Dal 18 maggio molte operatrici e molti operatori dipendenti delle cooperative impegnate in appalti e accreditamenti per la gestione dei servizi sociosanitari, assistenziali e socioeducativi nel territorio modenese hanno comunicato il ritiro della disponibilità all’utilizzo dell’autovettura personale per fini lavorativi.

Si tratta di una scelta maturata dopo assemblee sindacali molto partecipate, con circa 300 presenze ciascuna, nelle quali è emersa con forza una difficoltà ormai non più sostenibile: continuare a garantire servizi pubblici fondamentali utilizzando prevalentemente il proprio mezzo privato, in una fase segnata dall’aumento dei costi del carburante e da rimborsi chilometrici giudicati insufficienti.

Rimborsi chilometrici insufficienti e mezzi aziendali inadeguati

Già dalla fine di marzo le organizzazioni sindacali avevano segnalato alle rappresentanze cooperative la necessità di un adeguamento temporaneo e tempestivo del rimborso chilometrico per l’utilizzo del mezzo personale a fini aziendali.

La richiesta riguardava lavoratrici e lavoratori impegnati in servizi pubblici fondamentali: assistenza domiciliare, servizi educativi a domicilio, servizi del sistema di accoglienza e integrazione e altri interventi territoriali rivolti a persone fragili, anziani, famiglie e utenti in condizione di bisogno.

La risposta delle controparti datoriali è arrivata tardi ed è stata ritenuta insufficiente dalle assemblee. Per FP CGIL Emilia-Romagna siamo di fronte a una grave sottovalutazione del disagio economico vissuto da chi, ogni giorno, garantisce servizi essenziali alla cittadinanza.

Servizi pubblici garantiti grazie al sacrificio del personale

Il punto centrale è politico e contrattuale: non è accettabile che il funzionamento dei servizi sociosanitari ed educativi venga scaricato sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per mesi molte operatrici e molti operatori hanno continuato a utilizzare i propri mezzi con senso di responsabilità, sostenendo direttamente costi crescenti per carburante, usura dell’auto, manutenzione e assicurazione. Lo hanno fatto per garantire continuità ai servizi e non lasciare senza assistenza le persone più fragili.

Ma la responsabilità individuale non può sostituire l’organizzazione aziendale. Le cooperative che gestiscono servizi pubblici devono mettere a disposizione mezzi aziendali adeguati oppure riconoscere rimborsi coerenti con i costi reali sostenuti dal personale.

Operatrici mandate a piedi o in bicicletta: una scelta inaccettabile

Dal 18 maggio è emerso con chiarezza che il parco mezzi aziendale di diverse cooperative del territorio non è sufficiente a garantire l’ordinario funzionamento dei servizi.

In alcuni casi la reazione delle cooperative è stata particolarmente grave. Nel servizio di assistenza domiciliare di Fiorano, gestito dalla cooperativa Domus Assistenza, alcune operatrici sociosanitarie sono state mandate presso l’utenza a piedi, costrette a percorrere più di sette chilometri con uno zaino monospalla di quasi quattro chili contenente il materiale necessario per l’assistenza.

Sono state inoltre fornite biciclette, ma senza adeguati dispositivi di protezione. Una scelta che pone interrogativi seri sulla tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici, sulla valutazione del rischio infortunistico e sull’organizzazione complessiva del servizio.

Nel SAD Polo 3 di Modena, gestito dalla cooperativa Gulliver, alcune operatrici sono state mandate a piedi ad assistere anziani non autosufficienti a domicilio, mentre tre auto aziendali sarebbero rimaste ferme nel parcheggio del servizio. Una situazione che richiede risposte chiare e immediate.

La tutela del lavoro è tutela della qualità dei servizi

Per FP CGIL Emilia-Romagna questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia urgente intervenire sul sistema degli appalti e degli accreditamenti nei servizi alla persona.

Quando si comprimono i costi, quando non si investe in mezzi, personale, organizzazione e sicurezza, le conseguenze ricadono prima sulle lavoratrici e sui lavoratori e poi inevitabilmente anche sulla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza.

I servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi non possono reggersi sulla disponibilità personale di chi lavora. Non possono funzionare grazie al sacrificio economico di operatrici e operatori già sottoposti a carichi pesanti, responsabilità elevate e retribuzioni spesso non adeguate al valore sociale del lavoro svolto.

Appello ai committenti pubblici: vigilare sui contratti

FP CGIL Emilia-Romagna chiede ai committenti pubblici, a partire da Comuni e Unioni comunali, di vigilare con attenzione sul rispetto dei contratti in essere e sulle condizioni concrete in cui vengono erogati i servizi.

La fornitura di auto aziendali, l’adeguatezza dei mezzi, la sicurezza negli spostamenti e il corretto riconoscimento dei costi sostenuti non sono aspetti secondari: sono condizioni necessarie per garantire servizi pubblici dignitosi, sicuri e continuativi.

Alle cooperative chiediamo di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità: se non intendono procedere a un adeguamento temporaneo del rimborso chilometrico, devono mettere a disposizione auto aziendali sufficienti e idonee. Non è più accettabile chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori di supplire alle carenze organizzative aziendali.

FP CGIL Emilia-Romagna al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori

FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi di Modena e provincia.

La vertenza aperta non riguarda solo il rimborso chilometrico. Riguarda il rispetto del lavoro, la sicurezza, la dignità professionale e la qualità dei servizi pubblici affidati alla cooperazione sociale.

Nei prossimi giorni saranno convocate nuove assemblee per decidere insieme quali ulteriori iniziative mettere in campo. La nostra posizione è chiara: chi garantisce servizi essenziali alla comunità non può essere lasciato solo a pagarne i costi.

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