Turnover

Sanità AUSL Romagna: blocco del turnover e Piano Estate mettono a rischio servizi e posti letto

Il blocco del turnover previsto dall’AUSL Romagna e le misure contenute nel cosiddetto “Piano Estate” rischiano di produrre conseguenze pesanti sulla tenuta dei servizi sanitari, sui posti letto disponibili e sulle condizioni di lavoro del personale.

Come FP CGIL Emilia-Romagna chiediamo all’Azienda il ritiro immediato del blocco del turnover e l’apertura di un confronto serio sulle politiche assunzionali, perché la carenza di personale non può essere affrontata con tagli, riduzioni temporanee dei servizi e contratti precari.

Blocco del turnover: una scelta inaccettabile per la sanità romagnola

L’emergenza personale in AUSL Romagna è ormai evidente. Da un lato il Piano triennale del fabbisogno di personale prevede un blocco del turnover fissato al 75% per il personale sanitario e al 50% per il personale amministrativo e tecnico. Dall’altro lato, il Piano delle azioni finalizzate a garantire i livelli assistenziali nel periodo estivo prevede riduzioni significative di servizi e posti letto da luglio a settembre.

La conseguenza è chiara: ogni 10 infermieri che lasceranno l’Azienda ne verranno assunti solo 7, mentre ogni 10 amministrativi ne verranno sostituiti soltanto 5. Una scelta che, a nostro giudizio, programma una riduzione del personale sanitario, sociosanitario, tecnico e amministrativo proprio mentre ospedali, reparti e servizi sono già in forte sofferenza.

Piano Estate AUSL Romagna: riduzioni di attività e posti letto da luglio a settembre

Il Piano Estate prevede il necessario potenziamento dei servizi sanitari nelle località turistiche, in particolare Pronto Soccorso, 118, CAU e Radiologia. Tuttavia, questo potenziamento viene accompagnato da una riduzione delle attività chirurgiche e da un taglio drastico dei posti letto in diversi territori della Romagna.

Sono previste riduzioni dell’attività chirurgica pari al 20% a Forlì, al 28% a Cesena nel mese di agosto, al 23% a Lugo, al 20% a Faenza, tra il 18% e il 30% a Ravenna, al 10% a Rimini e al 12,5% a Riccione.

Si tratta di numeri che confermano una criticità strutturale: per garantire la continuità assistenziale durante l’estate, il diritto alle ferie del personale e la gestione sanitaria dei flussi turistici, l’Azienda sceglie di ridurre servizi e posti letto.

I tagli previsti negli ospedali della Romagna

Il Piano Estate coinvolge numerosi presidi ospedalieri del territorio romagnolo.

A Forlì si prevede la riduzione di posti letto in Rianimazione, Degenza Otorinolaringoiatria e Chirurgia Generale. A Cesena sono previsti tagli alle attività di Terapia Intensiva, Degenza breve chirurgica e Centro Grandi Ustionati, con riduzioni anche a Cesenatico per i posti letto di Lungodegenza.

Riduzioni sono previste anche a Lugo, con il taglio di posti letto di Lungodegenza e Day Surgery, e a Faenza, dove vengono ridotti i posti letto della piattaforma chirurgica e della rianimazione.

A Ravenna la Lungodegenza chiuderà dal 15 giugno al 15 settembre, con il trasferimento di 14 posti letto su 16 all’interno dell’area chirurgica. Anche il territorio riminese è interessato: a Rimini si riduce l’Anestesia Rianimazione e si accorpano Pediatria e Chirurgia Pediatrica; a Riccione chiuderà di notte la Degenza Oculistica e si ridurrà la Rianimazione; a Cattolica chiuderà Oculistica IVT e la Degenza chirurgica polispecialistica sarà ridotta a week surgery.

Assunzioni precarie e ritardi non risolvono la carenza di personale

Nel Piano Estate è prevista l’attivazione di contratti a tempo determinato per 137 infermieri, 14 ostetriche, 3 autisti, 7 tecnici di laboratorio, 7 fisioterapisti e 5 tecnici di radiologia.

Questa scelta non risolve il problema. Al contrario, conferma tre criticità evidenti.

La prima è che una carenza strutturale di personale viene affrontata ancora una volta rincorrendo l’emergenza con contratti precari. La seconda è che le assunzioni a tempo determinato vengono programmate in ritardo rispetto alle esigenze del periodo estivo. La terza è che vengono ignorati profili professionali fondamentali per la tenuta del sistema, come le Operatrici e gli Operatori Socio Sanitari.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la sanità pubblica non può reggersi su straordinari, prestazioni aggiuntive, spostamenti continui di personale e soluzioni tampone. Servono assunzioni stabili, valorizzazione professionale e condizioni di lavoro dignitose.

FP CGIL Emilia-Romagna: ritirare subito il blocco del turnover

Martedì 19 maggio è previsto il tavolo sindacale nel quale l’Azienda dovrà illustrare il Piano Estate e fornire risposte sul blocco del turnover previsto dal Piano triennale di fabbisogno del personale.

Come FP CGIL Emilia-Romagna, attraverso le RSU, porteremo al tavolo una posizione chiara: l’Azienda deve ritirare il blocco del turnover.

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità continuano a garantire con grande professionalità la tenuta dei servizi, ma non si può pensare che il sistema regga all’infinito scaricando le difficoltà organizzative sul personale. Il problema della carenza di organici è strutturale e richiede risposte strutturali.

Se l’Azienda confermerà questa direzione, valuteremo tutte le iniziative necessarie a tutela del personale, dei servizi e del diritto alla salute delle cittadine e dei cittadini.


Crisi del lavoro nei servizi educativi e socio-sanitari: serve un cambio di rotta

La FP CGIL è da anni impegnata sul fronte del mercato del lavoro nei servizi educativi e di cura, cercando di sensibilizzare committenti e gestori dei servizi sulle criticità presenti da tempo in questi ambiti. Lo strumento degli appalti è stato storicamente utilizzato per comprimere il costo del lavoro, sottovalutando la relazione strettissima tra la qualità dei servizi erogati e la qualità del lavoro.

Una sottovalutazione che porta oggi alla messa in discussione dell’esistenza stessa dei servizi alla persona per la carenza delle figure professionali.

È già in atto da anni la penuria di figure socio-sanitarie e sanitarie. A queste si aggiunge anche la crisi del reperimento delle figure educative. Lo si evince anche dal dato del numero delle iscrizioni ai corsi universitari a fronte del fabbisogno dei prossimi anni nei servizi educativi 0-3, nelle scuole dell’infanzia e nei servizi di integrazione scolastica.

A marzo del 2025 la FP CGIL Emilia Romagna organizzò un convegno pubblico, esponendo i dati di una ricerca condotta insieme all’IRES nel 2024, sulla condizione del personale nei servizi 0-6. Il risultato fu evidente. Eccessivo ricorso al tempo parziale involontario, carichi di lavoro, mancanza di stabilità lavorativa, basse retribuzioni, carichi di lavoro, sono tutti aspetti di quanto sia stato sottostimato il riconoscimento professionale di chi si occupa di compiti educativi, didattici e di cura.

Non va meglio, infatti, nei servizi socio-sanitari, con retribuzioni non all’altezza del lavoro che viene svolto, oltre a uno scarso riconoscimento sociale delle professioni inserite in questi ambiti.

Il riconoscimento sociale passa da come vengono considerati e trattati i lavoratori, sia dal punto di vista delle condizioni contrattuali (retribuzione, orario di lavoro, etc.), sia dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro.

Per anni la Pubblica Amministrazione e i gestori dei servizi (cooperative sociali, enti no profit e del privato sociale) hanno dato per scontato l’esistenza di un interminabile esercito di riserva di oss, di infermieri, di educatori di nido, di insegnanti, di educatori di integrazione scolastica, ma oramai la sproporzione esistente tra le professionalità da mettere in campo e il riconoscimento ricevuto da parte dei gestori dei servizi sta mettendo in discussione sia la tenuta dei servizi, sia la loro qualità.

Infatti una risposta a questa crisi non potrà avvenire mediante una ridefinizione al ribasso delle professionalità che svolgono servizi alle persone, bambini, anziani, disabili.

Dovrà avvenire mediante l’applicazione di buoni Contratti Nazionali. Mediante una contrattazione integrativa di 2° livello, cosa che in questa regione stenta a decollare da anni per l’indisponibilità delle imprese a negoziare. Mediante un cambio di cultura da parte degli enti pubblici committenti.

Tutto il sistema deve farsi carico dell’emergenza a cui siamo esposti. Per farlo, bisogna decidere di investire risorse economiche e buone pratiche, lasciando fuori dall’accreditamento e dagli appalti le aziende che si muovono solo allo scopo di comprimere il costo del lavoro.

La strada esiste e bisogna decidersi a percorrerla insieme.


Pensioni dipendenti pubblici, nuovi tagli: fino a 6.100 euro l’anno per centinaia di migliaia di lavoratori

La nuova stretta sulle pensioni dei dipendenti pubblici rischia di colpire in modo pesantissimo lavoratrici e lavoratori della pubblica amministrazione. Secondo uno studio dell’Osservatorio previdenza della CGIL, gli effetti della revisione delle aliquote di rendimento introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 potrebbero determinare riduzioni dell’assegno pensionistico fino a oltre 6.100 euro l’anno nei casi più penalizzati, con una platea coinvolta stimata in circa 700mila dipendenti pubblici.

Una misura che la FP CGIL Emilia-Romagna considera profondamente ingiusta, perché interviene retroattivamente sulle aspettative previdenziali di chi lavora da decenni nei servizi pubblici, negli enti locali e nella sanità.

Chi viene colpito dai tagli alle pensioni pubbliche

Le modifiche riguardano i dipendenti pubblici iscritti a quattro casse previdenziali:

  • Cassa pensioni dipendenti enti locali (CPDEL)
  • Cassa pensioni sanitari (CPS)
  • Cassa pensioni insegnanti (CPI)
  • Cassa pensioni ufficiali giudiziari (CPUG)

La revisione delle aliquote interessa le pensioni liquidate dal 1° gennaio 2024 e colpisce soprattutto le cosiddette “carriere miste”, cioè quelle lavoratrici e quei lavoratori che hanno maturato contributi sia con il sistema retributivo sia con quello contributivo.

Secondo le stime tecniche, l’impatto economico complessivo dei tagli arriverà a quasi 33 miliardi di euro entro il 2043.

Quanto si perde con le nuove regole

Lo studio CGIL evidenzia effetti molto pesanti sull’importo della pensione.

Per una retribuzione annua di 30mila euro, il taglio annuo può andare da circa 927 euro fino a oltre 6.100 euro nei casi più penalizzati.

Con stipendi da 50mila euro annui, la perdita stimata sale da circa 1.545 euro fino a oltre 10mila euro all’anno.

Ancora più grave la situazione per chi ha retribuzioni intorno ai 70mila euro: in questi casi la riduzione può superare i 14mila euro annui, con perdite cumulative lungo l’intera vita pensionistica che possono arrivare oltre i 270mila euro.

Pensione sempre più lontana

Oltre ai tagli economici, si allungano anche i tempi di uscita dal lavoro.

La finestra mobile per la pensione anticipata passerà progressivamente dagli attuali 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. A questo si aggiunge l’aumento dei requisiti pensionistici previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che comporterà ulteriori slittamenti.

La conseguenza è che molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici saranno costretti a rimanere in servizio per periodi sempre più lunghi pur di evitare penalizzazioni sull’assegno pensionistico.

Secondo le simulazioni della CGIL, chi ha iniziato a lavorare tra i 19 e i 21 anni rischia di arrivare a quasi 49 anni complessivi di attività lavorativa prima di poter accedere alla pensione di vecchiaia senza subire tagli.

Sanità pubblica tra i settori più penalizzati

Particolarmente critica appare la situazione del personale sanitario. Infermieri, tecnici, operatori e professionisti della sanità pubblica rischiano infatti di dover lavorare oltre 46 anni e mezzo in contesti già caratterizzati da turni pesanti, stress elevato e forte pressione organizzativa.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è inaccettabile continuare a colpire chi garantisce quotidianamente il funzionamento dei servizi pubblici essenziali.

La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna

La FP CGIL Emilia-Romagna chiede il ritiro delle norme che introducono penalizzazioni previdenziali per i dipendenti pubblici e rivendica un sistema pensionistico equo, sostenibile e rispettoso dei diritti maturati.

Non si può continuare a fare cassa sulle pensioni di lavoratrici e lavoratori che hanno costruito per decenni il welfare pubblico del Paese.


Piano triennale del personale AUSL Romagna, FP CGIL: numeri insufficienti e servizi a rischio

Il Piano triennale del fabbisogno di personale presentato dall’AUSL Romagna alle organizzazioni sindacali e alle RSU non risponde alle reali necessità dei servizi sanitari e amministrativi. Per la FP CGIL Emilia-Romagna i numeri illustrati sono insufficienti e rischiano di aggravare una situazione già critica nei reparti, nei presidi ospedalieri e negli uffici dell’Azienda sanitaria.

Il tema non è soltanto quantitativo. Dietro ogni mancata assunzione ci sono turni più pesanti, riposi saltati, richieste di doppi turni, maggiore stress per lavoratrici e lavoratori e una qualità dell’assistenza che rischia di essere compromessa. La carenza di personale, infatti, non riguarda solo le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute, ma incide direttamente sulla tenuta dei servizi rivolti a cittadine e cittadini.

Secondo quanto emerso durante l’incontro del 22 aprile, la copertura del turnover prevista sarebbe pari al 75% per il personale sanitario, sociosanitario e tecnico, mentre per il personale amministrativo si fermerebbe al 50%. Tradotto in termini concreti, significa che ogni dieci operatori sanitari o sociosanitari che lasciano l’azienda ne verrebbero sostituiti soltanto sette; per il personale amministrativo, invece, appena uno su due.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna questo non può essere considerato un piano di rafforzamento, ma una riduzione del personale dentro un sistema già sottoposto a forti pressioni. In molti reparti di degenza la carenza di organico è strutturale e rende sempre più difficile garantire continuità assistenziale, sicurezza delle cure e sostenibilità dei carichi di lavoro.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’avvicinarsi del periodo estivo. Anche quest’anno, il reclutamento necessario a garantire ferie, sostituzioni e continuità dei servizi appare largamente insufficiente e avviato in ritardo. Considerando i tempi necessari per selezionare, inserire e affiancare il personale neoassunto, il rischio è che l’impatto si scarichi ancora una volta sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dei servizi.

Serve quindi un cambio di rotta immediato. La sanità pubblica non può reggersi sulla disponibilità continua del personale, sui doppi turni, sulla rinuncia ai riposi e sull’emergenza permanente. Occorrono investimenti strutturali, un piano assunzionale realmente adeguato ai bisogni dei servizi e il pieno rispetto delle condizioni di lavoro.

Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo che difendere il personale significa difendere il diritto alla salute. Senza organici adeguati, la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e la tenuta del sistema sanitario pubblico rischiano di essere messe seriamente in discussione.


Sanità privata e RSA, il 17 aprile sciopero nazionale a Roma per il rinnovo dei contratti

Il prossimo 17 aprile le lavoratrici e i lavoratori e della sanità privata e delle RSA scenderanno in piazza a Roma per lo sciopero nazionale proclamato unitariamente da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. L’appuntamento è in Piazza Santi Apostoli, dalle 9.00 alle 13.00, per una mobilitazione che coinvolge un settore strategico del sistema di cura e assistenza del Paese.

Al centro della protesta c’è una richiesta chiara: rinnovare i contratti nazionali e garantire condizioni di lavoro dignitose a oltre 300mila addetti del settore. Una platea ampia di professionisti, operatori e lavoratori che ogni giorno assicura servizi essenziali a cittadini, pazienti e persone fragili, spesso in un contesto segnato da carichi di lavoro elevati e da retribuzioni non più adeguate.

La mobilitazione del 17 aprile punta a denunciare il perdurare del blocco dei contratti nazionali AIOP e ARIS, fermi da 8 anni per la sanità privata e addirittura da 14 anni per le RSA. Un ritardo non più sostenibile, che pesa direttamente sulla qualità del lavoro e sul riconoscimento professionale di chi opera in questi ambiti.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la vertenza riguarda non solo il salario e i diritti contrattuali, ma anche il valore sociale del lavoro di cura. Non è più accettabile che settori così importanti per la salute pubblica e per l’assistenza continuino a reggersi su contratti bloccati e su una mancanza di risposte concrete da parte delle controparti.

Accanto al rinnovo dei contratti, i sindacati chiedono anche vincoli sugli accreditamenti, affinché le risorse pubbliche e i rapporti con il sistema sanitario siano legati al rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Il principio è netto: non può esserci qualità nei servizi senza qualità del lavoro.

Lo sciopero nazionale di Roma rappresenta quindi un passaggio decisivo per rimettere al centro il tema della dignità professionale, della giusta retribuzione e del riconoscimento di chi opera nella sanità privata e nelle strutture residenziali assistenziali. La mobilitazione del 17 aprile vuole dare voce a una vertenza aperta da troppo tempo e sollecitare una risposta immediata sul piano contrattuale e istituzionale.


Aggressioni al personale sanitario del Sert di Riccione: servono sicurezza, organici e tutele

La grave aggressione avvenuta al Sert di Riccione riporta al centro un tema che come FP CGIL Emilia-Romagna denunciamo da tempo: chi lavora nei servizi sanitari territoriali, e in particolare nei servizi per le dipendenze, non può essere lasciato solo di fronte a situazioni di rischio sempre più frequenti. Secondo quanto riportato, il 7 aprile un operatore è stato minacciato da un utente armato di coltello, con l’intervento dei Carabinieri necessario a fermare l’episodio.

Non siamo di fronte a un fatto isolato. Nei Sert e nei contesti collegati agli istituti di pena, il personale opera ogni giorno in condizioni di forte pressione, a contatto con fragilità sociali e sanitarie molto complesse. In questi luoghi di lavoro, minacce e aggressioni verbali vengono spesso considerate quasi una componente ordinaria dell’attività, e troppo spesso non vengono nemmeno registrate formalmente. È proprio questa normalizzazione del rischio a renderla ancora più inaccettabile.

Il lavoro nei Sert non può essere considerato un “rischio del mestiere”

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo inaccettabile l’idea che la violenza subita da operatrici e operatori sanitari possa essere liquidata come un semplice “rischio del mestiere”. Chi lavora nei Servizi per le Dipendenze svolge una funzione essenziale per la presa in carico di persone fragili, di utenti con dipendenze patologiche e, in diversi casi, anche di persone detenute o inserite in percorsi complessi di tutela sanitaria e sociale.

Si tratta di professionalità che affrontano quotidianamente un carico elevatissimo di responsabilità, esposizione personale e pressione relazionale. Per questo non bastano dichiarazioni di solidarietà dopo l’ennesimo episodio: servono interventi concreti, immediati e strutturali.

Le richieste della FP CGIL: più sicurezza e più personale

La denuncia avanzata dalla FP CGIL Rimini indica con chiarezza la direzione da seguire: occorrono misure urgenti di prevenzione, un rafforzamento degli organici e protocolli chiari per la segnalazione e la gestione degli episodi di violenza. Sono richieste che condividiamo pienamente, perché la tutela di chi cura deve diventare una priorità reale nelle scelte organizzative delle aziende sanitarie.

Garantire sicurezza significa predisporre procedure efficaci, assicurare supporto immediato ai lavoratori coinvolti, migliorare l’organizzazione dei servizi e riconoscere finalmente la specificità di chi opera nei Sert e nelle strutture collegate al circuito penitenziario. Non è più rinviabile nemmeno un confronto serio sulle dotazioni di personale, perché lavorare in sottorganico rende ancora più fragili i presidi e ancora più esposti i professionisti.

Riconoscere il rischio con tutele adeguate

Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di prevedere per il personale dei Sert e delle case circondariali una indennità specifica, sul modello di quella già riconosciuta agli operatori del pronto soccorso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che esistono contesti lavorativi caratterizzati da criticità particolari, esposizione continua e livelli di rischio che meritano un riconoscimento concreto, non solo simbolico.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questo passaggio sia necessario. Il riconoscimento economico, però, da solo non basta: deve accompagnarsi a investimenti, formazione, protocolli condivisi e a una presa in carico vera del benessere lavorativo di chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali alla collettività.

Solidarietà al lavoratore coinvolto

Esprimiamo piena vicinanza al lavoratore coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale sanitario che ogni giorno affronta situazioni difficili nei servizi territoriali. La tutela del rientro in servizio, il supporto psicologico e organizzativo e la protezione delle condizioni di lavoro devono essere parte integrante della risposta delle aziende sanitarie. La solidarietà è doverosa, ma oggi non basta più: servono atti concreti.

Una risposta non più rinviabile

L’episodio di Riccione deve aprire una riflessione seria sullo stato dei servizi e sulle condizioni di chi vi lavora. Difendere il personale sanitario significa difendere anche la qualità dell’assistenza, la continuità della presa in carico e la funzione pubblica del sistema sanitario territoriale. Per questo chiediamo che su sicurezza, organici e riconoscimento professionale si apra subito un confronto vero, con misure operative e tempi certi.


Hellwatt Festival a Reggio Emilia

Hellwatt Festival a Reggio Emilia, FP CGIL: “Servono risposte immediate per tutelare lavoratori e servizi pubblici”

La FP CGIL Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per l’organizzazione dell’Hellwatt Festival in programma il prossimo luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la scelta di ospitare un personaggio fortemente controverso come Ye, rispetto alla quale condividiamo quanto già espresso dall’ANPI provinciale, ma soprattutto l’impatto concreto che un evento di queste dimensioni rischia di scaricare su lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali.

Secondo le stime, l’arrivo di circa centomila persone da fuori città potrebbe mettere sotto pressione in modo straordinario la sanità pubblica e la polizia locale, proprio in un periodo particolarmente delicato come quello estivo, segnato da ferie, organici ridotti e temperature elevate.

Sanità pubblica sotto pressione

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è motivo di forte allarme la situazione del pronto soccorso, già oggi in sofferenza nelle condizioni ordinarie. L’eventuale gestione di un afflusso così imponente di persone, in un mese che si preannuncia molto caldo, rischia di aggravare una situazione già critica.

La tenuta del sistema sanitario territoriale non può essere affidata all’improvvisazione. Servono misure preventive, un’organizzazione chiara e risorse adeguate per evitare che l’evento produca ricadute pesanti sia sui professionisti della sanità sia sull’intera cittadinanza.

Polizia locale e viabilità, il rischio di un carico insostenibile

Le stesse preoccupazioni riguardano la polizia locale, che sarà chiamata a gestire un impegno eccezionale sul piano della sicurezza urbana, della viabilità e dell’assistenza alla mobilità. In una città inevitabilmente esposta a disagi, congestione e criticità organizzative, gli attuali organici non sembrano sufficienti ad assorbire un carico di lavoro di tale portata.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna si prospettano giornate e notti estremamente pesanti per il personale coinvolto, con il rischio che lo sforzo richiesto ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori già sottoposti a forti pressioni quotidiane.

Servono chiarezza, accordi trasparenti e risposte subito

Per questo chiediamo di conoscere in tempi rapidi quali accordi siano stati definiti tra Ausl, Comune e società che gestisce gli eventi della RCF Arena. È necessario fare piena chiarezza anche sugli aspetti economici e organizzativi: quali risorse saranno messe in campo, con quali strumenti e con quale rafforzamento del personale si intende affrontare questo vero e proprio stress test per la comunità reggiana.

Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è semplice: non si può arrivare a ridosso dell’evento rincorrendo l’emergenza. La discussione va aperta adesso, con trasparenza e responsabilità, per tutelare i lavoratori dei servizi pubblici e garantire sicurezza, assistenza e vivibilità alla città.

La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna

Ribadiamo la necessità di risposte immediate. Quando eventi di questa portata insistono su un territorio, non possono essere i servizi pubblici e chi ci lavora a pagare il prezzo più alto. La prevenzione organizzativa, il potenziamento degli organici e la chiarezza sugli impegni assunti dagli enti coinvolti sono condizioni indispensabili.

Su questo continueremo a chiedere un confronto serio e tempestivo, perché la tutela del lavoro pubblico e della comunità viene prima di qualsiasi operazione di immagine.


Trattativa contratto sanità

Sanità pubblica, si apre il tavolo per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027

Il 22 aprile si apre ufficialmente il confronto per il rinnovo del CCNL del personale del comparto Sanità per il triennio 2025-2027. Per la FP CGIL Emilia-Romagna si tratta di un passaggio importante, atteso dalle lavoratrici e dai lavoratori della sanità pubblica. L’apertura del tavolo segna infatti l’inizio di una fase che dovrà affrontare in modo concreto salari, condizioni di lavoro, valorizzazione professionale e qualità dei servizi, dentro un settore che continua a reggere una pressione altissima.

L’apertura del tavolo del 22 aprile sul comparto e il successivo appuntamento indicato per il 29 aprile sull’area dirigenza sanità rappresentano due passaggi politici e contrattuali da seguire con grande attenzione. Il rinnovo nazionale non può essere una formalità: servono risposte vere sul potere d’acquisto eroso dall’inflazione, sul riconoscimento delle professionalità, sull’organizzazione del lavoro e sulla tenuta complessiva del servizio sanitario pubblico.

Dal punto di vista della FP CGIL Emilia-Romagna, la trattativa dovrà misurarsi con bisogni reali e non più rinviabili. Dopo anni segnati da carichi crescenti, carenze di organico e difficoltà diffuse nei servizi, il contratto nazionale deve tornare a essere uno strumento capace di dare tutele, dignità e prospettive a chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute.

L’apertura del tavolo è dunque una notizia rilevante, ma sarà il merito del confronto a fare la differenza. Ora si apre una fase in cui sarà fondamentale tenere al centro il lavoro pubblico in sanità, la qualità dell’assistenza e il valore delle persone che lo rendono possibile.


Sciopero 17 aprile sanità

Sanità privata, bilanci in crescita ma contratti fermi: il 17 aprile sciopero nazionale

Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA. Di fronte a bilanci che continuano a crescere e a un sistema che ha consolidato margini e patrimonio, non è più accettabile che i contratti restino bloccati e che i salari rimangano indietro rispetto a quelli della sanità pubblica. Per questo il 17 aprile è stato proclamato uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle 9 alle 13.

Una sanità privata che cresce, mentre il lavoro resta fermo

Il punto politico e sindacale è chiaro: mentre alcune associazioni datoriali descrivono il comparto come in sofferenza, i numeri raccontano un’altra storia. Nel 2023 il fatturato netto complessivo dei principali gruppi della sanità privata ha raggiunto 12,02 miliardi di euro, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019. Nello stesso quadro, i margini operativi lordi hanno superato 1,1 miliardi di euro, crescendo del 28,7% in un solo anno, mentre il patrimonio netto è arrivato a 5,5 miliardi.

Di fronte a questi risultati, lasciare senza rinnovo contrattuale chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e continuità dei servizi è una scelta ingiusta e miope. Non si può continuare a scaricare il peso dell’equilibrio del sistema sulle professioniste e sui professionisti del settore, soprattutto quando le risorse pubbliche continuano a sostenere un mercato sostanzialmente protetto.

Il divario con il pubblico pesa su salari e servizi

Il blocco contrattuale non è una questione solo economica, ma di qualità del lavoro e della tenuta stessa dei servizi. Secondo quanto denunciato da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, il limbo dura da 8 anni nella sanità privata e addirittura da 14 anni nelle RSA. In questo contesto, il differenziale salariale mensile tra un infermiere del privato e un collega del Servizio sanitario nazionale si aggira intorno ai 500 euro.

Questo squilibrio produce effetti concreti: impoverisce il lavoro, rende meno attrattivo il settore e alimenta la fuga di personale verso il pubblico. Il risultato è un progressivo svuotamento delle strutture private e sociosanitarie, con ricadute dirette anche sulla qualità dell’assistenza rivolta alle persone più fragili.

Servono contratti rinnovati e regole nuove sugli accreditamenti

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo indispensabile un cambio di passo immediato. Il rinnovo dei contratti deve diventare una priorità, così come l’allineamento di diritti, tutele e retribuzioni rispetto al settore pubblico. Ma non basta: è necessario intervenire anche sul sistema di accreditamento, vincolando le risorse pubbliche al rispetto dei contratti sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Il principio è semplice: non può esserci continuità nell’accesso ai fondi pubblici per chi continua a comprimere il costo del lavoro e a rinviare il riconoscimento economico e professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Il lavoro di cura non può essere trattato come una variabile da sacrificare per difendere margini e profitti.

Il 17 aprile una giornata di verità

La mobilitazione del 17 aprile rappresenta quindi una giornata di verità. Sarà il momento per riportare al centro il valore del lavoro nella sanità privata e nelle RSA, contro ogni narrazione vittimistica delle controparti datoriali. A Roma, in Piazza Santi Apostoli, si farà sentire la voce di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale e chiede solo dignità, giusto salario e rispetto.

Come FP CGIL Emilia-Romagna saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in questa battaglia, perché non c’è qualità dell’assistenza senza qualità del lavoro, e non c’è futuro per il sistema sociosanitario se i diritti di chi lo tiene in piedi continuano a restare al palo.


Corsi CAA

Comunicazione inclusiva e CAA: un corso online per ridurre le barriere nei contesti assistenziali ed educativi

La comunicazione è una parte essenziale della cura, dell’assistenza e della relazione educativa. Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, segnaliamo il corso “Comunicazione inclusiva e CAA: strumenti per ridurre le barriere comunicative nei contesti assistenziali ed educativi”, proposto da FP Formazione e Partecipazione in modalità solo online dal 23 marzo al 10 dicembre 2026. Il percorso è accreditato Agenas con numero 480000 e prevede 19 crediti ECM, mentre per il CNOAS l’accreditamento risulta indicato come in fase di definizione.

Si tratta di una proposta formativa rivolta a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie, costruita per approfondire il ruolo della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) nei percorsi di assistenza e nei contesti educativi. La responsabile scientifica e docente del corso è la Dott.ssa Monaco Miriana e la durata complessiva indicata è di 19 ore.

Il cuore del corso sta in un punto molto concreto: quando una persona vive difficoltà comunicative, che siano di natura cognitiva, neurologica, linguistica o legate allo spettro autistico, l’accesso ai servizi rischia di diventare più difficile. Nella pagina di presentazione del corso si sottolinea infatti come l’impiego di supporti visivi, simboli e strumenti strutturati possa rendere le informazioni più chiare, più prevedibili e più rassicuranti, riducendo ansia, incomprensioni e distanza tra operatori e persone assistite.

È un tema che riguarda da vicino il lavoro quotidiano di chi opera nella sanità, nel sociale e nei servizi educativi. Rendere comprensibili le fasi di un esame, di una procedura o di un intervento, così come creare le condizioni perché ogni persona possa esprimere bisogni, paure o segnali di disagio, significa migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare la dignità della relazione di cura. In questa prospettiva, la CAA non è un elemento accessorio, ma uno strumento di equità, accessibilità e qualità professionale.

Dal punto di vista sindacale e professionale, iniziative formative come questa aiutano a costruire ambienti di lavoro più competenti, più inclusivi e più capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Per FP CGIL Emilia-Romagna, investire sulla formazione significa anche sostenere un modello di servizi pubblici e sociosanitari in cui nessuno venga lasciato indietro per una barriera comunicativa. La diffusione di strumenti adeguati può fare la differenza sia nella presa in carico sia nella sicurezza percepita dalle persone assistite e dagli operatori. L’impianto del corso va esattamente in questa direzione.

Sul piano organizzativo, le iscrizioni risultano aperte per tutto il periodo del corso, dal 23 marzo 2026 al 10 dicembre 2026. La partecipazione è gratuita per tutte le persone già iscritte alla CGIL, mentre per i non iscritti è prevista una quota di 80 euro. La pagina del corso indica inoltre che il pagamento per i non iscritti può essere effettuato tramite PayPal o bonifico e che, dopo il versamento, occorre inviare la distinta all’indirizzo di supporto dedicato per essere inseriti nel corso.

Per chi lavora nei servizi sanitari, sociosanitari ed educativi, questo corso rappresenta quindi un’occasione utile per acquisire strumenti immediatamente spendibili nei contesti professionali, migliorare l’efficacia della comunicazione e contribuire a rendere l’assistenza davvero più accessibile. Un investimento formativo che parla di diritti, qualità del lavoro e centralità della persona.


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