Ospedale di Bobbio, mensa assente la domenica: servono garanzie immediate per i dipendenti
All’ospedale di Bobbio resta aperta una criticità che da tempo pesa sulle condizioni di lavoro del personale in servizio nei giorni festivi. Medici, infermieri, operatori tecnici e sanitari impegnati la domenica, infatti, si sono trovati per mesi senza un accesso regolare alla mensa, senza la possibilità di ordinare il pasto e, secondo quanto denunciato dalla FP CGIL, senza un sistema sostitutivo realmente adeguato. Una situazione che ha portato il sindacato a chiedere un intervento urgente per superare una disparità ritenuta non più accettabile.
La questione riguarda un presidio sanitario particolarmente importante per il territorio montano. Proprio per questo, secondo la FP CGIL Emilia-Romagna, non è pensabile che chi garantisce continuità assistenziale debba lavorare in condizioni peggiori rispetto ai colleghi degli altri ospedali della provincia. Il diritto al pasto durante il servizio non può diventare un elemento secondario, né può dipendere dalla sede in cui si lavora o dal giorno in cui si presta attività.
Secondo quanto segnalato dal sindacato, negli altri presidi provinciali il personale in turno nei giorni festivi può ordinare regolarmente il pasto anche in presenza di turni inferiori alle 12 ore. A Bobbio, invece, questa possibilità non sarebbe stata garantita. A ciò si aggiungerebbero ulteriori criticità relative ai criteri per l’accesso ai buoni pasto sostitutivi, con regole considerate penalizzanti per il personale che, per motivi organizzativi, non riesce a usufruire del servizio mensa. Si tratta di un problema concreto, che incide sulla qualità delle condizioni di lavoro e sul riconoscimento dovuto a chi ogni giorno assicura un servizio pubblico essenziale.
Nelle ultime ore, però, sulla vicenda è arrivata anche una replica da parte dell’Ausl. L’azienda sanitaria ha fatto sapere di aver già attivato le verifiche necessarie e di essere al lavoro per individuare una soluzione organizzativa che consenta di garantire ai dipendenti del presidio di Bobbio condizioni analoghe a quelle previste negli altri ospedali della provincia. Per quanto riguarda i criteri di accesso ai buoni pasto, l’Ausl ha inoltre annunciato un riscontro puntuale entro i tempi indicati, spiegando che gli approfondimenti sono già stati avviati.
Si tratta di un passaggio importante, perché riconosce l’esistenza del problema e apre finalmente alla possibilità di un intervento correttivo. Ora, però, alle verifiche e agli impegni dovranno seguire risposte concrete, rapide e misurabili. Per la FP CGIL Emilia-Romagna il punto resta chiaro: occorre assicurare uniformità di trattamento, coerenza con la normativa vigente e rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, anche nei presidi più periferici e nei turni festivi.
La vicenda di Bobbio riporta al centro una questione più ampia, che riguarda la qualità del lavoro nella sanità pubblica e l’attenzione che deve essere garantita a chi opera nei territori montani e nei servizi di prossimità. Non può esserci piena valorizzazione del personale senza il riconoscimento di diritti essenziali e senza condizioni organizzative adeguate. Per questo sarà fondamentale che l’impegno annunciato dall’Ausl si traduca in tempi rapidi in una soluzione stabile e definitiva.
La FP CGIL continuerà a seguire la situazione, chiedendo che alle parole corrispondano fatti concreti. Perché chi lavora all’ospedale di Bobbio non può più essere lasciato in una condizione di disparità rispetto al resto della rete sanitaria provinciale.
Referendum sulla giustizia: cosa cambia davvero e perché votare NO
Il 22 e 23 marzo cittadine e cittadini saranno chiamati a votare su una riforma costituzionale che interviene sull’ordinamento della magistratura italiana. Si tratta di un passaggio importante perché riguarda il funzionamento della giustizia e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo utile entrare nel merito della riforma per spiegare cosa prevede realmente e quali potrebbero essere le sue conseguenze.
Come funziona oggi il controllo sulla magistratura
Oggi l’operato dei magistrati è garantito dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), un organo previsto dalla Costituzione che ha il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Il CSM è composto da:
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magistrati eletti dalla magistratura
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avvocati e giuristi eletti dal Parlamento
Si tratta quindi di un organismo che tiene insieme competenze diverse ma che resta autonomo dalle influenze politiche.
Un elemento fondamentale è che il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica, proprio per assicurare un equilibrio istituzionale e una garanzia di indipendenza.
Cosa cambierebbe con la riforma
Se il referendum approvasse la riforma, una parte delle funzioni di controllo sulla magistratura verrebbe trasferita a un nuovo organismo: l’Alta Corte disciplinare.
Questo nuovo organo avrebbe il compito di vigilare sull’operato dei magistrati e di valutare eventuali responsabilità disciplinari.
Il punto centrale riguarda però come verrebbero scelti i suoi membri.
Secondo il meccanismo previsto:
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alcuni membri verrebbero nominati dal Presidente della Repubblica
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altri verrebbero estratti a sorte
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una parte sarebbe sorteggiata da una lista indicata dal Parlamento
Questo significa che una quota significativa dei membri verrebbe scelta indirettamente dalla politica attraverso le liste decise dal Parlamento.
Inoltre l’Alta Corte non sarebbe presieduta dal Presidente della Repubblica, a differenza del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il rischio di maggiore influenza politica
Uno dei temi centrali riguarda proprio il rapporto tra magistratura e politica.
Il nuovo sistema di selezione tramite sorteggio da elenchi indicati dal Parlamento potrebbe comportare una maggiore incidenza della maggioranza politica del momento nella scelta dei componenti dell’organo disciplinare.
Questo rischierebbe di indebolire quel principio di autonomia della magistratura che la Costituzione ha voluto garantire fin dalla nascita della Repubblica.
Il tema della separazione delle carriere
Tra le motivazioni più utilizzate dai sostenitori della riforma c’è l’idea che sia necessario separare nettamente le carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Secondo questa tesi, il giudice potrebbe essere portato a favorire il pubblico ministero perché appartiene allo stesso ordine professionale.
Tuttavia la realtà del sistema giudiziario è diversa.
Oggi giudici e pubblici ministeri possono cambiare funzione una sola volta nella vita e si tratta di una possibilità utilizzata da una percentuale minima di magistrati: meno di uno su cento.
Il sistema attuale prevede già quindi una forte distinzione tra i ruoli.
Inoltre nei processi il giudice non è parte del confronto tra accusa e difesa. Il suo compito è ascoltare le parti e decidere in modo imparziale, sulla base delle prove e delle norme.
I dati dei processi
Un altro elemento spesso ignorato nel dibattito riguarda i risultati dei procedimenti giudiziari.
Una quota significativa dei processi si conclude con assoluzioni o archiviazioni, segno che il giudice svolge un ruolo di controllo effettivo rispetto alle richieste dell’accusa.
Questo dato mostra come il sistema processuale italiano sia strutturato per garantire l’equilibrio tra accusa, difesa e giudice.
I problemi reali della giustizia
Nel dibattito pubblico spesso si parla di riforme della magistratura, ma i problemi concreti della giustizia italiana sono altri.
Tra i principali:
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tempi troppo lunghi dei processi
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carenze di personale negli uffici giudiziari
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mancanza di risorse e strumenti adeguati
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necessità di innovazione tecnologica e digitalizzazione delle procedure
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condizioni strutturali spesso insufficienti per uffici e aule di tribunale
Sono questi gli interventi che potrebbero realmente migliorare il funzionamento della giustizia.
Per esempio sarebbe fondamentale:
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assumere nuovo personale
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stabilizzare migliaia di lavoratrici e lavoratori precari assunti con il PNRR
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rafforzare l’Ufficio per il processo
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investire in innovazione tecnologica e sicurezza degli ambienti di lavoro
La riforma al voto non interviene su questi aspetti.
Perché votare NO
Il referendum non riguarda solo una modifica tecnica dell’organizzazione della magistratura. Tocca invece l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il modo in cui vengono garantiti i diritti dei cittadini.
Per queste ragioni riteniamo che la riforma:
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non affronti i problemi reali della giustizia
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rischi di aumentare l’influenza della politica sugli organi di controllo della magistratura
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possa mettere in discussione un equilibrio istituzionale costruito dalla Costituzione.
Per questo invitiamo cittadine e cittadini a partecipare al voto del 22 e 23 marzo ed esprimere NO al referendum.
Referendum giustizia 22 e 23 marzo 2026: guida pratica al voto
Si vota domenica 22 marzo 2026 dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo 2026 dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizia subito dopo la chiusura del voto.
Per votare bisogna presentarsi al proprio seggio con un documento di identità valido e con la tessera elettorale. La scheda del referendum è verde.
Questo è un referendum costituzionale confermativo. Significa che non c’è quorum: il referendum è valido qualunque sia l’affluenza e conta solo la maggioranza dei voti espressi.
La domanda riguarda la legge costituzionale su ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare, cioè la riforma che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, due distinti organismi di autogoverno e una nuova Alta Corte disciplinare.
Sul piano pratico, il significato del voto è semplice: votare Sì vuol dire confermare la riforma; votare No vuol dire respingerla e impedirne l’entrata in vigore.
Perché votare No? Perché questa riforma non interviene sui problemi concreti della giustizia che cittadini e lavoratori incontrano davvero ogni giorno, come i tempi lunghi, la carenza di personale, gli organici insufficienti e la mancanza di investimenti organizzativi e tecnologici. In compenso, modifica un equilibrio costituzionale molto delicato, incidendo sull’autonomia della magistratura e sul rapporto tra i poteri dello Stato. Questa è la ragione politica e istituzionale per cui FP CGIL Emilia-Romagna si schiera per il No.
CCNL Federculture 2022-2024, sottoscritto l’accordo preliminare per il rinnovo
Abbiamo sottoscritto un accordo preliminare per il rinnovo del CCNL Federculture per il triennio 2022-2024. Il partecipato percorso assembleare delle scorse settimane ci ha consentito di ottenere un incremento rispetto a quanto prospettato a dicembre dalla parte datoriale.
Pur senza assicurare il pieno recupero del potere d’acquisto, riteniamo che il risultato raggiunto rappresenti il miglior esito possibile nel contesto dato. Si tratta di un passaggio importante, costruito attraverso il confronto con le lavoratrici e i lavoratori e attraverso un percorso sindacale che ha permesso di rafforzare la proposta iniziale.
Un risultato ottenuto con determinazione
Rivendichiamo con chiarezza il valore di questo risultato. È stato solo grazie alla nostra determinazione e alla nostra alta rappresentatività che siamo riusciti a evitare una sottoscrizione arrendevole una settimana fa e a incrementare ulteriormente sia il riconoscimento economico tabellare sia gli arretrati.
Per noi questo accordo non rappresenta un punto di arrivo definitivo, ma un risultato concreto dentro una fase complessa, in cui abbiamo scelto di non arretrare e di continuare a difendere fino in fondo gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Abbiamo rinnovato per riaprire subito il confronto
Abbiamo rinnovato questo contratto anche con un obiettivo preciso: riaprire subito il confronto per il triennio 2025-2027 e dare nuove risposte alle lavoratrici e ai lavoratori del settore.
Ribadiamo il nostro significativo presidio su tutto il territorio nel settore culturale. Proprio per questo continuiamo a considerare il CCNL Federculture come un contratto che deve avere l’ambizione di diventare il riferimento per il mondo della cultura.
Innovare il contratto e valorizzare il lavoro culturale
Perché questo obiettivo si realizzi davvero, riteniamo necessario innovare la parte normativa del contratto e produrre nuovi avanzamenti nella valorizzazione economica del personale che svolge attività culturali.
Il rinnovo preliminare del CCNL Federculture 2022-2024 rappresenta quindi un passaggio importante, ma anche l’inizio di un lavoro che dovrà proseguire. Continueremo a impegnarci per rafforzare il contratto, migliorare le condizioni di lavoro e dare pieno riconoscimento al valore delle professionalità che operano nel settore della cultura.
AUSL Modena allo sbando: bruciato un milione di euro per le progressioni economiche di lavoratori e lavoratrici
Un milione di euro destinato alle progressioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori (le ex “fasce”) dell’Azienda Ausl di Modena è andato letteralmente in fumo. È questa l’ultima, gravissima denuncia che investe l’Azienda Usl di Modena, rea di una gestione amministrativa che definire fallimentare è ormai un eufemismo.
L’accordo per le progressioni orizzontali 2025, faticosamente raggiunto il 10 dicembre scorso, dopo un serrato confronto tra l’Azienda e le parti sindacali, è decaduto a causa di un ritardo burocratico inspiegabile: il documento è stato trasmesso all’organo di controllo economico solo il 30 dicembre 2025, rendendo tecnicamente impossibile il via libera nei tempi previsti dal contratto.
Tempistiche contrattuali che l’azienda ha violato creando un danno economico senza precedenti.
In un periodo storico segnato da un rinnovo contrattuale nazionale che non ha permesso il recupero del potere d’acquisto, la perdita di queste risorse rappresenta un insulto ai sacrifici di tutto il personale che ogni giorno continua a mandare avanti con grande senso di responsabilità i servizi della sanità in tutta la provincia di Modena.
“Siamo di fronte a un atto di una gravità inaudita – dichiarano Domenica Avenoso e Silvia Mucci funzionarie della Fp Cgil di Modena – Inviare ai revisori un accordo vitale per il salario degli oltre 4.000 dipendenti dell’azienda USL a meno di 48 ore dalla fine dell’anno non è un errore tecnico, è la prova plastica di un’azienda allo sbando che sabota i propri impegni e non ha nessun rispetto per i propri lavoratori”.
“Che si fosse partiti col piede sbagliato era chiaro già il 5 di dicembre, quando al tavolo di trattativa per finalizzare le risorse economiche del 2025, l’azienda si era presentata con errori nei conteggi dei fondi e la bozza dell’accordo con parti palesemente sbagliate – prosegue Daniela D’eredità segretaria organizzativa della Uil Fpl di Modena e Reggio Emilia – dove in un copia e incolla scriteriato si riportava un regolamento dell’Azienda Ospedaliero Universitaria come se fosse dell’Azienda Usl.”
“In quell’occasione Cisl Fp, Fials e Nursind avevano fatto a gara per sottoscrivere la bozza di accordo palesemente errata. Quel testo, una volta sottoscritto, avrebbe dato vita ad un accordo che non avrebbe avuto nessun valore ed avrebbe arrecato enorme danno a lavoratrici e lavoratori – proseguono le tre sindacaliste – Solo l’intervento delle RSU elette nelle liste della Fp Cgil e Uil Fpl, mettendo in risalto l’errore, ha permesso di evitare quello scempio costringendo l’Azienda Usl a correggere le criticità evidenziate.”
Ma purtroppo gli errori dell’azienda, che si stanno traducendo in un vero e proprio disastro, non sono finiti il 5 dicembre.
La stessa Ausl non si limita a non dare seguito alle intese, ma quelle che applica sembra interpretarle unilateralmente con l’unico scopo di creare disuguaglianze inaccettabili tra il personale.
Bandi di mobilità scaduti senza alcuno scorrimento di graduatoria, pubblicati senza una logica e che ad oggi lasciano centinaia di professionisti bloccati in reparti dai quali attendevano da anni di potersi spostare.
Una dirigenza attraversata da lotte intestine più preoccupata degli equilibri di potere interni che della funzionalità dei servizi e della credibilità dell’ente, e che invece di valorizzare il capitale umano, lo mortifica con ritardi ingiustificabili e gestioni caotiche.
Il personale sanitario modenese, già provato da turni massacranti e carenze d’organico, non può e non deve pagare il prezzo dell’incompetenza altrui.
L’Azienda Usl di Modena deve ritrovare la bussola. Non permetteremo che il milione di euro delle lavoratrici e dei lavoratori diventi il prezzo del silenzio su una gestione fallimentare.
I lavoratori della sanità modenese non chiedono regali, chiedono ciò che è loro di diritto e che è stato faticosamente contrattato. Chiediamo per questo con forza all’Azienda di assumersi le proprie responsabilità e dare le risposte necessarie per recuperare la situazione e il danno che lei stessa ha creato.
Bonus Mamme 2026: chi ne ha diritto e cosa cambia per le lavoratrici madri
Nel 2026 cambia il Bonus Mamme, il sostegno economico destinato alle lavoratrici madri. Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo fondamentale fornire informazioni chiare e corrette su requisiti, importi e modalità di accesso, affinché nessuna avente diritto resti esclusa.
Cosa cambia nel 2026
La novità principale riguarda l’importo del contributo. Per il 2026 il bonus passa da 40 a 60 euro per ogni mese lavorato, fino a un massimo di 720 euro complessivi, che verranno erogati in un’unica soluzione nel mese di dicembre.
Si tratta di un sostegno economico che può rappresentare un aiuto concreto per molte famiglie, soprattutto in una fase di aumento del costo della vita.
A chi spetta il Bonus Mamme 2026
Il contributo è riconosciuto alle:
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lavoratrici dipendenti (sono escluse le lavoratrici domestiche);
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lavoratrici autonome iscritte alla Gestione Separata;
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lavoratrici parasubordinate iscritte alla Gestione Separata (ad esempio co.co.co.).
È necessario avere un reddito annuo fino a 40.000 euro.
Per quanto riguarda i requisiti familiari, il bonus spetta alle:
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madri di almeno 2 figli, con il più piccolo fino a 10 anni;
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oppure madri di almeno 3 figli, con il più piccolo fino a 18 anni, se con contratto autonomo o a termine.
Sono invece escluse le lavoratrici madri con contratto a tempo indeterminato e almeno 3 figli, che continuano a beneficiare dell’esonero contributivo fino a 3.000 euro annui, oltre alle lavoratrici domestiche.
Attenzione: quando fare domanda
Al momento non è ancora possibile presentare la richiesta. È necessario attendere che l’INPS renda disponibile la procedura telematica.
Per le madri minorenni o incapaci di agire, la domanda dovrà essere presentata dal genitore o dal tutore.
Come FP CGIL Emilia-Romagna invitiamo a non procedere autonomamente prima dell’attivazione ufficiale della piattaforma. È importante evitare errori che potrebbero compromettere l’accesso al beneficio.
Assistenza e tutela: rivolgiti all’INCA CGIL
Attraverso il patronato INCA CGIL supportiamo le lavoratrici nella verifica dei requisiti e, non appena sarà possibile, nella presentazione della domanda.
Invitiamo tutte le interessate a rivolgersi alla sede INCA più vicina per ricevere assistenza personalizzata e aggiornata.
Garantire accesso alle misure di sostegno alla maternità significa difendere diritti e rafforzare le tutele nel lavoro. Continueremo a vigilare affinché le norme siano applicate correttamente e in modo equo.
Appalto integrazione scolastica Fidenza: siglato accordo tra Comune e FP CGIL territoriale
Con lavoratrici e lavoratori create le condizioni per un cambio di passo
Un accordo che garantisce le esigenze degli alunni più fragili e tutela il lavoro degli educatori di sostegno: è questo l’esito del tavolo avviato dal Comune di Fidenza a fronte del crescente bisogno di interventi socio-educativi assistenziali a favore di alunni e alunne certificati e delle istanze di lavoratori e lavoratrici pervenute dalla FP CGIL Parma.
Un lungo confronto fra le parti che ha portato a un sostanziale aggiornamento dell’appalto per l’affidamento dei servizi educativi, scolastici ed extrascolastici, per minori sottoscritto nel 2023. Dalla firma scaturisce, in sintesi, una rimodulazione dell’organizzazione in modo da incrementare il grado di continuità nell’erogazione dei servizi educativi e scolastici che si concretizza nella continuità lavorativa sul secondo giorno di assenza dell’alunno – dopo che finora era coperto unicamente il primo giorno di assenza – e il riconoscimento del pasto al personale educativo.
“É stato importante – commenta Vittoria Ubaldi funzionaria FP CGIL Parma con delega al terzo Settore – aprire su questi temi un confronto con l’Amministrazione comunale di Fidenza, riuscendo a superare annose criticità e migliorando così le condizioni di educatori ed educatrici impiegati sull’appalto”.
“Si tratta di un accordo rilevante – osserva il sindaco Davide Malvisi – che permette di incrementare il grado di continuità nell’erogazione dei servizi educativi e scolastici, offrendo modelli organizzativi necessari a rispondere alla sempre maggiore complessità dei percorsi di inclusione a scuola. Allo stesso tempo, l’intesa raggiunta con FP CGIL accoglie le esigenze di maggior tutela lavorativa espresse dagli educatori. Vengono così affrontati e risolti problemi che erano sul tavolo da tempo e a tal fine l’Amministrazione compie un ulteriore sforzo di bilancio”.
“Nel merito – dettaglia Tommaso Celletti, funzionario FP territoriale – l’accordo prevede il riconoscimento al pasto per tutte le educatrici e gli educatori che svolgono il proprio lavoro durante il momento del pasto delle alunne e alunni, oltre al riconoscimento a educatrici ed educatori del pagamento del secondo giorno di assenza di alunni e alunne seguiti a scuola. Da sempre chiediamo coerenza: se l’orario è retribuito perché è lavoro educativo, è imprescindibile che il pasto sia fornito e garantito a tutto il personale educativo. Stesso discorso vale per le giornate di assenza dei minori seguiti a scuola: non possiamo pensare che educatrici e educatori, professionisti con titoli di studio riconosciuti, possano non avere garantita la continuità lavorativa in caso di assenza dell’alunna o dell’alunno seguito e trasformarsi in “jolly” per sostituzioni, laddove possibili, per poter aver retribuita la giornata. Ancora una volta, la mobilitazione e la vicinanza di lavoratrici e lavoratori, supportate dalla nostra azione sindacale e dal lavoro delle delegate hanno portato risultati tangibili. Siamo riusciti a sbloccare una situazione di stallo che durava da anni e a migliorare condizioni di lavoro. Riconosciamo all’Amministrazione comunale, e in particolare al sindaco Davide Malvisi, l’attenzione rivolta al tema e la volontà di arrivare a una soluzione condivisa”, concludono i sindacalisti.
“Vigileremo affinché gli impegni presi si concretizzino – aggiunge Vittoria Ubaldi – e lavoreremo affinché il nuovo appalto sia un esempio virtuoso di tutela e qualità dei servizi educativi. Anche in questa occasione la FP CGIL Parma, grazie alle sue rivendicazioni e alla vicinanza di lavoratrici e lavoratori, è riuscita a migliorare le condizioni di lavoro rendendole più tutelanti, sicure, dignitose e stabili”.
Il Comune di Fidenza, per l’attuazione dell’accordo, si impegna a finanziare 700 ore aggiuntive da febbraio 2026 al 30 giugno 2026 per un esborso intorno ai 16mila euro mentre la spesa per garantire i pasti del personale educativo è stimata in oltre 4mila euro. Risorse che si sommano allo stanziamento di oltre 700mila euro già a bilancio. L’accordo produce in concreto un potenziamento del servizio a beneficio degli utenti: dal mese di febbraio, in caso di assenza dei minori beneficiari del servizio, l’educatore di riferimento sarà comunque operativo non per uno, ma per due giorni, a servizio di altri alunni con disabilità. La nuova modalità mira anche a rendere più efficiente il sistema delle sostituzioni tra educatori, in modo da ridurre ulteriormente la probabilità che un minore rimanga “scoperto” a causa di un’assenza improvvisa dell’educatore di riferimento. Si è inoltre ritenuto di garantire la fruizione del pasto per l’educatore in tutti i casi in cui l’affiancamento del bambino durante il pranzo nei refettori scolastici sia utile al raggiungimento degli obiettivi educativi programmati.
Soddisfazione è espressa anche dall’assessora all’Istruzione e Servizi educativi Elisa Illica Magrini: “La sottoscrizione è frutto di un percorso di collaborazione e confronto tra le parti che ha portato ad una soluzione attesa e maturata da tutti. L’intesa rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento di un sistema educativo sempre più inclusivo, capace di rispondere in modo adeguato e tempestivo ai bisogni educativi, relazionali e di benessere degli studenti in situazione di maggiore vulnerabilità”.
Il tavolo di confronto è destinato a proseguire. È già stato calendarizzato un nuovo incontro per aprile 2026 al fine di monitorare l’andamento dell’accordo e valutare eventuali integrazioni o modifiche per l’anno scolastico 2026-2027.
Perquisizione nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna: solidarietà ai professionisti sanitari
CGIL e FP CGIL hanno appreso, attraverso le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché dagli organi di stampa, della perquisizione avvenuta da parte delle forze dell’ordine nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna in data 12 febbraio.
L’intervento si inserisce nell’ambito di un’indagine relativa alle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento nei CPR delle persone soggette a provvedimenti di rimpatrio.
Nel massimo rispetto della magistratura e dell’autonomia della sua azione, verso cui si ripone piena fiducia, CGIL e FP CGIL esprimono solidarietà ai professionisti sanitari coinvolti, persone che ogni giorno garantiscono assistenza, tutela e diritti con competenza, responsabilità e nel rigoroso rispetto del codice deontologico.
Stupiscono le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso.
Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini, rilasciate sulla stampa locale, che ad indagine appena avviata riitiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare “licenziamento, radiazione e arresto” nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti.
Per tutte queste motivazioni, CGIL e FP CGIL aderiranno al “Flash mob di solidarietà”, organizzato per lunedì 16 febbraio alle ore 13 presso le scale di ingresso di via Missiroli dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Sanità privata, mancato accordo al Ministero del Lavoro: verso lo sciopero nazionale
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svolto presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris.
Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Cisl Fp e Uil Fpl, abbiamo preso atto dell’indisponibilità delle associazioni datoriali ad avviare il tavolo negoziale. Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale.
Rinnovo CCNL Sanità Privata: lo stallo sulle responsabilità
L’incontro era stato sollecitato per affrontare il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata, fermo da troppo tempo.
Le associazioni Aiop e Aris hanno subordinato l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una posizione che respingiamo con fermezza: si tratta di un’impostazione ingiustificata, non coerente con le prerogative delle parti sociali e incompatibile con le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Il personale della sanità privata è già gravato da anni di stagnazione salariale, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto. Proseguire nel blocco negoziale significa scaricare ancora una volta sui dipendenti il peso di una situazione che richiede invece responsabilità e scelte chiare da parte datoriale.
RSA e contratto unico di settore: situazione ancora critica
Per quanto riguarda i contratti delle RSA, i tavoli risultano formalmente aperti ma il confronto appare complesso e lontano dalle necessità e dalle rivendicazioni del personale.
Abbiamo ribadito l’urgenza di arrivare a un contratto unico di settore, in grado di garantire omogeneità di diritti, tutele e trattamenti economici a chi opera nelle strutture accreditate e nei servizi socio-sanitari.
Accreditamento e applicazione contrattuale: servono regole vincolanti
Non possiamo accettare che strutture che erogano servizi pubblici, beneficiando di finanziamenti regionali, possano scegliere liberamente quale contratto applicare o addirittura non rinnovarlo.
Continueremo a sollecitare con urgenza un tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire regole di accreditamento che vincolino le strutture anche al rispetto dei contratti collettivi.
Questa prassi genera criticità non solo per il personale, ma anche per gli utenti, mettendo a rischio la qualità e la continuità dei servizi, che concorrono al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute.
Carenza di personale e richiesta di ispezioni
Da settimane, nei territori, sono state richieste ispezioni presso le strutture accreditate per verificare organici e applicazione delle delibere regionali. L’esodo massivo di personale che si sta registrando da mesi sta producendo gravi carenze negli organici, con ricadute dirette sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza.
Mobilitazione e sciopero nazionale
Sarà fondamentale garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata. La vertenza sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris deve ottenere l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano.
Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare il rinnovo contrattuale, difendere il salario e riaffermare il principio che chi eroga servizi pubblici deve rispettare pienamente diritti e contratti.
TFS/TFR dipendenti pubblici: inaccettabili le tesi dell’Inps sul pagamento differito
Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si sostiene che chi riceve una somma consistente in un’unica soluzione potrebbe essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate, lasciandosi guidare dall’“euforia” verso spese eccessive.
Come FP CGIL Emilia-Romagna respingiamo con fermezza questa impostazione, che riteniamo grave e inaccettabile. Si tratta di una narrazione che insinua l’idea che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non siano in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. Una tesi paternalistica che lede la dignità di chi ha maturato quel diritto nel corso di una vita lavorativa.
Il TFS/TFR è salario differito, non una concessione
È necessario ribadirlo con chiarezza: il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato. È retribuzione differita, salario maturato e accantonato anno dopo anno, diritto pieno e indisponibile.
Da anni definiamo il differimento per ciò che è realmente: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato. Le somme spettanti ai dipendenti pubblici possono essere trattenute fino a sette anni dopo la cessazione del servizio. A questa compressione di un diritto si aggiunge oggi una giustificazione che richiama presunte fragilità psicologiche dei lavoratori, come se il ritardo nel pagamento fosse una forma di tutela nei loro confronti.
Una tesi che non solo non condividiamo, ma che riteniamo offensiva.
La sentenza della Corte Costituzionale sul differimento del TFS/TFR
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione del TFS/TFR, sollecitando un intervento del legislatore per superare una disciplina irragionevole e penalizzante.
Di fronte all’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si tenti di legittimare il mancato pagamento immediato evocando il rischio di “gratificazioni immediate” o “spese eccessive”. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere protetti dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto, come avviene nel settore privato.
Le perdite economiche per i dipendenti pubblici
Il differimento del TFS/TFR non è neutrale. Uno studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale dimostra che, su un TFS/TFR di circa 86.000 euro – riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi – la perdita può arrivare fino a 17.000 euro.
Si tratta di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa, con effetti concreti sul potere d’acquisto e sulla possibilità di programmare il proprio futuro.
A questo si aggiunge quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che comporta la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto come parziale compensazione del differimento. Una doppia penalizzazione che abbiamo denunciato fin dall’inizio.
L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna
Per quanto ci riguarda, non ci fermeremo alla denuncia di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante.
Il rispetto della dignità del lavoro passa anche dal riconoscimento pieno e tempestivo del salario maturato.










