Smart working al Comune di Ravenna: il lavoro agile è organizzazione, non concessione

La FP CGIL Emilia-Romagna sostiene la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ravenna che chiedono un’estensione reale del lavoro agile e una revisione dell’attuale organizzazione del lavoro.

La richiesta, portata avanti dalla RSU insieme a FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, è chiara: lo smart working deve essere riconosciuto come una modalità ordinaria e moderna di svolgimento della prestazione lavorativa, non come una concessione straordinaria né, tantomeno, come una forma di assenza.

Per questo, il 28 aprile, le lavoratrici e i lavoratori hanno dato vita a una protesta composta ma determinata, con un presidio silenzioso durante il Consiglio comunale e un’azione di mail bombing indirizzata alla Giunta e al direttore generale.

Al centro della mobilitazione c’è una proposta concreta: passare da 4 a 8 giornate mensili di lavoro agile, pari a due giornate a settimana, ampliando la platea del personale coinvolto e rivedendo le mansioni considerate compatibili con il lavoro da remoto.

In una fase segnata dall’aumento del costo della vita, dei carburanti e dalle difficoltà quotidiane negli spostamenti, il lavoro agile rappresenta anche uno strumento utile per migliorare la qualità della vita, ridurre il traffico urbano e diminuire l’impatto ambientale.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo che le amministrazioni pubbliche debbano investire su modelli organizzativi più avanzati, capaci di coniugare diritti, efficienza dei servizi e benessere lavorativo. Lo smart working non indebolisce il lavoro pubblico: se regolato, contrattato e organizzato correttamente, lo rende più sostenibile e più vicino ai bisogni delle persone.

Serve quindi un cambio di passo. Il Comune di Ravenna apra un confronto vero con le rappresentanze sindacali e dia risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori.


Piano triennale del personale AUSL Romagna, FP CGIL: numeri insufficienti e servizi a rischio

Il Piano triennale del fabbisogno di personale presentato dall’AUSL Romagna alle organizzazioni sindacali e alle RSU non risponde alle reali necessità dei servizi sanitari e amministrativi. Per la FP CGIL Emilia-Romagna i numeri illustrati sono insufficienti e rischiano di aggravare una situazione già critica nei reparti, nei presidi ospedalieri e negli uffici dell’Azienda sanitaria.

Il tema non è soltanto quantitativo. Dietro ogni mancata assunzione ci sono turni più pesanti, riposi saltati, richieste di doppi turni, maggiore stress per lavoratrici e lavoratori e una qualità dell’assistenza che rischia di essere compromessa. La carenza di personale, infatti, non riguarda solo le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute, ma incide direttamente sulla tenuta dei servizi rivolti a cittadine e cittadini.

Secondo quanto emerso durante l’incontro del 22 aprile, la copertura del turnover prevista sarebbe pari al 75% per il personale sanitario, sociosanitario e tecnico, mentre per il personale amministrativo si fermerebbe al 50%. Tradotto in termini concreti, significa che ogni dieci operatori sanitari o sociosanitari che lasciano l’azienda ne verrebbero sostituiti soltanto sette; per il personale amministrativo, invece, appena uno su due.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna questo non può essere considerato un piano di rafforzamento, ma una riduzione del personale dentro un sistema già sottoposto a forti pressioni. In molti reparti di degenza la carenza di organico è strutturale e rende sempre più difficile garantire continuità assistenziale, sicurezza delle cure e sostenibilità dei carichi di lavoro.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’avvicinarsi del periodo estivo. Anche quest’anno, il reclutamento necessario a garantire ferie, sostituzioni e continuità dei servizi appare largamente insufficiente e avviato in ritardo. Considerando i tempi necessari per selezionare, inserire e affiancare il personale neoassunto, il rischio è che l’impatto si scarichi ancora una volta sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla qualità dei servizi.

Serve quindi un cambio di rotta immediato. La sanità pubblica non può reggersi sulla disponibilità continua del personale, sui doppi turni, sulla rinuncia ai riposi e sull’emergenza permanente. Occorrono investimenti strutturali, un piano assunzionale realmente adeguato ai bisogni dei servizi e il pieno rispetto delle condizioni di lavoro.

Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo che difendere il personale significa difendere il diritto alla salute. Senza organici adeguati, la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e la tenuta del sistema sanitario pubblico rischiano di essere messe seriamente in discussione.


Giustizia al collasso a Ravenna: presidio FP CGIL il 23 aprile al Tribunale

La giustizia non può reggere su organici svuotati, precarietà e carichi di lavoro sempre più pesanti. Per questo la FP CGIL Emilia-Romagna rilancia la mobilitazione promossa a Ravenna e chiama lavoratrici, lavoratori e cittadinanza al presidio di giovedì 23 aprile 2026, dalle 11.30 alle 13.00, nel parcheggio del Tribunale di Ravenna.

Al centro della protesta c’è una situazione che viene denunciata come non più sostenibile. Il sistema giustizia sta pagando il prezzo di una crisi strutturale che ricade sia su chi lavora negli uffici giudiziari sia su chi ogni giorno ha bisogno di un servizio efficiente, accessibile e giusto.

Le ragioni della mobilitazione

La parola d’ordine scelta per il presidio è netta: “Giustizia al collasso”. Una formula che sintetizza una condizione fatta di criticità ormai evidenti. Tra i punti principali denunciati ci sono la carenza di organico oltre il 50%, la mancata stabilizzazione del personale precario legato al PNRR, il rischio di chiusura di uffici e aule e il conseguente allungamento dei tempi dei procedimenti.

Si tratta di problemi che non riguardano soltanto l’organizzazione interna del lavoro, ma che hanno effetti diretti sulla qualità del servizio pubblico. Quando mancano addetti e addette, quando il precariato non viene superato e quando gli uffici non hanno risorse adeguate, a rallentare è l’intera macchina della giustizia. A farne le spese sono dunque le lavoratrici, i lavoratori e l’insieme delle cittadine e dei cittadini.

Una vertenza che riguarda tutto il territorio

La mobilitazione di Ravenna richiama una questione più ampia, che riguarda la tenuta del sistema giudiziario e il diritto delle persone ad avere risposte in tempi certi. Difendere il lavoro negli uffici della giustizia significa infatti difendere anche un presidio democratico fondamentale, che deve restare realmente fruibile e funzionante.

La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea che non è più rinviabile un intervento concreto capace di rafforzare gli organici, valorizzare il personale e dare continuità occupazionale a chi in questi anni ha contribuito al funzionamento degli uffici. Senza scelte chiare, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa.

L’appuntamento del 23 aprile

Il presidio in programma giovedì 23 aprile 2026 vuole quindi portare al centro dell’attenzione pubblica la condizione del Tribunale di Ravenna e, più in generale, la necessità di investire davvero nella giustizia pubblica. L’obiettivo dichiarato è difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e chiedere una giustizia efficiente, accessibile e giusta per tutte e tutti.

L’appuntamento è nel parcheggio del Tribunale, dalle 11.30 alle 13.00. Un momento di mobilitazione e visibilità per ribadire che senza personale, senza stabilità e senza investimenti non può esserci un servizio all’altezza dei bisogni del territorio.


Escluse dal concorso, il Tar dà ragione alle maestre senza laurea: va rifatta la selezione

La vicenda delle undici insegnanti della provincia di Ravenna escluse dal concorso bandito dal Comune di Russi per posti nei nidi d’infanzia riporta al centro un tema che per noi è decisivo: il riconoscimento corretto dei titoli, la tutela delle professionalità educative e il rispetto dei diritti delle lavoratrici. Le candidate erano state escluse perché non in possesso della laurea, ma il Tar ha accolto il ricorso e ora la procedura dovrà essere ripetuta.

Il bando riguardava posti a tempo pieno e indeterminato nell’area dei servizi alla cittadinanza del Comune di Russi, nell’ambito educativo 0-3 anni. La selezione prevedeva, oltre alla laurea, anche la possibilità di accesso con titoli equipollenti, equiparati o comunque riconosciuti dalle norme vigenti e dalle disposizioni regionali dell’Emilia-Romagna. Proprio su questo punto si è aperto il contenzioso: le candidate escluse erano in possesso di diploma conseguito entro i termini temporali che, secondo la normativa regionale richiamata nell’articolo, ne salvaguardano la validità per l’accesso al settore educativo.

La decisione del Tar chiarisce un principio importante: non si possono ignorare titoli che l’ordinamento considera ancora validi. È un passaggio che parla non solo del caso specifico di Russi, ma di una questione più ampia che riguarda l’organizzazione dei servizi educativi pubblici, la certezza delle regole e la necessità di evitare interpretazioni restrittive che finiscono per penalizzare lavoratrici con esperienza, competenze e percorsi formativi riconosciuti.

Centrale il ruolo della Fp Cgil di Ravenna, che ha affiancato le lavoratrici nel ricorso. Lisa Dradi, segretaria generale della categoria, ha definito illegittima l’esclusione e ha sottolineato che questa vittoria non contrappone diplomate e laureate, ma difende dignità, equità e buon senso in un settore delicato come quello educativo, dove servono tutte le professionalità. La sentenza, sempre secondo quanto riportato, impone ora di ripetere la selezione ammettendo anche le educatrici inizialmente escluse.

Dal nostro punto di vista, questa vicenda conferma quanto sia necessario costruire procedure concorsuali corrette, inclusive e rispettose delle norme, capaci di tenere insieme i diritti delle lavoratrici e la qualità dei servizi rivolti a bambine e bambini. Quando questo equilibrio salta, a pagare non sono solo le persone escluse, ma anche la credibilità delle amministrazioni e la tenuta del sistema pubblico. Per questo riteniamo essenziale che su titoli, accesso alle professioni educative e valorizzazione del lavoro ci sia chiarezza, senza zone d’ombra e senza disparità.


educatori

Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, prorogata al 31 marzo 2027 l’iscrizione

Slitta ancora il termine per l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Pedagogiche ed Educative, istituito con la Legge 55/2024. La scadenza è stata infatti nuovamente prorogata al 31 marzo 2027, concedendo più tempo alle professioniste e ai professionisti interessati per completare il percorso di iscrizione.

Si tratta di una novità importante per il settore educativo e pedagogico. La proroga rappresenta un passaggio rilevante in una fase di assestamento che continua a interessare una professione centrale per i servizi educativi, scolastici e socioassistenziali.

Come FP CGIL Emilia-Romagna, riteniamo fondamentale che ogni cambiamento normativo che riguarda il riconoscimento professionale sia accompagnato da informazioni chiare, tempi certi e strumenti adeguati, così da evitare difficoltà o incertezze per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.


Hellwatt Festival a Reggio Emilia

Hellwatt Festival a Reggio Emilia, FP CGIL: “Servono risposte immediate per tutelare lavoratori e servizi pubblici”

La FP CGIL Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per l’organizzazione dell’Hellwatt Festival in programma il prossimo luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la scelta di ospitare un personaggio fortemente controverso come Ye, rispetto alla quale condividiamo quanto già espresso dall’ANPI provinciale, ma soprattutto l’impatto concreto che un evento di queste dimensioni rischia di scaricare su lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici essenziali.

Secondo le stime, l’arrivo di circa centomila persone da fuori città potrebbe mettere sotto pressione in modo straordinario la sanità pubblica e la polizia locale, proprio in un periodo particolarmente delicato come quello estivo, segnato da ferie, organici ridotti e temperature elevate.

Sanità pubblica sotto pressione

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è motivo di forte allarme la situazione del pronto soccorso, già oggi in sofferenza nelle condizioni ordinarie. L’eventuale gestione di un afflusso così imponente di persone, in un mese che si preannuncia molto caldo, rischia di aggravare una situazione già critica.

La tenuta del sistema sanitario territoriale non può essere affidata all’improvvisazione. Servono misure preventive, un’organizzazione chiara e risorse adeguate per evitare che l’evento produca ricadute pesanti sia sui professionisti della sanità sia sull’intera cittadinanza.

Polizia locale e viabilità, il rischio di un carico insostenibile

Le stesse preoccupazioni riguardano la polizia locale, che sarà chiamata a gestire un impegno eccezionale sul piano della sicurezza urbana, della viabilità e dell’assistenza alla mobilità. In una città inevitabilmente esposta a disagi, congestione e criticità organizzative, gli attuali organici non sembrano sufficienti ad assorbire un carico di lavoro di tale portata.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna si prospettano giornate e notti estremamente pesanti per il personale coinvolto, con il rischio che lo sforzo richiesto ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori già sottoposti a forti pressioni quotidiane.

Servono chiarezza, accordi trasparenti e risposte subito

Per questo chiediamo di conoscere in tempi rapidi quali accordi siano stati definiti tra Ausl, Comune e società che gestisce gli eventi della RCF Arena. È necessario fare piena chiarezza anche sugli aspetti economici e organizzativi: quali risorse saranno messe in campo, con quali strumenti e con quale rafforzamento del personale si intende affrontare questo vero e proprio stress test per la comunità reggiana.

Il punto, per la FP CGIL Emilia-Romagna, è semplice: non si può arrivare a ridosso dell’evento rincorrendo l’emergenza. La discussione va aperta adesso, con trasparenza e responsabilità, per tutelare i lavoratori dei servizi pubblici e garantire sicurezza, assistenza e vivibilità alla città.

La posizione della FP CGIL Emilia-Romagna

Ribadiamo la necessità di risposte immediate. Quando eventi di questa portata insistono su un territorio, non possono essere i servizi pubblici e chi ci lavora a pagare il prezzo più alto. La prevenzione organizzativa, il potenziamento degli organici e la chiarezza sugli impegni assunti dagli enti coinvolti sono condizioni indispensabili.

Su questo continueremo a chiedere un confronto serio e tempestivo, perché la tutela del lavoro pubblico e della comunità viene prima di qualsiasi operazione di immagine.


Vittoria NO Referendum

Referendum, la vittoria del No parla al Paese: difesa della Costituzione e domanda di cambiamento

La vittoria del No al referendum sulla giustizia non è soltanto un risultato elettorale. È un passaggio politico e civile che consegna un messaggio netto: nel Paese c’è una domanda forte di democrazia, partecipazione e rispetto dell’equilibrio costituzionale. Come FP CGIL Emilia-Romagna leggiamo questo voto come un segnale chiaro: la Costituzione non si piega agli interessi di parte, si applica e si difende. Maurizio Landini ha parlato dell’inizio di “una nuova primavera”, sottolineando che dal voto emerge una richiesta di cambiamento e di nuove politiche economiche e sociali capaci di rimettere al centro lavoro, diritti e pace.

Il dato politico è ancora più evidente se si guarda alla geografia del voto. Il No ha vinto in 17 regioni e ha prevalso con forza nelle grandi città, da Roma a Napoli, da Milano a Palermo, da Torino a Bari, da Firenze a Bologna. In Emilia-Romagna, inoltre, l’affluenza ha sfiorato il 67% e il No ha superato il dato nazionale, confermando una partecipazione ampia e consapevole. È un risultato che parla di radicamento democratico, di senso civico e di una diffusa volontà di respingere riforme percepite come sbagliate e divisive.

Dentro questa affermazione del No ci sono poi alcuni elementi sociali e politici che meritano attenzione. Il voto del Mezzogiorno ha rappresentato una bocciatura netta delle politiche del governo, fino a essere letto dai dirigenti sindacali della Cgil del Sud come una risposta all’impostazione “antimeridionalista” dell’attuale esecutivo. In Campania, per esempio, la riforma è stata respinta da oltre il 66% dei votanti, mentre a Napoli il No ha toccato punte altissime, fino al 75,5%.

Determinante è stato anche il protagonismo delle nuove generazioni. Secondo le analisi richiamate da Collettiva, l’80% degli under 25 e il 61% degli under 35 si sono espressi per il No. Non solo: tra i 18 e i 28 anni la partecipazione avrebbe raggiunto il 67%, segnalando un ritorno al voto di una parte importante di giovani che nelle ultime consultazioni si era tenuta ai margini. È un dato che smentisce molti luoghi comuni e mostra come, quando in gioco ci sono la qualità della democrazia e l’assetto dei poteri, ragazze e ragazzi sappiano rispondere con lucidità e responsabilità.

Un altro elemento decisivo è stato il voto delle donne. Secondo il report YouTrend richiamato nell’analisi di Collettiva, il 55% delle elettrici che si sono recate alle urne ha scelto il No. Un risultato che si lega a una convinzione profonda: difendere la Costituzione significa difendere anche l’equilibrio tra i poteri e quindi la tenuta concreta dei diritti, comprese le libertà e i percorsi di emancipazione delle donne. Non è un dato laterale, ma uno dei punti che spiegano meglio la portata politica di questa vittoria.

Il quadro cambia invece tra gli italiani all’estero, dove ha prevalso il Sì con il 56,34%, contro il 43,66% del No, su un’affluenza del 28,53% di oltre 5,4 milioni di aventi diritto. Anche questo conferma che il voto referendario va letto in profondità, tenendo insieme territori, composizione sociale e condizioni materiali differenti. Ma il dato generale che arriva dall’Italia resta inequivocabile: la maggioranza di chi ha partecipato ha respinto la riforma.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna, questa vittoria non è un punto di arrivo. È piuttosto un’indicazione di marcia. Il voto ci dice che c’è un Paese che non accetta scorciatoie istituzionali, che chiede ascolto, confronto e giustizia sociale. Dice che la democrazia vive quando le persone tornano a partecipare. Dice che il lavoro, i diritti, il welfare e l’uguaglianza devono tornare al centro dell’agenda pubblica. La vittoria del No, allora, è soprattutto questo: la conferma che esiste un’Italia che vuole difendere la Costituzione e aprire una stagione nuova di partecipazione e cambiamento.


Lavoro agile caro carburanti

Lavoro agile nella PA, servono misure urgenti contro il caro carburanti

La FP CGIL Emilia-Romagna rilancia con forza la richiesta avanzata dalla FP CGIL nazionale al Ministro per la Pubblica Amministrazione, alla Conferenza delle Regioni, a UPI e Anci: servono interventi immediati per favorire il lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni e contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei carburanti sulle lavoratrici e sui lavoratori pubblici.

L’attuale scenario internazionale sta producendo nuovi effetti sui mercati energetici, con ripercussioni dirette sui prezzi e sul costo della vita. In questo quadro, rafforzare il ricorso al lavoro da remoto rappresenta una scelta concreta e utile per ridurre gli spostamenti, alleggerire i costi sostenuti dal personale e limitare le conseguenze economiche di una crisi che rischia di colpire duramente il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna è necessario che tutte le amministrazioni pubbliche adottino rapidamente misure organizzative efficaci, aumentando le giornate di lavoro agile dove possibile e mettendo in campo ulteriori strumenti di tutela salariale. La transizione organizzativa non può gravare ancora una volta su lavoratrici e lavoratori: servono risposte tempestive, responsabilità istituzionale e scelte che mettano al centro la tutela del reddito e della qualità del lavoro pubblico.


Pensioni

Pensioni di vecchiaia, l’INPS riconosce l’errore

La CGIL aveva ragione: sulle pensioni di vecchiaia l’INPS riconosce l’errore e fa marcia indietro. L’interpretazione errata riguardava la revisione delle aliquote di rendimento applicate al calcolo delle pensioni dei dipendenti pubblici iscritti alle gestioni Cpdel, Cps, Cpi e Cpug. La lettura sbagliata aveva portato a liquidare in modo improprio numerose pensioni di vecchiaia, che ora verranno riliquidate.

CGIL e categorie (FP, FLC e SPI) avevano denunciato, già nell’estate 2025, l’errata interpretazione dell’Istituto, evidenziando gli effetti penalizzanti per lavoratrici e lavoratori pubblici. Il messaggio INPS (n. 2491) del 25 agosto 2025, infatti, affermava che, a seguito dell’innalzamento del limite ordinamentale a 67 anni stabilito dalla legge di Bilancio 2025, tutte le pensioni anticipate erogate prima di tale età avrebbero subìto i tagli alle aliquote di rendimento.

L’INPS corre ora quindi ai ripari, riconoscendo di aver erroneamente esteso l’applicazione delle nuove aliquote, prevista per le pensioni anticipate, anche a tipologie di pensione di vecchiaia che non rientravano nel perimetro normativo.

In particolare, erano state coinvolte le pensioni di vecchiaia differita (ossia quelle liquidate al compimento dei 67 anni a ex dipendenti pubblici cessati dal servizio in un momento precedente alla maturazione del diritto) e le pensioni in cumulo nei casi in cui la gestione pubblica non risultava essere l’ultima gestione assicurativa.

Una scelta che ha determinato una riduzione ingiustificata degli assegni pensionistici e che è stata immediatamente contestata dal sindacato, sul piano sia politico sia tecnico, anche grazie al lavoro dei patronati del raggruppamento Cepa, chiamati a gestire i singoli casi di lavoratrici e lavoratori che si sono trovati con pensioni decurtate in assenza di un fondamento legittimo.

L’intervento positivo del ministero del Lavoro ha portato l’INPS a un chiarimento definitivo con il messaggio n. 787 del 5 marzo 2026: le nuove aliquote di rendimento si applicano esclusivamente alle pensioni anticipate e non alle pensioni di vecchiaia. Un passaggio che ristabilisce la corretta applicazione della normativa, confermando la fondatezza delle denunce avanzate dalla CGIL e dalle categorie del lavoro pubblico.

L’INPS dovrà ora procedere al riesame d’ufficio delle pensioni già liquidate con criteri errati, riconoscendo ai pensionati interessati tutte le differenze economiche maturate, comprensive degli interessi legali e della rivalutazione monetaria. Dovranno inoltre essere annullati gli eventuali indebiti e accolti in autotutela i ricorsi pendenti.

Resta aperto, tuttavia, un tema più generale. Le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2024 sulle aliquote di rendimento continuano a presentare rilevanti criticità, anche sotto il profilo della possibile incostituzionalità, oggetto di specifiche iniziative legali già avviate.

In un contesto in cui, nei prossimi anni, saranno circa 700 mila le lavoratrici e i lavoratori pubblici coinvolti nei processi di uscita dal lavoro, diventa ancora più urgente garantire certezza delle regole, correttezza delle applicazioni e piena tutela dei diritti previdenziali.

CGIL, FP, FLC e SPI continueranno a monitorare l’attuazione delle riliquidazioni e a sostenere tutte le azioni necessarie per difendere le pensioni del lavoro pubblico. Prosegue inoltre la vertenza sul TFS/TFR, anche alla luce dell’ordinanza n. 25 della Corte, che richiama il governo a intervenire entro gennaio 2027 per superare un meccanismo che continua a penalizzare lavoratrici e lavoratori pubblici al momento dell’uscita dal lavoro.


Corsi CAA

Comunicazione inclusiva e CAA: un corso online per ridurre le barriere nei contesti assistenziali ed educativi

La comunicazione è una parte essenziale della cura, dell’assistenza e della relazione educativa. Per questo, come FP CGIL Emilia-Romagna, segnaliamo il corso “Comunicazione inclusiva e CAA: strumenti per ridurre le barriere comunicative nei contesti assistenziali ed educativi”, proposto da FP Formazione e Partecipazione in modalità solo online dal 23 marzo al 10 dicembre 2026. Il percorso è accreditato Agenas con numero 480000 e prevede 19 crediti ECM, mentre per il CNOAS l’accreditamento risulta indicato come in fase di definizione.

Si tratta di una proposta formativa rivolta a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie, costruita per approfondire il ruolo della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) nei percorsi di assistenza e nei contesti educativi. La responsabile scientifica e docente del corso è la Dott.ssa Monaco Miriana e la durata complessiva indicata è di 19 ore.

Il cuore del corso sta in un punto molto concreto: quando una persona vive difficoltà comunicative, che siano di natura cognitiva, neurologica, linguistica o legate allo spettro autistico, l’accesso ai servizi rischia di diventare più difficile. Nella pagina di presentazione del corso si sottolinea infatti come l’impiego di supporti visivi, simboli e strumenti strutturati possa rendere le informazioni più chiare, più prevedibili e più rassicuranti, riducendo ansia, incomprensioni e distanza tra operatori e persone assistite.

È un tema che riguarda da vicino il lavoro quotidiano di chi opera nella sanità, nel sociale e nei servizi educativi. Rendere comprensibili le fasi di un esame, di una procedura o di un intervento, così come creare le condizioni perché ogni persona possa esprimere bisogni, paure o segnali di disagio, significa migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare la dignità della relazione di cura. In questa prospettiva, la CAA non è un elemento accessorio, ma uno strumento di equità, accessibilità e qualità professionale.

Dal punto di vista sindacale e professionale, iniziative formative come questa aiutano a costruire ambienti di lavoro più competenti, più inclusivi e più capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Per FP CGIL Emilia-Romagna, investire sulla formazione significa anche sostenere un modello di servizi pubblici e sociosanitari in cui nessuno venga lasciato indietro per una barriera comunicativa. La diffusione di strumenti adeguati può fare la differenza sia nella presa in carico sia nella sicurezza percepita dalle persone assistite e dagli operatori. L’impianto del corso va esattamente in questa direzione.

Sul piano organizzativo, le iscrizioni risultano aperte per tutto il periodo del corso, dal 23 marzo 2026 al 10 dicembre 2026. La partecipazione è gratuita per tutte le persone già iscritte alla CGIL, mentre per i non iscritti è prevista una quota di 80 euro. La pagina del corso indica inoltre che il pagamento per i non iscritti può essere effettuato tramite PayPal o bonifico e che, dopo il versamento, occorre inviare la distinta all’indirizzo di supporto dedicato per essere inseriti nel corso.

Per chi lavora nei servizi sanitari, sociosanitari ed educativi, questo corso rappresenta quindi un’occasione utile per acquisire strumenti immediatamente spendibili nei contesti professionali, migliorare l’efficacia della comunicazione e contribuire a rendere l’assistenza davvero più accessibile. Un investimento formativo che parla di diritti, qualità del lavoro e centralità della persona.


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