Previdenza pubblica, CGIL e FP CGIL: basta penalizzare il lavoro pubblico
La previdenza pubblica è sotto attacco. Le nuove norme su aliquote di rendimento, finestre mobili e adeguamento automatico alla speranza di vita rischiano di produrre effetti pesantissimi su centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo necessario denunciare con forza una situazione ormai insostenibile: chi ha lavorato per decenni nella pubblica amministrazione, nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali e nei servizi pubblici rischia oggi di dover lavorare più a lungo e, allo stesso tempo, di ricevere una pensione più bassa.
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL, presentata nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico”, la platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici.
Pensioni pubbliche: tagli fino a 33 miliardi di euro
L’analisi evidenzia che la revisione delle aliquote di rendimento potrebbe determinare un taglio complessivo di quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Si tratta di una scelta profondamente sbagliata e iniqua, perché interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite nel corso di decenni di lavoro e scarica ancora una volta sui dipendenti pubblici il peso dell’equilibrio finanziario del sistema.
Per molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici, questo significa vedere ridotto in modo permanente il proprio assegno pensionistico, dopo una vita di lavoro e contribuzione.
Quanto si rischia di perdere sulla pensione
Le simulazioni riportate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano riduzioni molto pesanti dell’importo della pensione.
Per retribuzioni da 30 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 6 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 50 mila euro annui, la perdita può superare i 10 mila euro l’anno. Per retribuzioni da 70 mila euro annui, il taglio può arrivare a oltre 14 mila euro l’anno.
Le perdite complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino ad arrivare a oltre 273 mila euro.
Numeri che confermano la gravità dell’intervento e rendono evidente il rischio concreto di una forte riduzione del valore delle pensioni future.
Finestre mobili: uscita dal lavoro sempre più lontana
Ai tagli sugli assegni pensionistici si aggiunge il progressivo allungamento delle cosiddette finestre mobili, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024.
Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate, la finestra passa dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. Questo significa che, anche dopo aver maturato i requisiti per andare in pensione, lavoratrici e lavoratori saranno costretti ad attendere ancora prima di poter lasciare il lavoro.
È un ulteriore slittamento dell’uscita dal servizio, che colpisce persone che spesso hanno già alle spalle oltre quarant’anni di attività.
Speranza di vita: una doppia penalizzazione
Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare realmente il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese. Dal 2028, però, tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi progressivi già stimati.
Questo meccanismo produce una doppia penalizzazione. Da un lato si rinvia l’accesso alla pensione, aumentando i requisiti contributivi e l’età pensionabile. Dall’altro si riduce l’importo dell’assegno, attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli.
Il risultato è chiaro: si lavora di più e si prende di meno.
Fino a 49 anni di lavoro prima della pensione
Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano situazioni particolarmente gravi per chi ha iniziato a lavorare molto giovane.
Lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare tagli sulla pensione, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.
È una prospettiva inaccettabile. Non si può chiedere a chi ha già dedicato una vita intera al lavoro pubblico di restare in servizio sempre più a lungo, subendo nello stesso tempo una riduzione dell’importo pensionistico.
Sanità pubblica: una situazione ancora più pesante
Particolarmente critica è la condizione del personale della sanità pubblica.
Anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa rischiano comunque di comportare permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività. Tutto questo in un settore già caratterizzato da turnazioni, carichi fisici e psicologici elevati, stress lavorativo e organici insufficienti.
Per chi lavora ogni giorno negli ospedali, nei servizi territoriali, nell’assistenza e nella cura delle persone, l’allungamento della vita lavorativa non è un dato astratto. È un problema concreto che incide sulla salute, sulla qualità del lavoro e sulla tenuta del servizio pubblico.
Le proposte della FP CGIL
Come FP CGIL Emilia-Romagna chiediamo di correggere subito una situazione ormai insostenibile.
È necessario rivedere il meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni alla speranza di vita, perché non è accettabile un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto.
Chiediamo inoltre l’istituzione di una vera pensione di garanzia, capace di assicurare una vita dignitosa anche a chi ha avuto carriere discontinue, periodi di precarietà e retribuzioni basse.
Serve poi riconoscere in modo adeguato i lavori gravosi e usuranti, prevedendo reali possibilità di pensionamento anticipato per chi svolge attività particolarmente pesanti.
Un altro punto fondamentale riguarda la previdenza integrativa: il contributo dell’amministrazione al fondo di previdenza complementare deve essere calcolato sull’intera retribuzione e non soltanto su una parte, come avviene oggi.
TFS e TFR: basta attese infinite
È necessario garantire il pagamento del TFS e del TFR in tempi certi e brevi. Non è accettabile che lavoratrici e lavoratori debbano aspettare anni per ricevere soldi che sono loro.
Se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi possono superare i 24 mesi. Per questo chiediamo anche il potenziamento delle strutture INPS che si occupano della liquidazione del TFR, per contrastare ritardi ormai non più tollerabili.
Assunzioni, contratti e futuro della pubblica amministrazione
La questione previdenziale si lega direttamente al futuro della pubblica amministrazione.
Nei prossimi 15 anni sono previsti circa 700 mila pensionamenti nel pubblico impiego. Senza un piano straordinario di assunzioni, il rischio è quello di indebolire ulteriormente servizi essenziali per cittadine e cittadini.
Per questo rivendichiamo un piano straordinario di nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego.
Difendere le pensioni pubbliche significa anche difendere il valore del lavoro pubblico, la qualità dei servizi e il diritto delle persone a una vecchiaia dignitosa.
Basta norme ingiuste contro il lavoro pubblico
Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future.
Chi ha lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni non può essere trattato come un costo da comprimere.
La previdenza pubblica va difesa. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici vanno rispettati. Il sistema pensionistico deve garantire equità, dignità e giustizia sociale.
PIATTAFORMA PENSIONI
ANALISI OSSERVATORIO
TFR/TFS dei dipendenti pubblici: tre mesi di anticipo non bastano, si perde lo sconto fiscale
La riduzione dei tempi di pagamento della prima rata del TFR/TFS per alcune lavoratrici e lavoratori pubblici non rappresenta un vero miglioramento. Il Governo interviene sui tempi di erogazione, ma allo stesso tempo fa venir meno un diritto economico importante: lo sconto fiscale di 750 euro previsto proprio per compensare i lunghi ritardi nel pagamento della liquidazione.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto è chiaro: non si può presentare come una conquista una misura che anticipa di soli tre mesi una parte del TFR/TFS e, contemporaneamente, sottrae risorse alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici.
Cosa cambia per la prima rata del TFR/TFS
La prima rata del TFR/TFS, quella fino a 50mila euro, per legge veniva erogata dopo 12 mesi. Con il nuovo intervento, per chi va in pensione di vecchiaia, il pagamento arriverebbe dopo 9 mesi.
A prima vista potrebbe sembrare un passo avanti. In realtà, quei tre mesi di anticipo comportano la perdita dello sconto fiscale di 750 euro, introdotto nel 2019 per risarcire parzialmente il ritardo con cui il TFR/TFS veniva pagato ai dipendenti pubblici.
Il risultato è paradossale: si accorciano leggermente i tempi, ma si riduce il beneficio economico per chi ha già lavorato una vita e attende somme che gli spettano di diritto.
Perché non è un vero miglioramento
Il problema del TFR/TFS nel pubblico impiego resta enorme. A differenza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore privato, chi lavora nel pubblico può essere costretto ad attendere anni per ricevere la propria liquidazione.
I tempi possono andare da un minimo di circa 2 anni fino a 7 anni, a seconda delle condizioni di uscita dal lavoro e delle modalità di pagamento. È una disparità inaccettabile, che penalizza chi ha prestato servizio nella sanità, negli enti locali, nei ministeri, nelle funzioni centrali, nella scuola, nella ricerca, nella sicurezza, nel soccorso pubblico e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.
Il TFR/TFS non è un favore concesso dallo Stato. È salario differito, denaro maturato durante la vita lavorativa. Ritardarne il pagamento significa trattenere per anni risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori.
Tre mesi in meno, 750 euro in meno
La FP CGIL Emilia-Romagna denuncia con forza questa operazione: non basta ridurre di pochi mesi l’attesa se poi si elimina una compensazione economica prevista per il danno subito.
Lo sconto fiscale di 750 euro era stato introdotto proprio perché i tempi di pagamento del TFR/TFS nel pubblico impiego sono troppo lunghi. Toglierlo in cambio di un anticipo limitato significa scaricare ancora una volta il costo sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.
Non si può parlare di semplificazione o di beneficio quando il risultato concreto è ricevere poco prima una parte della liquidazione, ma perdere una tutela economica.
Il TFR/TFS va pagato in tempi giusti
Per la FP CGIL Emilia-Romagna serve un intervento vero: il TFR/TFS deve essere liquidato in tempi certi, rapidi e uguali per tutte e tutti. La disparità tra pubblico e privato deve essere superata, perché non esiste alcuna ragione accettabile per cui un dipendente pubblico debba attendere anni per ricevere ciò che ha già maturato.
La liquidazione è un diritto. Non può essere trasformata in un prestito forzoso allo Stato né in una partita contabile da usare per fare cassa sulle spalle di chi lavora.
Chiediamo quindi il pieno riconoscimento del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici a ricevere il proprio TFR/TFS senza ritardi ingiustificati e senza perdere benefici fiscali già previsti.
Crisi del lavoro nei servizi educativi e socio-sanitari: serve un cambio di rotta
La FP CGIL è da anni impegnata sul fronte del mercato del lavoro nei servizi educativi e di cura, cercando di sensibilizzare committenti e gestori dei servizi sulle criticità presenti da tempo in questi ambiti. Lo strumento degli appalti è stato storicamente utilizzato per comprimere il costo del lavoro, sottovalutando la relazione strettissima tra la qualità dei servizi erogati e la qualità del lavoro.
Una sottovalutazione che porta oggi alla messa in discussione dell’esistenza stessa dei servizi alla persona per la carenza delle figure professionali.
È già in atto da anni la penuria di figure socio-sanitarie e sanitarie. A queste si aggiunge anche la crisi del reperimento delle figure educative. Lo si evince anche dal dato del numero delle iscrizioni ai corsi universitari a fronte del fabbisogno dei prossimi anni nei servizi educativi 0-3, nelle scuole dell’infanzia e nei servizi di integrazione scolastica.
A marzo del 2025 la FP CGIL Emilia Romagna organizzò un convegno pubblico, esponendo i dati di una ricerca condotta insieme all’IRES nel 2024, sulla condizione del personale nei servizi 0-6. Il risultato fu evidente. Eccessivo ricorso al tempo parziale involontario, carichi di lavoro, mancanza di stabilità lavorativa, basse retribuzioni, carichi di lavoro, sono tutti aspetti di quanto sia stato sottostimato il riconoscimento professionale di chi si occupa di compiti educativi, didattici e di cura.
Non va meglio, infatti, nei servizi socio-sanitari, con retribuzioni non all’altezza del lavoro che viene svolto, oltre a uno scarso riconoscimento sociale delle professioni inserite in questi ambiti.
Il riconoscimento sociale passa da come vengono considerati e trattati i lavoratori, sia dal punto di vista delle condizioni contrattuali (retribuzione, orario di lavoro, etc.), sia dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro.
Per anni la Pubblica Amministrazione e i gestori dei servizi (cooperative sociali, enti no profit e del privato sociale) hanno dato per scontato l’esistenza di un interminabile esercito di riserva di oss, di infermieri, di educatori di nido, di insegnanti, di educatori di integrazione scolastica, ma oramai la sproporzione esistente tra le professionalità da mettere in campo e il riconoscimento ricevuto da parte dei gestori dei servizi sta mettendo in discussione sia la tenuta dei servizi, sia la loro qualità.
Infatti una risposta a questa crisi non potrà avvenire mediante una ridefinizione al ribasso delle professionalità che svolgono servizi alle persone, bambini, anziani, disabili.
Dovrà avvenire mediante l’applicazione di buoni Contratti Nazionali. Mediante una contrattazione integrativa di 2° livello, cosa che in questa regione stenta a decollare da anni per l’indisponibilità delle imprese a negoziare. Mediante un cambio di cultura da parte degli enti pubblici committenti.
Tutto il sistema deve farsi carico dell’emergenza a cui siamo esposti. Per farlo, bisogna decidere di investire risorse economiche e buone pratiche, lasciando fuori dall’accreditamento e dagli appalti le aziende che si muovono solo allo scopo di comprimere il costo del lavoro.
La strada esiste e bisogna decidersi a percorrerla insieme.
Pensioni dipendenti pubblici, nuovi tagli: fino a 6.100 euro l’anno per centinaia di migliaia di lavoratori
La nuova stretta sulle pensioni dei dipendenti pubblici rischia di colpire in modo pesantissimo lavoratrici e lavoratori della pubblica amministrazione. Secondo uno studio dell’Osservatorio previdenza della CGIL, gli effetti della revisione delle aliquote di rendimento introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 potrebbero determinare riduzioni dell’assegno pensionistico fino a oltre 6.100 euro l’anno nei casi più penalizzati, con una platea coinvolta stimata in circa 700mila dipendenti pubblici.
Una misura che la FP CGIL Emilia-Romagna considera profondamente ingiusta, perché interviene retroattivamente sulle aspettative previdenziali di chi lavora da decenni nei servizi pubblici, negli enti locali e nella sanità.
Chi viene colpito dai tagli alle pensioni pubbliche
Le modifiche riguardano i dipendenti pubblici iscritti a quattro casse previdenziali:
- Cassa pensioni dipendenti enti locali (CPDEL)
- Cassa pensioni sanitari (CPS)
- Cassa pensioni insegnanti (CPI)
- Cassa pensioni ufficiali giudiziari (CPUG)
La revisione delle aliquote interessa le pensioni liquidate dal 1° gennaio 2024 e colpisce soprattutto le cosiddette “carriere miste”, cioè quelle lavoratrici e quei lavoratori che hanno maturato contributi sia con il sistema retributivo sia con quello contributivo.
Secondo le stime tecniche, l’impatto economico complessivo dei tagli arriverà a quasi 33 miliardi di euro entro il 2043.
Quanto si perde con le nuove regole
Lo studio CGIL evidenzia effetti molto pesanti sull’importo della pensione.
Per una retribuzione annua di 30mila euro, il taglio annuo può andare da circa 927 euro fino a oltre 6.100 euro nei casi più penalizzati.
Con stipendi da 50mila euro annui, la perdita stimata sale da circa 1.545 euro fino a oltre 10mila euro all’anno.
Ancora più grave la situazione per chi ha retribuzioni intorno ai 70mila euro: in questi casi la riduzione può superare i 14mila euro annui, con perdite cumulative lungo l’intera vita pensionistica che possono arrivare oltre i 270mila euro.
Pensione sempre più lontana
Oltre ai tagli economici, si allungano anche i tempi di uscita dal lavoro.
La finestra mobile per la pensione anticipata passerà progressivamente dagli attuali 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028. A questo si aggiunge l’aumento dei requisiti pensionistici previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che comporterà ulteriori slittamenti.
La conseguenza è che molte lavoratrici e molti lavoratori pubblici saranno costretti a rimanere in servizio per periodi sempre più lunghi pur di evitare penalizzazioni sull’assegno pensionistico.
Secondo le simulazioni della CGIL, chi ha iniziato a lavorare tra i 19 e i 21 anni rischia di arrivare a quasi 49 anni complessivi di attività lavorativa prima di poter accedere alla pensione di vecchiaia senza subire tagli.
Sanità pubblica tra i settori più penalizzati
Particolarmente critica appare la situazione del personale sanitario. Infermieri, tecnici, operatori e professionisti della sanità pubblica rischiano infatti di dover lavorare oltre 46 anni e mezzo in contesti già caratterizzati da turni pesanti, stress elevato e forte pressione organizzativa.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è inaccettabile continuare a colpire chi garantisce quotidianamente il funzionamento dei servizi pubblici essenziali.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
La FP CGIL Emilia-Romagna chiede il ritiro delle norme che introducono penalizzazioni previdenziali per i dipendenti pubblici e rivendica un sistema pensionistico equo, sostenibile e rispettoso dei diritti maturati.
Non si può continuare a fare cassa sulle pensioni di lavoratrici e lavoratori che hanno costruito per decenni il welfare pubblico del Paese.
Piano triennale del personale AUSL Romagna, FP CGIL: numeri insufficienti e servizi a rischio
Il Piano triennale del fabbisogno di personale presentato dall’AUSL Romagna alle organizzazioni sindacali e alle RSU non risponde alle reali necessità dei servizi sanitari e amministrativi. Per la FP CGIL Emilia-Romagna i numeri illustrati sono insufficienti e rischiano di aggravare una situazione già critica nei reparti, nei presidi ospedalieri e negli uffici dell’Azienda sanitaria.
Il tema non è soltanto quantitativo. Dietro ogni mancata assunzione ci sono turni più pesanti, riposi saltati, richieste di doppi turni, maggiore stress per lavoratrici e lavoratori e una qualità dell’assistenza che rischia di essere compromessa. La carenza di personale, infatti, non riguarda solo le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute, ma incide direttamente sulla tenuta dei servizi rivolti a cittadine e cittadini.
Secondo quanto emerso durante l’incontro del 22 aprile, la copertura del turnover prevista sarebbe pari al 75% per il personale sanitario, sociosanitario e tecnico, mentre per il personale amministrativo si fermerebbe al 50%. Tradotto in termini concreti, significa che ogni dieci operatori sanitari o sociosanitari che lasciano l’azienda ne verrebbero sostituiti soltanto sette; per il personale amministrativo, invece, appena uno su due.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questo non può essere considerato un piano di rafforzamento, ma una riduzione del personale dentro un sistema già sottoposto a forti pressioni. In molti reparti di degenza la carenza di organico è strutturale e rende sempre più difficile garantire continuità assistenziale, sicurezza delle cure e sostenibilità dei carichi di lavoro.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’avvicinarsi del periodo estivo. Anche quest’anno, il reclutamento necessario a garantire ferie, sostituzioni e continuità dei servizi appare largamente insufficiente e avviato in ritardo. Considerando i tempi necessari per selezionare, inserire e affiancare il personale neoassunto, il rischio è che l’impatto si scarichi ancora una volta sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dei servizi.
Serve quindi un cambio di rotta immediato. La sanità pubblica non può reggersi sulla disponibilità continua del personale, sui doppi turni, sulla rinuncia ai riposi e sull’emergenza permanente. Occorrono investimenti strutturali, un piano assunzionale realmente adeguato ai bisogni dei servizi e il pieno rispetto delle condizioni di lavoro.
Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo che difendere il personale significa difendere il diritto alla salute. Senza organici adeguati, la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e la tenuta del sistema sanitario pubblico rischiano di essere messe seriamente in discussione.
Sanità privata e RSA, il 17 aprile sciopero nazionale a Roma per il rinnovo dei contratti
Il prossimo 17 aprile le lavoratrici e i lavoratori e della sanità privata e delle RSA scenderanno in piazza a Roma per lo sciopero nazionale proclamato unitariamente da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. L’appuntamento è in Piazza Santi Apostoli, dalle 9.00 alle 13.00, per una mobilitazione che coinvolge un settore strategico del sistema di cura e assistenza del Paese.
Al centro della protesta c’è una richiesta chiara: rinnovare i contratti nazionali e garantire condizioni di lavoro dignitose a oltre 300mila addetti del settore. Una platea ampia di professionisti, operatori e lavoratori che ogni giorno assicura servizi essenziali a cittadini, pazienti e persone fragili, spesso in un contesto segnato da carichi di lavoro elevati e da retribuzioni non più adeguate.
La mobilitazione del 17 aprile punta a denunciare il perdurare del blocco dei contratti nazionali AIOP e ARIS, fermi da 8 anni per la sanità privata e addirittura da 14 anni per le RSA. Un ritardo non più sostenibile, che pesa direttamente sulla qualità del lavoro e sul riconoscimento professionale di chi opera in questi ambiti.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, la vertenza riguarda non solo il salario e i diritti contrattuali, ma anche il valore sociale del lavoro di cura. Non è più accettabile che settori così importanti per la salute pubblica e per l’assistenza continuino a reggersi su contratti bloccati e su una mancanza di risposte concrete da parte delle controparti.
Accanto al rinnovo dei contratti, i sindacati chiedono anche vincoli sugli accreditamenti, affinché le risorse pubbliche e i rapporti con il sistema sanitario siano legati al rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Il principio è netto: non può esserci qualità nei servizi senza qualità del lavoro.
Lo sciopero nazionale di Roma rappresenta quindi un passaggio decisivo per rimettere al centro il tema della dignità professionale, della giusta retribuzione e del riconoscimento di chi opera nella sanità privata e nelle strutture residenziali assistenziali. La mobilitazione del 17 aprile vuole dare voce a una vertenza aperta da troppo tempo e sollecitare una risposta immediata sul piano contrattuale e istituzionale.
Aggressioni al personale sanitario del Sert di Riccione: servono sicurezza, organici e tutele
La grave aggressione avvenuta al Sert di Riccione riporta al centro un tema che come FP CGIL Emilia-Romagna denunciamo da tempo: chi lavora nei servizi sanitari territoriali, e in particolare nei servizi per le dipendenze, non può essere lasciato solo di fronte a situazioni di rischio sempre più frequenti. Secondo quanto riportato, il 7 aprile un operatore è stato minacciato da un utente armato di coltello, con l’intervento dei Carabinieri necessario a fermare l’episodio.
Non siamo di fronte a un fatto isolato. Nei Sert e nei contesti collegati agli istituti di pena, il personale opera ogni giorno in condizioni di forte pressione, a contatto con fragilità sociali e sanitarie molto complesse. In questi luoghi di lavoro, minacce e aggressioni verbali vengono spesso considerate quasi una componente ordinaria dell’attività, e troppo spesso non vengono nemmeno registrate formalmente. È proprio questa normalizzazione del rischio a renderla ancora più inaccettabile.
Il lavoro nei Sert non può essere considerato un “rischio del mestiere”
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo inaccettabile l’idea che la violenza subita da operatrici e operatori sanitari possa essere liquidata come un semplice “rischio del mestiere”. Chi lavora nei Servizi per le Dipendenze svolge una funzione essenziale per la presa in carico di persone fragili, di utenti con dipendenze patologiche e, in diversi casi, anche di persone detenute o inserite in percorsi complessi di tutela sanitaria e sociale.
Si tratta di professionalità che affrontano quotidianamente un carico elevatissimo di responsabilità, esposizione personale e pressione relazionale. Per questo non bastano dichiarazioni di solidarietà dopo l’ennesimo episodio: servono interventi concreti, immediati e strutturali.
Le richieste della FP CGIL: più sicurezza e più personale
La denuncia avanzata dalla FP CGIL Rimini indica con chiarezza la direzione da seguire: occorrono misure urgenti di prevenzione, un rafforzamento degli organici e protocolli chiari per la segnalazione e la gestione degli episodi di violenza. Sono richieste che condividiamo pienamente, perché la tutela di chi cura deve diventare una priorità reale nelle scelte organizzative delle aziende sanitarie.
Garantire sicurezza significa predisporre procedure efficaci, assicurare supporto immediato ai lavoratori coinvolti, migliorare l’organizzazione dei servizi e riconoscere finalmente la specificità di chi opera nei Sert e nelle strutture collegate al circuito penitenziario. Non è più rinviabile nemmeno un confronto serio sulle dotazioni di personale, perché lavorare in sottorganico rende ancora più fragili i presidi e ancora più esposti i professionisti.
Riconoscere il rischio con tutele adeguate
Tra i punti sollevati c’è anche la necessità di prevedere per il personale dei Sert e delle case circondariali una indennità specifica, sul modello di quella già riconosciuta agli operatori del pronto soccorso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che esistono contesti lavorativi caratterizzati da criticità particolari, esposizione continua e livelli di rischio che meritano un riconoscimento concreto, non solo simbolico.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che questo passaggio sia necessario. Il riconoscimento economico, però, da solo non basta: deve accompagnarsi a investimenti, formazione, protocolli condivisi e a una presa in carico vera del benessere lavorativo di chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali alla collettività.
Solidarietà al lavoratore coinvolto
Esprimiamo piena vicinanza al lavoratore coinvolto nell’aggressione e a tutto il personale sanitario che ogni giorno affronta situazioni difficili nei servizi territoriali. La tutela del rientro in servizio, il supporto psicologico e organizzativo e la protezione delle condizioni di lavoro devono essere parte integrante della risposta delle aziende sanitarie. La solidarietà è doverosa, ma oggi non basta più: servono atti concreti.
Una risposta non più rinviabile
L’episodio di Riccione deve aprire una riflessione seria sullo stato dei servizi e sulle condizioni di chi vi lavora. Difendere il personale sanitario significa difendere anche la qualità dell’assistenza, la continuità della presa in carico e la funzione pubblica del sistema sanitario territoriale. Per questo chiediamo che su sicurezza, organici e riconoscimento professionale si apra subito un confronto vero, con misure operative e tempi certi.
Hellwatt Festival a Reggio Emilia, FP CGIL: “Servono risposte immediate per tutelare lavoratori e servizi pubblici”
La FP CGIL Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per l’organizzazione dell’Hellwatt Festival in programma il prossimo luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la scelta di ospitare un personaggio fortemente controverso come Ye, rispetto alla quale condividiamo quanto già espresso dall’ANPI provinciale, ma soprattutto l’impatto concreto che un evento di queste dimensioni rischia di scaricare su lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali.
Secondo le stime, l’arrivo di circa centomila persone da fuori città potrebbe mettere sotto pressione in modo straordinario la sanità pubblica e la polizia locale, proprio in un periodo particolarmente delicato come quello estivo, segnato da ferie, organici ridotti e temperature elevate.
Sanità pubblica sotto pressione
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è motivo di forte allarme la situazione del pronto soccorso, già oggi in sofferenza nelle condizioni ordinarie. L’eventuale gestione di un afflusso così imponente di persone, in un mese che si preannuncia molto caldo, rischia di aggravare una situazione già critica.
La tenuta del sistema sanitario territoriale non può essere affidata all’improvvisazione. Servono misure preventive, un’organizzazione chiara e risorse adeguate per evitare che l’evento produca ricadute pesanti sia sui professionisti della sanità sia sull’intera cittadinanza.
Polizia locale e viabilità, il rischio di un carico insostenibile
Le stesse preoccupazioni riguardano la polizia locale, che sarà chiamata a gestire un impegno eccezionale sul piano della sicurezza urbana, della viabilità e dell’assistenza alla mobilità. In una città inevitabilmente esposta a disagi, congestione e criticità organizzative, gli attuali organici non sembrano sufficienti ad assorbire un carico di lavoro di tale portata.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna si prospettano giornate e notti estremamente pesanti per il personale coinvolto, con il rischio che lo sforzo richiesto ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori già sottoposti a forti pressioni quotidiane.
Servono chiarezza, accordi trasparenti e risposte subito
Per questo chiediamo di conoscere in tempi rapidi quali accordi siano stati definiti tra Ausl, Comune e società che gestisce gli eventi della RCF Arena. È necessario fare piena chiarezza anche sugli aspetti economici e organizzativi: quali risorse saranno messe in campo, con quali strumenti e con quale rafforzamento del personale si intende affrontare questo vero e proprio stress test per la comunità reggiana.
Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è semplice: non si può arrivare a ridosso dell’evento rincorrendo l’emergenza. La discussione va aperta adesso, con trasparenza e responsabilità, per tutelare i lavoratori dei servizi pubblici e garantire sicurezza, assistenza e vivibilità alla città.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
Ribadiamo la necessità di risposte immediate. Quando eventi di questa portata insistono su un territorio, non possono essere i servizi pubblici e chi ci lavora a pagare il prezzo più alto. La prevenzione organizzativa, il potenziamento degli organici e la chiarezza sugli impegni assunti dagli enti coinvolti sono condizioni indispensabili.
Su questo continueremo a chiedere un confronto serio e tempestivo, perché la tutela del lavoro pubblico e della comunità viene prima di qualsiasi operazione di immagine.
Sanità pubblica, si apre il tavolo per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027
Il 22 aprile si apre ufficialmente il confronto per il rinnovo del CCNL del personale del comparto Sanità per il triennio 2025-2027. Per la FP CGIL Emilia-Romagna si tratta di un passaggio importante, atteso dalle lavoratrici e dai lavoratori della sanità pubblica. L’apertura del tavolo segna infatti l’inizio di una fase che dovrà affrontare in modo concreto salari, condizioni di lavoro, valorizzazione professionale e qualità dei servizi, dentro un settore che continua a reggere una pressione altissima.
L’apertura del tavolo del 22 aprile sul comparto e il successivo appuntamento indicato per il 29 aprile sull’area dirigenza sanità rappresentano due passaggi politici e contrattuali da seguire con grande attenzione. Il rinnovo nazionale non può essere una formalità: servono risposte vere sul potere d’acquisto eroso dall’inflazione, sul riconoscimento delle professionalità, sull’organizzazione del lavoro e sulla tenuta complessiva del servizio sanitario pubblico.
Dal punto di vista della FP CGIL Emilia-Romagna, la trattativa dovrà misurarsi con bisogni reali e non più rinviabili. Dopo anni segnati da carichi crescenti, carenze di organico e difficoltà diffuse nei servizi, il contratto nazionale deve tornare a essere uno strumento capace di dare tutele, dignità e prospettive a chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute.
L’apertura del tavolo è dunque una notizia rilevante, ma sarà il merito del confronto a fare la differenza. Ora si apre una fase in cui sarà fondamentale tenere al centro il lavoro pubblico in sanità, la qualità dell’assistenza e il valore delle persone che lo rendono possibile.
Sanità privata, bilanci in crescita ma contratti fermi: il 17 aprile sciopero nazionale
Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA. Di fronte a bilanci che continuano a crescere e a un sistema che ha consolidato margini e patrimonio, non è più accettabile che i contratti restino bloccati e che i salari rimangano indietro rispetto a quelli della sanità pubblica. Per questo il 17 aprile è stato proclamato uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle 9 alle 13.
Una sanità privata che cresce, mentre il lavoro resta fermo
Il punto politico e sindacale è chiaro: mentre alcune associazioni datoriali descrivono il comparto come in sofferenza, i numeri raccontano un’altra storia. Nel 2023 il fatturato netto complessivo dei principali gruppi della sanità privata ha raggiunto 12,02 miliardi di euro, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019. Nello stesso quadro, i margini operativi lordi hanno superato 1,1 miliardi di euro, crescendo del 28,7% in un solo anno, mentre il patrimonio netto è arrivato a 5,5 miliardi.
Di fronte a questi risultati, lasciare senza rinnovo contrattuale chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e continuità dei servizi è una scelta ingiusta e miope. Non si può continuare a scaricare il peso dell’equilibrio del sistema sulle professioniste e sui professionisti del settore, soprattutto quando le risorse pubbliche continuano a sostenere un mercato sostanzialmente protetto.
Il divario con il pubblico pesa su salari e servizi
Il blocco contrattuale non è una questione solo economica, ma di qualità del lavoro e della tenuta stessa dei servizi. Secondo quanto denunciato da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, il limbo dura da 8 anni nella sanità privata e addirittura da 14 anni nelle RSA. In questo contesto, il differenziale salariale mensile tra un infermiere del privato e un collega del Servizio sanitario nazionale si aggira intorno ai 500 euro.
Questo squilibrio produce effetti concreti: impoverisce il lavoro, rende meno attrattivo il settore e alimenta la fuga di personale verso il pubblico. Il risultato è un progressivo svuotamento delle strutture private e sociosanitarie, con ricadute dirette anche sulla qualità dell’assistenza rivolta alle persone più fragili.
Servono contratti rinnovati e regole nuove sugli accreditamenti
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo indispensabile un cambio di passo immediato. Il rinnovo dei contratti deve diventare una priorità, così come l’allineamento di diritti, tutele e retribuzioni rispetto al settore pubblico. Ma non basta: è necessario intervenire anche sul sistema di accreditamento, vincolando le risorse pubbliche al rispetto dei contratti sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Il principio è semplice: non può esserci continuità nell’accesso ai fondi pubblici per chi continua a comprimere il costo del lavoro e a rinviare il riconoscimento economico e professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Il lavoro di cura non può essere trattato come una variabile da sacrificare per difendere margini e profitti.
Il 17 aprile una giornata di verità
La mobilitazione del 17 aprile rappresenta quindi una giornata di verità. Sarà il momento per riportare al centro il valore del lavoro nella sanità privata e nelle RSA, contro ogni narrazione vittimistica delle controparti datoriali. A Roma, in Piazza Santi Apostoli, si farà sentire la voce di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale e chiede solo dignità, giusto salario e rispetto.
Come FP CGIL Emilia-Romagna saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in questa battaglia, perché non c’è qualità dell’assistenza senza qualità del lavoro, e non c’è futuro per il sistema sociosanitario se i diritti di chi lo tiene in piedi continuano a restare al palo.










