L’approvazione definitiva da parte del Senato del Ddl Merito, proposto dal ministro Zangrillo, rappresenta un grave passo indietro per la Pubblica amministrazione e per il riconoscimento della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.
Questo provvedimento non risponde alle reali esigenze del personale pubblico. Al contrario, introduce meccanismi che rischiano di indebolire l’autonomia della Pubblica amministrazione, svuotare il ruolo della contrattazione collettiva e aprire la strada a un controllo sempre più diretto della politica sulla macchina amministrativa.
Il merito non si decide per legge
Uno degli aspetti più preoccupanti del Ddl riguarda l’idea che i “più meritevoli” possano essere individuati per legge, attraverso percentuali predeterminate e meccanismi rigidi di valutazione.
Si tratta di un’impostazione che riporta indietro le lancette dell’orologio a stagioni già superate, nelle quali solo una quota limitata di personale poteva accedere alle valutazioni più alte e, di conseguenza, ai relativi riconoscimenti economici.
Per noi il merito non può essere trasformato in una competizione forzata tra lavoratrici e lavoratori, né può essere ridotto a una graduatoria calata dall’alto. La professionalità del personale pubblico va riconosciuta attraverso strumenti trasparenti, condivisi e contrattati, non con pagelline o percentuali stabilite per legge.
Svuotato il ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione
Il Ddl Merito interviene anche sul ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione, riducendo il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice.
È un passaggio particolarmente grave, perché rischia di spostare il controllo della valutazione sempre più vicino alla politica. In questo modo viene indebolito un presidio di autonomia e imparzialità che dovrebbe invece essere rafforzato.
Una Pubblica amministrazione autorevole ha bisogno di regole chiare, indipendenza, trasparenza e responsabilità. Non ha bisogno di strumenti che possano trasformare la dirigenza pubblica in una semplice esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo.
Progressioni di carriera: serve trasparenza, non opacità
Un altro punto critico riguarda il superamento del concorso a favore di procedure interne che rischiano di risultare opache e farraginose.
La crescita professionale del personale pubblico deve essere garantita attraverso percorsi chiari, imparziali e verificabili. Ogni avanzamento di carriera deve premiare competenze reali, esperienza, formazione e responsabilità assunte sul campo, non la vicinanza al proprio dirigente o la fedeltà a logiche gerarchiche.
Il rischio è che, dietro il richiamo al merito, si costruisca un sistema meno trasparente, nel quale le lavoratrici e i lavoratori vedano mortificate le proprie legittime aspirazioni professionali.
Una nuova invasione della legge nella contrattazione
Con questo provvedimento assistiamo anche all’ennesima invasione di campo della legge in materie che dovrebbero essere affidate alla contrattazione collettiva.
Valutazione, salario accessorio, progressioni professionali e organizzazione del lavoro sono temi che devono essere discussi con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Intervenire unilateralmente per legge significa ridurre gli spazi democratici di confronto e indebolire il ruolo del contratto nazionale.
Come FP CGIL Emilia-Romagna siamo convinti che il futuro della Pubblica amministrazione passi dal rafforzamento della contrattazione, non dalla sua compressione.
Cosa serve davvero alla Pubblica amministrazione
Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di competizioni imposte, classifiche rigide o meccanismi di valutazione costruiti dall’alto.
Hanno bisogno di risposte concrete: il superamento dei tetti di spesa sul salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga, investimenti sulla formazione di qualità, assunzioni stabili e percorsi professionali coerenti con le competenze effettivamente maturate.
Per valorizzare davvero il personale pubblico occorre riconoscere il lavoro che ogni giorno garantisce servizi essenziali alle persone, alle comunità e ai territori.
