Le ondate di calore sono ormai una condizione sempre più frequente e prolungata. Da maggio a settembre, in molti luoghi di lavoro le temperature raggiungono livelli difficili da sostenere. Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia il problema assume una gravità particolare, perché coinvolge bambini e bambine da 0 a 6 anni, personale educativo, personale ausiliario e personale di cucina, costretti a trascorrere intere giornate in ambienti spesso non adeguati ad affrontare il caldo estremo.

Molte strutture educative sono state costruite negli anni Settanta e Ottanta e non dispongono di impianti di climatizzazione o di sistemi di raffrescamento sufficienti. In diversi plessi la qualità degli infissi, l’esposizione solare, l’assenza di ombreggiature, la ventilazione insufficiente e la mancanza di interventi strutturali rendono sempre più pesanti le condizioni di lavoro e di permanenza all’interno degli edifici.

Riteniamo che il caldo nelle scuole e nei nidi non possa più essere trattato come un’emergenza temporanea da gestire anno per anno. L’aumento delle temperature è un fenomeno strutturale e come tale deve essere affrontato con programmazione, risorse e responsabilità pubblica.

Una mappatura delle condizioni ambientali nei servizi 0-6

Abbiamo chiesto alle amministrazioni comunali e alle istituzioni scolastiche competenti una valutazione complessiva e strutturata delle condizioni ambientali nei plessi educativi durante i mesi più caldi dell’anno.

Lavorare, crescere e trascorrere intere giornate in ambienti dove le temperature interne superano soglie accettabili non è soltanto una condizione di disagio: è un rischio per la salute. Per questo è necessaria una mappatura puntuale, struttura per struttura, che rilevi le temperature effettive negli spazi interni, la qualità della ventilazione, l’esposizione al sole, lo stato degli infissi, la presenza o assenza di sistemi di ombreggiatura e l’eventuale disponibilità di impianti di condizionamento o raffrescamento.

Questa ricognizione deve essere il primo passo verso un piano di interventi concreto. Non bastano misure tampone o soluzioni improvvisate nei giorni più caldi: serve un programma pluriennale capace di affrontare il problema alla radice.

Raffrescamento, riqualificazione energetica e più verde

Per rendere nidi e scuole dell’infanzia luoghi sicuri e vivibili anche durante l’estate, è necessario prevedere l’installazione di sistemi di raffrescamento dove necessario, la riqualificazione energetica degli edifici, il miglioramento degli infissi, il potenziamento del verde negli spazi esterni e l’adozione di misure organizzative utili a ridurre l’esposizione al caldo nelle ore più critiche della giornata.

La salute di bambine, bambini, lavoratrici e lavoratori non può dipendere dalla capacità del singolo Comune di trovare soluzioni isolate. Servono scelte pubbliche coordinate, investimenti adeguati e una visione capace di tenere insieme qualità dei servizi educativi, sicurezza sul lavoro, benessere delle persone e adattamento climatico degli edifici pubblici.

La resilienza del personale non può sostituire le politiche pubbliche

Il personale che lavora nei servizi educativi 0-6 sopporta da anni condizioni sempre più difficili nei mesi estivi. Educatrici, educatori, collaboratrici, collaboratori e personale di cucina garantiscono ogni giorno continuità, cura, attenzione e qualità del servizio, anche quando gli ambienti diventano pesanti e inadeguati.

Ma la resilienza individuale non può essere il sostituto delle politiche pubbliche. È compito delle istituzioni, dei Comuni, dei gestori dei servizi educativi e degli organi preposti alla sicurezza sul lavoro intervenire con risorse adeguate e soluzioni strutturali.

A rendere più grave la situazione è l’assenza di una risposta nazionale all’altezza del problema. Mentre le temperature aumentano e gli amministratori locali si trovano a fare i conti con edifici datati e risorse insufficienti, manca ancora una strategia organica per l’adattamento climatico degli edifici scolastici pubblici e per la tutela della salute di bambini e lavoratori nei periodi di caldo estremo.

Servono risorse nazionali straordinarie

Il problema del caldo nei nidi e nelle scuole si inserisce in un quadro più ampio, segnato dai tagli ai trasferimenti agli enti locali e dalla crescente difficoltà dei Comuni nel garantire servizi pubblici di qualità.

Ai Comuni viene chiesto di fare sempre di più con sempre meno: mantenere edifici spesso datati, garantire servizi educativi fondamentali, rispondere alle emergenze climatiche, tutelare la salute e la sicurezza di chi lavora e di chi frequenta le strutture. Tutto questo avviene con bilanci compressi e margini di intervento sempre più ridotti.

È una contraddizione insostenibile. Non è accettabile che la salute dei bambini e delle lavoratrici e dei lavoratori dipenda dalla capacità del singolo ente locale di arrangiarsi. Servono risorse nazionali straordinarie, subito, per sostenere gli interventi necessari e garantire ambienti educativi sicuri, salubri e adeguati alla nuova realtà climatica.

Continueremo a monitorare la situazione e a seguire con attenzione i riscontri delle istituzioni. Siamo disponibili a partecipare ai tavoli di confronto tecnico e a contribuire alla definizione di soluzioni concrete che mettano al centro il benessere di chi vive e lavora nei nidi e nelle scuole.

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