La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ravenna che chiedono un’estensione reale del lavoro agile e una revisione dell’attuale organizzazione del lavoro.
La richiesta, portata avanti dalla RSU insieme a FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, è chiara: lo smart working deve essere riconosciuto come una modalità ordinaria e moderna di svolgimento della prestazione lavorativa, non come una concessione straordinaria né, tantomeno, come una forma di assenza.
Per questo, il 28 aprile, le lavoratrici e i lavoratori hanno dato vita a una protesta composta ma determinata, con un presidio silenzioso durante il Consiglio comunale e un’azione di mail bombing indirizzata alla Giunta e al direttore generale.
Al centro della mobilitazione c’è una proposta concreta: passare da 4 a 8 giornate mensili di lavoro agile, pari a due giornate a settimana, ampliando la platea del personale coinvolto e rivedendo le mansioni considerate compatibili con il lavoro da remoto.
In una fase segnata dall’aumento del costo della vita, dei carburanti e dalle difficoltà quotidiane negli spostamenti, il lavoro agile rappresenta anche uno strumento utile per migliorare la qualità della vita, ridurre il traffico urbano e diminuire l’impatto ambientale.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che le amministrazioni pubbliche debbano investire su modelli organizzativi più avanzati, capaci di coniugare diritti, efficienza dei servizi e benessere lavorativo. Lo smart working non indebolisce il lavoro pubblico: se regolato, contrattato e organizzato correttamente, lo rende più sostenibile e più vicino ai bisogni delle persone.
Serve quindi un cambio di passo. Il Comune di Ravenna apra un confronto vero con le rappresentanze sindacali e dia risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori.
