La progressiva riduzione delle risorse destinate alla sanità pubblica mette a rischio il diritto alla salute, la tenuta degli ospedali e le condizioni di lavoro del personale sanitario. 

Sanità pubblica, meno risorse e servizi sempre più a rischio

Il definanziamento del Servizio sanitario nazionale rappresenta una minaccia concreta per il futuro della sanità pubblica italiana. Le scelte contenute nella manovra 2027 rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già segnata dalla carenza di personale, dalle difficoltà organizzative e dall’aumento della pressione su lavoratrici e lavoratori.

«Con questa progressiva e inesorabile riduzione delle risorse al Servizio sanitario nazionale c’è il fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori sempre più sotto stress», denuncia Federico Bozzanca, segretario generale della FP CGIL.

Una prospettiva che mette in discussione il diritto alla salute garantito dalla Costituzione e rischia di compromettere l’accesso universale alle cure.

Finanziamento della sanità: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

Secondo i dati richiamati dalla FP CGIL, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana ha rappresentato appena il 6,2% del PIL, una percentuale destinata a diminuire ulteriormente nei prossimi anni.

Il confronto con altri Paesi europei evidenzia una distanza significativa: la Germania destina alla sanità pubblica l’11% del PIL, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3% e il Regno Unito il 9,2%, secondo i dati citati dal sindacato.

Per la FP CGIL, questa tendenza rischia di produrre un progressivo impoverimento del sistema sanitario, con conseguenze dirette sulla qualità dei servizi e sulla capacità delle strutture pubbliche di rispondere ai bisogni della popolazione.

Personale sanitario sotto pressione e rischio di nuove disuguaglianze

La riduzione delle risorse non riguarda soltanto ospedali e strutture sanitarie, ma colpisce direttamente anche le condizioni di lavoro di chi garantisce quotidianamente l’assistenza.

Investimenti insufficienti, carichi di lavoro crescenti e difficoltà nel valorizzare le professionalità rischiano di spingere sempre più operatori e operatrici ad abbandonare il servizio pubblico.

La FP CGIL critica inoltre la scelta di concentrare risorse limitate sul personale dei pronto soccorso, senza prevedere interventi adeguati per tutti gli altri servizi sanitari.

Difendere la sanità pubblica significa investire sull’intero sistema, riconoscendo il valore di tutte le professionalità e garantendo organici adeguati, salari dignitosi e condizioni di lavoro sostenibili.

Sempre più persone rinunciano alle cure

Un’altra conseguenza del progressivo definanziamento riguarda l’accessibilità delle prestazioni sanitarie.

Secondo i dati riportati dalla FP CGIL, nel 2025 il 9,6% della popolazione italiana, oltre 5,6 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico, pur avendone bisogno.

Mentre diminuisce l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul PIL, aumenta il peso dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie. Una situazione che rischia di ampliare le disuguaglianze, rendendo sempre più difficile curarsi per chi dispone di redditi bassi.

Il progressivo spostamento verso la sanità privata, inoltre, si accompagna alla mancata valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori di un settore nel quale continuano a pesare i ritardi nei rinnovi contrattuali.

FP CGIL Emilia-Romagna: difendere la sanità pubblica e il diritto alla salute

Come FP CGIL Emilia-Romagna, ribadiamo la necessità di investimenti strutturali nel Servizio sanitario nazionale, capaci di sostenere gli organici, migliorare le condizioni di lavoro e assicurare a tutte le persone il diritto a cure accessibili e di qualità.

La difesa della sanità pubblica passa necessariamente dalla valorizzazione di chi ci lavora ogni giorno e dal rafforzamento di una rete di servizi territoriali e ospedalieri in grado di rispondere ai bisogni della cittadinanza.

Sciopero generale del 20 novembre: in mobilitazione per la sanità pubblica

Per queste ragioni è stato indetto sciopero generale il 20 novembre 2026, per rivendicare maggiori investimenti nella sanità, nel lavoro pubblico e nei servizi essenziali.

Al centro della mobilitazione ci sono la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la tutela del Servizio sanitario nazionale e la salvaguardia dei principi di universalità, uguaglianza ed equità.

La sanità pubblica è un diritto, non un privilegio. Difenderla significa difendere la salute e il futuro di tutte e tutti.

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