La FP CGIL è da anni impegnata sul fronte del mercato del lavoro nei servizi educativi e di cura, cercando di sensibilizzare committenti e gestori dei servizi sulle criticità presenti da tempo in questi ambiti. Lo strumento degli appalti è stato storicamente utilizzato per comprimere il costo del lavoro, sottovalutando la relazione strettissima tra la qualità dei servizi erogati e la qualità del lavoro.
Una sottovalutazione che porta oggi alla messa in discussione dell’esistenza stessa dei servizi alla persona per la carenza delle figure professionali.
È già in atto da anni la penuria di figure socio-sanitarie e sanitarie. A queste si aggiunge anche la crisi del reperimento delle figure educative. Lo si evince anche dal dato del numero delle iscrizioni ai corsi universitari a fronte del fabbisogno dei prossimi anni nei servizi educativi 0-3, nelle scuole dell’infanzia e nei servizi di integrazione scolastica.
A marzo del 2025 la FP CGIL Emilia Romagna organizzò un convegno pubblico, esponendo i dati di una ricerca condotta insieme all’IRES nel 2024, sulla condizione del personale nei servizi 0-6. Il risultato fu evidente. Eccessivo ricorso al tempo parziale involontario, carichi di lavoro, mancanza di stabilità lavorativa, basse retribuzioni, carichi di lavoro, sono tutti aspetti di quanto sia stato sottostimato il riconoscimento professionale di chi si occupa di compiti educativi, didattici e di cura.
Non va meglio, infatti, nei servizi socio-sanitari, con retribuzioni non all’altezza del lavoro che viene svolto, oltre a uno scarso riconoscimento sociale delle professioni inserite in questi ambiti.
Il riconoscimento sociale passa da come vengono considerati e trattati i lavoratori, sia dal punto di vista delle condizioni contrattuali (retribuzione, orario di lavoro, etc.), sia dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro.
Per anni la Pubblica Amministrazione e i gestori dei servizi (cooperative sociali, enti no profit e del privato sociale) hanno dato per scontato l’esistenza di un interminabile esercito di riserva di oss, di infermieri, di educatori di nido, di insegnanti, di educatori di integrazione scolastica, ma oramai la sproporzione esistente tra le professionalità da mettere in campo e il riconoscimento ricevuto da parte dei gestori dei servizi sta mettendo in discussione sia la tenuta dei servizi, sia la loro qualità.
Infatti una risposta a questa crisi non potrà avvenire mediante una ridefinizione al ribasso delle professionalità che svolgono servizi alle persone, bambini, anziani, disabili.
Dovrà avvenire mediante l’applicazione di buoni Contratti Nazionali. Mediante una contrattazione integrativa di 2° livello, cosa che in questa regione stenta a decollare da anni per l’indisponibilità delle imprese a negoziare. Mediante un cambio di cultura da parte degli enti pubblici committenti.
Tutto il sistema deve farsi carico dell’emergenza a cui siamo esposti. Per farlo, bisogna decidere di investire risorse economiche e buone pratiche, lasciando fuori dall’accreditamento e dagli appalti le aziende che si muovono solo allo scopo di comprimere il costo del lavoro.
La strada esiste e bisogna decidersi a percorrerla insieme.
