Il Tribunale di Forlì, con decreto dell’11 giugno 2026, ha condannato l’Agenzia delle Entrate a rimuovere il comportamento antisindacale tenuto nei confronti della FP CGIL di Forlì-Cesena.

La vicenda nasce nelle settimane precedenti il voto referendario del 22 e 23 marzo scorso, relativo alle modifiche costituzionali in materia di giustizia. In quella fase, alla FP CGIL era stato impedito di svolgere un’assemblea sindacale nei locali dell’Agenzia delle Entrate. L’assemblea era stata convocata con due punti all’ordine del giorno: l’informazione sul rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali e il confronto sul referendum sulla giustizia.

Secondo l’Agenzia, la presenza del tema referendario nell’ordine del giorno avrebbe impedito lo svolgimento dell’assemblea. Una decisione che, come FP CGIL, abbiamo ritenuto fin da subito grave e lesiva delle prerogative sindacali, perché negava alle lavoratrici e ai lavoratori la possibilità di discutere collettivamente di una questione di grande rilievo democratico, sociale e costituzionale.

Di fronte al diniego, la FP CGIL ha chiesto la rimozione del comportamento antisindacale per poter svolgere legittimamente l’assemblea. Il rifiuto della richiesta sindacale e la reiterazione del comportamento da parte dell’Agenzia hanno quindi portato la vicenda davanti al Tribunale.

Il diritto del sindacato a discutere temi di interesse generale

Con il decreto dell’11 giugno, il Tribunale ha riconosciuto pienamente le ragioni della FP CGIL, confermando quanto sostenuto dal sindacato fin dall’inizio.

Il provvedimento ribadisce infatti che il sindacato ha il diritto di informare le lavoratrici e i lavoratori anche su materie di interesse generale, in quanto cittadine e cittadini, a maggior ragione quando gli argomenti trattati hanno natura costituzionale e incidono sulla vita democratica del Paese.

Il Tribunale ha quindi imposto all’Agenzia delle Entrate di rimuovere il comportamento antisindacale e ha disposto la pubblicazione del decreto in tutte le sedi nazionali dell’Agenzia.

FP CGIL: “Fare sindacato significa occuparsi della condizione complessiva delle persone”

“Il risultato ci soddisfa molto”, ha dichiarato Fabio De Santis, Segretario Generale della FP CGIL di Forlì-Cesena. “Con la sentenza si è riaffermato che la CGIL è un sindacato che persegue gli interessi generali delle lavoratrici e dei lavoratori. Il funzionamento della giustizia, il welfare, il fisco, sono tutti argomenti che incidono sulla condizione complessiva delle lavoratrici e dei lavoratori”.

“Per noi fare sindacato non significa occuparsi soltanto dei contratti”, prosegue De Santis, “ma di tutto ciò che influisce sulla condizione delle persone che vogliamo rappresentare, nei luoghi di lavoro e nella società nel suo complesso. È quello che facciamo da sempre e che intendiamo ancora fare. Per questo motivo ci opporremo sempre a chi vorrà impedircelo, che sia un ente pubblico, un’azienda privata o un governo”.

Come FP CGIL Emilia-Romagna riteniamo questo pronunciamento particolarmente importante, perché riafferma un principio fondamentale: nei luoghi di lavoro la democrazia non può essere compressa. Le assemblee sindacali sono uno spazio essenziale di partecipazione, confronto e informazione, non solo sui temi contrattuali, ma su tutte le questioni che riguardano la vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Difendere il diritto di assemblea significa difendere il diritto delle persone a essere informate, a discutere e a partecipare consapevolmente alla vita democratica del Paese.

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