Attacco alle pensioni pubbliche: tagli retroattivi e penalizzazioni senza precedenti
Per la prima volta nella storia della previdenza italiana, il Governo è intervenuto sulle posizioni contributive già maturate, introducendo tagli alle pensioni dei dipendenti pubblici. Una misura senza precedenti, giudicata a forte rischio di incostituzionalità e che avrà conseguenze pesantissime per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Pensioni pubbliche nel mirino
Con la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e la successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il Governo Meloni ha colpito la quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
Il recente Messaggio INPS n. 2491 del 25 agosto 2025 ha confermato l’applicazione dei tagli, prevedendo una riduzione delle aliquote di rendimento per tutte le pensioni anticipate erogate prima dei 67 anni.
Una misura retroattiva e incostituzionale
Si tratta di un intervento retroattivo che va a incidere su diritti già maturati, in contrasto con i principi di certezza del diritto. Secondo le stime, nel 2043 saranno oltre 730.000 i lavoratori pubblici colpiti, per un totale di 33 miliardi di euro di tagli a regime.
Gli effetti economici sono gravissimi:
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Retribuzione annua 30.000 € → da -927 € a -6.177 € annui
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Retribuzione annua 50.000 € → da -1.545 € a -10.296 € annui
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Retribuzione annua 70.000 € → da -2.163 € a -14.415 € annui
Contratti poveri, pensioni tagliate e uscite ritardate
Oltre ai tagli, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’allungamento delle finestre di uscita, fino a 9 mesi in più per i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata.
Altro che “quota 41 per tutti”: il rischio concreto è che chi ha iniziato a lavorare giovane debba rimanere in servizio anche con 48 o 49 anni di contributi per evitare penalizzazioni.
Il nodo irrisolto del TFR/TFS
La situazione si aggrava con il blocco del TFR/TFS: nonostante la Corte costituzionale abbia richiesto un intervento, il Governo non ha ancora risolto il problema. Anzi, si ipotizza che per il pensionamento anticipato si possa ricorrere al TFR, un paradosso se si considera che i dipendenti pubblici attendono ancora tempi lunghissimi per la liquidazione.
L’impegno della CGIL
Il messaggio INPS introduce anche interpretazioni restrittive che superano la legge, restringendo diritti già tutelati. Di fronte a questo scenario, CGIL, FP CGIL e FLC CGIL proseguono la vertenza a tutela delle pensioni, rafforzando il contenzioso legale sui tagli alle aliquote di rendimento e sul TFR/TFS, fino al possibile ricorso alla Corte Costituzionale.
Dipendenze, tuteliamo il Servizio Sanitario Pubblico e gli operatori dei SerT
CGIL e Funzione Pubblica CGIL Parma esprimono forte contrarietà e preoccupazione per le recenti dichiarazioni dell’On. Priamo Bocchi in merito alle attività di riduzione del danno portate avanti dall’AUSL di Parma e, in particolare, rispetto alla distribuzione di strumenti di consumo sicuro presso i Servizi per le Dipendenze (SerT).
Tali affermazioni, oltre a rappresentare una lettura superficiale e stigmatizzante del lavoro svolto dai professionisti del settore, rischiano di delegittimare un percorso di sanità pubblica fondato su evidenze scientifiche, previsto dalla normativa nazionale e riconosciuto dalle istituzioni sanitarie internazionali.
La distribuzione di strumenti come le pipe, al pari di siringhe sterili e altri presidi, rientra infatti in una strategia di riduzione del danno che ha come obiettivo prioritario la tutela della salute pubblica, la prevenzione delle malattie infettive e il contatto con le persone più fragili. Un approccio che non incoraggia il consumo, ma riduce i rischi sanitari e sociali, offrendo nel contempo un aggancio fondamentale ai percorsi di cura e riabilitazione.
Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa riconoscere e sostenere l’impegno quotidiano di medici, psicologi, educatori, assistenti sociali e di tutte le lavoratrici e i lavoratori dei SerT, che operano in condizioni spesso difficili per garantire diritti, salute e dignità a tutte e tutti.
CGIL e FP CGIL Parma respingono con fermezza ogni tentativo di strumentalizzazione politica su questi temi e ribadiscono la necessità di rafforzare i servizi pubblici territoriali, valorizzando la professionalità e l’abnegazione di chi vi lavora.
Solo attraverso una sanità pubblica forte, basata su prevenzione, cura e inclusione, è possibile costruire una comunità più giusta e sicura.
Sanità Privata: Dopo 13 anni si apre tavolo per contratto Aris Rsa
Serve un impegno vero, concreto e responsabile da parte di tutte le controparti
“Nella mattinata di ieri si è aperto ufficialmente il tavolo di trattativa per il rinnovo del Ccnl Rsa, scaduto da oltre tredici anni. Un’apertura che rappresenta un passaggio importante e atteso ma non dimentichiamo che proprio Aris, insieme ad Aiop, aveva assunto l’impegno, attraverso gli accordi ponte del 24 gennaio e del 3 ottobre 2023, di superare definitivamente i contratti sottoscritti da organizzazioni non rappresentative, con l’obiettivo di arrivare ad un contratto unico di settore.
Quegli impegni, ad oggi, non sono ancora stati mantenuti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl a margine dell’incontro di ieri a Roma presso la sede nazionale di Aris, Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari.
“Siamo consapevoli che l’apertura del tavolo – precisano i sindacati – sia un primo passo utile ma non sufficiente. Restano ancora troppi nodi aperti. In primo luogo, il pieno coinvolgimento di Aiop nel rinnovo del Ccnl Rsa, per arrivare finalmente a un contratto unico di settore che ponga fine al dumping contrattuale. In secondo luogo, l’apertura immediata della trattativa per il rinnovo del Ccnl della Sanità Privata, anch’esso fermo alla tornata 2016-2018. Abbiamo posto con chiarezza queste richieste ad Aris, prendendo atto, con rammarico, dell’assenza ingiustificata di Aiop”.
“Non vogliamo condurre due negoziati separati ma, se AIOP non dovesse rispettare gli impegni presi e continuasse a sottrarsi alle proprie responsabilità ignorando le nostre istanze, proseguiremo nel percorso di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Il prossimo incontro con Aris è fissato per il 30 settembre. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il salario, i diritti e le tutele ed arrivare ad un contratto giusto e soddisfacente per le lavoratrici e i lavoratori del settore. Diciamo sin da subito, però, che non accetteremo tempi lunghi: questa trattativa deve concludersi nel più breve tempo possibile, nel rispetto della dignità di chi da anni attende un contratto.
Infine, ribadiamo ancora una volta che è urgente e non più procrastinabile avviare anche la trattativa per il rinnovo del Ccnl Aiop/Aris Ospedalità Sanità Privata fermo al triennio 2016-2018. C’è bisogno – concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – che anche le istituzioni facciano la loro parte per fermare il dumping contrattuale che avviene sulle spalle delle lavoratrici, dei lavoratori e dei finanziamenti pubblici. Abbiamo bisogno di regole certe che vengano applicate; c’è bisogno di responsabilità e di azioni concrete”.
Ccnl Funzioni locali, senza risorse aggiuntive impossibile rinnovo dignitoso
“Ribadiamo le nostre richieste per un adeguato e dignitoso rinnovo del Contratto 2022-24 delle Funzioni locali: aumentare lo stanziamento del 5,78%, fondi dedicati al riallineamento dell’indennità di comparto – risorse che devono essere previste dal governo –, sblocco totale dei tetti al salario accessorio, l’aggiunta alla contrattazione delle risorse stanziate e non spese del CCNL 2019-2021. Solo così sarà possibile garantire un contratto vero, degno e immediatamente esigibile”.
Rinnovo CCNL Servizi Ambientali: trattative ferme, verso lo sciopero nazionale
Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dei Servizi Ambientali è di nuovo in stallo. Dopo mesi di trattativa, il 24 luglio le principali associazioni datoriali hanno dimostrato scarsa volontà di chiudere un accordo equo, alimentando l’insoddisfazione sindacale e aprendo la strada a una possibile mobilitazione nazionale.
Trattative interrotte: cosa è successo
Le sigle sindacali FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI e FIADEL hanno denunciato l’atteggiamento attendista delle controparti – Utilitalia, Cisambiente-Confindustria, Assoambiente e le centrali cooperative – che hanno preferito guadagnare tempo piuttosto che affrontare le urgenze del settore: salute e sicurezza sul lavoro, evoluzione delle classificazioni e adeguamento economico.
La mancata volontà di confronto concreto ha reso inevitabile l’apertura della procedura di raffreddamento e conciliazione, primo passo verso uno sciopero nazionale di categoria.
Le richieste dei sindacati
I sindacati chiedono un rinnovo contrattuale che non sia solo formale, ma che porti miglioramenti tangibili per le lavoratrici e i lavoratori del settore. In particolare:
Obiettivi prioritari:
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Tutela del diritto di sciopero
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Prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali
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Salvaguardia della classificazione professionale
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Difesa del potere d’acquisto, messo a rischio dall’inflazione
Proposte concrete:
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Maggiore sicurezza e salute nei luoghi di lavoro
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Riforma della classificazione del personale
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Miglioramento degli articoli contrattuali per chi lavora negli impianti
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Accordo economico solido, con sviluppo del welfare contrattuale e delle indennità
Una visione industriale per il futuro del settore
I sindacati ribadiscono la necessità di un modello industriale sostenibile, fondato su sviluppo, investimenti e centralità del lavoro. Viene respinta ogni logica di deregolamentazione selvaggia e concorrenza senza regole, che mette a rischio diritti e qualità del servizio.
Il rinnovo del CCNL non è solo una rivendicazione salariale: è un atto necessario per la crescita e la coesione del settore, per rafforzare il legame tra lavoratori e aziende pubbliche e private dei servizi ambientali.
“Il CCNL deve essere uno strumento di sviluppo, non un freno” – Segreterie nazionali FP CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FIADEL
Su rinnovo Anaste ennesimo tradimento a danno dei lavoratori
Apprendiamo del rinnovo contrattuale sottoscritto tra l’associazione datoriale Anaste e alcune sigle sindacali autonome. Si tratta di un rinnovo, se così vogliamo definirlo, che ancora una volta rappresenta un vero e proprio tradimento nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore”. Si legge in una nota di Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat, UilFpl e Uiltucs.
“Il trattamento economico previsto dal contratto risulta nettamente inferiore rispetto a quanto stabilito in altri recenti contratti firmati (Anffas, Agidae, Valdesi, Cooperative Sociali, Uneba)”. E proseguono: “Questo rinnovo non solo non garantisce alcun aumento salariale adeguato al costo della vita, ma si configura come un arretramento inaccettabile. Particolarmente grave è inoltre la previsione del comporto di malattia a sei mesi in tre anni, una soglia irragionevole e inaccettabile. Prevedere la possibilità di licenziamento dopo sei mesi di assenza in tre anni significa negare la tutela della salute per i lavoratori e le lavoratrici del settore. Ricordiamo che gli altri contratti collettivi nazionali prevedono comporti ben più tutelanti, fino a 12-18 mesi nel triennio”.
“Per queste ragioni, annunciamo sin da ora che nei primi giorni di settembre si terrà un attivo nazionale delle delegate e dei delegati nel quale si predisporranno tutte le azioni necessarie, incluso lo sciopero nazionale, per respingere con forza questo contratto peggiorativo e rivendicare diritti, dignità e giusta retribuzione per i dipendenti a cui viene applicato il contratto Anaste”, concludono.
Bonus mamme 2025: cosa cambia, a chi spetta e come richiederlo
A sei mesi dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, il Governo interviene nuovamente sul bonus mamme, modificando in corsa le modalità di accesso e di erogazione. Un cambiamento importante che riguarda migliaia di lavoratrici italiane, per il solo anno 2025.
Cosa prevede il nuovo bonus mamme 2025
Con il Decreto Legge 95/2025, il previsto esonero contributivo per le madri lavoratrici (introdotto con la Legge di Bilancio) viene sostituito da un bonus economico di 40 euro per ogni mese lavorato, da corrispondere in un’unica soluzione a fine anno.
Il nuovo bonus mamme 2025 è una misura una tantum, destinata a semplificare l’accesso al sostegno economico ma anche, secondo CGIL e INCA, a ridurne l’efficacia strutturale.
Chi può richiedere il bonus
Il bonus spetta alle lavoratrici madri autonome o dipendenti (escluse le lavoratrici domestiche) che rispettano i seguenti requisiti:
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Reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui
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Madri di 2 figli, con il figlio più piccolo di età non superiore a 10 anni
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Oppure madri di almeno 3 figli, con il figlio più piccolo di età non superiore a 18 anni
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Solo per rapporti di lavoro autonomo o a tempo determinato
Restano invece escluse le lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato, madri di almeno tre figli: queste continuano a beneficiare del precedente esonero contributivo, fino a un massimo di 3.000 euro annui, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2024.
Come ottenere il bonus: richiesta all’INPS
Le modalità operative per presentare domanda e ottenere il bonus devono ancora essere definite. CGIL e INCA chiedono al Governo di emanare immediatamente il decreto attuativo, per garantire certezza e chiarezza alle lavoratrici.
Nel frattempo, è possibile rivolgersi alle sedi del Patronato INCA per ricevere una consulenza personalizzata in base alla propria situazione lavorativa e familiare. INCA è presente in tutte le regioni italiane, con 117 sedi provinciali e oltre 700 sedi zonali, per coprire più di 5.000 comuni in Italia.
Una misura tampone: le critiche di CGIL e INCA
CGIL e INCA esprimono forte contrarietà a misure spot, non strutturali né progressive. Il bonus, erogato in un’unica soluzione, viene percepito come un intervento tampone che non risponde ai bisogni reali delle famiglie. L’organizzazione sindacale chiede politiche pubbliche vere e continuative a sostegno della genitorialità, investimenti nei servizi per l’infanzia e nella conciliazione vita-lavoro.
Elezioni Rsu pubblico impiego: siamo il primo sindacato
“Si è conclusa definitivamente la certificazione dell’Aran dei voti delle elezioni Rsu 2025 nel pubblico impiego, e con grande soddisfazione possiamo dire che siamo il primo sindacato”. Lo affermano, in una nota, Cgil nazionale, Fp Cgil e Flc Cgil.
“Un risultato importantissimo – prosegue la Confederazione insieme alle due categorie – che premia la nostra coerenza e il nostro impegno nella difesa del ruolo delle rappresentanze sindacali unitarie nei luoghi di lavoro e nel garantire salari dignitosi, maggiori risorse per il rinnovo dei Ccnl e per la stabilizzazione dei precari”.
“La Fp Cgil – si legge nella nota – è il primo sindacato complessivamente delle amministrazioni pubbliche mantenendo il primato delle funzioni locali, ottenendo il primato nelle funzioni centrali e incrementando notevolmente i voti sul comparto sanità”. Inoltre, prosegue la nota “la Flc Cgil con 273 mila voti è il sindacato più votato nella scuola, nell’università, nella ricerca e nell’alta formazione artistica e musicale. Nettamente distanziate sia la seconda organizzazione a 50mila voti di differenza che la terza a 100mila voti di distanza”.
“Un successo, quello dei risultati, che si somma a quello della partecipazione, che ha visto un’altissima affluenza al voto delle lavoratrici e dei lavoratori dell’istruzione e della ricerca, università e Afam, della sanità, delle funzioni locali e delle funzioni centrali. Tutto ciò – concludono Cgil, Fp Cgil e Flc Cgil – sostiene con ancora più forza la nostra battaglia per rafforzare il valore delle Rsu e per estendere, per legge, il sistema del pubblico impiego a tutti i settori privati”.
Accordo FP CGIL – UIL FPL con Coop Cidas sul Premio di Risultato 2023: vittoria per tutti i lavoratori
Nessun escluso, premio pieno e rivalutato: tuteliamo chi lavora, senza sconti né imposizioni
Un risultato importante per le lavoratrici e i lavoratori della cooperazione sociale a Piacenza: FP CGIL e UIL FPL hanno siglato un accordo con Coop Cidas che garantisce il pagamento integrale del Premio Territoriale di Risultato (PTR) 2023, con una maggiorazione del 3,5% per interessi e rivalutazione Istat.
Dopo mesi di trattative e dopo che altri avevano firmato accordi al ribasso, imponendo limiti e buoni spesa non negoziati, arriva finalmente una vera intesa che riconosce il valore del lavoro.
Cosa prevede l’accordo
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Pagamento completo del premio PTR 2023 a tutti i lavoratori e lavoratrici, senza esclusioni;
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Maggiorazione del 3,5% per il ritardo e per l’adeguamento all’indice ISTAT;
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Libertà di scelta tra erogazione in busta paga (comprensiva di contributi previdenziali e assistenziali) o in buoni spesa rivalutati, da usare in esercizi convenzionati;
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Inclusione anche di chi aveva aderito all’accordo CISL, senza penalizzazioni.
Una firma per la dignità del lavoro
“Abbiamo tenuto la barra dritta – dichiarano Antonio De Leo (FP CGIL) e Agostino Zanotti (UIL FPL) – mentre altri firmavano intese che garantivano solo il 50% del premio e solo in buoni spesa imposti. Il nostro accordo è serio, trasparente e rispettoso degli impegni assunti”.
Questa intesa si inserisce nel solco tracciato dall’Integrativo Provinciale Piacenza Coop Sociali 2022, che FP CGIL continua a difendere come strumento di equità, coesione e giustizia per chi lavora.
Una controparte responsabile
Il confronto con Coop Cidas, supportata da Legacoop, ha mostrato che si può trovare un’intesa vera e responsabile, che non divide i lavoratori ma li tutela tutti. Il premio sarà corrisposto nella prossima busta paga, oppure tramite buoni rivalutati a scelta del lavoratore. Nessuna imposizione, solo trasparenza e rispetto.
FP CGIL: “Noi non facciamo favoritismi, facciamo sindacato”
“Questo risultato è per tutti. Anche chi aveva, forse con troppa fretta, accettato condizioni peggiori, oggi potrà beneficiare del miglior accordo possibile. È così che intendiamo fare sindacato: con determinazione, dignità e responsabilità”.
Sanità privata: non si può solo pretendere. Aiop si sieda al tavolo del rinnovo del CCNL
Che il Sistema Sanitario Nazionale sia in gravissima difficoltà è un fatto noto.
Chi lo sta affossando è altrettanto noto: le scelte di de-finanziamento da parte del Governo Meloni sono drammaticamente evidenti, come dimostrano impietosamente le cifre dello stanziamento in rapporto al Pil.
Come è noto a tutti che la Regione Emilia-Romagna, per non acuire le difficoltà ben note del sistema, ha varato una pesante manovra economica, che – oltre che sulle tasse automobilistiche e sui ticket – incide prevalentemente sull’Irpef, quindi su coloro che le imposte le pagano con certezza, ossia lavoratori dipendenti e pensionati compresi le lavoratrici e i lavoratori del sistema sanitario che vivono quotidianamente difficoltà sempre più dure da affrontare.
In verità tutto ciò è noto quasi a tutti, gli unici a non essersene accorti paiono essere gli imprenditori della sanità privata.
Stando alle dichiarazioni degli ultimi giorni, sono gli unici a pensare che la crisi del sistema non li tocchi. Incuranti del calo delle risorse pubbliche, non perdono occasione per esigere sempre più denaro.
Sempre pronti a ricevere ma non a dare, nemmeno quando è dovuto. Basti pensare che – con il Contratto nazionale scaduto da 7 anni – Aiop si rifiuta di iniziare qualsiasi trattativa, avanzando però nel contempo la pretesa di ulteriore denaro pubblico.
Nelle dichiarazioni si legge “la sanità privata è efficiente, costa meno e produce di più”. Effettivamente essere soggetti privati, esigere denaro pubblico e sottopagare – per non dire sfruttare – i propri dipendenti porta indiscutibilmente a costi minori e a maggiori profitti, su questo non c’è dubbio…
Come ad avviso di FP CGIL non c’è dubbio che l’accreditamento dei soggetti privati col sistema pubblico debba basarsi su un giusto equilibrio tra diritti e doveri, tra “dare” e “avere”, a partire dal rinnovo puntuale e dal rispetto del CCNL, unica garanzia per lavoratrici e lavoratori del sistema della sanità privata. Invitiamo quindi Aiop a smettere di sottrarsi al confronto e a riconoscere finalmente alle lavoratrici e lavoratori che tengono in piedi un sistema sull’orlo del disfacimento completo quanto è loro dovuto.










