Ci sono numeri che parlano da soli. Nel Bilancio pluriennale dello Stato 2026-2028, alla Missione 4 “Soccorso civile”, Programma 4.2, le riduzioni e riprogrammazioni degli investimenti in conto capitale destinati al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ammontano complessivamente a 160,6 milioni di euro.

Una cifra che, al di là delle formule tecniche utilizzate, avrà una conseguenza concreta: nel triennio 2026-2028 quelle risorse non saranno disponibili per ammodernare mezzi, strutture e tecnologie del Corpo.

Riteniamo che questo sia il punto dal quale partire per valutare le scelte compiute. Parlare di “riprogrammazione” o “rimodulazione” non modifica infatti il dato sostanziale: una parte degli investimenti viene rinviata oltre il triennio.

Vigili del Fuoco: 160,6 milioni di minori investimenti in tre anni

La riduzione delle risorse prevista nel triennio è così distribuita:

39,5 milioni di euro nel 2026, 79,4 milioni nel 2027 e 41,7 milioni nel 2028.

Il 2027 sarà quindi l’anno maggiormente interessato, con quasi 80 milioni di euro di minori disponibilità.

Il problema non riguarda soltanto il dato contabile. Rinviare investimenti significa posticipare interventi necessari per il rinnovo dei mezzi, la manutenzione delle sedi, l’acquisto delle attrezzature e l’innovazione tecnologica. Scelte che rischiano di produrre nel tempo maggiori costi, inefficienze e difficoltà operative.

Per un Corpo che garantisce quotidianamente il soccorso pubblico e interviene nelle emergenze, la capacità di programmare gli investimenti non può essere considerata un elemento secondario.

Quasi 100 milioni in meno per mezzi e attrezzature

La parte più consistente delle risorse interessate riguarda mezzi e attrezzature, con 99,9 milioni di euro di minori disponibilità.

Parliamo di risorse destinate ad automezzi, aeromobili, unità navali, impianti, strumenti e materiali necessari all’attività operativa dei Vigili del Fuoco.

Altri 51,3 milioni di euro riguardano sedi e infrastrutture: costruzione e ristrutturazione degli immobili, manutenzione straordinaria, impianti e interventi sulle sedi di servizio.

Infine, 9,4 milioni di euro riguardano gli investimenti tecnologici, dai sistemi informativi all’hardware e al software utilizzati nelle strutture centrali e territoriali.

Tre capitoli differenti che riguardano, però, altrettanti elementi essenziali della capacità operativa del Corpo Nazionale.

Sul soccorso pubblico non c’è nulla da festeggiare

A preoccuparci è anche la rappresentazione che viene data di queste scelte.

Assistiamo infatti a letture trionfalistiche e alla rivendicazione di presunti risultati sindacali mentre i documenti di bilancio restituiscono un quadro molto diverso.

L’autonomia sindacale dovrebbe significare prima di tutto capacità di valutare liberamente le decisioni dell’Amministrazione e della politica sulla base delle loro conseguenze concrete per le lavoratrici, i lavoratori e per il servizio pubblico.

Trasformare 160,6 milioni di minori disponibilità per gli investimenti nel triennio in una buona notizia per i Vigili del Fuoco significa ignorare ciò che quelle risorse rappresentano nella quotidianità del Corpo.

Il ruolo del sindacato non è trovare una giustificazione alle decisioni dell’Amministrazione, ma valutarne gli effetti. In questo caso il dato è chiaro: una parte degli investimenti destinati al soccorso pubblico viene rinviata.

Investire nei Vigili del Fuoco significa investire nella sicurezza

Ogni Governo ha il diritto di stabilire le proprie priorità, ma deve anche assumersene pubblicamente la responsabilità.

In una fase nella quale il Paese discute di un forte incremento delle risorse destinate alla Difesa, riteniamo politicamente sbagliato rinviare investimenti strategici destinati al soccorso civile.

Non sosteniamo che esista una corrispondenza contabile diretta tra le risorse destinate alla Difesa e quelle destinate ai Vigili del Fuoco. Il punto è un altro: il bilancio dello Stato rappresenta concretamente le priorità che un Governo sceglie di perseguire.

Nel triennio 2023-2025, inoltre, non risultavano riduzioni strutturali analoghe su questi capitoli. Il periodo 2026-2028 segna quindi un cambiamento che non può essere sottovalutato.

La capacità operativa dei Vigili del Fuoco nei prossimi anni non può essere affidata soltanto agli investimenti realizzati in passato. Mezzi, strutture, attrezzature e tecnologie devono essere continuamente aggiornati per garantire sia la sicurezza del personale sia la qualità e la tempestività degli interventi rivolti alla popolazione.

Le richieste della FP CGIL

Per queste ragioni chiediamo innanzitutto che vengano ripristinate nel triennio le risorse necessarie per mezzi, sedi e innovazione tecnologica.

Chiediamo inoltre che venga reso pubblico un cronoprogramma dettagliato degli investimenti rinviati oltre il 2028, indicando con chiarezza tempi, importi e priorità.

È necessario aprire rapidamente un confronto nazionale con il Dipartimento dei Vigili del Fuoco e con il Ministero dell’Interno sul piano di rinnovo del parco mezzi e sulla situazione delle sedi.

Soprattutto, deve essere garantito che nessuna scelta di bilancio produca conseguenze sulla sicurezza del personale, sulla prontezza operativa del Corpo e sulla qualità del soccorso garantito ogni giorno ai cittadini.

Un Governo non può risparmiare sulla sicurezza di chi soccorre e di chi deve essere soccorso.

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