ferrara sanità

Sanità ferrarese: preoccupano i rilievi della Corte dei Conti sulle liste d’attesa

Le recenti analisi della Corte dei Conti sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità ferrarese sollevano questioni che non possono essere archiviate come semplici rilievi tecnici. CGIL, CISL e UIL di Ferrara esprimono una forte preoccupazione per un quadro che rischia di incidere in modo diretto e concreto sulla vita delle persone, mettendo in discussione il principio di universalità del diritto alla salute.

Al di là dei dati numerici, ciò che emerge con chiarezza è l’impatto reale che i tempi di attesa troppo lunghi hanno su cittadini e famiglie. Sempre più spesso il ricorso alla libera professione a pagamento non rappresenta una scelta consapevole, ma una necessità obbligata per chi ha bisogno di cure in tempi adeguati. Questo meccanismo, se non corretto, rischia di trasformare un servizio pubblico in un sistema che favorisce chi può permettersi di pagare, lasciando indietro chi non ha risorse economiche sufficienti.

Il rischio concreto è quello di una frattura sociale silenziosa ma profonda. Chi non può sostenere i costi delle prestazioni private è spesso costretto a rimandare visite ed esami, o addirittura a rinunciare alle cure. Una situazione inaccettabile, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione e che mina alle fondamenta il patto sociale su cui si regge il nostro sistema sanitario pubblico.

L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Questo principio non può restare sulla carta. Per essere effettivo, il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere il primo e principale punto di riferimento per tutti, senza distinzioni legate al reddito o alla condizione sociale. Le difficoltà nell’accesso alle cure rappresentano una ferita profonda non solo per i cittadini, ma anche per chi ogni giorno lavora nella sanità e vede messo in discussione il senso stesso del proprio impegno.

Come organizzazioni sindacali confederali, CGIL CISL UIL ritengono necessario avviare una riflessione comune e costruttiva che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e parti sociali. L’obiettivo non è individuare responsabilità individuali, ma costruire soluzioni concrete che rimettano al centro la dignità della persona. Servono interventi strutturali per ottimizzare l’uso delle risorse, valorizzare il personale sanitario e ridurre in modo significativo le liste d’attesa.

Difendere la sanità pubblica significa garantire che nessuno venga escluso dal diritto alla prevenzione e alla cura. In un territorio come quello ferrarese, questo impegno è oggi più che mai urgente. La salute deve restare un bene comune, accessibile a tutti, così come immaginato dai padri costituenti e come CGIL continuerà a rivendicare con forza.


Mensa AUSL al Franchini di Montecchio: migliora il servizio ai degenti, ma peggiorano le condizioni di lavoro

La riorganizzazione del servizio mensa dell’AUSL di Reggio Emilia, in particolare presso l’ospedale Franchini di Montecchio, solleva forti criticità sul piano occupazionale e organizzativo. È quanto denunciano FP CGIL e UIL FPL, che esprimono una netta contrarietà a un progetto che, pur dichiarando l’obiettivo di migliorare la qualità dei pasti destinati ai degenti, sembra avere come unico risultato concreto il risparmio sul personale.

Secondo quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali, la nuova gestione non produce alcun risparmio economico sul costo del pasto, ma genera invece incertezza e precarietà per numerosi operatori tecnici di cucina. Le prime conseguenze sono già evidenti: un lavoratore interinale è stato escluso dal servizio e si prospetta la cessazione di diversi contratti a tempo determinato, a seguito della ricollocazione di dieci operatori.

FP CGIL e UIL FPL sottolineano l’incoerenza di un progetto che dichiara di migliorare il servizio ai pazienti, ma che contemporaneamente peggiora le condizioni di lavoro di chi garantisce quotidianamente quel servizio. A questo si aggiungono significative difformità rispetto a modelli organizzativi già attivi in altre strutture dell’AUSL di Reggio Emilia.

Al Franchini, infatti, la gestione dei pasti destinati ai degenti verrebbe affidata agli operatori socio-sanitari dell’ospedale, anziché al personale CIR, come avviene all’Arcispedale Santa Maria Nuova. Allo stesso modo, la mensa dei dipendenti verrebbe gestita da CIR e non più dagli operatori tecnici di cucina, come accade invece negli ospedali di Scandiano e del Morel. Scelte diverse da struttura a struttura che, secondo i sindacati, creano disparità di trattamento, confusione organizzativa e mancanza di uniformità nelle politiche aziendali.

Ulteriori preoccupazioni riguardano le ricadute economiche e disciplinari sul personale. FP CGIL e UIL FPL denunciano una prassi ormai consolidata da parte della Dirigenza AUSL, che prevede l’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti che, per vari motivi, non usufruiscono correttamente dell’accesso alla mensa. Un approccio sanzionatorio che contribuisce ad alimentare un clima di forte tensione, in cui i lavoratori si sentono sempre più penalizzati da scelte organizzative orientate esclusivamente al contenimento dei costi del personale.

A fronte di questa situazione, e in vista dell’incontro già programmato con i dipendenti, FP CGIL Emilia-Romagna chiede un confronto urgente con la Dirigenza dell’AUSL di Reggio Emilia. L’obiettivo è rivedere il progetto di riorganizzazione, garantendo da un lato la qualità del servizio ai degenti e dall’altro la tutela dei diritti, della dignità professionale e della stabilità lavorativa degli operatori tecnici di cucina.


sanità privata

CCNL ARIS RSA, prosegue il confronto: primo passo sui testi normativi, ora servono tutele e aumenti veri

Il 20 novembre 2025 si è riunito il tavolo tecnico di trattativa per il rinnovo del CCNL ARIS RSA. Si tratta di un passaggio importante in un negoziato che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Residenze sanitarie assistenziali in tutta Italia, impegnati ogni giorno nell’assistenza alle persone non autosufficienti e fragili.

Al tavolo sono presenti FP CGIL, CISL FP e UIL FPL insieme ad ARIS, l’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, che rappresenta strutture sanitarie e socio-sanitarie private accreditate sul territorio nazionale.

Per la FP CGIL Emilia-Romagna questa trattativa è decisiva: dopo oltre tredici anni di blocco contrattuale nelle RSA ARIS, l’obiettivo è arrivare a un vero contratto di settore che riconosca il valore del lavoro svolto e ponga fine al dumping contrattuale che colpisce il personale sociosanitario.

Cosa è successo al tavolo del 20 novembre

Nel confronto del 20 novembre il lavoro si è concentrato sulla prima parte del contratto, quella di natura giuridico-normativa. Le parti hanno registrato posizioni non distanti su alcuni articoli, tanto da avviare la stesura formale dei testi da sottoporre al prossimo appuntamento in plenaria, fissato per l’11 dicembre 2025.

È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:

  • necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;

  • stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;

  • valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.

È un avanzamento significativo perché arriva dopo gli incontri del 29 ottobre e delle scorse settimane, nei quali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno ribadito con forza alcuni punti fermi:

  • necessità di un contratto unico di settore che superi definitivamente la giungla di contratti pirata e il ricorso a CCNL non rappresentativi;

  • stop al dumping contrattuale tra strutture che svolgono le stesse attività ma applicano trattamenti economici e normativi differenti;

  • valorizzazione delle professionalità sociosanitarie e di cura, con inquadramenti adeguati, tutele su orari, turni e conciliazione vita-lavoro.


ARIS RSA: un contratto fermo da oltre 13 anni

Il contratto ARIS RSA è scaduto da più di tredici anni: significa che le lavoratrici e i lavoratori delle RSA a marchio ARIS non hanno avuto un vero rinnovo contrattuale mentre il costo della vita cresceva, le responsabilità aumentavano e la domanda di assistenza diventava sempre più complessa.

Nel frattempo, nel settore sono stati sottoscritti accordi “ponte” e contratti non pienamente rappresentativi, che hanno contribuito a creare una situazione di forte disomogeneità: a parità di lavoro, trattamenti economici e diritti più bassi. Anche per questo FP CGIL, insieme a CISL FP e UIL FPL, chiede da tempo:

  • il pieno coinvolgimento di tutte le controparti datoriali (a partire da AIOP) nel percorso verso un contratto unico per RSA e centri di riabilitazione;

  • il riconoscimento del CCNL più rappresentativo come riferimento obbligatorio per le strutture accreditate;

  • un adeguato finanziamento pubblico che consenta di sostenere gli aumenti salariali senza scaricare i costi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle famiglie.


Il ruolo della mobilitazione e delle iniziative sindacali

Se oggi la trattativa è aperta e il tavolo tecnico procede, è grazie a una mobilitazione lunga e determinata. Negli ultimi mesi, la sanità privata e le RSA hanno conosciuto scioperi e iniziative di lotta senza precedenti, con presidi in tutta Italia per chiedere il rinnovo dei contratti fermi da 6 e 13 anni e il riconoscimento del ruolo strategico di questi servizi nel sistema socio-sanitario.

La FP CGIL Emilia-Romagna, insieme alle strutture territoriali e aziendali, è stata protagonista di queste mobilitazioni, portando al centro le condizioni di lavoro nelle RSA del territorio: turni gravosi, carichi di lavoro in crescita, difficoltà nel garantire una qualità dell’assistenza all’altezza dei bisogni delle persone ospiti.

Per questo, ogni avanzamento al tavolo nazionale deve tradursi in risultati concreti nelle strutture della nostra regione: aumenti in busta paga, più diritti, più tutele su salute e sicurezza, contrasto alla precarietà e alle esternalizzazioni peggiorative.


Verso la plenaria dell’11 dicembre: cosa chiediamo

In vista della seduta plenaria di contrattazione dell’11 dicembre 2025, la FP CGIL Emilia-Romagna considera prioritari alcuni punti:

  1. Testi normativi chiari e avanzati

  2. Aumenti salariali adeguati all’inflazione reale

  3. Contrasto al dumping e contratto unico di settore

  4. Valorizzazione delle professionalità


L’impegno della FP CGIL Emilia-Romagna

Come FP CGIL Emilia-Romagna continueremo a seguire con attenzione ogni passo della trattativa ARIS RSA, portando la voce delle lavoratrici e dei lavoratori delle RSA del nostro territorio dentro il confronto nazionale.

L’appuntamento dell’11 dicembre sarà un banco di prova importante: ci aspettiamo che il lavoro svolto al tavolo tecnico si traduca in un testo contrattuale che vada oltre le mere correzioni formali e apra la strada a:

  • un rinnovo con aumenti salariali veri;

  • più diritti e tutele per chi lavora;

  • il superamento del dumping contrattuale;

  • il riconoscimento pieno del ruolo delle RSA nel sistema socio-sanitario regionale e nazionale.

La trattativa prosegue e non faremo mancare il nostro sostegno alle iniziative di mobilitazione che si renderanno necessarie per arrivare a un contratto giusto, dignitoso e all’altezza del lavoro svolto nelle RSA ARIS.


controlla ccnl sanità

Calcolatore CCNL Sanità: il tuo aumento batte il 14,8% di carovita?

Controlla quanto aumenterà il tuo stipendio con il nuovo CCNL... Spoiler: non recupera nemmeno il carovita!

Gli aumenti non recuperano il carovita. Verifica l’effetto sul tuo profilo.
La FP CGIL non ha firmato il rinnovo del CCNL Sanità 2022–2024. La ragione è semplice: gli aumenti tra il 5% e il 7% non recuperano il carovita (IPCA 14,8%), riducendo il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori. Abbiamo scelto di non avallare un accordo che peggiora le condizioni reali: non ci arrendiamo e continuiamo a chiedere un contratto che tuteli davvero salari e diritti.

Seleziona Area e Ex categoria per vedere i numeri del contratto e il confronto con il carovita (IPCA). L’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) misura le variazioni dei prezzi al consumo. Nell’analisi consideriamo un carovita di 14,8%.

I “tabellari annui” sono calcolati x12 dai mensili per evitare incongruenze.

Valori informativi. Fonti: CCNL Sanità 2019–21 e 2022–24. Il “tabellare annuo” è calcolato x12 dai mensili. Carovita (IPCA): 14,8%.


ccnl sanità

Sanità pubblica, contratto al ribasso: perdita media di 172 euro al mese

“Oggi è stato firmato dalle altre sigle sindacali un contratto che mortifica le lavoratrici e i lavoratori della sanità pubblica e, per la prima volta, li impoverisce”. Così la Funzione Pubblica CGIL commenta il rinnovo del CCNL Sanità 2022-2024, un contratto che — secondo le analisi del sindacato — determina una perdita media mensile di 172 euro rispetto al costo della vita.

Il nuovo accordo, infatti, prevede un aumento salariale del 5,7% a fronte di un’inflazione cumulata del +16%. “È un taglio del 10% al potere d’acquisto – denuncia la FP CGIL – e un arretramento inaccettabile, anche sul piano normativo. Il Governo mantiene i tetti su salario accessorio e assunzioni, mentre il contratto peggiora i carichi di lavoro, concede più flessibilità alle aziende sulla pronta disponibilità, blocca differenziali economici e incarichi per mancanza di risorse e non risolve problemi come mensa e ferie retribuite”.

Per la FP CGIL, “il ruolo del sindacato è ottenere condizioni di lavoro e retribuzioni adeguate al costo della vita. Questo contratto, invece, rappresenta un peggioramento annunciato per chi ogni giorno si dedica con professionalità alla cura e all’assistenza delle cittadine e dei cittadini”.


Tabelle economiche CCNL Sanità 2022-2024

Nuovo stipendio tabellare – alcuni esempi


Reggio Emilia. La FP CGIL chiede l'intervento del prefetto all'AUSL ma non c'è l'accordo

A seguito della proclamazione dello stato di agitazione da parte delle sigle sindacali FP CGIL e UIL FPL nei confronti dell’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Reggio Emilia, per il mancato raggiungimento di un accordo sull’erogazione dei DEP (Differenziali Economici di Professionalità) — strumenti fondamentali per la valorizzazione economica del personale sanitario — i sindacati hanno incontrato ieri il vice Prefetto nel tentativo di giungere ad una conciliazione.

All’appuntamento di ieri si era giunti dopo numerosi incontri e gli impegni assunti dall’AUSL nelle scorse settimane, quando i sindacati avevano denunciato una totale immobilità da parte dell’Azienda, che non aveva ancora finalizzato l’accordo, lasciando nel limbo oltre un migliaio di dipendenti.

“Riteniamo questa situazione inaccettabile – dichiarano FP CGIL e UIL FPL – perché, viste le disponibilità dei fondi, abbiamo chiesto di investire oltre 1.500.000 euro per incrementare il salario fisso del personale ma senza ottenere alcun impegno”.

Secondo le Organizzazioni sindacali il blocco dei DEP rappresenta un ostacolo significativo in un percorso di riconoscimento e valorizzazione che i lavoratori attendono da tempo.

“L’Azienda in Prefettura ha rigettato le richieste delle Organizzazioni sindacali, aprendo ad un ulteriore confronto, ma, respingendo completamente un’intesa sulle risorse da destinare alla contrattazione, evidenziando che altre organizzazioni sindacali al momento hanno chiesto di temporeggiare sulla sottoscrizione dello stesso. – scrivono in una nota i sindacati a seguito dell’incontro –  Pertanto non abbiamo sottoscritto l’ atto di conciliazione, perché riteniamo che la sola riapertura del tavolo di contrattazione non sia sufficiente a chiudere lo stato di agitazione.

Il personale sanitario non può più aspettare – continuano – serve un atto di responsabilità e una reale volontà di investire sul personale che ogni giorno garantisce i servizi essenziali alla cittadinanza”.

L’accordo sui DEP potrebbe portare un incremento salariale fino a 1.200 euro annui e a regime, un risultato superiore a quanto previsto dal prossimo contratto collettivo.

“Per questo motivo come FP CGIL e UIL FPL invitiamo tutte le Organizzazioni sindacali a mantenere un approccio responsabile e concreto, basato su una lettura attenta dei fondi disponibili, evitando di generare confusione tra i dipendenti.


Sanità privata. Dal Ministro primo segnale positivo, ora servono responsabilità e tavolo quadrangolare

“L’incontro del 3 ottobre con il Ministro della Salute Orazio Schillaci e con il Capo di Gabinetto Marco Mattei rappresenta un primo passo importante. Abbiamo chiesto e ottenuto l’apertura di un confronto istituzionale su una vertenza che riguarda oltre 250mila lavoratrici e lavoratori della sanità privata, delle Rsa e dei Centri di riabilitazione. La convocazione odierna è la dimostrazione che le nostre mobilitazioni non sono state vane e che la voce delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti non può più essere ignorata”.

Lo dichiarano, in una nota stampa congiunta, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, a margine dell’incontro presso il Ministero della Salute.
“Abbiamo spiegato con chiarezza al Ministro che lo stallo delle trattative non è più sostenibile. Da troppi anni gli operatori dei servizi sanitari e sociosanitari subiscono una svalutazione professionale e salariale che pesa sulla qualità delle cure e sulla vita delle famiglie. Gli impegni mancati di Aiop e Aris hanno conseguenze dirette sulle lavoratrici e i lavoratori, sui cittadini e sulla parte più fragile della popolazione. Abbiamo ribadito che il rinnovo del Ccnl non possa essere realizzato solo a fronte della piena copertura dei costi da parte dello Stato”, specificano.
“Il confronto con il Ministero – proseguono – apre uno scenario nuovo. Abbiamo chiesto che i finanziamenti previsti per la revisione dei DRG contengano clausole che li leghino al costo del lavoro. Inoltre, abbiamo chiesto di rivedere i requisiti per l’accreditamento, introducendo regole che impediscano il dumping contrattuale e che rendano inderogabile l’applicazione e il rinnovo triennale dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. È questa la strada per ridare dignità al settore e tutelare insieme lavoratori e cittadini”.
“Il Ministro – concludono – ha accolto la nostra richiesta di convocare entro ottobre un tavolo quadrangolare con Conferenza Stato-Regioni, Aiop e Aris. Sarà il banco di prova per misurare la responsabilità di tutti gli attori coinvolti e arrivare a soluzioni concrete. Anche per la vertenza delle Rsa, il Ministro si è detto disponibile ad aprire un tavolo con il Ministero del Lavoro. Vigileremo perché gli impegni presi oggi si traducano in fatti. Le lavoratrici, i lavoratori e i professionisti attendono risposte da otto anni per quanto riguarda la sanità privata e da oltre tredici anni nelle Rsa e Case di Riposo. Non c’è più tempo da perdere”.


CCNL Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari: “le soluzioni ci sono, noi disponibili a trovarle in tempi rapidi”

“Abbiamo oggi portato al tavolo Aran le nostre proposte economiche e normative”: lo dichiara Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN al termine del primo incontro tenutosi presso ARAN per il rinnovo del contratto nazionale di categoria 2022-2024.

“È un contratto che soffre di un finanziamento al di sotto dell’inflazione del triennio, ma le soluzioni per mettere da subito più risorse in busta paga ci sono. Abbiamo proposto di contrattare in questa tornata l’aumento dell’indennità di specificità già finanziato con la precedente legge di bilancio a regime dal 2026, stiamo parlando di circa 180 euro lordi al mese in più che rimarrebbero congelati fino al prossimo contratto. È una possibilità che è prevista dalla legge e che deve solo trovare l’approvazione del MEF”, sottolinea Filippi.
“Siamo poi in fase di discussione della legge di bilancio con la quale chiediamo al Governo di risolvere il problema della sperequazione ancora esistente per i Dirigenti Sanitari e per i Dirigenti delle Professioni Sanitarie su indennità di specificità e di esclusività”, continua.
“Abbiamo poi portato al tavolo proposte normative realizzabili in tempi rapidissimi. Per fare un contratto veloce non è necessario rinunciare alla negoziazione ed alle proposte, noi abbiamo dimostrato apertura a trovare soluzioni, ci aspettiamo la medesima disponibilità dalla controparte”, conclude Filippi.


Sulla sanità serve un aumento massiccio di risorse

“Due, tre miliardi in più per la Sanità? Intanto speriamo che le promesse del ministro Giorgetti al ministro Schillaci non facciano la fine di quelle dell’anno scorso: non possiamo dimenticare gli annunci roboanti del ministro della Salute relative a un Piano straordinario di assunzioni che appena pochi giorni dopo, alla luce del testo della bozza della legge di Bilancio presentata in Parlamento, erano tragicamente sparite. Inoltre, sarebbe fondamentale trovare molte più risorse rispetto a quelle annunciate visto che la sanità italiana è tra le più sottofinanziate d’Europa. E nei prossimi anni andrà ancora peggio: il governo del quale lo stesso Schillaci fa parte ha infatti inserito nel Piano pluriennale di bilancio che nel 2030 la spesa sanitaria sul Pil continuerà a calare al 5,6%, ben due punti percentuali sotto la media europea. Tanto per fare un esempio, la Germania nel 2024 ha speso per la sanità il 10,6% del Pil”.
Lo scrive in una nota il segretario nazionale Fp Cgil Michele Vannini, commentando le dichiarazioni del ministro della Salute.
“Ad ogni modo, ogni singola risorsa aggiuntiva deve essere dedicata al potenziamento della sanità pubblica, senza erogazioni a fondo perduto per il privato”, ha osservato.


Attacco alle pensioni pubbliche: tagli retroattivi e penalizzazioni senza precedenti

Per la prima volta nella storia della previdenza italiana, il Governo è intervenuto sulle posizioni contributive già maturate, introducendo tagli alle pensioni dei dipendenti pubblici. Una misura senza precedenti, giudicata a forte rischio di incostituzionalità e che avrà conseguenze pesantissime per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Pensioni pubbliche nel mirino

Con la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) e la successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), il Governo Meloni ha colpito la quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
Il recente Messaggio INPS n. 2491 del 25 agosto 2025 ha confermato l’applicazione dei tagli, prevedendo una riduzione delle aliquote di rendimento per tutte le pensioni anticipate erogate prima dei 67 anni.

Una misura retroattiva e incostituzionale

Si tratta di un intervento retroattivo che va a incidere su diritti già maturati, in contrasto con i principi di certezza del diritto. Secondo le stime, nel 2043 saranno oltre 730.000 i lavoratori pubblici colpiti, per un totale di 33 miliardi di euro di tagli a regime.

Gli effetti economici sono gravissimi:

  • Retribuzione annua 30.000 € → da -927 € a -6.177 € annui

  • Retribuzione annua 50.000 € → da -1.545 € a -10.296 € annui

  • Retribuzione annua 70.000 € → da -2.163 € a -14.415 € annui

Contratti poveri, pensioni tagliate e uscite ritardate

Oltre ai tagli, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’allungamento delle finestre di uscita, fino a 9 mesi in più per i dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata.
Altro che “quota 41 per tutti”: il rischio concreto è che chi ha iniziato a lavorare giovane debba rimanere in servizio anche con 48 o 49 anni di contributi per evitare penalizzazioni.

Il nodo irrisolto del TFR/TFS

La situazione si aggrava con il blocco del TFR/TFS: nonostante la Corte costituzionale abbia richiesto un intervento, il Governo non ha ancora risolto il problema. Anzi, si ipotizza che per il pensionamento anticipato si possa ricorrere al TFR, un paradosso se si considera che i dipendenti pubblici attendono ancora tempi lunghissimi per la liquidazione.

L’impegno della CGIL

Il messaggio INPS introduce anche interpretazioni restrittive che superano la legge, restringendo diritti già tutelati. Di fronte a questo scenario, CGIL, FP CGIL e FLC CGIL proseguono la vertenza a tutela delle pensioni, rafforzando il contenzioso legale sui tagli alle aliquote di rendimento e sul TFR/TFS, fino al possibile ricorso alla Corte Costituzionale.


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