vigili del fuoco bologna

Stato di agitazione dei Vigili del Fuoco di Bologna: la FP CGIL denuncia carenze di personale e mezzi

La FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha proclamato lo stato di agitazione provinciale a fronte di una situazione che, da tempo, presenta criticità gravi e strutturali all’interno del Comando provinciale. La decisione arriva dopo numerosi solleciti rimasti senza risposta e nasce dall’urgenza di tutelare la sicurezza degli operatori e la qualità del servizio di soccorso garantito alla cittadinanza.

Il nodo principale riguarda una carenza di personale ormai insostenibile. I dati segnalati dal sindacato parlano di una scopertura che raggiunge il 39% nel Ruolo Qualificati e il 17% nel ruolo Vigile. Percentuali che incidono direttamente sull’organizzazione dei turni, sull’aumento dei carichi di lavoro e sull’esposizione a rischi sempre maggiori per chi opera quotidianamente in prima linea nelle emergenze.

A questo si aggiunge una condizione critica del parco mezzi. Automezzi obsoleti, spesso non adeguati alle esigenze operative attuali, e una dotazione insufficiente rendono sempre più complesso assicurare interventi rapidi ed efficaci. Una situazione che, secondo la FP CGIL, non può più essere considerata ordinaria amministrazione, ma rappresenta un problema strutturale che richiede interventi immediati e programmati.

L’organizzazione sindacale evidenzia inoltre una serie di questioni organizzative rimaste irrisolte. Tra queste, la necessità di garantire un corretto passaggio di consegne ai referenti dell’autorimessa, l’attivazione di un serio progetto di decontaminazione a tutela della salute del personale e l’informatizzazione dei processi amministrativi e contabili, strumenti ormai indispensabili per una gestione moderna ed efficiente del Comando. Richieste che, ad oggi, non hanno trovato risposte concrete.

Particolarmente critica anche la recente perdita dello status di “sede disagiata” per il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Vergato, avvenuta senza che siano state individuate soluzioni compensative o misure alternative in grado di tenere conto delle reali condizioni operative del territorio.

A peggiorare il quadro, secondo la FP CGIL, contribuiscono alcune decisioni assunte unilateralmente dall’amministrazione, come il possibile trasferimento della sede Dante Zini di Zola Predosa e la gestione delle ferie in periodo di maternità. Scelte adottate senza un adeguato confronto con le organizzazioni sindacali, in violazione delle prerogative sindacali e delle corrette relazioni industriali.

Per tutte queste ragioni, la FP CGIL dei Vigili del Fuoco di Bologna ha formalmente richiesto l’attivazione della procedura di raffreddamento prevista dalla legge 146/90. L’obiettivo è aprire uno spazio di confronto serio e costruttivo con le istituzioni competenti, finalizzato a individuare soluzioni concrete alle criticità denunciate e a ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure.

Il sindacato attende ora un riscontro tempestivo, ribadendo che la tutela della sicurezza dei lavoratori e la qualità del servizio pubblico di soccorso non possono più essere rinviate.



vigili del fuoco reggio

16 gennaio sciopero dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia: carenze di personale, mezzi obsoleti e il caso Castelnovo ne’ Monti

La FP CGIL Emilia-Romagna ha proclamato uno sciopero dei Vigili del Fuoco della provincia di Reggio Emilia per venerdì 16 gennaio, dalle ore 16 alle ore 20. Una mobilitazione che coinvolge tutto il personale e che nasce da criticità strutturali ormai non più sostenibili: una grave carenza di personale, mezzi di soccorso sempre più vecchi e inadeguati e la revoca dello status di “sede disagiata” al distaccamento di Castelnovo ne’ Monti, con il conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio di soccorso in montagna.

Secondo la FP CGIL, queste problematiche non incidono solo sull’organizzazione del lavoro dei Vigili del Fuoco, ma mettono direttamente a rischio la sicurezza dei cittadini e l’incolumità degli operatori impegnati quotidianamente negli interventi di emergenza.

Castelnovo ne’ Monti: la revoca dello status di sede disagiata peggiora il soccorso in montagna

Uno dei nodi centrali della mobilitazione riguarda il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti. La recente revoca dello status di “sede disagiata”, accompagnata dal cambio dell’orario di lavoro, ha determinato un forte peggioramento delle condizioni operative.

In particolare, la decisione ha spinto molti Vigili del Fuoco non residenti in montagna a chiedere il trasferimento verso altre sedi, causando la perdita di un patrimonio di esperienza fondamentale. Il soccorso in territori montani e impervi richiede infatti competenze che si costruiscono nel tempo: guidare mezzi pesanti su strade innevate, intervenire nei boschi, operare in condizioni di neve o ghiaccio non è qualcosa che si può apprendere con corsi di formazione di poche settimane.

I dati parlano chiaro. Con lo status di sede disagiata, nel distaccamento di Castelnovo ne’ Monti il 72% del personale era stabile, quindi con maggiore esperienza, mentre solo il 28% era soggetto a mobilità. Dopo la revoca, la situazione si è ribaltata: oggi solo il 41% dei Vigili del Fuoco è stabile, mentre il 59% è soggetto a mobilità.

Ancora più allarmante è il dato relativo ai Capi Squadra, figure chiave perché dirigono gli interventi e hanno la responsabilità del soccorso: solo il 13% è stabile, mentre l’87% è soggetto a mobilità. Una condizione che, secondo il sindacato, mette seriamente a rischio l’efficacia e la tempestività degli interventi in un territorio già complesso come quello montano.

Carenza di personale al Comando di Reggio Emilia

Alla questione organizzativa si aggiunge una grave carenza di organico. L’organico teorico del Comando dei Vigili del Fuoco di Reggio Emilia prevede 71 Vigili del Fuoco qualificati, cioè responsabili delle squadre di soccorso, e 148 Vigili del Fuoco operativi.

Ad oggi, però, risultano assegnati solo 54 qualificati e 127 operativi. A questi numeri vanno sottratti ulteriori lavoratori che, pur risultando formalmente in carico al Comando, prestano servizio altrove o usufruiscono di istituti previsti dalla legge, come la legge 104, i ricongiungimenti familiari o l’assistenza ai figli minori.

La presenza reale è quindi di 47 Vigili del Fuoco qualificati e 123 operativi. Questo si traduce in una carenza effettiva del 34% tra il personale qualificato e del 17% tra quello operativo. Una situazione che rende sempre più difficile garantire turni adeguati, squadre complete e un servizio di soccorso all’altezza delle necessità del territorio.

Mezzi di soccorso vecchi e spesso fuori servizio

A completare il quadro critico c’è lo stato dei mezzi di soccorso. L’età media delle Auto Pompe Serbatoio, mezzi fondamentali per gli interventi, è di 14 anni. Le APS più performanti in dotazione – un Iveco Stralis e due Mercedes Actros – nel 2026 raggiungeranno rispettivamente i 20, 19 e 18 anni di servizio.

Ancora più preoccupante è la situazione dell’autoscala della sede centrale di Reggio Emilia. Si tratta dell’unico mezzo disponibile e, quando non è fermo per riparazioni sempre più frequenti, garantisce interventi fondamentali per il soccorso in altezza, in particolare durante gli incendi di tetto tipici del periodo invernale. Nel 2026 l’autoscala compirà 30 anni.

Anche l’unica autogru in dotazione al Comando diventerà maggiorenne nel 2026 ed è spesso fuori servizio per guasti e manutenzioni. Per la FP CGIL si tratta di una situazione non più tollerabile, che limita gravemente la capacità di intervento dei Vigili del Fuoco.

Le richieste della FP CGIL Emilia-Romagna

Pur riconoscendo al Comandante provinciale, ingegner Antonio Annecchini, di aver sempre segnalato puntualmente queste criticità ai livelli superiori, la FP CGIL Emilia-Romagna ritiene indispensabile dare massima visibilità a problemi che mettono in difficoltà il soccorso e aumentano i rischi per chi opera ogni giorno in emergenza.

Per questo il sindacato chiede:

  • il ripristino, nel più breve tempo possibile, dell’orario di lavoro differenziato nella sede dei Vigili del Fuoco di Castelnovo ne’ Monti;

  • l’inserimento definitivo del distaccamento di Castelnovo ne’ Monti nell’elenco dei “distaccamenti disagiati” attualmente in discussione a livello ministeriale;

  • un aumento concreto del numero di Vigili del Fuoco qualificati effettivamente in servizio al Comando di Reggio Emilia;

  • l’assegnazione urgente di una nuova autoscala, una nuova autogru e di Auto Pompe Serbatoio più moderne ed efficienti.

Lo sciopero del 16 gennaio rappresenta quindi una richiesta forte e chiara di attenzione e interventi strutturali, per garantire sicurezza ai cittadini e condizioni di lavoro dignitose ai Vigili del Fuoco.


Procura di Reggio Emilia, tutelata la tempestiva erogazione del fondo risorse decentrate

“Rivendichiamo la legittimità dell’accordo di sede per la ripartizione del Fondo Risorse Decentrate. Un fondo nazionale da ripartire a livello decentrato destinato a riconoscere ai dipendenti della Procura della Repubblica di Reggio Emilia le risorse economiche spettanti per l’attività lavorativa svolta nel corso del 2023, tuttora in attesa di distribuzione”.
Lo scrivono in una nota i componenti della Rsu della Fp Cgil della Procura della Repubblica di Reggio Emilia dopo che la sentenza del Giudice del lavoro ha confermato la legittimità dell’atto amministrativo e dell’accordo di sede raggiunto  lo scorso 12 novembre e contro l’applicazione del quale il sindacato Unsa aveva presentato ricorso.

“L’accordo è stato sottoscritto nel rispetto della normativa vigente e delle prerogative delle Parti firmatarie, con l’obiettivo di garantire la corretta e tempestiva valorizzazione del lavoro svolto dal personale – aggiungono le Rsu – e come ribadito dal Giudice del lavoro, la scelta di alcune Organizzazioni sindacali di non partecipare al confronto è da imputarsi  ad un comportamento volontario delle stesse che non può mettere in discussione la validità dell’accordo sottoscritto”.

“Pensiamo inoltre che la condotta dell’Organizzazione Sindacale che ha promosso il ricorso, la Unsa, ha trascurato le esigenze del personale, mettendo a repentaglio la tempestiva erogazione delle risorse economiche spettanti – spiega il sindacato –  Il mancato raggiungimento dell’accordo, infatti, non avrebbe consentito di percepire il beneficio accessorio in tempi brevi e avrebbe comportato, quale conseguenza diretta, la restituzione delle somme già assegnate, con la conseguente necessità di attendere ulteriori cinque/sei mesi per il rinnovo del finanziamento. Tale iniziativa di puro ostruzionismo ha anteposto lo scontro ideologico agli interessi concreti del personale che la stessa Organizzazione dovrebbe tutelare”.

Le Rsu infine ringraziano la Parte Pubblica “per aver agito con correttezza istituzionale e senso di responsabilità, convocando tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative a livello nazionale e di sede, valorizzando il pluralismo sindacale e l’effettiva rappresentatività quale criterio di accesso delle Organizzazioni dei lavoratori alla tutela dei loro diritti nell’ambito delle trattative contrattuali”.


Sciopero del personale della giustizia il 5 dicembre

La vertenza dei lavoratori della giustizia entra in una fase cruciale. Fp Cgil ha proclamato uno sciopero nazionale per il 5 dicembre a Roma, con un presidio nei pressi del Senato. A fermarsi non saranno soltanto le migliaia di lavoratori dell’Ufficio per il Processo: la mobilitazione riguarda tutto il personale del Ministero della Giustizia, dalle cancellerie ai servizi amministrativi, dal personale precario a quello di ruolo, dai lavoratori assunti con il Pnrr fino ai profili professionali storicamente sottodimensionati.


Stabilizzare tutti i precari

Uno dei punti centrali è la richiesta di stabilizzare il personale precario, a partire dalle migliaia di lavoratori dell’Ufficio per il Processo entrati in servizio nel 2022 grazie alle risorse del Pnrr. Le grafiche insistono su un nodo fondamentale: la legge di bilancio 2026 non stanzia un euro aggiuntivo per le stabilizzazioni.

Senza continuità lavorativa e senza un investimento stabile nella giustizia si rischia di compromettere il funzionamento degli uffici. La modernizzazione del settore passa anche da un modello organizzativo nuovo, capace di valorizzare le competenze acquisite e di non disperdere il lavoro svolto per abbattere l’arretrato.


Valorizzare il personale

Un’altra richiesta riguarda il riconoscimento professionale di chi garantisce quotidianamente il funzionamento della macchina giudiziaria. La grafica dedicata sintetizza così il problema: “Basta con accordi separati che non danno risposte al personale”. Chiediamo di riaprire il confronto sulle famiglie professionali, per dare finalmente a tutte e tutti un nuovo ordinamento professionale coerente con il lavoro svolto e con le crescenti responsabilità richieste.


Garantire il diritto alla carriera

La piattaforma insiste sul tema delle progressioni economiche e giuridiche, troppo spesso bloccate o disomogenee. Il messaggio è chiaro: rifinanziare le progressioni verticali, riconoscere i differenziali stipendiali, definire percorsi specifici per le aree professionali e consentire a chi lavora negli uffici giudiziari di avere una prospettiva credibile di crescita.


Una protesta inevitabile

A Firenze, nel corso di un incontro pubblico, Florindo Oliverio, segretario nazionale Fp Cgil, ha sottolineato come la protesta sia diventata inevitabile a causa della totale assenza di risposte politiche sulla continuità lavorativa del personale.

Sono circa 12 mila le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, tra precari e dipendenti di ruolo. Tutti attendono da mesi un segnale chiaro sul proprio futuro professionale. Le attività svolte dagli addetti dell’Ufficio per il Processo – dalla preparazione degli atti all’organizzazione dei fascicoli, dal supporto ai magistrati alla gestione del flusso documentale – sono considerate essenziali per ridurre i tempi dei procedimenti e sostenere un sistema giudiziario già fragile.


Riportare la giustizia al centro dell’agenda politica

Con lo sciopero del 5 dicembre, la categoria vuole evitare che la questione finisca ai margini della discussione sulla manovra. L’obiettivo è ottenere una risposta prima che la finestra utile si chiuda, evitando l’ennesimo passaggio in cui a pagare siano proprio coloro che hanno sostenuto un sistema in affanno.

La protesta vuole anche riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su una realtà troppo spesso ignorata. Dietro ogni obiettivo di efficienza proclamato nei comunicati istituzionali ci sono persone che ogni giorno garantiscono la tenuta dei servizi. Senza un piano credibile di investimenti e stabilizzazioni, il rischio è quello di rallentare nuovamente un settore già sotto pressione.


pensioni 2025

Liquidazioni dei dipendenti pubblici: nella nuova legge di bilancio arriva una beffa da 22 milioni di euro

La nuova legge di bilancio introduce una modifica che viene presentata come un miglioramento nei tempi di pagamento di Tfs e Tfr, ma che nei fatti rappresenta l’ennesima penalizzazione per chi lavora nel pubblico impiego. A denunciarlo sono Cgil, Fp Cgil, Flc Cgil e Spi Cgil, che parlano di un intervento di facciata destinato non solo a non risolvere il problema, ma addirittura a sottrarre risorse alle lavoratrici e ai lavoratori.

Il cuore della questione è nell’articolo 44 della manovra. La misura anticipa di tre mesi il pagamento del Tfs/Tfr, ma solo per i pensionamenti di vecchiaia, lasciando invariati i lunghissimi tempi di erogazione per tutte le altre tipologie di pensionamento, che possono arrivare fino a sette anni. Una scelta che ignora apertamente il monito della Corte Costituzionale, che nel 2023 aveva chiesto al legislatore di eliminare la disparità irragionevole tra pubblico e privato, assicurando tempi certi e uniformi.

La FP CGIL Emilia-Romagna sottolinea come il provvedimento non solo non elimini la discriminazione, ma anzi la aggravi. Infatti, l’anticipo dei tre mesi ha come conseguenza automatica la cancellazione della detassazione prevista fino a 50.000 euro per i pagamenti effettuati almeno dodici mesi dopo la cessazione dal servizio. Con il nuovo meccanismo, questa soglia non si raggiunge più, e ogni lavoratrice e lavoratore perde circa 750 euro. Applicato ai 30.122 pensionamenti di vecchiaia previsti, il risultato è un risparmio per lo Stato – e una perdita per i lavoratori – di 22,6 milioni di euro.

Questa sottrazione si aggiunge a una perdita già pesantissima del potere d’acquisto delle liquidazioni, che negli anni recenti ha registrato un deterioramento impressionante: tra 17.000 e 41.000 euro a seconda del livello retributivo, a causa dell’inflazione e del mancato rendimento. Per chi percepisce una liquidazione di 30.000 euro la perdita stimata è di quasi 18.000 euro; salgono a oltre 25.000 euro per chi arriva a 40.000, superano i 41.000 euro per una liquidazione da 60.000.

Si tratta dell’ennesimo tassello di una strategia più ampia che svaluta il lavoro pubblico: nessun finanziamento adeguato per i rinnovi contrattuali, nessuna misura per valorizzare chi ogni giorno garantisce servizi essenziali e continuità amministrativa. I Ccnl 2022/2024, non sottoscritti da Fp Cgil e Flc Cgil, hanno già determinato una perdita media salariale superiore al 10%.

Sul fronte previdenziale, la propaganda sul presunto superamento della legge Monti-Fornero si scontra con una realtà opposta: flessibilità in uscita azzerata, requisiti che aumentano, pensioni sempre più distanti e sempre più povere. A questo si aggiungono tagli retroattivi alle aliquote di rendimento per chi ha contributi prima del 1995 nelle gestioni Cpdel, Cps, Cpi e Cpug.

Per queste ragioni, la FP CGIL Emilia-Romagna ribadisce la propria opposizione a quello che definisce un vero e proprio sequestro del Tfs/Tfr, anche attraverso azioni giudiziarie, e chiede un cambiamento strutturale: rispetto, diritti e risorse per chi tiene in piedi ogni giorno il Paese, a partire dagli stanziamenti necessari ai Ccnl 2025/2027.

Il prossimo 12 dicembre, le lavoratrici e i lavoratori pubblici sciopereranno per affermare che il lavoro non è un costo da comprimere, ma un valore da tutelare; per rivendicare pensioni giuste, tempi di pagamento del Tfs/Tfr finalmente allineati al settore privato e investimenti contrattuali adeguati. Una battaglia per la dignità, l’equità e il futuro del lavoro pubblico.


Sciopero generale 12 dicembre

Sciopero generale del 12 dicembre 2025: la mobilitazione della Cgil contro una Legge di Bilancio ingiusta

La Cgil proclama per venerdì 12 dicembre 2025 uno sciopero generale di un’intera giornata di lavoro. Una scelta netta, motivata dall’urgenza di contrastare una Legge di Bilancio che, anziché sostenere salari, pensioni, welfare e investimenti produttivi, scarica ancora una volta i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui pensionati.

Una mobilitazione per difendere salari e pensioni

Negli ultimi tre anni salariati e pensionati hanno pagato 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale, prodotto dalla mancata indicizzazione dell’Irpef. Significa perdite nette che vanno dai 700 euro per redditi da 20.000 euro fino ai 2.000 euro per redditi da 35.000 euro: un’ingiustizia fiscale che colpisce solo chi ha redditi fissi. Nessuna penalizzazione, invece, per flat tax, rendite e profitti.

Lo sciopero rivendica:

  • aumento dei salari attraverso il rinnovo dei contratti nazionali;

  • difesa del potere d’acquisto e risorse adeguate per il pubblico impiego;

  • rafforzamento della quattordicesima per pensionate e pensionati.

Un welfare allo stremo: sanità, istruzione, casa, sicurezza

Mentre milioni di persone rinunciano a curarsi e le famiglie sostengono oltre 43 miliardi di spesa sanitaria privata, la manovra prevede che il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale scenda sotto il 6% del PIL entro il 2028: il livello più basso degli ultimi decenni.

Le risorse mancano ovunque:

  • sanità pubblica e assistenza agli anziani;

  • scuola e diritto allo studio;

  • politiche per la casa;

  • trasporto pubblico;

  • salute e sicurezza sul lavoro, mentre i morti continuano ad aumentare.

Per le armi, però, i fondi si trovano immediatamente, anche ricorrendo al debito.

Pensioni: il Governo peggiora la Legge Fornero

La manovra aumenta ulteriormente l’età pensionabile, cancellando ogni residua forma di flessibilità in uscita, comprese opzione donna e le diverse quote. Un irrigidimento che colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori. Meloni e Salvini, su questo fronte, riescono addirittura a fare peggio di Monti e Fornero.

Giovani senza futuro e Paese sempre più debole

L’Italia cresce allo “zero virgola”, la deindustrializzazione prosegue da tre anni e l’occupazione aumenta solo tra gli over 50. I giovani, invece, vivono lavori sempre più precari o scelgono di emigrare in massa per cercare dignità e futuro altrove.

Gli obiettivi dello sciopero

La mobilitazione mira a:

  • sostenere le vertenze aperte nelle categorie per i rinnovi contrattuali;

  • aprire una vertenza generale con il Governo, chiedendo una radicale correzione della Manovra di Bilancio.

Le proposte includono:

  • neutralizzazione del fiscal drag e restituzione delle somme perse;

  • rinnovo dei contratti, risorse per il pubblico impiego e detassazione reale degli incrementi;

  • quattordicesima rafforzata per pensionati e pensionate;

  • blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile;

  • pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;

  • vere politiche industriali e del terziario per governare la transizione ecologica e digitale;

  • più sicurezza sul lavoro e riforma del sistema degli appalti;

  • contrasto al lavoro povero, nero e sommerso;

  • potenziamento dei servizi pubblici: sanità, istruzione, non autosufficienza, assistenza territoriale, casa, trasporti;

  • piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni nel settore pubblico;

  • misure strutturali per ridurre i divari di genere;

  • una strategia reale per il rilancio del Mezzogiorno.

Le risorse ci sono: basta volerle prendere

Due condizioni rendono possibile finanziare queste scelte.

  1. Andare a prendere i soldi dove sono: profitti, extraprofitti, grandi ricchezze ed evasione fiscale. La proposta della Cgil, che include un contributo di solidarietà dell’1% più ricco della popolazione, garantirebbe 26 miliardi l’anno.

  2. Dire no alla corsa al riarmo: una scelta che rischia di trascinare l’Italia e l’Europa in un’economia di guerra, sottraendo fino a 1.000 miliardi entro il 2035.

Settori coinvolti e orari dello sciopero

  • Tutti i settori pubblici e privati, inclusi appalti e servizi strumentali, per l’intera giornata.

  • Trasporto ferroviario: dalle 00.01 alle 21.00 del 12 dicembre.

  • Vigili del Fuoco: 4 ore per il personale turnista (09.00–13.00), intera giornata per il personale giornaliero e amministrativo.

Sono esentati: igiene ambientale, personale del Ministero della Giustizia, personale ATAC S.p.A. e tutto il trasporto aereo.

Lo sciopero generale del 12 dicembre è quindi una risposta necessaria a una manovra che taglia diritti, impoverisce il Paese e investe sulle armi invece che sul lavoro, sui servizi pubblici, sulla dignità sociale.


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Calcolatore CCNL Sanità: il tuo aumento batte il 14,8% di carovita?

Controlla quanto aumenterà il tuo stipendio con il nuovo CCNL... Spoiler: non recupera nemmeno il carovita!

Gli aumenti non recuperano il carovita. Verifica l’effetto sul tuo profilo.
La FP CGIL non ha firmato il rinnovo del CCNL Sanità 2022–2024. La ragione è semplice: gli aumenti tra il 5% e il 7% non recuperano il carovita (IPCA 14,8%), riducendo il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori. Abbiamo scelto di non avallare un accordo che peggiora le condizioni reali: non ci arrendiamo e continuiamo a chiedere un contratto che tuteli davvero salari e diritti.

Seleziona Area e Ex categoria per vedere i numeri del contratto e il confronto con il carovita (IPCA). L’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) misura le variazioni dei prezzi al consumo. Nell’analisi consideriamo un carovita di 14,8%.

I “tabellari annui” sono calcolati x12 dai mensili per evitare incongruenze.

Valori informativi. Fonti: CCNL Sanità 2019–21 e 2022–24. Il “tabellare annuo” è calcolato x12 dai mensili. Carovita (IPCA): 14,8%.


agenzia entrate reggio emilia

Aggressione all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia: FP CGIL chiede più sicurezza per i lavoratori pubblici

Un grave episodio di violenza si è verificato nei giorni scorsi all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia, dove un utente in escandescenza ha forzato l’ingresso degli uffici, ferendo un lavoratore che ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso.
L’intervento tempestivo dei carabinieri ha evitato conseguenze peggiori, ma l’episodio riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici.

La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alla struttura provinciale di Reggio Emilia, condanna con fermezza l’accaduto e chiede interventi immediati per tutelare chi quotidianamente garantisce servizi essenziali ai cittadini.
«La crescente fragilità dell’utenza e l’aumento dei bisogni rendono il lavoro pubblico sempre più esposto – dichiara la segreteria FP CGIL –. Servono misure concrete per garantire la sicurezza di chi lavora in prima linea, spesso in condizioni di carenza di personale e risorse».

Il sindacato ha chiesto alla direzione dell’Agenzia delle Entrate di intervenire con urgenza in tutte le sedi accessibili al pubblico, prevedendo la presenza di guardie giurate e l’installazione di telecamere agli ingressi e negli atri.
Secondo la FP CGIL, questi strumenti non solo faciliterebbero l’individuazione dei responsabili di episodi di violenza, ma agirebbero anche come deterrente, prevenendo il ripetersi di simili aggressioni.

«Difendere chi lavora nei servizi pubblici – conclude la FP CGIL Emilia-Romagna – significa difendere la qualità stessa dei servizi e la dignità di chi li garantisce ogni giorno ai cittadini».


104

Legge 104, il DAP discrimina le coppie dello stesso sesso: la denuncia della FP CGIL

La FP CGIL Emilia-Romagna denuncia con forza la scelta del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) di cancellare i diritti riconosciuti dalla Legge 104/1992 alle lavoratrici e ai lavoratori che fanno parte di unioni civili.
Una decisione grave e discriminatoria, che nega diritti consolidati e introduce una distinzione inaccettabile tra coppie eterosessuali e coppie dello stesso sesso.

Dopo anni di battaglie e di riconoscimenti, la normativa e la giurisprudenza avevano finalmente esteso i benefici della Legge 104 anche ai partner delle unioni civili, equiparandoli ai coniugi. La decisione del DAP, formalizzata con una circolare interna del 7 ottobre 2025, cancella con un colpo di spugna questi diritti per chi lavora negli istituti penitenziari.
Secondo quanto scritto nella circolare, la norma “non si applica alle unioni civili”, richiamando impropriamente il Codice Civile e ignorando la Legge 76/2016, che riconosce le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

La FP CGIL sottolinea come questa posizione sia in contrasto con la Legge 104, con la Costituzione e con il contratto collettivo nazionale di lavoro del pubblico impiego, dove è chiaramente previsto che i permessi per assistenza familiare spettino “senza distinzione di sesso o di orientamento”.
“È inaccettabile – dichiara la FP CGIL – che un’amministrazione pubblica discrimini lavoratrici e lavoratori sulla base del tipo di unione affettiva. I diritti non si cancellano con una circolare.”

La FP CGIL ha chiesto spiegazioni formali al Ministero della Giustizia e al DAP, avviando un’azione legale e sindacale per ripristinare immediatamente il rispetto dei diritti previsti dalla Legge 104.
Il sindacato continuerà a sostenere tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti e a battersi contro ogni forma di discriminazione dentro e fuori le carceri.


bonus mamme 2025

Bonus Mamme 2025: cosa prevede e come fare domanda

Il Bonus Mamme 2025 sostituisce per quest’anno l’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio 2025 per le lavoratrici madri. Dopo mesi di incertezza dovuti alla mancata emanazione del decreto attuativo, il Decreto Legge 95/2025 introduce una nuova misura di sostegno economico, destinata alle madri lavoratrici dipendenti e autonome.


A chi spetta il Bonus Mamme 2025

Il bonus è rivolto a:

  • Lavoratrici dipendenti (escluse le lavoratrici domestiche)

  • Lavoratrici autonome

  • Con reddito annuo da lavoro fino a 40.000 euro

  • Madri di almeno due figli, con il più piccolo fino a 10 anni

  • Oppure madri di almeno tre figli, con il più piccolo fino a 18 anni, purché con contratto autonomo o a tempo determinato

Restano escluse le lavoratrici domestiche e le madri con contratto a tempo indeterminato e almeno tre figli, che continuano a beneficiare dell’esonero contributivo fino a 3.000 euro annui introdotto nel 2024.


Come funziona

Il bonus prevede:

  • Importo: 40 euro per ogni mese lavorato nel 2025

  • Erogazione: in un’unica soluzione a fine anno, previa domanda all’INPS

Questa modalità, secondo la CGIL, limita l’efficacia della misura, poiché non garantisce un sostegno mensile costante e immediato alle famiglie.


Come presentare la domanda

La domanda può essere inoltrata tramite i patronati.
Il Patronato INCA CGIL offre assistenza gratuita nella compilazione e nell’invio della richiesta.

  • Le domande vanno presentate entro 40 giorni dalla pubblicazione della circolare INPS del 28 ottobre 2025

  • Le lavoratrici che maturano i requisiti successivamente possono fare domanda fino al 31 gennaio 2026

Per le lavoratrici madri minorenni o incapaci di agire, la domanda deve essere inoltrata dal genitore o dal tutore/curatore, previa verifica dei requisiti.


Le criticità secondo la FP CGIL Emilia-Romagna

La FP CGIL Emilia-Romagna evidenzia le principali debolezze del Bonus Mamme 2025:

  • Assenza di progressività: la misura non tiene conto delle reali condizioni economiche delle famiglie

  • Mancanza di certezze: restano dubbi su modalità di richiesta e tempi di erogazione, poiché il decreto attuativo non è ancora stato pubblicato

  • Effetto annuncio: l’erogazione in un’unica soluzione appare più simbolica che concreta nel migliorare il benessere delle madri lavoratrici

Per la CGIL servono misure strutturali e permanenti, non bonus temporanei che rischiano di creare disuguaglianze e incertezza.


Hai diritto al Bonus Mamme 2025? Rivolgiti all’INCA CGIL

La normativa prevede casi differenti e spesso complessi.
Per sapere se hai diritto al bonus e come presentare domanda, puoi rivolgerti al Patronato INCA CGIL, presente con 117 sedi provinciali e oltre 700 sedi zonali in tutta Italia.


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