dogane e monopoli

Dogane e monopoli: una riorganizzazione finita male

Nonostante il tentativo di escludere dal confronto sulla riorganizzazione le sigle non firmatarie del contratto Funzioni Centrali, che peraltro nell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli rappresentino la maggioranza delle Lavoratrici e dei Lavoratori, durante l’incontro sindacale di ieri CGIL UIL e USB hanno consegnato al Direttore del Personale di ADM un documento di sintesi delle problematiche emerse nell’assemblea che si è svolta il 3 settembre in Emilia-Romagna e Marche, le regioni interessate dalla fase sperimentale.

CGIL – UIL e USB denunciano che i tentativi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di scegliersi gli interlocutori non funzioneranno e non aiuteranno a correggere le falle di una “disorganizzazione” che nella fase sperimentale si è rivelata un disastro e che rischia di avere ricadute professionali ed economiche negative per la maggioranza delle Lavoratrici e Lavoratori.

Nella nota sono state rappresentate le criticità che le lavoratrici e i lavoratori di Emilia Romagna e Marche hanno segnalato a seguito dell’avvio sperimentale della riorganizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Continuano a persistere problematiche organizzative, informatiche e procedurali che appesantiscono i processi lavorativi e manca un percorso fomativo adeguato che porti alla reale omogenizzazione delle attività per superare l’attuale distinzione tra Uffici Doganali e Uffici dei Monopoli.

Queste sono solo alcune delle varie incongruenze e contraddizioni della nuova riorganizzazione che, così frammentata, crea al momento solo confusione e inadempienze, con aggravio inutile di lavoro, malcontento generale e soprattutto non migliora il servizio per l’utenza.

Non da meno sarà la negativa ricaduta dovuta al declassamento di Uffici doganali provinciali in territori ad alta incidenza economica, questione già attenzionata anche dagli Enti locali interessati e da varie interrogazioni Parlamentari, a conferma che questa Riorganizzazione così come pensata e messa in atto non incontra il giudizio positivo di chi nei territori ha a che fare con l’economia locale.

Infine questa riorganizzazione la pagheranno i dipendenti di Dogane e Monopoli perché, alla luce delle proposte in campo sul nuovo assetto delle Posizioni Organizzative, sarà finanziato in maniera maggiore dal Fondo del Personale a discapito del loro salario accessorio.

CGIL – UIL e USB, a queste condizioni, se non saranno superate prima tutte le problematiche tecniche e organizzative che già la sperimentazione ha messo in evidenza, compreso il declassamento di Uffici provinciali importanti per le economie dei territori a favore di Uffici a nostro avviso inutili, e se non ci saranno ulteriori risorse economiche da destinare ai Fondi del personale e una politica del personale volta ad un aumento della dotazione organica del personale ADM (con relativo riconoscimento delle professionalità interne in termini di progressioni verticali verso la terza e quarta Area), dichiarano la propria contrarietà a questa Riorganizzazione e di conseguenza valuteranno nella fase di applicazione definitiva, ogni azione utile a tutela del personale tutto.


CCNL Funzioni Locali: prosegue la trattativa all’ARAN, servono risorse aggiuntive

Si è svolto oggi, 9 settembre, un nuovo incontro con l’ARAN per il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024. L’agenzia ha presentato un testo con alcune novità, tra cui:

  • la valorizzazione del ruolo del vice segretario negli incarichi di EQ negli enti privi di dirigenza;

  • il trattamento del personale convenzionato tra enti;

  • l’incremento del fondo per lo straordinario negli enti senza dirigenza, a carico del fondo del salario accessorio;

  • l’indennità di servizio esterno.

Le posizioni della FP CGIL

In apertura di trattativa, la FP CGIL ha ribadito la forte distanza tra le risorse oggi disponibili e la necessità di tutelare il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori. Il sindacato ha chiesto l’istituzione di un fondo perequativo per allineare il trattamento economico dei dipendenti delle Funzioni Locali a quello degli altri comparti pubblici.

Le osservazioni principali avanzate dalla FP CGIL e dalla UIL FPL hanno riguardato:

  • la richiesta di demandare alla contrattazione decentrata la scelta sull’inserimento del ruolo del vice segretario nei criteri di pesatura delle EQ;

  • la denuncia del diverso trattamento economico tra personale part-time incaricato di EQ e personale impiegato nello scavalco in eccedenza;

  • la netta contrarietà all’uso del fondo del salario accessorio per finanziare lo straordinario, in assenza di risorse aggiuntive;

  • la contestazione all’abolizione del limite minimo di 1 euro per le indennità di servizio esterno, che rischia di svuotare l’istituto.

Le altre richieste del sindacato

La FP CGIL ha inoltre sottolineato:

  • la necessità di una soluzione alla disparità di trattamento economico durante le ferie;

  • la previsione dei titoli equipollenti alla laurea per l’accesso all’area dei funzionari, con particolare riferimento al personale educativo e scolastico;

  • la contrarietà a previsioni che renderebbero più restrittivo il tetto al salario accessorio.

La richiesta di un piano straordinario di assunzioni

“La nostra priorità assoluta – dichiarano Fp Cgil e Uil Fpl – è tutelare la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori delle amministrazioni locali. Per questo servono risorse aggiuntive e perequative rispetto agli altri comparti pubblici. Accogliamo positivamente le parole del Ministro Zangrillo, ma ora è necessario passare ai fatti”.

Secondo i sindacati, un aumento che non tiene conto del tasso di inflazione comporta un reale impoverimento per le famiglie. Inoltre, la misura prevista dal decreto PA è giudicata insufficiente: rischia di lasciare fuori molte amministrazioni e, al tempo stesso, limita la possibilità di assumere nuovo personale. Da qui la richiesta di un piano straordinario di assunzioni per garantire servizi pubblici efficienti e di un anticipo delle risorse disponibili, comprese quelle del futuro CCNL 2025-2027.


CGIL Emilia-Romagna e la FP CGIL Emilia-Romagna ricordano l’esempio che Paolo Nerozzi ha lasciato al sindacato e a tutto il Paese

La scomparsa di Paolo Nerozzi rappresenta una grave perdita per tutto il movimento sindacale. Paolo è arrivato a ricoprire incarichi di grande responsabilità a livello nazionale – prima Segretario Generale della FP CGIL e poi Segretario della CGIL nelle segreterie di Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani – partendo dal bagaglio e dall’esperienza maturate nel nostro territorio regionale sia in segreteria confederale che come Segretario Generale della FP CGIL Emilia-Romagna.

Ha gestito da protagonista la fase di contrattualizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, tenendo insieme innovazione contrattuale, valorizzazione della rappresentanza e pratica della democrazia.

Da convinto assertore del ruolo pubblico nella garanzia dei diritti universali, ha sempre difeso e rilanciato il ruolo del welfare pubblico come elemento di qualificazione di una società autenticamente democratica.

Il suo attaccamento alla Cgil, dimostrato fino agli ultimi giorni di vita, il suo voler bene alle lavoratrici e ai lavoratori restano di esempio per tutti i militanti del sindacato.

Per tributare l’ultimo commosso saluto a Paolo e stringersi alla famiglia la Cgil e la FP Cgil Emilia-Romagna annunciano che sarà allestita la camera ardente presso il salone Di Vittorio della Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna giovedì 11 settembre dalle ore 11 alle ore 13.


Attacco alle pensioni pubbliche: tagli retroattivi e penalizzazioni senza precedenti

Per la prima volta nella storia della previdenza italiana, il Governo è intervenuto sulle posizioni contributive già maturate, introducendo tagli alle pensioni dei dipendenti pubblici. Una misura senza precedenti, giudicata a forte rischio di incostituzionalità e che avrà conseguenze pesantissime per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Pensioni pubbliche nel mirino

Con la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e la successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il Governo Meloni ha colpito la quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
Il recente Messaggio INPS n. 2491 del 25 agosto 2025 ha confermato l’applicazione dei tagli, prevedendo una riduzione delle aliquote di rendimento per tutte le pensioni anticipate erogate prima dei 67 anni.

Una misura retroattiva e incostituzionale

Si tratta di un intervento retroattivo che va a incidere su diritti già maturati, in contrasto con i principi di certezza del diritto. Secondo le stime, nel 2043 saranno oltre 730.000 i lavoratori pubblici colpiti, per un totale di 33 miliardi di euro di tagli a regime.

Gli effetti economici sono gravissimi:

  • Retribuzione annua 30.000 € → da -927 € a -6.177 € annui

  • Retribuzione annua 50.000 € → da -1.545 € a -10.296 € annui

  • Retribuzione annua 70.000 € → da -2.163 € a -14.415 € annui

Contratti poveri, pensioni tagliate e uscite ritardate

Oltre ai tagli, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’allungamento delle finestre di uscita, fino a 9 mesi in più per i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata.
Altro che “quota 41 per tutti”: il rischio concreto è che chi ha iniziato a lavorare giovane debba rimanere in servizio anche con 48 o 49 anni di contributi per evitare penalizzazioni.

Il nodo irrisolto del TFR/TFS

La situazione si aggrava con il blocco del TFR/TFS: nonostante la Corte costituzionale abbia richiesto un intervento, il Governo non ha ancora risolto il problema. Anzi, si ipotizza che per il pensionamento anticipato si possa ricorrere al TFR, un paradosso se si considera che i dipendenti pubblici attendono ancora tempi lunghissimi per la liquidazione.

L’impegno della CGIL

Il messaggio INPS introduce anche interpretazioni restrittive che superano la legge, restringendo diritti già tutelati. Di fronte a questo scenario, CGIL, FP CGIL e FLC CGIL proseguono la vertenza a tutela delle pensioni, rafforzando il contenzioso legale sui tagli alle aliquote di rendimento e sul TFR/TFS, fino al possibile ricorso alla Corte Costituzionale.


Dipendenze, tuteliamo il Servizio Sanitario Pubblico e gli operatori dei SerT

CGIL e Funzione Pubblica CGIL Parma esprimono forte contrarietà e preoccupazione per le recenti dichiarazioni dell’On. Priamo Bocchi in merito alle attività di riduzione del danno portate avanti dall’AUSL di Parma e, in particolare, rispetto alla distribuzione di strumenti di consumo sicuro presso i Servizi per le Dipendenze (SerT).

Tali affermazioni, oltre a rappresentare una lettura superficiale e stigmatizzante del lavoro svolto dai professionisti del settore, rischiano di delegittimare un percorso di sanità pubblica fondato su evidenze scientifiche, previsto dalla normativa nazionale e riconosciuto dalle istituzioni sanitarie internazionali.

La distribuzione di strumenti come le pipe, al pari di siringhe sterili e altri presidi, rientra infatti in una strategia di riduzione del danno che ha come obiettivo prioritario la tutela della salute pubblica, la prevenzione delle malattie infettive e il contatto con le persone più fragili. Un approccio che non incoraggia il consumo, ma riduce i rischi sanitari e sociali, offrendo nel contempo un aggancio fondamentale ai percorsi di cura e riabilitazione.

Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa riconoscere e sostenere l’impegno quotidiano di medici, psicologi, educatori, assistenti sociali e di tutte le lavoratrici e i lavoratori dei SerT, che operano in condizioni spesso difficili per garantire diritti, salute e dignità a tutte e tutti.

CGIL e FP CGIL Parma respingono con fermezza ogni tentativo di strumentalizzazione politica su questi temi e ribadiscono la necessità di rafforzare i servizi pubblici territoriali, valorizzando la professionalità e l’abnegazione di chi vi lavora.

Solo attraverso una sanità pubblica forte, basata su prevenzione, cura e inclusione, è possibile costruire una comunità più giusta e sicura.


Sanità Privata: Dopo 13 anni si apre tavolo per contratto Aris Rsa

Serve un impegno vero, concreto e responsabile da parte di tutte le controparti

“Nella mattinata di ieri si è aperto ufficialmente il tavolo di trattativa per il rinnovo del Ccnl Rsa, scaduto da oltre tredici anni. Un’apertura che rappresenta un passaggio importante e atteso ma non dimentichiamo che proprio Aris, insieme ad Aiop, aveva assunto l’impegno, attraverso gli accordi ponte del 24 gennaio e del 3 ottobre 2023, di superare definitivamente i contratti sottoscritti da organizzazioni non rappresentative, con l’obiettivo di arrivare ad un contratto unico di settore.

Quegli impegni, ad oggi, non sono ancora stati mantenuti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl a margine dell’incontro di ieri a Roma presso la sede nazionale di Aris, Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari.

“Siamo consapevoli che l’apertura del tavolo – precisano i sindacati – sia un primo passo utile ma non sufficiente. Restano ancora troppi nodi aperti. In primo luogo, il pieno coinvolgimento di Aiop nel rinnovo del Ccnl Rsa, per arrivare finalmente a un contratto unico di settore che ponga fine al dumping contrattuale. In secondo luogo, l’apertura immediata della trattativa per il rinnovo del Ccnl della Sanità Privata, anch’esso fermo alla tornata 2016-2018. Abbiamo posto con chiarezza queste richieste ad Aris, prendendo atto, con rammarico, dell’assenza ingiustificata di Aiop”.

“Non vogliamo condurre due negoziati separati ma, se AIOP non dovesse rispettare gli impegni presi e continuasse a sottrarsi alle proprie responsabilità ignorando le nostre istanze, proseguiremo nel percorso di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Il prossimo incontro con Aris è fissato per il 30 settembre. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il salario, i diritti e le tutele ed arrivare ad un contratto giusto e soddisfacente per le lavoratrici e i lavoratori del settore. Diciamo sin da subito, però, che non accetteremo tempi lunghi: questa trattativa deve concludersi nel più breve tempo possibile, nel rispetto della dignità di chi da anni attende un contratto.

Infine, ribadiamo ancora una volta che è urgente e non più procrastinabile avviare anche la trattativa per il rinnovo del Ccnl Aiop/Aris Ospedalità Sanità Privata fermo al triennio 2016-2018. C’è bisogno – concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – che anche le istituzioni facciano la loro parte per fermare il dumping contrattuale che avviene sulle spalle delle lavoratrici, dei lavoratori e dei finanziamenti pubblici. Abbiamo bisogno di regole certe che vengano applicate; c’è bisogno di responsabilità e di azioni concrete”.


Ccnl Funzioni locali, senza risorse aggiuntive impossibile rinnovo dignitoso

“Ribadiamo le nostre richieste per un adeguato e dignitoso rinnovo del Contratto 2022-24 delle Funzioni locali: aumentare lo stanziamento del 5,78%, fondi dedicati al riallineamento dell’indennità di comparto – risorse che devono essere previste dal governo –, sblocco totale dei tetti al salario accessorio, l’aggiunta alla contrattazione delle risorse stanziate e non spese del CCNL 2019-2021. Solo così sarà possibile garantire un contratto vero, degno e immediatamente esigibile”.
Lo scrive in una nota il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca, a seguito del tavolo di oggi all’Aran per la trattativa per il rinnovo del Ccnl 2022-24.
“Al momento – spiega – le cosiddette ‘novità’ proposte dalla controparte non modificano di una virgola il problema principale che rimane sempre lo stesso: sono necessarie risorse aggiuntive che il Governo deve mettere a disposizione del rinnovo contrattuale. L’indennità di comparto conglobata non la possono pagare di certo i lavoratori. E vale la pena di ricordare che siamo sempre in presenza di uno spostamento di risorse, al momento non c’è un euro aggiuntivo. E questo mero spostamento rischia addirittura di far diminuire di qualche euro la busta paga, e ovviamente non cambia di una virgola neanche le prospettive future. Quattordici euro (lordi!) sono anni luce lontani dalla possibilità di far superare i gap salariali, nè rilanciano la valorizzazione. Le soluzioni normative proposte in alcuni casi sono peggiorative in altri impraticabili, senza risorse per la contrattazione decentrata visto che la stragrande maggioranza degli Enti non può o non intende utilizzare le ‘opportunità’ (noi lo chiameremmo più opportunamente ‘bluff’) del DL PA che, in sostanza dice: ‘se volete l’aumento ve lo pagate voi. E comunque sarete penalizzati sulle future assunzioni’. Per rilanciare l’attrattivita’ degli enti locali è necessario investire, ma il Governo ha già dimostrato un totale ed eloquente disinteresse. Basta guardare le grandi strategie di valorizzazione delle aree interne…”, osserva.
“E’ così che si valorizzano lavoratrici e lavoratori? Proponendo un gioco delle tre carte e non facendo nulla per contribuire al recupero del potere di acquisto per salari che sono già i più bassi della Pa?”, conclude.


Rinnovo CCNL Servizi Ambientali: trattative ferme, verso lo sciopero nazionale

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dei Servizi Ambientali è di nuovo in stallo. Dopo mesi di trattativa, il 24 luglio le principali associazioni datoriali hanno dimostrato scarsa volontà di chiudere un accordo equo, alimentando l’insoddisfazione sindacale e aprendo la strada a una possibile mobilitazione nazionale.

Trattative interrotte: cosa è successo

Le sigle sindacali FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI e FIADEL hanno denunciato l’atteggiamento attendista delle controparti – Utilitalia, Cisambiente-Confindustria, Assoambiente e le centrali cooperative – che hanno preferito guadagnare tempo piuttosto che affrontare le urgenze del settore: salute e sicurezza sul lavoro, evoluzione delle classificazioni e adeguamento economico.

La mancata volontà di confronto concreto ha reso inevitabile l’apertura della procedura di raffreddamento e conciliazione, primo passo verso uno sciopero nazionale di categoria.

Le richieste dei sindacati

I sindacati chiedono un rinnovo contrattuale che non sia solo formale, ma che porti miglioramenti tangibili per le lavoratrici e i lavoratori del settore. In particolare:

Obiettivi prioritari:

  • Tutela del diritto di sciopero

  • Prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali

  • Salvaguardia della classificazione professionale

  • Difesa del potere d’acquisto, messo a rischio dall’inflazione

Proposte concrete:

  • Maggiore sicurezza e salute nei luoghi di lavoro

  • Riforma della classificazione del personale

  • Miglioramento degli articoli contrattuali per chi lavora negli impianti

  • Accordo economico solido, con sviluppo del welfare contrattuale e delle indennità

Una visione industriale per il futuro del settore

I sindacati ribadiscono la necessità di un modello industriale sostenibile, fondato su sviluppo, investimenti e centralità del lavoro. Viene respinta ogni logica di deregolamentazione selvaggia e concorrenza senza regole, che mette a rischio diritti e qualità del servizio.

Il rinnovo del CCNL non è solo una rivendicazione salariale: è un atto necessario per la crescita e la coesione del settore, per rafforzare il legame tra lavoratori e aziende pubbliche e private dei servizi ambientali.

“Il CCNL deve essere uno strumento di sviluppo, non un freno” – Segreterie nazionali FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FIADEL


Su rinnovo Anaste ennesimo tradimento a danno dei lavoratori

Apprendiamo del rinnovo contrattuale sottoscritto tra l’associazione datoriale Anaste e alcune sigle sindacali autonome. Si tratta di un rinnovo, se così vogliamo definirlo, che ancora una volta rappresenta un vero e proprio tradimento nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore”. Si legge in una nota di Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat, UilFpl e Uiltucs.

“Il trattamento economico previsto dal contratto risulta nettamente inferiore rispetto a quanto stabilito in altri recenti contratti firmati (Anffas, Agidae, Valdesi, Cooperative Sociali, Uneba)”. E proseguono: “Questo rinnovo non solo non garantisce alcun aumento salariale adeguato al costo della vita, ma si configura come un arretramento inaccettabile. Particolarmente grave è inoltre la previsione del comporto di malattia a sei mesi in tre anni, una soglia irragionevole e inaccettabile. Prevedere la possibilità di licenziamento dopo sei mesi di assenza in tre anni significa negare la tutela della salute per i lavoratori e le lavoratrici del settore. Ricordiamo che gli altri contratti collettivi nazionali prevedono comporti ben più tutelanti, fino a 12-18 mesi nel triennio”.

“Per queste ragioni, annunciamo sin da ora che nei primi giorni di settembre si terrà un attivo nazionale delle delegate e dei delegati nel quale si predisporranno tutte le azioni necessarie, incluso lo sciopero nazionale, per respingere con forza questo contratto peggiorativo e rivendicare diritti, dignità e giusta retribuzione per i dipendenti a cui viene applicato il contratto Anaste”, concludono.


bonus mamma

Bonus mamme 2025: cosa cambia, a chi spetta e come richiederlo

A sei mesi dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, il Governo interviene nuovamente sul bonus mamme, modificando in corsa le modalità di accesso e di erogazione. Un cambiamento importante che riguarda migliaia di lavoratrici italiane, per il solo anno 2025.

Cosa prevede il nuovo bonus mamme 2025

Con il Decreto Legge 95/2025, il previsto esonero contributivo per le madri lavoratrici (introdotto con la Legge di Bilancio) viene sostituito da un bonus economico di 40 euro per ogni mese lavorato, da corrispondere in un’unica soluzione a fine anno.

Il nuovo bonus mamme 2025 è una misura una tantum, destinata a semplificare l’accesso al sostegno economico ma anche, secondo CGIL e INCA, a ridurne l’efficacia strutturale.

Chi può richiedere il bonus

Il bonus spetta alle lavoratrici madri autonome o dipendenti (escluse le lavoratrici domestiche) che rispettano i seguenti requisiti:

  • Reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui

  • Madri di 2 figli, con il figlio più piccolo di età non superiore a 10 anni

  • Oppure madri di almeno 3 figli, con il figlio più piccolo di età non superiore a 18 anni

  • Solo per rapporti di lavoro autonomo o a tempo determinato

Restano invece escluse le lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato, madri di almeno tre figli: queste continuano a beneficiare del precedente esonero contributivo, fino a un massimo di 3.000 euro annui, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2024.

Come ottenere il bonus: richiesta all’INPS

Le modalità operative per presentare domanda e ottenere il bonus devono ancora essere definite. CGIL e INCA chiedono al Governo di emanare immediatamente il decreto attuativo, per garantire certezza e chiarezza alle lavoratrici.

Nel frattempo, è possibile rivolgersi alle sedi del Patronato INCA per ricevere una consulenza personalizzata in base alla propria situazione lavorativa e familiare. INCA è presente in tutte le regioni italiane, con 117 sedi provinciali e oltre 700 sedi zonali, per coprire più di 5.000 comuni in Italia.

Una misura tampone: le critiche di CGIL e INCA

CGIL e INCA esprimono forte contrarietà a misure spot, non strutturali né progressive. Il bonus, erogato in un’unica soluzione, viene percepito come un intervento tampone che non risponde ai bisogni reali delle famiglie. L’organizzazione sindacale chiede politiche pubbliche vere e continuative a sostegno della genitorialità, investimenti nei servizi per l’infanzia e nella conciliazione vita-lavoro.


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