Comune di Ferrara: prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori
Sindacati e RSU chiedono la convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione un dialogo costruttivo non solo è possibile ma necessario
Prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara.
Le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, SULPL e la RSU Aziendale ribadiscono con forza la necessità di una convocazione immediata dei tavoli di confronto e contrattazione, per affrontare una serie di temi che, nonostante gli impegni assunti, risultano ancora oggi privi di risposte operative e soluzioni concrete.
Il tavolo di conciliazione svoltosi in Prefettura dello scorso dicembre 2025 si è svolto in un clima di apertura e disponibilità, ma non ha prodotto esiti risolutivi sulle questioni centrali che da tempo incidono negativamente sulle condizioni di lavoro del personale comunale.
A distanza di settimane, permane infatti l’assenza di atti, decisioni e misure organizzative da parte dell’Amministrazione ed a fronte della quale le OO. SS. e la RSU Aziendale ha chiesto ufficialmente una convocazione urgente per sbloccare la situazione.
Tra le priorità non più rinviabili vi è l’istituzione del tavolo tecnico per l’aggiornamento del Regolamento dei buoni pasto, come dichiarato dalla parte pubblica in sede prefettizia, oltre alla necessità di acquisire dati certi e trasparenti sull’organizzazione dell’orario di lavoro e sui rientri pomeridiani.
Accanto a questo, rimangono aperti numerosi nodi fondamentali che richiedono un confronto strutturato con tempi certi e responsabile, tra cui:
- Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) per valorizzare la qualità del lavoro;
- definizione e applicazione del Regolamento sul lavoro agile per modernizzare la macchina amministrativa come più volte celebrato dalla stessa Amministrazione comunale;
- percorso certo e condiviso per la stabilizzazione del personale educativo precario;
- piena applicazione dell’art. 13 del CCNL Funzioni Locali 2019–2021 per riconoscere pienamente le competenze acquisite;
- costruzione di un accordo stralcio sul welfare aziendale.
Le Organizzazioni Sindacali e la RSU sottolineano che la richiesta di convocazione dei tavoli non risponde a logiche pretestuose o conflittuali, ma alla volontà di riprendere e consolidare relazioni sindacali efficaci, trasparenti e rispettose, fondate sulla responsabilità istituzionale.
L’obiettivo è uno solo: superare l’attuale stato di agitazione attraverso soluzioni condivise, nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Ferrara e, conseguentemente, della qualità dei servizi resi alla cittadinanza.
In assenza di riscontri concreti e tempestivi, lo stato di agitazione continuerà, con tutte le iniziative sindacali che si renderanno necessarie.
Il rinnovo del CCNL unico dei Servizi Ambientali è ufficialmente in vigore: accordo approvato con oltre il 92% di Sì
Nella giornata di martedì 3 febbraio 2026 è stata sciolta la riserva sull’ipotesi di Accordo di Settore 9 dicembre 2025.
Il rinnovo del CCNL unico dei Servizi Ambientali è ufficialmente in vigore.
Accordo approvato con oltre il 92% di Sì.
Dopo aver completato in tutte le regioni le assemblee per la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori per il rinnovo del CCNL 2024/2026, come Segreterie Nazionali, prendendo atto del consenso quasi totale, abbiamo comunicato in queste ore alle Associazioni datoriali lo scioglimento della riserva sull’ipotesi di Accordo 9 dicembre 2025, valido per il rinnovo del CCNL unico dei servizi ambientali del 18 maggio 2022.
L’importante risultato, che ci ha consegnato il primo rinnovo del CCNL unico di settore, assolutamente necessario anche per respingere definitivamente un’idea di settore da edificare sui bassi salari e sul “dumping” contrattuale, è stato raggiunto con una forte mobilitazione della categoria, incentrata su linee e obiettivi unitariamente condivisi.
Questo risultato ci consente, in considerazione del crescente sviluppo delle attività legate all’economia circolare, di avere un CCNL ancora più forte, fondamentale per affrontare le trasformazioni in atto nel settore e il definitivo sviluppo industriale e dimensionale delle imprese.
Avremo una ulteriore fase del rinnovo contrattuale, su delle linee già condivise nelle assemblee, necessaria ad implementare la classificazione del personale sulle nuove figure professionali, per migliorare la normativa contrattuale dei lavoratori degli impianti, per implementare le tutele su salute e sicurezza e per definire un nuovo perimetro contrattuale con un nuovo campo di applicazione che ricomprenda tutte le attività della filiera legate al riciclo e, più in generale, all’economia circolare.
In sintesi, l’evoluzione contrattuale in due fasi ci permetterà di raggiungere l’obiettivo di tutelare al meglio le retribuzioni, di sostenere la buona occupazione e una giusta retribuzione, di rafforzare le tutele e i diritti nei luoghi di lavoro e di allargare il perimetro dei lavoratori coinvolti nel settore.
Riconoscere ai 110.000 lavoratori del settore, protagonisti nel garantire quotidianamente un servizio essenziale, un rinnovo contrattuale adeguato alle loro attese e ai loro bisogni non può non essere motivo di soddisfazione e di ulteriore stimolo per continuare nell’azione sindacale finalizzata alla qualità del lavoro e alle maggiori tutele delle lavoratrici e dei lavoratori.
Stabilizzati 9000 precari della giustizia. Non ci fermiamo!
Il Ministero della Giustizia ha individuato, nei propri piani assunzionali, risorse aggiuntive rispetto a quelle stanziate dalla legge di bilancio 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti con il PNRR, su un totale di 11.211 attualmente in servizio. È un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria che, come lavoratrici e lavoratori insieme alla FP CGIL, abbiamo costruito e portato avanti negli ultimi quattro anni e che ha visto un passaggio significativo proprio nella giornata di sabato 31, davanti alle Corti d’Appello.
Non ci siamo arresi quando i contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutte e tutti fino a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci veniva detto che le stabilizzazioni sarebbero state 3.000 e non una di più. Non lo abbiamo fatto nemmeno quando, nei corridoi dell’amministrazione, si parlava di un tetto massimo di 6.000. Oggi mancano poco meno di 2.000 persone all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni fino a raggiungere l’obiettivo che da sempre ci siamo posti: la stabilizzazione di tutte e tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo Convergenza per le regioni del Sud, e la strutturazione a regime del modello dell’Ufficio per il Processo, su cui da via Arenula non arrivano ancora certezze.
In questa direzione abbiamo presentato emendamenti al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera dei Deputati e sostenuti da diversi parlamentari. La mobilitazione di queste settimane non si esaurisce qui: non ci fermeremo finché non otterremo risposte concrete per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e finché non sarà affermata un’altra idea di giustizia, fondata su diritti, stabilità e valorizzazione del lavoro pubblico.
Servizi pubblici a rischio collasso: FP CGIL chiede un Piano straordinario con 1.250.000 assunzioni
Senza un intervento immediato sul personale della Pubblica amministrazione, i servizi pubblici italiani rischiano un progressivo collasso. È l’allarme che lanciamo come FP CGIL, chiedendo al Governo e al Parlamento un Piano straordinario per l’occupazione pubblica da 1.250.000 assunzioni, indispensabile per far fronte ai pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni e per rafforzare settori già oggi in forte sofferenza.
Abbiamo ribadito questa richiesta attraverso il nostro segretario generale, Federico Bozzanca, nel corso del presidio “Non c’è più tempo”, promosso dalla FP CGIL in piazza Vidoni a Roma. Un’iniziativa con cui abbiamo voluto riportare al centro del dibattito politico una questione strutturale: la tenuta delle amministrazioni pubbliche e la qualità dei servizi garantiti a cittadine e cittadini.
I numeri che denunciamo sono chiari. Nella Pubblica amministrazione operano oggi circa 88.720 lavoratrici e lavoratori con forme di lavoro flessibile: 11.180 nelle funzioni centrali, 35.780 nelle funzioni locali e 41.760 nella sanità. Parliamo del 6,2% del personale a tempo indeterminato complessivo, persone che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale e strategico per il funzionamento dello Stato, degli enti locali e del servizio sanitario.
Per noi la stabilizzazione di queste lavoratrici e di questi lavoratori non è più rinviabile. A questo si affianca la necessità di prorogare e scorrere le graduatorie pubbliche, di ripristinare quelle recentemente scadute e di superare l’attuale limite normativo che consente l’assunzione di appena il 20% degli idonei. Una soglia che consideriamo del tutto inadeguata rispetto ai reali fabbisogni delle amministrazioni.
In occasione della discussione parlamentare per la conversione in legge del decreto Milleproroghe, abbiamo presentato specifici emendamenti a tutti i gruppi parlamentari. Le nostre proposte puntano a finanziare un Piano straordinario per l’occupazione pubblica, garantire la proroga dei contratti a tempo determinato dei precari di tutta la PA, sostenere le procedure di stabilizzazione, prorogare la validità delle graduatorie in scadenza e ripristinare quelle appena scadute, oltre a finanziare lo scorrimento delle graduatorie per nuove assunzioni.
Senza nuove assunzioni il rischio è quello di una vera e propria desertificazione delle amministrazioni, con effetti diretti sulla sanità, sugli enti locali, sui servizi sociali e su tutte le funzioni essenziali che lo Stato deve garantire. Una prospettiva che renderebbe sempre più difficile rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità, compromettendo il principio di universalità dei servizi pubblici.
Al presidio di piazza Vidoni hanno partecipato anche le parlamentari e i parlamentari Rachele Scarpa e Andrea Casu. Il nostro messaggio è netto: non c’è più tempo. Servono scelte strutturali e immediate per rilanciare l’occupazione pubblica, tutelare il lavoro e garantire servizi pubblici di qualità per tutte e tutti.
Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa
Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.
Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.
Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.
Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.
Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.
Stato di agitazione dei Vigili del Fuoco di Bologna: la FP CGIL denuncia carenze di personale e mezzi
La FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha proclamato lo stato di agitazione provinciale a fronte di una situazione che, da tempo, presenta criticità gravi e strutturali all’interno del Comando provinciale. La decisione arriva dopo numerosi solleciti rimasti senza risposta e nasce dall’urgenza di tutelare la sicurezza degli operatori e la qualità del servizio di soccorso garantito alla cittadinanza.
Il nodo principale riguarda una carenza di personale ormai insostenibile. I dati segnalati dal sindacato parlano di una scopertura che raggiunge il 39% nel Ruolo Qualificati e il 17% nel ruolo Vigile. Percentuali che incidono direttamente sull’organizzazione dei turni, sull’aumento dei carichi di lavoro e sull’esposizione a rischi sempre maggiori per chi opera quotidianamente in prima linea nelle emergenze.
A questo si aggiunge una condizione critica del parco mezzi. Automezzi obsoleti, spesso non adeguati alle esigenze operative attuali, e una dotazione insufficiente rendono sempre più complesso assicurare interventi rapidi ed efficaci. Una situazione che, secondo la FP CGIL, non può più essere considerata ordinaria amministrazione, ma rappresenta un problema strutturale che richiede interventi immediati e programmati.
L’organizzazione sindacale evidenzia inoltre una serie di questioni organizzative rimaste irrisolte. Tra queste, la necessità di garantire un corretto passaggio di consegne ai referenti dell’autorimessa, l’attivazione di un serio progetto di decontaminazione a tutela della salute del personale e l’informatizzazione dei processi amministrativi e contabili, strumenti ormai indispensabili per una gestione moderna ed efficiente del Comando. Richieste che, ad oggi, non hanno trovato risposte concrete.
Particolarmente critica anche la recente perdita dello status di “sede disagiata” per il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Vergato, avvenuta senza che siano state individuate soluzioni compensative o misure alternative in grado di tenere conto delle reali condizioni operative del territorio.
A peggiorare il quadro, secondo la FP CGIL, contribuiscono alcune decisioni assunte unilateralmente dall’amministrazione, come il possibile trasferimento della sede Dante Zini di Zola Predosa e la gestione delle ferie in periodo di maternità. Scelte adottate senza un adeguato confronto con le organizzazioni sindacali, in violazione delle prerogative sindacali e delle corrette relazioni industriali.
Per tutte queste ragioni, la FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha formalmente richiesto l’attivazione della procedura di raffreddamento prevista dalla legge 146/90. L’obiettivo è aprire uno spazio di confronto serio e costruttivo con le istituzioni competenti, finalizzato a individuare soluzioni concrete alle criticità denunciate e a ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure.
Il sindacato attende ora un riscontro tempestivo, ribadendo che la tutela della sicurezza dei lavoratori e la qualità del servizio pubblico di soccorso non possono più essere rinviate.
16 gennaio sciopero dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia: carenze di personale, mezzi obsoleti e il caso Castelnovo ne’ Monti
La FP CGIL Emilia-Romagna ha proclamato uno sciopero dei Vigili del Fuoco della provincia di Reggio Emilia per venerdì 16 gennaio, dalle ore 16 alle ore 20. Una mobilitazione che coinvolge tutto il personale e che nasce da criticità strutturali ormai non più sostenibili: una grave carenza di personale, mezzi di soccorso sempre più vecchi e inadeguati e la revoca dello status di “sede disagiata” al distaccamento di Castelnovo ne’ Monti, con il conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio di soccorso in montagna.
Secondo la FP CGIL, queste problematiche non incidono solo sull’organizzazione del lavoro dei Vigili del Fuoco, ma mettono direttamente a rischio la sicurezza dei cittadini e l’incolumità degli operatori impegnati quotidianamente negli interventi di emergenza.
Castelnovo ne’ Monti: la revoca dello status di sede disagiata peggiora il soccorso in montagna
Uno dei nodi centrali della mobilitazione riguarda il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti. La recente revoca dello status di “sede disagiata”, accompagnata dal cambio dell’orario di lavoro, ha determinato un forte peggioramento delle condizioni operative.
In particolare, la decisione ha spinto molti Vigili del Fuoco non residenti in montagna a chiedere il trasferimento verso altre sedi, causando la perdita di un patrimonio di esperienza fondamentale. Il soccorso in territori montani e impervi richiede infatti competenze che si costruiscono nel tempo: guidare mezzi pesanti su strade innevate, intervenire nei boschi, operare in condizioni di neve o ghiaccio non è qualcosa che si può apprendere con corsi di formazione di poche settimane.
I dati parlano chiaro. Con lo status di sede disagiata, nel distaccamento di Castelnovo ne’ Monti il 72% del personale era stabile, quindi con maggiore esperienza, mentre solo il 28% era soggetto a mobilità. Dopo la revoca, la situazione si è ribaltata: oggi solo il 41% dei Vigili del Fuoco è stabile, mentre il 59% è soggetto a mobilità.
Ancora più allarmante è il dato relativo ai Capi Squadra, figure chiave perché dirigono gli interventi e hanno la responsabilità del soccorso: solo il 13% è stabile, mentre l’87% è soggetto a mobilità. Una condizione che, secondo il sindacato, mette seriamente a rischio l’efficacia e la tempestività degli interventi in un territorio già complesso come quello montano.
Carenza di personale al Comando di Reggio Emilia
Alla questione organizzativa si aggiunge una grave carenza di organico. L’organico teorico del Comando dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia prevede 71 Vigili del Fuoco qualificati, cioè responsabili delle squadre di soccorso, e 148 Vigili del Fuoco operativi.
Ad oggi, però, risultano assegnati solo 54 qualificati e 127 operativi. A questi numeri vanno sottratti ulteriori lavoratori che, pur risultando formalmente in carico al Comando, prestano servizio altrove o usufruiscono di istituti previsti dalla legge, come la legge 104, i ricongiungimenti familiari o l’assistenza ai figli minori.
La presenza reale è quindi di 47 Vigili del Fuoco qualificati e 123 operativi. Questo si traduce in una carenza effettiva del 34% tra il personale qualificato e del 17% tra quello operativo. Una situazione che rende sempre più difficile garantire turni adeguati, squadre complete e un servizio di soccorso all’altezza delle necessità del territorio.
Mezzi di soccorso vecchi e spesso fuori servizio
A completare il quadro critico c’è lo stato dei mezzi di soccorso. L’età media delle Auto Pompe Serbatoio, mezzi fondamentali per gli interventi, è di 14 anni. Le APS più performanti in dotazione – un Iveco Stralis e due Mercedes Actros – nel 2026 raggiungeranno rispettivamente i 20, 19 e 18 anni di servizio.
Ancora più preoccupante è la situazione dell’autoscala della sede centrale di Reggio Emilia. Si tratta dell’unico mezzo disponibile e, quando non è fermo per riparazioni sempre più frequenti, garantisce interventi fondamentali per il soccorso in altezza, in particolare durante gli incendi di tetto tipici del periodo invernale. Nel 2026 l’autoscala compirà 30 anni.
Anche l’unica autogru in dotazione al Comando diventerà maggiorenne nel 2026 ed è spesso fuori servizio per guasti e manutenzioni. Per la FP CGIL si tratta di una situazione non più tollerabile, che limita gravemente la capacità di intervento dei Vigili del Fuoco.
Le richieste della FP CGIL Emilia-Romagna
Pur riconoscendo al Comandante provinciale, ingegner Antonio Annecchini, di aver sempre segnalato puntualmente queste criticità ai livelli superiori, la FP CGIL Emilia-Romagna ritiene indispensabile dare massima visibilità a problemi che mettono in difficoltà il soccorso e aumentano i rischi per chi opera ogni giorno in emergenza.
Per questo il sindacato chiede:
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il ripristino, nel più breve tempo possibile, dell’orario di lavoro differenziato nella sede dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti;
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l’inserimento definitivo del distaccamento di Castelnovo ne’ Monti nell’elenco dei “distaccamenti disagiati” attualmente in discussione a livello ministeriale;
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un aumento concreto del numero di Vigili del Fuoco qualificati effettivamente in servizio al Comando di Reggio Emilia;
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l’assegnazione urgente di una nuova autoscala, una nuova autogru e di Auto Pompe Serbatoio più moderne ed efficienti.
Lo sciopero del 16 gennaio rappresenta quindi una richiesta forte e chiara di attenzione e interventi strutturali, per garantire sicurezza ai cittadini e condizioni di lavoro dignitose ai Vigili del Fuoco.
Procura di Reggio Emilia, tutelata la tempestiva erogazione del fondo risorse decentrate
“Rivendichiamo la legittimità dell’accordo di sede per la ripartizione del Fondo Risorse Decentrate. Un fondo nazionale da ripartire a livello decentrato destinato a riconoscere ai dipendenti della Procura della Repubblica di Reggio Emilia le risorse economiche spettanti per l’attività lavorativa svolta nel corso del 2023, tuttora in attesa di distribuzione”.
Lo scrivono in una nota i componenti della Rsu della Fp Cgil della Procura della Repubblica di Reggio Emilia dopo che la sentenza del Giudice del lavoro ha confermato la legittimità dell’atto amministrativo e dell’accordo di sede raggiunto lo scorso 12 novembre e contro l’applicazione del quale il sindacato Unsa aveva presentato ricorso.
“L’accordo è stato sottoscritto nel rispetto della normativa vigente e delle prerogative delle Parti firmatarie, con l’obiettivo di garantire la corretta e tempestiva valorizzazione del lavoro svolto dal personale – aggiungono le Rsu – e come ribadito dal Giudice del lavoro, la scelta di alcune Organizzazioni sindacali di non partecipare al confronto è da imputarsi ad un comportamento volontario delle stesse che non può mettere in discussione la validità dell’accordo sottoscritto”.
“Pensiamo inoltre che la condotta dell’Organizzazione Sindacale che ha promosso il ricorso, la Unsa, ha trascurato le esigenze del personale, mettendo a repentaglio la tempestiva erogazione delle risorse economiche spettanti – spiega il sindacato – Il mancato raggiungimento dell’accordo, infatti, non avrebbe consentito di percepire il beneficio accessorio in tempi brevi e avrebbe comportato, quale conseguenza diretta, la restituzione delle somme già assegnate, con la conseguente necessità di attendere ulteriori cinque/sei mesi per il rinnovo del finanziamento. Tale iniziativa di puro ostruzionismo ha anteposto lo scontro ideologico agli interessi concreti del personale che la stessa Organizzazione dovrebbe tutelare”.
Le Rsu infine ringraziano la Parte Pubblica “per aver agito con correttezza istituzionale e senso di responsabilità, convocando tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative a livello nazionale e di sede, valorizzando il pluralismo sindacale e l’effettiva rappresentatività quale criterio di accesso delle Organizzazioni dei lavoratori alla tutela dei loro diritti nell’ambito delle trattative contrattuali”.
Sciopero del personale della giustizia il 5 dicembre
La vertenza dei lavoratori della giustizia entra in una fase cruciale. Fp Cgil ha proclamato uno sciopero nazionale per il 5 dicembre a Roma, con un presidio nei pressi del Senato. A fermarsi non saranno soltanto le migliaia di lavoratori dell’Ufficio per il Processo: la mobilitazione riguarda tutto il personale del Ministero della Giustizia, dalle cancellerie ai servizi amministrativi, dal personale precario a quello di ruolo, dai lavoratori assunti con il Pnrr fino ai profili professionali storicamente sottodimensionati.
Stabilizzare tutti i precari
Uno dei punti centrali è la richiesta di stabilizzare il personale precario, a partire dalle migliaia di lavoratori dell’Ufficio per il Processo entrati in servizio nel 2022 grazie alle risorse del Pnrr. Le grafiche insistono su un nodo fondamentale: la legge di bilancio 2026 non stanzia un euro aggiuntivo per le stabilizzazioni.
Senza continuità lavorativa e senza un investimento stabile nella giustizia si rischia di compromettere il funzionamento degli uffici. La modernizzazione del settore passa anche da un modello organizzativo nuovo, capace di valorizzare le competenze acquisite e di non disperdere il lavoro svolto per abbattere l’arretrato.
Valorizzare il personale
Un’altra richiesta riguarda il riconoscimento professionale di chi garantisce quotidianamente il funzionamento della macchina giudiziaria. La grafica dedicata sintetizza così il problema: “Basta con accordi separati che non danno risposte al personale”. Chiediamo di riaprire il confronto sulle famiglie professionali, per dare finalmente a tutte e tutti un nuovo ordinamento professionale coerente con il lavoro svolto e con le crescenti responsabilità richieste.
Garantire il diritto alla carriera
La piattaforma insiste sul tema delle progressioni economiche e giuridiche, troppo spesso bloccate o disomogenee. Il messaggio è chiaro: rifinanziare le progressioni verticali, riconoscere i differenziali stipendiali, definire percorsi specifici per le aree professionali e consentire a chi lavora negli uffici giudiziari di avere una prospettiva credibile di crescita.
Una protesta inevitabile
A Firenze, nel corso di un incontro pubblico, Florindo Oliverio, segretario nazionale Fp Cgil, ha sottolineato come la protesta sia diventata inevitabile a causa della totale assenza di risposte politiche sulla continuità lavorativa del personale.
Sono circa 12 mila le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, tra precari e dipendenti di ruolo. Tutti attendono da mesi un segnale chiaro sul proprio futuro professionale. Le attività svolte dagli addetti dell’Ufficio per il Processo – dalla preparazione degli atti all’organizzazione dei fascicoli, dal supporto ai magistrati alla gestione del flusso documentale – sono considerate essenziali per ridurre i tempi dei procedimenti e sostenere un sistema giudiziario già fragile.
Riportare la giustizia al centro dell’agenda politica
Con lo sciopero del 5 dicembre, la categoria vuole evitare che la questione finisca ai margini della discussione sulla manovra. L’obiettivo è ottenere una risposta prima che la finestra utile si chiuda, evitando l’ennesimo passaggio in cui a pagare siano proprio coloro che hanno sostenuto un sistema in affanno.
La protesta vuole anche riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su una realtà troppo spesso ignorata. Dietro ogni obiettivo di efficienza proclamato nei comunicati istituzionali ci sono persone che ogni giorno garantiscono la tenuta dei servizi. Senza un piano credibile di investimenti e stabilizzazioni, il rischio è quello di rallentare nuovamente un settore già sotto pressione.
Liquidazioni dei dipendenti pubblici: nella nuova legge di bilancio arriva una beffa da 22 milioni di euro
La nuova legge di bilancio introduce una modifica che viene presentata come un miglioramento nei tempi di pagamento di Tfs e Tfr, ma che nei fatti rappresenta l’ennesima penalizzazione per chi lavora nel pubblico impiego. A denunciarlo sono Cgil, Fp Cgil, Flc Cgil e Spi Cgil, che parlano di un intervento di facciata destinato non solo a non risolvere il problema, ma addirittura a sottrarre risorse alle lavoratrici e ai lavoratori.
Il cuore della questione è nell’articolo 44 della manovra. La misura anticipa di tre mesi il pagamento del Tfs/Tfr, ma solo per i pensionamenti di vecchiaia, lasciando invariati i lunghissimi tempi di erogazione per tutte le altre tipologie di pensionamento, che possono arrivare fino a sette anni. Una scelta che ignora apertamente il monito della Corte Costituzionale, che nel 2023 aveva chiesto al legislatore di eliminare la disparità irragionevole tra pubblico e privato, assicurando tempi certi e uniformi.
La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea come il provvedimento non solo non elimini la discriminazione, ma anzi la aggravi. Infatti, l’anticipo dei tre mesi ha come conseguenza automatica la cancellazione della detassazione prevista fino a 50.000 euro per i pagamenti effettuati almeno dodici mesi dopo la cessazione dal servizio. Con il nuovo meccanismo, questa soglia non si raggiunge più, e ogni lavoratrice e lavoratore perde circa 750 euro. Applicato ai 30.122 pensionamenti di vecchiaia previsti, il risultato è un risparmio per lo Stato – e una perdita per i lavoratori – di 22,6 milioni di euro.
Questa sottrazione si aggiunge a una perdita già pesantissima del potere d’acquisto delle liquidazioni, che negli anni recenti ha registrato un deterioramento impressionante: tra 17.000 e 41.000 euro a seconda del livello retributivo, a causa dell’inflazione e del mancato rendimento. Per chi percepisce una liquidazione di 30.000 euro la perdita stimata è di quasi 18.000 euro; salgono a oltre 25.000 euro per chi arriva a 40.000, superano i 41.000 euro per una liquidazione da 60.000.
Si tratta dell’ennesimo tassello di una strategia più ampia che svaluta il lavoro pubblico: nessun finanziamento adeguato per i rinnovi contrattuali, nessuna misura per valorizzare chi ogni giorno garantisce servizi essenziali e continuità amministrativa. I Ccnl 2022/2024, non sottoscritti da Fp Cgil e Flc Cgil, hanno già determinato una perdita media salariale superiore al 10%.
Sul fronte previdenziale, la propaganda sul presunto superamento della legge Monti-Fornero si scontra con una realtà opposta: flessibilità in uscita azzerata, requisiti che aumentano, pensioni sempre più distanti e sempre più povere. A questo si aggiungono tagli retroattivi alle aliquote di rendimento per chi ha contributi prima del 1995 nelle gestioni Cpdel, Cps, Cpi e Cpug.
Per queste ragioni, la FP CGIL Emilia-Romagna ribadisce la propria opposizione a quello che definisce un vero e proprio sequestro del Tfs/Tfr, anche attraverso azioni giudiziarie, e chiede un cambiamento strutturale: rispetto, diritti e risorse per chi tiene in piedi ogni giorno il Paese, a partire dagli stanziamenti necessari ai Ccnl 2025/2027.
Il prossimo 12 dicembre, le lavoratrici e i lavoratori pubblici sciopereranno per affermare che il lavoro non è un costo da comprimere, ma un valore da tutelare; per rivendicare pensioni giuste, tempi di pagamento del Tfs/Tfr finalmente allineati al settore privato e investimenti contrattuali adeguati. Una battaglia per la dignità, l’equità e il futuro del lavoro pubblico.










