sanità ravenna

Perquisizione nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna: solidarietà ai professionisti sanitari

CGIL e FP CGIL hanno appreso, attraverso le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché dagli organi di stampa, della perquisizione avvenuta da parte delle forze dell’ordine nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna in data 12 febbraio.

L’intervento si inserisce nell’ambito di un’indagine relativa alle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento nei CPR delle persone soggette a provvedimenti di rimpatrio.

Nel massimo rispetto della magistratura e dell’autonomia della sua azione, verso cui si ripone piena fiducia, CGIL e FP CGIL esprimono solidarietà ai professionisti sanitari coinvolti, persone che ogni giorno garantiscono assistenza, tutela e diritti con competenza, responsabilità e nel rigoroso rispetto del codice deontologico.

Stupiscono le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso.

Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini, rilasciate sulla stampa locale, che ad indagine appena avviata riitiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare “licenziamento, radiazione e arresto” nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti.

Per tutte queste motivazioni, CGIL e FP CGIL aderiranno al “Flash mob di solidarietà”, organizzato per lunedì 16 febbraio alle ore 13 presso le scale di ingresso di via Missiroli dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.


Sanità privata, mancato accordo al Ministero del Lavoro: verso lo sciopero nazionale

Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svolto presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris.

Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Cisl Fp e Uil Fpl, abbiamo preso atto dell’indisponibilità delle associazioni datoriali ad avviare il tavolo negoziale. Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale.

Rinnovo CCNL Sanità Privata: lo stallo sulle responsabilità

L’incontro era stato sollecitato per affrontare il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata, fermo da troppo tempo.

Le associazioni Aiop e Aris hanno subordinato l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una posizione che respingiamo con fermezza: si tratta di un’impostazione ingiustificata, non coerente con le prerogative delle parti sociali e incompatibile con le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

Il personale della sanità privata è già gravato da anni di stagnazione salariale, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto. Proseguire nel blocco negoziale significa scaricare ancora una volta sui dipendenti il peso di una situazione che richiede invece responsabilità e scelte chiare da parte datoriale.

RSA e contratto unico di settore: situazione ancora critica

Per quanto riguarda i contratti delle RSA, i tavoli risultano formalmente aperti ma il confronto appare complesso e lontano dalle necessità e dalle rivendicazioni del personale.

Abbiamo ribadito l’urgenza di arrivare a un contratto unico di settore, in grado di garantire omogeneità di diritti, tutele e trattamenti economici a chi opera nelle strutture accreditate e nei servizi socio-sanitari.

Accreditamento e applicazione contrattuale: servono regole vincolanti

Non possiamo accettare che strutture che erogano servizi pubblici, beneficiando di finanziamenti regionali, possano scegliere liberamente quale contratto applicare o addirittura non rinnovarlo.

Continueremo a sollecitare con urgenza un tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire regole di accreditamento che vincolino le strutture anche al rispetto dei contratti collettivi.

Questa prassi genera criticità non solo per il personale, ma anche per gli utenti, mettendo a rischio la qualità e la continuità dei servizi, che concorrono al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute.

Carenza di personale e richiesta di ispezioni

Da settimane, nei territori, sono state richieste ispezioni presso le strutture accreditate per verificare organici e applicazione delle delibere regionali. L’esodo massivo di personale che si sta registrando da mesi sta producendo gravi carenze negli organici, con ricadute dirette sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza.

Mobilitazione e sciopero nazionale

Sarà fondamentale garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata. La vertenza sul rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris deve ottenere l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare il rinnovo contrattuale, difendere il salario e riaffermare il principio che chi eroga servizi pubblici deve rispettare pienamente diritti e contratti.


TFS/TFR dipendenti pubblici: inaccettabili le tesi dell’Inps sul pagamento differito

Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si sostiene che chi riceve una somma consistente in un’unica soluzione potrebbe essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate, lasciandosi guidare dall’“euforia” verso spese eccessive.

Come FP CGIL Emilia-Romagna respingiamo con fermezza questa impostazione, che riteniamo grave e inaccettabile. Si tratta di una narrazione che insinua l’idea che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non siano in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. Una tesi paternalistica che lede la dignità di chi ha maturato quel diritto nel corso di una vita lavorativa.

Il TFS/TFR è salario differito, non una concessione

È necessario ribadirlo con chiarezza: il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato. È retribuzione differita, salario maturato e accantonato anno dopo anno, diritto pieno e indisponibile.

Da anni definiamo il differimento per ciò che è realmente: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato. Le somme spettanti ai dipendenti pubblici possono essere trattenute fino a sette anni dopo la cessazione del servizio. A questa compressione di un diritto si aggiunge oggi una giustificazione che richiama presunte fragilità psicologiche dei lavoratori, come se il ritardo nel pagamento fosse una forma di tutela nei loro confronti.

Una tesi che non solo non condividiamo, ma che riteniamo offensiva.

La sentenza della Corte Costituzionale sul differimento del TFS/TFR

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione del TFS/TFR, sollecitando un intervento del legislatore per superare una disciplina irragionevole e penalizzante.

Di fronte all’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si tenti di legittimare il mancato pagamento immediato evocando il rischio di “gratificazioni immediate” o “spese eccessive”. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere protetti dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto, come avviene nel settore privato.

Le perdite economiche per i dipendenti pubblici

Il differimento del TFS/TFR non è neutrale. Uno studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale dimostra che, su un TFS/TFR di circa 86.000 euro – riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi – la perdita può arrivare fino a 17.000 euro.

Si tratta di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa, con effetti concreti sul potere d’acquisto e sulla possibilità di programmare il proprio futuro.

A questo si aggiunge quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che comporta la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto come parziale compensazione del differimento. Una doppia penalizzazione che abbiamo denunciato fin dall’inizio.

L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna

Per quanto ci riguarda, non ci fermeremo alla denuncia di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante.

Il rispetto della dignità del lavoro passa anche dal riconoscimento pieno e tempestivo del salario maturato.


Servizio veterinario Ausl Reggio Emilia: no al trasferimento a Correggio, penalizzato il Distretto di Guastalla

La decisione dell’Ausl di Reggio Emilia di trasferire il Servizio veterinario da Guastalla a Correggio è una scelta che riteniamo illogica e dannosa per il territorio. Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Fvm e Cisl Medici, esprimiamo una netta contrarietà a un progetto di riorganizzazione che rischia di compromettere l’operatività di un servizio strategico per l’economia locale e per la sicurezza alimentare.

Una riorganizzazione che penalizza il territorio più operativo

I dati parlano chiaro. Nel Distretto di Guastalla si concentra il 72% degli allevamenti bovini e il 66% di quelli suini, mentre nel Distretto di Correggio si registrano percentuali decisamente inferiori (28% bovini e 34% suini). Nonostante questo, l’Azienda sanitaria intende accentrare il servizio a Correggio, lasciando a Guastalla soltanto due unità veterinarie.

Si tratta di una riduzione del 70% dei veterinari ufficiali operanti nel Distretto di Guastalla, un territorio che, per volume di attività e ampiezza geografica, risulta ben più impegnativo rispetto a Correggio. Una scelta che appare in evidente contraddizione con criteri di efficienza, prossimità e razionalizzazione dei servizi.

Più costi, meno efficienza e tempi di lavoro compromessi

Il progetto Ausl prevede che i veterinari che oggi operano a Guastalla debbano prendere servizio e timbrare a Correggio, per poi spostarsi quotidianamente verso il territorio guastallese. Questo comporterebbe un aumento significativo dei tempi morti di trasferimento, con un inevitabile incremento dei costi e una riduzione dell’efficacia operativa.

Non è pensabile che un professionista possa mantenere l’attuale carico di lavoro a fronte di un’organizzazione che moltiplica gli spostamenti e riduce la presenza stabile sul territorio. Il rischio concreto è un calo dell’efficienza e una diminuzione dei servizi erogati, con ricadute dirette sulle aziende zootecniche e sull’intera filiera agroalimentare.

Le motivazioni dell’Ausl e la richiesta dei sindacati

Secondo quanto comunicato dall’Azienda sanitaria, la scelta sarebbe legata alla prossima scadenza del contratto di affitto dell’immobile di Guastalla che ospita attualmente il servizio. L’Ausl avrebbe quindi optato per concentrare i professionisti nella struttura di proprietà a Correggio.

Come organizzazioni sindacali abbiamo già presentato un documento di contestazione formale, chiedendo di rivedere completamente la proposta. La nostra posizione è chiara: occorre garantire una nuova sede del Servizio veterinario nel Distretto di Guastalla, dotata di timbratori per tutti i professionisti, sei postazioni di lavoro complete e sei autovetture di servizio, in linea con il reale fabbisogno operativo.

Serve confronto preventivo, non decisioni calate dall’alto

Accogliamo con favore la disponibilità dell’Ausl ad aprire un confronto nelle prossime settimane, ma riteniamo che il metodo seguito finora sia stato sbagliato. Una riorganizzazione di tale impatto avrebbe richiesto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, anziché una comunicazione a decisione già assunta.

Continueremo a sollecitare l’intervento anche dei sindaci dei Comuni afferenti alla rete veterinaria guastallese, affinché venga tutelato un servizio pubblico essenziale per il territorio, per la salute animale e per la sicurezza alimentare.


Polizia locale, turni notturni: c'è l'accordo solo con la FP CGIL Parma

Il segretario generale Ruggero Maria Manzotti: “Questo avvio non è un punto di arrivo ma un punto di partenza”

La firma del progetto riguardante l’attivazione del turno notturno per la Polizia Locale segna un passaggio importante per quanto riguarda la gestione del personale e il corpo di Polizia Locale.
L’accordo non è solo un mero cambiamento orario ma rappresenta una risposta alla necessità di presenza da parte del Corpo nelle ore notturne; è un tassello fondamentale rispetto ad una riorganizzazione generale della Polizia Locale di Parma, cosa che la FP CGIL Parma richiede da tempo.
Gli elementi significativi che hanno costruito e che caratterizzano l’inizio di questo percorso presenti nell’accordo sono i seguenti:
– interventi e gestione dei sinistri stradali nelle ore notturne
– la continuità operativa del corpo h24
– il conseguente rafforzamento del presidio urbano da parte delle Forze di Polizia, sgravate dall’incombenza dei rilievi dei sinistri stradali, peculiare attività della Polizia Locale di Parma, riconosciuta per la sua professionalità.
– le notti saranno coperte da 3 agenti e un funzionario dal lunedì al giovedì e da 4 agenti e un funzionario dal venerdì alla domenica per la gestione dei sinistri stradali e per il presidio della centrale operativa.
Il progetto sarà partecipato da tutto il corpo in via principale su base volontaria; l’accordo prevede una “svolta epocale” per il Comune di Parma e per il suo Corpo di Polizia Locale, in quanto per la prima volta si prevede in un accordo scritto, una particolare e progressiva tutela per il personale più anziano, a partire già dal cinquantacinquesimo anno di età, volta alla tutela della loro condizione psicofisica e prodromica ad una progressiva esenzione di detto personale dalle attività previste nel documento.
“Questo avvio non è un punto di arrivo ma un punto di partenza” dichiara il Segretario Generale della FP CGIL Parma, Ruggero Maria Manzotti, “si tratta di un primo tassello verso la riorganizzazione generale del Corpo che necessariamente dovrà tenere in considerazione dell’importante cambiamento avviato”. Manzotti ricorda che “le procedure concorsuali per l’assunzione di agenti ed ufficiali, che l’amministrazione vuole intraprendere nel 2026, saranno fondamentali per dare continuità di servizio e per non rimodulare troppo le attività diurne ma a queste dovrà seguire un investimento nella formazione degli operatori, oltre che un investimento in strumentazioni fondamentali per affrontare situazioni complesse”.


ferrara

Comune di Ferrara: prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori

Sindacati e RSU chiedono la convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione un dialogo costruttivo non solo è possibile ma necessario

Prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara.

Le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, SULPL e la RSU Aziendale ribadiscono con forza la necessità di una convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione, per affrontare una serie di temi che, nonostante gli impegni assunti, risultano ancora oggi privi di risposte operative e soluzioni concrete.

Il tavolo di conciliazione svoltosi in Prefettura dello scorso dicembre 2025 si è svolto in un clima di apertura e disponibilità, ma non ha prodotto esiti risolutivi sulle questioni centrali che da tempo incidono negativamente sulle condizioni di lavoro del personale comunale.

A distanza di settimane, permane infatti l’assenza di atti, decisioni e misure organizzative da parte dell’Amministrazione ed a fronte della quale le OO. SS. e la RSU Aziendale ha chiesto ufficialmente una convocazione urgente per sbloccare la situazione.

Tra le priorità non più rinviabili vi è l’istituzione del tavolo tecnico per l’aggiornamento del Regolamento dei buoni pasto, come dichiarato dalla parte pubblica in sede prefettizia, oltre alla necessità di acquisire dati certi e trasparenti sull’organizzazione dell’orario di lavoro e sui rientri pomeridiani.

Accanto a questo, rimangono aperti numerosi nodi fondamentali che richiedono un confronto strutturato con tempi certi e responsabile, tra cui:

  • Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) per valorizzare la qualità del lavoro;
  • definizione e applicazione del Regolamento sul lavoro agile per modernizzare la macchina amministrativa come più volte celebrato dalla stessa Amministrazione comunale;
  • percorso certo e condiviso per la stabilizzazione del personale educativo precario;
  • piena applicazione dell’art. 13 del CCNL Funzioni Locali 2019–2021 per riconoscere pienamente le competenze acquisite;
  • costruzione di un accordo stralcio sul welfare aziendale.

Le Organizzazioni Sindacali e la RSU sottolineano che la richiesta di convocazione dei tavoli non risponde a logiche pretestuose o conflittuali, ma alla volontà di riprendere e consolidare relazioni sindacali efficaci, trasparenti e rispettose, fondate sulla responsabilità istituzionale.

L’obiettivo è uno solo: superare l’attuale stato di agitazione attraverso soluzioni condivise, nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara e, conseguentemente, della qualità dei servizi resi alla cittadinanza.

In assenza di riscontri concreti e tempestivi, lo stato di agitazione continuerà, con tutte le iniziative sindacali che si renderanno necessarie.


Il rinnovo del CCNL unico dei Servizi Ambientali è ufficialmente in vigore: accordo approvato con oltre il 92% di Sì

Nella giornata di martedì 3 febbraio 2026 è stata sciolta la riserva sull’ipotesi di Accordo di Settore 9 dicembre 2025.

Il rinnovo del CCNL unico dei Servizi Ambientali è ufficialmente in vigore.

Accordo approvato con oltre il 92% di Sì.

Dopo aver completato in tutte le regioni le assemblee per la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori per il rinnovo del CCNL 2024/2026, come Segreterie Nazionali, prendendo atto del consenso quasi totale, abbiamo comunicato in queste ore alle Associazioni datoriali lo scioglimento della riserva sull’ipotesi di Accordo 9 dicembre 2025, valido per il rinnovo del CCNL unico dei servizi ambientali del 18 maggio 2022.

L’importante risultato, che ci ha consegnato il primo rinnovo del CCNL unico di settore, assolutamente necessario anche per respingere definitivamente un’idea di settore da edificare sui bassi salari e sul “dumping” contrattuale, è stato raggiunto con una forte mobilitazione della categoria, incentrata su linee e obiettivi unitariamente condivisi.

Questo risultato ci consente, in considerazione del crescente sviluppo delle attività legate all’economia circolare, di avere un CCNL ancora più forte, fondamentale per affrontare le trasformazioni in atto nel settore e il definitivo sviluppo industriale e dimensionale delle imprese.

Avremo una ulteriore fase del rinnovo contrattuale, su delle linee già condivise nelle assemblee, necessaria ad implementare la classificazione del personale sulle nuove figure professionali, per migliorare la normativa contrattuale dei lavoratori degli impianti, per implementare le tutele su salute e sicurezza e per definire un nuovo perimetro contrattuale con un nuovo campo di applicazione che ricomprenda tutte le attività della filiera legate al riciclo e, più in generale, all’economia circolare.

In sintesi, l’evoluzione contrattuale in due fasi ci permetterà di raggiungere l’obiettivo di tutelare al meglio le retribuzioni, di sostenere la buona occupazione e una giusta retribuzione, di rafforzare le tutele e i diritti nei luoghi di lavoro e di allargare il perimetro dei lavoratori coinvolti nel settore.

Riconoscere ai 110.000 lavoratori del settore, protagonisti nel garantire quotidianamente un servizio essenziale, un rinnovo contrattuale adeguato alle loro attese e ai loro bisogni non può non essere motivo di soddisfazione e di ulteriore stimolo per continuare nell’azione sindacale finalizzata alla qualità del lavoro e alle maggiori tutele delle lavoratrici e dei lavoratori.


giustizia precari

Stabilizzati 9000 precari della giustizia. Non ci fermiamo!

Il Ministero della Giustizia ha individuato, nei propri piani assunzionali, risorse aggiuntive rispetto a quelle stanziate dalla legge di bilancio 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti con il PNRR, su un totale di 11.211 attualmente in servizio. È un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria che, come lavoratrici e lavoratori insieme alla FP CGIL, abbiamo costruito e portato avanti negli ultimi quattro anni e che ha visto un passaggio significativo proprio nella giornata di sabato 31, davanti alle Corti d’Appello.

Non ci siamo arresi quando i contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutte e tutti fino a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci veniva detto che le stabilizzazioni sarebbero state 3.000 e non una di più. Non lo abbiamo fatto nemmeno quando, nei corridoi dell’amministrazione, si parlava di un tetto massimo di 6.000. Oggi mancano poco meno di 2.000 persone all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni fino a raggiungere l’obiettivo che da sempre ci siamo posti: la stabilizzazione di tutte e tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo Convergenza per le regioni del Sud, e la strutturazione a regime del modello dell’Ufficio per il Processo, su cui da via Arenula non arrivano ancora certezze.

In questa direzione abbiamo presentato emendamenti al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera dei Deputati e sostenuti da diversi parlamentari. La mobilitazione di queste settimane non si esaurisce qui: non ci fermeremo finché non otterremo risposte concrete per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e finché non sarà affermata un’altra idea di giustizia, fondata su diritti, stabilità e valorizzazione del lavoro pubblico.


assunzioni straordinarie

Servizi pubblici a rischio collasso: FP CGIL chiede un Piano straordinario con 1.250.000 assunzioni

Senza un intervento immediato sul personale della Pubblica amministrazione, i servizi pubblici italiani rischiano un progressivo collasso. È l’allarme che lanciamo come FP CGIL, chiedendo al Governo e al Parlamento un Piano straordinario per l’occupazione pubblica da 1.250.000 assunzioni, indispensabile per far fronte ai pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni e per rafforzare settori già oggi in forte sofferenza.

Abbiamo ribadito questa richiesta attraverso il nostro segretario generale, Federico Bozzanca, nel corso del presidio “Non c’è più tempo”, promosso dalla FP CGIL in piazza Vidoni a Roma. Un’iniziativa con cui abbiamo voluto riportare al centro del dibattito politico una questione strutturale: la tenuta delle amministrazioni pubbliche e la qualità dei servizi garantiti a cittadine e cittadini.

I numeri che denunciamo sono chiari. Nella Pubblica amministrazione operano oggi circa 88.720 lavoratrici e lavoratori con forme di lavoro flessibile: 11.180 nelle funzioni centrali, 35.780 nelle funzioni locali e 41.760 nella sanità. Parliamo del 6,2% del personale a tempo indeterminato complessivo, persone che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale e strategico per il funzionamento dello Stato, degli enti locali e del servizio sanitario.

Per noi la stabilizzazione di queste lavoratrici e di questi lavoratori non è più rinviabile. A questo si affianca la necessità di prorogare e scorrere le graduatorie pubbliche, di ripristinare quelle recentemente scadute e di superare l’attuale limite normativo che consente l’assunzione di appena il 20% degli idonei. Una soglia che consideriamo del tutto inadeguata rispetto ai reali fabbisogni delle amministrazioni.

In occasione della discussione parlamentare per la conversione in legge del decreto Milleproroghe, abbiamo presentato specifici emendamenti a tutti i gruppi parlamentari. Le nostre proposte puntano a finanziare un Piano straordinario per l’occupazione pubblica, garantire la proroga dei contratti a tempo determinato dei precari di tutta la PA, sostenere le procedure di stabilizzazione, prorogare la validità delle graduatorie in scadenza e ripristinare quelle appena scadute, oltre a finanziare lo scorrimento delle graduatorie per nuove assunzioni.

Senza nuove assunzioni il rischio è quello di una vera e propria desertificazione delle amministrazioni, con effetti diretti sulla sanità, sugli enti locali, sui servizi sociali e su tutte le funzioni essenziali che lo Stato deve garantire. Una prospettiva che renderebbe sempre più difficile rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità, compromettendo il principio di universalità dei servizi pubblici.

Al presidio di piazza Vidoni hanno partecipato anche le parlamentari e i parlamentari Rachele Scarpa e Andrea Casu. Il nostro messaggio è netto: non c’è più tempo. Servono scelte strutturali e immediate per rilanciare l’occupazione pubblica, tutelare il lavoro e garantire servizi pubblici di qualità per tutte e tutti.


ferrara sanità

Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa

Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.

Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.

Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.

L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.

Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.

Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.


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