Sanità privata, rottura al Ministero: verso lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto
Si è concluso con un mancato accordo il tentativo di conciliazione richiesto dalle organizzazioni sindacali e svoltosi presso il Ministero del Lavoro sul rinnovo del CCNL della Sanità Privata Aiop–Aris. L’assenza di aperture da parte delle associazioni datoriali conferma una situazione di stallo che rischia di scaricarsi ancora una volta sulle lavoratrici e sui lavoratori del settore.
Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato l’incontro per affrontare il rinnovo di un contratto nazionale atteso da anni, in un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e da condizioni di lavoro sempre più gravose. Nel corso del confronto, le controparti datoriali hanno ribadito la propria indisponibilità ad avviare il tavolo negoziale, subordinando l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni.
Una posizione che riteniamo inaccettabile. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori e non può essere condizionato da dinamiche che riguardano i rapporti tra soggetti istituzionali e gestori privati. Il personale della sanità privata ha garantito continuità assistenziale, professionalità e dedizione anche nei momenti più difficili, a partire dalla fase pandemica, senza mai sottrarsi alle proprie responsabilità.
Il permanere di questa chiusura rappresenta un ulteriore segnale di scarsa attenzione verso chi ogni giorno assicura servizi sanitari essenziali. Parliamo di migliaia di professioniste e professionisti che operano in strutture accreditate e che svolgono un ruolo fondamentale all’interno del sistema sanitario, contribuendo in modo determinante alla tenuta complessiva dell’assistenza.
Alla luce dell’esito negativo del tentativo di conciliazione, nei prossimi giorni saranno definite tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale. La mobilitazione diventa uno strumento necessario per sbloccare una trattativa che non può più essere rinviata.
Come FP CGIL Emilia-Romagna ribadiamo la necessità di un immediato avvio del confronto contrattuale, senza pregiudiziali e senza scaricare sui lavoratori responsabilità che non competono loro. Il rinnovo del CCNL della Sanità Privata deve garantire il riconoscimento economico e professionale di chi opera nel settore e deve restituire dignità salariale dopo anni di stagnazione.
Il tempo delle attese è finito. Serve un cambio di passo concreto per tutelare il lavoro, rafforzare la qualità dei servizi e assicurare diritti certi a chi ogni giorno è in prima linea nella cura delle persone.
Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa
Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.
Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.
Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.
Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.
Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.
Mensa AUSL al Franchini di Montecchio: migliora il servizio ai degenti, ma peggiorano le condizioni di lavoro
La riorganizzazione del servizio mensa dell’AUSL di Reggio Emilia, in particolare presso l’ospedale Franchini di Montecchio, solleva forti criticità sul piano occupazionale e organizzativo. È quanto denunciano FP CGIL e UIL FPL, che esprimono una netta contrarietà a un progetto che, pur dichiarando l’obiettivo di migliorare la qualità dei pasti destinati ai degenti, sembra avere come unico risultato concreto il risparmio sul personale.
Secondo quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali, la nuova gestione non produce alcun risparmio economico sul costo del pasto, ma genera invece incertezza e precarietà per numerosi operatori tecnici di cucina. Le prime conseguenze sono già evidenti: un lavoratore interinale è stato escluso dal servizio e si prospetta la cessazione di diversi contratti a tempo determinato, a seguito della ricollocazione di dieci operatori.
FP CGIL e UIL FPL sottolineano l’incoerenza di un progetto che dichiara di migliorare il servizio ai pazienti, ma che contemporaneamente peggiora le condizioni di lavoro di chi garantisce quotidianamente quel servizio. A questo si aggiungono significative difformità rispetto a modelli organizzativi già attivi in altre strutture dell’AUSL di Reggio Emilia.
Al Franchini, infatti, la gestione dei pasti destinati ai degenti verrebbe affidata agli operatori socio-sanitari dell’ospedale, anziché al personale CIR, come avviene all’Arcispedale Santa Maria Nuova. Allo stesso modo, la mensa dei dipendenti verrebbe gestita da CIR e non più dagli operatori tecnici di cucina, come accade invece negli ospedali di Scandiano e del Morel. Scelte diverse da struttura a struttura che, secondo i sindacati, creano disparità di trattamento, confusione organizzativa e mancanza di uniformità nelle politiche aziendali.
Ulteriori preoccupazioni riguardano le ricadute economiche e disciplinari sul personale. FP CGIL e UIL FPL denunciano una prassi ormai consolidata da parte della Dirigenza AUSL, che prevede l’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti che, per vari motivi, non usufruiscono correttamente dell’accesso alla mensa. Un approccio sanzionatorio che contribuisce ad alimentare un clima di forte tensione, in cui i lavoratori si sentono sempre più penalizzati da scelte organizzative orientate esclusivamente al contenimento dei costi del personale.
A fronte di questa situazione, e in vista dell’incontro già programmato con i dipendenti, FP CGIL Emilia-Romagna chiede un confronto urgente con la Dirigenza dell’AUSL di Reggio Emilia. L’obiettivo è rivedere il progetto di riorganizzazione, garantendo da un lato la qualità del servizio ai degenti e dall’altro la tutela dei diritti, della dignità professionale e della stabilità lavorativa degli operatori tecnici di cucina.
Reggio Emilia. La FP CGIL chiede l'intervento del prefetto all'AUSL ma non c'è l'accordo
A seguito della proclamazione dello stato di agitazione da parte delle sigle sindacali FP CGIL e UIL FPL nei confronti dell’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Reggio Emilia, per il mancato raggiungimento di un accordo sull’erogazione dei DEP (Differenziali Economici di Professionalità) — strumenti fondamentali per la valorizzazione economica del personale sanitario — i sindacati hanno incontrato ieri il vice Prefetto nel tentativo di giungere ad una conciliazione.
All’appuntamento di ieri si era giunti dopo numerosi incontri e gli impegni assunti dall’AUSL nelle scorse settimane, quando i sindacati avevano denunciato una totale immobilità da parte dell’Azienda, che non aveva ancora finalizzato l’accordo, lasciando nel limbo oltre un migliaio di dipendenti.
“Riteniamo questa situazione inaccettabile – dichiarano FP CGIL e UIL FPL – perché, viste le disponibilità dei fondi, abbiamo chiesto di investire oltre 1.500.000 euro per incrementare il salario fisso del personale ma senza ottenere alcun impegno”.
Secondo le Organizzazioni sindacali il blocco dei DEP rappresenta un ostacolo significativo in un percorso di riconoscimento e valorizzazione che i lavoratori attendono da tempo.
“L’Azienda in Prefettura ha rigettato le richieste delle Organizzazioni sindacali, aprendo ad un ulteriore confronto, ma, respingendo completamente un’intesa sulle risorse da destinare alla contrattazione, evidenziando che altre organizzazioni sindacali al momento hanno chiesto di temporeggiare sulla sottoscrizione dello stesso. – scrivono in una nota i sindacati a seguito dell’incontro – Pertanto non abbiamo sottoscritto l’ atto di conciliazione, perché riteniamo che la sola riapertura del tavolo di contrattazione non sia sufficiente a chiudere lo stato di agitazione.
Il personale sanitario non può più aspettare – continuano – serve un atto di responsabilità e una reale volontà di investire sul personale che ogni giorno garantisce i servizi essenziali alla cittadinanza”.
L’accordo sui DEP potrebbe portare un incremento salariale fino a 1.200 euro annui e a regime, un risultato superiore a quanto previsto dal prossimo contratto collettivo.
“Per questo motivo come FP CGIL e UIL FPL invitiamo tutte le Organizzazioni sindacali a mantenere un approccio responsabile e concreto, basato su una lettura attenta dei fondi disponibili, evitando di generare confusione tra i dipendenti.
Sulla sanità serve un aumento massiccio di risorse
“Ad ogni modo, ogni singola risorsa aggiuntiva deve essere dedicata al potenziamento della sanità pubblica, senza erogazioni a fondo perduto per il privato”, ha osservato.
Sanità Privata: Dopo 13 anni si apre tavolo per contratto Aris Rsa
Serve un impegno vero, concreto e responsabile da parte di tutte le controparti
“Nella mattinata di ieri si è aperto ufficialmente il tavolo di trattativa per il rinnovo del Ccnl Rsa, scaduto da oltre tredici anni. Un’apertura che rappresenta un passaggio importante e atteso ma non dimentichiamo che proprio Aris, insieme ad Aiop, aveva assunto l’impegno, attraverso gli accordi ponte del 24 gennaio e del 3 ottobre 2023, di superare definitivamente i contratti sottoscritti da organizzazioni non rappresentative, con l’obiettivo di arrivare ad un contratto unico di settore.
Quegli impegni, ad oggi, non sono ancora stati mantenuti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl a margine dell’incontro di ieri a Roma presso la sede nazionale di Aris, Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari.
“Siamo consapevoli che l’apertura del tavolo – precisano i sindacati – sia un primo passo utile ma non sufficiente. Restano ancora troppi nodi aperti. In primo luogo, il pieno coinvolgimento di Aiop nel rinnovo del Ccnl Rsa, per arrivare finalmente a un contratto unico di settore che ponga fine al dumping contrattuale. In secondo luogo, l’apertura immediata della trattativa per il rinnovo del Ccnl della Sanità Privata, anch’esso fermo alla tornata 2016-2018. Abbiamo posto con chiarezza queste richieste ad Aris, prendendo atto, con rammarico, dell’assenza ingiustificata di Aiop”.
“Non vogliamo condurre due negoziati separati ma, se AIOP non dovesse rispettare gli impegni presi e continuasse a sottrarsi alle proprie responsabilità ignorando le nostre istanze, proseguiremo nel percorso di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Il prossimo incontro con Aris è fissato per il 30 settembre. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il salario, i diritti e le tutele ed arrivare ad un contratto giusto e soddisfacente per le lavoratrici e i lavoratori del settore. Diciamo sin da subito, però, che non accetteremo tempi lunghi: questa trattativa deve concludersi nel più breve tempo possibile, nel rispetto della dignità di chi da anni attende un contratto.
Infine, ribadiamo ancora una volta che è urgente e non più procrastinabile avviare anche la trattativa per il rinnovo del Ccnl Aiop/Aris Ospedalità Sanità Privata fermo al triennio 2016-2018. C’è bisogno – concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – che anche le istituzioni facciano la loro parte per fermare il dumping contrattuale che avviene sulle spalle delle lavoratrici, dei lavoratori e dei finanziamenti pubblici. Abbiamo bisogno di regole certe che vengano applicate; c’è bisogno di responsabilità e di azioni concrete”.
Sanità pubblica sotto pressione: stato di agitazione tra infermieri e OSS all’Ospedale di Baggiovara
Il malcontento e le difficoltà lavorative tra il personale sanitario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena si stanno rapidamente estendendo a più reparti dell’Ospedale di Baggiovara. Dopo la mobilitazione degli infermieri e operatori socio sanitari della Chirurgia, oggi anche il reparto di Medicina Riabilitativa ha formalmente aperto lo stato di agitazione.
Carenze di personale ai limiti della sostenibilità
Nel reparto di Medicina Riabilitativa si lavora stabilmente con organici ridotti ai livelli minimi previsti per i servizi in sciopero, pur garantendo le attività ordinarie. La situazione è talmente critica che le mansioni tra infermieri e OSS si confondono: a causa della mancanza cronica di personale assistenziale, gli infermieri vengono impiegati in attività alberghiere e di base per gran parte del turno, con inevitabili ricadute sull’assistenza clinica vera e propria.
Il sindacato Funzione Pubblica Cgil di Modena, che sta coordinando la vertenza, ha annunciato per domani, venerdì 13 luglio, un presidio con volantinaggio dalle 11 alle 15 davanti all’ospedale, per denunciare una condizione lavorativa insostenibile che mina anche la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Una vertenza che coinvolge ormai decine di lavoratori
Sono 28 i professionisti, tra infermieri e OSS della Medicina Riabilitativa, ad aver formalmente aderito allo stato di agitazione. Il nodo centrale resta la mancata sostituzione del personale uscente: pensionamenti, trasferimenti e dimissioni non vengono compensati da nuove assunzioni, determinando un effetto domino che porta i reparti al collasso operativo.
Tra stress, rinunce ai riposi e tensione con l’utenza
“Il clima di esasperazione è evidente e non si limita solo al personale – spiega Mohcine El Arrag, FP Cgil Modena – ma coinvolge anche l’utenza, costretta ad affrontare tempi d’attesa sempre più lunghi e servizi ridotti. Questa frustrazione si riversa spesso sul personale, che in alcuni casi è vittima anche di aggressioni verbali e fisiche”.
“Con l’estate alle porte – aggiunge Giuseppe Fornaro, FP Cgil – l’assenza di copertura turni comporta che molti lavoratori rinuncino a riposi e ferie per garantire le minime rotazioni. È una condizione che non può durare a lungo”.
Appello alle istituzioni sanitarie: ascoltare chi lavora ogni giorno per la salute pubblica
La Funzione Pubblica Cgil chiama in causa anche le istituzioni coinvolte nel recente convegno “Presente e futuro del sistema sanitario, sociale e di comunità modenese”, invitandole a non trascurare la voce dei lavoratori in prima linea. Se da un lato è fondamentale pensare strategie di lungo periodo per la sanità pubblica locale, dall’altro non si può ignorare il disagio quotidiano di chi è chiamato a garantire l’erogazione dei servizi fondamentali.
Una vertenza aperta che parla a tutta la sanità pubblica
L’agitazione a Baggiovara non è un caso isolato, ma simbolo di una crisi strutturale che attraversa molte strutture sanitarie pubbliche italiane. Mancanza di personale, organizzazione interna inefficace e disattenzione verso il benessere dei lavoratori stanno creando un contesto dove la qualità del servizio sanitario è sempre più a rischio.
La richiesta è chiara: interventi immediati per garantire condizioni di lavoro dignitose e un servizio sanitario all’altezza dei bisogni della popolazione.
CCNL Sanità Pubblica: Fp Cgil e Uil Fpl non cambiano posizione. Chi firma senza risorse si assume la responsabilità di svendere 580.000 professionisti
La FP CGIL e la UIL FPL esprimono profondo sconcerto e indignazione per quanto accaduto il 18 giugno al tavolo della trattativa per il rinnovo del CCNL della Sanità Pubblica 2022-2024.
Le nostre Organizzazioni sindacali, al contrario, per l’ennesima volta non hanno abbassato la testa.
Non ci fermeremo. Anzi, continueremo a batterci, dentro e fuori i tavoli, per un contratto vero, giusto e dignitoso, intensificando la mobilitazione.
Opacità e contraddizioni caratterizzano la riorganizzazione del Servizio di Emergenza Territoriale in Ausl Romagna
In seguito all’incontro tenutosi il 04 giugno con la Direzione Aziendale in merito alla riorganizzazione del Servizio di Emergenza Territoriale dell’Ausl Romagna, la FP CGIL esprime la propria netta contrarietà alla decisione di sostituire la leadership infermieristica con equipaggi composti esclusivamente da due autisti soccorritori.
La nostra posizione è motivata dalla scarsa trasparenza del progetto e dalla manifesta inconsistenza degli elementi che l’Ausl pone a base del percorso: i documenti forniti dall’Azienda alle Organizzazioni Sindacali risultano non sufficienti per una corretta analisi – si giustifica questa decisione come una misura temporanea, necessaria a fronte delle difficoltà nel reclutamento di personale infermieristico mentre la FP CGIL ricorda che attualmente, in Ausl Romagna ci sono oltre 170 infermieri in graduatoria per assunzioni a tempo indeterminato.
Pur riconoscendo una generale difficoltà nel reclutamento perché le professioni sanitarie soffrono di scarsa attrattività, frutto di precise scelte politiche che non garantiscono condizioni di lavoro dignitose né un contratto che recuperi almeno la perdita del potere di acquisto generato dall’inflazione, non ci sembra questa motivazione possa essere invocata per il caso in oggetto. Quindi gli Infermieri ci sarebbero, a meno che la proposta di assunzione della Ausl non sia per un tempo determinato valido solo per il periodo estivo che nessun Infermiere oggi accetterebbe .
Sorge quindi una domanda legittima: si tratta davvero di una criticità oggettiva o di una precisa volontà aziendale di ridurre progressivamente la presenza infermieristica a bordo delle ambulanze?
La FP CGIL, ribadendo con forza la necessità di preservare il carattere pubblico del servizio e garantire la sicurezza degli utenti, ha chiesto chiarimenti su un punto fondamentale: perché se si sceglie di dare in gestione al privato 4 mezzi su questi non si prevedono equipaggi con leadership infermieristica? Anche su questo, non è stata fornita alcuna risposta adeguata.
Alla scarsa trasparenza, si aggiungono elementi fra loro contraddittori Secondo la FP CGIL, emerge chiaramente la volontà di destrutturare progressivamente un servizio fondamentale come l’emergenza territoriale.
Per questo, sollecitiamo nuovamente la Direzione Aziendale ad avviare un percorso di confronto reale, fondato sul coinvolgimento delle parti sociali e su scelte organizzative condivise.
Allo stesso tempo, sollecitiamo tutti vari livelli istituzionali, affinché si giunga in tempi celeri al riconoscimento giuridico della figura dell’autista soccorritore, condizione che aiuterebbe ad affrontare alcune criticità garantendo competenza e responsabilità nel sistema di emergenza, a tutela della salute pubblica e della dignità professionale degli operatori.
La FP CGIL Ferrara proclama lo stato di agitazione nell'azienda sanitaria di Ferrara










