Gravissimo atto vandalico alla sede del Polo Sociale Montanara Vigatto Molinetto
FP e CGIL Parma denunciano le violente scritte comparse stamattina sui muri della struttura di via Carmignani
Scritte ingiuriose e deliranti sono comparse stamattina sui muri esterni della sede del polo sociale Montanara Vigatto Molinetto di via Carmignani, deturpandoli. Un gravissimo atto vandalico che FP e CGIL Parma denunciano, evidenziando come le frasi, violente e diffamatorie, chiamino in causa in modo preoccupante il lavoro quotidiano di operatrici e operatori del sociale, che si occupano delle tutela di tutte le fragilità (minori, anziani, disabili).
Questo genere di frasi si colloca all’interno di un attacco generalizzato ai sistemi di protezione e di cura alle persone, che comprende la retorica no-vax già vista in altre occasioni ed un attacco diretto e offensivo nei confronti dei servizi sociali, utilizzando strumentalmente la vicenda della famiglia nel bosco, delle cui operatrici sociali sono richiamati i cognomi.
Ancora una volta siamo di fronte alla denigrazione di un lavoro fondamentale per la comunità e di un servizio pubblico pagato con le tasse dei cittadini, un grave gesto che richiede una forte risposta delle istituzioni e della società civile.
È online il nuovo sito di FP Formazione: crescere, studiare, lavorare meglio
È online il nuovo sito di FP Formazione, l’associazione nata nell’ambito della Funzione Pubblica CGIL per rendere la formazione di qualità più accessibile, vicina e utile nella vita professionale di ogni giorno.
Da anni FP Formazione rappresenta un punto di riferimento per chi vuole prepararsi ai concorsi pubblici, entrare nella Pubblica Amministrazione, migliorare le proprie competenze o affrontare con maggiore consapevolezza le trasformazioni del lavoro.
Il nuovo sito è uno spazio pensato per accompagnare lavoratrici, lavoratori, giovani, disoccupate e disoccupati in un percorso di crescita professionale e personale. Nuovi contenuti, nuovi strumenti e un modo più semplice di accedere ai percorsi formativi renderanno ancora più forte una comunità che, in pochi anni, ha già superato le 100.000 persone.
Una formazione accessibile a tutte e tutti
FP Formazione nasce da un’idea chiara: la formazione non deve essere un privilegio per pochi, ma un’opportunità concreta per chiunque voglia costruire il proprio futuro.
L’obiettivo è rendere la conoscenza accessibile indipendentemente dal luogo di origine, dal titolo di studio o dalle risorse economiche disponibili. Per questo FP Formazione propone percorsi rivolti a chi cerca lavoro e vuole prepararsi ai concorsi pubblici, ma anche a chi già lavora e desidera aggiornare, rafforzare o ampliare le proprie competenze.
In un mondo del lavoro sempre più complesso, la formazione è uno strumento fondamentale di emancipazione, tutela e partecipazione. Per noi, come FP CGIL Emilia-Romagna, investire nella conoscenza significa dare più forza alle persone e migliorare la qualità dei servizi pubblici.
Il sindacato è anche crescita
La storia di FP Formazione si inserisce dentro una lunga tradizione della CGIL: promuovere la formazione come diritto, come leva di uguaglianza e come strumento per affrontare le sfide sociali e professionali del presente.
La Funzione Pubblica CGIL ha dato vita a FP Formazione partendo da una convinzione semplice e potente: il sindacato non è soltanto tutela collettiva, contrattazione e difesa dei diritti. Il sindacato è anche crescita, accompagnamento, costruzione di competenze e possibilità.
La formazione nel lavoro è una conquista che va difesa e rilanciata. Perché sapere, comprendere e aggiornarsi significa avere più strumenti per leggere la realtà, migliorare il proprio ambiente di lavoro e contribuire alla trasformazione della società.
Prepararsi ai concorsi pubblici e valorizzare le competenze
Uno degli ambiti più importanti dell’attività di FP Formazione è la preparazione ai concorsi pubblici. Migliaia di persone hanno già raggiunto il proprio obiettivo ed sono entrate nella Pubblica Amministrazione grazie ai percorsi formativi proposti.
Ma FP Formazione non si rivolge soltanto a chi vuole vincere un concorso. È anche un punto di riferimento per chi già lavora nei servizi pubblici e vuole valorizzare le proprie competenze professionali.
La qualità dei servizi pubblici passa anche dalla possibilità, per lavoratrici e lavoratori, di essere messi nelle condizioni di crescere, aggiornarsi e affrontare con strumenti adeguati i cambiamenti organizzativi, normativi e sociali. Formare chi lavora significa rafforzare i servizi, tutelare i diritti e migliorare le risposte ai bisogni delle cittadine e dei cittadini.
Una comunità che cresce insieme
Il nuovo sito di FP Formazione racconta anche una comunità ampia, viva e in continua crescita. Oltre 100.000 persone hanno scelto di investire nella propria formazione attraverso una piattaforma accessibile, contenuti di qualità e il contributo di esperte ed esperti qualificati.
FP Formazione collabora con realtà autorevoli come Forum PA, dirigenti pubblici, docenti universitari e professionisti del settore. I contenuti della formazione obbligatoria sono approvati dal Comitato Scientifico, a garanzia della qualità e dell’affidabilità dei percorsi proposti.
Accessibilità, qualità, prossimità e comunità sono i valori che guidano questo progetto. Valori che condividiamo pienamente e che riteniamo fondamentali per costruire un modello di formazione capace di arrivare davvero alle persone.
Il nuovo sito FP Formazione è online
Con il nuovo sito, FP Formazione mette a disposizione strumenti più semplici, contenuti aggiornati e un’esperienza più immediata per orientarsi tra corsi, percorsi e opportunità.
Nei prossimi giorni saranno presentate tutte le novità. Intanto, l’invito è a visitare il nuovo sito, esplorare i contenuti disponibili e scoprire le possibilità offerte da una formazione pensata per fare la differenza nella vita quotidiana e nel lavoro.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere e promuovere percorsi che mettano al centro le persone, i diritti, le competenze e la qualità del lavoro. Perché la formazione è crescita, ma è anche partecipazione, consapevolezza e futuro.
Comune di Modena: servono assunzioni per rafforzare i servizi pubblici, a partire dalle biblioteche
La vicenda della stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle biblioteche comunali modenesi non può essere letta come un caso isolato. Per la FP CGIL Emilia-Romagna rappresenta invece il segnale evidente di un problema più ampio: la forte carenza di personale che riguarda molti settori del Comune di Modena e che rischia di indebolire la qualità dei servizi pubblici offerti alla cittadinanza.
A partire dal servizio biblioteche, e in particolare dalla biblioteca comunale Delfini, negli ultimi anni si è registrata una situazione di crescente sofferenza organizzativa. La mancata copertura dei posti vacanti ha prodotto un alto turn over del personale, difficoltà nella gestione quotidiana del servizio e il ricorso a forme di lavoro precario. Una condizione che pesa sulle lavoratrici e sui lavoratori e, allo stesso tempo, sulla continuità e sulla qualità dei servizi culturali rivolti alla città.
Biblioteche comunali: la FP CGIL chiede concorsi pubblici e copertura dei posti vacanti
Da almeno il 2024 la FP CGIL sollecita l’Amministrazione comunale a investire seriamente sul servizio biblioteche, coprendo i posti vacanti da istruttori culturali presso la biblioteca Delfini attraverso concorsi pubblici.
Per questo la scelta del Comune di Modena di cancellare la previsione di copertura tramite concorso dei quattro posti inizialmente inseriti nel PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione, è stata fortemente contestata al tavolo sindacale. La FP CGIL ha chiesto all’Amministrazione di fare marcia indietro e continua a esercitare pressione affinché vengano ripristinate le condizioni per rafforzare il servizio pubblico.
Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è chiaro: occorre incrementare le risorse destinate alle assunzioni di personale, mantenendo i servizi all’interno del perimetro pubblico e dando risposte concrete alle carenze presenti non solo nelle biblioteche, ma in tutti i settori comunali.
Comune di Modena: organici in calo e 155 posti vacanti
La FP CGIL sta conducendo una campagna di assemblee tra le lavoratrici e i lavoratori dei diversi servizi comunali della città di Modena. Da questi momenti di confronto emergono segnali diffusi di sofferenza, spesso legati proprio alla carenza di organico e all’alto turn over.
I numeri confermano la gravità della situazione. Nel 2025 i dipendenti comunali in ruolo, al netto dei dirigenti, erano 1.244, in calo rispetto ai 1.324 del 2024. La dotazione organica prevista è invece pari a 1.399 unità. Questo significa che mancano 155 lavoratrici e lavoratori, distribuiti trasversalmente in diversi settori dell’Ente.
Il piano assunzionale attualmente previsto dal Comune copre circa la metà dei posti vacanti. Una risposta insufficiente, che non permette di affrontare in modo strutturale le difficoltà dei servizi pubblici comunali.
Servizi pubblici e benessere organizzativo vanno rafforzati insieme
Per la FP CGIL Emilia-Romagna non è più rinviabile un piano straordinario di assunzioni. Rafforzare gli organici significa garantire servizi pubblici più solidi, tutelare chi lavora e rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel Comune di Modena.
Qualità dei servizi e benessere organizzativo vanno di pari passo. Non si può pensare di assicurare risposte adeguate alla cittadinanza senza politiche del personale all’altezza dei bisogni reali. Il trend di riduzione degli organici, che nell’arco di un decennio ha comportato la perdita di oltre 500 posti, deve essere invertito.
I servizi comunali sono fondamentali per la vita quotidiana delle persone: anagrafe, servizi sociali, servizi educativi, cultura e biblioteche, uffici tecnici, lavori pubblici, pianificazione e gestione del territorio. In tutti questi ambiti servono personale stabile, competenze, continuità e condizioni di lavoro adeguate.
La richiesta della FP CGIL: aprire un confronto serio sulle assunzioni
La FP CGIL chiede al Comune di Modena un cambio di passo, a partire dall’apertura di un confronto serio e costruttivo sulle politiche assunzionali e sugli spazi di spesa disponibili per il personale.
È necessario dare risposte anche alle lavoratrici e ai lavoratori a tempo determinato che, insieme al personale di ruolo, garantiscono ogni giorno servizi pubblici essenziali alla cittadinanza. Per chi possiede i requisiti, devono essere messe in campo le procedure di stabilizzazione previste dalle normative vigenti, a partire dalla Legge Madia.
Accanto al confronto con l’Amministrazione locale, la FP CGIL continuerà la vertenza nazionale per modificare le norme che vincolano la spesa del personale e per superare i tetti di spesa sulle assunzioni nel pubblico. Solo rimuovendo questi limiti sarà possibile garantire davvero servizi pubblici di qualità, stabili e accessibili.
La FP CGIL Emilia-Romagna continuerà a sostenere le lavoratrici e i lavoratori del Comune di Modena e a rivendicare investimenti concreti sul personale, perché rafforzare il lavoro pubblico significa rafforzare i diritti delle persone e la qualità della vita nelle comunità.
Smart working al Comune di Ravenna: il lavoro agile è organizzazione, non concessione
La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ravenna che chiedono un’estensione reale del lavoro agile e una revisione dell’attuale organizzazione del lavoro.
La richiesta, portata avanti dalla RSU insieme a FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, è chiara: lo smart working deve essere riconosciuto come una modalità ordinaria e moderna di svolgimento della prestazione lavorativa, non come una concessione straordinaria né, tantomeno, come una forma di assenza.
Per questo, il 28 aprile, le lavoratrici e i lavoratori hanno dato vita a una protesta composta ma determinata, con un presidio silenzioso durante il Consiglio comunale e un’azione di mail bombing indirizzata alla Giunta e al direttore generale.
Al centro della mobilitazione c’è una proposta concreta: passare da 4 a 8 giornate mensili di lavoro agile, pari a due giornate a settimana, ampliando la platea del personale coinvolto e rivedendo le mansioni considerate compatibili con il lavoro da remoto.
In una fase segnata dall’aumento del costo della vita, dei carburanti e dalle difficoltà quotidiane negli spostamenti, il lavoro agile rappresenta anche uno strumento utile per migliorare la qualità della vita, ridurre il traffico urbano e diminuire l’impatto ambientale.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che le amministrazioni pubbliche debbano investire su modelli organizzativi più avanzati, capaci di coniugare diritti, efficienza dei servizi e benessere lavorativo. Lo smart working non indebolisce il lavoro pubblico: se regolato, contrattato e organizzato correttamente, lo rende più sostenibile e più vicino ai bisogni delle persone.
Serve quindi un cambio di passo. Il Comune di Ravenna apra un confronto vero con le rappresentanze sindacali e dia risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori.
Piano triennale del personale AUSL Romagna, FP CGIL: numeri insufficienti e servizi a rischio
Il Piano triennale del fabbisogno di personale presentato dall’AUSL Romagna alle organizzazioni sindacali e alle RSU non risponde alle reali necessità dei servizi sanitari e amministrativi. Per la FP CGIL Emilia-Romagna i numeri illustrati sono insufficienti e rischiano di aggravare una situazione già critica nei reparti, nei presidi ospedalieri e negli uffici dell’Azienda sanitaria.
Il tema non è soltanto quantitativo. Dietro ogni mancata assunzione ci sono turni più pesanti, riposi saltati, richieste di doppi turni, maggiore stress per lavoratrici e lavoratori e una qualità dell’assistenza che rischia di essere compromessa. La carenza di personale, infatti, non riguarda solo le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute, ma incide direttamente sulla tenuta dei servizi rivolti a cittadine e cittadini.
Secondo quanto emerso durante l’incontro del 22 aprile, la copertura del turnover prevista sarebbe pari al 75% per il personale sanitario, sociosanitario e tecnico, mentre per il personale amministrativo si fermerebbe al 50%. Tradotto in termini concreti, significa che ogni dieci operatori sanitari o sociosanitari che lasciano l’azienda ne verrebbero sostituiti soltanto sette; per il personale amministrativo, invece, appena uno su due.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna questo non può essere considerato un piano di rafforzamento, ma una riduzione del personale dentro un sistema già sottoposto a forti pressioni. In molti reparti di degenza la carenza di organico è strutturale e rende sempre più difficile garantire continuità assistenziale, sicurezza delle cure e sostenibilità dei carichi di lavoro.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’avvicinarsi del periodo estivo. Anche quest’anno, il reclutamento necessario a garantire ferie, sostituzioni e continuità dei servizi appare largamente insufficiente e avviato in ritardo. Considerando i tempi necessari per selezionare, inserire e affiancare il personale neoassunto, il rischio è che l’impatto si scarichi ancora una volta sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dei servizi.
Serve quindi un cambio di rotta immediato. La sanità pubblica non può reggersi sulla disponibilità continua del personale, sui doppi turni, sulla rinuncia ai riposi e sull’emergenza permanente. Occorrono investimenti strutturali, un piano assunzionale realmente adeguato ai bisogni dei servizi e il pieno rispetto delle condizioni di lavoro.
Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo che difendere il personale significa difendere il diritto alla salute. Senza organici adeguati, la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e la tenuta del sistema sanitario pubblico rischiano di essere messe seriamente in discussione.
Giustizia al collasso a Ravenna: presidio FP CGIL il 23 aprile al Tribunale
La giustizia non può reggere su organici svuotati, precarietà e carichi di lavoro sempre più pesanti. Per questo la FP CGIL Emilia-Romagna rilancia la mobilitazione promossa a Ravenna e chiama lavoratrici, lavoratori e cittadinanza al presidio di giovedì 23 aprile 2026, dalle 11.30 alle 13.00, nel parcheggio del Tribunale di Ravenna.
Al centro della protesta c’è una situazione che viene denunciata come non più sostenibile. Il sistema giustizia sta pagando il prezzo di una crisi strutturale che ricade sia su chi lavora negli uffici giudiziari sia su chi ogni giorno ha bisogno di un servizio efficiente, accessibile e giusto.
Le ragioni della mobilitazione
La parola d’ordine scelta per il presidio è netta: “Giustizia al collasso”. Una formula che sintetizza una condizione fatta di criticità ormai evidenti. Tra i punti principali denunciati ci sono la carenza di organico oltre il 50%, la mancata stabilizzazione del personale precario legato al PNRR, il rischio di chiusura di uffici e aule e il conseguente allungamento dei tempi dei procedimenti.
Si tratta di problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione interna del lavoro, ma che hanno effetti diretti sulla qualità del servizio pubblico. Quando mancano addetti e addette, quando il precariato non viene superato e quando gli uffici non hanno risorse adeguate, a rallentare è l’intera macchina della giustizia. A farne le spese sono dunque le lavoratrici, i lavoratori e l’insieme delle cittadine e dei cittadini.
Una vertenza che riguarda tutto il territorio
La mobilitazione di Ravenna richiama una questione più ampia, che riguarda la tenuta del sistema giudiziario e il diritto delle persone ad avere risposte in tempi certi. Difendere il lavoro negli uffici della giustizia significa infatti difendere anche un presidio democratico fondamentale, che deve restare realmente fruibile e funzionante.
La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea che non è più rinviabile un intervento concreto capace di rafforzare gli organici, valorizzare il personale e dare continuità occupazionale a chi in questi anni ha contribuito al funzionamento degli uffici. Senza scelte chiare, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa.
L’appuntamento del 23 aprile
Il presidio in programma giovedì 23 aprile 2026 vuole quindi portare al centro dell’attenzione pubblica la condizione del Tribunale di Ravenna e, più in generale, la necessità di investire davvero nella giustizia pubblica. L’obiettivo dichiarato è difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e chiedere una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti.
L’appuntamento è nel parcheggio del Tribunale, dalle 11.30 alle 13.00. Un momento di mobilitazione e visibilità per ribadire che senza personale, senza stabilità e senza investimenti non può esserci un servizio all’altezza dei bisogni del territorio.
Escluse dal concorso, il Tar dà ragione alle maestre senza laurea: va rifatta la selezione
La vicenda delle undici insegnanti della provincia di Ravenna escluse dal concorso bandito dal Comune di Russi per posti nei nidi d’infanzia riporta al centro un tema che per noi è decisivo: il riconoscimento corretto dei titoli, la tutela delle professionalità educative e il rispetto dei diritti delle lavoratrici. Le candidate erano state escluse perché non in possesso della laurea, ma il Tar ha accolto il ricorso e ora la procedura dovrà essere ripetuta.
Il bando riguardava posti a tempo pieno e indeterminato nell’area dei servizi alla cittadinanza del Comune di Russi, nell’ambito educativo 0-3 anni. La selezione prevedeva, oltre alla laurea, anche la possibilità di accesso con titoli equipollenti, equiparati o comunque riconosciuti dalle norme vigenti e dalle disposizioni regionali dell’Emilia-Romagna. Proprio su questo punto si è aperto il contenzioso: le candidate escluse erano in possesso di diploma conseguito entro i termini temporali che, secondo la normativa regionale richiamata nell’articolo, ne salvaguardano la validità per l’accesso al settore educativo.
La decisione del Tar chiarisce un principio importante: non si possono ignorare titoli che l’ordinamento considera ancora validi. È un passaggio che parla non solo del caso specifico di Russi, ma di una questione più ampia che riguarda l’organizzazione dei servizi educativi pubblici, la certezza delle regole e la necessità di evitare interpretazioni restrittive che finiscono per penalizzare lavoratrici con esperienza, competenze e percorsi formativi riconosciuti.
Centrale il ruolo della Fp Cgil di Ravenna, che ha affiancato le lavoratrici nel ricorso. Lisa Dradi, segretaria generale della categoria, ha definito illegittima l’esclusione e ha sottolineato che questa vittoria non contrappone diplomate e laureate, ma difende dignità, equità e buon senso in un settore delicato come quello educativo, dove servono tutte le professionalità. La sentenza, sempre secondo quanto riportato, impone ora di ripetere la selezione ammettendo anche le educatrici inizialmente escluse.
Dal nostro punto di vista, questa vicenda conferma quanto sia necessario costruire procedure concorsuali corrette, inclusive e rispettose delle norme, capaci di tenere insieme i diritti delle lavoratrici e la qualità dei servizi rivolti a bambine e bambini. Quando questo equilibrio salta, a pagare non sono solo le persone escluse, ma anche la credibilità delle amministrazioni e la tenuta del sistema pubblico. Per questo riteniamo essenziale che su titoli, accesso alle professioni educative e valorizzazione del lavoro ci sia chiarezza, senza zone d’ombra e senza disparità.
Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, prorogata al 31 marzo 2027 l’iscrizione
Slitta ancora il termine per l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, istituito con la Legge 55/2024. La scadenza è stata infatti nuovamente prorogata al 31 marzo 2027, concedendo più tempo alle professioniste e ai professionisti interessati per completare il percorso di iscrizione.
Si tratta di una novità importante per il settore educativo e pedagogico. La proroga rappresenta un passaggio rilevante in una fase di assestamento che continua a interessare una professione centrale per i servizi educativi, scolastici e socioassistenziali.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, riteniamo fondamentale che ogni cambiamento normativo che riguarda il riconoscimento professionale sia accompagnato da informazioni chiare, tempi certi e strumenti adeguati, così da evitare difficoltà o incertezze per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.
Hellwatt Festival a Reggio Emilia, FP CGIL: “Servono risposte immediate per tutelare lavoratori e servizi pubblici”
La FP CGIL Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per l’organizzazione dell’Hellwatt Festival in programma il prossimo luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la scelta di ospitare un personaggio fortemente controverso come Ye, rispetto alla quale condividiamo quanto già espresso dall’ANPI provinciale, ma soprattutto l’impatto concreto che un evento di queste dimensioni rischia di scaricare su lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali.
Secondo le stime, l’arrivo di circa centomila persone da fuori città potrebbe mettere sotto pressione in modo straordinario la sanità pubblica e la polizia locale, proprio in un periodo particolarmente delicato come quello estivo, segnato da ferie, organici ridotti e temperature elevate.
Sanità pubblica sotto pressione
Per la FP CGIL Emilia-Romagna è motivo di forte allarme la situazione del pronto soccorso, già oggi in sofferenza nelle condizioni ordinarie. L’eventuale gestione di un afflusso così imponente di persone, in un mese che si preannuncia molto caldo, rischia di aggravare una situazione già critica.
La tenuta del sistema sanitario territoriale non può essere affidata all’improvvisazione. Servono misure preventive, un’organizzazione chiara e risorse adeguate per evitare che l’evento produca ricadute pesanti sia sui professionisti della sanità sia sull’intera cittadinanza.
Polizia locale e viabilità, il rischio di un carico insostenibile
Le stesse preoccupazioni riguardano la polizia locale, che sarà chiamata a gestire un impegno eccezionale sul piano della sicurezza urbana, della viabilità e dell’assistenza alla mobilità. In una città inevitabilmente esposta a disagi, congestione e criticità organizzative, gli attuali organici non sembrano sufficienti ad assorbire un carico di lavoro di tale portata.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna si prospettano giornate e notti estremamente pesanti per il personale coinvolto, con il rischio che lo sforzo richiesto ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori già sottoposti a forti pressioni quotidiane.
Servono chiarezza, accordi trasparenti e risposte subito
Per questo chiediamo di conoscere in tempi rapidi quali accordi siano stati definiti tra Ausl, Comune e società che gestisce gli eventi della RCF Arena. È necessario fare piena chiarezza anche sugli aspetti economici e organizzativi: quali risorse saranno messe in campo, con quali strumenti e con quale rafforzamento del personale si intende affrontare questo vero e proprio stress test per la comunità reggiana.
Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è semplice: non si può arrivare a ridosso dell’evento rincorrendo l’emergenza. La discussione va aperta adesso, con trasparenza e responsabilità, per tutelare i lavoratori dei servizi pubblici e garantire sicurezza, assistenza e vivibilità alla città.
La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna
Ribadiamo la necessità di risposte immediate. Quando eventi di questa portata insistono su un territorio, non possono essere i servizi pubblici e chi ci lavora a pagare il prezzo più alto. La prevenzione organizzativa, il potenziamento degli organici e la chiarezza sugli impegni assunti dagli enti coinvolti sono condizioni indispensabili.
Su questo continueremo a chiedere un confronto serio e tempestivo, perché la tutela del lavoro pubblico e della comunità viene prima di qualsiasi operazione di immagine.
Referendum, la vittoria del No parla al Paese: difesa della Costituzione e domanda di cambiamento
La vittoria del No al referendum sulla giustizia non è soltanto un risultato elettorale. È un passaggio politico e civile che consegna un messaggio netto: nel Paese c’è una domanda forte di democrazia, partecipazione e rispetto dell’equilibrio costituzionale. Come FP CGIL Emilia-Romagna leggiamo questo voto come un segnale chiaro: la Costituzione non si piega agli interessi di parte, si applica e si difende. Maurizio Landini ha parlato dell’inizio di “una nuova primavera”, sottolineando che dal voto emerge una richiesta di cambiamento e di nuove politiche economiche e sociali capaci di rimettere al centro lavoro, diritti e pace.
Il dato politico è ancora più evidente se si guarda alla geografia del voto. Il No ha vinto in 17 regioni e ha prevalso con forza nelle grandi città, da Roma a Napoli, da Milano a Palermo, da Torino a Bari, da Firenze a Bologna. In Emilia-Romagna, inoltre, l’affluenza ha sfiorato il 67% e il No ha superato il dato nazionale, confermando una partecipazione ampia e consapevole. È un risultato che parla di radicamento democratico, di senso civico e di una diffusa volontà di respingere riforme percepite come sbagliate e divisive.
Dentro questa affermazione del No ci sono poi alcuni elementi sociali e politici che meritano attenzione. Il voto del Mezzogiorno ha rappresentato una bocciatura netta delle politiche del governo, fino a essere letto dai dirigenti sindacali della Cgil del Sud come una risposta all’impostazione “antimeridionalista” dell’attuale esecutivo. In Campania, per esempio, la riforma è stata respinta da oltre il 66% dei votanti, mentre a Napoli il No ha toccato punte altissime, fino al 75,5%.
Determinante è stato anche il protagonismo delle nuove generazioni. Secondo le analisi richiamate da Collettiva, l’80% degli under 25 e il 61% degli under 35 si sono espressi per il No. Non solo: tra i 18 e i 28 anni la partecipazione avrebbe raggiunto il 67%, segnalando un ritorno al voto di una parte importante di giovani che nelle ultime consultazioni si era tenuta ai margini. È un dato che smentisce molti luoghi comuni e mostra come, quando in gioco ci sono la qualità della democrazia e l’assetto dei poteri, ragazze e ragazzi sappiano rispondere con lucidità e responsabilità.
Un altro elemento decisivo è stato il voto delle donne. Secondo il report YouTrend richiamato nell’analisi di Collettiva, il 55% delle elettrici che si sono recate alle urne ha scelto il No. Un risultato che si lega a una convinzione profonda: difendere la Costituzione significa difendere anche l’equilibrio tra i poteri e quindi la tenuta concreta dei diritti, comprese le libertà e i percorsi di emancipazione delle donne. Non è un dato laterale, ma uno dei punti che spiegano meglio la portata politica di questa vittoria.
Il quadro cambia invece tra gli italiani all’estero, dove ha prevalso il Sì con il 56,34%, contro il 43,66% del No, su un’affluenza del 28,53% di oltre 5,4 milioni di aventi diritto. Anche questo conferma che il voto referendario va letto in profondità, tenendo insieme territori, composizione sociale e condizioni materiali differenti. Ma il dato generale che arriva dall’Italia resta inequivocabile: la maggioranza di chi ha partecipato ha respinto la riforma.
Per la FP CGIL Emilia-Romagna, questa vittoria non è un punto di arrivo. È piuttosto un’indicazione di marcia. Il voto ci dice che c’è un Paese che non accetta scorciatoie istituzionali, che chiede ascolto, confronto e giustizia sociale. Dice che la democrazia vive quando le persone tornano a partecipare. Dice che il lavoro, i diritti, il welfare e l’uguaglianza devono tornare al centro dell’agenda pubblica. La vittoria del No, allora, è soprattutto questo: la conferma che esiste un’Italia che vuole difendere la Costituzione e aprire una stagione nuova di partecipazione e cambiamento.










