Ciò che sta accadendo a molti medici e mediche in merito all’inchiesta della Procura di Ravenna, sulla presunta falsificazione di certificati medici volti ad impedire il trattenimento di migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio, desta sicuramente inquietudine. Ancora di più desta inquietudine il modo in cui vari esponenti politici di destra si sono gettati sulla questione, arrivando a ipotizzare punizioni al personale medico che, stando a quanto riportato, non è nemmeno indagato.

Alle conclusioni dell’indagine dovranno giungere le istituzioni preposte. Alcune considerazioni, però, sono già possibili.

Basta entrare una sola volta in un CPR per rendersi conto che quanto denunciato da organismi istituzionali e ONG indipendenti sia tristemente vero. Una edilizia di tipo carcerario e il grave degrado igienico-sanitario producono un deterioramento psicofisico sistematico. A questo si aggiunge l’uso diffuso di psicofarmaci e tranquillanti per contenere l’ordine interno, a fronte di frequenti episodi di autolesionismo, sofferenza psichica e tentativi di suicidio.

L’operato dei medici, quindi, va contestualizzato alla luce di questa drammatica realtà e non può che essere, in un Paese civile, il punto di partenza di qualsiasi riflessione. Il personale sanitario e tecnico, per cui non è sicuramente facile operare in questo ambiente, gode della nostra massima fiducia e a loro va la nostra solidarietà poiché conosciamo il livello di professionalità che è in grado di esprimere.

Come sempre attendiamo con rispetto la conclusione delle indagini, ma condanniamo fermamente il clima inquisitorio di una destra strumentale e irrispettosa delle istituzioni, sempre pronta a inquinare il dibattito pubblico sulla base di prese di posizioni ideologiche ed elettoralistiche.

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