Lavorare con temperature elevate non è una condizione normale da accettare in silenzio. Che si tratti di attività all’aperto sotto il sole o di ambienti chiusi, soffocanti e privi di aria condizionata, il caldo estremo rappresenta un rischio concreto per la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori.

Come FP CGIL Emilia-Romagna vogliamo ribadire un punto fondamentale: quando il caldo provoca un malore durante l’attività lavorativa, non siamo di fronte a un semplice episodio passeggero. In determinate condizioni, può trattarsi di un vero e proprio infortunio sul lavoro.

Il caldo sul lavoro è un rischio per la salute

Le alte temperature possono mettere sotto stress l’organismo, soprattutto quando si lavora per molte ore in ambienti esposti al sole, poco ventilati o senza adeguati sistemi di raffrescamento. Il rischio riguarda molti settori: cantieri, manutenzioni, logistica, agricoltura, servizi esterni, ma anche uffici, cucine, magazzini, strutture sanitarie, socio-assistenziali, educative e produttive non adeguatamente climatizzate.

Il caldo non deve essere considerato una semplice difficoltà stagionale. È un fattore di rischio che deve essere valutato, prevenuto e gestito dall’organizzazione del lavoro.

Malore da caldo: attenzione ai sintomi

Durante il lavoro è importante prestare attenzione ai segnali del corpo. I principali sintomi legati al colpo di calore o allo stress termico possono essere:

vertigini, crampi muscolari, mal di testa, debolezza, aumento della temperatura corporea, senso di confusione, nausea o difficoltà a proseguire l’attività.

Se compaiono questi sintomi, è necessario fermarsi subito, chiedere aiuto e recarsi tempestivamente al pronto soccorso. È fondamentale segnalare che il malore è avvenuto durante l’attività lavorativa, perché questo passaggio può essere decisivo per il riconoscimento dell’episodio come infortunio sul lavoro.

Il colpo di calore può essere un infortunio sul lavoro

Il colpo di calore, quando avviene durante l’attività lavorativa e in relazione alle condizioni in cui il lavoro viene svolto, può essere riconosciuto come infortunio sul lavoro.

Questo vale sia per chi lavora all’aperto, esposto direttamente al sole, sia per chi opera in ambienti chiusi senza adeguata ventilazione o climatizzazione. Per questo è importante non minimizzare il malore, non considerarlo solo una fragilità individuale e non lasciarlo senza segnalazione.

Riconoscere correttamente l’episodio significa tutelare la salute della persona coinvolta e affermare un principio più generale: il lavoro deve essere organizzato in modo da prevenire i rischi, non scaricarli sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Cosa deve fare il datore di lavoro

La normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è chiara. Il Decreto Legislativo 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, compreso il rischio microclimatico.

Questo significa che il datore di lavoro deve valutare in modo rigoroso le condizioni delle postazioni, tenere conto delle temperature, dell’esposizione al sole, della ventilazione, dell’umidità, dei carichi di lavoro e delle caratteristiche delle attività svolte. Deve inoltre adottare tutte le misure necessarie per ridurre il rischio da calore al livello più basso possibile.

Tra le misure possibili possono rientrare una diversa organizzazione degli orari, pause adeguate, disponibilità di acqua, zone d’ombra o ambienti freschi, riduzione dei carichi nelle ore più calde, dispositivi di protezione, informazione e formazione del personale, interventi sugli ambienti di lavoro e sulle condizioni organizzative.

A chi rivolgersi

Se pensi che nel tuo luogo di lavoro il rischio da caldo non venga valutato correttamente, oppure se hai già avuto un malore durante l’attività lavorativa, non aspettare.

Puoi rivolgerti alla delegata o al delegato sindacale, all’RLS, cioè il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, oppure alle sedi CGIL e INCA CGIL del territorio.

INCA CGIL può offrire supporto nella tutela individuale, nella ricostruzione dell’episodio, nella richiesta di riconoscimento dell’infortunio e nel rapporto con INAIL, anche attraverso operatrici e operatori esperti, medici convenzionati e supporto legale.

La salute viene prima

Il caldo estremo non può essere affrontato come un problema individuale. Non basta dire alle persone di “resistere”, “bere di più” o “fare attenzione”. Serve una valutazione seria dei rischi, servono misure preventive, serve un’organizzazione del lavoro che metta al centro la salute.

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a sostenere lavoratrici e lavoratori nella richiesta di ambienti sicuri, condizioni dignitose e pieno riconoscimento dei diritti.

Chi lavora deve essere tutelato. Anche quando il rischio arriva dal caldo.

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