I dati sullo stato di avanzamento della spesa PNRR per gli asili nido in Italia confermano una situazione che da tempo denunciamo: il Paese sta procedendo troppo lentamente su una priorità strategica per bambine, bambini, famiglie e lavoratrici del settore educativo.

Secondo i numeri diffusi dalla Fondazione Agnelli, risulta speso il 45,6% dei fondi PNRR destinati agli asili nido. Un dato che provoca amarezza e rabbia. Amarezza, perché l’Italia avrebbe potuto compiere un passo decisivo per rafforzare i servizi educativi per la prima infanzia. Rabbia, perché da anni segnaliamo ritardi, carenze e scelte politiche insufficienti rispetto a un tema che dovrebbe essere al centro dell’agenda pubblica.

Come FP CGIL Emilia-Romagna rilanciamo con forza una proposta chiara: il nido deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale, non come un servizio a domanda individuale che pesa sulle famiglie. L’accesso ai servizi educativi 0-3 deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, superando le disuguaglianze territoriali e sociali che ancora oggi limitano l’accesso di troppe bambine e troppi bambini.

Non bastano le strutture: servono educatrici ed educatori

Investire sugli asili nido significa costruire nuovi spazi, ma anche garantire il personale necessario per farli funzionare. Le strutture, da sole, non bastano. Senza educatrici, educatori e personale adeguato non è possibile assicurare qualità educativa, continuità dei servizi e condizioni di lavoro dignitose.

In Italia manca personale: la carenza è stimata in circa 29mila educatrici ed educatori. È un dato che deve preoccupare tutte le istituzioni, perché senza un piano serio di assunzioni, senza investimenti sulla qualità del lavoro e senza il riconoscimento pieno del valore professionale di chi opera nei servizi educativi, il potenziamento degli asili nido rischia di restare incompleto.

La prima infanzia non può essere considerata un capitolo secondario delle politiche pubbliche. È il punto da cui partire per costruire una società più giusta, più inclusiva e più capace di sostenere le famiglie, il lavoro delle donne e il futuro delle comunità.

Rendere attrattiva la professione educativa

Per rispondere davvero alla carenza di personale occorre aumentare l’attrattività della professione educativa. Questo significa salari adeguati, contratti rispettati, stabilità occupazionale, percorsi di formazione, riconoscimento delle competenze e condizioni organizzative sostenibili.

Le educatrici e gli educatori svolgono una funzione essenziale per la crescita delle bambine e dei bambini. La qualità dei servizi educativi passa dalla qualità del lavoro di chi ogni giorno garantisce cura, relazione, progettazione educativa e inclusione. Per questo servono scelte politiche e contrattuali coerenti, capaci di valorizzare davvero queste professionalità.

Asili nido come diritto universale

Riconoscere il nido come diritto fondamentale significa cambiare prospettiva. Non si tratta soltanto di offrire un servizio alle famiglie, ma di affermare un diritto educativo delle bambine e dei bambini fin dai primi anni di vita.

Per troppo tempo i governi non hanno guardato all’investimento sull’infanzia come a una priorità strutturale. Oggi serve una svolta: bisogna fare presto e bene, utilizzare pienamente le risorse disponibili, rafforzare il sistema pubblico dei servizi educativi e garantire standard omogenei in tutto il Paese.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a rivendicare investimenti, assunzioni e diritti. Il futuro della società passa anche da qui: dagli asili nido, dal lavoro educativo, dalla capacità delle istituzioni di mettere al centro bambine, bambini, famiglie e personale.

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