiunge il dato ormai non più rinviabile del contratto nazionale fermo da anni, una condizione che pesa sulle retribuzioni, sul riconoscimento professionale e sulla tenuta complessiva del settore.
Carichi di lavoro sempre più pesanti
Uno dei punti centrali della mobilitazione riguarda la grave carenza di personale. Quando gli organici non sono adeguati, il lavoro ricade su chi è già in servizio, con un aggravio costante dei carichi, ritmi sempre più difficili da sostenere e un peggioramento delle condizioni operative quotidiane.
Questa situazione non incide soltanto su chi lavora all’interno della struttura, ma rischia di avere effetti anche sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza, sia dei pazienti sia degli stessi operatori. Per questo la vertenza del Nigrisoli parla a tutto il sistema sanitario: senza investimenti sul lavoro e senza condizioni dignitose per il personale, diventa più fragile anche il servizio reso alla collettività.
Sciopero per l’intera giornata e blocco dello straordinario
Per il 31 marzo 2026 è stato proclamato lo sciopero per l’intera giornata di lavoro, insieme al blocco dello straordinario. È una scelta forte, che nasce da una lunga fase di attesa e da una pazienza ormai esaurita.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno anche rivolto delle scuse agli utenti, ai pazienti e ai familiari per i disagi che questa iniziativa potrà provocare. Ma il senso della protesta è proprio quello di difendere non solo i diritti di chi lavora, bensì anche la qualità del servizio sanitario e il diritto alla salute di tutte e tutti.
Le ragioni della mobilitazione
La protesta del Nigrisoli richiama alcuni temi fondamentali che non possono più essere lasciati sullo sfondo:
- il riconoscimento economico e professionale del personale;
- la necessità di una vera contrattazione integrativa aziendale;
- il superamento della carenza di organico;
- la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi;
- la tutela della qualità dell’assistenza e della sicurezza nei luoghi di cura.
Come FP CGIL Emilia-Romagna consideriamo queste rivendicazioni legittime e necessarie. Difendere il lavoro nella sanità significa difendere un presidio essenziale per la comunità. Per questo guardiamo con attenzione a questa mobilitazione e ribadiamo che il confronto deve produrre soluzioni concrete, non rinvii.
Una vertenza che chiede risposte immediate
Lo sciopero del 31 marzo non nasce all’improvviso, ma è il risultato di una situazione che si trascina da troppo tempo. Quando il confronto non porta a risultati, quando il personale continua a non vedere riconosciuto il proprio impegno e quando la carenza di organici diventa strutturale, la mobilitazione diventa uno strumento necessario.
Serve un cambio di passo reale. Servono risposte che valorizzino il personale, migliorino l’organizzazione del lavoro e garantiscano condizioni più giuste dentro una struttura che svolge un ruolo importante nel sistema sanitario. La vertenza aperta al Nigrisoli va letta in questa prospettiva: una richiesta di dignità, riconoscimento e qualità del servizio.
Elezioni RSU Casa di Cura Toniolo: FP CGIL primo sindacato con la maggioranza assoluta
La FP CGIL si conferma primo sindacato alla Casa di Cura Toniolo, ottenendo un risultato netto e significativo alle elezioni RSU svoltesi il 17 e 18 marzo 2026. Con l’85,9% dei consensi, la nostra organizzazione raggiunge la maggioranza assoluta, rafforzando in modo decisivo la propria rappresentanza tra le lavoratrici e i lavoratori della struttura.
Un dato altrettanto rilevante è rappresentato dalla partecipazione al voto, che ha raggiunto il 74,7% degli aventi diritto. Un segnale chiaro di coinvolgimento e attenzione da parte del personale, che conferma quanto il tema della rappresentanza sindacale sia centrale nei luoghi di lavoro.
Un risultato che nasce dal lavoro quotidiano
Questo risultato non è casuale, ma è il frutto dell’impegno costante che la FP CGIL di Bologna, insieme alle proprie delegate e ai propri delegati, ha portato avanti negli anni all’interno della Casa di Cura Toniolo. Un lavoro fatto di presenza, ascolto e tutela concreta dei diritti.
Desideriamo ringraziare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori per l’alta partecipazione al voto e per il sostegno espresso nei confronti delle nostre candidate e dei nostri candidati, che da oggi assumono pienamente il ruolo di delegate e delegati RSU.
Continuità e impegno per il futuro
Il risultato ottenuto rappresenta un mandato chiaro: proseguire con determinazione nel percorso di miglioramento delle condizioni economiche e di lavoro all’interno della struttura. La qualità del lavoro è infatti un elemento imprescindibile anche per garantire servizi sempre più adeguati all’utenza.
La FP CGIL Emilia-Romagna continuerà a essere presente, rafforzando il proprio impegno quotidiano nei luoghi di lavoro e consolidando il rapporto di fiducia costruito con le lavoratrici e i lavoratori.
AUSL Modena allo sbando: bruciato un milione di euro per le progressioni economiche di lavoratori e lavoratrici
Un milione di euro destinato alle progressioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori (le ex “fasce”) dell’Azienda Ausl di Modena è andato letteralmente in fumo. È questa l’ultima, gravissima denuncia che investe l’Azienda Usl di Modena, rea di una gestione amministrativa che definire fallimentare è ormai un eufemismo.
L’accordo per le progressioni orizzontali 2025, faticosamente raggiunto il 10 dicembre scorso, dopo un serrato confronto tra l’Azienda e le parti sindacali, è decaduto a causa di un ritardo burocratico inspiegabile: il documento è stato trasmesso all’organo di controllo economico solo il 30 dicembre 2025, rendendo tecnicamente impossibile il via libera nei tempi previsti dal contratto.
Tempistiche contrattuali che l’azienda ha violato creando un danno economico senza precedenti.
In un periodo storico segnato da un rinnovo contrattuale nazionale che non ha permesso il recupero del potere d’acquisto, la perdita di queste risorse rappresenta un insulto ai sacrifici di tutto il personale che ogni giorno continua a mandare avanti con grande senso di responsabilità i servizi della sanità in tutta la provincia di Modena.
“Siamo di fronte a un atto di una gravità inaudita – dichiarano Domenica Avenoso e Silvia Mucci funzionarie della Fp Cgil di Modena – Inviare ai revisori un accordo vitale per il salario degli oltre 4.000 dipendenti dell’azienda USL a meno di 48 ore dalla fine dell’anno non è un errore tecnico, è la prova plastica di un’azienda allo sbando che sabota i propri impegni e non ha nessun rispetto per i propri lavoratori”.
“Che si fosse partiti col piede sbagliato era chiaro già il 5 di dicembre, quando al tavolo di trattativa per finalizzare le risorse economiche del 2025, l’azienda si era presentata con errori nei conteggi dei fondi e la bozza dell’accordo con parti palesemente sbagliate – prosegue Daniela D’eredità segretaria organizzativa della Uil Fpl di Modena e Reggio Emilia – dove in un copia e incolla scriteriato si riportava un regolamento dell’Azienda Ospedaliero Universitaria come se fosse dell’Azienda Usl.”
“In quell’occasione Cisl Fp, Fials e Nursind avevano fatto a gara per sottoscrivere la bozza di accordo palesemente errata. Quel testo, una volta sottoscritto, avrebbe dato vita ad un accordo che non avrebbe avuto nessun valore ed avrebbe arrecato enorme danno a lavoratrici e lavoratori – proseguono le tre sindacaliste – Solo l’intervento delle RSU elette nelle liste della Fp Cgil e Uil Fpl, mettendo in risalto l’errore, ha permesso di evitare quello scempio costringendo l’Azienda Usl a correggere le criticità evidenziate.”
Ma purtroppo gli errori dell’azienda, che si stanno traducendo in un vero e proprio disastro, non sono finiti il 5 dicembre.
La stessa Ausl non si limita a non dare seguito alle intese, ma quelle che applica sembra interpretarle unilateralmente con l’unico scopo di creare disuguaglianze inaccettabili tra il personale.
Bandi di mobilità scaduti senza alcuno scorrimento di graduatoria, pubblicati senza una logica e che ad oggi lasciano centinaia di professionisti bloccati in reparti dai quali attendevano da anni di potersi spostare.
Una dirigenza attraversata da lotte intestine più preoccupata degli equilibri di potere interni che della funzionalità dei servizi e della credibilità dell’ente, e che invece di valorizzare il capitale umano, lo mortifica con ritardi ingiustificabili e gestioni caotiche.
Il personale sanitario modenese, già provato da turni massacranti e carenze d’organico, non può e non deve pagare il prezzo dell’incompetenza altrui.
L’Azienda Usl di Modena deve ritrovare la bussola. Non permetteremo che il milione di euro delle lavoratrici e dei lavoratori diventi il prezzo del silenzio su una gestione fallimentare.
I lavoratori della sanità modenese non chiedono regali, chiedono ciò che è loro di diritto e che è stato faticosamente contrattato. Chiediamo per questo con forza all’Azienda di assumersi le proprie responsabilità e dare le risposte necessarie per recuperare la situazione e il danno che lei stessa ha creato.
Sanità privata, rottura al Ministero: verso lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svoltosi presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL della Sanità Privata Aiop–Aris. L’assenza di aperture da parte delle associazioni datoriali conferma una situazione di stallo che rischia di scaricarsi ancora una volta sulle lavoratrici e sui lavoratori del settore.
Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato l’incontro per affrontare il rinnovo di un contratto nazionale atteso da anni, in un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e da condizioni di lavoro sempre più gravose. Nel corso del confronto, le controparti datoriali hanno ribadito la propria indisponibilità ad avviare il tavolo negoziale, subordinando l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni.
Una posizione che riteniamo inaccettabile. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori e non può essere condizionato da dinamiche che riguardano i rapporti tra soggetti istituzionali e gestori privati. Il personale della sanità privata ha garantito continuità assistenziale, professionalità e dedizione anche nei momenti più difficili, a partire dalla fase pandemica, senza mai sottrarsi alle proprie responsabilità.
Il permanere di questa chiusura rappresenta un ulteriore segnale di scarsa attenzione verso chi ogni giorno assicura servizi sanitari essenziali. Parliamo di migliaia di professioniste e professionisti che operano in strutture accreditate e che svolgono un ruolo fondamentale all’interno del sistema sanitario, contribuendo in modo determinante alla tenuta complessiva dell’assistenza.
Alla luce dell’esito negativo del tentativo di conciliazione, nei prossimi giorni saranno definite tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale. La mobilitazione diventa uno strumento necessario per sbloccare una trattativa che non può più essere rinviata.
Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo la necessità di un immediato avvio del confronto contrattuale, senza pregiudiziali e senza scaricare sui lavoratori responsabilità che non competono loro. Il rinnovo del CCNL della Sanità Privata deve garantire il riconoscimento economico e professionale di chi opera nel settore e deve restituire dignità salariale dopo anni di stagnazione.
Il tempo delle attese è finito. Serve un cambio di passo concreto per tutelare il lavoro, rafforzare la qualità dei servizi e assicurare diritti certi a chi ogni giorno è in prima linea nella cura delle persone.










