A pochi giorni dalla scadenza dei contratti dei precari PNRR della Giustizia, continua a mancare una risposta chiara da parte dell’amministrazione. È inaccettabile che migliaia di lavoratrici e lavoratori, dopo aver garantito il funzionamento degli uffici giudiziari e contribuito all’attuazione degli obiettivi del PNRR, siano ancora lasciati nell’incertezza sul proprio futuro occupazionale.

La situazione che si è determinata è indegna di un’amministrazione pubblica. Prima viene sottoscritto un accordo insufficiente a tutelare davvero le professionalità del personale; poi alcune organizzazioni sindacali arrivano a minacciarne il ritiro, rischiando di complicare ulteriormente il percorso di assunzione a tempo indeterminato. A questo si aggiungono le dichiarazioni del Ministro, che annuncia possibili modifiche al decreto-legge appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Nel frattempo, però, la domanda centrale resta senza risposta: il Ministero della Giustizia intende strutturare stabilmente l’Ufficio per il processo oppure no?

Precari PNRR Giustizia: il problema non può essere rinviato

L’amministrazione continua a non fornire certezze sul numero di posti disponibili per ciascun distretto giudiziario. È un silenzio grave, che scarica l’incertezza su lavoratrici e lavoratori che non sanno se potranno continuare a lavorare nelle attuali sedi di servizio o se resteranno esclusi dal percorso di stabilizzazione.

Non è accettabile che, a ridosso della scadenza dei contratti, chi ogni giorno garantisce il funzionamento degli uffici giudiziari non sappia ancora quale sarà il proprio destino. La Giustizia ha bisogno di personale stabile, competenze riconosciute e organizzazione chiara, non di proroghe brevi e soluzioni provvisorie.

Servono risposte su posti, distretti e assunzioni

Chiediamo parole di chiarezza, una volta per tutte. È necessario sapere:

  • quanti saranno i posti disponibili per ciascun distretto giudiziario;
  • quale sarà il futuro dell’Ufficio per il processo;
  • che fine faranno le lavoratrici e i lavoratori precari che resteranno fuori dal percorso di assunzione a tempo indeterminato;
  • come si intende garantire la piena funzionalità degli uffici dal 1° luglio;
  • quali strumenti saranno messi in campo per valorizzare le competenze professionali del personale.

La proroga di soli tre mesi per chi dovesse restare escluso dalle assunzioni non rappresenta una risposta adeguata. Serve un piano vero, capace di dare prospettiva alle persone e continuità agli uffici.

L’Ufficio per il processo deve funzionare a pieno regime

L’Ufficio per il processo non può essere trattato come una sperimentazione precaria permanente. Se si vuole davvero rafforzare il sistema giudiziario, ridurre i carichi di lavoro e garantire tempi più rapidi per cittadini e imprese, è indispensabile investire in modo strutturale sul personale.

Il decreto-legge, pur introducendo alcune precisazioni sulle competenze dei funzionari, non risolve il nodo principale: il destino dell’Ufficio per il processo e la necessità di coprire le enormi carenze di organico che pesano ormai in modo critico su tutti gli uffici giudiziari.

Senza assunzioni stabili e senza una chiara definizione delle professionalità, il rischio è quello di continuare a utilizzare impropriamente il personale, aggravando le condizioni di lavoro e indebolendo la qualità del servizio pubblico.

Un vero contratto integrativo per valorizzare il personale della Giustizia

Per noi la priorità è la sostanza. Le lavoratrici e i lavoratori della Giustizia hanno bisogno di un vero contratto integrativo, capace di riconoscere competenze, responsabilità e professionalità. Non bastano annunci, formule parziali o interventi tampone.

La stabilizzazione dei precari PNRR, il futuro dell’Ufficio per il processo e il rafforzamento degli organici devono essere affrontati insieme, dentro una visione complessiva della Giustizia pubblica.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a batterci perché vengano introdotte le modifiche necessarie a rispondere alle esigenze del personale e degli uffici. Ora basta incertezza: servono assunzioni, chiarezza e riconoscimento del lavoro svolto.

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