Servizio veterinario Ausl Reggio Emilia: no al trasferimento a Correggio, penalizzato il Distretto di Guastalla

La decisione dell’Ausl di Reggio Emilia di trasferire il Servizio veterinario da Guastalla a Correggio è una scelta che riteniamo illogica e dannosa per il territorio. Come FP CGIL Emilia-Romagna, insieme a Fvm e Cisl Medici, esprimiamo una netta contrarietà a un progetto di riorganizzazione che rischia di compromettere l’operatività di un servizio strategico per l’economia locale e per la sicurezza alimentare.

Una riorganizzazione che penalizza il territorio più operativo

I dati parlano chiaro. Nel Distretto di Guastalla si concentra il 72% degli allevamenti bovini e il 66% di quelli suini, mentre nel Distretto di Correggio si registrano percentuali decisamente inferiori (28% bovini e 34% suini). Nonostante questo, l’Azienda sanitaria intende accentrare il servizio a Correggio, lasciando a Guastalla soltanto due unità veterinarie.

Si tratta di una riduzione del 70% dei veterinari ufficiali operanti nel Distretto di Guastalla, un territorio che, per volume di attività e ampiezza geografica, risulta ben più impegnativo rispetto a Correggio. Una scelta che appare in evidente contraddizione con criteri di efficienza, prossimità e razionalizzazione dei servizi.

Più costi, meno efficienza e tempi di lavoro compromessi

Il progetto Ausl prevede che i veterinari che oggi operano a Guastalla debbano prendere servizio e timbrare a Correggio, per poi spostarsi quotidianamente verso il territorio guastallese. Questo comporterebbe un aumento significativo dei tempi morti di trasferimento, con un inevitabile incremento dei costi e una riduzione dell’efficacia operativa.

Non è pensabile che un professionista possa mantenere l’attuale carico di lavoro a fronte di un’organizzazione che moltiplica gli spostamenti e riduce la presenza stabile sul territorio. Il rischio concreto è un calo dell’efficienza e una diminuzione dei servizi erogati, con ricadute dirette sulle aziende zootecniche e sull’intera filiera agroalimentare.

Le motivazioni dell’Ausl e la richiesta dei sindacati

Secondo quanto comunicato dall’Azienda sanitaria, la scelta sarebbe legata alla prossima scadenza del contratto di affitto dell’immobile di Guastalla che ospita attualmente il servizio. L’Ausl avrebbe quindi optato per concentrare i professionisti nella struttura di proprietà a Correggio.

Come organizzazioni sindacali abbiamo già presentato un documento di contestazione formale, chiedendo di rivedere completamente la proposta. La nostra posizione è chiara: occorre garantire una nuova sede del Servizio veterinario nel Distretto di Guastalla, dotata di timbratori per tutti i professionisti, sei postazioni di lavoro complete e sei autovetture di servizio, in linea con il reale fabbisogno operativo.

Serve confronto preventivo, non decisioni calate dall’alto

Accogliamo con favore la disponibilità dell’Ausl ad aprire un confronto nelle prossime settimane, ma riteniamo che il metodo seguito finora sia stato sbagliato. Una riorganizzazione di tale impatto avrebbe richiesto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, anziché una comunicazione a decisione già assunta.

Continueremo a sollecitare l’intervento anche dei sindaci dei Comuni afferenti alla rete veterinaria guastallese, affinché venga tutelato un servizio pubblico essenziale per il territorio, per la salute animale e per la sicurezza alimentare.


Polizia locale, turni notturni: c'è l'accordo solo con la FP CGIL Parma

Il segretario generale Ruggero Maria Manzotti: “Questo avvio non è un punto di arrivo ma un punto di partenza”

La firma del progetto riguardante l’attivazione del turno notturno per la Polizia Locale segna un passaggio importante per quanto riguarda la gestione del personale e il corpo di Polizia Locale.
L’accordo non è solo un mero cambiamento orario ma rappresenta una risposta alla necessità di presenza da parte del Corpo nelle ore notturne; è un tassello fondamentale rispetto ad una riorganizzazione generale della Polizia Locale di Parma, cosa che la FP CGIL Parma richiede da tempo.
Gli elementi significativi che hanno costruito e che caratterizzano l’inizio di questo percorso presenti nell’accordo sono i seguenti:
– interventi e gestione dei sinistri stradali nelle ore notturne
– la continuità operativa del corpo h24
– il conseguente rafforzamento del presidio urbano da parte delle Forze di Polizia, sgravate dall’incombenza dei rilievi dei sinistri stradali, peculiare attività della Polizia Locale di Parma, riconosciuta per la sua professionalità.
– le notti saranno coperte da 3 agenti e un funzionario dal lunedì al giovedì e da 4 agenti e un funzionario dal venerdì alla domenica per la gestione dei sinistri stradali e per il presidio della centrale operativa.
Il progetto sarà partecipato da tutto il corpo in via principale su base volontaria; l’accordo prevede una “svolta epocale” per il Comune di Parma e per il suo Corpo di Polizia Locale, in quanto per la prima volta si prevede in un accordo scritto, una particolare e progressiva tutela per il personale più anziano, a partire già dal cinquantacinquesimo anno di età, volta alla tutela della loro condizione psicofisica e prodromica ad una progressiva esenzione di detto personale dalle attività previste nel documento.
“Questo avvio non è un punto di arrivo ma un punto di partenza” dichiara il Segretario Generale della FP CGIL Parma, Ruggero Maria Manzotti, “si tratta di un primo tassello verso la riorganizzazione generale del Corpo che necessariamente dovrà tenere in considerazione dell’importante cambiamento avviato”. Manzotti ricorda che “le procedure concorsuali per l’assunzione di agenti ed ufficiali, che l’amministrazione vuole intraprendere nel 2026, saranno fondamentali per dare continuità di servizio e per non rimodulare troppo le attività diurne ma a queste dovrà seguire un investimento nella formazione degli operatori, oltre che un investimento in strumentazioni fondamentali per affrontare situazioni complesse”.


ferrara

Comune di Ferrara: prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori

Sindacati e RSU chiedono la convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione un dialogo costruttivo non solo è possibile ma necessario

Prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara.

Le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, SULPL e la RSU Aziendale ribadiscono con forza la necessità di una convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione, per affrontare una serie di temi che, nonostante gli impegni assunti, risultano ancora oggi privi di risposte operative e soluzioni concrete.

Il tavolo di conciliazione svoltosi in Prefettura dello scorso dicembre 2025 si è svolto in un clima di apertura e disponibilità, ma non ha prodotto esiti risolutivi sulle questioni centrali che da tempo incidono negativamente sulle condizioni di lavoro del personale comunale.

A distanza di settimane, permane infatti l’assenza di atti, decisioni e misure organizzative da parte dell’Amministrazione ed a fronte della quale le OO. SS. e la RSU Aziendale ha chiesto ufficialmente una convocazione urgente per sbloccare la situazione.

Tra le priorità non più rinviabili vi è l’istituzione del tavolo tecnico per l’aggiornamento del Regolamento dei buoni pasto, come dichiarato dalla parte pubblica in sede prefettizia, oltre alla necessità di acquisire dati certi e trasparenti sull’organizzazione dell’orario di lavoro e sui rientri pomeridiani.

Accanto a questo, rimangono aperti numerosi nodi fondamentali che richiedono un confronto strutturato con tempi certi e responsabile, tra cui:

  • Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) per valorizzare la qualità del lavoro;
  • definizione e applicazione del Regolamento sul lavoro agile per modernizzare la macchina amministrativa come più volte celebrato dalla stessa Amministrazione comunale;
  • percorso certo e condiviso per la stabilizzazione del personale educativo precario;
  • piena applicazione dell’art. 13 del CCNL Funzioni Locali 2019–2021 per riconoscere pienamente le competenze acquisite;
  • costruzione di un accordo stralcio sul welfare aziendale.

Le Organizzazioni Sindacali e la RSU sottolineano che la richiesta di convocazione dei tavoli non risponde a logiche pretestuose o conflittuali, ma alla volontà di riprendere e consolidare relazioni sindacali efficaci, trasparenti e rispettose, fondate sulla responsabilità istituzionale.

L’obiettivo è uno solo: superare l’attuale stato di agitazione attraverso soluzioni condivise, nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara e, conseguentemente, della qualità dei servizi resi alla cittadinanza.

In assenza di riscontri concreti e tempestivi, lo stato di agitazione continuerà, con tutte le iniziative sindacali che si renderanno necessarie.


Il rinnovo del CCNL unico dei Servizi Ambientali è ufficialmente in vigore: accordo approvato con oltre il 92% di Sì

Nella giornata di martedì 3 febbraio 2026 è stata sciolta la riserva sull’ipotesi di Accordo di Settore 9 dicembre 2025.

Il rinnovo del CCNL unico dei Servizi Ambientali è ufficialmente in vigore.

Accordo approvato con oltre il 92% di Sì.

Dopo aver completato in tutte le regioni le assemblee per la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori per il rinnovo del CCNL 2024/2026, come Segreterie Nazionali, prendendo atto del consenso quasi totale, abbiamo comunicato in queste ore alle Associazioni datoriali lo scioglimento della riserva sull’ipotesi di Accordo 9 dicembre 2025, valido per il rinnovo del CCNL unico dei servizi ambientali del 18 maggio 2022.

L’importante risultato, che ci ha consegnato il primo rinnovo del CCNL unico di settore, assolutamente necessario anche per respingere definitivamente un’idea di settore da edificare sui bassi salari e sul “dumping” contrattuale, è stato raggiunto con una forte mobilitazione della categoria, incentrata su linee e obiettivi unitariamente condivisi.

Questo risultato ci consente, in considerazione del crescente sviluppo delle attività legate all’economia circolare, di avere un CCNL ancora più forte, fondamentale per affrontare le trasformazioni in atto nel settore e il definitivo sviluppo industriale e dimensionale delle imprese.

Avremo una ulteriore fase del rinnovo contrattuale, su delle linee già condivise nelle assemblee, necessaria ad implementare la classificazione del personale sulle nuove figure professionali, per migliorare la normativa contrattuale dei lavoratori degli impianti, per implementare le tutele su salute e sicurezza e per definire un nuovo perimetro contrattuale con un nuovo campo di applicazione che ricomprenda tutte le attività della filiera legate al riciclo e, più in generale, all’economia circolare.

In sintesi, l’evoluzione contrattuale in due fasi ci permetterà di raggiungere l’obiettivo di tutelare al meglio le retribuzioni, di sostenere la buona occupazione e una giusta retribuzione, di rafforzare le tutele e i diritti nei luoghi di lavoro e di allargare il perimetro dei lavoratori coinvolti nel settore.

Riconoscere ai 110.000 lavoratori del settore, protagonisti nel garantire quotidianamente un servizio essenziale, un rinnovo contrattuale adeguato alle loro attese e ai loro bisogni non può non essere motivo di soddisfazione e di ulteriore stimolo per continuare nell’azione sindacale finalizzata alla qualità del lavoro e alle maggiori tutele delle lavoratrici e dei lavoratori.


giustizia precari

Stabilizzati 9000 precari della giustizia. Non ci fermiamo!

Il Ministero della Giustizia ha individuato, nei propri piani assunzionali, risorse aggiuntive rispetto a quelle stanziate dalla legge di bilancio 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti con il PNRR, su un totale di 11.211 attualmente in servizio. È un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria che, come lavoratrici e lavoratori insieme alla FP CGIL, abbiamo costruito e portato avanti negli ultimi quattro anni e che ha visto un passaggio significativo proprio nella giornata di sabato 31, davanti alle Corti d’Appello.

Non ci siamo arresi quando i contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutte e tutti fino a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci veniva detto che le stabilizzazioni sarebbero state 3.000 e non una di più. Non lo abbiamo fatto nemmeno quando, nei corridoi dell’amministrazione, si parlava di un tetto massimo di 6.000. Oggi mancano poco meno di 2.000 persone all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni fino a raggiungere l’obiettivo che da sempre ci siamo posti: la stabilizzazione di tutte e tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo Convergenza per le regioni del Sud, e la strutturazione a regime del modello dell’Ufficio per il Processo, su cui da via Arenula non arrivano ancora certezze.

In questa direzione abbiamo presentato emendamenti al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera dei Deputati e sostenuti da diversi parlamentari. La mobilitazione di queste settimane non si esaurisce qui: non ci fermeremo finché non otterremo risposte concrete per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e finché non sarà affermata un’altra idea di giustizia, fondata su diritti, stabilità e valorizzazione del lavoro pubblico.


assunzioni straordinarie

Servizi pubblici a rischio collasso: FP CGIL chiede un Piano straordinario con 1.250.000 assunzioni

Senza un intervento immediato sul personale della Pubblica amministrazione, i servizi pubblici italiani rischiano un progressivo collasso. È l’allarme che lanciamo come FP CGIL, chiedendo al Governo e al Parlamento un Piano straordinario per l’occupazione pubblica da 1.250.000 assunzioni, indispensabile per far fronte ai pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni e per rafforzare settori già oggi in forte sofferenza.

Abbiamo ribadito questa richiesta attraverso il nostro segretario generale, Federico Bozzanca, nel corso del presidio “Non c’è più tempo”, promosso dalla FP CGIL in piazza Vidoni a Roma. Un’iniziativa con cui abbiamo voluto riportare al centro del dibattito politico una questione strutturale: la tenuta delle amministrazioni pubbliche e la qualità dei servizi garantiti a cittadine e cittadini.

I numeri che denunciamo sono chiari. Nella Pubblica amministrazione operano oggi circa 88.720 lavoratrici e lavoratori con forme di lavoro flessibile: 11.180 nelle funzioni centrali, 35.780 nelle funzioni locali e 41.760 nella sanità. Parliamo del 6,2% del personale a tempo indeterminato complessivo, persone che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale e strategico per il funzionamento dello Stato, degli enti locali e del servizio sanitario.

Per noi la stabilizzazione di queste lavoratrici e di questi lavoratori non è più rinviabile. A questo si affianca la necessità di prorogare e scorrere le graduatorie pubbliche, di ripristinare quelle recentemente scadute e di superare l’attuale limite normativo che consente l’assunzione di appena il 20% degli idonei. Una soglia che consideriamo del tutto inadeguata rispetto ai reali fabbisogni delle amministrazioni.

In occasione della discussione parlamentare per la conversione in legge del decreto Milleproroghe, abbiamo presentato specifici emendamenti a tutti i gruppi parlamentari. Le nostre proposte puntano a finanziare un Piano straordinario per l’occupazione pubblica, garantire la proroga dei contratti a tempo determinato dei precari di tutta la PA, sostenere le procedure di stabilizzazione, prorogare la validità delle graduatorie in scadenza e ripristinare quelle appena scadute, oltre a finanziare lo scorrimento delle graduatorie per nuove assunzioni.

Senza nuove assunzioni il rischio è quello di una vera e propria desertificazione delle amministrazioni, con effetti diretti sulla sanità, sugli enti locali, sui servizi sociali e su tutte le funzioni essenziali che lo Stato deve garantire. Una prospettiva che renderebbe sempre più difficile rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità, compromettendo il principio di universalità dei servizi pubblici.

Al presidio di piazza Vidoni hanno partecipato anche le parlamentari e i parlamentari Rachele Scarpa e Andrea Casu. Il nostro messaggio è netto: non c’è più tempo. Servono scelte strutturali e immediate per rilanciare l’occupazione pubblica, tutelare il lavoro e garantire servizi pubblici di qualità per tutte e tutti.


ferrara sanità

Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa

Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.

Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.

Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.

L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.

Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.

Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.


vigili del fuoco bologna

Stato di agitazione dei Vigili del Fuoco di Bologna: la FP CGIL denuncia carenze di personale e mezzi

La FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha proclamato lo stato di agitazione provinciale a fronte di una situazione che, da tempo, presenta criticità gravi e strutturali all’interno del Comando provinciale. La decisione arriva dopo numerosi solleciti rimasti senza risposta e nasce dall’urgenza di tutelare la sicurezza degli operatori e la qualità del servizio di soccorso garantito alla cittadinanza.

Il nodo principale riguarda una carenza di personale ormai insostenibile. I dati segnalati dal sindacato parlano di una scopertura che raggiunge il 39% nel Ruolo Qualificati e il 17% nel ruolo Vigile. Percentuali che incidono direttamente sull’organizzazione dei turni, sull’aumento dei carichi di lavoro e sull’esposizione a rischi sempre maggiori per chi opera quotidianamente in prima linea nelle emergenze.

A questo si aggiunge una condizione critica del parco mezzi. Automezzi obsoleti, spesso non adeguati alle esigenze operative attuali, e una dotazione insufficiente rendono sempre più complesso assicurare interventi rapidi ed efficaci. Una situazione che, secondo la FP CGIL, non può più essere considerata ordinaria amministrazione, ma rappresenta un problema strutturale che richiede interventi immediati e programmati.

L’organizzazione sindacale evidenzia inoltre una serie di questioni organizzative rimaste irrisolte. Tra queste, la necessità di garantire un corretto passaggio di consegne ai referenti dell’autorimessa, l’attivazione di un serio progetto di decontaminazione a tutela della salute del personale e l’informatizzazione dei processi amministrativi e contabili, strumenti ormai indispensabili per una gestione moderna ed efficiente del Comando. Richieste che, ad oggi, non hanno trovato risposte concrete.

Particolarmente critica anche la recente perdita dello status di “sede disagiata” per il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Vergato, avvenuta senza che siano state individuate soluzioni compensative o misure alternative in grado di tenere conto delle reali condizioni operative del territorio.

A peggiorare il quadro, secondo la FP CGIL, contribuiscono alcune decisioni assunte unilateralmente dall’amministrazione, come il possibile trasferimento della sede Dante Zini di Zola Predosa e la gestione delle ferie in periodo di maternità. Scelte adottate senza un adeguato confronto con le organizzazioni sindacali, in violazione delle prerogative sindacali e delle corrette relazioni industriali.

Per tutte queste ragioni, la FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha formalmente richiesto l’attivazione della procedura di raffreddamento prevista dalla legge 146/90. L’obiettivo è aprire uno spazio di confronto serio e costruttivo con le istituzioni competenti, finalizzato a individuare soluzioni concrete alle criticità denunciate e a ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure.

Il sindacato attende ora un riscontro tempestivo, ribadendo che la tutela della sicurezza dei lavoratori e la qualità del servizio pubblico di soccorso non possono più essere rinviate.



vigili del fuoco reggio

16 gennaio sciopero dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia: carenze di personale, mezzi obsoleti e il caso Castelnovo ne’ Monti

La FP CGIL Emilia-Romagna ha proclamato uno sciopero dei Vigili del Fuoco della provincia di Reggio Emilia per venerdì 16 gennaio, dalle ore 16 alle ore 20. Una mobilitazione che coinvolge tutto il personale e che nasce da criticità strutturali ormai non più sostenibili: una grave carenza di personale, mezzi di soccorso sempre più vecchi e inadeguati e la revoca dello status di “sede disagiata” al distaccamento di Castelnovo ne’ Monti, con il conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio di soccorso in montagna.

Secondo la FP CGIL, queste problematiche non incidono solo sull’organizzazione del lavoro dei Vigili del Fuoco, ma mettono direttamente a rischio la sicurezza dei cittadini e l’incolumità degli operatori impegnati quotidianamente negli interventi di emergenza.

Castelnovo ne’ Monti: la revoca dello status di sede disagiata peggiora il soccorso in montagna

Uno dei nodi centrali della mobilitazione riguarda il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti. La recente revoca dello status di “sede disagiata”, accompagnata dal cambio dell’orario di lavoro, ha determinato un forte peggioramento delle condizioni operative.

In particolare, la decisione ha spinto molti Vigili del Fuoco non residenti in montagna a chiedere il trasferimento verso altre sedi, causando la perdita di un patrimonio di esperienza fondamentale. Il soccorso in territori montani e impervi richiede infatti competenze che si costruiscono nel tempo: guidare mezzi pesanti su strade innevate, intervenire nei boschi, operare in condizioni di neve o ghiaccio non è qualcosa che si può apprendere con corsi di formazione di poche settimane.

I dati parlano chiaro. Con lo status di sede disagiata, nel distaccamento di Castelnovo ne’ Monti il 72% del personale era stabile, quindi con maggiore esperienza, mentre solo il 28% era soggetto a mobilità. Dopo la revoca, la situazione si è ribaltata: oggi solo il 41% dei Vigili del Fuoco è stabile, mentre il 59% è soggetto a mobilità.

Ancora più allarmante è il dato relativo ai Capi Squadra, figure chiave perché dirigono gli interventi e hanno la responsabilità del soccorso: solo il 13% è stabile, mentre l’87% è soggetto a mobilità. Una condizione che, secondo il sindacato, mette seriamente a rischio l’efficacia e la tempestività degli interventi in un territorio già complesso come quello montano.

Carenza di personale al Comando di Reggio Emilia

Alla questione organizzativa si aggiunge una grave carenza di organico. L’organico teorico del Comando dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia prevede 71 Vigili del Fuoco qualificati, cioè responsabili delle squadre di soccorso, e 148 Vigili del Fuoco operativi.

Ad oggi, però, risultano assegnati solo 54 qualificati e 127 operativi. A questi numeri vanno sottratti ulteriori lavoratori che, pur risultando formalmente in carico al Comando, prestano servizio altrove o usufruiscono di istituti previsti dalla legge, come la legge 104, i ricongiungimenti familiari o l’assistenza ai figli minori.

La presenza reale è quindi di 47 Vigili del Fuoco qualificati e 123 operativi. Questo si traduce in una carenza effettiva del 34% tra il personale qualificato e del 17% tra quello operativo. Una situazione che rende sempre più difficile garantire turni adeguati, squadre complete e un servizio di soccorso all’altezza delle necessità del territorio.

Mezzi di soccorso vecchi e spesso fuori servizio

A completare il quadro critico c’è lo stato dei mezzi di soccorso. L’età media delle Auto Pompe Serbatoio, mezzi fondamentali per gli interventi, è di 14 anni. Le APS più performanti in dotazione – un Iveco Stralis e due Mercedes Actros – nel 2026 raggiungeranno rispettivamente i 20, 19 e 18 anni di servizio.

Ancora più preoccupante è la situazione dell’autoscala della sede centrale di Reggio Emilia. Si tratta dell’unico mezzo disponibile e, quando non è fermo per riparazioni sempre più frequenti, garantisce interventi fondamentali per il soccorso in altezza, in particolare durante gli incendi di tetto tipici del periodo invernale. Nel 2026 l’autoscala compirà 30 anni.

Anche l’unica autogru in dotazione al Comando diventerà maggiorenne nel 2026 ed è spesso fuori servizio per guasti e manutenzioni. Per la FP CGIL si tratta di una situazione non più tollerabile, che limita gravemente la capacità di intervento dei Vigili del Fuoco.

Le richieste della FP CGIL Emilia-Romagna

Pur riconoscendo al Comandante provinciale, ingegner Antonio Annecchini, di aver sempre segnalato puntualmente queste criticità ai livelli superiori, la FP CGIL Emilia-Romagna ritiene indispensabile dare massima visibilità a problemi che mettono in difficoltà il soccorso e aumentano i rischi per chi opera ogni giorno in emergenza.

Per questo il sindacato chiede:

  • il ripristino, nel più breve tempo possibile, dell’orario di lavoro differenziato nella sede dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti;

  • l’inserimento definitivo del distaccamento di Castelnovo ne’ Monti nell’elenco dei “distaccamenti disagiati” attualmente in discussione a livello ministeriale;

  • un aumento concreto del numero di Vigili del Fuoco qualificati effettivamente in servizio al Comando di Reggio Emilia;

  • l’assegnazione urgente di una nuova autoscala, una nuova autogru e di Auto Pompe Serbatoio più moderne ed efficienti.

Lo sciopero del 16 gennaio rappresenta quindi una richiesta forte e chiara di attenzione e interventi strutturali, per garantire sicurezza ai cittadini e condizioni di lavoro dignitose ai Vigili del Fuoco.


Procura di Reggio Emilia, tutelata la tempestiva erogazione del fondo risorse decentrate

“Rivendichiamo la legittimità dell’accordo di sede per la ripartizione del Fondo Risorse Decentrate. Un fondo nazionale da ripartire a livello decentrato destinato a riconoscere ai dipendenti della Procura della Repubblica di Reggio Emilia le risorse economiche spettanti per l’attività lavorativa svolta nel corso del 2023, tuttora in attesa di distribuzione”.
Lo scrivono in una nota i componenti della Rsu della Fp Cgil della Procura della Repubblica di Reggio Emilia dopo che la sentenza del Giudice del lavoro ha confermato la legittimità dell’atto amministrativo e dell’accordo di sede raggiunto  lo scorso 12 novembre e contro l’applicazione del quale il sindacato Unsa aveva presentato ricorso.

“L’accordo è stato sottoscritto nel rispetto della normativa vigente e delle prerogative delle Parti firmatarie, con l’obiettivo di garantire la corretta e tempestiva valorizzazione del lavoro svolto dal personale – aggiungono le Rsu – e come ribadito dal Giudice del lavoro, la scelta di alcune Organizzazioni sindacali di non partecipare al confronto è da imputarsi  ad un comportamento volontario delle stesse che non può mettere in discussione la validità dell’accordo sottoscritto”.

“Pensiamo inoltre che la condotta dell’Organizzazione Sindacale che ha promosso il ricorso, la Unsa, ha trascurato le esigenze del personale, mettendo a repentaglio la tempestiva erogazione delle risorse economiche spettanti – spiega il sindacato –  Il mancato raggiungimento dell’accordo, infatti, non avrebbe consentito di percepire il beneficio accessorio in tempi brevi e avrebbe comportato, quale conseguenza diretta, la restituzione delle somme già assegnate, con la conseguente necessità di attendere ulteriori cinque/sei mesi per il rinnovo del finanziamento. Tale iniziativa di puro ostruzionismo ha anteposto lo scontro ideologico agli interessi concreti del personale che la stessa Organizzazione dovrebbe tutelare”.

Le Rsu infine ringraziano la Parte Pubblica “per aver agito con correttezza istituzionale e senso di responsabilità, convocando tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative a livello nazionale e di sede, valorizzando il pluralismo sindacale e l’effettiva rappresentatività quale criterio di accesso delle Organizzazioni dei lavoratori alla tutela dei loro diritti nell’ambito delle trattative contrattuali”.


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